I CRITERI DI ANALISI DELLA GESTIONE
3.Dopo aver presentato i diversi criteri di analisi della gestione,
La gestione è intesa come l’insieme delle operazioni che non hanno come
controparti i soci, quindi che non producono trasferimenti di ricchezza
(aumento diminuzione distribuzione dividendi) ma che la producono o che la
consumano.
La gestione si articola in quattro categorie: gestione tipica, patrimoniale,
corrente o non corrente.
finanziaria, tributaria, e ognuna delle quali può essere
Gestione tipica: che consiste nell’insieme delle operazioni relative ad
- acquisto, vendita, distribuzioni di beni e servizi relativi al core business
dell’impresa. Nel caso di alcune imprese che hanno diverse linee di
prodotti, possono essere articolati diversi business, come nel caso di
Apple. Se è corrente comprende tutte le operazioni sopra indicati che si
realizzano in un esercizio, mentre se non è corrente è relativa agli
investimenti o disinvestimenti di beni relativi al business (impianti).
Gestione patrimoniale: consiste nella gestione che gestisce le
- eccedenze di liquidità prodotte dall’attività operativa. La gestione
patrimoniale corrente riguarda la percezione di fitti attivi, di oneri di
manutenzione su fabbricati civili concessi in locazione a terzi, quella non
corrente riguarda gli investimenti e disinvestimenti di cespiti.
Gestione finanziaria: si occupa del reperimento e della restituzione di
- risorse finanziarie. Quella corrente riguarda gli oneri finanziari mentre
quella non corrente accensione o estinzione di debiti a medio lungo
termine (mutui).
Gestione tributaria: si occupa del pagamento delle imposte sui redditi
- (IRES e IRAP) e non riguarda altre imposte come IVA o IMU che sono di
competenza della gestione tipica. La suddivisione corrente o non corrente
riguarda solamente il fatto che questi tributi possano riguardare un
esercizio o estendere la loro valenza in diversi esercizi.
4.Dopo aver presentato gli obiettivi e i diversi schemi di riclassificazione
dello stato patrimoniale, se ne illustrino sinteticamente pregi e limiti.
Nella riclassificazione dello SP è necessario analizzare le poste sulla base della loro
appartenenza alla gestione tributaria, finanziaria, patrimoniale e tipica, notando che
possono anche riferirsi ad operazioni sul PN o a poste comuni (liquidità e PN), che sono
appunto movimentate da tutte le gestioni.
La riclassificazione dello SP è fondamentale nel calcolo del valore dell’impresa
e presenta 3 obiettivi principali:
Valutazione della liquidità e solidità patrimoniale attraverso l’utilizzo di
- indici.
Valutazione dell’efficienza del capitale investito, inteso come il
- fabbisogno finanziario richiesto dalla gestione operativa.
Porre le basi per la valutazione dei flussi di cassa a partire dagli schemi di
- riclassificazione proposti.
1. Per misurare la liquidità e la solidità patrimoniale è necessario disporre le
poste secondo uno schema basato sulla scadenza delle voci: in
particolare le voci dell’attivo secondo liquidità decrescente (dalla liquidità
immediata alle immobilizzazioni) e il passivo secondo esigibilità
decrescente (dai debiti a breve termine per concludere con il
posizionamento ultimo del PN). La liquidità è intesa come la capacità di
far fronte ai propri impegni di pagamento mentre la solidità patrimoniale
come la capacità di resistere a delle variazioni di PN. Il primo prospetto
riguarda l’attivo e dispone le poste in questo modo: liquidità immediate,
liquidità differite, disponibilità (rimanenze), ottenendo l’attivo corrente.
Poi inserisce le immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie, che
rappresentano l’attivo non corrente e infine calcola l’attivo totale. Il
passivo viene ordinato secondo il criterio dell’esigibilità decrescente
appunto, che prevede il calcolo del passivo corrente, del passivo non
corrente, del passivo totale e infine l’inserimento del PN, ottenendo in
questo modo il totale passivo e PN. A partire da questi lucidi è possibile
calcolare degli indici di liquidità e di solidità patrimoniale, che però non
sono molto affidabili: benchè sia molto semplice calcolarli, non sono in
grado di mostrare il reale stato di salute di un’impresa perché sono stati
introdotti più di un centinaio di anni fa, e nel tempo sono avvenuti molti
cambiamenti nelle aziende in termini di attenzione al costo del capitale,
al CI e all’indebitamento. Per giudicare invece la solidità patrimoniale, è
utile misurare la capacità di credito dell’impresa, intesa come la capacità
di onorare i propri impegni di pagamento attraverso i flussi di cassa
dell’attività operativa e di investimento (flusso di cassa prima delle
operazioni finanziarie).
2. Per poter dare un giudizio sull’efficienza del capitale investito, è
necessario predisporre un
prospetto degli impieghi, dove viene mostrato come sono impiegate le
- risorse
prospetto delle fonti, dove invece è invece mostrato come l’impresa
- reperisce le risorse necessarie.
A partire da questi due prospetti è possibile redigere uno schema di
riclassificazione SINTETICA, basato su 3 elementi principali: il capitale
investito, il PN e la PFN.
Il capitale investito viene ottenuto attraverso il prospetto degli impieghi e
attività correnti diverse dalle disponibilità immediate
consiste nelle cui si
passività correnti diverse dai debiti finanziari,
sottraggono le ottenendo in CCN
immobilizzazioni TFR,
commerciale, a cui si sommano le e si sottrae il
ottenendo così il capitale investito.
Nel prospetto delle fonti si individua la PFN, calcolata come la somma di
liquidità immediate e crediti finanziari, diminuita dai debiti finanziari, da cui
negativo,
può emergere un risultato identificato con i debiti finanziari netti,
positivo,
e un risultato che mostra la liquidità netta.
Infine, viene posto il PN.
Attraverso questa riclassificazione si imposta l’equazione madre:
variazione di PFN = variazione di PN – variazione di CI,
positiva,
che appunto può essere mostrando come l’impresa riesca a coprire il
capitale investito con il PN, riuscendo a generare della liquidità in eccesso,
negativa,
chiamata appunto liquidità netta, oppure che invece dimostra come il
solo PN non sia sufficiente a coprire il CI, dovendo ricorrere al mercato
finanziario, dando vita ai cosiddetti debiti finanziari netti.
semplice e immediata
Questa riclassificazione è per la valutazione della
posizione finanziaria dell’impresa (se quindi genera liquidità o la assorbe), ma
non spiega da che gestioni deriva appunto la necessità di debito o la liquidità in
eccesso in termini di capitale investito.
A questo proposito viene utilizzata la riclassificazione analitica, che
approfondisce da quali gestioni viene prodotto un CI positivo e da quali
negativo. Questo è possibile attraverso la predisposizione di un prospetto in cui
ogni posta contenuta nella sintetica viene associata al ramo di gestione da cui
proviene, calcolando un CI specifico per ogni gestione. Se il CI della gestione
tipica e tributaria è positivo, allora si genera liquidità mentre se non lo è viene
un’analisi e un approfondimento
assorbita. Questa riclassificazione propone
della provenienza del CI, potendo dare un giudizio molto più accurato su tutte
le gestioni che quindi possono richiedere o generare cassa.
3. La riclassificazione dello SP permette di porre le basi per l’analisi dei
flussi di cassa perché permette di isolare le variazioni delle poste
di bilancio raggruppandole per pertinenza gestionale, ovvero
attribuendo ogni variazione al ramo di gestione a cui si riferisce,
quindi se una variazione del flusso di cassa deriva da operazioni
riguardanti la gestione tipica o al reperimento di finanziamenti
(gestione finanziaria).
Nella riclassificazione si analizzano le voci per capire quale gestione le ha
generate, in base alla loro natura, associando ogni voce al rispettivo ramo del
rendiconto e calcolando il flusso di CCN specifico per ogni area.
L’analitica, infatti, si serve non di soli 3 elementi, come la sintetica, ma di 6:
CCN , CCN specifico, PN, liquidità, debiti a medio lungo termine e
immobilizzazioni. È possibile ottenere quindi il flusso di cassa di ogni gestione
utilizzando un metodo indiretto, dove si parte dal risultato economico, si
rettificano le componenti non monetarie (ammortamenti e accantonamenti),
ottenendo così la variazione di CCN. Dato che questo è costituito da CCN
specifico e liquidità, si calcola il CCN specifico, grazie alla suddivisione delle
voci per natura, e si sottrae dal CCN, ottenendo il flusso di liquidità.
È da evidenziare che ogni ramo di gestione può movimentare le proprie poste
specifiche e la liquidità, poiché è una vera e propria posta in condominio tra
tutte le gestioni.
5.Facendo riferimento allo schema articolato per rami di gestione, si precisi
inoltre la destinazione delle seguenti voci:
a) Crediti IVA = g tipica
b) Crediti per acconti relativi a imposte sul reddito = g tributaria
c) Crediti per acconti relativi a IRAP = g tributaria
d) Debiti per IVA = g tipica
e) Debiti per rate di mutui in scadenza = g finanziaria
f) Crediti verso soci c/aumento capitale sociale = operazioni su PN
g) Debiti per dividendi in corso di distribuzione = operazioni su PN
h) Crediti verso acquirenti di cespiti già impiegati nella gestione tipica = g tipica
i) Debiti verso fornitori di cespiti destinati alla gestione tipica = g tipica
j) Lavori in corso su ordinazione = g tipica
IL CAPITALE CIRCOLANTE NETTO
6.Il ruolo dei flussi di capitale circolante netto nell’analisi dei flussi di cassa.
Dopo aver presentato la struttura del CCN, se ne illustri il ruolo nell’ambito
dell’analisi dei flussi di cassa. Si rappresenti e si illustri inoltre uno schema
tipico di rendiconto finanziario articolato per rami di gestione che metta in
evidenza il ruolo del CCN.
Il CCN non viene definito esplicitamente da parte del Codice Civile perché si viene dato
maggior rilievo alle variazioni di CCN, intese come le variazioni di crediti, rimanenze,
debiti, ratei e risconti attivi e passivi che sono relative a proventi e oneri di una
gestione, come nel caso della gestione tipica.
Ha un ruolo fondamentale nell’analisi dei flussi di cassa, infatti nel processo di
ottenimento del flusso di cassa, è necessario ottenere il flusso di CCN della gestione
attraverso un metodo indiretto. Prendendo come esempio la gestione tipica, si parte
dal risultato economico della gestione tipica (corrente o non corrente) ottenuto nel CE
riclassificato, a cui poi si aggiungono tutte le poste non monetarie, come
ammortamenti di immobilizzazioni, accantonamenti TFR, accantonamenti fondo rischi
e oneri, svalutazioni e si sottraggono le rivalutazioni, ottenendo il flusso di CCN della
gestione corrente.
Ammortamenti e Accantonamenti = "poste non monetarie" che hanno ridotto
l'utile ma non hanno comportato un'uscita di cassa, motivo per cui vanno sommate
di nuovo.
Si aggiungono inoltre i disinvestimenti e si sottraggono gli investimenti, relativi alla
gestione tipica non corrente, e se si sommano i due risultati si ottiene il flusso di CCN
della gestione tipica.
il "Flusso di CCN della gestione corrente" è spesso chiamato Autofinanziamento
(Potenziale). È la ricchezza che l'azienda ha generato "sulla carta" prima di fare i
conti con i ritardi di incasso e pagamento.
A questo proposito, dato che il CCN = CCN specifico + liquidità, è necessario sottrarre
al flusso di CCN appena ottenuto, le variazioni di CCN specifico: in particolare si
aggiungono le variazioni, derivanti appunto dalla differenza degli stock iniziali e finali
delle poste contenute nello SP riclassificato, delle passività (un aumento di passività
genera un aumento dei flussi di cassa) e si sottraggono le variazioni dell’attivo (un
aumento di attività genera una diminuzione dei flussi di cassa). Si aggiungono quindi
le variazioni di debiti verso fornitori, ratei e risconti passivi e si sottraggono le
variazioni di crediti verso clienti, rimanenze e ratei e risconti attivi. Queste sono tutte
poste relative al CCN della gestione tipica corrente, poi si possono sommare e
sottrarre le poste del CCN della gestione tipica non corrente, rispettivamente come nel
caso dei debiti verso fornitori di immobilizzazioni e dei crediti verso acquirenti di
immobilizzazioni.
Per differenza quindi si ottiene il flusso di liquidità della gestione tipica corrente.
Lo schema è:
Risultato economico gestione tipica
Aggiustamenti (sia correnti sia non correnti)
Flusso di CCN gestione tipica
- Variazioni CCN specifico (gestione tipica sia corrente sia non corrente)
Flusso di cassa della gestione tipica
7.Dopo aver presentato il concetto di capitale circolante netto, se ne
illustrino sinteticamente:
- il ruolo in sede di programmazione finanziaria
- la composizione
- la struttura delle poste di CCN correlate alla gestione tipica
Il CCN è l’acronimo di capitale circolante netto, che può essere commerciale o
finanziario. È finanziario quando si ottiene nel prospetto in cui passività e
attività sono ordinate per scadenza (liquidità decrescente ed esigibilità
decrescente) ed è dato da attività correnti – passività correnti. Il CCN
commerciale è definito nel prospetto degli impieghi dalla differenza tra le
attività correnti diverse dalle disponibilità immediate e dalle passività correnti
diverse dai debiti finanziari, e rappresenta l’ammontare di capitale che viene
movimentato attraverso le operazioni poste in atto dall’impresa nell’arco di un
esercizio.
Il CCN commerciale è dato da: + crediti verso clienti + rimanenze + ratei
risconti attivi + acconti a fornitori – debiti verso fornitori – ratei risconti passivi,
ed è un componente fondamentale del capitale investito.
Il CCN è fondamentale nel calcolo dei flussi di cassa perché attraverso le sue
variazioni, si ottengono i flussi di cassa delle singole gestioni: è necessario,
infatti, utilizzare un metodo che permetta di ottenere la cassa tramite un
metodo in
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