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Appunti degli studenti per corsi ed esami del Prof. Fabi Maria Giulia

“In a manner of speaking, poetry has always craved the company of music. Tone, rhythm and cadence, and lyricism, too, are the property of both”. Barry Wallenstein introduce così un articolo del 1991 dal titolo significativo: “Poetry and Jazz: A Twentieth-Century Wedding”. Poesia e musica convivono da sempre in stretta relazione tra loro, ma se è vero che ogni poeta lavora per creare un senso di musicalità nei propri versi, “perhaps none relies so heavily upon recreating a specific kind of poetic music as those engaged in composing blues and jazz poetry”. Se si vuole parlare del “matrimonio” tra queste due forme di espressione artistica nel ventesimo secolo, dell’evoluzione della prosodia e del linguaggio “jazz” in letteratura, non si può non nominare Langston Hughes, tra i primi a comprendere il vero potenziale della nuova musica e del nuovo genere letterario, molto prima che diventassero il linguaggio simbolico di eversione per scrittori e intellettuali della Beat Generation. Langston Hughes e i suoi versi blues e jazz sono l’oggetto di analisi della tesi. Per Hughes, nato nel 1902 nello stato del Missouri soggetto alle leggi di Jim Crow, il blues e il jazz non rappresentano solamente fonti a cui ispirarsi: sono prodotti della tradizione orale afroamericana e testimonianze della storia di dolore e resistenza contro l’oppressione razziale che da secoli affligge la sua gente. Per Hughes “black music, in short, is a paradigm of the black experience in America”: Onwuchekwa Jemie, in “Hughes’s Black Estethic”, spiega l’intento del poeta di voler creare una forma di letteratura that is as rooted in the life of the folk and as deep and accessible to them as black music is. Literature in which the masses of black people would find their life experiences reflected and illuminated; in which the community would find itself expressed. I versi sincopati del “Poet Laureate of Harlem” accompagnano le tappe più importanti della storia afroamericana del ventesimo secolo, dall'esplosione artistica del Rinascimento di Harlem fino alla rivoluzione del Movimento per i diritti civili e del Black Arts Movement negli anni Sessanta. Di Hughes si contano oltre sedici volumi di poesia e ancora diversi romanzi e antologie di racconti, due autobiografie, libri per bambini, drammi, articoli e saggi. Nei due capitoli che compongono questo progetto ci si concentra in particolare sulle raccolte di versi intitolate Fine Clothes to the Jew (1927) e Montage of a Dream Deferred (1951). Pubblicate a distanza di quasi venticinque anni, attingono entrambe dalla musica popolare afroamericana in forma e materia: l’attenzione dedicata da Hughes al blues nella prima si evolve e si manifesta sotto forma di jazz, nello specifico bebop, nella seconda. Le opere vengono analizzate attraverso lo studio e il commento di dieci saggi critici pubblicati tra il 1973 e il 2002. L’organizzazione della tesi riflette il contenuto dei testi di Hughes: nella prima parte cinque autori commentano i blues poems in Fine Clothes to the Jew, nella seconda i jazz poems di Montage of a Dream Deferred. Grazie a questo tipo di indagine sul materiale critico è possibile evidenziare la moltitudine di punti di vista e di approcci con cui gli studiosi in epoche diverse si avvicinano alla produzione poetica di Hughes. Con l’analisi di temi e di aspetti metrico-formali in poesie selezionate vengono indagate le modalità con cui il poeta incorpora le caratteristiche della black music nei versi, il valore sociale che questi assumono nel processo di creazione poetica e in generale la posizione di Hughes rispetto alla tradizione vernacolare afroamericana. Attraverso l’individuazione degli elementi di continuità e discontinuità tra le due opere, è possibile tracciare l’evoluzione del filo conduttore alla base della visione artistica del poeta già a partire dalla prima fase della sua carriera, tenendo sempre in considerazione il contesto socioculturale in cui si muove. Nell’appendice si riflette sul significato della voce di Hughes come vero e proprio strumento di condivisione e fruizione dei versi: vengono fatte considerazioni sul valore della recitazione dal vivo e della collaborazione del poeta con organici di musicisti attraverso vari esempi tratti dal disco The Weary Blues with Langston Hughes (1958). I titoli dei capitoli derivano dalla connessione che Hughes spesso fa tra la musica afroamericana e il cuore umano: “The blues are folk-songs born out of heartache” nati per alleviare le sofferenze causate dal razzismo e dalla discriminazione; “Jazz is a heartbeat—its heartbeat is yours”, è il battito vitale che appartiene ad ognuno di noi e ci unisce. In The Big Sea (1940), Hughes scrive: Like the waves of the sea coming one after another, always one after another, like the earth moving around the sun, night, day–night, day–night, day–forever, so is the undertow of black music with its rhythm that never betrays you, its strength like the beat of the human heart, its humor, and its rooted power. Il ritmo del battito di Hughes è così forte da poter essere ascoltato ancora oggi. Nel 1926 viene pubblicato “The Negro Artist and the Racial Mountain”: il manifesto artistico di Hughes rappresenta un grido di coraggio e di passione rivolto alle future generazioni di artisti afroamericani che lottano per il cambiamento: Let the blare of Negro Jazz bands and the bellowing voice of Bessie Smith singing the Blues penetrate the closed ears of the colored near-intellectuals until they listen and perhaps understand. Let Paul Robeson singing Water Boy, and Rudolph Fisher writing about the streets of Harlem, and Jean Toomer holding the heart of Georgia in his hands, and Aaron Douglas drawing strange black fantasies cause the smug Negro middle class to turn from their white, respectable, ordinary books and papers to catch a glimmer of their own beauty. We younger Negro artists who create now intend to express our individual dark-skinned selves without fear or shame. If white people are pleased we are glad. If they are not, it doesn’t matter. We know we are beautiful. And ugly too. The tom-tom cries and the tom-tom laughs. If colored people are pleased we are glad. If they are not, their displeasure doesn’t matter either. We build our temples for tomorrow, strong as we know how, and we stand on top of the mountain, free within ourselves. Questo è il significato della musica per Hughes: una difesa del patrimonio culturale afroamericano, l’esaltazione della bellezza nera, la rivendicazione di una forma di espressione individuale, uno slancio verso la libertà.
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Appunti di lezione prof Fabi per l'esame di Letteratura angloamericana I; i testi in programma sono Daisy MIller di H. James e KIndred di O. Butler. Altri argomenti: Dichiarazione d'Indipendenza, dichiarazione di Seneca Falls, Spoken to di C. P. GIlman
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Appunti completi di Letterature Angloamericane I, presi durante il corso di tutte le video lezioni della professoressa Maria Giulia Fabi basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. dell’università degli Studi di Ferrara - Unife. Scarica il file in formato PDF!
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Appunti di Letteratura angloamericana I. Argomento trattato nel file: - “La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America” (1776; pp. 68-83) Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Fabi dell’università degli Studi di Ferrara - Unife. Scarica il file in formato PDF!
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