Teoria generale del diritto e dello stato
Cosa intende Arendt quando parla della banalità del male?
Per banalità del male, Arendt intende l’assenza di pensiero e di una dimensione etica della coscienza, riscontrata in Eichmann, una volta inviata a Gerusalemme per occuparsi del processo a carico del funzionario nazista. La filosofa americana descrisse questa assenza di responsabilità, e dunque incapacità di elaborare il significato delle proprie azioni e le conseguenze che ne derivano, come il motivo alla base delle azioni condotte da Eichmann, che a ricoprire un ruolo nevralgico dal punto di vista organizzativo durante lo sterminio nazista nei confronti degli ebrei. In generale, tale visione era in contrasto con la propaganda dell’accusa nel processo, che aveva definito Eichmann come una belva, non degno di essere chiamato uomo.
In che senso il caso del processo ad Eichmann ci spiega la tesi del legalismo?
Il legalismo è una corrente di pensiero che definisce la legge come criterio ultimo per la valutazione di giustizia delle azioni. L’unica precondizione per considerare una legge giusta è che sia vigente, e in quanto tale, degna di obbedienza. Caso emblematico per spiegare la tesi legalista riguarda la strategia difensiva impostata per Eichmann, imputato nel processo di Gerusalemme. Eichmann era un militare e funzionario nazista, che dal punto di vista operativo ricoprì un ruolo nevralgico nello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti. La linea difensiva fu concepita con l’obiettivo di dipingere Eichmann come un semplice esecutore di ordini inappellabili, negando quindi qualsiasi responsabilità diretta per le azioni commesse.
Quali sono le differenze tra la teoria aristotelica e quella hobbesiana rispetto al motivo per cui gli esseri umani vivono in società?
Tra i due paradigmi antropologici, quello aristotelico e quello hobbesiano, il primo, come ribadito dallo stesso autore nell’opera Politica, descriveva l’uomo come un animale politico-sociale per natura. Infatti, Aristotele descrive le città come una delle istituzioni naturali, sostenendo che la giustizia sia quella virtù che disciplina i rapporti inter-soggettivi. Completamente antitetica invece è la visione di Hobbes, secondo cui l’uomo si ritrova inizialmente in uno stato di natura dove l’emozione predominante è la paura di morire. Per porre fine a questa condizione di incertezza e aggressività, il pensiero hobbesiano è imperniato attorno al concetto di contratto sociale, ovvero l’assoggettamento artificiale ad un’autorità assoluta, da cui deriva la nascita della società.
Quali sono le tesi di Kant nel libricino per la pace perpetua?
La Pace Perpetua è un’opera di Kant, pubblicata nel 1795, in cui l’autore presenta il suo scritto come un ipotetico trattato di pace che dovrebbe evitare lo scoppio di qualunque altro conflitto in futuro. L’opera è strutturata in sei articoli preliminari e tre articoli definitivi per la pace perpetua tra Stati. Nei tre articoli definitivi si parla di diritto interno, secondo cui in ogni Stato la costituzione civile deve essere repubblicana; di diritto internazionale, che deve essere fondato su un federalismo di liberi Stati; e di diritto cosmopolitico, che deve essere limitato alle condizioni di ospitalità universale.
In che senso Kant parla di un contrattualismo tra gli Stati?
Secondo Kant, l’idea del contratto sociale si sposta dalla dimensione della relazione fra individui a quella tra Stati. Infatti, secondo Kant, vi è una sorta di stato di natura, caratterizzato da un’anarchia internazionale, in cui vi è realmente una guerra di tutti contro tutti. Per porre fine a questa anarchia e alla possibilità di eventuali altri conflitti, è necessario stabilire un patto tra Stati. Da questo contratto sociale deriva ciò che Kant definisce diritto cosmopolitico.
Quali sono gli elementi che caratterizzano la consuetudine?
Norberto Bobbio ha individuato cinque elementi che caratterizzano la consuetudine. La generalità: secondo cui il comportamento deve essere ripetuto da più persone, nello specifico dalla maggior parte delle persone che si ritrovano nella situazione prevista. L’uniformità, che prevede che la generalità di persone debba comportarsi, nella situazione specifica, in modo identico o simile. La costanza, vale a dire che la ripetizione del comportamento non deve essere interrotta. La frequenza, ossia il comportamento deve ripetersi entro intervalli brevi. Infine, abbiamo la pubblicità, cioè la richiesta di un diritto esercitato pubblicamente in base ad una regola consuetudinaria consolidata.
Che cos’è la norma di riconoscimento secondo Hart?
Secondo Hart, le norme di riconoscimento sono quelle regole che stabiliscono cosa si debba fare per accertare se una determinata regola appartenga o meno al sistema giuridico. Stabiliscono dunque i criteri in base ai quali è possibile determinare la validità di una norma giuridica.
Quali sono le distinzioni tra diritto e morale secondo Hart?
Secondo Hart, vi è una profonda distinzione tra diritto e morale. Nello specifico, egli individua alcune caratteristiche che differenziano le norme giuridiche dalle norme morali. L’autore ritiene che le regole morali siano percepite come più importanti e che la loro osservanza sia percepita come più doverosa; inoltre, le norme morali sono immuni al cambiamento deliberato. Mentre una norma giuridica può essere introdotta o abrogata, lo stesso non può avvenire per le regole morali. Per lo più, la responsabilità per un’azione che viola una regola morale presuppone vi fosse un’alternativa per agire diversamente. Infine, le regole morali sono sempre sostenute da una forte pressione sociale che non è necessariamente presente nel caso di norme giuridiche.
Quali differenze vi sono tra la libertà degli antichi e la libertà dei moderni?
Henri-Benjamin Constant effettua la distinzione tra Libertà degli Antichi e Libertà dei Moderni. La prima è una libertà repubblicana, basata sul diritto dei cittadini di influenzare direttamente la politica attraverso dibattiti e votazioni nelle assemblee pubbliche. Questo tipo di libertà è esclusiva di società relativamente piccole e omogenee, all’interno delle quali la popolazione poteva riunirsi in un'unica sede per dibattere della cosa pubblica. La Libertà dei Moderni, invece, è una libertà che poggia sul godimento delle libertà civili, sul dominio della legge e sulla libertà dall’ingerenza dello Stato. Vi è quindi una limitazione alla partecipazione diretta, e gli aventi diritto al voto devono necessariamente eleggere dei rappresentanti.
Che cos’è la piramide kelseniana?
La piramide kelseniana è una metafora utilizzata per rappresentare l’ordinamento giuridico a gradi elaborato da Kelsen. Viene illustrata quindi una piramide a gradini che presuppone la validità di una norma di grado inferiore solo se coerente alla norma di grado immediatamente superiore. Tale schematizzazione dell’ordinamento giuridico viene definita Teoria della costruzione a gradini e prevede che al proprio vertice vi sia la norma fondamentale. Scendendo verso i gradini inferiori, troviamo rispettivamente la Costituzione, la legislazione, la giurisdizione e l’amministrazione, ed infine il negozio giuridico e gli atti esecutivi.
Quali valori esprimono i principi costituzionali?
I valori espressi dai principi costituzionali risultano essere essenziali a punto tale da rendere l’organizzazione dei poteri pubblici funzionale all’attuazione degli stessi. La persona rappresenta il soggetto attorno al quale si concentrano diritti e doveri della nostra Costituzione. Altro valore fondamentale è il lavoro, come attributo indispensabile della persona, proprio perché essa possa svilupparsi e realizzarsi. La persona, però, non può realizzarsi se non in condizione di libertà; ma il valore della libertà acquista pienezza e possibilità concreta di realizzazione, solo se è congiunto al concetto di uguaglianza. C’è ancora un valore da sottolineare, quello della dignità della persona, che in un certo modo qualifica tutti gli altri valori e specifica un attributo necessario del lavoro e di qualunque situazione in cui il cittadino possa venire a trovarsi. Procedendo ancora, non si può non sottolineare la scelta che è stata fatta dal legislatore costituente, dichiarando all’art. 1 che l’Italia è una «Repubblica democratica». Con queste due semplici parole si esplicita una scelta, ma si evidenzia anche un valore, che è quello che poi sta alla base di tutto ed è la democrazia.
Prova a spiegare che cos’è la norma per Kelsen.
Secondo Kelsen, la norma giuridica è un giudizio ipotetico che stabilisce il collegamento tra la condizione, ovvero la fattispecie illecita, e una conseguenza, ossia la sanzione, nella forma specifica della prescrizione. Per l’autore dunque la norma rappresenta un’ipotesi logica, che costituisce il nucleo della dottrina pura del diritto, e nello specifico del diritto positivo, considerato unico oggetto possibile di una scienza pura e composto per l’appunto da un insieme di norme. L’aggettivo puro si riferisce quindi alla teoria e non al diritto. Infatti, l’obiettivo della concettualizzazione di Kelsen è quello di conseguire una conoscenza del diritto non influenzata da giudizi di valore.
Che cos'ha detto Marx sulla proprietà privata dei mezzi di produzione?
Marx effettua un’analisi su un rapporto fondamentale all’interno della società capitalista moderna, vale a dire il rapporto tra capitale e forza-lavoro. Il capitale, ossia la proprietà privata dei mezzi di produzione, corrisponde ad appropriazione di lavoro umano non retribuito. Nello specifico, Marx sottolinea come il capitalista, nonostante acquisti la forza-lavoro del salariato, ricavi un valore derivante dalla stessa forza-lavoro superiore ai costi. La differenza, definita plusvalore e che resta nelle mani del datore di lavoro, costituisce il capitale. Attraverso l’utilizzo della forza-lavoro, si registra una crescita costante del capitale e dei profitti dell’imprenditore, che tuttavia non corrispondono ad un aumento dei salari, che restano stabili. Da qui, la divisione della società in due classi sociali in conflitto tra di loro, borghesia e proletariato, con i primi che grazie al controllo sui mezzi di produzione si appropriano della ricchezza prodotta dagli operai per aumentare il loro capitale.
Spiega i caratteri principali del marxismo
La teoria marxista, come sottolineato all’interno del Manifesto del Partito Comunista, è improntata sulla teoria del materialismo storico, sul concetto di lotta di classe e sull’idea che all’interno della società capitalista vi siano due classi sociali, borghesia e proletariato, in conflitto tra di loro. Ciò, secondo Marx, avviene poiché il capitalista si arricchisce grazie al lavoro degli operai, generando profitto. Da qui, la necessità di abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione e la divisione della società in classi, con gli operai che avrebbero dovuto impossessarsi dei mezzi di produzione attraverso una rivoluzione e sfatare i disastri economici e sociali che il capitalismo era destinato a realizzare.
Lezione 1: Che cosa significa che abitiamo in un mondo di norme?
L'espressione, che appartiene a Norberto Bobbio, indica la presenza permanente nella realtà di una serie di regole che influenzano, in un modo o nell'altro, il corso delle nostre azioni, anche se ci crediamo liberi. Queste regole operano in un contesto di intersoggettività, andando a regolare le relazioni e le relazioni tra i diversi individui. Infatti, distingue tra le regole che regolano i rapporti di un individuo con altri soggetti, quelle che regolano i rapporti di un individuo con se stesso, e le regole che riguardano il rapporto di un individuo con la divinità.
Lezione 2: Qual è la differenza tra una norma giuridica e una norma morale?
Sebbene le norme giuridiche e le norme morali facciano parte delle regole di condotta, esistono differenze tra i due tipi di norme. Infatti, le norme giuridiche hanno caratteristiche speciali che le distinguono dalle altre norme, come la generalità e l'astrattezza. Inoltre, a differenza di uno stato di diritto, una norma morale non è imposta da un'autorità riconosciuta, ma dal comune sentimento e sensibilità di ciascun individuo. Inoltre, una norma morale, a differenza di una norma giuridica, impone un obbligo solo a un individuo che decide spontaneamente di attenersi ad essa. Pertanto, un'ipotetica sanzione derivante dall'inosservanza di una norma morale non sarà imposta da un'autorità riconosciuta, ma sarà creata dalla coscienza dell'individuo.
Partendo dall’esempio del precetto “non uccidere” si spieghi il tema delle varie ragioni dell’obbedienza.
Partendo dalla proposizione prescrittiva che impone di non uccidere una persona, possiamo osservare questa proposizione per vari motivi. Ad esempio, perché è una regola morale che richiede di dare valore assoluto alla vita umana; o ancora, perché si tratta di una questione di ordine religioso. Uno dei motivi che portano una persona a rispettare o non osservare una prescrizione è legato alla legittimità della prescrizione. Infatti, solo un'autorità riconosciuta ha il potere di emanare norme vincolanti. Tuttavia, abbiamo detto che ci sono varie ragioni per obbedire. Pertanto, Hobbes elenca alcuni argomenti per distinguere un ordine da un consiglio e afferma che tra questi è l'autorità che richiede l'obbedienza agli ordini.
Quali sono i criteri che possiamo utilizzare per distinguere le norme giuridiche dagli altri tipi di norme secondo Norberto Bobbio?
Secondo Norberto Bobbio, esistono diversi criteri per distinguere le norme giuridiche da altri tipi di norme. Ad esempio, in secondo luogo, la tesi positivista, uno dei criteri riguarda il soggetto che fissa lo standard. Le norme giuridiche sono le norme imposte da coloro che detengono l'autorità sovrana e il potere di rendere effettive le proprie decisioni. Un altro criterio si riferisce piuttosto ai valori a cui si ispira il legislatore, pensando ad una matrice di diritto naturale. O il fine che l'ordinamento giuridico intende perseguire, che secondo molti autori consisterebbe nella preservazione della società. Infatti, le norme di legge sono percepite dai destinatari come obbligatorie e vincolanti. Infine, l'ultimo criterio riguarda il tipo di sanzione pronunciata in caso di violazione della norma.
Lezione 3: Cos’è la formula di Radbruch?
La formulazione di Radbruch sulla questione della certezza del diritto afferma che il diritto positivo deve essere rispettato e applicato, anche se il suo contenuto è ingiusto e inadequato allo scopo, a meno che il contrasto tra giustizia e diritto positivo non crei un grado di intolleranza, come trasformare il diritto in iniquo legge, e riconsegnalo davanti alla giustizia. La presenza di parametri minimi di giustizia e moralità è quindi essenziale.
In che senso il mito di Antigone ci spiega la tesi del giusnaturalismo?
Il diritto naturale è una teoria del diritto che afferma come una norma è valida solo se è vera, riducendo così la validità alla giustizia. In particolare, questa teoria si basa sull'esistenza di un diritto naturale e sulla superiorità del diritto naturale sul diritto positivo. In questo senso, il mito di Antigone è simbolico per comprendere la tesi del diritto naturale. La storia racconta le vicende legate all'editto di Creonte, reggente della città di Tebe e zio di Antigone, che ordinava la messa al bando dei funerali di Polinice, sorella di Antigone, e ora la dichiarava nemica della patria. Ma Antigone, colpita dalla sorte del fratello, non obbedì a una simbolica sepoltura. Quando è stato arrestato, non ha negato di aver commesso il crimine, ma ha mantenuto il primato delle norme non scritte.
Lezione 4: In che senso secondo Bobbio la differenza tra la sanzione sociale e quella giuridica ha a che fare con l’elemento della certezza?
Secondo Bobbio per sanzione sociale si intende una sanzione esterna, tipica della norme sociali, cioè tutte quelle norme che hanno l’obiettivo di rendere più agevole la convivenza. Queste norme sono di solito prodotte in forma di consuetudini da un gruppo sociale, ed è lo stesso gruppo sociale che risponde alle violazioni di tali norme con diversi comportamenti che ne costituiscono le sanzioni. Tuttavia in questo tipo di sanzioni, rispetto alle sanzioni giuridiche, viene meno l’elemento della certezza, poiché vi è una mancanza di proporzione tra violazione e risposta. Ciò avviene anche perché vi possono essere diverse risposte alla medesima sanzione sociale.
Quali sono i criteri con cui possiamo provare a distinguere la norma giuridica dagli altri tipi di norme? E quali teorie hanno fatto propri questi vari criteri?
Esistono diversi criteri che distinguono le norme giuridiche da altri tipi di norme. Ad esempio, secondo la tesi positivista, uno degli standard coinvolge il soggetto che stabilisce lo standard. Le norme giuridiche sono norme imposte da coloro che detengono il diritto sovrano e il potere di rendere valide le proprie decisioni. Un altro criterio fa riferimento ai valori a cui si ispira il legislatore, pensando alla matrice del diritto naturale. O il fine che il sistema giuridico si prefigge di perseguire, che, secondo molti autori, includerebbe la conservazione della società. È anche possibile considerare il modo in cui il ricevente percepisce la norma e quindi la sua natura imperativa. Infatti, le disposizioni di legge sono considerate dal curatore fallimentare vincolanti e vincolanti.
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