Progetto di un sistema di difesa della costa romagnola
Relazione di calcolo di un’opera in massi emersa e parallela alla costa
Idraulica Marittima
Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Civile A. A. 2020/21
Docente: Prof.ssa Barbara Zanuttigh
Studente: Mattia Ferrari
Matricola: 919506
Area di studio e obiettivi di progetto
In questa relazione ci si propone di presentare in maniera sintetica e analitica i procedimenti e i risultati derivanti dallo svolgimento del progetto di dimensionamento e verifica di una struttura di protezione costiera, in massi, emersa e parallela alla riva a difesa del litorale di Milano Marittima.
Figura 1. Foto aerea di Milano Marittima
Progettare un’opera di difesa di questo tipo ha come obiettivo primario quello di ridurre l’agitazione ondosa e smorzare l’energia incidente la riva, inducendo il frangimento dell’onda anticipatamente con la conseguenza di dissipare energia al largo, ridurre il trasporto di sedimenti e l’erosione della costa.
L’onda avanza dal largo alla riva, incontra la struttura, la risale e, se ha sufficiente energia, riesce ad oltrepassarla e a propagarsi a valle di essa. Se l’energia è insufficiente ad oltrepassare la struttura, l’onda torna indietro attraverso il processo di riflessione.
L’onda entra nella zona protetta, tra barriera e spiaggia, attraverso la tracimazione della struttura e attraverso il processo di diffrazione tra i varchi.
In Figura 1 sono evidenziati due canali protetti da opere perpendicolari alla costa che delimitano un tratto di linea costiera di circa 2200 m. Si è deciso di realizzare delle barriere emerse, per mantenere continuità di intervento litoraneo; infatti verso il lato Nord è già presente un’opera di protezione a cresta bassa e in massi naturali: questo tipo di struttura verrà presa come riferimento progettuale.
Configurazione planimetrica
La locazione della barriera dipende dalla posizione naturale della linea dei frangenti: in particolare la barriera si posiziona a monte della linea dei frangimenti in quanto il suo scopo è proprio quello di anticipare il frangimento dell’onda.
Si ricordi che la posizione di tale linea, in realtà, dipende dalle caratteristiche dell’attacco ondoso e che quindi varia nel tempo, avvicinandosi maggiormente alla linea di riva nel caso di onde di buon tempo.
Vediamo rappresentato in Figura 2 il risultato del rilievo batimetrico utilizzato per il progetto: si noti come il fondale degradi uniformemente a partire dalla batimetrica -3 m verso il largo, mentre, intorno alla batimetrica -1.5 m, le linee risultino spezzate e irregolari, un chiaro segno di zone di deposito ed erosione tipiche di una condizione di frangimento.
Figura 2. Rilievo batimetrico relativo a onde di buon tempo
In particolare, su un fondale di circa 1.5 m (hb), la massima altezza d’onda ammessa dal fondale (Hb) avrà un valore di circa 0.9 m, valore dedotto dalla relazione seguente, che definisce il parametro di frangimento per fondale γb (Breaker Index):
γ = ≅ 0.6 ℎ
Al fine di anticipare il frangimento, l’opera dovrà essere localizzata nella fascia compresa tra la batimetria -2.5 m e -3 m. Si è quindi deciso di inserire l’opera ad una profondità di fondale h mediamente pari a 3 m e che corrisponde a una distanza media da riva Y di 250 m.
Per quanto riguarda la lunghezza delle barriere (Lb), si è attuata una scelta progettuale basata sulla somiglianza con le barriere della zona nord, assumendo Lb = 90 m.
Per quanto riguarda la loro relativa distanza (Gb), si è attuata una scelta progettuale ponderando sia una regola di buona norma (Gb ≈ 1/3 ÷ 1/2 Lb), sia il principio di minimizzazione dei costi.
La scelta più economicamente vantaggiosa, che minimizza il numero delle barriere, è quella associata a dei varchi di ampiezza maggiore (Gb = 0.5 Lb = 45 m).
Per quanto riguarda l’orientazione delle barriere rispetto alla linea di costa, si è deciso di porle parallele in modo tale da proteggere adeguatamente la spiaggia non solo dalle più frequenti onde di Scirocco, ma anche da quelle di Bora e di Levante.
Ipotizzando di inserire le barriere in maniera simmetrica (n barriere ed n+1 varchi), per proteggere tutta la zona considerata sarà necessario collocare 16 barriere.
La zona di studio è caratterizzata da basse escursioni di marea (0.5 ÷ 0.8 m), quindi le barriere saranno delle opere a cresta bassa, tracimabili e con non più di un masso scoperto, con un’altezza di emergenza (RC) di circa 1 m.
Dopo aver definito tale valore è possibile stimare l’altezza complessiva della struttura:
ℎ = R + h = 4 m
È necessario sottolineare il forte carattere turistico della zona: si evidenzia quindi la necessità di mantenere inalterato il profilo morfologico della linea costiera.
La distanza delle barriere da riva (Yb), la lunghezza delle barriere (Lb) e la lunghezza dei varchi (Gb) incidono notevolmente sulle modalità con cui il fronte d’onda diffrae: varchi troppo stretti o distanze troppo piccole tra le barriere e la riva non consentono la completa diffrazione delle onde, provocando un ristagno dell’acqua dietro alle barriere e conseguente sedimentazione.
Si distinguono allora due tipi di formazioni: i salienti, accumuli sabbiosi che si originano sulla riva e che tendono a svilupparsi verso la barriera senza raggiungerla; ed i tomboli, accumuli che arrivano a collegare la barriera e la riva.
Riguardo i tomboli e i salienti occorre fare una verifica per vedere se si formano o meno. In particolare, poiché l’area è destinata ad uso ricreativo e turistico, si vorrebbe evitare la formazione di entrambi, poiché creerebbero un forte ristagno, favorendo crescita algale e mucillagine.
Attraverso l’utilizzo di formule che mettono in relazione i parametri descritti in precedenza, si è verificato che non si formino né tomboli né salienti:
< 2 ( ) Formula di Suh & Dalrymple (1987) No tombolo
< 0.5 Formula di Gourlay (1986) No saliente
Elementi della barriera
Le barriere sono strutture in massi realizzate in opera. Sono caratterizzate da un tronco e da una testata arrotondata, maggiormente esposta all’onda, e sono composte dai seguenti elementi:
- Mantellata, ovvero lo strato più superficiale, esposto all’azione di risalita e ridiscesa dell’onda;
- Sottostrato, che separa la mantellata dal nucleo;
- Nucleo, elemento disposto alla base della barriera;
- Filtro, che separa il fondale dalla struttura. A volte è sostituito dal geotessuto, come nel caso in esame;
- Protezione al piede, con lo scopo di proteggere la struttura da eventuali erosioni, garantire stabilità e raccogliere i massi scalzati durante la vita utile.
Dimensionamento della mantellata
Il corpo della mantellata può essere costituito da massi naturali o artificiali, solitamente caratterizzati da migliori caratteristiche meccaniche. Nell’ambito di questo progetto si è scelto di rimanere coerenti con le opere già presenti sul territorio e scegliere la tipologia di masso naturale.
Si è preferito usare massi spigolosi per massimizzare i punti di contatto e garantire stabilità, evitando quelli di forma allungata. In particolare, sono stati utilizzati massi “equant”, depositi sedimentari e rocce ignee, con un grado di allungamento L/D compreso tra:
(ℎ ) 1.5 ≤ ≤ 2 (ℎ )
Il masso naturale che costituisce la mantellata della struttura è stato dimensionato secondo una regola di buon senso (Rule of Thumb) proposta da Burcharth e Kramer nel 2003 a seguito di esperimenti in vasca su opere in massi tracimabili:
ℎ ℎ → == 3.45 = 1.16 m 50 3.4550
Che applicata alla nostra opera ha restituito un diametro (D50A) di poco più di un metro.
Il dimensionamento degli elementi della mantellata può essere condotto anche attraverso la formula più completa di Van der Meer. Questa formula però è stata tarata su strutture in massi emerse ma non tracimabili, quindi tende a sovrastimare il diametro del masso.
Tuttavia, risulta molto più completa in quanto tiene conto degli effetti della variabilità del periodo dell’onda misurata al largo e tipo di frangente, della pendenza del paramento di monte attraverso il parametro di Iribarren e Batjes:
2 tan α ξ = = = con e 2 1.24 √
Tiene conto inoltre della permeabilità della struttura e della sua stratificazione attraverso il parametro P; della durata della mareggiata attraverso il parametro N e infine del danno attraverso il parametro S.
La formula è stata applicata in relazione al seguente attacco ondoso:
- H (altezza d’onda significativa) 4.5 m
- T (periodo d’onda di picco) 12 s
- T (tempo di ritorno) 100 anni
- Tipo di onda R ꓕ struttura, condizione cautelativa, in quanto caso peggiore
Poiché tale formula varia al variare del tipo di frangente, si è calcolato il tipo di frangimento dell’onda attraverso il parametro di Iribarren & Battjes. Se:
Frangimento di tipo Spilling, produce una dissipazione di energia modesta su un lungo tratto prevalentemente in superficie, senza quasi interessare il fondo.
ξ < 0.5
Frangimento di tipo Plunging, in cui si la ξ cresta ricade nel cavo e si ha turbolenza
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