Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
Facoltà di bioetica
Le sfide odierne della bioetica nell'ottica del personalismo ontologicamente fondato
Studente: Alessandro Rei
Matricola: M0011947
Elaborato finale
Diploma di perfezionamento in bioetica
Roma, 22 settembre 2017
Introduzione
Negli ultimi decenni abbiamo assistito alla crisi delle evidenze etiche comuni, vale a dire del venir meno dei principi e dei valori che avevano caratterizzato le epoche passate. Ad esempio, scelte un tempo considerate unanimemente delittuose e rifiutate dal comune senso morale, diventano a poco a poco socialmente rispettabili. Citando Giovanni Paolo II, egli stesso afferma che: La stessa medicina, che per sua vocazione è ordinata alla difesa e alla cura della vita umana, in alcuni suoi settori si presta sempre più largamente a realizzare questi atti contro la persona e in tal modo deforma il suo volto, contraddice se stessa, e avvilisce la dignità di quanti la esercitano. (...) L’esito al quale si perviene è drammatico: se è quanto mai grave e inquietante il fenomeno dell’eliminazione di tante vite umane nascenti o sulla via del tramonto, non meno grave e inquietante è il fatto che la stessa coscienza, quasi ottenebrata da così vasti condizionamenti, fatica sempre più a percepire la distinzione tra il bene e il male in ciò che tocca lo stesso fondamentale valore della vita umana.
Oggi, nel contesto societario pluralista, sono presenti molti modelli etici che si differenziano nel valutare il valore, la dignità e il significato della vita umana. In questo elaborato vorrei confrontare due di questi modelli principali, divisioni etiche opposte: il modello liberalista o soggettivista e il modello personalista.
Il modello personalista
La “centralità dell’uomo” come valore assoluto, e di conseguenza, “l’approccio integrale” alla persona sono le basi della corrente di pensiero denominata personalismo. Tutti i filosofi personalisti concordano che l’uomo è il centro del creato e il soggetto primario dell’universo, ma le visioni si diversificano approfondendo il concetto, sfociando in diverse correnti di personalismo, tra cui, il cosiddetto Personalismo Ontologico, di E. Mounier, di J. Maritain e A. Rosmini che pone l’accento sulla “centralità della vita umana”, e si richiama al finalismo ontologico di Aristotele e di san Tommaso.
La prospettiva personalista è la teoria che ha proposto e giustificato in bioetica la tesi della dignità intrinseca della persona riconosciuta in ogni essere umano, a prescindere dalla fase di sviluppo psicofisico, dalla condizione di esistenza (salute o malattia) o dalle proprietà che possiede o le capacità che è in grado di esibire.
Il concetto di personalismo fu approfondito da Maritain in Umanesimo integrale: per Maritain, era fondamentale che i valori morali, etici e religiosi reggessero lo Stato e i principali settori societari. Assenti questi, i deboli e i fragili, rischiano, come avviene anche oggi in alcune situazioni, di essere oggetto di sopruso o di violenza. Maritain, con questa affermazione, ci interroga su una problematica attuale: il reale rispetto dei diritti umani, in particolare quelli riguardanti la vita umana, fondanti per ogni civiltà. Affermazione quanto mai vera, dato che oggi sono scomparsi non unicamente i valori religiosi, omessi dalla Carta Costituzionale dell’Unione Europea, ma anche gli aspetti irrinunciabili della legge morale naturale e dell’etica. E così, tra i molti, H.T. Engelhardt può affermare che non tutti gli esseri umani sono persone. I feti, gli infanti, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in coma senza speranza costituiscono esempi di non persone umane. Tali entità sono unicamente membri della specie umana. Non hanno status, in sé e per sé, nella comunità morale. Non sono partecipanti primari all’impresa morale. Solo le persone umane hanno questo status.
Per il personalismo ontologicamente fondato è esattamente il contrario: esso...
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