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RICLASSIFICAZIONE DEL RENDICONTO FINANZIARIO

1.1 Le relazioni tra conto economico e flussi di cassa. La prospettiva di analisi

Le relazioni tra conto economico e flussi di cassa hanno un’importanza fondamentale.

Servono soprattutto ad approfondire le cause all’origine della variazione della posizione finanziaria netta.

In precedenza, queste cause sono state ricondotte a due soli elementi:

- la variazione di patrimonio netto;

- la variazione del capitale investito.

Approfondendo il problema, si mettono in evidenza:

A un primo livello di analisi, che abbiamo già esaminato:

- la variazione di PN;

- la variazione di capitale investito netto;

- la variazione di tesoreria.

A un secondo livello di analisi, che esaminiamo da ora in poi:

- la variazione di CCN;

- la variazione di CCN di gestione tipica;

 entrambe articolabili in tre sezioni, secondo che siano

1.2. Le variazioni di patrimonio netto, capitale investito e posizione finanziaria netta riconducibili a gestione

corrente, investimenti e disinvestimenti e operazioni finanziarie 

Ho SP inziale e finale, c’è un insieme di flussi = ponte: var capitale investito, di PFN e PN relazione

madre A partire dalla relazione sintetica:

variazione di PFN (-4.899) = variazione di PN (- 1.734) - variazione di capitale investito (3.165)

presentata come relazione principale, si osserva come questa sia riconducibile ai tre grandi blocchi

evidenziati in precedenza:

1) La gestione tipica corrente produce una variazione di PN pari a -770. Se a essa si

sottrae la variazione del capitale investito della gestione tipica corrente, pari a 2.440, si

ottiene la variazione di PFN della gestione tipica corrente, pari a -3.210.

2) Investimenti e disinvestimenti producono una variazione di PN pari a +200, riconducibile

alla plusvalenza ottenuta mediante l’alienazione di un cespite. Se a essa si sottrae la variazione

del capitale investito associata a investimenti e disinvestimenti, pari a 725, si ottiene la

variazione di PFN derivante da investimenti e disinvestimenti, pari a -525.

3) Le operazioni finanziarie producono una variazione di PN pari a -1.164. Poiché esse non

producono variazioni di capitale investito, la variazione di PFN derivante dalle operazioni

finanziarie è pari a -1.164.

1.3. Le variazioni di patrimonio netto, capitale circolante netto, capitale circolante netto di gestione

tipica e di PFN (o di cassa, o di tesoreria) riconducibili alla gestione tipica corrente

1.4. Le variazioni di patrimonio netto, capitale circolante netto, capitale circolante netto di gestione tipica e

di PFN riconducibili alla gestione tipica corrente

Infatti, considerando che:

1)Patrimonio netto =

2)circolante netto (inteso come somma del

3) capitale circolante netto di tipica e del

4) saldo di teoreria)

+ 5) Immobilizzazioni

– 6) Debiti a medio lungo termine

Il primo passaggio

a) da variazioni di 1) patrimonio netto a variazioni di 2) capitale circolante netto;

Avviene:

-selezionando le singole variazioni di 1) Patrimonio netto;

-ignorando le variazioni di 1) Patrimonio netto che si traducono in:

- di 5) Immobilizzazioni;

- di 6) Debiti a medio lungo termine.

Si passa così dalla variazione registrata nel perimetro più ampio (quello del 1) Patrimonio netto) alla

variazione registrata nel perimetro più stretto (quello del 2) Capitale circolante netto).

Vediamo i numeri del primo passaggio, ovvero il passaggio: - dalle variazioni di 1) patrimonio netto;

- alle variazioni di 2) capitale circolante netto, inteso come somma del 3) capitale circolante netto di

gestione tipica e del 4) saldo di tesoreria.

Senza esaminare per il momento le singole componenti del capitale circolante netto, vediamo che il

passaggio è molto semplice.

Basta impostare a fianco alla colonna delle variazioni di 1) patrimonio netto la colonna delle variazioni di

2) capitale circolante netto e trascrivervi tutti i componenti di reddito, eccetto (v. le frecce blu):

-ammortamenti, che fanno variare le immobilizzazioni (e non fanno variare quindi il capitale

circolante netto);

-accantonamenti netti al TFR, che fanno variare i debiti a medio lungo termine (e non fanno variare

quindi il capitale circolante netto).

Infatti, tutti i componenti di reddito diversi da ammortamenti e accantonamenti al TFR fanno variare sia 1) il

patrimonio netto , sia 2) il capitale circolante netto .

Quindi, calcolare la differenza tra componenti positivi e componenti negativi nella colonna delle variazioni

di CCN: il flusso di CCN della GTC è pari a +2.730.

Il passaggio tra le prime due variabili:

1) patrimonio netto;

2) CCN, inteso come somma del CCN di gestione tipica e del saldo di tesoreria

può essere fatto anche partendo dal basso, ovvero partendo dal risultato e aggiungendo le variabili che non

sono state sottratte ai ricavi nella seconda colonna del prospetto già esaminato (v. le frecce verdi).

Ma questa è la cosa più difficile per tutti: studenti, docenti, commercialisti, analisti, direttori di banca,

dirigenti e imprenditori.

Per intenderci, è quello che fa dire ad alcuni direttori di banca che “gli ammortamenti sono una fonte

finanziaria”.

Eppure: -770 + 3.500 = 2.730.

Vediamo adesso i numeri del secondo passaggio, ovvero il passaggio:

- dalle variazioni di 2) capitale circolante netto;

- alle variazioni di 4) saldo di tesoreria.

Questo passaggio avviene attraverso l’analisi delle variazioni intervenute

nelle singole componenti

del 2) capitale circolante netto, ovvero l’analisi delle variazioni di:

-3) capitale circolante netto di gestione tipica; -4) saldo di tesoreria.

La logica è semplice. Se:

- 2) capitale circolante netto =

- + 3) capitale circolante netto di gestione tipica;

- + 4) saldo di tesoreria;

Allora:

- + 4) saldo di tesoreria=

- 2) capitale circolante netto

- 3) capitale circolante netto di gestione tipica;

E quindi

Infatti, se ricordiamo come sono composte le quattro variabili,

1) patrimonio netto;

2) capitale circolante netto (CCN), inteso come somma del capitale circolante netto di gestione tipica

(CCNGT) e del saldo di tesoreria;

3) capitale circolante netto di gestione tipica (CCN GT)=

+ crediti v. clienti + rimanenze + altre attività correnti correlate alla gestione tipica +

- fornitori – altre passività correnti correlate alla gestione tipica;

4) saldo di tesoreria = cassa + banche c/c attivi – banche c/c passivi.

si vede subito che la seconda tappa è facile e, per certi aspetti, intuitiva:

Infatti, se si considera che: CCN = CCN GT + Saldo di tesoreria

Questo significa che: Saldo di tesoreria = CCN - CCN GT

Pertanto: Variazione del saldo di tesoreria = Variazione del CCN – Variazione del CCN GT

Quindi, una volta ottenuta la Variazione del CCN col metodo appena descritto, è sufficiente sottrarre alla

Variazione del CCN la Variazione del CCN GT per ottenere la variazione del saldo di tesoreria (ovvero

il flusso di cassa) della gestione tipica corrente.

La del CCN GT si ottiene dai dai valori finali e iniziali dei crediti, delle rimanenze, dei fornitori

e delle altre e passività correnti alla tipica.

Il tutto si può rappresentare e sintetizzare in un prospetto a quattro colonne, intestate a:

1) le variazioni di patrimonio netto (quelle del conto economico);

2) le variazioni di capitale circolante netto (CCN) (è importante ricordare che il capitale circolante netto

è la somma del capitale circolante netto di gestione tipica e del saldo di tesoreria);

3) le variazioni del cap

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