Estratto del documento

CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN

GIURISPRUDENZA

Circostanze del reato

e reati aggravati dall’evento:

un’indagine sui profili dogmatici e critici

Relatore Laureando

Prof. Donato Castronuovo Mattia Zago

Correlatore

Prof. Marco Venturoli Anno Accademico 2023/2024

Circostanze del reato e reati aggravati dall'evento:

un'indagine sui profili dogmatici e critici

LE CIRCOSTANZE DEL REATO IN GENREALE Pag.

1. Il percorso storico-evolutivo delle circostanze

1.1. Il codice Zanardelli 1

1.2. Dibattito pre-codice Rocco 4

1.3. Il codice Rocco 6

1.4. L’influenza costituzionale 10

1.5. La riforma del 1974 13

1.6. La riforma del 1990 16

1.7. La riforma del 2005 17

2. Il catalogo e la disciplina delle circostanze nel sistema giuridico odierno

2.1. Le varie classificazioni in materia di circostanze 21

2.2. Circostanze aggravanti comuni 24

2.3. Circostanze attenuanti comuni 33

2.4. Circostanze attenuanti generiche 40

2.5. La recidiva 43

3. Circostanze e commisurazione della pena

3.1. Il rapporto tra reato circostanziato e la commisurazione della pena: aumenti o diminuzioni

di pena 49

3.2. I criteri che informano la commisurazione della pena 50

3.3. Presenza di una sola circostanza 54

3.4. Concorso di circostanze omogenee 55

3.5. Concorso di circostanze eterogenee 56

3.6. Gli effetti sul piano processuale 58

3.6.1. Rapporto con le misure cautelari 58

3.6.2. Rapporto con la competenza del giudice 59

3.6.3. Rapporto con la prescrizione 60

3.6.4. Rapporto con le misure alternative alla detenzione 61

3.6.5. Rapporto con i riti speciali 62

IL DIVERSO REGIME D’IMPUTAZIONE DELLE CIRCOSTANZE E DEGLI ELEMENTI

COSTITUTIVI DEL REATO: CIRCOSTANZA VS FATTISPECIE AUTONOMA

1. Il regime d’imputazione delle circostanze

1.1. Il percorso storico-evolutivo: dal codice Zanardelli alla legge 19/1990 63

1.2. La conoscenza della circostanza 67

1.3. L’ignoranza e l’errore della circostanza 68

2. Circostanze e fattispecie autonome: criteri distintivi

2.1. Zone grigie tra circostanza e fattispecie 71

2.2. I criteri distintivi tra dottrina e giurisprudenza: 72

2.2.1. La Sentenza Fedi (Cass. pen., 26351/2002) 74

2.2.2. Il criterio di specialità 76

2.2.3. Il richiamo all’art. 69 c.p. 77

2.2.4. La collocazione topografica 79

2.2.5. Il nomen iuris 80

2.2.6. Il bene giuridico tutelato 81

2.2.7. Il criterio del modo di determinazione della pena 82

2.2.8. Il criterio “per relationem” 83

I REATI AGGRAVATI DALL’EVENTO

1. I reati aggravati dall’evento

1.1. Reati il cui evento è voluto 88

1.2. Reati in cui è indifferente la volontà dell’evento 90

1.3. Reati in cui l’evento è necessario che non sia voluto 92

1.3.1 Aberratio ictus 92

1.3.2 Aberratio delicti 94

1.3.3. Aberratio causae 96

1.3.4. Il delitto preterintenzionale 98

1.3.5. Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto 101

1.3.6. La tensione di tali ipotesi con il principio di colpevolezza: responsabilità oggettiva? 103

LE CIRCOSTANZE SPECIALI DI TALUNE FATTISPECIE INCRIMINATRICI: UNA

RASSEGNA ESEMPLIFICATIVA

1. Il delitto di furto: analisi delle circostanze speciali e del relativo rapporto con la fattispecie

base

1.1. Furto semplice 106

1.2. Furto con strappo e furto in abitazione 108

1.3. Circostanze aggravanti speciali 110

1.4. Circostanze attenuanti speciali 114

2. Il delitto di lesioni: analisi del rapporto tra fattispecie base e reato circostanziato alla luce dei

molteplici orientamenti dottrinali e giurisprudenziali

2.1. Lesioni personali volontarie 115

2.2. Lesioni gravi e gravissime 119

2.3. Rapporto tra art. 582 c.p. e art. 583 c.p. 123

3. Il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi: analisi del rapporto tra la fattispecie

base, i reati ad essa limitrofi e le circostanze aggravanti

3.1. Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina 125

3.2. Maltrattamenti: rapporto tra fattispecie base e circostanze aggravanti 129

3.2.1. La cd. Violenza assistita e la cd. Violenza reciproca 133

3.2.2. Il mobbing 134

3.3. Assorbimento di singole fattispecie limitrofe 136

4. Il delitto di omicidio: analisi delle circostanze speciali

5.1. La fattispecie dell’art. 575 c.p. 137

5.2. Le circostanze aggravanti speciali ex artt. 576-577 c.p. 139

INTRODUZIONE

L’intento del presente elaborato è evidenziare i principali profili di criticità relativi alla

disciplina delle circostanze del reato e i reati aggravati dall’evento, alla luce delle rispettive

discipline normative, degli inquadramenti proposti dalla dottrina negli ultimi decenni, nonché

dell’atteggiamento della giurisprudenza nei confronti di tali sfuggenti categorie.

Pare opportuno muovere da alcune premesse metodologiche.

In prima battuta si intende approfondire il percorso storico della disciplina delle circostanze del

reato, a partire dal codice Zanardelli del 1889 fino ad arrivare, mediante lo studio delle

numerose novelle che ne hanno modificato il contenuto, ai giorni nostri; successivamente,

verranno sottoposti ad attenta disamina i tratti caratteristici e fisionomici delle circostanze del

reato, con particolare attenzione alle circostanze comuni disciplinate agli articoli 61, 62 e 62-

bis del codice penale. Tale trattazione è finalizzata a i profili di incertezza applicativa, nonché

le criticità di tali forme di manifestazione del reato, categoria nell’ambito della quale sembra

riconducibile altresì l’istituto della recidiva, al quale si dedicherà qualche cenno,

privilegiandone l’analisi storica della disciplina odierna; a seguire, ci si soffermerà sugli effetti

che le circostanze del reato implicano laddove applicate: precisamente si analizzeranno gli

strumenti attraverso cui si opera la commisurazione della pena in presenza di una o più

circostanze; infine sarà fatto riferimento anche al rapporto che intercorre tra accidentalia delicti

e vari aspetti procedurali, quali la competenza del giudice, le misure cautelari, l’esecuzione

della pena, i riti speciali e soprattutto la prescrizione del reato.

Nel secondo capitolo, invece, sarà descritto il tortuoso percorso storico dell’art. 59 c.p. in ordine

al regime di imputazione delle circostanze aggravanti e attenuanti, vero cardine della disciplina

di cui si tratta. Successivamente, verrà approfondita la questione inerente al rapporto tra le

circostanze del reato e le fattispecie autonome: la difficoltà che tutt’oggi si incontra nel

distinguere questi due istituti, tra loro molto diversi sotto molteplici punti di vista, rende questa

analisi particolarmente interessante e ricca di spunti, soprattutto alla luce di una mancante

disciplina positiva in materia. I riferimenti saranno puramente giurisprudenziali e dottrinali, ma

non si mancherà di sottolineare la necessità di un intervento legislativo volto a dare certezza e

ordine ad un settore del diritto penale che appare particolarmente ombroso.

i

Il terzo capitolo sarà interamente incentrato sui reati aggravati dall’evento. Trattandosi di una

vexata quaestio - in ragione sia della sua complessità sia della sua vicinanza a temi quali la

responsabilità oggettiva che costituiscono alcuni dei principali “nervi scoperti” del diritto

penale dei nostri giorni, risulta fondamentale un’indagine approfondita dell’istituto. In primis

si cercherà di dar conto delle caratteristiche di parte generale che connaturano i reati aggravati

dall’evento, partendo dal concetto di evento e arrivando fino all’analisi del nesso di causalità,

arricchendo il tutto con molteplici riferimenti dottrinali; proseguendo, si classificheranno le

diverse tipologie di reati aggravati dall’evento, distinguendo i casi in cui l’evento che aggrava

il reato sia voluto, da quelli in cui sia indifferente la volontà o meno dell’evento e, infine, da

quelli ove è necessario che l’evento non sia voluto dal soggetto attivo. In quest’ultima ipotesi,

si farà riferimento alle varie tipologie di reati aberranti e alla tortuosa disciplina che ne discende;

successivamente verrà trattato il delitto preterintenzionale, con particolare riguardo ad una delle

pochissime ipotesi contemplate dal codice penale, ovverosia la previsione di omicidio

preterintenzionale di cui all’art. 584 c.p. L’importanza di questo istituto è dato dal costante

richiamo al tema della responsabilità dell’agente (in particolare, anche qui, al celato rischio di

attribuire una responsabilità eminentemente oggettiva) e le varie diatribe sul tema che si sono

verificate; sulla stessa scia, la trattazione proseguirà con lo studio del delitto disciplinato all’art.

586 c.p. (morte o lesioni come conseguenza di altro delitto) in quanto strettamente collegato

all’omicidio preterintenzionale, con il quale condivide svariati profili strutturali; poi, si

cercherà, come detto, di far emergere le potenziali tensioni rispetto al principio di colpevolezza,

che si traducono nel rischio di configurare casi di responsabilità oggettiva; infine, si passeranno

in rassegna eventuali soluzioni applicative alternative, soprattutto alla luce delle due

celeberrime sentenze della Corte Costituzionale del 1988 (364 e 1085).

Il quarto ed ultimo capitolo del presente elaborato mira a sottoporre a disamina quattro diversi

delitti disciplinati dal nostro codice penale, la cui struttura e disciplina costituisce la

concretizzazione dei profili di criticità emersi nel corso della trattazione. In particolare, l’esame

del primo delitto, ovverosia quello di furto disciplinato all’articolo 624 e seguenti del codice

penale, permette di focalizzarsi sui criteri distintivi che hanno trovato riscontro nella prassi

applicativa nel tentativo di tratteggiare il discrimen tra circostanza e fattispecie autonoma di

reato; nel dettaglio si analizzerà la natura giuridica del furto con strappo e del furto in abitazione

di cui all’art. 624-bis c.p., ponendo l’accento sui suoi rapporti rispetto alla fattispecie base, oltre

che alla serie di circostanze speciali contenute all’art. 625 c.p. Il secondo delitto prescelto per

ii

condurre tale indagine è, invece, il delitto di lesioni personali di cui all’art. 582 c.p., in ordine

al quale si porrà la lente. Sarà centrale, poi, interrogarsi sulla valenza circostanziale o meno e

del relativo rapporto che intercorre tra lesioni lievissime, lievi, gravi e gravissime. Rilevante,

poi, è il delitto di maltrattamenti contro familiari e conviventi ex art. 572 c.p.: non solo per la

sua forte rilevanza pratica, ma anche per le particolari novelle che hanno interessato la

fattispecie nel corso del tempo e soprattutto per le figure limitrofe alla fattispecie-base quali la

violenza reciproca, la violenza assistita, il mobbing e ulteriori delitti in cui appare difficile

capire se possano essere assorbiti o se, al contrario, debbano concorrere con l’art. 572 c.p. Non

mancherà un’attenta analisi delle circostanze aggravanti e attenuanti speciali ivi disciplinate.

Infine, l’ultimo delitto di cui si vuole dar conto è il delitto di omicidio di cui all’art. 575 c.p.,

che si analizzerà congiuntamente alla pluralità di circostanze che vengono disciplinate agli

articoli ad esso successivi. In particolare, verrà svolta un’indagine circa il campo applicativo

delle circostanze, l’interpretazione che dottrina e giurisprudenza ne danno con particolare

riferimento alla loro natura, nonché l’eventuale emersione di problematiche relative alla

convivenza con altre figure di reato.

In sostanza, come emerge, questa tesi ha l’obiettivo di sviscerare il tema delle circostanze del

reato e dei reati aggravati dall’evento non solo su un piano meramente teorico-dogmatico ma

anche e soprattutto su un piano pratico, in quanto è proprio lì che affiorano tutte le

problematiche interpretative e applicative non evidenti icto oculi. L’analisi delle criticità risulta

fondamentale al fine di poter correggere e riformare i settori del diritto penale che

maggiormente risultano fragili sotto un profilo prettamente dogmatico, o financo di legittimità

costituzionale. iii

CAPITOLO PRIMO

LE CIRCOSTANZE DEL REATO IN GENERALE

SOMMARIO: 1. Il percorso storico evolutivo delle circostanze. – 1.1. Il codice Zanardelli. – 1.2. Il dibattito

pre-codice. – 1.3. Il codice Rocco. – 1.4. L’influenza costituzionale. – 1.5. La riforma del 1974. – 1.6. La riforma

del 1990. – 1.7. La riforma del 2005. – 2 Il catalogo e la disciplina delle circostanze nel sistema giuridico odierno.

– 2.1. Le varie classificazioni in materia di circostanze. – 2.2. Le circostanze aggravanti comuni. – 2.3. Le

circostanze attenuanti comuni. – 2.3. Le circostanze attenuanti generiche. – 2.4. La recidiva. – 3. Circostanze e

commisurazione della pena. – 3.1. Il rapporto tra reato circostanziato e la commisurazione della pena: aumenti o

diminuzioni di pena. – 3.2. I criteri che informano la commisurazione della pena. – 3.3. Presenza di una sola

circostanza. – 3.4. Concorso di circostanze omogenee. – 3.5. Concorso di circostanze eterogenee. –3.6. Gli effetti

sul piano processuale. – 3.6.1. Rapporto con le misure cautelari. – 3.6.2. Rapporto con la competenza del giudice.

– 3.6.3. Rapporto con la prescrizione. – 3.6.4. Rapporto con le misure alternative. – 3.6.5. Rapporto con i riti

speciali.

1. Il percorso storico evolutivo delle circostanze

1.1. Il codice Zanardelli

La ricostruzione del percorso storico evolutivo delle circostanze del reato fonda le sue radici

nel 1889, anno in cui venne emanato il codice di diritto penale per il regno d’Italia (cd. Codice

Zanardelli), che prende il nome dell’allora guardasigilli. I contributi dottrinali antecedenti alla

promulgazione del codice e i vari dibattiti ad esso relativi hanno portato ad una disciplina chiara

ma non priva di incertezze. Il codice Zanardelli, sulla scorta dell’influenza post-rivoluzionaria

francese e delle varie realtà giuridiche nate in Italia nel periodo pre-unitario, ha cercato di

approfondire l’elencazione casistica e tassativa delle singole ipotesi circostanziali. A tal

proposito furenti furono i dibattiti relativi alla legittimità o meno delle attenuanti cd. generiche.

Sin da subito il codice del 1889 distingueva diverse tipologie circostanziali ma per addivenire

a tale disciplina furono diversi e numerosi i progetti proposti.

Nel 1866 il Ministro De Falco presentò un progetto che riprendeva l’iter già percorso dai codici

pre-unitari in cui si evidenziavano una pluralità di pene suddivise per gravità le quali potevano

discrezionalmente essere modificate in melius o in peius dal giudice alla presenza di eventuali

circostanze del reato riscontrate nel caso concreto. La tecnica in questione era nota come

“Tecnica dei gradi di pena”. Questa disciplina maturò nel progetto del 1867 che mise al centro

del dibattito la legittimità delle attenuanti generiche e il relativo potere del giudice in sede di

quantificazione della pena. A tal proposito fu stabilito che il giudice doveva considerare non

1

solo le circostanze espressamente delineate dal legislatore per i singoli delitti ma anche da tutte

1

le altre .

Nel successivo progetto del 1876, il Ministro guardasigilli Mancini riprese le modifiche

precedentemente suggerite e stabilì che nel caso di una sola aggravante o di una sola attenuante

il giudice avrebbe potuto applicare o il massimo o il minimo, rispettivamente, per quel grado di

pena previsto. Inoltre il “Progetto Mancini” considerava un elenco chiuso e tassativo preferibile

rispetto ad un elenco aperto ma, siccome non sarebbe stato semplice mettere in atto tale idea,

alla fine mantenne viva la possibilità per il giudice di far valere le circostanze indeterminate, ex

art. 96 del progetto in questione. Allo stesso tempo, per evitare un abuso di queste fu previsto

che il giudice avrebbe dovuto pronunciarsi primariamente sulle circostanze disciplinate dalla

legge e solo poi dare, eventualmente, rilevanza a quelle indeterminate. Infine il progetto

Mancini cambiò il sistema di commisurazione della pena prevedendo la cd. “Tecnica di

2

variazione frazionaria” secondo la quale fu rigettato il sistema di gradi e fu previsto che per

circostanze estremamente gravi o estremamente attenuanti ci potesse essere una vera e propria

“commutazione” della pena-base prevista dal reato; in tutti gli altri casi, nella prassi più usuali,

doveva essere prevista una frazione (ad esempio un terzo o due terzi) esplicita modificativa

della pena-base.

Alla luce di queste vicissitudini si giunse così al codice Zanardelli che delineava un panorama

che ora approfondiamo. Dal 1889 sul piano delle aggravanti si distinguevano quelle cd. legali,

cioè quelle previste in maniera specifica dal legislatore e quelle cd. facoltative, quali ad esempio

le circostanze generiche; si distinguevano, poi, quelle cd. semplici e quelle cd. qualifiche (la

cui distinzione trova fonte rispettivamente nel minore o maggiore aggravamento della pena

rispetto alla fattispecie-base; le circostanze qualifiche spesso sono addirittura connaturate da un

vero e proprio mutamento della sanzione); si distinguevano infine quelle cd. generali da quelle

cd. speciali, ricalcando una distinzione tutt’oggi presente. Sul piano delle circostanze attenuanti,

1 G. CRIVELLARI, Il codice penale per il regno d’Italia interpretato sulla scorta della dottrina, delle fonti, della

legislazione comparata e della giurisprudenza, Torino, 1891, p. 288 ss.

2 Prima di questo, era stato prospettato il metodo di quantificazione della pena basato sulla cd. “tecnica dei gradi

di pena”: secondo questa tecnica dapprima si ripartiva ciascuna specie penale in un certo “grado” di pena e

successivamente si aumentava o si diminuiva il “grado” della pena sulla base della presenz

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 162
Circostanze del reato e reati aggravati dall'evento: un'indagine sui profili dogmatici e critici Pag. 1 Circostanze del reato e reati aggravati dall'evento: un'indagine sui profili dogmatici e critici Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 162.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Circostanze del reato e reati aggravati dall'evento: un'indagine sui profili dogmatici e critici Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 162.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Circostanze del reato e reati aggravati dall'evento: un'indagine sui profili dogmatici e critici Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 162.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Circostanze del reato e reati aggravati dall'evento: un'indagine sui profili dogmatici e critici Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 162.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Circostanze del reato e reati aggravati dall'evento: un'indagine sui profili dogmatici e critici Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 162.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Circostanze del reato e reati aggravati dall'evento: un'indagine sui profili dogmatici e critici Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 162.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Circostanze del reato e reati aggravati dall'evento: un'indagine sui profili dogmatici e critici Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 162.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Circostanze del reato e reati aggravati dall'evento: un'indagine sui profili dogmatici e critici Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 162.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Circostanze del reato e reati aggravati dall'evento: un'indagine sui profili dogmatici e critici Pag. 41
1 su 162
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/17 Diritto penale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MattiaZago100300 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Castronuovo Donato.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community