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Tesi su Lutero: Lutero scuola e cultura Appunti scolastici Premium

Tesi per la facoltà di Scienze religiose dell'università degli Studi Istituto superiore di Scienze Religiose - Issr elaborata dall’autore nell’ambito del corso di {esmae} tenuto dal professore Maffeis dal titolo Lutero scuola e cultura. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Teologia protestante docente Prof. A. Maffeis

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Lutero è promotore della scuola di massa ed è consapevole delle difficoltà

che gli strati più poveri della popolazione possono riscontrare. Desidera una

scuola dove si impari con piacere e giocando e per poche ore al giorno, in

modo che i giovani passino il resto della giornata giocando o aiutando la

famiglia.

1.2. Lutero ai genitori

Sei anni dopo, con i Sermoni sul dovere di mandare i fanciulli a scuola,

indirizza invece ai padri di famiglia, un invito alla lungimiranza che

uscendo dal dominio religioso, indica per la prima volta al popolo la

possibilità di una elevazione culturale e sociale.

Esorta i genitori a mandare a scuola i figli e a non pensare solo a farli

lavorare per portare la pagnotta a casa in quanto è opera del diavolo non far

istruire i propri figli.

Siccome il diavolo vede che nel nostro tempo non gli riesce di agire e di aver

successo come vorrebbe, pensa però di imporre la sua volontà su chi verrà dopo

di noi, e quindi ora, sotto ai nostri occhi li prepara in modo che non apprendano

né sappiano nulla, per cui, appena saremo morti, avrà a disposizione un popolo

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.

nudo, sprovveduto, indifeso, di cui potrà fare ciò che vuole

Lutero ribadisce che l’uomo non vive di solo pane, quindi bisogna studiare

per poter aiutare il prossimo. Egli sa molto bene che molti predicatori hanno

passato anni difficili, in cui hanno patito la fame, ma essi hanno fatto la

volontà di Dio.

La riforma comporta un nuovo rapporto con la cultura. Lutero teorizza la

necessità di mantenere nelle scuole l’insegnamento di discipline tradizionali

del trivio (grammatica, retorica, dialettica) e del quadrivio (aritmetica,

geometria, astronomia e musica). Ritiene anche il mantenimento di

un’istruzione superiore dove la conoscenza delle lingue è indispensabile

almeno per coloro che vogliono diventare maestri e pastori del popolo. Nel

6 M. Lutero, Scuola e cultura, Claudiana, Torino 1990, 81 5

curricolo superiore sono perciò presenti il greco e l’ebraico, necessario oltre

al latino, per un’accurata filologia del testo sacro. 6

CONCLUSIONE

Mi sembra che in Lutero la scuola popolare sembri restare confinata entro i

limiti angusti di una “strumentalità di base” a fini religiosi, senz’altra

prospettiva formativa di ordine intellettuale o culturale in ampio senso. In

sintesi: allorché Lutero pensa ed agisce da teologo, il suo interesse va alla

scuola popolare e si adopera perché il potere politico ponga l’istruzione a

fondamento della propria vita civile. Quando, però, è chiamato a fare i conti

con la realtà, con la rivolta che la sua stessa predicazione ha provocato ed

alimentato in tutte le classi sociali, dal ceto mercantile a quello contadino,

egli fa una scelta di campo, politica, che riduce di fatto la scuola popolare a

pochissima cosa. Per salvare la Riforma egli si appoggia ai prìncipi, e con

una simile scelta deve occuparsi con impegno dell’istruzione superiore,

cioè di quella scuola che è strumento di emancipazione del ceto medio e di

conservazione del potere. Si può capire, allora, come la vera costruzione

nuova e duratura della Riforma sia la scuola secondaria.

Leggendo il libro sono rimasto colpito dalla passione educativa di Lutero,

che quasi supplica, e a volte sembra minacciare delle pene dell’inferno a

tutti coloro che hanno responsabilità di governo e agli stessi genitori, perché

facciano tutto ciò che è in loro potere per incentivare l’istruzione e mandare

i figli a scuola.

La lettura di questo libro mi ha dato l’occasione di approfondire la

conoscenza della figura di Lutero e di considerarla da un’angolatura diversa

dalla solita. Normalmente lo si considera solo per la Riforma della Chiesa,

senza dare molta importanza a ciò che la Riforma abbia comportato non

solo dal punto di vista religioso, ma anche politico, sociale e culturale.

In un certo senso sono rimasto deluso, non dal modo d’intendere

l’istruzione e l’educazione da parte di Lutero, ma da ciò che avviene oggi.

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Mi sembra che non ci siamo staccati molto dal 1530, data in cui questi

trattati sono stati scritti. La storia in un certo senso si ripete. A quell’epoca

c’era il disinteresse verso la scuola perché era più necessario procurarsi di

che vivere, e si è dovuto lottare e lavorare parecchio per far capire

l’importanza dell’istruzione. Oggi, che l’obbligo scolastico è stato

conquistato e si potrebbe godere appieno dei vantaggi che offre la scuola,

non la si apprezza, non le si dà il valore che meriterebbe. Ad esempio, si può

verificare anche il caso in cui, i genitori, pur rispettando le leggi dello stato

mandano i figli a scuola, ma non danno importanza più di tanto, a quello

che avviene nell’ambito scolastico. Vogliono che la scuola non li disturbi

eccessivamente quindi non partecipano alle riunioni, ai colloqui e a tutto ciò

che la scuola organizza. Alcuni genitori vedono la scuola solo come un

servizio di babysitteraggio, infatti chiedono servizi come il pre-scuola e il

post-scuola perché non sanno dove collocare i propri figli. Spesso questa

categoria di genitori, è anche quella che difende i figli quando sono

indifendibili, non facendo così, il loro bene. I giovani, preferiscono marinare

la scuola per non affrontare interrogazioni e verifiche, oppure non vedono

l’ora di essere liberi da questa noia (scuola). In classe manca il rispetto nei

confronti dell’insegnante. Spesso egli deve prestare attenzione a cosa dice al

discente perché si ritrova il genitore a lamentarsi oppure potrebbe subire

reazioni violente da parte dei ragazzi che si sentono liberi di poter dire e fare

ciò che vogliono. Per quanto riguarda la questione degli anni di studio, in

riferimento a ciò che diceva Lutero, a me viene in mente la scuola

frequentata dai nostri nonni: ai loro tempi spesso, si arrivava alla quinta

elementare e poi si andava a lavorare, chi era più fortunato poteva

frequentare anche i tre anni delle medie e in pochi accedevano agli studi

superiori. Già con il diploma delle scuole medie, si era in grado di curare la

contabilità nelle ditte, senza l’aiuto di strumenti tecnologici. Oggi invece per

fare solamente il ragioniere bisogna frequentare cinque anni di scuola

primaria, tre anni di scuola secondaria di primo grado, cinque anni di scuole

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11 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze religiose
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tommasoponzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teologia protestante e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Istituto superiore di Scienze Religiose - Issr o del prof Maffeis Angelo.

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