Esame di Biblioteconomia 6 CFU anno accademico 2019/20
LE CINQUE LEGGI DELLA BIBLIOTECONOMIA
di S.R.Ranganathan
L'approdo di Ranganathan al mondo bibliotecario avvenne soltanto in età piuttosto avanzata.
Completati gli studi superiori nel 1916, nel luglio del 1917 ebbe principio la sua carriera
nell'insegnamento, campo per il quale si dimostrò predisposto e mosso da una profonda passione.
Per quanto non sia difficile riconoscere nella sua didattica volta all'educazione individuale, messa in
atto per il tramite di programmi personalizzati, analogie con la personalizzazione dei servizi
bibliotecari, in principio Ranganathan non era affatto interessato al lavoro in biblioteca.
Così, quando il collega ed amico N.Raghunatha Ayyangar lo spinse ad iscriversi al concorso bandito
dall'Università di Madras per il lavoro di bibliotecario, Ranganathan fu riluttante.
Iniziai a lavorare il pomeriggio di giovedì 4 gennaio 1924. Le prime
settimane non c'era quasi nulla da fare. Io mi annoiavo e desideravo
con tutto il cuore di ritornare al college (S.R.Ranganathan 2010, par. 01)
Dopo appena una settimana decise di dare le dimissioni. A colloquio con H.S. Duncan, preside del
Presidency College, ricevette tuttavia da questi la lungimirante proposta di svolgere un viaggio di
formazione in Inghilterra, al termine del quale, se ancora scontento, sarebbe stato reintegrato nel
ruolo di professore. L'esperienza a Londra si sarebbe poi rivelata determinante per la sua intera
opera intellettuale.
Nel settembre del 1924 giunse a Londra dove si iscrisse alla University of London School of
Librarianship. Accordandosi con le autorità scolastiche per un curriculum di studi personalizzato
ebbe la possibilità di svolgere servizio presso la Croydon Public Libraries e di visitare centinaia di
biblioteche di diverse tipologie. Dall' esperienza ottenuta nacque la riflessione che si trova alla base
de “Le cinque leggi della Biblioteconomia”.Ranganathan osservò infatti la totale mancanza di una
visione d'insieme della disciplina: ciascun addetto non si occupava che del suo proprio settore,
senza mai dialogare con i colleghi, né tanto meno sentendone il bisogno. Ogni biblioteca si trovava
ad un differente piano di sviluppo.
L'impressione finale era di trovarsi di fronte a un insieme costituito
unicamente da procedure diverse senza un legame concreto. Il futu-
ro delle biblioteche appariva assolutamente imprevedibile e pareva
che fosse tutta una questione di esperienza ed assoluta empiria
(S.R.Rnganathan 2010, par. 03)
Rivelando la sua formazione scientifica, da qui sorgono i primi interrogativi riguardo le modalità
tenute nelle biblioteche inglesi nei loro vari processi e se fosse possibile definire delle leggi da cui
dedurre le linee di sviluppo delle biblioteche e dare un futuro alla disciplina biblioteconomica.
Come era possibile che tutto questo insieme empirico di informazioni
e procedure non potesse essere ridotto a una manciata di principi di
base?Perché in questo caso non era possibile applicare il metodo ind-
uttivo?La domanda a cui bisognava dare una risposta era la seguente:
quali sono i principi normativi indicati dalle linee di sviluppo della pro-
cedure di biblioteca prese in esame e quali sono i principi che indicano
gli orientamenti futuri non ancora ben visibili?
(S.R.Rnganathan 2010, par. 04)
Le cinque leggi della biblioteconomia, il cui travagliato percorso formativo ebbe origine con gli
interrogativi sopra citati nel 1925, videro la luce a stampa nel 1931, continuando ancora oggi ad
essere al centro dei dibattiti degli studiosi.
PRIMA LEGGE
I LIBRI SONI FATTI PER ESSERE USATI
Se si dovesse descrivere con una parola sola l'effetto della Prima legge, la
parola da usare sarebbe rivoluzione (S.R.Ranganathan 2010, par. 20)
L e interminabili procedure e le attività di tutti i giorni – ricevere proposte
d'acquisto dagli esperti, acquistare o ricevere in dono i libri, inventariarli,
classificarli, catalogarli, attribuirgli una collocazione, metterli a scaffale,
porli e riporli dopo il prestito – tutte queste operazioni si svolgono unica-
mente perché I LIBRI SIANO USATI (S.R.Ranganathan 2010, par.174)
Nel capitolo primo dell'opera Ranganathan esordisce definendo la prima legge “un principio
elementare”: come tale, da esso derivano logicamente e coerentemente tutte le leggi secondarie, le
regole di comportamento, persino le più banali consuetudini che hanno ormai sottinteso l'origine del
loro esistere. In una disciplina, la biblioteconomia, la cui formazione è stata caratterizzata da un
approccio pragmatico e dall'assenza di fondamenti teorici, Ranganthan individua un centro
gravitazionale immobile ed immutabile attorno al quale tutte le procedure, le attività, le operazioni,
le strutture e gli uomini al servizio del mondo bibliotecario devono orbitare. Ma al di là dei riscontri
nell'ambito biblioteconomico, I LIBRI SONO FATTI PER ESSERE USATI ha un valore ulteriore e
assoluto, rivelando ciò che può essere scontato ma non è affatto evidente: la conoscenza registrata
non ha significato se non nella relazione col fruitore, che è unione intellettuale tra singolo uomo e
umanità passata e presente.
Per quanto lo stesso Ranganatan possa parlare di principio banale, nei secoli precedenti al XX ( in
contesti culturali evidentemente diversi da quelli in cui scriveva e ben lontani dalla democraticità,
che necessariamente rappresenta un valore in una disciplina che pone nel servizio un momento
fondamentale) la prima legge era raramente rispettata (legge negletta) e la biblioteca era intesa
come luogo di conservazione dei documenti, non di fruizione. Ranganathan parla a proposito di una
tradizione ereditata: la tendenza a conservare i libri derivava da epoche in cui la loro produzione e
riproduzione era lunga, complessa ed enormemente dispendiosa. Per i suoi contemporanei una
scusante del genere doveva essere ormai scaduta. Nonostante ciò l'autore sottolinea come, ancora
nella sua epoca, numerosi erano gli impedimenti che contrastarono il libero uso dei libri e parla del
movimento per l'abbattimento di tali impedimenti come lontano dall'essere universale.
Se oggi un bibliotecario come il professore del college di zoologia dell' esempio 1 ( par. 124) ci
appare all'unanimità inadeguato al compito, significa che la legge I LIBRI SONO FATTI PER
ESSERE USATI è penetrata definitivamente nell'idea stessa di biblioteca ed ha cancellato gli
impedimenti ed i pregiudizi.
Superare i pregiudizi riguardo l'utilizzo dei libri ed il ruolo della biblioteca non è però abbastanza.
La reale ricezione della prima legge è sondata attraverso alcuni elementi generali riguardanti le
caratteristiche della biblioteca quale istituzione. Non basta mettere a disposizione le raccolte,
bisogna mettere nelle condizioni i possibili lettori di entrarvi a contatto. In primis, Ranganatan
sottolinea l'importanza dell'ubicazione della struttura:
Quando l'idea che I LIBRI SONO FATTI PER ESSERE USATI diverrà
un concetto solidamente radicato, quando le biblioteche si renderanno
conto che la loro esistenza è giustificata solo da quanto riescono a far
usare i propri libri ai lettori, allora non ci saranno opinioni diverse su
quale dovrà essere la loro ubicazione. […] Un commerciante furbo,
che vuole che le sue botteghe vendano, metterà il suo negozio nel sann-
idhi di un tempio frequentato. […] Altrettanto farà la biblioteca che,
desiderando che i suoi libri vengano ampiamente usati, andrà a colloc-
arsi nel bel mezzo della sua clientela. (S.R.Ranganathan 2010, par. 134)
La centralità spaziale della struttura in relazione ai lettori a cui si rivolge e al suo contesto è di vitale
importanza. In un college la biblioteca dovrà rappresentare, con le sue raccolte, sale studio e servizi,
il primo riferimento per lo studente e dunque essere l'edificio principale; ugualmente una biblioteca
pubblica dovrà trovarsi nel centro della città, in prossimità dei luoghi di incontro, aspirando essa
stessa a diventarlo. La continua crescita delle città non dovrebbe a sua volta essere un limite,
allontanando i sobborghi dalle strutture bibliotecarie: in tal caso non dovrebbero mancare sezioni
separate e punti di distribuzione localizzati nelle aree periferiche. Già nell'analisi del capitolo primo
si dimostra evidente il valore di democraticità di cui sono intrise le leggi seconda e terza. Affermare
l'importanza della centralità della biblioteca non significa solo permettere intelligentemente alla
biblioteca di svolgere al meglio il proprio compito, ma anche annullare, per quanto possibile, i
disagi che possono derivare dalle condizioni economiche e sociali dei lettori: ogni lettore che per la
lontananza dalla biblioteca, spesso unico possibile punto di contatto con la cultura per soggetti di
bassa estrazione economica, rinuncia alla lettura o a sfruttarne un servizio, rappresenta un vero e
proprio dramma sociale.
La predisposizione della strutture bibliotecarie alla prima legge viene valutata da Ranganathan
anche in relazione all'orario di apertura. Fino all'avvento del XX secolo, in quello stesso occidente
che Ranganathan definisce regno delle biblioteche, gli orari e le tempistiche per la consultazione dei
volumi erano ridottissime: ancora alla metà dell'ottocento gli studenti della Princeton University
potevano usare la biblioteca per un'ora due volte a settimana, i colleghi del Missouri per un'ora ogni
due settimane. I numerosi casi presentati durante la trattazione risultano evidentemente conseguenze
dell'ottusa convinzione che i libri vadano preservati anche a costo di negarne la lettura.
La sola ricezione della legge I LIBRI SONO FATTI PER ESSERE USATI però non basta. La
Madras University Library, nel momento in cui Ranganathan scriveva, stava sperimentando il
prolungamento
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