Estratto del documento

MANFREDO TAFURI

architettura e critica tra “linguaggio” e capitalismo.

Laboratorio di Storia dell’architettura e della Città A – a.a. 2024/25 GATTO Daniele – s308395

E3 - Analisi critica di “L’architecture dans le boudoir” del 1974 su Oppositions 3

Versione aggiornata del 1980 su

Tafuri, Manfredo. La sfera e il labirinto: avanguardie e architettura da Piranesi agli anni ’70. (Torino: Einaudi, 1980)

A cura di

GATTO Daniele – s308395

Laboratorio di Storia dell’architettura e della Città A – a.a. 2024/2025

Docente: Comba Michela 1

Laboratorio di Storia dell’architettura e della Città A – a.a. 2024/25 GATTO Daniele – s308395

INDICE

1. L’articolo: dove, quando e come .......................................................................................... 3

Clima culturale ............................................................................................................................ 3

La produzione tafuriana ................................................................................................................ 4

“Oppositions” e il dibattito critico internazionale ........................................................................... 5

Influenze intellettuali .................................................................................................................... 5

Impatto ........................................................................................................................................ 5

2. Critica e percorso critico..................................................................................................... 6

2.1 Sulla critica ............................................................................................................................ 6

2.2 Percorso per citazioni non architettoniche ............................................................................... 7

Filosofi/Scrittori/Poeti ............................................................................................................... 7

Artisti/Pittori/Altro… .................................................................................................................. 9

2.3 Percorso per citazioni architettoniche .................................................................................... 10

Architetti e Storici dell’architettura .......................................................................................... 10

3. Approcci significativi al “linguaggio” .................................................................................. 15

4. Post scriptum: Tafuri e la critica ideologica ........................................................................ 18

Elenco completo delle architetture citate .............................................................................. 20

Bibliografia .......................................................................................................................... 21

Fonti delle illustrazioni ......................................................................................................... 21

2

Laboratorio di Storia dell’architettura e della Città A – a.a. 2024/25 GATTO Daniele – s308395

1. L’articolo: dove, quando e come

I l contesto attorno alla pubblicazione dell’articolo "L’architecture dans le boudoir" di Manfredo Tafuri

è complesso e ricco di sfumature culturali, ideologiche e politiche. Questo scritto, pubblicato per la

prima volta nel 1974 sul terzo numero della rivista americana Oppositions: Journal for Ideas and

Criticism in Architecture si inserisce all’interno di un decennio cruciale per la teoria architettonica,

1

caratterizzato da una crisi profonda del Movimento Moderno e da un ripensamento radicale delle

potenzialità e dei limiti dell’architettura come disciplina. La pubblicazione sulla rivista, in realtà, risulta

successiva ad una prima presentazione, sempre nel 1974, alla conferenza “Practice, Theory and Politics

in Architecture” organizzata da Diana Agrest a Princeton . Il testo viene poi successivamente rielaborato

2

dallo stesso Tafuri e diverrà l’ottavo capitolo dello scritto La sfera e il labirinto. Avanguardie e architettura

da Piranesi agli anni ’70 (1980) (La seguente analisi critica si basa su quest’ultima versione aggiornata

del 1980). La produzione teorica di Tafuri in quegli anni non solo mira a mettere in discussione i

fondamenti dell’architettura modernista, ma si colloca anche all'interno di un panorama intellettuale

più ampio, influenzato da critiche marxiste, post-strutturaliste e da una crescente disillusione nei

confronti delle possibilità emancipatrici del progetto architettonico.

Clima culturale

Negli anni Sessanta e Settanta, l’architettura si trova al centro di un intenso dibattito, mentre la società

occidentale attraversa un periodo di profonda trasformazione. La critica agli assunti del Movimento

Moderno non riguarda soltanto le pratiche progettuali, ma si estende alla capacità dell’architettura di

rispondere ai problemi sociali e urbani della modernità avanzata. Da un lato, gli ideali del funzionalismo,

della razionalità e della standardizzazione, che avevano dominato la scena internazionale per gran parte

del XX secolo, iniziano a essere messi in discussione . Dall'altro, emergono movimenti di contestazione

3

sociale che guardano con sospetto alle grandi narrazioni moderniste e al loro legame con le logiche di

potere del capitalismo.

Questi risultano due decenni movimentati da idee e cambi di rotta frequenti. Gli anni ’60, per la

disciplina, si aprono all’insegna della <<ideologia della città quale somma di infrastrutture

tecnologicamente controllabili>> . Guidato da una forte esaltazione della tecnologia applicata al

4

campo della produzione architettonica, il progetto si trasforma, spostandosi verso una concezione che

<<aspira ad una concezione atemporale […] che prescinda […] dalla soggettività dell’atto

progettuale>> . Così, si assiste a progetti di massima oggettivizzazione dei processi di formazione

5

urbana: dalle griglie strutturali di Yona Friedman ai progetti per Tokio di Kenzo Tange. La cultura italiana

della disciplina, al contempo, sarà guidata da un’ambivalenza nei confronti del mito tecnologico: opere

come il padiglione italiano di Osaka (1969) di Costantino Dardi e il progetto per le attrezzature fieristiche

di Bologna (1961-1967) di Leonardo Benevolo, testimoniano la volontà, ancora presente, di poeticizzare

l’elemento tecnologico all’interno della composizione progettuale. La tecnologia diventa sintassi per il

progetto, concetto ampiamente riscontrabile in opere come il centro culturale parigino “G. Pompidou”

di Piano & Rogers (1971-1977). Si prosegue così per “rifondazioni disciplinari”: alla metà degli anni

Sessanta vengono definiti nuovi pensieri orientati a stabilire una “circolarità” tra <<analisi storica, vaglio

Rivista d’avanguardia pubblicata dall’Institute for Architecture and Urban Studies (IAUS) dal 1973 al 1984.

1

(Oppositions - Monoskop)

A. M. Leòn, “The Boudoir in the Expanded Field”, p.63

2 Si parla di una molteplicità di opere sul tema, pubblicate proprio nel periodo ’60-’70: da J. Jacobs, The Death

3

and Life of Great American Cities (New York: Random House, 1960) a A. Rossi, L'architettura della città (Padova:

Marsilio, 1966).

A. Belluzzi, C. Conforti, Architettura italiana: 1944-1984. (Roma; Bari: Laterza, 1985), p.49

4 Ibid.

5 3

Laboratorio di Storia dell’architettura e della Città A – a.a. 2024/25 GATTO Daniele – s308395

critico, funzione critica dell’immagine, valore dimostrativo della progettazione>> . Così, i sostenitori di

6

queste idee rifondanti aspirano a rivendicare il significato culturale e scientifico della disciplina: non

solo esecutiva, ma creatrice di idee e strumento di comprensione . Sarà proprio la ricchezza di stimoli

7

culturali e la qualità della produzione architettonica direttamente connessa a queste istanze ad elevare

l’architettura italiana a ruolo propositivo nel panorama internazionale. A collaborare a questo fenomeno

sarà anche un’azione critica parallela, propria soprattutto dello stesso Manfredo Tafuri. Verso la metà

8

degli anni ’70 si assiste, invece, ad un riavvicinamento, per parte della cultura architettonica, al “luogo”,

al contesto circostante il progetto. L’obiettivo è ora

immergersi tra i materiali che la storia vi ha sedimentato, consentendo una porosa penetrazione che

preluda alla segreta osmosi tra luogo e architettura. […] l’architettura cessa di essere il gioco sapiente dei

volumi dello spazio, nitidamente illuminati dalla luce geometrica della ragione, secondo la suggestiva

definizione lecorbuseriana, ma si stempera invece in sottili fragranze evocative, su una filigrana di

atmosfere e di emozioni della mente e dei sensi riconducibili a una “intimità urbana”. 9

Manfredo Tafuri, nel contesto di questo clima culturale, non è l'unico a interrogarsi sul ruolo

dell'architettura all’intero della società; tuttavia, riesce a distinguere il proprio operato per un approccio

particolarmente disincantato e per una lettura storico-materialista della disciplina. Mentre altri teorici,

come Aldo Rossi con il suo L’architettura della città (1966), cercavano di ricostruire un’identità

disciplinare attraverso l'analisi storica e tipologica dell’architettura contro la standardizzazione

capitalista, Tafuri si spinge oltre, criticando apertamente l’idea che l’architettura possa mantenere una

funzione emancipatoria o una neutralità ideologica .

10

La produzione tafuriana

Già con la pubblicazione di Teorie e storia dell’architettura (1968), egli sviluppa una critica metodica nei

confronti della storiografia architettonica tradizionale, introducendo una lettura che si basa su

categorie marxiste e che mira a smascherare i rapporti tra architettura, ideologia e potere. Per Tafuri, la

storia dell'architettura moderna è una storia di fallimenti, un’affermazione che rivela il suo scetticismo

verso le capacità dell’architettura di operare cambiamenti sociali significativi. Questo libro rappresenta

un momento fondamentale nella carriera dell’autore, poiché segna l’inizio della sua analisi critica e

teorica dell’architettura come disciplina fortemente non autonoma. Secondo il critico risulta

impossibile alla disciplina architettonica sfuggire alle determinazioni ad essa imposte dal sistema

economico in cui si sviluppa; essa gode di una falsa autonomia apparente , destinata a dissolversi di

11

fronte alle esigenze del mercato e del capitale.

All’interno della produzione di Tafuri, l’articolo del ‘74 si collega direttamente a un altro dei suoi testi

fondamentali: Progetto e utopia. Architettura e sviluppo capitalistico (1973). In quest'opera, Tafuri

elabora il concetto di “autonomia dell’architettura”, intesa come consapevolezza dell’incapacità della

disciplina di discostarsi dalle dinamiche del sistema capitalistico. L’architettura, secondo Tafuri, non

può che essere considerata un prodotto ideologico, uno strumento nelle mani del capitalismo per

mantenere l’ordine esistente. Questa visione, che nega qualsiasi funzione rivoluzionaria alla disciplina,

si oppone radicalmente all'ottimismo modernista di figure come Le Corbusier, il quale difendeva il

potere dell’architettura nel creare una nuova società attraverso la progettazione razionale degli spazi.

M. Tafuri, Teorie e storia dell'architettura (Roma; Bari: Laterza, 1968), p.193

6 Belluzzi, Conforti, Architettura italiana: 1944-1984 cit., p.65

7 Ivi. p.66

8 Ivi. pp.55-56

9 Tafuri, Teorie e storia dell'architettura cit. e M. Tafuri, Progetto e utopia: Architettura e sviluppo capitalistico

10

(Roma: Laterza, 1973).

Tafuri, Teorie e storia dell'architettura cit., p.267

11 4

Laboratorio di Storia dell’architettura e della Città A – a.a. 2024/25 GATTO Daniele – s308395

“Oppositions” e il dibattito critico internazionale

All’interno della produzione teorica di Tafuri, la pubblicazione di "L’architecture dans le boudoir" su

Oppositions 3 (1974) è un evento significativo. La rivista, fondata da P. Eisenman, K. Frampton e M.

Gandelsonas, è una delle riviste di architettura più influenti degli anni ’70, e si propone, nel vario

panorama editoriale dell’epoca, come piattaforma per una critica radicale e sofisticata, che mira a

smantellare i presupposti del Movimento Moderno e a riformulare le basi teoriche dell’architettura . La

12

rivista raccoglie contributi di importanti teorici e architetti critici, creando un dialogo internazionale che

riflette le tendenze intellettuali dell’epoca, dal marxismo strutturalista al post-strutturalismo,

dall’analisi semiotica all’archeologia del sapere di Michel Foucault.

Il contributo di Tafuri si inserisce, qui, come una delle voci più radicali, portando all’interno della rivista

un’analisi basata su una critica rigorosa della società capitalistica e che rifiuta, ancora una volta,

qualsiasi illusione di autonomia disciplinare dell’architettura. La scelta di pubblicare su Oppositions

non è casuale: la rivista condivide con Tafuri la necessità di una critica intellettualmente rigorosa che

metta in discussione le relazioni tra architettura e ideologia, sebben lo stesso Tafuri criticherà a più

riprese l’approccio al progetto del primo fondatore P. Eisenman, considerandolo troppo spinto verso

interessi formali piuttosto che sociopolitici . L’approccio critico che si osserverà nella rivista si discosta

13

dalla critica formalista che aveva dominato fino a quel momento e apre la strada a una riflessione sulla

natura politica dell’architettura stessa.

Influenze intellettuali

La produzione teorica di Tafuri, incluso l’articolo da noi analizzato, è influenzata dalla tradizione del

marxismo occidentale e dalle teorie critiche della Scuola di Francoforte. In particolare, l’autore trae

14

ispirazione dal pensiero di autori come Herbert Marcuse e Guy Debord, i quali criticano la cultura

capitalista avanzata e la sua capacità di integrare e neutralizzare le opposizioni sociali. Marcuse, in

L’uomo a una dimensione (1964), descrive il conformismo delle società industriali avanzate, mostrando

come il capitalismo riesca a incorporare le ideologie alternative, trasformandole in strumenti di

supporto per il proprio mantenimento. Similmente, Debord, nel suo La società dello spettacolo (1967),

denuncia la capacità del capitale di trasformare ogni aspetto della vita in uno "spettacolo" che soddisfa

le esigenze del mercato piuttosto che quelle sociali. Tafuri prende in prestito queste categorie critiche,

applicandole all’architettura e sostenendo che anch’essa non può sottrarsi al sistema economico

dominante. Il suo scetticismo verso le capacità trasformative dell’architettura prende forma come

conseguenza diretta di questa lettura marxista della disciplina stessa.

Impatto

L'impatto del lavoro di Tafuri è stato notevole e ha suscitato reazioni contrastanti. Da una parte, il suo

approccio critico ha influenzato una generazione di architetti e teorici che, negli anni ’80, si sono

15

fortemente spinti verso lo sviluppo di movimenti di “superamento”. D’altra parte, la sua visione

acutamente pessimista è stata accusata di portare a una sorta di paralisi, di immobilismo teorico,

negando ogni possibilità (e sensatezza) di azione politica attraverso l’architettura, con conseguente

rischio di demotivazione per gli impegni sociali nella disciplina.

G. Zuliani, “Oppositions 1973-1984”, p. 79.

12 K. Forster, Building Institution (Bielefeld: transcript Verlag, 2024), p.407

13 M. Tafuri risulterà influenzato soprattutto dalla nozione di Louis Althusser di “apparati ideologici di Stato”,

14

riflettendone i significati in particolare sulla disciplina architettonica.

Anche grazie alla sua attività accademica preso lo IUAV di Venezia, dove approda nel 1968, fondando

15

successivamente, nel 1974, l’Istituto di Storia dell’Architettura: fulcro principale di diffusione delle nuove idee

sulla disciplina architettonica. 5

Laboratorio di Storia dell’architettura e della Città A – a.a. 2024/25 GATTO Daniele – s308395

2. Critica e percorso critico

2.1 Sulla critica

N ell’articolo analizzato, di spiccato carattere critico/analitico, Tafuri pone sotto esame

l’architettura, il “linguaggio” dell’architettura stessa, con gli sviluppi che quest’ultimo ha subito

nel corso del XX secolo, nonché la stessa critica architettonica, con i suoi obiettivi e le sue

modalità. Il saggio si sviluppa tramite una successione rigorosa di analisi approfondite riguardo ai

“massimi esponenti”, individuati dallo stesso Tafuri, del discorso sul “linguaggio” del progetto

architettonico. Per l’autore è indispensabile per l’analisi critica, in un dibattito disciplinare così ampio e

variegato, partire da una

[…] operazione del distruggere, del separare del disintegrare una struttura data. Senza una tale

disintegrazione dell’oggetto in analisi […] non è possibile alcuna successiva riscrittura di esso. […] non

esiste critica che non ripercorra il processo che ha dato vita all’opera, che non ridisponga i materiali

dell’opera in un ordine diverso, non foss’altro che per costruire modelli tipologici. 16

Ritiene inoltre fondamentale sostenere l’idea che l’atto critico debba necessariamente dirigersi verso

lo <<sdoppiamento della critica>> in quanto una <<una semplice analisi linguistica di un’architettura

17

che parli solo del suo essere linguaggio messo a nudo risulterebbe pura descrizione>> evitando la

18

mera costruzione di un <<linguaggio secondo>> nei confronti delle opere analizzate. Nel corso

19

dell’analisi Tafuri si

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 22
E3_Manfredo Tafuri Pag. 1 E3_Manfredo Tafuri Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
E3_Manfredo Tafuri Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
E3_Manfredo Tafuri Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
E3_Manfredo Tafuri Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 22.
Scarica il documento per vederlo tutto.
E3_Manfredo Tafuri Pag. 21
1 su 22
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher danielegatto di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di storia dell'architettura e della città e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Torino o del prof Comba Michela.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community