Dipartimento di scienze formative, psicologiche e della comunicazione
Corso di laurea in scienze e tecniche di psicologia cognitiva
Tesi di laurea in neuropsicologia clinica
La balbuzie. Un disturbo specifico del linguaggio
Relatore: Ch.mo Prof.ssa Raffaele Cerra
Candidato: Nadia Gamboz
Matricola: 122003784
Indice
- Capitolo 1. Il disturbo specifico del linguaggio
- Introduzione
- 1.1 Origine e funzioni del linguaggio
- 1.2 Il disturbo specifico del linguaggio in età evolutiva
- Capitolo 2. La balbuzie
- 2.1 Tipologie di balbuzie
- 2.2 Dati epidemiologici
- 2.3 La diagnosi clinica
- 2.4 Le cause
- 2.5 L'aspetto psicologico
- Capitolo 3. I trattamenti e il recupero della balbuzie
- 3.1 L'importanza di interventi tempestivi
- 3.2 Trattamenti basilari
- 3.3 Approcci integrati
- 3.4 Criteri di recupero
- 3.5 I risultati
- 3.6 Considerazioni conclusive
- Bibliografia
Capitolo 1. Il disturbo del linguaggio
Introduzione
Introdurre il complesso argomento del linguaggio richiede una panoramica ampia e approfondita, in quanto il linguaggio è un fenomeno complesso e onnicomprensivo che permea ogni aspetto della vita umana. In questa introduzione, si esplorano le definizioni, le funzioni e l'importanza del linguaggio, nonché alcuni degli aspetti fondamentali della sua natura e del suo sviluppo.
Partendo dalle basi, si può definire il linguaggio come un sistema di segni e simboli utilizzato per comunicare significati. Tuttavia, il linguaggio va oltre la semplice trasmissione di informazioni; esso riflette e plasma la cultura, la società e la mente umana stessa. Attraverso il linguaggio, gli individui esprimono emozioni, idee, convinzioni e costruiscono connessioni sociali e identità.
Il linguaggio ha diverse funzioni, tra cui la comunicazione di informazioni, la regolazione del comportamento sociale, l'espressione dell'identità e della creatività, e persino la conservazione della conoscenza attraverso la storia e la letteratura. Inoltre, il linguaggio svolge un ruolo cruciale nello sviluppo cognitivo e nell'apprendimento umano, influenzando il modo in cui percepiamo il mondo e interagiamo con esso.
L'importanza del linguaggio è evidente in tutti gli aspetti della società umana. È il mezzo attraverso il quale le istituzioni si organizzano, le leggi vengono formulate, la scienza avanza e l'arte si esprime. Senza il linguaggio, la comunicazione sarebbe limitata e il progresso umano sarebbe gravemente compromesso.
Per comprendere appieno il linguaggio, è essenziale esaminarne gli aspetti fondamentali, tra cui la fonologia (i suoni del linguaggio), la morfologia (la struttura delle parole), la sintassi (la struttura delle frasi), il lessico (il vocabolario) e la semantica (il significato). Inoltre, è importante considerare i contesti socioculturali e psicologici in cui il linguaggio si sviluppa e viene utilizzato.
Oltre alla lingua parlata, esistono anche forme di linguaggio non verbale, come il linguaggio del corpo, i gesti e le espressioni facciali, che svolgono un ruolo significativo nella comunicazione umana.
La maggior parte dei bambini riesce ad imparare il linguaggio con successo, sebbene esso sia un sistema comunicativo molto complesso; soltanto una minima parte incontra diversi impedimenti a farlo proprio. Sono molti i fattori all'origine di uno sviluppo atipico del linguaggio, dai deficit sensoriali, alle malattie genetiche, ai traumi dello sviluppo.
1.1 Origini e funzioni del linguaggio
Il linguaggio, nella sua accezione più generale, può essere inteso come un «sistema simbolico di comunicazione», ossia come un sistema in cui l'informazione che passa tra un emittente e un destinatario è codificata in modo simbolico.
Le origini del linguaggio sono oggetto di dibattito tra gli studiosi, poiché non esiste una teoria unificata che spieghi in modo definitivo come sia emerso il linguaggio umano. Tuttavia, ci sono diverse ipotesi e teorie che cercano di spiegare questo fenomeno complesso.
La teoria dell'evoluzione suggerisce che il linguaggio umano sia emerso attraverso processi evolutivi, ovvero gli esseri umani hanno acquisito la capacità di comunicare attraverso segni e suoni vocali per adattarsi all'ambiente e cooperare tra loro.
Secondo la teoria della lingua gestuale, il linguaggio potrebbe essere nato da segni manuali e gesti utilizzati per comunicare concetti e informazioni.
Teoria del linguaggio: alcune ipotesi suggeriscono che il linguaggio musicale umano abbia avuto origine da vocalizzazioni musicali o ritmiche.
La comunicazione è la funzione principale del linguaggio. Con il termine comunicazione si intende infatti lo scambio di messaggi tra due o più persone all'interno di un contesto.
Il linguaggio è un'abilità fondamentale che consente agli esseri umani di comunicare idee, emozioni e informazioni complesse.
Per alcuni individui, il processo di apprendimento e utilizzo del linguaggio può essere compromesso da ciò che è noto come disturbo del linguaggio. I disturbi del linguaggio sono condizioni che influenzano la capacità di una persona di comunicare in modo efficace. Possono riguardare l'espressione verbale, la comprensione del linguaggio, la pronuncia o la fluidità del discorso. Questo capitolo esplora in dettaglio il disturbo del linguaggio, analizzando le sue definizioni, le varie tipologie e le implicazioni cliniche associate.
1.2 Il disturbo specifico del linguaggio in età evolutiva
Il Disturbo del Linguaggio (DSL) è un disturbo dell'età evolutiva classificato nel DSM-V tra i Disturbi della Comunicazione, definito come una condizione in cui l'acquisizione e lo sviluppo del linguaggio verbale è ridotta o rallentata in assenza di fattori causali quali ritardo mentale o danni neurologici. I bambini con DSL ottengono, infatti, punteggi nei limiti della norma nei test di intelligenza non verbale e non hanno comportamenti che suggeriscano la presenza di un disturbo dello spettro autistico.
Il linguaggio è il mezzo di comunicazione più possente e privilegiato per il genere umano, ma è anche un sistema complesso costituito da molteplici aspetti: linguistici, fonologici, genetici, cognitivi, relazionali e sociali. Nonostante questo, la maggior parte dei bambini in tempi brevi impara a parlare con successo, ma se nella fase di acquisizione linguistica si verifica la compromissione di una o più funzioni complesse sensomotorie, neuro-cognitive o socio-emozionali legate al linguaggio, si possono avere conseguenze importanti e differenziate sull'apprendimento del codice linguistico. Infatti, una percentuale di bambini che varia dal 3% al 7% in età prescolare e che si riduce all'1-2% in età scolare, incontra difficoltà più o meno gravi nell'acquisizione del linguaggio. Essi vengono definiti individui con sviluppo atipico o con DSL. Questi bambini esibiscono una limitazione specifica nello sviluppo linguistico, ma hanno un'evoluzione tipica in tutti gli altri ambiti cognitivi e fisici.
Il DSL è una condizione caratterizzata dalla difficoltà nell'acquisizione, nella comprensione e/o nell'utilizzo dello stesso, che si discosta dal normale sviluppo linguistico atteso per l'età e il livello di sviluppo cognitivo dell'individuo. Queste difficoltà possono manifestarsi in diverse aree linguistiche, tra cui la comprensione del linguaggio, la produzione del linguaggio, la fonologia, la sintassi e la pragmatica, e possono influenzare non soltanto le relazioni sociali ma tutta la qualità della vita complessiva dell'individuo.
Esistono diverse tipologie di disturbi del linguaggio che presentano ognuna le proprie caratteristiche distintive. Tra queste possiamo riscontrare la balbuzie, un disturbo involontario caratterizzato dall'interruzione fluente del linguaggio. Circa il 5% andrà incontro a questo problema nei primi anni della propria vita. Molti bambini che balbettano guariscono nella prima infanzia, altri invece perseverano nel tempo e diventano di tipo cronico.
Capitolo 2. La balbuzie
2.1 Tipologie di balbuzie
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha proposto la seguente definizione di balbuzie: “La balbuzie è un disordine nel ritmo della parola, nel quale il paziente sa con precisione quello che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di involontari arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono”. È da considerarsi pertanto una disfemia, cioè uno dei disturbi di fluenza del linguaggio, distinguibile sia da altri disturbi di disfluenza (come per esempio il tumultus sermonis o tartagliamento, dove è stata riscontrata una più netta base organica), sia dai disturbi che riguardano più specificamente la pronuncia delle parole (come per es. la dislalia), sia dai disturbi relativi alla organizzazione del pensiero e del linguaggio verbale.
Solitamente si distinguono tre forme di balbuzie: la tonica, la clonica e una forma mista delle due. La balbuzie tonica è caratterizzata da blocchi improvvisi e parossistici di emissione del linguaggio per cui la persona non può cominciare un dato fonema o non riesce a superarlo per passare ad un altro. La forma clonica si presenta con una ripetizione convulsiva di un fono, di una sillaba o di una parola soprattutto all’inizio della produzione verbale o durante l’enunciazione della frase.
A partire da un primo livello (in cui è presente solo la semplice ripetizione di suoni, sillabe o parole) via via il disturbo si intensifica accompagnandosi con incoordinazione respiratoria, sincinesie mimico-facciali, movimenti ticcosi del volto, della testa, del busto, degli arti e delle mani che hanno lo scopo di superare il blocco spastico. Si arriva ad un ultimo stadio, detto del mascheramento, in cui il balbuziente tenta di adattarsi all’ambiente sociale mettendo in atto una serie di meccanismi che lo aiutano a nascondere il proprio difetto, come per esempio evitare le parole che ingenerano balbuzie usando al loro posto altre parole o frasi sostitutive. Il tutto rende la produzione linguistica del soggetto difficile e alterata nella qualità e nella quantità di emissione delle parole e la comunicazione estremamente penosa per chi parla e per chi ascolta.
Gli autori americani distinguono una balbuzie primaria da una secondaria; la balbuzie primaria viene riferita ai primi anni di età, quando il bambino non ne è consapevole, è limitata ad esitazioni, prolungamenti o ripetizioni di suono, non interessa la parola e la frase e non vi sono tentativi di evitarla, mentre la balbuzie secondaria si instaura più tardi, in età scolare, con coscienza del disturbo e può accompagnarsi alle sincinesie, ai movimenti ticcosi, alla incoordinazione respiratoria. La balbuzie che insorge nella prima infanzia viene detta anche evolutiva, in quanto in condizioni ambientali favorevoli scompare spontaneamente e nella maggioranza dei casi non si ripresenta.
All'interno di un modello di struttura del linguaggio esaminato ai tre livelli, cioè pronuncia (fonologia), grammatica (sintassi), significato (semantica), si considera la balbuzie come un fenomeno che a livello linguistico riguarda particolarmente la grammatica, la sintassi in senso lato: quindi si tratta di una difficoltà esecutiva che si ripercuote in un ostacolo nel pronunciare le parole in ordine. Questa particolarità è da intendere, non come un disturbo delle regole in base alle quali le parole si combinano tra di loro, ma come un impaccio dell'ordine e della loro sequenza. Infatti, a livello linguistico, quando nel balbuziente è presente un blocco ed egli vuole continuare ad esprimersi senza sforzo, impiega i sinonimi, le circonlocuzioni, gli intercalari, a volte il parlare.
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