I
• Q Deflusso base [mm/mese]
B
• W Contenuto d’acqua massimo nel suolo [mm]
• Percolazione [mm/mese]
• Deflusso totale verso il corpo idrico [mm/mese]
Il contenuto d’acqua massimo nel suolo si assume pari alla somma di acqua gravimetrica e acqua capillare.
Nella simbologia usata nel proseguo del testo si indica con:
• Temperatura [°C]
• Temperatura media mensile [°C]
• Umidità relativa [-]
%
• 2
Area [m ]
• ∆ Escursione termica [°C]
• -1
Parametro per il calcolo del deflusso base [mese ]
• -1
Parametro per il calcolo del deflusso ipodermico [mese ]
• -1
Parametro per il calcolo della percolazione [mese ]
• Velocità di Darcy [mm/h]
• Intensità precipitazione [mm/h]
• d Durata dell’evento di pioggia [h]
• Indice temporale [-]
• ̇ 3
Portata volumetrica Torrente Resco [m /s]
• dt Intervallo di tempo della discretizzazione [d]-[mese]
Per la stima dei flussi si utilizzano le relazioni indicate sotto.
La relazione utilizzata per la stima dell’evapotraspirazione è la formula di Serra:
∆
(1 )
= 0.9 (100 − ) − exp (0.0644 )
, %
1000
Si definisce l’intensità come l’altezza della lama d’acqua precipitata nell’intervallo di tempo pari alla durata
d
dell’evento di pioggia. La durata dell’evento di pioggia, generalmente non è nota ma si illustrerà nel
paragrafo 4.1.3 il metodo per la sua stima.
= d
Se l’intensità è maggiore della conducibilità idraulica del terreno si ipotizza che la differenza tra la
precipitazione e il prodotto di velocità di Darcy per durata dell’evento dia luogo a ruscellamento
superficiale. 19
− ∙ , <
= {
0 , ≥
I flussi dai vari serbatoi sono calcolati come: = ∙
, −1
= ∙
−1
= ∙
, −1
Si aggiornano quindi le variabili di stato.
= + − ( + + + + )
−1 , ,
= + −
−1 ,
Si correggono quindi eventuali risultati non fisicamente basati e si aggiornano eventuali flussi, come il
deflusso alla Dunne. , > 0
,
= {
+ , ≤ 0
,
− , >
= {
, 0 , ≤
, ≤
= {
, >
.
Si calcola quindi la portata complessiva fornita nell’istante
= + + +
, , , ,
Il metodo illustrato fino a qui è sintetizzato nel diagramma di flusso della figura 4.2.
Figura 4.2: Diagramma di flusso dei passaggi principali dell’algoritmo utilizzato 20
,
Si precisa inoltre che i parametri e sono tutti minori di 1, e vale anche la disuguaglianza:
( + ) < 1
L’algoritmo implementato tuttavia non considera semplicemente i parametri medi sull’acquifero, ma
calcola ciascuna di queste variabili per ognuna delle 8 regioni con parametri omogenei ( , ) compresi
all’interno del bacino imbrifero. Per ciascuna iterazione, quindi, è necessario aggiornare le variabili di stato
di ciascuna delle 8 regioni e pesare il contributo di ciascuna di esse secondo l’estensione relativa all’interno
del bacino. Considerando quindi l’indice per il tempo e l’indice per le regioni risulterà:
8 8
1
=∑ ∙ = ∙ ∑ ∙
, ,, ,,
=1 =1
dt
Supponendo che l’intervallo di discretizzazione temporale sia assunto pari ad 1 mese di 30 d, la portata
volumetrica complessiva che scorrerà nel Torrente Resco all’intervallo potrà essere presa pari a:
3
dt m
̇ = ∙ ∙ [ ]
, , 24 ∙ 30 ∙ 3600 ∙ 1000 s
4.1 Limiti e difetti del metodo utilizzato
Il metodo di calcolo utilizzato per la stima della portata del Torrente Resco presenta delle semplificazioni di
un sistema idrogeologico potenzialmente molto più complesso. Alcuni di questi limiti riguardano il modello
di calcolo stesso, mentre altri riguardano l’incertezza di parametri di calibrazione del modello.
4.1.1 Semplificazioni del modello
L’algoritmo considera le precipitazioni esclusivamente piovose e non considera il possibile accumulo di
neve, aspetto sicuramente non trascurabile considerando che non è così improbabile che nei versanti del
Pratomagno si abbiano nevicate, che negli anni più freddi possono spingersi anche a quote sensibilmente
più basse rispetto a quelle del crinale. Dal punto di vista modellistico la neve porterebbe probabilmente ad
accumuli ulteriori di acqua che non sono presi in considerazione dai serbatoi e e ritarderebbe in
maniera differita nel tempo il rilascio di un importante volume d’acqua.
Il modello inoltre prevede che la portata massima che il suolo è in grado di assorbire sia pari a . Questa
approssimazione può rappresentare una notevole fonte di errore, in quanto il suolo generalmente non si
trova mai in corrispondenza del contenuto di acqua pari a , ma si trova in condizioni di parziale
saturazione. Per questo motivo all’inizio della precipitazione i ratei di infiltrazione generalmente sono
maggiori della velocità di Darcy (a causa del maggiore potenziale capillare ). All’inizio di ogni
precipitazione quindi si assume che il suolo si comporti come suolo saturo, anche se sarebbe in grado di
accumulare volumi di acqua maggiori. L’effetto di questa semplificazione è quello di sottostimare le
ricariche del suolo e sovrastimare i deflussi superficiali.
Nel metodo illustrato inoltre si assume che si abbia sempre percolazione verso pari ad una frazione
∙ .
del volume accumulato in e un deflusso ipodermico proporzionale a Questo fenomeno però
avviene solo quando l’acqua è libera di muoversi all’interno dei pori del suolo, ma non quando si trova al di
sotto del contenuto d’acqua capillare. Una semplice modifica dell’algoritmo potrebbe correggere
efficacemente questo difetto. 21
La diminuzione del contenuto d’acqua nel suolo inoltre non è limitata inferiormente per quanto riguarda i
fenomeni di evapotraspirazione. Questo aspetto potrebbe essere corretto conoscendo il contento d’acqua
corrispondente al punto di appassimento del suolo. Queste ultime due semplificazioni sovrastimano la
diminuzione (e la velocità della diminuzione) del contenuto d’acqua nel suolo e possono portare a
sovrastimare la portata rilasciata nel torrente nei periodi più secchi e siccitosi.
4.1.2 Semplificazioni e incertezza dei parametri
Una delle semplificazioni già illustrate in precedenza riguarda la stima degli scambi di volumi d’acqua tra
bacini imbriferi adiacenti, che viene assunta nulla. L’assunzione fatta è legata alla necessità di utilizzare
modelli semplici che non richiedono l’integrazione di nozioni geologiche e idrogeologiche.
Per semplicità si assume che il suolo abbia uno spessore unitario (1 m) su tutto il bacino imbrifero.
Questo aspetto però è compatibile con altre considerazioni:
• Gli apparati radicali delle piante si estendono principalmente in una regione del suolo superficiale e per la
perdita di acqua dovuta all’evapotraspirazione è ragionevolmente corretto considerare solo una fascia di
terreno superficiale per questo fenomeno.
• Anche per il deflusso alla Dunne è verosimile assumere che contribuisce solo il volume più superficiale.
, , ),
A causa dei metodi di calcolo utilizzati per la stima dei flussi ( si condensano dentro a dei singoli
, ,
parametri, rispettivamente e fenomeni molto più complessi che vengono appiattiti all’interno di un
singolo valore. Le scelte di tali valori possono condizionare in maniera rilevante il risultato ottenuto e sono
quindi di grande importanza. La calibrazione del modello dovrebbe essere fatta conoscendo, oltre ai dati
già noti, anche la l’andamento della portata del Resco nel tempo: che ovviamente è incognita, visto che è
proprio la variabile che si vuole determinare.
Attribuire singoli puntuali valori a tali parametri sarebbe quindi molto limitante e poco rappresentativo e
potrebbe portare a valutazioni scorrette. Nel seguito dell’elaborato sarà dunque illustrato il metodo che è
stato utilizzato per superare questa incertezza.
4.2 Stima della durata degli eventi di pioggia
Come già anticipato nel paragrafo 3.1 i dati disponibili in termini di precipitazioni riguardano solamente
l’altezza cumulata dell’evento di pioggia. Questa informazione, tuttavia, risulta insufficiente per applicare
,
il modello di calcolo precedentemente illustrato, che fa uso anche del intensità di pioggia che quindi
richiede anche la conoscenza della durata dell’evento di pioggia.
Per stimare l’evento di pioggia si considerano le LSPP con i parametri caratteristici forniti dal Servizio
Idrologico Regionale. Dalla relazione:
ℎ = ∙ d
Dove si indicano con:
• ℎ l’altezza di pioggia [mm]
• parametro caratteristico LSPP [mm]
• parametro caratteristico LSPP [-]
• d durata dell’evento di pioggia [h] 22
È facile ricavare che: 1
ℎ
d=( )
Tra le durate ottenute per le varie altezze di pioggia con i vari tempi di ritorno si considera la durata
maggiore tra quelle calcolate, ovvero quella corrispondente al tempo di ritorno minore. Il processo è
illustrato schematicamente nella figura 4.3. Visto che l’evento di maggior intensità (31/10/92) ha avuto
un’altezza di
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