DECADENTISMO 1880-1910
Il termine proviene da una poesia decadente dell’autore Paul Verlaine “Languore”, in questa
poesia parlando di se stesso dice di identi carsi con la situazione di decadenza dell’impero
romano (senso di disfacimento tipico della ne di una civiltà).
Poeti decadentismo: Baudelaire, Huysmans (“Controcorrente”, romanzo decadente. Esso
rappresenta sostanzialmente il ritratto di un esteta.), Verlain, Mallarmè.
Lo stato d’animo del poeta si identi ca con lo stato d’animo di decadenza a causa della ne del
positivismo (la corrente loso ca del naturalismo).
C’è un ri uto verso il positivismo, si guardava la realtà attraverso l’irrazionalismo. Sostengono che
la realtà e il mondo non possono essere spiegati attraverso la razionalità.
Hanno una visione mistica della realtà, dietro la realtà c’è il mistero che non può essere compresi
attraverso la ragione ma deve essere intuito.
La realtà può essere intuita attraverso la relazione che ha il poeta con la realtà (relazione
irrazionale= empatia, che si collega all’incoscio di Freud.
Tutti gli aspetti dell'essere sono legati da analogie e corrispondenze, non comprensibili dalla
ragione, ma che possono essere colti da un'empatia irrazionale, che unisce l'io e il mondo.
Gli strumenti razionali della conoscenza attraverso cui l’uomo può avvicinarsi al mondo e quindi
all’io sono:
Malattie/disturbi mentali (es nevrosi)
• Sogno
• Stati di allucinazione più o meno indotti (bloccano l’uso della ragione permettendo all’uomo
• di avere uno sguardo diverso nei confronti della realtà)
Panismo (D’Annunzio), fusione tra l’io e la natura
• Epifanie: rivelazioni attraverso un particolare anche insigni cante che si carica di signi cato
•
Il decadentismo può essere considerato come un’evoluzione del romanticismo, ma senza lo
scopo civile nella letteratura.
Uno strumento che permette di conoscere la realtà è l’arte (culto dell’arte, estetismo).
Non c’è più la presenza di valori morali, ma il bello è il principio regolatore della vita. Il bello è ne
a se stesso, non c’è una nalità morale.
La letteratura non deve trasmettere un messaggio morale o civile ma deve celebrare se stessa.
Ciò porta l’intellettuale ad allontanarsi e ad isolarsi dalla società. L’intellettuale non vuole più
rappresentare la voce della società per questo si allontana dai valori borghesi, e di conseguenza
viene emarginato dalla società.
L’allontanamento dalla realtà spiega il perché del linguaggio oscuro, ai limiti del comprensibile.
Linguaggio: poetico evocativo, allusivo, talvolta enigmatico. Utilizzo di metafore, simboli, analogie,
sinestesie. La gura retorica più utilizzata è quella dell’analogia, Che consiste in un accostamento
poco chiaro e comprensibile solo allo scrittore.
TEMI della letteratura decadente:
Fascino per gli ambienti (solitamente oscuri e tenebrosi) e le epoche decadenti
• Esaltazione del lusso, no a raggiungere la lussuria (eccesso nel comportamento sessuale)
• Fascino per la malattia, follia, nevrosi. (Da un lato la malattia è vista come una metafora di
• una condizione storica che rappresenta un momento di crisi e di smarrimento delle certezze.
Ma la malattia è anche vista come una condizione privilegiata e di distinzione rispetto alla
massa, È vista come uno stato di grazia poiché è lo strumento conoscitivo per eccellenza)
Ossessione per la morte. In alcuni testi ciò si trasformerà in esaltazione del vitalismo.
•
Il vitalismo superomistico viene visto come mezzo per esorcizzare la morte, esaltando la forza
vitale vitale.
Vitalismo: Forza brutale con cui l’uomo impone una propria visione rispetto ad alcune decisioni.
Superuomo: viene fondata da D’Annunzio, che prende ispirazione dalla teoria del superuomo di
Nietzsche. Sarebbe un uomo eccezionale che domina le masse imponendo la propria forza.
FIGURE del decadentismo
Artista maledetto: vive una vita isolata poiché non è d’accordo con i valori della società. Si
• distacca dal mondo a lui contemporaneo. Conduce una vita misera e sregolata
intraprendendo una serie di scelte sbagliate (alcol, droga, lussuria)
Esteta: segue il culto del bello ne a se stesso, ignorando le leggi morali. Vuole vivere la vita
• come se fosse un’opera d’arte, per lui arte e vita sono la stessa cosa (Dorian Gray)
fi fi fi fi fi fi fi fi fi fi fi fi fi fi
Inetto: ri ette troppo su se stesso senza riuscire a concretizzare il pensiero, senza che
• quest’ultimo si trasformi in azione. Si sente impotente ed escluso dalla vita sociale.
Donna fatale: è un’ammaliatrice. Riesce ad imporsi sull’uomo tanto da bloccare l’azione di
• quest’ultimo Che diventa incapace di agire, e quindi diventa un inetto.
Fanciullino (Pascoli): ri uta la condizione adulta, E ri uta ogni tipo di relazione al di fuori del
• nido familiare.
Superuomo (D’Annunzio): si tratta di un mito di invenzione dannunziana, liberamente ispirato
• alle teorie di Nietzsche, è l'individuo superiore che si distingue dalla massa.
GABRIELE D’ANNUNZIO
L’esteta
Segue i principi dell’estetismo, secondo i quali la vita doveva essere vissuta come un’opera
d’arte.
Nacque nel 1863 a Pescara da una famiglia borghese, studiò nelle migliori scuole.
Pubblicò a 16 anni, Primo Vere, un libretto di versi (1879).
A 18 anni si reca a Roma per studiare all’università ma presto abbandona gli studi per frequentare
i salotti mondani e redazioni di giornali.
Per alcuni anni fu giornalista, collaborando a vari giornali: “la Tribuna” (Roma) e il “Mattino”
(Napoli). Ottiene una certa fama in ambito letterario e spesso le sue opere suscitarono scandalo a
causa dei contenuti erotici. Egli stesso conduceva una vita considerata scandalosa. In questi anni
D’Annunzio si a erma come esteta, che ri uta la mediocrità borghese, rifugiandosi in un mondo di
pura arte.
Dandy: si propone come esempio di eleganza e ra natezza, atteggiandosi da aristocratico. Pone
attenzione all’estetica.
D’Annunzio è considerato un esteta, contrappone il culto della bellezza di un mondo astratto alla
bruttezza del mondo borghese e capitalista, basat
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Gabriele D’annunzio
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Gabriele D’Annunzio – Estetismo, vita inimitabile e sensualità decadente
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Gabriele D'Annunzio
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Gabriele d'annunzio