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1009593, Laura Massetti, 10 marzo 2014

disteso sul letto. Era seminuda. La maggior parte della veste era stata strappata e gettata a terra. Le

braccia cadevano inerti lungo il corpo e le mani, con i palmi rivolti verso il basso, erano ancora

strette al lenzuolo. La stanza era a soqquadro. Tutto era fuori posto. Il tavolino al centro della stanza

era rovesciato e le tende erano strappate.

La cameriera si fece coraggio. Richiuse la Suite in modo che nessuno potesse entrare e corse subito

ad informare il direttore dell’hotel. La polizia fu allertata immediatamente, ma con discrezione. Si

trattava comunque di uno degli hotel più famosi della zona. Il capo della polizia, il commissario

Cordero, decise che per questo caso, che richiedeva un’indagine accurata ma con molto tatto, visto

la posizione facoltosa del posto e il giro d’affari che portava alle entrate economiche di Milano,

decise che non c’era agente più adatto della Spice. Infatti, fin dai suoi primi anni in polizia, aveva

dimostrato capacità d’intuito innate e molto importanti per chi lavora in questo campo, oltre al fatto

che, diversamente dagli altri colleghi, non era solita parlare troppo dei suoi casi e di ciò cui stava

investigando, se non per qualche consiglio e men che meno della sua vita privata. Infatti, era lì in

commissariato già da dieci anni e le poche cose che sapevano di lei erano che aveva collaborato con

l’unità vittime speciali di New York (il suo paese d’origine), che momentaneamente era single e

abitava vicino al centro, in un piccolo appartamento.

Cordero prese la cornetta del telefono e digitò il numero:

<< Pronto? Si, sono io. Va bene capo, ci vado immediatamente>>.

La Spice arrivò sul luogo circa quindici minuti dopo la chiamata. Si diresse con calma verso la

reception e con tono sommesso si annunciò al receptionist:

<< Buongiorno signore, sono il commissario Spice>>.

<< Sì commissario. La attendevamo con molta ansia. La scorto io. Mi segua, per favore>>.

Il receptionist la portò davanti alla Suite, dove c’erano già due agenti che controllavano la stanza e

il corridoio e un altro che con il taccuino in mano interrogava una signora.

<< Buongiorno signori, sono il commissario Spice. Dunque è lei la donna che ha trovato il

cadavere?>>.

<< S-s-si sono stata io… Oh! In tanti anni di lavoro ne ho viste tante, ma una cosa del genere mai…

Mai!>>.

<< Va bene. La ringrazio signora. Ora scusatemi, ma devo andare a ispezionare la stanza. Lei

continui a prendere nota delle dichiarazioni, agente. Grazie>>.

La Suite doveva essere stata sicuramente meravigliosa prima dell’accaduto, ma poi dev’essere

avvenuta una lite furibonda, perché oggetti e mobili erano sparsi qua e là. Perfino le tende,

strappate, erano da tutt’altra parte. La camera da letto si trovava di fronte al salotto, tra il bagno e la

piccola cucina. La porta scorrevole era aperta. Anche da lì, dove si trovava la Spice, si poteva già

intravedere parte del corpo. Entrò. Poi si guardò intorno, rendendosi conto che cambiava ben poco

dalla stanza precedente. Anche qui era tutto in disordine. Poi si avvicinò e fece un giro del letto,

cercando di imprimersi ogni particolare nella mente. Probabilmente avevano già provveduto a 3

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scattare le fotografie, ma uno dei suoi metodi era proprio quello di fare degli scatti mentali, in modo

tale da cercare di vedere oltre ciò che realmente c’era.

La ragazza aveva un viso bellissimo. Normalmente una lite avrebbe dovuto lasciare segni evidenti

anche sul volto, ma in questo caso, però, non ve n’erano. L’unica cosa fuori posto era il rossetto

sbavato e tirato sul lato sinistro e la camicia da notte strappata, che si trovava ai piedi del letto. Era

una camicia raffinata, nera, di seta, con inserti in pizzo, molto elegante.

Finì il sopralluogo e uscì. Era ora di iniziare le indagini e la prima cosa da fare era capire chi fosse

la vittima. Ritornò dunque dalla cameriera.

<< Signora, dovrei farle qualche domanda. Conosce il nome della vittima?>>.

<<Certo commissario. Il nome e molto altro. Io oramai qui conosco tutti. La signorina era una

presenza fissa qui all’hotel. Vede, lei era… Come si può dire… Una Escort ecco! Una Escort di

lusso!>>.

<<Ah! Perfetto. Allora mi racconti tutto quello che sa, incominciando col togliermi un dubbio. A

che nome era prenotata la Suite?>>.

<<Vede la Suite non era per la signorina. Lei veniva qui, ma solo su appuntamento. Erano gli

uomini d’affari che la contattavano e le davano il numero della camera. Questa è a nome del signor

Valdi. L’ha prenotata da molto tempo. Sono circa tre settimane che risiede qui!>>.

<<Valdi…Valdi… Ma certo! È uno dei più ricchi uomini d’affari. Ha assorbito parecchie società

sull’orlo del fallimento e le ha fatte rinascere. Dunque è lecito supporre che anche la ragazza veniva

qui da quando Valdi ha preso la Suite?>>.

<< Si certo, anche se bene o male lei ormai era la prediletta degli uomini che frequentano questo

posto. La conoscevano tutti qui all’hotel. Ormai si può dire che era parte del nucleo e, nonostante il

suo lavoro, era una persona molto dolce e sveglia. Mi sono sempre chiesta come sia finita a fare

questo lavoro!>>.

<< Che lei sappia aveva un “pappone” o qualcuno che la proteggeva?>>.

<<No guardi, l’ho sempre vista da sola. Anzi le dirò di più. Credo che non abbia più nemmeno un

familiare vicino a lei>>.

Dopo questa dichiarazione la Spice scartò la prima ipotesi. Non era insolito, infatti, che molti

protettori si rivalessero sulle proprie prostitute, arrivando a ucciderle a volte, per cercare di

convincerle ad alzare le tariffe e le prestazioni, anche spingendole ad assumere droga con i loro

clienti per rendere tutto molto più eccitante… Molte Escort, infatti, erano entrate anche nel mondo

della cocaina e dell’eroina.

<< Agente, ho bisogno di parlare con il signor Valdi. Dove si trova ora?>>.

<< Si commissario. È qui, nell’altra stanza>> disse l’agente aprendo la porta di un’altra stanza e

indicando l’interno.

<<Grazie. Può andare>> disse la Spice congedandolo. 4

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<< Buongiorno signor Valdi. Sono spiacente di fare la sua conoscenza in queste circostanze, ma,

purtroppo, le devo chiedere di seguirmi in centrale. Ci sono molte domande cui lei dovrebbe

rispondere. Prego mi segua>>.

<< È proprio necessario commissario? Se fosse possibile, preferirei farlo qui. Mi sento molto più a

mio agio in questa stanza. Credo sia molto più accogliente di una fredda aula per interrogatori… Lei

non crede?>>.

<< Lo è sicuramente. Tuttavia il protocollo prevede che io la interroghi in centrale. Non me lo

faccia ripetere due volte. Mi segua!>>.

<< Va bene… Non vorrei metterla a disagio…commissario!>>.

Arrivati al distretto di polizia, la Spice lo condusse nell’aula per gli interrogatori più piccola. Lo

fece di proposito per dimostrarle chi comandava. Sarà anche stato un genio nel suo campo, ma lì, in

polizia, era lei sul piedistallo del potere.

<< Allora signor Valdi, cosa mi può dire della ragazza da lei “affittata”?>>.

<< Prima di tutto che il suo nome era Elena. E il suo invece è?>>.

<< Qui le domande le faccio io, intesi? Bene… Allora che rapporti aveva con…Elena?>>.

<<Che dire… Una vera professionista. Nulla da rimproverare. Me ne avevano parlato molto bene i

miei colleghi. Peccato che ho pagato più di quanto ho ricevuto!>>.

<< Quindi a lei interessa più il fatto di aver speso dei soldi senza ottenere il servizio completo, ma

in realtà poco le importa se questa ragazza è morta. Complimenti un vero uomo!>>.

<< Me lo dicono in molte!>>.

La Spice, leggermente irritata, lasciò l’aula per chiedere a un suo collega, esperto in informatica, di

effettuare una ricerca completa sul sospettato. Qualsiasi cosa avesse trovato d’interessante doveva

comunicargliela.

Poco dopo un’ora entro l’agente per consegnare la documentazione richiesta dalla Spice, con gli

aneddoti più interessanti sottolineati in rosso.

<< Dunque signor Valdi, lei continui a fare come vuole. Non mi spaventa affatto. Ne ho visti molti

come lei fare i duri e poi crollare come bambine non appena vengono arrestati! Quindi troviamo un

accordo: se lei è innocente io lo proverò, ma lei mi deve innanzitutto spiegare come mai la sua

fedina penale ha una denuncia per molestie e percosse!>>.

Ci fu qualche secondo di silenzio, dove entrambi si scrutarono negli occhi, finché Valdi non si

decise a parlare:

<< Va bene commissario… Lei m’intriga. Parlerò, perché non ho nulla da nascondere. Circa due

anni fa ho contattato quella ragazza proprio come ho fatto con Elena. Vede il fatto di essere un

uomo, nella mia posizione, implica anche avere relazioni diverse da quelle che hanno le persone

comuni. Io non posso permettermi di perdere tempo con una ragazza fissa, la quale con molta 5

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probabilità mi vorrà spillare solo i soldi… Tanto vale allora che le paghi! Mi spiace deluderla

però… Quella denuncia in realtà è un malinteso. Insomma io volevo qualcosa di più e lei invece

non se la sentiva. Allora mi sono arrabbiato. Come le ho detto non mi piace sprecare soldi per

niente. Allora le ho intimato di andarsene e lei per vendicarsi mi ha diffamato. Si sarà fatta

percuotere da qualcun altro!>>.

<< Dovrei credere che lei non c’entra nulla? Va bene. E che mi racconta di quella volta che l’hanno

trovata in casa di un noto trafficante di cocaina a fare un festino. Si trovava lì per puro caso no?>>.

<< Vedo che il suo collega ha fatto un ottimo lavoro. Mi farebbe comodo uno così! Ebbene direi che

“per puro caso” è davvero una pessima battuta, commissario. Lo ammetto, ero lì con l’intento di

comprare della droga. Subisco quotidianamente una marea di stress e questo è parte del prezzo del

mio mestiere. Ma la avverto: non ci farà molto con questo!>>.

<< E invece io credo il contrario. Insomma lei non è proprio uno stinco di santo e non sarebbe

nemmeno il primo uomo d’affari che commette un omicidio. Chissà che non ne abbia già commessi

altri per arrivare dove è ora! Al momento lei è l’unico sospettato. La avverto: non lo prenda come

un gioco per animare la sua vita…stressata!>>.

Dopo quest’affermazione il commissario uscì un attimo dall’aula. Aveva bisogno di chiedere

consiglio ai suoi colleghi e vi ritornò dopo circa 10 minuti.

Commissariato di polizia, ore 16:15

Valdi aveva già ben chiara la sua posizione. Infatti, il suo alibi non reggeva per niente e nemmeno il

poliziotto più inesperto poteva credere che lui era ritornato in ufficio per prendere dei documenti

che aveva dimenticato!

La Spice aprì la porta e lo guardò negli occhi. Poi, dopo un lungo silenzio, gli disse:

<<Lei non mi piace. Tuttavia non posso fare a meno di seguire il mio istinto e pensare che lei non

sia coinvolto, cosi come fanno sembrare le prove del resto… Perciò la tratterrò qui in commissariato

per 24 ore. Nel frattempo continuerò a indagare!>>.

Valdi fu sorpreso, pensava che l’avrebbero arrestato ormai. Sarebbe stato l’evento dell’anno! Poteva

immaginare già gli articoli di giornale, i programmi televisivi che parlavano di lui e intervistavano il

capo della polizia congratulandosi. Invece le parole che udì non avevano nulla a che fare con il suo

arresto…o almeno non ora!

La Spice stava per uscire, quando Valdi le disse:

<<Commissario aspetti! Ammetto di essere stato irriverente e maleducato, ma so riconoscere il

momento in cui essere onesti con se stessi. Come ormai sa già, non ho un passato limpido, ma per

quanto possa valere, sono situazioni che non mi sono andato a cercare direttamente. Spesso essere

un uomo del mio calibro implica anche prendere vie…poco legali diciamo. Ma non ho mai

assassinato qualcuno per raggiungere i miei scopi!>>. 6


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Corso di laurea: Corso di laurea in Relazioni pubbliche e comunicazione d'impresa
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laura.massetti16 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di scrittura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Giovannetti Paolo.

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