UNIVERSITÀ DEGLI STUDI GUGLIELMO MARCONI
DIPARTIMENTO DI SCIENZE ECONOMICO-AZIENDALI,
GIURIDICHE E POLITICHE
CORSO DI LAUREA IN SCIENZE POLITICHE E DELLE
RELAZIONI INTERNAZIONALI
Tesi di Laurea in Geopolitica Economica
“Aspetti Geoeconomici Della Guerra”
Relatore: Candidato:
Chiar.mo Prof. Ceccarelli Morolli Dott. Bassi Francesco
Danilo Mat. 63118
ANNO ACCADEMICO
2025/2026 Etsi Omnes, Ego Non
A mia moglie Romina, per la sua infinita pazienza
Indice
Introduzione
Capitolo 1 Geopolitica e Geoeconomia.
1.1 Cos’è la geopolitica?
1.1.1 Hard power e soft power.
1.2 Geoeconomia e guerra economica.
1.3 Guerra, guerra asimmetrica, guerra ibrida, infowar e
cyberwar.
Capitolo 2 Strumenti informativi per la guerra
economica.
2.1 Intelligence economica.
2.2 Modelli decisionali e tecniche di negoziazione.
2.3 La rete informativa e l’organo decisionale.
Capitolo 3 Il blocco anglo-francese 1914-1919.
3.1 Il blocco economico.
3.2 Parigi 1919.
3.3 Sintesi del caso di studio.
Conclusioni.
Bibliografia E Sitografia
Ringraziamenti 1
Introduzione
L’obiettivo del presente elaborato è quello di descrivere gli aspetti
geoeconomici che influenzano i conflitti e come essi nelle guerre moderne si
rivelino spesso più efficaci dell’uso diretto delle armi. Si andranno quindi a
illustrare i comportamenti dei vari attori coinvolti sia dei sender, cioè coloro
che pongono in essere le azioni economiche, sia dei target o receiver, cioè
coloro che ne subiscono gli effetti.
Nel primo capitolo si andranno a delineare brevemente la storia e i
concetti sottesi alle parole geopolitica, mettendo in evidenza le differenze
sostanziali tra i concetti di hard power e soft power, geoeconomia e guerra
economica; descrivendo le varie azioni che possono essere intraprese
(sanzioni, embarghi, blocco navale ecc. ecc.) Un particolare spazio sarà
riservato al concetto di guerra in chiave contemporanea, illustrando le varie
tipologie di conflitti che si sono sviluppate nell’ultimo cinquantennio. Si
illustreranno ad esempio i concetti di guerra asimmetrica, guerra ibrida,
infowar e cyberwar.
Il secondo capitolo sarà dedicato ad analizzare le tecniche di
intelligence economica, dei processi decisionali e le strategie di negoziazione
mediante le quali il sender determina modalità e tempistiche con cui avviare
un’azione ostile contro l’economia dello Stato avversario. Si andrà inoltre a
esporre le modalità di implementazione e gestione di una rete informativa
finalizzata all’acquisizione di informazioni strategiche per gestire con la
massima efficacia gli strumenti sanzionatori.
Nel terzo capitolo si esporrà un caso concreto, quello della Prima
Guerra Mondiale, analizzando l’impiego delle sanzioni economiche e il
modo in cui il blocco anglo-francese riuscì a indebolire la Germania e di
2
contro come gli intenti eccessivamente punitivi del Trattato di Versailles del
1919 abbiano fatto generare un crescente sentimento di rivalsa contribuendo
in maniera significativa allo scoppio di un nuovo conflitto dagli esiti ancor
più catastrofici.
Infine, nel quarto capitolo procederò a una sistematizzazione dei
concetti e delle argomentazioni esposte nei capitoli precedenti,
ricomponendo gli elementi principali in un quadro interpretativo unitario. In
chiusura, formulerò le mie riflessioni conclusive, evidenziando i risultati
raggiunti, i limiti emersi e le possibili prospettive di approfondimento
future. 3
Capitolo 1
Geopolitica E Geoeconomia.
1.1 Che cos’è la geopolitica?
Per comprendere appieno il significato della parola geopolitica non ci
si può soffermare sul contenuto semantico riportato dal vocabolario. Se si
consultano i vocabolari, come ad esempio quello Treccani o il De Mauro, si
leggerà semplicemente la sua accezione lessicale ma per le nostre intenzioni
ciò è riduttivo e non pienamente soddisfacente. Per carpirne interamente il
significato bisogna comprendere la sua evoluzione storica.
Una delle prime percezioni del rapporto tra spazio geografico e
politica di potenza si può far risalire alla raccomandazione fatta da Leibniz
(1646-1716) a Luigi XIV di Francia (1638-1715) di volgere lo sguardo
1
all’Egitto e al taglio dell’istmo di Suez per un accesso più rapido alle Indie .
Il primo a introdurre il termine “geopolitica” in una sua opera fu il
geografo svedese Rudolf Kjellén (1864-1922) che coniò la parola
“Geopolitik” prendendo spunto dagli studi del tedesco Frederich Ratzel
(1844-1904). Kjellén asseriva che gli Stati sono in continua competizione tra
loro dando vita a una lotta che avrebbe inevitabilmente portato gli Stati più
grandi a conquistare e inglobare quelli più piccoli.
Tali teorie furono riprese in Germania, dove la sconfitta nella Prima
Guerra Mondiale aveva prodotto un profondo sentimento di rivalsa
nazionale, dal militare e geografo Karl Haushofer (1869-1946) che le ampliò
in chiave pro Germania fondando una rivista dal titolo emblematico di
1 Giannuli A., Geopolitica, Ponte alle Grazie 2024 Pag. 22.
4
“Zeitschrift für Geopolitik” stampata tra il 1924 e il 1944. Già dopo un
decennio la rivista era diventata il punto di riferimento del regime nazista
sebbene, avendo sposato una donna ebrea, l’autore fosse avversato dal
regime. Molti punti del suo pensiero ispirarono la politica nazista come ad
esempio il concetto di “lebensraum” cioè lo spazio vitale o la necessità di un
accordo con l’URSS in chiave anche antioccidentale sfociato nel 1939 nel
patto Molotov-Ribbentrop che fu infine disatteso da Hitler nel giugno 1941
con l’avvio della disastrosa operazione Barbarossa. Alla fine della Seconda
Guerra Mondiale, a causa dell’equazione geopolitica=nazismo la disciplina
conobbe una fase di ostracismo in Europa. Ciononostante proprio a questa
scuola tedesca, o di Monaco, si deve la prima definizione organica del
termine geopolitica: “La geopolitica è il fondamento scientifico intorno
all’arte dell’attività politica nella lotta per l’esistenza che conducono gli stati
2
rispetto alla superficie che loro è necessaria” .
Quasi contemporaneamente nel Regno Unito e negli Stati Uniti già dai
primi del Novecento iniziarono studi che si possono definire geopolitici. Il
geografo e diplomatico inglese Halford Mackinder (1861-1947) nel 1904
poneva in un centro geografico il perno dei fenomeni geopolitici denominato
Heartland ovvero cuore della terra. Tale perno si collocava tra l’Europa
orientale e parte dell’Asia e chi avesse controllato tali territori avrebbe avuto
il predominio di metà delle risorse mondiali. Mackinder sintetizzò
efficacemente il proprio pensiero geopolitico nella celebre affermazione:
“Who rules East Europe commands the Heartland: who rules the Heartland
commands the World-Island: who rules the World-Island commands the
3
World” .
2 Ceccarelli Morolli D., Appunti di Geopolitica, Valore Italiano Editore 2025, Pag. 19.
3 Mackinder H. J., Democratic Ideals and Reality. A Study in the Politics of Reconstruction, London,
Constable & Company, 1919. La formula riportata costituisce una sintesi largamente accreditata
del pensiero geopolitico di Mackinder nella quale l’autore sistematizza le proprie riflessioni sul
ruolo dell’Europa orientale, dell’Heartland e della World-Island.
5
L’esponente americano della cosiddetta scuola classica, Nicholas
Spykman (1893-1943) propose una nuova teoria quella che vedeva come
fulcro della visione geopolitica del mondo il Rimland ovvero la fascia
costiera che circonda l’Heartland da leggere in chiave di dominio dei mari.
Tali teorie, durante la Guerra Fredda furono alla base della politica del
“contenimento” mediante il sapiente uso di stati cuscinetto per circondare e
frenare l’espansionismo sovietico.
In Europa fu grazie al geografo francese Yves Lacoste (1929) che il
tema venne riformulato dando vita, con una nuova ottica, a una moderna
corrente di studi. Lacoste, prima in Francia nella prima metà degli anni 70
del XX secolo poi in Italia dal 1983 fondò la rivista “Hèrodote”, dal nome
dello storico greco Erodoto (484 A.C.-425 A.C.) noto come il padre della
storia e uno dei primi a utilizzare una logica geopolitica per spiegare gli
eventi storici.
Quindi cos’è la geopolitica? Non è semplice dare una risposta e quella
lessicale soddisfa solo parzialmente. Come suggerisce lo stesso nome essa è
intimamente legata all’aspetto geografico quindi è impossibile parlare di
geopolitica senza la cartografia, il che la rende interdisciplinare collegando
oltre la politica e la geografia anche la storia, l’economia, la diplomazia e le
ideologie. Dunque secondo Lacoste la geopolitica descrive la situazione nella
quale due o più attori politici si contendono un territorio o l’influenza su di
esso. Compito della geopolitica è quindi quello di comprendere la realtà
fattuale e di offrire proiezioni e scenari plausibili sul futuro a breve e medio
4
termine basati sulla logica e la probabilità .
4 Ceccarelli Morolli D., Appunti di Geopolitica, Valore Italiano Editore 2025, pag. 22.
6
1.1.1 Hard Power e Soft Power.
Hard power e soft power sono due concetti fondamentali della
geopolitica e delle relazioni internazionali e indicano due modi opposti di
dimostrare la propria forza.
Con la locuzione hard power o potere coercitivo si indica l’uso della
potenza militare e economica da parte di uno Stato o dei suoi apparati per
influenzare e piegare alla propria volontà altri Stati. Questo uso aggressivo
della forza si rivela molto efficace tant’è che spesso basta la sola minaccia di
ricorrere a un attacco o alle sanzioni economiche per ottenere i risultati
sperati. Nell’odierno sistema internazionale l’hard power ha ancora un ruolo
centrale. L’emergere di nuove potenze revisioniste e una sempre maggiore
interdipendenza economica tra gli Stati rendono tali strumenti coercitivi
sempre più centrali nelle strategie delle relazioni internazionali. Di contro
con il termine soft power o potere della persuasione si descrive la capacità
del potere politico di persuadere tramite forme intangibili quali la cultura, le
arti, le mode, i valori morali e la diplomazia. In altre parole il potere di
sedurre e ottenere ciò che si desidera facendo adottare ad altri
spontaneamente i propri valori.
Il concetto fu sviluppato verso la fine degli anni Novanta del secolo
scorso dal politologo statunitense, scomparso recentemente, Joseph Nye
(1925-2025). Nye partiva dal presupposto che per aumentare il proprio potere
in un mondo globalizzato non fosse sempre necessario l’uso della forza ma
che fosse sufficiente il potere della persuasione. Nye lo considerava quindi
una manifestazione del potere alternativo all’uso della forza (hard power),
atto ad evitare l’impiego della forza militare in ottica sia economica sia di
salvaguardia della vita umana. La cultura di massa, cinema, arte, musica,
7
moda, ecc. ecc., i mass-media e oggi ancor di più i social sono le fonti
primarie con cui si esprime il soft power. Di conseguenza la persuasività è
intimamente legata alla reputazione nell’agone internazionale che uno Stato
riesce a raggiungere. Il potere della persuasione si costituisce lentamente
mediante la coerenza e la credibilità ma in caso uno stato dovesse perdere
coerenza e credibilità tale potere si potrebbe deteriorare rapidamente.
Gli Stati più potenti usano spesso entrambe le forme di potere
integrate in quello che si può definire smart power. In breve si potrebbe
asserire che la potenza di uno Stato si manifesti tramite l’hard power mentre
il potere diplomatico tramite il soft power.
8
1.2 Geoeconomia e guerra economica.
La geoeconomia, termine coniato dall’economista statunitense
5
Edward Luttwak (1942) negli anni Novanta , è l’ambito della geopolitica che
analizza come gli Stati utilizzano strumenti economici, finanziari,
commerciali e giuridici, talvolta anche illegali, per perseguire obiettivi
strategici di potere. In altre parole, studia l’impiego della leva economica
come forma di coercizione, pressione o influenza, finalizzata ad assoggettare,
condizionare o almeno indebolire un altro Stato, senza ricorrere direttamente
allo strumento militare o a supporto di esso. Storicamente ad esempio uno dei
fattori che contribuì in modo significativo al collasso dell’URSS fu il crollo
del prezzo del petrolio a metà degli anni Ottanta, favorito anche dall’aumento
della produzione saudita, incoraggiato dagli Stati Uniti nell’ambito della
strategia reaganiana di pressione economica sul blocco sovietico.
Oggi la potenza di una nazione non si misura più esclusivamente in
base alla forza del suo esercito, ma soprattutto alla solidità del suo sistema
economico e finanziario. Un esempio particolarmente significativo è
rappresentato dalla Germania e dal Giappone che, pur usciti sconfitti e
devastati dal secondo conflitto mondiale, sono riusciti a ricostruire le proprie
economie fino a tornare a occupare un ruolo di primo piano nello scenario
internazionale.
L’economia contemporanea è sempre più orientata verso la
produzione di tecnologie avanzate: in molti casi, oggi risulta più redditizio
produrre componenti ad alta tecnologia, come fibre ottiche, piuttosto che beni
tradizionali come l’acciaio. Anche gli attori economici sono cambiati: se
all’inizio del secolo scorso erano gli Stati a dettare l’agenda economica
5 Ceccarelli Morolli D., Appunti di Geopolitica, Valore Italiano Editore 2025, Pag. 91.
9
mondiale, oggi sono le industrie e ancor di più le TNC (Transnational
Corporation) ovvero le imprese transnazionali, un’evoluzione moderna delle
multinazionali.
Nella seconda metà del XX secolo hanno assunto un ruolo di
crescente rilevanza gli organismi sovranazionali incaricati di regolamentare
la finanza e il commercio a livello globale, come la Banca Mondiale, il Fondo
6
Monetario Internazionale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio .
La guerra e l’economia fanno la storia, e quando l’uso della
geoeconomia è funzionale non al solo assoggettamento di uno Stato ma anche
alla sua sconfitta militare entriamo nel campo della guerra economica. La
guerra economica è quindi una forma di conflitto non militare in cui uno
Stato o una coalizione di Stati mediante il sapiente uso dell’economia e della
finanza condizionano e indeboliscono lo Stato nemico fino a portarlo, si
spera, alla sconfitta. La guerra economica rappresenta una dimensione
cruciale della moderna guerra ibrida.
Questi sono gli strumenti che rappresentano i principali mezzi
attraverso cui gli Stati possono esercitare pressioni economiche, finanziarie
e commerciali su altri attori internazionali, configurando così modalità di
conflitto che rientrano nell’ambito della guerra economica moderna.
Il principale strumento sono le sanzioni economiche e finanziarie e
consistono principalmente nel divieto di transazioni finanziarie e
nell’esclusione dai mercati internazionali.
Gli embarghi e le restrizioni commerciali che vertono sul divieto di
importare ed esportare beni. Soprattutto il divieto di importare materie
prime che possono essere usate a fini militari.
6 Ceccarelli Morolli D., Appunti di Geopolitica, Valore Italiano Editore 2025, Pag. 94 e ss.
10
Manipolazione dei prezzi di beni strategici per esercitare una maggiore
pressione economica. Alimenti, energia (petrolio e gas) e materie
prime per creare instabilità economica e sociale.
Guerre valutarie volte ad indebolire la moneta del paese target
manipolando il cambio, mediante massicce vendite di valuta,
rendendo più costose le importazioni e meno remunerative le
esportazioni.
Guerra Fiscale mediante l’uso di politiche tributarie per attrarre capitali
e indebolire l’economia rivale.
Controllo delle catene di approvvigionamento delle materie prime e dei
beni essenziali soprattutto quelle di prima necessità.
Dumping cioè la vendita sottocosto di beni per rendere meno appetibili
quelli dello Stato nemico.
Massiccia vendita di titoli di stato immettendo sul mercato quantità
superiori alla domanda per far diminuire il prezzo dei titoli e la
reputazione (rating), costringendo lo Stato target a rialzare i tassi
d’interesse per attirare compratori con maggior aggravio sulle
finanze.
Spesso si ricorre anche a mezzi illegali pur di colpire l’economia
avversaria. Un esempio significativo è quello della Seconda Guerra
Mondiale, quando la Germania nazista tentò, senza successo duraturo, di
immettere sul mercato ingenti quantità di sterline false, con l’obiettivo di
destabilizzare l’economia britannica e, una volta convertite, utilizzarle come
7
mezzo di pagamento per l’acquisto di materie prime
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