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Relazione Restauro Archivo San Agustin Valladolid

Relazione in cui si analizza l'intervento effettuato sull'attuale Archivo Municipal di San Agustin della città di Valladolid (Castilla Y Leon, Spagna) basata su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Giannattasio dell’università degli Studi di Cagliari - Unica. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Teoria e storia del restauro docente Prof. C. Giannattasio

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ESTRATTO DOCUMENTO

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rchivio unicipAle An guStin AllAdolid

p g g g

riMitivo onzAlez e Abriel AllegoS Fig.25

Le colonne

dell’antico

c h i o s t r o

riposizionate

sul nuovo

muro, in basso

la piattaforma.

Fig.26

Rispettivamen-

te: il cantiere

nel sito

archeologico,

il nuovo vano

in fase di

costruzione,

Fig.24A il nuovo vano

Pianta con completato

s c h e m a v i s t o

distributivo del dall’interno.

primo piano. Fig.27

Il sito

archeologico e

il nuovo muro

che sorregge

un braccio

dell’antico

Fig.24B chiostro, nel

Pianta con tentativo di

s c h e m a ricrearne

distributivo del visivamene il

secondo piano. volume.

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riMitivo onzAlez e Abriel AllegoS

i

L sistema degLi aCCessi

Gli architetti sono intervenuti modificando la quota della piazza

antistante la chiesa per portarla alla stessa quota interna della

chiesa, in modo da eliminare le barriere architettoniche. In

accordo con l’idea di restaurare non soltanto l’edificio isolato ma

bensì tutto il blocco, i progettisti fanno un lavoro di mediazione

tra la città esistente e il convento di San Agustin. Ottengono

questa mediazione tramite la continuità, la quale però si rompe

sul lato del sito archeologico, che risulta a una quota più alta

rispetto alla strada che lo fiancheggia. Il sito archeologico infatti Fig. 28

non è accessibile da tutti i lati: nei lati Sud, Est e Ovest il sito è La rampa

recintato con una palizzata di cemento, invalicabile, ma che che consente

lascia intravedere l’interno del recinto, mentre nel lato Nord, dove l’accesso sul

la palizzata non è presente, c’è una rampa (fig.28) che rende lato Nord.

accessibile la chiesa ma non la zona archeologica.

L a nuova Copertura

In rispetto al principio di minima intervenzione si è cercato di

conservare l’edificio esistente, ma si è reso necessario ricostruire

delle parti ex novo, le quali però devono seguire le regole del

progetto contemporaneo, e quindi essere ben distinguibili.

Nella fattispecie era necessario realizzare una copertura, la quale

è stata costruita utilizzando materiali moderni, i quali differiscono Fig. 29

dalla fabbrica originale, marcando la distinzione tra ciò che è La nuova

nuovo e ciò che è antico anche agli occhi di un osservatore copertura

esterno. in zinco è

È stato ricercato un trattamento che consolidasse lo stato finale funzionale, e si

distingue dalla

piuttosto che un ripristino dello stato originale, mostrando i preesistenza

diversi “strati” che appaiono nella costruzione come espressione per stile e

di diversi interventi e come espressione di tempi diversi, materiale.

“espressione della storia” monumento.

Il nuovo tetto (fig. 29), lungi da un tentativo di recupero mimetico,

è studiato in modo da risultare poco appariscente e in modo da

preservare l’immagine attuale della chiesa, è costruito in zinco ed

ha una leggera pendenza. Fig. 30

La struttura del tetto è costituita da travi metalliche che servono Vicino alla

anche come elementi di rinforzo delle pareti della chiesa. Sorretti n u o v a

copertura

dalle travi si dispongono dei profili in acciaio, sopra i quali poggia è ancora

una lamiera grecata collaborante d’acciaio, sovrastata da una possibile

lastra di cemento. distinguere la

La nuova copertura, è posta su una staffa di sostegno, anch’essa traccia delle

in zinco, che permette il drenaggio di acqua al fine di evitare la nervatura delle

antiche volte,

formazione di umidità all’interno. Questo sistema di drenaggio ma gli architetti

confluisce in una grondaia in zinco, che è perimetrale nella navata h a n n o

centrale, laterale lungo il lato nord e centrale nel lato sud. scelto di non

La struttura serve altresì per sorreggere gli elementi di servirsene,

illuminazione e i binari per la tenda che avrebbe dovuto separare costruendo un

tetto nuovo

il transetto dalla navata centrale della chiesa. seguendo uno

In coerenza con l’idea di non creare un falso storico si è scelto di stile attuale.

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non ricostruire le volte, nonostante questo sarebbe stato possibile

in quanto se ne vede ancora la traccia (fig 30).

b : p g

iografie degLi arChitetti rimitivo onzaLez

Nasce a Valladolid il 3 Gennaio 1951.

Si laurea in Architettura presso l’Università di Barcellona, e Fig. 31

consegue il dottorato presso l’Università di Valladolid. Tribunale di

Nel 1978 inizia la libera professione di architetto, con studio in Salamanca

Valladolid, e lavora soprattutto per le Amministrazioni Comunali.

Nell’ambito della regione di Castilla y Leon, collabora a diverse

opere urbanistiche, come ad esempio la progettazione dell’area

pedonale antestante l’importante chiesa di San Pedro Regalado

a Valladolid, un belvedere lungo le rive del fiume Pisuerga;

partecipa ai progetti di restauro degli edifici che ospitano il

tribunale di Valladolid, di Salamanca (fig. 31) e di Burgos (fig. 32).

Nella sua carriera ha vinto un totale di trentatre premi di

architettura in diversi concorsi per progetti, e trentotto premiazioni

per opere eseguite, sempre a livello nazionale. Ha vinto inoltre

numerosi premi per il disegno.

Nel 1986 vince il premio nazionale di Ricerca Marqués de Lozoya,

nella sezione arti popolari, conferito dal ministero della cultura.

Lavora anche nel campo dell’arte e della scultura, partecipando

a progetti in diverse università spagnole e progettando la

scenografia per un programma televisivo. Fig. 32

b : g g Tribunale di

iografie degLi arChitetti abrieL aLLegos Burgos

Di Gallegos non si hanno molte notizie, le sue collaborazioni

negli interventi all’interno della città di Valladolid sono sporadiche,

infatti Gallegos si dedica soprattutto all’attività didattica, essendo

professore della Facoltà di architettura dell’Università di Valladolid. 17

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C onCLusioni

Come dichiarano gli architetti stessi, l’intervento è guidato dai

Principi delle Carte di Restauro, principalmente la Carta di

Cracovia.

A questo proposito però è possibile fare alcune considerazioni

sul rispetto di tali principi, in particolare il principio di minima

intervenzione e il mantenimento dell’autenticità.

Secondo la carta di Cracovia, infatti, “il restauro è l’intervento

diretto sul singolo manufatto del patrimonio, tendente alla

conservazione della sua autenticità ed alla acquisizione di esso

da parte della collettività”, e l’autenticità è definita come “somma

dei suoi caratteri sostanziali, storicamente accertati, dall’impianto

originario fino alla situazione attuale, come esito delle varie

trasformazioni succedutesi nel corso del tempo”. In accordo con

tali principi, si cerca di preservare l’autenticità dell’edificio tramite

il sito archeologico che mostra parte del quartiere medievale e, Fig. 33

Il blocco

quindi, testimonia parte della storia dell’edificio. funzionale che

Il principio di minimo intervento e di reversibilità è concepito ospita le scale

come strumento per il rispetto dell’autenticità e l’integrità della e il corridoio

rovina. Si potrebbe contestare il mancato rispetto di detto si configura

principio in quanto, sebbene per giustificare il finanziamento dall’esterno

come un

di un restauro fosse necessario cambiare destinazione d’uso elemento poco

all’edificio, questo cambio ha richiesto un nuovo spazio per gli impattante e

uffici (fig. 33). Per consentire la connessione tra gli uffici sia sullo che riprende

stesso piano, sia sui diversi livelli, è stato realizzato il blocco di il motivo

cemento che ospita anche parte delle colonne del chiostro, della facciata

s e p p u r e

rendendo quindi l’intervento irreversibile. Nonostante ciò, il nuovo con stile e

spazio è concepito in modo tale da non risultare particolarmente materiale

impattante, ponendosi invece come uno sfondo neutro che non moderni.

altera la decorazione dell’edificio. Inoltre tale intervento è servito

per ripristinare le colonne del chiostro le quali sono l’unico

elemento visibile dall’esterno che evidenzia il fatto che la chiesa

non sia un elemento isolato ma sia parte di un istituto monastico

ora distrutto.

Quindi, nonostante l’intervento abbia comportato l’introduzione di

elementi non reversibili, nel complesso il restauro non risulta né

particolarmente impattante, né irrispettoso dei principi base della

Carta di Cracovia.

Non si può dire lo stesso della piattaforma di cemento (fig.34), Fig. 34

La piattaforma

che risulta impossibile non notare dall’esterno e che si configura di cemento

come soluzione evidente e non reversibile al problema che serve per

dell’accesso al sito archeologico, che in verità sarebbe stato avere una

facilmente risolvibile senza la creazione di un elemento così vista completa

imponente e invadente. del sito

archeologico,

risulta però

Per quanto riguarda invece la ricollocazione delle colonne del un elemento

chiostro, smantellate e trasferite nel parco cittadino nel 1925, invadente

possiamo considerare tale gesto motivato dall’articolo 7 della rispetto alla

Carta di Venezia. Sebbene il restauro si occupi soprattutto di delicatezza

degli altri

riparare ciò che la natura, non l’uomo, ha distrutto, è anche vero e l e m e n t i

che è molto importante che l’edificio si conservi integro, a tal aggiunti.

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fine non si dovrebbero mai trasferire sue parti, ed ecco perché

si è deciso di riportare le colonne del chiostro alla loro posizione

originale.

Con la ricostruzione di solo due lati del chiostro, però, non solo

non ne è stato ricreato il volume originale ma non si recupera

neanche la funzione primaria del chiostro, cioè quella di

passeggiata dedicata alla riflessione spirituale, che si sarebbe

potuta recuperare conferendo allo stesso una funzione di

passeggiata dalla quale osservare il sito archeologico.

Possiamo concludere con una riflessione sul sistema di accessi

che, mirato all’eliminazione delle barriere architettoniche, risulta

funzionale solo alla chiesa e non al sito archeologico. Notiamo Fig.35

infatti dalle immagini che, sebbene con minime modifiche Vista aerea

dell’archivio,

sarebbe stato possibile rendere tale sito accessibile dall’esterno, dalla quale

si è scelto invece di usare le rampe solo ed esclusivamente per è possibile

l’accesso alla chiesa. Tale decisione potrebbe essere giustificata notare la

dall’intento di proteggere il sito archeologico e, quindi, di renderlo dimensione

inaccessibile da estranei se non accompagnati da una guida, ma effettiva della

piattaforma

vediamo che nella pratica tutto ciò non si verifica. in cemento e

l’effetto creato

dal muro

che riprende

l’andamento

del chiostro.

Fig.36

Un cancello

posto sul

retro del

recinto del sito

archeologico.

La sagoma

della persona,

a scala reale,

ci fa capire che

il sito è visibile

dall’esterno

ma l’accesso

sia bloccato,

sebbene il

cancello sia

troppo basso

per garantire

la giusta

protezione.

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b

ibLiografia Treccani

b s

ibLiografia peCifiCa treccani.it/enciclopedia

Archivio Municipale San Agustín, sezioni 30125 e 30129; Wikipedia

Progetto di Primitivo González e Gabriel Gallegos, depositato http://it.wikipedia.org

presso l’Archivio Municipale. b C

“Guía de arquitectura de Valladolid” di Arnuncio Pastor e Juan ibLiografia di onfronto

Carta de Cracovia 2000. Principios para la conservación y

Carlos, restauración del patrimonio construido. Cracovia, Polonia 2000

Esitorial IV Centenario Ciudad de Valladolid, Valladolid 1996; Carta di Venezia, 1964

“Catalogo monumental de la provincia de Valladolid” (tomo

14, seconda parte) di Martin González, Juan José De la Plaza “Conservacion de bienes culturales. Teoria, historia, principios y

Santiago, Francisco Javier, normas” di Ignacio Gonzalez Varas

Editorial Diputación de Valladolid-Editora Provincial-Servicio de Madrid, Catedra, 2003

publicaciones-Area de Bienestar Social-Camino Viejo de Zaratán,

Valladolid 1987; “Teoria contemporanea de la Restauracion” di S. Muñoz viñas

Madrid, Sintesis, 2003

“Historia de Valladolid” di Manuel Canesi,

libro IV, Editorial Grupo Pinciano, Valladolid 1996; “El patrimonio cultural de la Iglesia en España y los acuerdos

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“Arquitectura barroca vallisoletana”, di Martín González, Juan

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Editorial Diputación provincial, Valladolid 1967; Junta de Castilla y Leon, 2007

“La arquitectura clasicista del foco vallisoletano (1561-1640)” di “Reglamento de Proteccion de Patrimonio Cultural”

Agustín Bustamante García Junta de Castilla y Leon, 2007

Editorial Institución Cultural Simancas, Valladolid 1983;

“12 edificios de arquitectura moderna en Valladolid”,

capitolo a carico di Gabriel Gallegos Borges Primitivo González

Pérez

Editorial Sever-Cuesta, Valladolid 2006;

b

ibLiografia dei siti internet ConsuLtati

Comune di Valladolid

http://www.valladolid.es/es/ayuntamiento/cartas-servicios/archivo-

municipal;

http://www.valladolid.es/es/servicios/fondos-documentales.

Valladolid Antiguo

http://www.valladolidantiguo.es

Arte y Historia: Junta Castilla y Leon

http://www.artehistoria.jcyl.es

Museo Nacional Escultura - Colegio San Gregorio

http://museoescultura.mcv.es

Europa Concorsi

http://europaconcorsi.com

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r a g

iLievi ed LLegati rafiCi

All. A - Ortofoto della città di Valladolid oggi. 21

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riMitivo onzAlez e Abriel AllegoS

All. B - Plano Ventura Seco, 1738.

Prima Cartografia storica della città, mostra il passaggio del Rio Esgueva nei pressi di San Agustin e come ancora la città non si fosse espansa oltre il rio Pisuerga.

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All.C - Piante dei livelli, rispettivamente: Secondo piano, primo piano, pianterreno. 23

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All. D - Progetto esecutivo piante rispettivamente del pianterreno e del primo e secondo piano.

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All.E - Sezione longitudinale 25


PAGINE

25

PESO

4.66 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.tidu.9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e storia del restauro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Giannattasio Caterina.

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