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La composizione delle controversie

di lavoro al cospetto di contenziosi

seriali

Laureanda Relatore

Luana De Luca Prof. Riccardo Bolognesi

La composizione delle controversie

di lavoro al cospetto di contenziosi

seriali

Interfacoltà tra Giurisprudenza, Ingegneria dell’informazione, Informatica e

Statistica, Medicina e Psicologia

Dipartimento di Giurisprudenza

Corso di laurea magistrale in Risorse Umane, Scienze del lavoro e Innovazione

Luana De Luca

Matricola 2129316

Relatore Correlatore

Prof. Riccardo Bolognesi Prof. Franco Vallocchia

A.A. 2024/2025 1

A mio nonno,

radice del mio cammino

e cielo dei miei sogni,

perché nulla di ciò che sono

esiste senza te.

2

LA COMPOSIZIONE DELLE CONTROVERSIE DI

LAVORO AL COSPETTO DI CONTENZIOSI SERIALI

Indice

Considerazioni introduttive……………………………………………………6

CAPITOLO I

IL SISTEMA GIURIDICO DELLE CONTROVERSIE DI LAVORO

Premessa……………………………………………………………………….....8

1.1. La giustizia del lavoro e le modalità di risoluzione delle liti…………...12

1.1.1. Le commissioni di certificazione come strumento deflattivo e di

prevenzione del contenzioso……………………………………………….....16

1.2. L’ accesso alla giustizia e i suoi rischi per le aziende e i lavoratori……19

1.3. Excursus storico: dal “tentar non nuoce” alle ragioni di una flessione del

contenzioso ……………………………………………………………………..21

1.4. Il carico di lavoro giudiziario e la progressiva riduzione

dell’”arretrato”......................................................................................................23

1.5. La preferenza per lo strumento stragiudiziale con le attenzioni

necessarie per le controversie “replicabili”……………………………………27

CAPITOLO II

I CONTENZIOSI SERIALI E LA LORO EVOLUZIONE

Premessa………………………………………………………………………32 3

2.1. Definizione di contenzioso seriale………………………………………..33

2.1.1. Il contenzioso fisiologico e quello “bagatellare”: il tramonto del

contenzioso di modesto valore………………………………………………...36

2.2. Le cause tipiche che generano contenziosi seriali - casistica più diffusa,

attuale e ricorrente……………………………………………………………...40

2.2.1. La nuova serialità del contenzioso lavoristico…………………………43

2.3. L’impatto economico del contenzioso……………………………………46

2.4. L’abuso del processo……………………………………………………….49

2.5. La prevenzione……………………………………………………………..52

2.5.1. La prevenzione del contenzioso seriale attraverso la contrattazione

collettiva…………………………………………………………………………55

CAPITOLO III

LA GESTIONE DELLE CONTROVERSIE DI LAVORO ATTRAVERSO LA

CAUSA PILOTA

Premessa...............................................................................................................58

3.1. La definizione e le caratteristiche della causa pilota.................................59

3.2. Il ruolo delle parti nella causa pilota..........................................................62

3.3. La cessazione della materia del contendere...............................................66

3.4. L’accordo conciliativo: strategia transattiva per bloccare l’effetto

domino del contenzioso......................................................................................72

3.5. L’esperienza giuridica: il caso Ferrovie dello Stato...................................76

3.5.1. Il caso Poste Italiane...................................................................................80

4

CAPITOLO IV

LA NOMOFILACHIA E LA CERTEZZA INTERPRETATIVA DEL

DIRITTO

Premessa...............................................................................................................84

4.1. “Tot capita, tot sententiae”?............................................................................85

4.2. Il precedente di merito.................................................................................90

4.3. L’interpretazione giurisprudenziale del diritto del lavoro tra

espansione e arretramento: il contributo e i limiti della Corte di

Cassazione............................................................................................................96

4.4. I principi di diritto elaborati nell’interpretazione della suprema Corte e

la loro vincolatività............................................................................................105

Osservazioni conclusive...................................................................................110

Bibliografia.........................................................................................................118

Ringraziamenti..................................................................................................121

5

Considerazioni introduttive

La gestione delle controversie di lavoro in Italia, così come in molte altre

giurisdizioni, è sempre stata un aspetto cruciale per garantire l'efficienza

del sistema giuridico e la tutela dei diritti dei lavoratori.

Con la Legge dell’11 agosto 1973, n.533 il nostro ordinamento ha previsto

un rito speciale per le controversie di lavoro e da allora continua a

rappresentare il più efficiente procedimento civile.

Il rito speciale disciplinato dagli articoli 409 e seguenti del Codice di

procedura civile, recentemente modificati dal Decreto Legislativo 31 ottobre

2024, n.164, noto come “Correttivo Cartabia”, si differenzia da quello

ordinario per una maggiore celerità, per i più ampi poteri istruttori

riconosciuti al Giudice del Lavoro e per uno spiccato favor alla conciliazione

della controversia.

In questo contesto, il fenomeno dei contenziosi seriali, ossia quelle cause

che si ripetono con caratteristiche comuni, ha assunto una rilevanza

dilagante, soprattutto alla luce dei tempi di attesa spesso molto lunghi e del

sovraccarico dei tribunali. A fronte di questa crescente problematicità il

presente lavoro analizza le modalità con cui il sistema giuridico italiano può

affrontare tale sfida, focalizzandosi sull'istituto della "causa pilota", uno

strumento pensato per risolvere i contenziosi seriali in modo più rapido ed

efficiente.

La ricerca si propone di esaminare il funzionamento della causa pilota,

esplorando le sue caratteristiche, i vantaggi e le problematiche legate alla

sua applicazione. Attraverso un'analisi dei casi concreti, la tesi si pone come

obiettivo quello di indagare come la selezione di un singolo caso possa

avere un impatto significativo sulla risoluzione di un intero gruppo di cause

simili, con l'obiettivo di alleggerire il carico di lavoro del sistema giudiziario

e accelerare il processo di decisione.

Accanto al profilo processuale, la tesi si sofferma altresì sul ruolo della

nomofilachia, intesa come esigenza di coerenza interpretativa e

6

prevedibilità giuridica. L’ultimo capitolo indaga il delicato bilanciamento

tra il principio del libero convincimento del giudice e l’esigenza di garantire

coerenza e uguaglianza nell’interpretazione del diritto, soprattutto in

presenza di controversie seriali. L’analisi si concentra sulla giurisprudenza

di legittimità, sul valore dei precedenti di merito e sul contributo delle

Sezioni Unite della Corte di cassazione nella promozione di una giustizia

prevedibile e paritaria. 7

Capitolo I

Il sistema giuridico delle controversie di lavoro

Premessa

Il capitolo ricostruisce la genesi e l’evoluzione storica del processo del

lavoro in Italia, collocandone l’origine normativa nella prima metà del

Novecento e seguendone lo sviluppo sino alla legge di riforma n. 533 del

1973. Viene anzitutto ricordato come già il regio decreto n.1130 del 1926,

adottato in attuazione della legge n. 563 dello stesso anno, avesse previsto

un rito speciale per le controversie collettive di lavoro, inquadrate

all’interno del sistema corporativo.

La prima disciplina organica delle controversie individuali venne

introdotta dal r.d. 26 febbraio 1928 e successivamente riformata con il r.d.

21 maggio 1934, n. 1073. Tale disciplina fu innovativa per l’epoca: venne

stabilita la soppressione delle giurisdizioni speciali e la devoluzione delle

controversie al giudice ordinario, pur con la facoltà, ove richiesta da una

parte, di affiancare al giudice due esperti della materia lavoristica,

rappresentanti rispettivamente dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Il rito prevedeva caratteristiche proprie quali la forma della domanda in

ricorso, la notificazione a cura della cancelleria, la possibilità di ammissione

d’ufficio dei mezzi di prova, compresa la deroga ai limiti ordinari della

prova testimoniale.

Sebbene il rito speciale del lavoro fosse poi confluito nel Codice di

procedura civile del 1942, esso conservò alcune peculiarità, in particolare in

materia di istruzione probatoria, che si differenziavano significativamente

dal rito ordinario.

Un momento di svolta si ebbe con l’approvazione dello Statuto dei

lavoratori nel 1970, e in particolare con l’introduzione dell’art. 28, che

stabiliva un procedimento speciale a cognizione sommaria e

successivamente piena, volto alla repressione della condotta antisindacale.

8

Tale strumento evidenziò le esigenze di effettività e tempestività della tutela

giurisdizionale in ambito lavoristico.

Il dibattito che portò alla riforma del 1973 fu acceso e coinvolse i principali

esponenti della dottrina processualcivilistica. In particolare, il progetto di

riforma presentato nel 1971 al convegno di Bologna suscitò divergenze tra

chi vedeva nel nuovo rito un ritorno al modello del 1934 proposto da

Roberto Fabbrini e chi lo riconduceva al progetto del grande processualista

Giuseppe Chiovenda con idee rielaborate da Luigi Andrioli.

In realtà, il nuovo rito assorbiva elementi di entrambi i modelli,

valorizzando i principi di oralità, concentrazione e immediatezza, ma

introducendo anche meccanismi di preclusione e rigidità nella trattazione

delle questioni di merito.

La legge n. 533/1973, approvata dopo modifiche al progetto originario, si

inserisce in un contesto storico e culturale fortemente segnato da istanze

collettivistiche e da un’idea progressiva del diritto del lavoro. A dispetto

delle iniziali critiche, essa ha mostrato nel tempo una forte tenuta sistemica,

mantenendo intatta gran parte della propria struttura originaria e

adattandosi solo marginalmente alle riforme più recenti, come quella

operata dalla legge n. 206/2021, la riforma Cartabia.

Della tenuta del rito del lavoro nel corso dei cinquant’anni dalla sua

introduzione si sottolinea la straordinaria stabilità strutturale del processo

del lavoro, che ha resistito all’alternarsi di numerose riforme processuali, a

differenza del processo civile ordinario, soggetto a continue modifiche e

controriforme.

Il rito introdotto con la legge n. 533/1973 ha riportato al centro della cultura

processuale la triade chiovendiana di oralità, concentrazione e immediatezza,

mai pienamente realizzata nel processo civile ordinario. La sua struttura si

è dimostrata efficiente e funzionale rispetto alla tipologia delle controversie

per cui fu concepito, ossia quelle in materia di lavoro subordinato e

9

previdenza sociale, caratterizzate da un contenuto ripetitivo, soggetti tipici

e ruoli giuridici ben definiti.

È bene evidenziare come il successo del rito sia stato inizialmente agevolato

da circostanze storiche favorevoli quali l’assenza di arretrato, la

specializzazione dei giudici (pretori ), la motivazione ideologica e

1

professionale della magistratura del lavoro, e la coerenza tipologica del

contenzioso.

Con il passare del tempo, e in particolare con la generalizzazione del rito ad

altri settori (ad esempio locazioni, agricoltura, infortunistica stradale), si è

assistito a un progressivo logoramento del modello, anche a causa della

Nella storia della giustizia del lavoro italiana, una figura centrale e simbolica è stata quella

1

del pretore, giudice monocratico di primo grado cui era tradizionalmente attribuita la

competenza per le controversie individuali di lavoro e di previdenza sociale. Il pretore,

istituito dal Regio Decreto n.12 del 1941, rappresentava una componente autonoma e

diffusa dell’organizzazione giudiziaria, presente in ciascun circondario, con competenze

sia civili che penali di modesta entità. A partire dagli anni Settanta, e in particolare con

l’approvazione della Legge n. 533/1973, il pretore assunse una connotazione

specificatamente “lavoristica”, divenendo il giudice privilegiato del rito speciale del

lavoro. In questo contesto egli incarnava una figura di prossimità, competenza e impegno

sociale, profondamente coerente con lo spirito della riforma, che intendeva garantire una

tutela giurisdizionale rapida, sostanziale e orientata alla difesa del lavoratore, parte debole

del rapporto. Con la riforma dell’ordinamento giudiziario introdotta dal D.lgs. n. 51/1998,

la figura del pretore fu formalmente soppressa, e le sue funzioni furono assorbite dal

giudice del tribunale in composizione monocratica. Tuttavia, l’eredità culturale e

funzionale del pretore del lavoro è rimasta viva nella prassi giurisdizionale e nella

memoria dottrinale. Il “pretore” è divenuto, nel tempo, una metafora della giustizia sociale

incarnata nel processo del lavoro, simbolo di una stagione giudiziaria in cui la

specializzazione, la partecipazione e l’etica del giudicare costituivano tratti distintivi.

Ancora oggi, nei testi accademici e nel linguaggio forense, il termine “pretore” è talvolta

utilizzato in senso evocativo, per richiamare un modello di giurisdizione prossima,

semplice, efficace e profondamente umana, contrapposta a una giustizia burocratizzata e

distante. In tale prospettiva, il tramonto del pretore non ha segnato solo un cambiamento

di struttura, ma anche una crisi culturale e funzionale della giustizia del lavoro, oggi

chiamata a recuperare quella vocazione sostanziale che il modello pretoriale rappresentava

in modo paradigmatico. 10

scomparsa del pretore e dell’irrigidimento burocratico dell’apparato

giudiziario.

C’è stata anche l’evoluzione del concetto di “tutela differenziata”

originariamente riferito alla parte debole del rapporto di lavoro, ovvero il

lavoratore, e oggi esteso in modo generalizzato ad altri soggetti, come i

consumatori. Si osserva inoltre, come i principi fondanti del rito lavoristico

siano stati travisati nel tentativo di applicarli al processo civile ordinario,

che ha finito per adottare una falsa oralità svuotata di reale partecipazione.

La riforma del 2022, che ha introdotto lo scambio di note scritte in

sostituzione dell’udienza , viene interpretata come il segno definitivo della

2

crisi dell’oralità nel processo civile e come una forma di omologazione alla

quale il rito del lavoro dovrebbe opporsi per preservare la propria

specificità.

È opportuno soffermarsi anche sulla crisi funzionale e culturale che ha

colpito la figura del giudice del lavoro e, conseguentemente, l’intero

impianto processuale. L’originaria finalità della riforma del 1973 era la

creazione di un processo semplice, rapido ed efficace, in grado di

contrastare la fuga dalla giustizia da parte dei lavoratori, causata dalla

lentezza e dai costi del processo ordinario. A tal fine, il legislatore aveva

previsto un modello procedurale “a guida singola”, con giudice monocratico

specializzato, dotato di poteri istruttori ampi e orientato alla sostanza

piuttosto che alla forma.

Tuttavia, l’evoluzione della realtà giudiziaria ha compromesso questa

impostazione. In particolare, l’estensione del rito del lavoro a contenziosi

seriali, come quelli derivanti dalla privatizzazione di enti pubblici (ad

esempio Ferrovie dello Stato e Poste Italiane), ha determinato una

Articolo 127-ter Codice di procedura civile.

2 11

spersonalizzazione del rapporto processuale e un indebolimento

dell’identità del giudice. Da figura partecipe e responsabile, il giudice è

diventato progressivamente un operatore burocratico, spinto a rinviare,

archiviare e trattare i fa

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Scienze giuridiche IUS/07 Diritto del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lullsdl di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Maresca Arturo.
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