Che materia stai cercando?

Domande esame "Metodi di intervento in psicologia di comunità", prof. De Piccoli Appunti scolastici Premium

Domande per prepararsi all'esame di "Metodi di intervento in psicologia di comunità" con prof. N. De Piccoli.

Nota. alcune di queste domande sono state raccolte dall'ASCOLTO degli esami orali, altre facendo riferimento agli argomenti principali contenuti nei seguenti testi:

- "Psicologia di comunità" di Piero Amerio
- "Salute e qualità della vita nella società... Vedi di più

Esame di Metodi e tecniche d’intervento in psicologia di comunità docente Prof. N. De Piccoli

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

- A livello pratico un intervento efficace? interagisce con proprietà dinamiche sistema

(effetti intervento possono anche non essere lineari), distinguere tra cambiamento che

ha implicazioni in generale/specifici elementi, distinguere cambiamento primo/secondo

ordine (in naturale progressione sistema/altera strutture elementari, rimodellando

norme, relazioni, strutture, risorse).

- Partecipazione è un elemento fondamentale: permette soddisfare senso di

appartenenza e identificazione, si trovano soluzioni più democratiche, capacità di

rilevare i problemi e percezione di avere competenze sufficienti: educa soggetti a

essere attivi! A volte però non si sviluppa perché non sono messi in atto interventi per la

sua gestione, che porta alle seguenti trappole: coinvolgimento cittadini già attivi sul

territorio (si crea elitè non rappresentativa), rischio stress da partecipazione (sentimento

disaffezione), non gestione conflitto (porta omologazione, non vengono colti punti di

vista differenti).

- Un modello di analisi ecologico-sistemica:

identificare il problema (attraverso partecipazione e cooperazione trovare un intervento

1. che soddisfi diversi gruppi, che hanno diverse richieste)

2. confini (posizione problema nel sistema, obiettivi primari, secondari, su cosa non

intervenire: importante partecipino skateholders)

direzione (intervento immesso in ambiente esterno o all’interno sistema)

3. cambiamento può essere reattivo (cambiamento obbligato a causa rottura) o proattivo

4. (si ha tempo si organizzare azioni e interventi)

- Modello di Peirson:

1. successione contesto: importante conoscere la storia del contesto, per prevenire

ostacoli e facilitare cambiamento;

successione cambiamento: monitorare mutamenti con osservazione continua dato che

2. possono esserci ostacoli/opportunità cambiamento;

3. successione futuro: vedere ripercussioni intervento o possibilità di nuovo

cambiamento;

In ogni fase vi è una ciclicità tra risorse (ogni fase preceduta da identificazione qualità/

quantità risorse, mancanti, distribuzione, utilizzo ecc), adattamento (conoscere coping,

comportamenti soliti per sostenere implementazione e vedere come sistema risponde a

cambiamento) e interdipendenza (tenere conto che un cambiamento su una parte

influenza tutte le altre quindi si potrebbe dover ridisegnare l’intervento).

21. Sapere emico?

Emico = punto di vista degli attori sociali, alle loro credenze e ai loro valori (ottica del

nativo). I costrutti emici sono affermazioni, descrizioni e analisi espresse nei termini degli

schemi concettuali e delle categorie considerate di senso e appropriate dai membri nativi

nella cultura di appartenenza.

22. Differenza tra self-efficacy e self-esteem?

La self-efficacy è l’autoefficacia di Bandura, intesa come percezioni soggettive a

proposito di qualità possedute rispetto alle richieste del compito tenendo conto della sua

complessità e le condizioni per svolgerlo (competenza percepita). La self-esteem, è

l’autostima, il processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutare e apprezzare

se stesso tramite l’auto-approvazione del proprio valore personale fondato su

autopercezioni.

23. Latouche e la decrescita?

Latouche sostiene la decrescita, ovvero un nuovo paradigma favorevole alla riduzione

controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l'obiettivo

di stabilire relazioni di equilibrio ecologico fra l'uomo e la natura, nonché di equità fra gli

esseri umani stessi. È necessaria un'inversione di tendenza rispetto al modello dominante

della crescita basato sulla produzione esorbitante di merci e sul loro rapido consumo.

24. Il confronto sociale?

Il confronto sociale è un tema molto importante, perché l’uomo sempre usa confrontarsi

con le persone che lo circondano in varie situazioni:

- nella salute autoriferita del modello di Jyhla, il confronto (età, con pari, in base a salute

passata/futura) è una delle dimensioni che determinano la salute soggettiva.

- Wilkinson sostiene che è il livello di diseguaglianza socio-economica a determinare

differenze nella salute: questo accade perché i soggetti si confrontano con gli altri

(propri stili di vita, tenore economico, aspetti vita quotidiana con gli altri) > più disparità

socio-economiche rilevano, più livelli di stress elevati, che hanno conseguenze sul

sistema immunitario (ansia, depressione, violenza ecc) = meccanismo di deprivazione

relativa.

- Stress e comportamento a rischio: i comportamenti a rischio (fumo, alcol, stili di vita

insani) sono risposte a stress consistenti che spesso derivano da situazioni di disagio

materiale/psichico. Lo stress può derivare dal fatto che le persone, utilizzando il

confronto sociale, possono far scattare il meccanismo di deprivazione relativa

(mancanza derivante dal fatto che tu ha più di me) e ciò porta a stress, conseguenze sul

sistema immunitario, adottare stili di vita insani. Per eliminare questi comportamenti a

rischio non basta fare degli interventi di prevenzione, formazione, educazione, ma

bisogna cambiare le condizioni sociali delle persone, creare dei contesti in cui abbiano

la possibilità di benessere (es: casalinghe).

- Felicità: confronto sociale porta le persone all’acquisizione di beni e le allontana dalle

relazioni, spiega il paradosso felicità-suicidio (tassi suicidio elevati in zone con persone

soddisfatte per la loro vita).

- vi è confronto sociale anche tra quartieri differenti;

25. Origine psicologia di comunità? Igiene mentale e PdC? Clima storico

culturale che favorito nascita PdC?

• La nascita della psicologia di comunità si fa risalire alla conferenza di Swampscott del

1965, tenutasi in New England a cui parteciparono sopratutto psicologi del campo della

salute mentale. La PdC nasce un po’ come una critica di fronte al Community Mental

Healt Center Act (CMHCA), una riforma che finanzia dei luoghi diretti da psichiatri, di

formazione, terapia, prevenzione, ospedalizzazioni leggere, che dovrebbero riportare

malato nella comunità (come sostituti agli ospedali psichiatrici che vengono smantellati -

si inserisce all’interno di un tentativo che fanno i governi per far partecipare di più i

cittadini alla vita sociale). Nella conferenza di Swampscott viene criticato il fatto che non

ci sia attenzione al rapporto con la persona, che è da considerare non come portatrice

di deficit, ma di risorse e potenzialità, e che bisogna considerare il contesto (importante

nella formazione disturbi, bisogna prevenirli fornendo migliori condizioni esistenza). Lo

psicologo è visto come una figura professionale che ha una formazione multi-

disciplinare e che partecipa alla vita di comunità, attiva risorse, collega reti sociali, ma

non si sostituisce mai alla persona, non trova soluzioni per lei, ma l’accompagna verso

le proprie soluzioni, affinché abbia un ruolo attivo e sia protagonista del suo

cambiamento [Epoca degli anni ’60 in USA è l’epoca della lotta ai diritti civili per le

popolazione afro-americane, della guerra in Vietnam > PdC non trova un ambito

accademico accogliente, perché non si dà molta importanza al contesto, e perché

comunque vengono messi in discussione anche norme, e valori!]

• Definizione: è una disciplina che si occupa dello studio di fenomeni umani e sociali, che

sono fenomeni con dimensioni differenti (politiche, sociali, culturali, individuali...) su cui

possono essere portati punti di vista differenti (in base a ottica disciplinare o modo di

tradurre parte del fenomeno/fenomeno in problema).

• Caratteristiche: mantiene lo scopo di cambiamento per aiutare, e l’attenzione per il

caso specifico che è la persona in relazione al suo contesto. L’ambiente non è visto

come qualcosa di generico, ma un luogo che da vincoli/risorse: vi è un processo

circolare tra individuo-ambiente, in cui l’individuo è attivo e modifica l’ambiente ma allo

stesso tempo vi sono vincoli/risorse nel contesto (paradigma sistemico-ecologico:

persona è sistema complesso inserito in ambiente che è sistema complesso e processi

sociali si co-costruiscono). Inoltre i problemi umani/sociali sono sempre studiati in

un’ottica di transazione oggettivo/soggettivo, e le crisi sono viste non legate a deficit

della persona, ma sempre delle situazioni di transizione da poter superare con

attivazione risorse. Quindi vi è un’ottica di trattamento integrata con un’ottica di

prevenzione, l’attenzione non riguarda il singolo e solo gli ambiti sanitari, ma anche i

problemi sociali (immigrazione, scuola ecc) e si utilizzano strumenti specifici (uso reti

sociali, empowerment ecc). Inoltre la ricerca è una ricerca-azione, non con il solo fine di

conoscere ma di conoscere per intervenire concretamente e aiutare le persone.

• Differenza USA/EU: sistema welfare (Medicad, Medicare - assenza partiti politici)

• Scritti anni ’60 USA: Szaz (Mito malattia mentale - controllo sociale/etichetta), Ryan

(Blaming the victim), Rappaport (empowerment), Goffman (Asylum).

• Prevenzione (Caplan): si parla di interventi a monte di situazioni critiche per evitare

insorgenza malattie/progressione; si divide in primaria (si agisce su popolazioni a rischio

per evitare insorgenza malattia: proattiva su ambiente e reattiva sulla persona, preferita

dalla PdC che cerca di creare contesti protetti), secondaria (si cerca di ridurre effetti,

contagio, distribuzione siringhe per evitare HIV, intervento su adolescenti in contesti di

disagio per evitare devianza), terziaria (quando malattia già in atto, cura vera e propria -

non sempre facile distinguere tra secondaria e terziaria es. gruppi alcolisti). Prevenzione

rivoluziona concetto di malattia, che ha causa sociale: Pasteur e Basaglia.

• Perché la PdC non fa interventi sul singolo? Ryan scrive “Blaming the victim”

sostiene che si riducono i problemi sociali a un livello individuale (facendone patologie

individuali) così persone che sono in posizione di potere, possono non apportare

cambiamenti modificando situazioni sociali. L’intervento psicologico portato nell’ottica

individuale invece che su fattori situazionali finisce di diventare un modo per etichettare

la persona, creando una dissimmetria tra psicologo-persona e dipendenza (tu sei il

malato-io il guaritore). È invece importante agire sul contesto, affinché le persone

possano diventare soggetti attivi, usando le proprie risorse per diventare protagonisti del

proprio cambiamento. È un po’ quello che diceva Rappaport quando parlava dell’opera

di empowerment, che si riferiva all’epoca alla necessità di ridare responsabilità a quei

gruppi emarginati che erano dipendenti dall’assistenza sanitaria, riattivando le loro

risorse, creando un contesto in cui persone avessero possibilità.

26. Origini e concetto di comunità?

• Comunità = gruppo persone con origini, idee, interessi comuni e con: maturazione

specifica identità, senso appartenenza elevato, rapporti fondati su solidarietà e bene

comune.

• Il concetto di comunità si può far risalire al Romanticismo tedesco (1700-1800) in cui

vi è un’esaltazione dell’eroe, dell’assoluto e una difesa della patria/comunità intesa

come un’insieme di persone legate da una condivisione di cultura, usanze, storia.

Schleiermacher differenzia tra comunità (persone unite da legami forti che condividono

scopo comune) e società (persone legate da un contratto sociale con interessi

particolaristici). Nella visione di Comte (positivismo) la comunità è come la natura: un

sistema chiuso guidato da leggi invariabili causa-effetto a cui non partecipano gli esseri

umani. Anche per Durkheim la società è qualcosa che trascende gli individui: un

insieme di modi di agire, pensare, sentire, che s’impone sull’individuo da esterno.

Diverso è per Tonnies che sostiene che le volontà umane possono unirsi in

associazioni vive (comunità) o meccaniche (società). La comunità è vista come un

luogo di legami segnati da benevolenza, rispetto, tradizioni, fiducia, intimità, sono

espressioni di relazioni spontanee tra uomini, come esempio prende le comunità rurali

legate da condivisione di tradizioni e valori (espressione volontà organica). Mentre la

società è un insieme di individui legati da un contratto sociale che perseguono interessi

individuali; vi è egoismo, rapporti interessati, privi di calore, e come esempio prende le

società urbane e industrializzate (espressione volontà arbitraria). Ancora diversa è la

visione di Weber che ritiene la società come luogo concreto di conflitti/incontri costruita

dagli individui a livello individuale/collettivo e pone l’accento sull’azione, che è

espressione dell’essere umano e va compresa nei suoi significati. Distingue la comunità

(dove l’azione poggia su una comune appartenenza, unisce persone che agiscono

insieme per un bene comune) e l’associazione (azione poggia su interessi, persone

agiscono insieme per perseguire bene individuale, legate da contratto). Ovviamente sia

in Tonnies che in Weber sono poli ideali di un continuum.

• Il concetto di comunità si sviluppa però sopratutto in America, che è più aperta alla

dimensione sociale (importanti correnti da ricordare sono il pragmatismo di Peirce

(credenze sottoposte a vaglio esperienza), lo strumentalismo di James e Dewey, in cui

la mente è uno strumento di adattamento, e le conoscenze valide in base alla loro utilità

per la sopravvivenza; James inoltre riprende il concetto di self di Locke e distingue 3 tipi

di self: materiale, sociale, spirituale). Cooley considera la società come luogo concreto

in cui prendono vita le relazioni umane e parla dei gruppi primari (famiglia con rapporti

intimi), che sono le matrici della società, ovvero gruppi fondamentali perché formano la

socialità individuo, sono la prima esperienza di unità sociale che fa l’individuo. Mead

sostiene invece che vi sia un processo dinamico tra società e individuo: l’individuo

nasce all’interno delle relazioni ma non si estingue nel sociale, perché è comunque un

soggetto attivo. Per la Scuola di Chicago, abbiamo Zimmermann che sostiene che

una comunità deve essere radicata in un territorio specifico e distingue tra comunità

localistica (legami forti, sostegno, benevolenza, rispetto, perseguimento bene comune,

chiusa, poco incline a cambiamento) e cosmopolita (egoismo, interessi personali, no

tradizioni, valori materialistici, cambiamento visto positivo). Park invece parla di

comunità biologica/umana (insieme di individui che vivono in un rapporto di simbiosi

nello stesso habitat e hanno come caratteristiche: interdipendenza, organizzati su un

territorio, di essere radicati più o meno in esso). Park, parla anche di comunità biologica

ovvero un insieme di persone, legate implicitamente a un territorio, che vivono insieme

per perseguire le condizioni basiche della vita quotidiana. Ancora vi sono i

communitarians, MacIntyre e Taylor che vedono la comunità come depositaria di un

bene comune, in quanto è luogo di relazioni sociali vere, che possono fornire anche

supporto nei momenti di crisi (critica a individualismo e importanza partecipazione).

• Differenza tra comunità locale e comunità? La comunità locale è legata a un territorio

(vedi sopra definizione), mentre la comunità può anche non avere un territorio in

comune, ma esplicitarsi in una rete di relazioni di persone che hanno un destino

comune, un comune passato, dei valori, lingua, interessi, obiettivi. Per definire una

comunità non è necessario vi sia un territorio anche se comunque in un territorio si può

identificare una comunità.

• Redfield (3 processi che caratterizzano passaggio da comunità-città: disorganizzazione

culturale, secolarizzazione, crescita individualismo)

• Hillery (città e villaggi in comune integrati per mezzo di famiglie con cooperazione)

27. L’ottica ecologica? Modello Bronfenbrenner? Setting

comportamentali?

• Secondo Levine e Perkins, l’ottica ecologica: sostiene che l’ambiente fisico/sociale

influenza il comportamento degli individui, gli individui che fanno parte di una comunità

sono tra loro in un rapporto di interdipendenza, la ricerca deve essere condotta in

contesti naturali, non deve focalizzarsi sul singolo ma sulla collettività, e va ricercata la

cooperazione e partecipazione delle persone a cui è indirizzata la ricerca. Principi

dell’ottica ecologica sono: interdipendenza (tra membri comunità), risorse (come sono

create e distribuite), adattamento (come sistema si modifica per far fronte eventi),

successione (proprietà dinamiche del sistema di trasformazione/adattamento). Nella

pratica vuol dire che i fattori ambientali causano/mantengono problema quindi bisogna

intervenire introducendo risorse/attivandole. Kingry-Westergaard e Kelly fanno dell’ottica

ecologica un piano di ricerca-intervento (situazione va compresa suo significato con

collaborazione + tener conto reciproco influenzamento).

• Importante nell’ottica ecologica è Barker, che studia i setting comportamentali: vuole

studiare in maniera oggettiva i comportamenti che vengono prodotti dall’ambiente,

senza l’influenza dell’uomo. Individua setting ricchi (punto d’aggregazione delle

persone) e setting specifici (di determinate categorie di persone). Critiche: non si può

osservare in maniera oggettiva qualcosa, osservare è già applicare dei filtri, non si tiene

conto del rapporto circolare tra ambiente-individuo (individuo attivo può modificare

ambiente) e l’ottica dinamica del cambiamento.

• Bronfenbrenner e il modello ecologico: vuole studiare la relazione circolare tra

individuo-ambiente. Considera l’individuo inserito in un insieme di sistemi che si

influenzano a vicenda. Distingue: microsistema (famiglia, pari - relazioni dirette che ha

individuo), mesosistema (interazioni tra due o più microsistemi - scuola/pari),

esosistema (relazioni che individuo non ha direttamente ma comunque influiscono sulla

sua vita) e macrosistema (società, cultura, politica, economia, istituzioni che influenzano

il contesto di vita della persona).

• Kelly: da una lettura dei servizi di igiene mentale come sistemi chiusi, in cui ogni parte

interdipendente altre, basati su un ciclo di creazione-spostamento-consumo delle

risorse. Ogni persona si adatta in base alle risorse presenti nel sistema per affrontare il

cambiamento.

• Lewin (vedi domanda dopo)

28. Kurt Lewin (concetto di campo, azione, livello di aspirazione)?

• Azione e percezione hanno un rapporto circolare: la percezione è connessa al modo in

cui situazione è mutata da azione, e risultato tale percezione influisce su azione

successiva. Allo stesso modo del rapporto di individuo e ambiente: individuo ha ruolo

attivo e modifica ambiente, ma nello stesso momento ambiente con vincoli/risorse dirige

azione individuo. Lewin formula lo schema del livello di aspirazione che studia la

dinamica tra formulazione aspirazione, reali capacità di prestazione, valutazione

risultato e aggiustamento conseguente. Si da alla persona un compito familiare, ma con

certo grado incertezza, che si può valutare in termini quantitativi. Poi gli si chiede di

formulare un aspirazione che riguarda la propria performance, dopo compito gli si

chiede di formulare un giudizio sul risultato ottenuto e poi gli si danno i risultati veri. Si

ripete la prova circa 8-10 volte, in questo modo si può verificare come individuo forma

aspirazione in base a reali capacità e l’aggiustamento seguente. Amerio sostiene che vi

è una suscettibilità all’insuccesso (che influisce poi sulla formulazione delle mete

successive, e che comporta ovviamente un riadattamento cognitivo), che l’intenzione ha

una funzione di guida dell’azione e rimane indipendentemente poi da come va, e che

intenzione dipende da valenza meta, distanza psicologica e valutazione di sé.

• Teoria del campo (field theory): con campo si intende un insieme di fatti coesistenti e

interdipendenti tra loro in un momento dato. Nella teoria del campo si considerano: lo

spazio di vita (attività psichica del soggetto influenzata direttamente da fatti ambientali),

la zona di frontiera (corrisponde all’interscambio continuo tra individuo-ambiente

attraverso percezione, valutazioni, azioni ecc) e i fatti (fatti presenti nella situazioni ma

che non entrano nel campo perché non vengono considerati in quel momento

dall’attività mentale della persona). Il campo si può rappresentare graficamente come

un insieme di regioni, separate da frontiere, e non è da intendersi come qualcosa di

statico, perché attività sia mentali/fisiche possono mutare regioni, farle rimpicciolire,

scomparire, cambiare posizione. In particolare le regioni sono rappresentazioni

concettuali, non luoghi concreti; la zona centrale del campo raggruppa le regioni della

persona (vi sono regioni centrali e regioni periferiche separate da una frontiera). Altre

frontiere si trovano poi: tra la regione periferica della persona e la regione percettivo-

motoria (attraverso cui arrivano le informazioni dall’ambiente), una tra la zona

percettivo-motoria e l’ambiente psichico, e una tra l’ambiente psichico e quello fisico. Le

regioni e le frontiere mutano in base alle valenze (segno positivo/negativo che può

assumere una regione in un certo momento) e la forza (considerata come un vettore,

una risultante di forze che agiscono sul campo in quel dato momento, che possono

spostare l’attenzione verso/lontano da quella regione). Alcune critiche che vengono

mosse a Lewin sono: di non tenere conto della dimensione storica (a cui Lewin risponde

che gli elementi del passato e del futuro che incidono sulla situazione considerata sono

già parte del campo), altri sostengono che fornisce una visione semplicistica dell’uomo

(ma in realtà alla base del concetto di campo vi è l’interdipendenza, che costituisce un

approccio ai problemi umani complesso, dato che vede i processi influenzarsi

vicendevolmente).

• Lewin propone un’integrazione tra punto di vista nomotetico e idiografico: individuo

e ambiente hanno la stessa importanza e bisogna studiare la loro relazione. Bisogna

partire dal caso specifico in una situazione specifica, poi inserirlo in un contesto più

grande e formulare leggi via via più generali (distingue: situazioni, problemi primo grado,

generali).

• Il soggetto è sempre attivo perché costantemente in uno stato di tensione; l’intenzione

è espressione della costante interazione con il mondo e modula e dirige la tensione

verso una direzione. L’intenzione si qualifica rispetto a oggetti esterni che hanno

un’attrattiva tale da far sorgere dei quasi-bisogni. Distanza psicologica, è la concretezza

dell’oggetto del mio desiderio e della possibilità di raggiungerlo (dipende da fattori sia

oggettivi che soggettivi).

• La ricerca-azione per Lewin (vedi domanda)

• T-group: è uno strumento di ricerca e riflessione, che non ha un fine pratico, se non

quello di produrre materiale d’analisi e studiare l’interazione tra i partecipanti (mette al

centro l’interazione pura). I membri sono posti tutti pari, hanno stesso potere di voce,

risorse. È la prima volta nella storia che il gruppo diventa oggetto su cui compiere la

ricerca.

29. Differenza tra ricerca classica e ricerca Lewiniana?

- Ricerca classica: si basa su un’ottica naturalistica (individuo è prototipico, fatti sociali

non hanno rilevanza), ottica oggettivistica (non viene considerata l’intenzione che

sottostà all’azione), ottica causalistica (il comportamento viene spiegato in termini di

variabili e stimoli, non si tiene conto della retroazione del soggetto), in più è a-storica e

non esperenziale, utilizza un’ottica nomotetica (ricerca di leggi generali) e se cambia

qualcosa è solo a fine conoscitivo (ricerca fatta per conoscere, non ha fini pratici).

Questo va contro il senso stesso di azione umana, dato che l’umano agisce per

conoscere! Considerando l’uomo con un’ottica oggettiva si perde un lato della

conoscenza che si esprime solo attraverso l’azione e anche la sua funzione di

correzione dei processi cognitivi! Elementi che si possono cogliere solo attraverso la

partecipazione e la cooperazione, che non sono solo due strumenti metodologici, ma

due valori etico-sociali da allargare al contesto sociale (esperimento delle maschere di

Lewin, Lippit, White, sostiene che lo stile di conduzione democratico, quello in cui vi è

partecipazione e cooperazione, è funzionalmente migliore, produce soluzioni più

creative e qualitativamente buone).

- Ricerca lewinana: è una ricerca-azione, non è fatta con il solo fine di conoscere ma per

intervenire concretamente sul contesto, introducendo un cambiamento migliorativo.

Individuo-contesto sono entrambi importanti: va studiata la loro relazione. Importante è:

il concetto di campo (come totalità di fatti coesistenti in interdipendenza tra loro,

1. considerati in un momento dato). Anche quando vi è un equilibrio nel campo questo è

dato da una contrapposizione di forze. Da ricordare è l’esperimento sul campo di

French (diverso dallo studio sul campo) in cui lo sperimentatore opera in un contesto

naturale e modifica una/più variabili sulla base di ipotesi precise cercando di

comprendere fenomeni che sta osservando (deve tenere in considerazione tutte le

variabili presenti nel contesto anche se non le può studiare in maniera soddisfacente).

2. La ricerca-azione si svolge sempre in gruppo, che è il luogo psicosociale dove

soggetti costruiscono le loro azioni. Il gruppo permette un processo di influenzamento,

che avviene perché le persone in quanto membri del gruppo, si identificano con esso e

ciò facilita l’acquisizione di un comportamento, quindi il cambiamento (esperimento

cambiamento delle abitudini alimentari che è più funzionale della propaganda diretta).

Secondo Lewin il cambiamento avviene: prima fase di unfreezing (rompe equilibrio

agendo su norme, valori che di solito sono a monte della resistenza del cambiamento),

moving (si introducono nel campo nuove norme e valori), refreezing (elementi vecchi e

nuovi nel campo si consolidano intorno a un altro equilibrio). Fondamentale per la

ricerca-azione è la collaborazione dei partecipanti alla ricerca (non ha potere di

controllo che avrebbe in laboratorio quindi può avere successo solo con collaborazione

altrui) che si può ottenere: condividendo i fini della ricerca, familiarizzare con aspetti

scientifici del problema, determinare insieme i tipi di intervento da fare. La

collaborazione crea una simmetria nel potere tra ricercatore-partecipante, permette di

raccogliere dati migliori e anche che le persone imparino metodi per gestire i loro

problemi.

- Modello classico di ricerca-azione:

pianificazione: si considera un problema specifico in un contesto specifico; si

1. raccolgono dei dati facendo cooperare tutti i membri che partecipano alla ricerca, con

diverse metodologie; si parte da un’idea generale, un piano globale in cui viene fissata

la prima azione da fare;

esecuzione piano: si mette in pratica la prima azione...

2. inchiesta: si valuta se i risultati sono congruenti a quelli attesi, si ricavano informazioni

3. circa le tecniche di azione, si stabilisce se cambiare il piano d’intervento/comunque si

pone la base per l’azione seguente.

Questo ciclo di pianificazione-intervento-valutazione viene ripetuto finché non si esaurisce

la situazione problematica. La ricerca-azione: si concentra su problemi specifici, adotta

un’ottica ecologica, conosce per produrre un cambiamento controllato, è basata su

collaborazione e partecipazione, è dialettica e circolare, ciò significa che non trova mai

delle soluzioni definitive, ma propone sempre un piano flessibile d’intervento che viene

man mano modificato con le nuove informazioni/cambiamenti dell’ambiente. Lewin

sosteneva che cambiamento e apprendimento fossero connessi: per un cambiamento è

necessario un apprendimento individuale/sociale e un apprendimento scaturisce da un

cambiamento struttura cognitiva.

30. Il processo di empowerment?

• Il primo a parlare di empowerment (accrescere potere) fu Rappaport, negli anni ’60

(lotta diritti afroamericani, guerra Vietnam ecc), riferendosi al bisogno di intervenire in

quelle situazioni di helplessness (impotenza) dei gruppi emarginati, attivando le risorse

delle persone (risorse oggettivamente disponibili materiali e non, come cultura, e fattori

psicologici - a livello pratico si opera con ricerca-azione, reti sociali, volontariato ecc.),

rendendoli così soggetti attivi, affinché potessero diventare responsabili del proprio

cambiamento, senza restare dipendenti dall’assistenza pubblica. È il primo che si

concentra sulle qualità invece che i deficit.

• L’empowerment a livello pratico si rivolge sia alle cooperative sociali (ottica

preventiva), in cui si cerca attraverso formazione e dando un lavoro retribuito alla

persona, di farle recuperare l’identità, il senso di responsabilità, di integrazione nella

società (al di là della retribuzione), così da non produrre un soggetto disempowered; e

si rivolge anche alle comunità terapeutiche (ottica riabilitativa), dove con

empowerment si intende cercare, attraverso la collocazione del soggetto in un sistema

protetto, cioè la comunità, di recuperare e riabilitare la persona.

• L’empowerment può essere visto:

1. polo di un continuum: da una parte vi è la condizione empowerment (persona attiva,

responsabilità, autoefficacia, fiducia, accede alle proprie risorse, ha senso di controllo

sulla propria vita, sente di avere le competenze per risolvere problemi, sa rischiare ma

anche valutare realisticamente le proprie capacità), dall’altra vi è il disempowerment

(persona in condizione di alienazione, impotenza, pessimismo, che non sente di aver

controllo propria vita, scarso accesso alle risorse)

prodotto: persona che evita di apprendere condizione helplessness per restare in una

2. condizione di hopefullness;

3. processo: di una persona che da una condizione di helplessness, riconquista il potere

fino ad approdare a una condizione di hopefulness;

• Nell’empowerment individuale vi sono 3 fasi:

Attribuzione: seguendo teoria dell’attribuzione di Heider, si cerca di comprendere

1. come la persona concepisce le cause degli eventi, se locus of control interno/esterno.

Le persone in una condizione di helplessness di solito attribuiscono i loro fallimenti a

cause interne, stabili, globali. Ciò deriva da delle false credenze/aspettative su cui

bisogna lavorare affinché la persona possa tornare a sentire di avere controllo sulla

propria vita. Le cause possono essere: interne, esterne, indipendenti da persone/

ambiente, attribuite globalmente/localmente. L’intenzionalità è un fattore centrale:

quanto più si riesce a collegare la propria azione a intenzionalità (e si sente di avere le

risorse), tanto più la persona si sente responsabile.

2. Valutazione dell’autoefficacia: concetto sviluppato da Bandura (la capacità che si

sente di avere nel produrre una performance che ci porta a raggiungere un obiettivo

prefissato). L’autoefficacia nasce all’interno della relazione e dipende da numerosi

fattori: caratteristiche personali, motivazione, caratteristiche situazioni, risorse, vincoli

ecc. Una condizione di helplessness di solito è collegata a una disfunzione

dell’autoefficacia: la persona si pone degli standard di aspettativa di perfezione, questo

la porta spesso a delle prestazioni inefficaci, il cui ripetesi porta a una condizione di

impotenza, bassa autostima, irrilevanza e insoddisfazione.

Prefigurazione del futuro: le rappresentazioni mentali che le persone fanno sul

3. proprio futuro. Gli studi di Gardfield dimostrano che le persone che falliscono spesso

si prefigurano situazioni di difficoltà ancora prima che queste accadano.

• L’empowerment nasce quindi da una situazione di crisi, perché vi è una certa

insofferenza/rifiuto della persona per la situazione in cui si trova; da questa crisi però

possono scaturire le forze che danno alla persona occasione di diventare un soggetto

attivo e partecipare al proprio cambiamento. L’opera di empowerment non è scevra da

conflitti perché comunque implica una ridistribuzione di potere economico, politico e

organizzativo.

• Ha come obiettivi: 1. percezione controllo ambiente e di poter influenzare processi

decisionali; 2. sviluppo autoefficacia 3. consapevolezza situazione e contesti (conoscere

forze in gioco sopratutto vissuti che ci limitano/riducono possibilità) 4. conoscere

processi di costruzione/attivazione/come procurarsi nuove risorse.

• Importante per l’empowerment è la partecipazione (vedi domanda su approccio

sistemico-ecologico)

31. Lo stress psicologico? Funzione stress? Fattori protettivi dello stress?

• Lo stress è espressione della continua transazione che avviene tra uomo e ambiente. È

collegato alla crisi, ovvero momenti che si presentano nella vita di ognuno in cui viene

richiesto un cambiamento (richiede uso risorse varie e adattamento, può risvegliare

vecchi problemi). Nella seconda metà del 1700, con il termine stress si intendeva ogni

forza esterna che agiva su oggetto.

• Selye inizialmente sostiene che lo stress è una risposta adattiva dell’essere umano di

fronte a situazioni di novità/esigenze, diventa patologico solo quando non vengono

messi in atto comportamenti adatti/troppo intenso. Distingue tra stress (attivazione

fisiologica che avviene nel corpo), e stressors (fattori che causano lo stress). Selye,

parla anche della sindrome generale di adattamento (GAS), in cui sostiene che vi è

una prima fase di allarme (shock, si attivano i meccanismi di attacco/fuga), fase di

resistenza (nuovo equilibrio o perché gli stressors diminuiscono o l’individuo riesce a

mettere in pratica un comportamento efficace), se così non è vi è la fase di

esaurimento, dove ovviamente i meccanismi di allarme non possono stare sempre

attivi, soggetto incapace di reagire, e questa fase coincide con la possibilità maggiore di

ammalarsi. Selye, successivamente convoglia nel termine stress sia l’attivazione

fisiologica che le cause dello stress, che diventa espressione della costante interazione

uomo-ambiente, con diversi livelli attivazione: eustress (valenza positiva) e distress

(valenza negativa). La cosa importante in sé non è se vi è eustress/distress, ma

l’intensità con cui stress si presenta e se si mette in atto o no comportamento efficace.

• Studi sullo stress:

1. sullo stimolo: Holmes e Rahe individuano un repertorio di eventi stressanti;

2. sulle conseguenze (collegamento condizioni di vita-disturbi psichici, da sempre studio

sulla povertà legata a patologie)

modelli transazionali (Lazarus)

3.

• Fattori protettivi dello stress sono: il processo di empowerment (definizione,

Rappaport), le reti sociali (Alameda, modello Berkman, buffering hypothesis e main

effect), il capitale sociale, le risorse tangibili che vengono offerte dal contesto.

32. Modello cognitivo-transazionale di Lazarus? Concetto di appraisal?

Anche per Lazarus lo stress è espressione della transazione uomo-ambiente. All’interno di

questa transazione vi sono: richiesta che viene fatta all’individuo, la seguente costrizione

che ne deriva e le risorse disponibili. Lazarus sostiene che questa transazione ha diversi

mediatori:

primo mediatore è l’appraisal cognitivo: prima valutazione che viene fatta

1. dall’individuo del significato positivo/negativo della situazione in cui si trova. L’appraisal

dipende sia dalle caratteristiche personali che dagli stimoli ambientali. È collegato

all’emozione, non nel senso che la precede, ma è parte di essa. Determina l’intensità e

la qualità dell’emozione.

secondo mediatore è il processo di coping: insieme di attività psichiche/pratiche che

2. l’individuo mette in campo per affrontare l’evento problematico e trovare una soluzione.

Il coping può essere diretto al disagio psichico che prova la persona (difensivo), e a

livello pratico (diretto al problema in sé). A volte questi due tipologie di coping

possono entrare in conflitto. Le risorse del coping sono sia personali (salute, capacità

cognitive, autostima, locus of control interno), sociali (supporto da reti sociali, servizi),

materiali (finanziario ecc).

3. In Lazarus è importante la valutazione: viene fatta una prima valutazione

dall’appraisal, una seconda valutazione dal coping e in seguito una valutazione se

l’intervento è risultato efficace.

Lineamenti del modello: si considera una persona in una situazione specifica A

(importante conoscere il contesto perché si comprende il significato del problema, e

elementi per risolverlo) > evento crisi agisce sia a livello individuale, sia a livello materiale/

sociale > processo di appraisal > persona in situazione B (perché vi è stata una prima

valutazione) > processo di coping (vi è un’attivazione fisiologica non controllata dalla

persona; si basa sia su risorse soggettive che materiali/sociali - ci sono quelle che

agiscono indipendentemente dalla persona e quelle che vanno utilizzate - le reti sociali

sono collegamento tra risorse oggettive/soggettive; viene fatto un coping in direzione

psicologica e uno pratico; può avere esito su un solo polo o entrambi, solo che se il

successo riguarda solo il polo psicologico, non si rimuove situazione che potrebbe

generare nuovo stress) > processo di coping può anche non funzionare per questo a volte

sono necessari dei processi di re-appraisal e di altro coping > si può approdare ad una

situazione +/-; questo è il modello senza interventi, ma la PdC situa degli interventi tra

appraisal e coping diretti sia all’individuo che al contesto (materiale, empowerment

individuale/collettivo, training formativi, ingresso gruppi, servizi).

33. Modello dello stress psico-sociale di Barbara Dohrenwend (1978)?

Sostiene che il compito della PdC è diminuire/eliminare processi che generano lo stress,

che porta alla psicopatologia. Secondo Barbara vi è un evento stressante che porta a dei

primi sintomi transitori. Questi sintomi, sono mediati da fattori situazionali (supporto,

materiale, finanziario ecc), fattori personali (autostima, tratti caratteriali, autoefficacia,

valori, capacità coping), che determinano poi il concretizzarsi di una situazione che: si può

tornare allo stato primitivo (prima che accadesse evento), si può approdare a un

cambiamento migliorativo (in questo caso l’evento stressante permette alla persona anche

una crescita), o a una situazione patologica (intesa sia fisicamente, che psichicamente, o

una situazione di disempowerment). Questo modo sequenziale di considerare il formarsi

del problema è molto importante, perché è un approccio che permette di formulare degli

interventi preventivi/empowerment prima del consolidarsi della problematica, e perché

permette di pensare anche a degli interventi riferiti a una persona specifica in una

situazione specifica (IMPORTANZA DEL CONTESTO!).

34. L’importanza del territorio?

Il territorio è importante non solo in un senso geografico, ma ha un’influenza sull’uomo

anche per quanto riguarda la cultura, la società e la psicologia dell’individuo:

strumento attraverso cui si attualizza quotidianità persone, determina confini geografici ma

anche socioeconomici. È importante studiarlo (Lewin chiamava lo studio del territorio

ecologia psicologica, e sosteneva che tra individuo e ambiente vi fosse un rapporto

circolare, di reciproco influenzamento), e lo si può fare: utilizzando diversi strumenti e

metodologie che non rilevino solo geograficamente come è il territorio, ma la percezione

che ne hanno le persone: norme, valori, cultura, risorse ecc. (e con territorio si intende

anche la scuola, una prigione, un reparto ospedaliero). Per studiarlo è bene coinvolgere

quindi i membri della ricerca e collaborare con loro per cogliere il senso del territorio,

usare un approccio multidisciplinare e concentrarsi su problemi specifici, per integrarli

poi in un quadro d’insieme. La Scuola di Chicago ha fatto della dimensione territoriale

uno dei suoi aspetti centrali, e fondanti della comunità. Park parla infatti delle comunità

territoriali o locali (insieme di persone che vivono insieme, implicitamente legate a un

territorio specifico, per perseguire le condizioni basiche della vita quotidiana). Il territorio

offre risorse ma ha anche vincoli: ci sono aspetti del territorio che sono oggettivi (cosa

effettivamente offre, livello materiali) e aspetti soggettivi (come è percepito) ed è

dall’incontro tra queste due sfere che nascono valori, norme e diverse percezioni del

territorio ed è all’interno di questo campo di norme e valori che agisce la PdC.

35. La Scuola di Chicago? Riferimenti teorici della human ecology

(psicologia ecologica)? Differenze tra scuola di Chicago e human

ecology?

• Come precursori della Scuola di Chicago, abbiamo le social survey (ricerche fatte sul

campo per cogliere aspetti problematici del contesto sociale e formulare degli interventi

che portino concretamente dei cambiamenti migliorativi - nascono fine epoca vittoriana

in GB). Una delle prime social survey più importanti è quella di Booth, che indaga la

povertà nelle diverse zone di Londra, osservando il diverso tenore di vita (utilizza diversi

strumenti qualitativi e quantitativi);

• La Scuola di Chicago nasce dal dipartimento di sociologia fondato da Small, negli anni

’20-’30. È una scuola che fa della città di Chicago il suo campo d’osservazione e azione.

Chicago all’epoca era meta di importanti flussi migratori, quindi di incontro/scontro di

diverse culture, luogo di trasformazioni e nuovi problemi sociali. Obiettivo era conoscere

il contesto sociale per risolvere problemi!

• All’interno di questa scuola, nasce il paradigma della human ecology (psicologia

ecologica), che applica i principi dell’ecologia (studia il rapporto tra organismi e loro

ambiente) allo studio dello sviluppo della comunità (selezione individui/gruppi loro

adattamento e competizione per risorse limitate). In particolare, molto importante, è

Park che sostiene che le città siano delle comunità biologiche/umane, un insieme di

membri che vivono nello stesso habitat e sono: organizzate più o meno nel territorio che

occupano, più o meno radicate a tale territorio, e stanno tra loro in un rapporto di

interdipendenza simbiotica. Secondo Park le comunità hanno diversi modi di

interagire:

1. Competizione: modalità di interazione che avviene senza contatto sociale; è un

principio fondamentale che organizza la collettività, senza che l’uomo se ne accorga

ha effetto sull’organizzazione economica, culturale, politica (come esempio riporta un

habitat in cui vivono piante diverse nello stesso ambiente; le piante vivono in un

rapporto di dipendenza NON biologico, ma non sono in conflitto, perché per esserlo

dovrebbero essere consapevoli di essere in competizione).

Tre forme di interazione dove vi è contatto sociale:

Conflitto: la competizione diventa consapevole, e i rivali diventano nemici; lo status

2. del gruppo è determinato dalla rivalità;

3. Accomodamento: diversi gruppi in contrapposizione tra loro riescono a vivere insieme

grazie alle leggi e costumi, che tengono sotto controllo le spinte di lotta, per questi

anche se divergenti riescono a condurre una vita insieme;

Assimilazione: viene creata una nuova cultura comune, attraverso la condivisione di

4. una storia comune, vi è un incontro e fusione delle storie di gruppi differenti, dove però

non vengono perse le differenze individuali.

Quindi Park sostiene che la comunità sia organizzata anche da processi di cui l’uomo non

è consapevole. Distingue due ordini di interazione: tra l’ordine biotico (regolato dalla

competizione di cui uomo non è consapevole), da cui scaturisce l’ordine sociale (capacità

di agire insieme per condivisione norme, valori, tradizioni ecc). Le critiche che gli vengono

mosse sono un eccessivo determinismo ambientale (analogia uomo, pianta), non vengono

presi in considerazione i fattori sociali, storici e culturali che determinano lo sviluppo della

comunità.

• concetto di area naturale = unità più piccola di territorio dotata di significato in città,

delimitata da confini artificiali/naturali, di solito occupata da un determinato gruppo; zona

omogenea dentro più ampio contesto eterogeneo.

• Ricerche della Scuola Chicago:

Thomas e Znaniecki - Il contadino polacco in Europa e America: descrivono la

condizione di questi immigrati, che da condizioni di vita abbastanza stabili, approdano in

un contesto come quello americano, dove sperimentano soggettivamente un

indebolimento dei vincoli e delle norme (città urbane, perseguimento interessi

individuali, egoismo, assenza tradizioni e valori), ciò porta di conseguenza a dei

comportamenti devianti. Questo studio è molto importante perché spiega il

comportamento umano, in un’interazione tra sfera sociale e individuale.

Lynd: partecipano alla vita di una comunità, esplicitando il loro ruolo di studiosi.

Frequentano chiese, scuole, partiti politici e oltre all’osservazione partecipante

consultato un grande numero di dati statistici, dati sulla mobilità, sul lavoro, il tempo

libero, economia, cultura ecc.

Studio di Warner sulla stratificazione sociale: i gruppi all’interno della società non

sono uguali, ma sono ordinati in una gerarchia di classi, dove le persone hanno diversi

diritti, doveri, privilegi. Non si parla di stratificazione sociale solo in senso economico,

ma anche culturale, religioso ecc.

36. Psicologia dell’ambiente?

• Koffka sostiene che una città può essere intesa a livello fisico e a livello psicologico. Da

qui nasce la psicologia dell’ambiente, che cerca di studiare come le caratteristiche

oggettive dell’ambiente e le rappresentazioni mentali riguardo a esso, siano collegate a

problematiche individuali e collettive.

• Anni ’50, Scuola di Princeton, Ittelson e Proshansky: questa psicologia nasce da un

quesito che si chiede se l’ambiente dell’ospedale ha un influsso sul comportamento dei

pazienti e sulla pratica medica; i due studiosi sostengono un’ottica transazionale,

quella già adottata da Ames negli anni ’30, che sosteneva che la percezione venisse

prodotta nel campo di interazione tra soggetto e ambiente (soggetto ha un ruolo

attivo nella percezione, con le sue aspettative e motivazioni!). Considerano

ambiente in senso oggettivo + rappresentazioni/significati che vengono attribuiti per

vedere collegamento con problemi umani/sociali (ambienti cambiano continuamente in

funzione loro uso ed è proprio il cambiamento che fa prendere consapevolezza delle

caratteristiche specifiche dell’ambiente).

• Riguardo alla percezione, per la Gestalt la percezione è un fenomeno unitario, dove i

diversi stimoli sono già presentati come organizzati. Per altre ottiche, vi sono invece

dei processi cognitivi che portano poi alla costruzione delle rappresentazioni mentali

riguardo all’ambiente. Oggi queste due ottiche sono unite;

• Da ricordare sono gli studi di Lynch, che sostiene che nelle rappresentazioni mentali

dei luoghi vi siano: percorsi (zone che percorre normalmente soggetto), nodi (luoghi

strategici), margini (confini), quartieri (zone in cui entra mentalmente), riferimenti (zone

in cui non può entrare mentalmente, ma sono da riferimento).

• Schemi ambientali, contengono sia informazioni comportamentali (script di Schank e

Abelson), ovvero informazioni circa agli eventi legati a un contesto specifico e le norme

di comportamento da adottare (sono schemi che funzionano in modo sequenziale quindi

si deve terminare una vignetta prima della successiva) e poi ci sono informazioni

cognitive: identificare ambiente tramite distinzioni generali (interno/esterno). Ci sono

elementi per l’identificazione: attesi, compatibili, irrilevanti, contrastanti. // Schemi

ambientali si formano da esperienza in un processo dinamico con conoscenza, che

modifica schemi continuamente.

• Studi degli aspetti emozionali legati all’ambiente:

Proshansky parla dell’identità di luogo (quella parte della nostra identità che si forma

1. in relazione/legata all’ambiente fisico e sociale), che è rilevante nella definizione

dell’identità (considerando senso appartenenza luoghi, loro rilevanza soddisfare

bisogni vario tipo).

attaccamento al luogo, che rappresenta il legame emotivo con un luogo, mediato da

2. età, relazioni, soddisfazione caratteristiche fisiche (studi di Fried sulla comunità italiana

di Boston che dopo la ristrutturazione urbana si era disgregata e aveva sperimentato

anche sentimenti di alienazione e lutto). Inoltre l’identificazione con il luogo è

importante perché suscita poi una partecipazione attiva da parte dell’individuo nel

proprio contesto di appartenenza.

studi che si occupano di stress ambientale: chi vive nelle città è sottoposto a

3. numerosi stress tra l’inquinamento, anche acustico, più agenti stressanti; dal punto di

vista cognitivo l’elaborazione delle info si fa più veloce, ma meno accurata, meno

concentrazione, meno memoria; più aggressività, meno comportamenti prosociali,

meno relazioni, più tensione (sicurezza urbana).

37. Le reti sociali?

• Quando parliamo di rete parliamo di un insieme di relazioni sociali tra persone che non

necessariamente si trovano nello stesso luogo/tempo. I nodi sono gli individui/

organizzazioni/gruppi, le linee sono le relazioni. La rete è un concetto importante perché

da una visione di contesto non generico, ma una trama di relazioni a diversi livelli in

cui l’individuo nasce e che è in parte costruita dall’individuo stesso (sociale costruito/

trasformato da individuo). In base a come è considerata l’interazione si può distinguere:

modello sistemico (interazione vuol dire interdipendenza; parti interdipendenti e

specializzate, e hanno come fine il funzionamento stesso del sistema) e modello a rete

(interazione vuol dire comunicazione, unità non mirate al funzionamento sistema, ma

come elemento in comune obbligatorio vi è il centro del reticolo individuale/collettivo:

attenzione alle relazioni invece che alle unità);

• Origine degli studi della rete risale al paradigma strutturale-funzionalista usato

nell’antropologia britannica. All’epoca, quando si studiavano le realtà africane, si

considerava la comunità come qualcosa con limiti definiti, statica, di piccole dimensioni,

dove ognuno aveva il proprio ruolo. Ma nel contesto del post-colonialismo ci si trova

immersi in un ambito di trasformazione, dove vi è l’incontro/scontro di diverse culture ed

è necessario cambiare il paradigma, per questo si inizia a studiare le reti sociali (anni

’50).

• Sociometria di Moreno: modalità per studiare come è strutturato il gruppo, rilevare la

posizione che un membro ha all’interno del gruppo. Si pongono i membri del gruppo in

una condizione di valutazione. Moreno sostiene che in ogni unità sociale, grande o

piccola che sia, i membri si valutano reciprocamente tra loro non solo in base a una

valutazione funzionale, ma anche in base a una valutazione affettiva. Tale metodo

permette di rilevare chi è in posizione di leadership (valutazione positiva sia

funzionalmente/affettivamente), sia chi è in posizione di emarginazione.

• Network analysis è il primo approccio che fonda dei metodi pratici e teorici per studiare

la rete; che attribuisce alla rete caratteristiche strutturali (densità, ampiezza ecc); studia

le relazioni che si diramano da ego, allargando sempre di più la prospettiva,

ricostruendo le relazioni sociali, anche oltre i limiti dei territori; permette di comprendere

come la mobilità sociale dell’individuo dipende dalle reti tanto quanto l’influenza della

cultura e i valori seguiti; si focalizza sullo studio delle relazioni;

• Caratteristiche:

Rete a-centrica (non ha centro, né gerarchia, ogni nodo è equivalente all’altro, es-

1. internet nodo non funziona viene bypassato da un altro), ego-centrata (ego al centro e

la rete rappresenta le sue relazioni);

2. Rete primaria (famiglia, rapporti intimi, amici) secondaria, che si divide in formale

(professionisti, servizi), informale (volontariato, associazioni). Per rilevare la rete

primaria si può fare una lista delle persone che ego incontra nel quotidiano, così da

avere un’idea della dimensione della rete (però non vengono rilevate persone che

magari ego non vede nel quotidiano ma hanno grande importanza; non si comprende

tipo e qualità della relazione con la lista, che è limitata ai rapporti diretti per

convenzione);

3. caratteristiche interazionali (tipo di legami), caratteristiche strutturali (forma della

rete che si può rappresentare graficamente); rete ego-centrata si può rappresentare

con una serie di centri concentrici dove in mezzo sta ego (più zona è vicino al centro

più è importante); Vi sono così diverse zone: prima riguarda i contatti intimi/famiglia,

seconda riguarda amici, colleghi da dove ego riceve supporto, terza dove si procura le

risorse quindi contatti regolari dove vi è anche meno intimità, quarta e la quinta sono

zone che raggruppano persone contattate da ego in quanto soddisfano alcuni bisogni

(la quarta sono professionisti e la quinta operatori servizi).

simmetria o reciprocità: una relazione è simmetrica quando il significato è condiviso

4. da entrambi gli individui (la non reciprocità può essere oscura ad ego);

5. plessità: area di contenuto della relazione; relazione può essere uniplex o multiplex e

il tempo può trasformare una nell’altra e viceversa;

nexus: numero di relazioni che ego ha nel quotidiano, relazioni che occupano gran

6. parte del suo tempo e spazio;

7. range: numero di persone che ego raggiunge con la sua rete (può contemplare anche

conoscenti di conoscenti)

densità rete/parte di essa: rapporto tra relazioni effettive tra numero individui e

8. numero totale di relazioni che ci sarebbe se tutti fossero in contatto con gli altri;

cluster: gruppi di persone ricchi di reciproche connessioni; una persona che studia in

9. un posto diverso da dove è nato avrà un cluster che riguarda le persone della sua

città, e uno che riguarda le conoscenze nella nuova; le persone appartenenti al cluster

possono non conoscersi, conoscersi di vista, e ego può anche avere ruoli differenti

all’interno dei diversi cluster/anche in conflitto tra loro.

• Teoria delle reti/ Scuola di Manchester: Esperimento Barnes (vedi domanda) +

Esperimento Bott (vedi domanda)

• Granovetter (vedi domanda)

• Uso della rete in PdC (vedi domanda, Ross Speck, intervento di reti)

38. Esperimento di Barnes?

Barnes studia le relazioni presenti in una comunità di pescatori norvegesi, per delineare il

sistema di stratificazione sociale. Osserva che le relazioni legate al territorio (quartieri,

circoscrizioni) sono relazioni ricche e stabili nel tempo, mentre le relazioni legate al

sistema industriale sono fragili, non durevoli, a causa del continuo cambio di personale.

Poi osserva, che vi è un terzo ordine di relazioni, trasversale al campo del lavoro e del

territorio, che è la rete sociale: relazioni amici, parenti, vicini, supportive, che non sono

definite spazio/tempo perché spaziavano su tutta l’isola, né legate dall’appartenenza a

un’organizzazione, né necessariamente caratterizzate da stabilità. In questo studio la

rete sociale permette di comprendere l’importanza delle relazioni informali, le

relazioni e le interdipendenze tra campo territoriale, relazioni professionali e legami

di amicizia e parentela. Sulla base di una differnza nella configurazione della rete vi è: la

società tradizionale, dalla società contemporanea (caratterizzata da più contatti ma

poche amicizie, non si conosce ampiamente la rete sociale); [basso conflitto sociale vi era

per presenza rete informale trasversale]

39. Esperimento di Elizabeth Bott? Funzione della rete sociale?

Bott studia che effetti ha la rete sociale a livello del microsistema (in particolare sulla

condivisione dei compiti domestici tra coniugi a Londra). Osserva tre tipi di famiglia:

ruoli segregati: netta distinzione tra ruolo moglie e marito; collegata a una rete sociale

1. a maglia stretta, dove tutti si conoscono con tutti e si frequentano e vi è molto controllo

normativo sul comportamento dell’individuo (chi non segue la tradizione è etichettato

come deviante);

ruoli coniugati: moglie e marito interscambio di ruolo; collegata a rete sociale a

2. maglia larga, dove non si conoscono tutti, ma a contare sono le persone che si

frequentano e con quanta frequenza;

3. ruoli intermedi

Bott sottolinea che la rete sociale non ha solo un ruolo supportivo, ma ha anche una

funzione normativa! È infatti attraverso di essa che si interiorizzano le norme e i valori!

Funzione rete: La rete sociale è un gruppo reale/immaginario, ma considerato con

esistenza reale dalla persona, che viene usato da questa per spiegare/giustificare la

propria azione, o valutare la propria posizione.

Ciò porta a delle conseguenze:

• la famiglia è inserita in un contesto che non è generico: si riesce a comprendere come

una famiglia possa restare imbrigliata in un’altra (famiglia come paziente);

• la rete a maglia stretta ha un controllo normativo sulla persona, oltre che di supporto;

• vi è una differenza tra realtà urbana e la realtà della comunità, dove tutti si conoscono e

molti elementi della vita quotidiana sono mediati dal gruppo.

40. Effetti negativi di una rete molto chiusa?

• Granovetter: parla di legami deboli e legami forti. Una rete con solo legami forti, è una

rete molto chiusa, che per assenza di legami deboli può frammentarsi, non riuscendo ad

organizzarsi.

• Bott: una rete molto chiusa ha un forte controllo normativo sul comportamento

dell’individuo (se non rispetta la tradizione viene considerato deviante);

• Se una rete è molto chiusa, vi sarà molta resistenza al cambiamento, dato che vi è

anche poca apertura a nuove relazioni.

41. Uso della rete in PdC? Ross Speck?

• Terapia di sostegno di Ross Speck: studia i pazienti schizofrenici trattati in casa per

evitare etichettamento e ospedalizzazione, e rileva che nella maggior parte dei casi si

raggiungono gli obiettivi più facilmente (nei casi resistenti vi sono dei problemi nei

rapporti a livello della famiglia allargata). Collabora con Attneave che è una studiosa

molto importante perché comprende quanto il dato culturale sia importante per creare

degli interventi efficaci (partecipa comunità nativa per cogliere che significato è attribuito

alla malattia, cosa è considerato come una risorsa e capisce che non si può adattare la

persona a un intervento pre-costituito!). Il fulcro dell’intervento di Speck è la

ritribalizzazione ovvero l’assunzione del sintomo del singolo da parte della collettività,

ricostruendo la rete sociale in cui è inserito individuo. È la rete a diventare il paziente!

Nella prima fase di appunto ritribalizzazione il sintomo viene discusso con la persona e

la sua rete intima, cercando di comprendere il significato e le cause (uso tecniche non

verbali per suscitare relazioni empatiche); vi è poi una fase di polarizzazione perché

emergono comunque punti di vista differenti che generano conflitti, per questo si creano

dei gruppi di discussione per dare spazio alla diversità di pensiero; in seguito vi è la

mobilitazione delle attività, ovvero la rete cerca di trovare delle spiegazioni e soluzioni

e in questo caso lo psicologo di comunità/equipe non si deve MAI sostiuire alla rete, ma

offre la propria conoscenza come supporto, e accompagna la rete affinché possa

essere lei stessa responsabile del proprio cambiamento. Vi è la fase di depressione/

angoscia, dovuta al fatto che nel cambiamento vi è sempre un momento di resistenza,

che viene poi sbloccato da soggetti-attivatori che fanno ripartire la situazione; e

seguono le fasi di sblocco e di esaurimento/euforia, quando il problema viene risolto.

È molto importante questo approccio perché vi è il superamento di un’ottica

assistenzialistica, non vi è uno squilibrio di potere tra psicologo-paziente: il gruppo è

agente del proprio cambiamento, è responsabile, mentre lo psicologo è un tecnico

partecipante che supporta nelle fasi stagnanti conducendo il gruppo a soluzioni in piena

autonomia.

• La rete può anche essere usata in un’ottica di recupero delle risorse ambiente o come

sviluppo del community care (intervento diretto alla costruzione di relazioni di persone

con fine supportivo), o ancora può essere usata per un intervento di rete:

Malattia viene da un crollo del sostegno sociale, non per le mancanze solo della persona;

Modello integrato di intervento psicosociale:

1. fase di mappatura rete: ricercatore e utente insieme raccolgono dati e rappresentano

graficamente la rete;

2. valutazione: si valuta i punti di forza/deboli della rete, come può essere collegato il

problema alla rete, possibili interventi; tenendo conto: presenza conflitti, dimensioni

rete, reciprocità, sottogruppi, frequenza relazioni, tipo relazioni ecc. E si vengono a

definire 3 tipologie di rete:

omogenea: grande gruppo indifferenziato, che comprende famiglia, estesa, amici,

a) vicini ecc., tutti si conoscono, supporto forte, veloce, ma vi è anche il controllo

normativo forte, chiusura, difficoltà ad aprirsi al cambiamento;

frammentata: gruppi separati, senza comunicazione, supporto debole, cambiamento

b) visto positivamente;

dispersa: reti ad esempio dei malati mentali gravi, che non hanno la capacità di

c) ricambiare nella relazione, ricevono; formata da persone che non si conoscono e non

si frequentano.

Obiettivi di intervento:

3. contattare gli irraggiungibili (attraverso l’uso di soggetti chiave, che vengono formati)

peer education (formare dei soggetti che poi agiscono come informatori sia in ambiti

formali/informali)

mantenere i legami che nutrono la persone ed eliminare i legami che limitano le

possibilità/uso risorse della persona;

utilizzare al meglio le risorse, accedere a nuove risorse partecipando alla comunità;

costruire o ricostruire la rete sociale, coinvolgendo anche persone che non sono

coinvolte solitamente;

non sostituirsi MAI alla rete stessa

• Collegamento tra rete e salute: ricerca di Alameda, Di Nicola e Cohen (modelli stress-

buffering e main effect), Berkman, Roseto.

42. Il senso di comunità?

• Sarason distingue tra comunità intesa come gruppo di persone che condividono un

senso di appartenenza attraverso condivisione idee, interessi, destino comune, valori

ecc, quindi non basata necessariamente su un territorio e che forniscono sostegno e

hanno una storia in comune fondamentale per capire la comunità stessa (comunità oggi

è qualcosa di non molto vivo, perché manca la partecipazione attiva dei cittadini); e

senso psicologico di comunità che è la percezione della similarità con altri, e

comprende il riconoscere il fatto di essere in un rapporto di mutua interdipendenza con i

membri della comunità, ed essere disposto a mantenere questo rapporto facendo per gli

altri ciò che ci si aspetta facciano per noi (riconoscere di essere parte di una struttura

affidabile e stabile). Il senso di comunità è importante perché integra le persone nel

loro ambiente! Elementi fondamentali del senso di comunità sono: riconoscere che la

comunità ha delle caratteristiche specifiche che la rendono diversa da altre comunità, e

un elevato senso di identificazione (appartenenza e connessione emotiva). Il senso di

comunità è in parte sovrapponibile al concetto di ingroup dato che entrambi richiamano

le dimensioni di: appartenenza, identità, inclusione e attaccamento emotivo.

• Rappaport sostiene che la narrazione ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del

senso psicologico di comunità e nella costruzione dell’identità, in quanto è grazie alla

condivisione di una storia comune che la comunità esiste, indipendentemente dal

contesto fisico; la narrazione è un elemento importante anche nel processo di

empowerment, dove compito dello psicologo è far accedere le persone in condizioni di

helplessness a narrazioni alternative che non siano quelle della cultura dominante.

• Community development: interventi che sostengono leader locali, iniziative di

volontariato e assistenza, crescita coscienza civica, consapevolezza dei problemi di

comunità, accrescere quartiere; mira a creare condizioni di progresso economico/

sociale con partecipazione attiva alla comunità, per favorire sviluppo senso

psicologico di comunità, affinché siano i cittadini ad autodeterminare i processi

trasformativi. Comunità ha ruolo di mediatore tra individuo e stato: attraverso di essa si

può esercitare direttamente diritto politico).

43. Strumenti di misura del senso psicologico di comunità?

McMillian e Chavis - SCI - sense of community index; il senso di comunità è

1. influenzato da vari fattori:

• appartenenza/membership: che dipende da condivisione sistema di simboli, impegno

personale, intimità (data dai confini), sicurezza emotiva, identificazione;

• influenza: sia della comunità sugli individui (grado di attrazione), sia la capacità

individuo di agire/modificare la comunità.

• connessione emotiva: deriva da condividere una storia comune, eventi significativi

condivisi, frequenza e qualità legami;

• soddisfacimento dei bisogni e integrazione: poter soddisfare i bisogni in quanto

parte del gruppo + condivisione valori, successi ecc. rinforza spc.

2. Glynn - PSOC - psychological sense of community scale - come sono legate senso di

comunità e soddisfazione per la comunità; prende in considerazione le rappresentazioni

che il soggetto ha, sulla qualità della relazione con la comunità reale/immaginaria, tenendo

conto: percezione qualità ambiente, percezione sicurezza, modalità interazione tra

membri, relazioni di supporto, struttura comunità. Viene condotta una ricerca che mette a

confronto un kibbutz (associazione di lavoratori volontari israeliani, condizioni di

eguaglianza) e una comunità del Maryland: emerge che i membri del kibbutz sono più

soddisfatti della propria comunità reale, questo probabilmente dovuto a fattori psicosociali.

3. Buckner - NCI - neighbourd cohesion instrument: per mettere a confronto il senso

psicologico di comunità in diverse comunità USA, per vedere quali fattori lo accrescono.

Tenendo conto: senso psicologico comunità, livello di interazione tra membri comunità,

grado di attrazione comunità. Fattori che lo accrescono: soddisfazione servizi, percezione

ambiente fisico, risorse.


ACQUISTATO

3 volte

PAGINE

49

PESO

389.65 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE ESERCITAZIONE

Domande per prepararsi all'esame di "Metodi di intervento in psicologia di comunità" con prof. N. De Piccoli.

Nota. alcune di queste domande sono state raccolte dall'ASCOLTO degli esami orali, altre facendo riferimento agli argomenti principali contenuti nei seguenti testi:

- "Psicologia di comunità" di Piero Amerio
- "Salute e qualità della vita nella società del benessere. Prospettive interdisciplinari" di Norma De Piccoli

Ogni domanda è seguita da una risposta che dà un'idea dei punti essenziali che dovreste andare ad esporre nell'esame orale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica e di comunità
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mad_Cupcake di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche d’intervento in psicologia di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof De Piccoli Norma.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Metodi e tecniche d’intervento in psicologia di comunità

Riassunto esame "Metodi di intervento in psicologia di comunità", prof. N. De Piccoli, libro consigliato "Psicologia di comunità" di P. Amerio
Appunto
Riassunto esame "Metodi di intervento in psicologia di comunità", prof. N. De Piccoli, libro consigliato "Salute e qualità della vita nella società del benessere" di N. De Piccoli
Appunto
Riassunto esame Psicopatologia, prof. Zennaro, libro consigliato Lo sviluppo della Psicopatologia, Zennaro
Appunto
Riassunto esame Psicodinamica della vita familiare, prof. Brustia, libro consigliato L'intersoggettività nella famiglia di Mazzoni e Tafà
Appunto