Estratto del documento

Corso di Perfezionamento Annuale post-Laurea - codice corso: PLTE0117

Strategie e metodi di intervento sulla disabilità in ambito didattico: indirizzo area

disciplinare Tecnica della scuola Secondaria

Anno Accademico: 2017/2018

Saggio Finale: Il cooperative learning

Allievo: Ing. Gian Luca Corda

Tutor: Ins. Sanfilippo Mariachiara 1

Il Cooperative Learing è stato ed è ancora attualmente oggetto di numerose ricerche condotte da

pedagogisti, psicologi dell’apprendimento e dell’educazione di tutto il mondo.

Per questo all’interno del costrutto generale si sono sviluppati diversi modelli applicativi,

accomunati però dagli elementi di base.

Nei corsi di formazione viene proposto un approccio integrato, che tragga spunto dalle migliori

tecniche di diversi modelli.

Di seguito viene elancata una breve descrizione dei “padri del cooperative learning“.

David e Robert Johnson possono essere considerati i padri del Cooperative Learning. Entrambi

docenti universitari presso l’Università del Minnesota hanno sviluppato un modello di A.C.

denominato “Learning Together”. I fratelli Johnson però non si sono limitati alla ricerca teorica ma

hanno realizzato numerose ricerche empiriche e meta-analisi, che hanno dimostrato la maggior

efficacia della cooperazione rispetto ai modelli di apprendimento tradizionali (lezione frontale /

apprendimento individuale).

Il loro lavoro è poi andato oltre la cooperazione in classe, elaborando un modello di scuola

cooperativa in cui la cooperazione non fosse solo tra studenti, ma anche tra docenti.

Elizabeth Cohen dell’Università di Stanford ha invece sviluppato un approccio cooperativo

denominato “Complex Instruction”. Questo tipo di apprendimento cooperativo si basa infatti su

compiti complessi/avanzati che richiedono l’utilizzo di diverse competenze e intelligenze. In questo

modo ogni membro del gruppo e della classe, non solo viene valorizzato per le proprie risorse, ma

si risolve il problema dello status sociale, per cui gli studenti bravi diventano sempre più bravi

mentre gli altri mantengono le proprie difficoltà. Grazie ai gruppi eterogenei e l’interdipendenza di

ruoli si possono valorizzare tutti gli studenti.

Yael e Shlomo Sharan dell’Università di Tel-Aviv hanno creato il modello cooperativo del “Group

Investigation”. La loro ricerca si è sviluppata costruendo un modello di apprendimento

collaborativo che sfrutti l’enorme potenziale della motivazione intrinseca. La gran parte degli

studenti studia infatti per dovere (motivazione estrinseca), questo però non è responsabilità dei soli

allievi ma dei docenti. Per questo Sharan ribalta l’impostazione della lezione: invece del modello

tradizionale in cui è l’insegnante che decide cosa spiegare, si parte dagli interessi degli studenti. Nel

Group Investigation l’argomento curriculare viene proposto alla classe, che elaborerà liberamente

gli interrogativi più interessanti da ricercare. Individuati gli interrogativi si formano i gruppi per

interesse, in cui gli studenti coopereranno per approfondire quella parte di argomento per loro più

stimolante. In conclusione ogni gruppo presenterà la propria ricerca alla classe, realizzando delle

lezioni stimolanti e coinvolgenti.

Robert Slavin dell’Università Johns Hopkins ha analizzato invece il potere della motivazione

estrinseca. Il suo modello è lo “Student Team Learning” e prevede attività cooperative in piccoli

2

gruppi eterogenei. Le tecniche cooperative ideate da Slavin sfruttano infatti premi, valorizzazioni e

riconoscimenti individuali e di gruppo. Questa strategia dei rinforzi positivi nell’apprendimento

consente di motivare inizialmente anche gli studenti più difficili, il cui rapporto con la scuola è

burrascoso e fonte di disagio. I gruppi si basano sull’interdipendenza e sulla cooperazione tra

studenti competenti e altri con difficoltà. Nel gruppo ogni studente è responsabile di una parte del

lavoro e se tutti faranno la loro parte il team riceverà premi e riconoscimenti diversificati per età. In

questo modo non solo gli studenti più bravi hanno successo, ma anche quelli a rischio possono

sperimentare il piacere e la bellezza del sentirsi competenti.

Spencer Kagan dell’Università della California ha sviluppato invece l’ “Approccio strutturale”, un

modello che si basa su specifiche strategie (strutture) che garantiscono, non solo la cooperazione tra

gli studenti, ma la responsabilità di ciascuno studente. Il merito di Kagan è aver divulgato numerose

strutture didattiche fruibili dagli insegnanti di qualunque disciplina e ordinamento scolastico.

L’Apprendimento Cooperativo è una modalità di apprendimento, attuabile dalla classe III delle

Elementari, basata sull’interazione: gli allievi lavorano in gruppi, interagendo e collaborando per

raggiungere un obiettivo comune, attraverso un percorso di approfondimento e acquisizione di

nuove competenze.

Sono 5 gli elementi che delineano la fisionomia del Cooperative Learning:

1) Interdipendenza positiva: tutti devono lavorare per ottenere il risultato prefissato, e ogni alunno

deve sentire la responsabilità del proprio impegno e del ruolo degli altri;

2) Responsabilità individuale: in gruppo bisogna sostenere la propria parte, ma anche

individualmente bisogna dimostrare quanto si è imparato;

3) Interazione: ogni studente ha il proprio compito, ma un momento fondamentale è quello del

confronto, in cui si discutono i compiti, si cercano le conclusioni e gli allievi possono condividere

conoscenze tra loro;

4) Sviluppo delle abilità sociali: ciò che si va a stimolare sono lecapacità del singolo, in particolare

la leadership, la comunicazione, il saper prendere delle decisioni e difenderle, la gestione dei

conflitti nei rapporti interpersonali;

5) Auto-valutazione: il gruppo deve essere in grado di giudicare il modo in cui si sta portando avanti

il progetto e capire quando bisogna apportare qualche cambiamento.

Queste stesse caratteristiche differenziano i gruppi di lavoro del CL dal tradizionale lavoro di

gruppo.

Nella lezione tradizionale il docente spiega, trasmette informazioni e conoscenze a un pubblico di

alunni che prende appunti e si sforza a recepire tali nozioni: in questo contesto è diventato un

aspetto fondamentale per valutare la riuscita del lavoro di insegnamento, la capacità di concludere il

programma didattico, a discapito delle effettive risorse acquisite dallo studente.

3

Molte ricerche hanno smontato questo modus operandi: secondo questi studiosi di circa 5000 parole

ascoltate in 50 minuti di lezione, gli studenti ne appuntano circa 500 edopo una lezione di 50

minuti, gli stessi ricordano circa il 70% di quanto presentato nei primi 10 minuti, e il 20% del

contenuto presentato negli ultimi 10 minuti .

Il Cooperative Learning si sviluppa, come il compiti di realtà, a partire dal costruttivismo e

dall’opera di Piaget: secondo questa visione gli allievi imparano effettivamente quando hanno un

ruolo attivo, sono impegnati in discussioni e attività reali. Inoltre, secondo Vygotsky , lo sviluppo

cognitivo è un processo sociale e la capacità di ragionare aumenta nell’interazione con i propri pari

e con persone maggiormente esperte; anche McKeachie sostiene che, interagendo con i propri pari,

lo studente opera una maggiore elaborazione cognitiva e può ammettere e chiarire la propria

confusione. Si rovescia quindi l’idea dell’apprendimento centrato sulla struttura stimolo-risposta.

In cosa consiste l’Apprendimento Cooperativo

Gli esperti distinguono tra cooperative learning informale, esercizi brevi assegnati in classe a

gruppi non fissi di due o più studenti, e cooperative learning formale, esercizi più lunghi e

impegnativi assegnati a gruppi di studenti che lavorano insieme per un periodo di tempo maggiore.

Nel CL informale gli studenti devono essere riuniti in gruppi di 2 – 4 persone dal docente, che

propone una domanda, un problema, assegnando, ad esempio, ad uno il compito di scrivere e

all’altro il compito di esporre. L’esercizio verrà svolto in pochi minuti. Una variante a questo

metodo è la think-pair-share: quindi la coppia di allievi che deve ragionare insieme su un quesito,

sintetizzando in un’unica risposta le due visioni.

Nel CL formale, gli studenti lavorano in gruppi su progetti più complessi ed il compito può essere

svolto anche fuori dalle mura scolastiche; solitamente è l’insegnante che assegna i ruoli e dà i

compiti ai membri, dividendo poi l’esposizione finale tra tutti i ragazzi coinvolti.

In entrambi i casi il docente ha un ruolo decisivo perché deve essere lui a formare i gruppi in modo

che siano equilibrati, e a dare i compiti: inoltre la figura dell’insegnante diventa quella del coach,

della guida, di una risorsa a cui chiedere supporto, ma esterna al gruppo. Infine il lavoro verrà

valutato singolarmente, andando quindi a giudicare le capacità del singolo di apprendere e

interagire, e sugli aspetti dell’intero progetto, quindi in modo complessivo.

Nelle classi il clima di lavoro è spesso competitivo, con alunni ansiosi di dimostrare di

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Cooperative learning Pag. 1 Cooperative learning Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Cooperative learning Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Cooperative learning Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gianlucacorda.ing di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica della letteratura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Perugia o del prof Giuffrida Roberto.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community