Scuola di studi umanistici e della formazione
Corso di laurea in scienze umanistiche per la comunicazione
La comunicazione nel mondo animale
Relatore: Prof. Panunzi Alessandro
Correlatore: Dott.ssa Vernillo Paola
Candidato: Brandolini Ilaria
Anno Accademico: 2020-2021
Indice
- Introduzione
- Capitolo 1. Da Aristotele a Tomasello: il linguaggio e la conoscenza negli animali
- Lògos e diàlektos
- Lògos prophorikòs e Lògos endiàthetos
- Descartes e l’approccio sperimentale
- La teoria evoluzionista di Darwin
- Le problematiche del linguaggio animale
- Chomsky e i primi studi sugli scimpanzé
- Capitolo 2. La comunicazione degli Hominini
- Dalla mano alla bocca
- La comunicazione cooperativa umana
- Gestualità deittica e iconica infantile
- La pragmatica della comunicazione e il mind-reading
- Capitolo 3. Comunicare: prerogativa non solo umana
- Etologia classica
- Canali sensoriali usati dagli animali
- Cooperazione sociale
- Uso dell’informazione
- Apprendimento e pensiero intelligente
- Corteggiamento e accoppiamento
- Rapporto genitori-figli
- Capitolo 4. La comunicazione vocale negli animali
- Il suono
- Imparare a “parlare”
- Segnali acustici e di cooperazione sociale
- Capitolo 5. La comunicazione delle api
- Segnali di guida
- Segnali di cooperazione sociale
- Evoluzione dei segnali
- Capitolo 6. La comunicazione dei primati non umani
- La comunicazione intenzionale dei primati
- La cooperazione e la condivisione
- Possono gli scimpanzé imparare il linguaggio umano?
- Capitolo 7. La comunicazione del cane
- L’olfatto
- L’abbaio e altri suoni
- La comunicazione corporea
- Segnali di stress
- La legge delle 4F
- Conclusioni
- Bibliografia
- Ringraziamenti
Introduzione
Alla base di questo studio vi è l’analisi della comunicazione animale. Sono state analizzate le forme di comunicazione corporea, vocale, le forme di cooperazione sociale e le principali strutture comunicative più interessanti e particolari del mondo animale. Lo scopo è quello di rappresentare la comunicazione non solo come prerogativa umana, ma anzi, come prerogativa dell’intero mondo animale. Per molti studiosi la sola e vera “comunicazione” è quella tra due o più uomini; se ci soffermiamo ad analizzare e studiare l’ambiente animale, però, potremmo notare che è pieno di segnali che possiamo tranquillamente paragonare alla comunicazione umana.
La comprensione e le intenzioni comunicative non sono proprie solo dell’essere umano, in natura ci sono tantissimi segnali e sistemi che gli animali usano per comunicare tra di loro. L’uomo ha la grande abilità di creare nuove associazioni di significato, ma l’intento comunicativo e di cooperazione è proprio anche del mondo animale. Gli animali comunicano con noi, attraverso i loro movimenti, i loro sguardi, quello che dobbiamo fare è semplicemente prestare attenzione. Il mondo animale è sempre stato di mio interesse, ho sempre voluto studiare e comprendere le necessità, i bisogni e le aspettative dei miei animali domestici. Gli animali e, in particolare le specie di cui l’uomo si prende cura, dovrebbero essere trattati in maniera tale da non causare loro sofferenze eccessive o non necessarie. Il benessere animale è un’unità di misura che valuta come l’uomo si prende cura degli animali, con particolare riferimento alle specie domestiche. Dal punto di vista teorico tutte le specie animali dovrebbero essere allevate in condizioni ottimali, tali da garantire un elevato standard di benessere. Tuttavia, possiamo parlare di “benessere animale” quando ci occupiamo di animali da compagnia o di animali da reddito allevati in condizioni ottimali, ma non possiamo usare il termine benessere quando parliamo di trasporti, di macellazioni o di sperimentazione animale. In questi casi è più opportuno utilizzare il termine “protezione degli animali”, in quanto il benessere può essere tutelato solo quando c’è.
L’obiettivo di questo studio è analizzare la comunicazione animale in tutte le sue componenti. Partendo da un’analisi filosofica si analizza quello che è stato il cambiamento di pensiero, nel corso degli anni, relativamente alla presenza o meno di una parte razionale e di pensiero negli animali. Verranno messi a contrasto vari autori che negli anni si sono distinti tra: coloro che sostenevano la presenza di una mente e di una ragione negli animali, e coloro che invece non sostenevano la paragonabilità degli animali con l’uomo, in quanto esseri inferiori. Partendo da basi etologiche, sono stati analizzati i segnali di cooperazione sociale, i segnali di informazione, l’apprendimento, il corteggiamento ed il rapporto con i figli. Sono state analizzate le varie situazioni, portando vari esempi ed esemplificazioni, in cui gli animali necessitano di comunicare tra loro e di scambiarsi informazioni sull’ambiente circostante. Fondamentale è lo studio della vocalità degli animali, la quale per molti anni è stata vista come mera imitazione del linguaggio umano, quando in realtà è un veicolo di informazioni essenziale per il mondo animale. Gli ultimi capitoli rappresentano dei focus sulle principali categorie oggetto di studio, quali le api, le scimmie e il cane: le api possiedono una delle più straordinarie forme di comunicazione esistenti in natura; le scimmie hanno molte somiglianze con l’uomo e proprio per questo rappresentano la “cavia” perfetta per esperimenti sulla comunicazione e sul cervello (paragonando i risultati con quelli dell’uomo); il cane, invece, è l’animale domestico per eccellenza, il migliore amico dell’uomo, e proprio per questo è interessante il suo studio.
L’elaborato parte da una visione teorica e filosofica della comunicazione animale, arrivando poi ad una struttura più pratica, correlata di esempi, di esperimenti e di comparazioni. I primi capitoli hanno lo scopo di inserire il lettore all’interno del contesto di riferimento, per questo la prima parte è filosofico-teorica con qualche accenno alla comunicazione umana. Successivamente si entra nel vivo della discussione, analizzando le varie strutture ed i vari segnali della comunicazione animale, focalizzandosi poi su tre categorie: api, scimmie e cani.
Capitolo 1. Da Aristotele a Tomasello: il linguaggio e la comunicazione negli animali
La figura dell’animale razionale, e spesso anche parlante, percorre tutta la storia della cultura occidentale, da Esopo a Fedro, da La Fontaine a Mandeville, da Casti a Leopardi e altri ancora. Quel che è stato in molti casi finzione letteraria, ha avuto alla base una domanda di carattere filosofico, che dall’osservazione del comportamento animale e le sue affinità e differenze rispetto a quello umano si è sforzata di risalire al “proprio” della nostra specie; l’interesse ha avuto nei secoli motivazioni diverse, ora religiose e perfino apologetiche, ora etiche e politico-culturali, ora invece naturalistiche. Vi è la permanenza di un tòpos volto a cogliere nel mondo animale sia capacità di comunicazione affettiva ed emozionale, sia la presenza di vere e proprie facoltà mentali.
Un problema teorico molto dibattuto in semiotica e in filosofia del linguaggio è la relazione da intendere fra le caratteristiche della semiosi storico-naturale umana, realizzate dalle lingue, dai linguaggi segnati delle comunità sordomute o dalle gestualità dei normoudenti, e le forme di comunicazione delle altre specie animali. Il problema ha un risvolto evolutivo (in che misura la semiosi umana si situa in continuità e in che misura si distacca dalle semiosi delle specie più prossime sotto il profilo genetico) e un risvolto descrittivo e funzionale (le singole caratteristiche si avvicinano ora a questa, ora a quell’altra specie, indipendentemente dalla serialità del percorso evolutivo). E si intreccia con l’altro delicato problema della distribuzione nel mondo vivente extraumano non solo di pulsioni emotive e affettive, ma anche di quelle facoltà che siamo soliti definire “mentali” (memoria, capacità di calcolo, attitudine a ricavare inferenze dei dati…). Da almeno trent’anni, grazie all’impulso congiunto della psicologia comparata e dell’etologia cognitiva, lo studio della semiosi animale ha dovuto far suo il lessico della filosofia della mente e della scienza della cognizione, collegando le capacità comunicative alla capacità di rappresentazione degli stati mentali altrui.
La ricerca sulla “mente” degli animali non umani è la forma odierna di una querelle antichissima in storia della filosofia: quella relativa alla presenza nelle bestie di un’anima più o meno simile a quella umana. Si tratta di un tormentone speculativo, inaugurato dall’imponente corpus aristotelico e trasmessosi in tutti i rami della cultura occidentale fino almeno ai primi decenni dell’Ottocento. Meno studiato è il modo in cui al tema gnoseologico si è intrecciato quello linguistico.
Lógos e diálektos
Nella “questione animale” ci si accorge che guardare agli animali è anche un modo per guardare all’uomo. In questa tradizione possiamo trovare due piste: quella che guarda alla presenza negli animali di forme di conoscenza e quella che investe le loro capacità di comunicazione.
I primi segnali del dibattito si lasciano riconoscere in sede di riflessione soprattutto etico-religiosa. Il fondatore dell’antica religione dell’Iran, Zarathustra, prescriveva di non sacrificare gli animali, in quanto tutti dotati di un’anima. Presso gli egiziani, l’animale era sentito così vicino all’uomo, che si credeva che l’anima di questi potesse dopo la morte passare in un animale, successivamente tornare negli uomini per poi reincarnarsi nuovamente negli animali. Nella Bibbia si legge della posizione privilegiata che compete all’uomo rispetto a tutti gli animali.
Gli animali sentono, provano sensazioni, ma solo l’uomo è in grado di comprendere. Nella contrapposizione tra sensazione e comprensione/intellezione che viene più volte individuato il confine che separa l’anima dell’animale da quella dell’uomo; nella tripartizione del De anima aristotelico delle facoltà dell’anima (vegetativa, sensitiva e intellettiva), e nell’attribuzione di quest’ultima al solo essere umano, quel confine trova la sua più chiara definizione.
Nelle grandi narrazioni epiche si trovano accenni al linguaggio e all’intelligenza degli animali. L’Odissea, in cui si racconta del cane Argo che, a distanza di anni e divenuto cieco, riconosce il suo padrone, diventerà un esempio di straordinaria persuasività utilizzabile per attribuire memoria e intelligenza agli animali. Nei poemi omerici all’uomo si accompagna spesso l’attributo di “dotate di una aude”, un tipo particolare di voce, che Aristotele chiamerà diálektos, “voce articolata”, che sarà un elemento fondamentale del successivo dibattito su somiglianze e differenze fra linguaggio umano e linguaggio degli animali.
Individuando nel lógos il tratto distintivo dell’uomo, i Sofisti creano le premesse per un dibattito ad ampio spettro che dal IV-III secolo a.C. fino al III secolo d.C. non conoscerà mai un momento di completo silenzio. È probabile che risalga a quest’epoca il termine “animali senza lógos”, usato per gli animali diversi dall’uomo, privi dunque del linguaggio, ma anche del pensiero a cui esso è strettamente correlato. Troppo spesso questa espressione viene tradotta con “animali senza ragione”, dimenticandosi di quella particolare sintesi di pensiero e linguaggio che solo il greco riesce esprimere con la parola lógos. Di un primo confronto fra il linguaggio umano e le voci degli animali si legge in un passo delle Storie di Erodoto, in cui lo storico accomuna la voce di alcune donne barbare a quelle degli uccelli a causa della loro incomprensibilità. Con questo paragone viene anticipato uno degli argomenti più ricorrenti della querelle sulla comunicazione animale: l’elemento di incomprensibilità, da cui partiranno i filosofi successivi per sostenere la tesi della peculiarità e della legittimità di ogni linguaggio animale, o invece per negarne la consistenza.
Con Aristotele il confronto fra uomo e animale era realizzato sul piano anatomico; dell’animale si osservano i comportamenti e le diverse attività, ma anche la fisiologia, il funzionamento degli apparati e degli organi interni. Da Aristotele viene il primo e fondamentale stimolo allo studio della biologia e dei meccanismi della vita. Dedicherà tre opere fondamentali alla biologia (Historia Animalium, De Partibus Animalium e De Generatione Animalium), trattati di elevata complessità con i quali realizza il primo grande tentativo di organizzazione e sistematizzazione del sapere zoologico. Al centro di queste opere c’è il vivente, lo zôon, termine con il quale Aristotele si riferisce tanto all’uomo quanto agli animali diversi dall’uomo, accomunati dallo stesso principio costitutivo: il possesso dell’anima. D’altro lato, grande attenzione è dedicata alle differenze osservabili tra le varie specie animali, al cui interno ricoprono un ruolo fondamentale le osservazioni sul linguaggio e sulla comunicazione. Nell’Historia, per la prima volta l’intero regno animale viene distinto al suo interno in base alle diverse forme espressive che gli animali sono in grado di emettere: suono, voce e voce articolata. Il suono (psóphos) può essere generato da un una qualsiasi parte del corpo. Richiede diversi e differenti requisiti il processo di formazione della voce (phoné); a livello fisiologico, la voce può essere emessa solo dagli animali forniti di un apparato di respirazione, ovvero di polmoni e di laringe/trachea. I pesci non sono in grado di produrre voce, la sola eccezione è il delfino.
Accanto all’aspetto anatomico, Aristotele focalizza la sua attenzione su una controparte di tipo conoscitivo: la produzione della voce è di norma accompagnata da un’immagine, la cui presenza è determinante per la caratteristica fondamentale che distingue la voce dal suono, la semanticità. Quest’ultima verrà sottolineata a più riprese nelle opere biologiche, e rappresenterà uno dei tratti essenziali su cui giocare la differenza tra la voce degli animali, in grado di esprimere solo sensazioni di piacere e dolore, e il linguaggio degli uomini, portatore di nuclei conoscitivi ancorati alla sfera morale. Se di voce sono dotati molti degli animali diversi dall’uomo, più circoscritto è il possesso della voce articolata (diálektos); a causa del suo complesso processo di formazione, essa è propria degli uomini e, solo per certi aspetti, anche di alcune specie di uccelli. A livello fonetico, la produzione di voce articolata richiede la presenza oltre che degli elementi già previsti per la produzione della phoné, di un tratto sopralaringeo ben formato, costituito da tre elementi fondamentali capaci di modularla e articolarla: lingua, labbra e denti. La giusta forma, e la compresenza, di questi tre organi è assolutamente determinante. Gli uccelli, ad esempio, emettono delle voci articolate grazie alla particolare conformazione della loro lingua, che risponde ai tratti richiesti per l’articolazione: mobilità, larghezza e una certa mollezza. Ma, dei tre organi indispensabili, la lingua e l’unico di cui essi sono dotati: il loro becco sostituisce denti e labbra. Per Aristotele la diálektos è dunque un tratto proprio dell’essere umano, a cui gli uccelli possono partecipare solo in una misura limitata. Questa particolare conformazione di lingua, labbra e denti, che solo nell’uomo porta alla voce articolata in senso pieno, costituisce la base fisiologica indispensabile per la piena esteriorizzazione del lógos. Quest’ultimo rappresenta l’elemento specie-specifico dell’uomo, deve dunque gran parte della sua natura al complesso apparato fonetico-articolatorio di cui questi è in possesso.
Per la prima volta e in maniera pienamente esplicita, l’attenzione di un filosofo è rivolta alle forme di intelligenza animale: le indicazioni di Aristotele eserciteranno un’enorme influenza su tutta la tradizione successiva.
Lógos prophorikós e Lógos endiáthetos
Il lógos diventa l’elemento centrale su cui verte il confronto uomo-animale. Gli Stoici antichi delineano una frattura profonda fra gli animali e l’uomo con l’elaborazione di una teoria antropocentrica: l’uomo è l’unico a possedere il lógos. Questa teoria influenzerà in maniera decisiva la questione animale; le diverse voci che, per motivazioni etico, scientifico o filosofico-linguistico, interverranno nel dibattito si caratterizzeranno tramite il riferimento, favorevole o contrario, alle tesi stoiche.
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Appunti esame Comunicazione animale
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Comunicazione animale
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Comunicazione politica
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Comunicazione lavorale