UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE
Sede di Milano
Facoltà di Economia
Corso di Laurea in Gestione aziendale
Atteggiamenti verso il clima in
Europa nel XXI secolo: un’analisi
dei dati
Relatore:
Prof. Emiliano Sironi Elaborato finale
di:
Alessandro 1
Luppi
N. Matricola:
4801510
Anno Accademico 2021/2022 Indice
1. Introduzione
1.1. Premessa
1.2. Obiettivi della ricerca
1.3. Dati e metodi
1.4. Struttura della tesi
2. Rassegna della letteratura
2.1 Fonti di energia e impatto ambientale: energia nucleare e fonti rinnovabili
2.2. (segue) Dipendenza da combustibili fossili
2.3. Rilevanza dello sviluppo economico del Paese
2.3.1. Il ruolo del livello di istruzione
2.3.2. Il ruolo della ricchezza pro capite
2.4. Rilevanza dei fattori regionali
3. Dati e risultati
3.1 Fonti dei dati
3.2 Tabelle
4. Conclusioni 2
Bibliografia
Eventuali appendici 1. Introduzione
1.1. Premessa
La quasi totalità dei Paesi nel mondo negli ultimi anni è stata colpita dagli effetti devastanti del
cambiamento climatico con eventi meteorologici estremi (inondazioni, periodi di grande siccità,
innalzamento del livello del mare, ecc). Questi eventi rappresentano la punta dell’iceberg della
catastrofe climatica che con alta probabilità ci attende, qualora i governi mondiali, in particolare
quelli dei Paesi più sviluppati, non dovessero mettere in atto politiche volte alla mitigazione degli
effetti del cambiamento climatico e strategie volte sia all’eliminazione delle cause principali che
provocano tali effetti, sia all’adattamento dei Paesi per un’ipotetica convivenza con questi
cambiamenti.
Una “buona” notizia è che il recente aumento di queste manifestazioni climatiche ha aumentato
l’attenzione e la pressione sui partecipanti alla COP-26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui
cambiamenti climatici, conclusasi a novembre 2021, con lo scopo di attuare finalmente il tipo di
misure adatte a ridurre drasticamente le emissioni di gas serra e mettere in pausa il riscaldamento
globale. La cattiva notizia è che tutto ciò che è stato concordato alla COP-26 è improbabile che
faccia una differenza positiva, in quanto nel documento non sono presenti né azioni concrete né
modalità specifiche per raggiungere l'obiettivo di limitare la crescita della temperatura a 1,5°( De
Marzo, 2021). 3
Di fronte all’accelerare del cambiamento climatico e dei conseguenti disastri naturali, risulta chiaro
che la maggior parte dei governi nella più parte dei paesi deve intraprendere una serie di politiche e
adottare una serie di misure per combattere le più avverse condizioni causate dal cambiamento
climatico (Le Quéré et al 2019). In questo ambito l'Europa, pur presentando differenze in vari
ambiti ( sociale, culturale, sociopolitico, economico), può essere considerata uno dei principali
attori nella risoluzione della questione del cambiamento climatico (Helm 2014). Dopotutto vale il
cosiddetto “principio della capacità di pagare”, secondo cui la responsabilità climatica intesa come
impegno per la sua risoluzione, può e deve essere concepita come un dovere per tutti quei paesi che
sono in grado di contribuire. Dall’altra parte, troviamo invece degli stati che addirittura hanno
deciso di non intraprendere alcuna azione ( Schmidt e Fleig, 2018 ).
Quanto alle azioni che potrebbero essere intraprese, esse potrebbero consistere in tasse sulle
emissioni di gas serra o divieti sulle centrali elettriche a carbone a sussidi per lo sviluppo delle
energie rinnovabili, fino a programmi di adattamento climatico e programmi educativi nelle scuole.
La varietà delle politiche possibili riflette la complessità posta dal cambiamento climatico. Infatti il
cambiamento climatico è stato descritto da Lidskog (2010) come un fenomeno assai complesso,
multistrato e transnazionale, che richiede un'azione politica globale.
Infatti due risultano essere alcuni dei problemi principali legati al cambiamento climatico che
facciano sì che sia considerata una tematica complessa: il primo è che il cambiamento climatico
risulta essere molto più astratto rispetto ad altri problemi ambientali (Lorenzoni et a. 2006), di
conseguenza risulta difficile per la maggior parte delle persone rendersi conto della gravità e della
situazione in cui grava; il secondo è dato dal fatto che è difficile collegare questo problema in un
dato momento storico è questo fa sì che non venga preso seriamente da alcuni soggetti piuttosto che
da altri. Questi aspetti risultano particolarmente rilevanti se sì considera che precedenti studi hanno
scoperto che la differenza fra le percezioni del cambiamento climatico tra i cittadini europei
possono riflettere il livello di ambizione delle politiche climatiche nazionali (Obydenkova e
Salahodjaev, 2017).
È’ stato riconosciuto che le scienze sociali devono impegnarsi maggiormente nel cercare di
comprendere quelli che sono i fattori umani che influenzano la risposta e le reazioni nei confronti
del cambiamento climatico. (Nawrotzki 2012). Se da una parte la scienza risulta essere d'accordo
sul fatto che “il cambiamento climatico” sia il più grande problema per l'economia mondiale (Elliott
2016), dall'altra parte sembra che invece il pubblico in generale abbia minore timore nei confronti
del cambiamento climatico rispetto ad altri problemi più legai alla quotidianità. E i responsabili
4
istituzionali, il cui operato è limitato a un numero ben definito di anni, tendono ad avere visioni e
obiettivi di breve periodo (Lee et al. 2015).
1.2. Obiettivi della ricerca
Questa ricerca cerca di evidenziare le differenze nelle attitudini verso le questioni ambientali. A tal
fine si va a considerare come i fattori a livello nazionale (ricchezza sia in termini di reddito, sia
come PIL pro capite; fonti di energia alternative e dipendenza dal combustibile fossile; ruolo
dell’istruzione; preoccupazione per l’esposizione ai cambiamenti climatici) siano correlati alle
percezioni climatiche a livello individuale (preoccupazione per il clima, responsabilità climatica
percepita, sostegno alla politica climatica e preferenza tra le diverse fonti energetiche).
A livello individuale, come evidenziato anche da Ziegler, “riconoscere l’esigenza di agire sui
cambiamenti climatici antropogenici è un prerequisito importante per sostenere le politiche di
1
mitigazione delle energie rinnovabili e dei cambiamenti climatici” . A livello nazionale, poiché i
governi svolgono un ruolo centrale nell'inquadrare il dibattito politico, la fiducia politica risulta
essere un elemento fondamentale per lo sviluppo di politiche volte la mitigazione degli effetti del
cambiamento climatico (cfr Harring, 2014).
1.3. Dati e metodi
A tal fine si utilizzano i dati sull'energia e l'ambiente del modulo redatto dall’European Social
Survey Round 8 (23 paesi europei, n = 44.387), che è stato condotto nel 2016/2017.
1 Ziegler, Andreas. "Orientamento politico, valori ambientali e convinzioni e atteggiamenti sui cambiamenti climatici:
un'analisi empirica cross country". Economia energetica 63 (2017): 144-153. 5
Il modulo “climate change” appartenente al Round 8 include una serie di elementi e variabili
descrittive utili per analizzare le preferenze di politica energetica e gli atteggiamenti nei confronti
del cambiamento climatico tra diversi Paesi europei ed extraeuropei, in particolare 23 paesi europei,
principalmente dell'area UE/EFTA, oltre a Russia e Israele.
1.4. Struttura della tesi
La ricerca è organizzato come segue. La sezione successiva introduce la rassegna della letteratura,
presentando quelli che sono gli aspetti che giustificano i differenti livelli di preoccupazione tra gli
Stati europei ed extra europei. La terza sezione descrive la metodologia utilizzata, presentando in
maniera più accurata la fonte dei dati utilizzata e la tecnica utilizzata per la costruzione e la
rappresentazione delle tabelle multivariate. Per ciascuna tabella è stata fornita una descrizione sia
delle variabili utilizzate, sia dei risultati ottenuti. La quarta sezione illustra infine le conclusioni a
cui si è giunti, dopo l'analisi dei risultati.
2. Rassegna della letteratura
2.1. Fonti di energia e impatto ambientale: energia nucleare e fonti rinnovabili
Le scelte di un Paese in ordine alle fonti energetiche costituiscono un indicatore significativo per
comprendere l'effettivo livello di attenzione di quel Paese per le questioni ambientali, sussistendo,
come già sottolineato, una stretta relazione tra scelte in tema di energia e impatto delle medesime
sull’ambiente.
Appare perciò rilevante per la questione ambientale il dato emerso da una serie di ricerche (Liu, Lei,
et al. 2018; Zhou, Sheng, et al. 2018) secondo cui il consumo mondiale di energia crescerà
6
considerevolmente nei prossimi cinquant'anni in stretta correlazione con l'aumento della
popolazione mondiale e l'emancipazione dei Paesi in via di sviluppo (Peters, Glen P. et al., 2020)
Per soddisfare la conseguente crescita di domanda di energia in modo pulito, sicuro e conveniente, i
governi stanno cercando di investire (o incentivare gli investimenti privati) in modi innovativi di
produrre energia. Pur variando da Paese a Paese, questi sforzi tendono a includere investimenti in
centrali nucleari a fissione e in energia rinnovabile.
Si consideri anzitutto l’atteggiamento nei confronti dell'energia nucleare. Due i livelli di analisi: il
livello individuale e il livello nazionale.
Numerose sono le ricerche che, in materia ambientale, hanno dimostrato l’importanza del ruolo
della popolazione sulle decisioni prese dal governo (Shwom, 2010). Infatti, da tali ricerche risulta
che, i governi nazionali pur avendo talvolta la volontà di sostenere politiche volte alla mitigazione
degli effetti del cambiamento climatico, si ritrovano spesso a non avere l'appoggio dell'elettorato,
con l'effetto che tali politiche finiscono nel dimenticatoio. Il riconoscimento da parte del singolo
individuo della necessità di agire sui cambiamenti climatici provocati dall'uomo è sicuramente una
condizione necessaria per un supporto alle politiche di mitigazione climatica, come quelle in ambito
energetico (Ziegler, 2017). Come evidenzia anche Jagers “Nelle democrazie, affinché le politiche
2
siano adeguatamente ed efficientemente implementate, è necessario il supporto pubblico” . Anche
Edenhofer (2012) evidenzia il ruolo essenziale assunto dall’elettore che, grazie al suo sostegno, può
permettere la realizzazione di progetti di considerevoli dimensioni, per la esecuzione di veri
cambiamenti nell’ambito sociale e climatico.
Ciò detto, gli studi sul nucleare che prendono in considerazione i fattori a livello individuale si
soffermano sul rapporto esistente tra percezione del rischio e percezione dei benefici derivanti
dall'utilizzo dell'energia nucleare, sottolineando come il grado di fiducia nel governo sia un
elemento fondamentale di supporto allo sviluppo dell'energia nucleare. Più precisamente, si
sottolinea come a elevati livelli di fiducia nei confronti del governo corrispondano una minore
percezione dei rischi e una maggiore percezione dei benefici (Flynn et al. 1992).
Prendendo ad esempio il caso della Francia, alcuni studi hanno dimostrato che la popolazione
francese mostra livelli molto elevati di preoccupazione nei confronti dell'utilizzo dell'energia
nucleare. Nonostante ciò, la grande fiducia che la popolazione nutre nei confronti del governo,
nonché della scienza, uniti ai vantaggi economici che derivano dai bassi costi dell'energia elettrica,
hanno favorito il sostegno da parte della popolazione nei confronti del nucleare e il relativo
sviluppo sul territorio (Slovic et al., 2000).
2 Jagers et al. "Gestione ambientale da sinistra a destra: ideologia, convinzioni politiche
Giornale di pianificazione e gestione
specifiche e sostegno politico a favore dell'ambiente".
ambientale 61.1 (2018): 86-104. 7
Un elemento molto interessante è poi il seguente. In generale vi è una diffusa ignoranza circa le
modalità con cui viene sviluppata l'energia nucleare; esiste una notevole discrepanza tra la
conoscenza dichiarata e quella effettiva sulla questione nucleare: pochi degli intervistati sono a
conoscenza che l'Unione Europea ha il maggior numero di centrali nucleari al mondo (Annual
Report of ESA for 2020, 2021) .Nonostante il fatto che i partecipanti al sondaggio possano sapere
poco sulla tecnologia (ad esempio, in tema di cattura e stoccaggio del carbonio o di fusione
nucleare) essi possono comunque esprimere un'opinione. Di conseguenza, si tratta di opinioni
tendenzialmente instabili e molto sensibili al cambiamento contestuale (De Best-Waldhober et. al.
2009).
Oggi il contesto è piuttosto favorevole all’energia nucleare, nella misura in cui a venire in rilievo sia
la fusione nucleare. Lo dimostrano i risultati di un’analisi dei media, da cui si evince che
“contrariamente alla fissione nucleare, la fusione viene descritta come una fonte di energia sicura
circolare pulita e illimitata” sebbene siano state mosse critiche sui costi della ricerca, sulla fattibilità
tecnologica e sui tempi per la realizzazione, data la scadenza relativamente vicina fissata per
3
completare la transizione energetica.
Un altro fattore che sembra favorire l’accettazione del nucleare e una minore percezione dei rischi è
la conoscenza delle modalità con cui avviene lo sviluppo di energia nucleare (Jäckle e Bauschke,
2012). Lo confermano gli studi condotti sui lavoratori delle centrali nucleari (Sjoberg e Drottz-
Sjoberg, 1994).
Last but not least, l'elemento dei costi. Uno dei maggiori benefici derivanti dallo sviluppo
dell'energia nucleare è quello dei ridotti costi della produzione di energia. Non per caso la quota di
popolazione sia a livello europeo che nazionale che risulta essere più favorevole all'utilizzo
dell'energia nucleare come fonte principale di energia è quella che presta maggiore attenzione ai
costi (Kim et al.2013). Occorre però richiamare l'attenzione sul fatto che i costi sono altissimi per la
predisposizione degli impianti.
Si deve dunque trarre la conclusione che il trend a livello individuale è favorevole a questa fonte di
energia? Occorre grande cautela nel dare una risposta affermativa.
Invero, c'è tuttora una grande polarizzazione delle visioni nei confronti dell'energia nucleare, tra
sostenitori e detrattori è difficile un punto d’incontro, come mostrano gli studi a riguardo
(Akebayashi et al, 2017). Non si sono ancora esauriti, in particolare, gli effetti psicologici generati
dal disastro di Fukushima, dopo il quale sono stati molti i Paesi che hanno deciso di ridurre la
presenza sul proprio territorio di centrali nucleari.
3 Schmidt et al. 2015,"Il disastro nucleare di Fukushima e i suoi effetti sull'inquadramento dei
2015 4a conferenza internazionale
media delle tecnologie energetiche di fissione e fusione".
sui progressi nei metodi di misurazione della strumentazione nucleare e nelle loro applicazioni
(ANIMMA) . IEEE, pp. 1-11 8
Tra i paesi che stanno riducendo il numero di impianti nucleari è sufficiente menzionare la
Germania.
I paesi europei che invece mantengono un elevato numero di centrali nucleari sono mossi da motivi
economici e di sicurezza energetica.
Lo smantellamento di una centrale nucleare comporta costi molto elevati e la perdita di posti di
lavoro. Inoltre, come già rilevato, il costo di produzione dell'energia nucleare è relativamente basso
rispetto ad altre fonti. A questo si aggiunge il dato che si tratta di una fonte di energia
potenzialmente illimitata, e quindi costituisce una garanzia sul piano dell'approvvigionamento.
L'insicurezza energetica aumenta il sostegno all’energia nucleare: tanto più un Paese è dipendente
da altri Paesi, tanto maggiore è il suo supporto allo sviluppo dell'energia nucleare sul territorio
nazionale (Stoutenborough, Vedlitz, 2016).
Un altro fattore che favorisce l’opzione per il nucleare è stato rinvenuto in un accelerato aumento
della domanda di energia in un breve arco temporale. I paesi che sono stati caratterizzati da una
crescita di consumi energetici di oltre il 50% superiore al tasso di crescita medio per tre o quattro
decenni consecutivi sono gli stessi Paesi che hanno costruito più centrali nucleari rispetto ad altri
paesi in Europa (Lawrence, Souvacool, Stirling, 2016).
Da ultimo, va dato conto del dibattito in corso circa il ruolo che può assumere l’energia nucleare
nella transizione energetica attraverso la riduzione delle emissioni di CO2. Emblematiche la
posizione del Ministro della transizione ecologica italiano Roberto Cingolani, secondo cui il
nucleare è il futuro, l’opzione verso cui indirizzare la politica energetica. Della stessa idea pare la
commissione europea che ha intenzione di inserire il nucleare e il gas nella lista delle energie
sostenibili (EU Taxonomy, 1 January 2022)
A riguardo si è introdotto il concetto di supporto condizionale, vale a dire una visione positiva nei
confronti dell'energia nucleare, purché contribuisca ad affrontare il cambiamento climatico (Corner
et al. 2011). Ma occorre tenere conto anche che i tempi di realizzazione delle centrali nucleari non
sono compatibili con gli obiettivi a breve termine stabiliti dai vari accordi europei e extraeuropei
per completare la transizione energetica (Intervista TG-COM N. Armaroli, CNR, 20 gennaio 2022)
È infine il caso di ricordare che gli ambientalisti non vedono le centrali nucleari come la soluzione
dei problemi ambientali, ma come un rischio per la salute dell'ambiente (Spence, 2011). Anche la
posizione di influenti organizzazioni non governative come a
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