Che materia stai cercando?

Riassunto esame "Metodi di intervento in psicologia di comunità", prof. N. De Piccoli, libro consigliato "Psicologia di comunità" di P. Amerio Appunti scolastici Premium

Appunti utili per l'esame di "Metodi di intervento in psicologia di comunità" con N. De Piccoli. Rielaborazione di appunti basati sullo studio autonomo del libro consigliato: "Psicologia di comunità" di Piero Amerio.

Attenzione! Sono contenuti solo appunti che si basano su questi capitoli (sufficienti per sostenere l'esame dall'anno 2016/2017): 1,2,3,4,5,6 (solo... Vedi di più

Esame di Metodi e tecniche d’intervento in psicologia di comunità docente Prof. N. De Piccoli

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

cui lo stato interviene solo quando la proprietà privata non riesce a soddisfare la collettività

(non intromissione Stato, creazione mercato unico, abbattimento frontiere); ma come può

esistere società in questo gioco di interessi? Esiste un principio generale insito nella natura

umana che spinge verso un utile comune. Nello stesso tempo l’utilitarismo spinge verso

forme di governo dirette a produrre un’utilità per tutti, in concreto riforme sociali per

migliorare situazioni miseria e infelicità.

Socialismo > movimento lavoratori troverà appoggio nel socialismo (che si affermerà

proprio grazie a operai) che porterà in primo piano questione dei diritti sociali connessi al

lavoro, salute, assistenza, istruzione, libertà dalla miseria. Socialisti contro capitalismo e

proprietà privata! Fourier > alla base società egualitaria mette desiderio uomo a vivere

propria vita in armonia con propri desideri e vita altrui > le passioni non vanno represse ma

organizzate in modo opportuno! Propone comunità anti-privatista in aspetti economici e

sociali: tutto viene condiviso educazione, cibo, compiti, sessi uguali socialmente ecc. gruppo

garantisce pienezza vita, autofondazione regole vita comune, senso attivo partecipazione >

lavoro diventa espressione delle proprie passioni personali!

Marxismo > capitalismo ha svilito senso lavoro, ne ha fatto uno strumento per ottenere

guadagno! Ma il lavoro è un elemento fondante della natura umana! L’uomo non è solo

un essere naturale, ma è in grado di intervenire, modificare, di creare quello che prima era

uno stato mentale, e tale processo lo immette anche nei rapporti sociali. Infatti rapporti

sociali e produttivi sono connessi! Ma anche il mondo del pensiero, della coscienza, delle

rappresentazioni è un’emanazione dell’attività materiale. Marxismo offrì agli sfruttati e

oppressi uno strumento di lotta per emanciparsi.

Bernstein e la socialdemocrazia > denuncia limiti marxismo: accanto all’importanza di

una base economico-materiale, è importante anche l’individualità, soggettività, valori etici!

Sottolinea aspetti positivi democrazia nella quale il socialismo può inserire il suo programma

riformista. Socialismo democratico rivendicò libertà civili, politiche, portatore di riforme per

trasformare in senso più ugualitario la società, senso individuo come valore.

Scena contemporanea > il welfare state odierno mira ad allargare il principio

dell’uguaglianza delle opportunità oltre a garantire gli standard minimi di reddito,

alimentazione, salute, educazione ecc. La nostra epoca è però permeata da un trionfo

dell’individualismo, espressione di un narcisismo, di una passività che non ha nulla a che

vedere con l’individualismo eroico dell’illuminismo. Più che altro si persegue una serena

felicità privata, rifuggendo da ogni forma di impegno sociale, religioso o politico pur

apprezzando la democrazia. Ma la democrazia che c’è è passiva e la politica è vista come

qualcosa di lontano, corrotto, inaffidabile (questo per il comportamento di molti politici) > in

generale vi è indifferenza verso il bene comune.

CAPITOLO 3 - L’idea di comunità tra scienze sociali e ragioni etico-politiche

Comunità = gruppo di persone che hanno comuni origini, idee, interessi e consuetudini di vita;

o organizzazione nazionale o internazionale operante come collettività;

Nozione di comunità nata da Romanticismo tedesco vs. Illuminismo francese (che poneva

al centro tema libertà individuale contro autoritarismo) > Romanticismo vede negativamente

8

l’individualismo perché isola l’uomo, mentre esalta l’infinito: individuo può avere sua

realizzazione solo nella misura in cui è parte di questa entità > Hegel «Tutto ciò che l’uomo è

lo deve allo Stato» > idea comunità legata anche a motivi politici: rivendicazioni identità

nazionali, come espressione tradizioni, con usi, costumi, lingua, non un insieme sancito da

un contratto. Se da una parte Romanticismo esalta l’eroe che sfida l’assoluto, dall’altra ha

una nozione di collettivo forte: per la difesa della patria si sacrificano interessi personali >

Schleiermacher (1700) > comunità è una forma di socialità in cui i legami tra i membri

sono ricchi di sentimenti e sostenuti da uno scopo comune vs. società i membri sono legati

da un contratto e gli interessi sono particolaristici.

Comte e il positivismo > la scienza diventa protagonista! Tutti i fenomeni sono inalterati

nel tempo e soggetti a leggi naturali invariabili; non ha senso cercare le cause primarie e

finali, lo scienziato deve cercare tali leggi e cogliere i nessi che collegano i fenomeni con

un’ottica oggettiva. La società come la natura è un sistema chiuso, è un organismo

collettivo, un tutto, regolato da leggi come un organismo umano, ma non composta

realmente da individui.

Durkheim > società è un organismo che esiste indipendentemente da individui che lo

compongono, che li trascende: primato della società sull’individuo. Quando si aggregano gli

uomini si crea un’individualità psichica di nuovo genere: gruppo pensa, sente, agisce in

modo del tutto diverso dai membri isolati.

Tonnies (1887) > la comunità diventa una categoria sociologica, che si definisce in base alla

società. Comunità e società sono dei tipi ideali che servono a descrivere la complessità della

realtà sociale.

Comunità: espressione di una volontà organica, che nasce in modo spontaneo negli individui e

genera la relazione sociale in modo ugualmente spontaneo. Comunità nasce dagli individui

stessi e si esplicita in un sistema di relazioni, con un agire umano mosso da sentimenti,

desideri, tendenze di ordine affettivo. La comunità è intima, fondata su comprensione, rispetto,

benevolenza, tenerezza. Es: antiche forme di collettività rurale ancorate a tradizioni profonde.

Società: espressione di una volontà arbitraria che nasce da ragionamento freddo tra fini e

mezzi, ragioni utilitaristiche. Società è incontro di egoismi, rapporti si fanno poveri, privi di

calore, interessati, con uomini separati. Es: collettività urbane, modi di vita legati a produzione

industriale e al mercato.

Associazioni: nascondo da relazioni tra volontà umane e possono essere espresse in forme di

comunità o società.

Weber >

- società è concreto luogo di associazioni, scambi, conflitti, plasmato da idee e azioni dei

soggetti individuali e collettivi, in cui incontro-scontro di credenze è il vero determinante del

possibile ordine esistente;

- mette in primo piano un soggetto attivo: sottolinea importanza dell’azione come

espressione di concreti soggetti umani e come tale va spiegata ma anche compresa,

bisogna cogliere quale senso attribuiscono ad essa i soggetti agenti. L’agire sociale è

un’azione condivisa con altre persone destinata a produrre effetti su altre persone, che può

essere generata da un impulso emotivo/valore condiviso (questo è opposto a Durkheim, che

vede il fatto sociale come un modo di agire, pensare, sentire esterno all’individuo). 9

- si parla di comunità quando l’orientamento all’azione poggia su una comune appartenenza,

soggettivamente sentita degli individui che a essa partecipano;

- l’associazione è quando la disposizione all’agire sociale poggia su un’identità di interessi, o

un legame di interessi motivato razionalmente rispetto al valore e allo scopo (tali

orientamenti dell’azione sono estremi/ideali di un continuum).

O ancora...

* Comunità come insieme di soggetti legati da uno o più fattori di diversa natura (etnica,

territoriale, linguistica, religiosa, ecc.) che li portano a interagire tra loro più che con i membri

di altre collettività. Tratti caratteristici di una comunità sono:

- la maturazione da parte dei soggetti di una specifica identità (ingroup/outgroup)

- L’acquisizione di un elevato senso di appartenenza (identificazione e identità)

- La formazione di rapporti di solidarietà (capitale sociale, solidarietà, supporto sociale)

*Comunità... 3 forme originarie di comunità (oggetto di studio in psicologia): la parentela, la

comunità di luogo (vicinato), l’amicizia;

Il pragmatismo di Peirce > il pensiero è produttore di credenze da sottoporre al vaglio

dell’esperienza. L’interesse del pragmatismo è rivolto a problemi concreti dell’adattamento

umano, alla pratica sociale. Insistono sull’esperienza individuale, sulla responsabilità

personale, incitando però alla ricerca, sperimentazione, verifica. L’esperienza consente di

guardare al di là delle cose, di teorie prefabbricate > da qui James e Dewey - conia termine

strumentalismo in cui le idee e le teorie sono mezzi, strumenti per l’azione, la cui ‘verità’ è

determinata dalla loro utilità ai fini della sopravvivenza biologica e del processo di

adattamento dell’individuo. Lo strumentalismo punta al pluralismo, alla convivenza

democratica, all’apertura per tutti delle possibilità.

James > 1890 apre primo laboratorio di psicologia sperimentale; si ispira al pragmatismo

secondo cui si verifica la validità di un’idea in base alle sue conseguenze «ciò che è vero è

utile»: le idee, le conoscenze, il pensiero sono strumentali nella misura in cui servono a

vivere e ad adattarsi al mondo; la psicologia di James fa della mente uno strumento

dinamico e funzionale di adattamento ambientale. Riprende il problema del self di Locke.

Tutti abbiamo un self materiale (corpo, tutti oggetti che ci appartengono, relazioni che ci

legano al vivere domestico), self sociale (come ci vedono gli altri, caratteristiche che ci

attribuiscono), self spirituale (disposizioni psicologiche quali noi le cogliamo guardandoci

dentro). Il self è il risultato di ciò che vediamo quando guardiamo alla nostra interiorità,

mediato dalle immagini di noi che gli altri ci rimandano.

Cooley > società e individui non sono separabili ma aspetti collettivi della medesima cosa.

Quando ci riferiamo agli individui semplicemente trascuriamo il loro modo di apparire e

pensare di carattere comune. La società è un luogo concreto della relazione pratica e

mentale delle persone, e trova le sue matrici nei gruppi primari che contribuiscono a

compattare le persone. Tali gruppi sono caratterizzati da un’associazione intima, sono

primari perché formano la natura sociale e gli ideali dell’individuo e come risultato l’individuo

si identifica con la vita e gli scopi comuni del gruppo; tali gruppi offrono all’individuo la prima

e più completa esperienza di unità sociale. 10

Moreno > importanza relazioni faccia-faccia, lavoro intorno allo psicodramma come

momento espressività, creatività, risoluzione tensioni, gruppo come centro collaborazione

Mead > altro esponente del pragmatismo; è nella relazione sociale/società che nasce e si

sviluppa il sé: prima bambino con gioco esplora i ruoli, poi con il gioco organizzato, poi a

livello più alto. Ma la persona non si esaurisce nella società: l’io è un soggetto attivo, dotato

di un senso di libertà e iniziativa.

Scuola di Chicago proviene da dipartimento di sociologia fondato da Small [Small,

Dewey, Mead, Thomas, Znaniecki, Park]. Si occupa di problemi concreti: immigrazione

(fine 1800), integrazione tra diverse culture, emarginazione, povertà, crescita città e nuove

industrie, in un paese in cui associazione è una realtà concreta, in cui il conflitto è quasi

naturale. Si perfeziona così il metodo del social survey: indagine scientifica della realtà

sociale e dei bisogni della comunità per intervenire presentando un programma costruttivo di

progresso sociale. Da ricordare Thomas e Znaniecki, e la loro ricerca sugli immigrati

polacchi, che passano da mondo contadino a quello delle industrie americane, dove emerge

legame a doppia via tra elementi sociali e del mondo individuale.

Human Ecology - Scuola di Chicago - Robert Park [verrà ampliata dopo]?

*

Ecologia = scienza che studia le relazioni tra organismi viventi e loro ambiente

Una comunità umana è un insieme di unità che vivono simbioticamente e ha 3 caratteristiche

essenziali:

1. una popolazione organizzata su un territorio

che è in modo più o meno forte radicata sul territorio che occupa

2.

3. è in tale territorio che le unità individuali vivono in relazione di dipendenza simbiotica, cioè

sono mutuamente interdipendenti

* Concetto di comunità locale? Si sviluppa in seno alla sociologia americana negli

anni ’20-’30;

Non come forma associativa particolare in funzione di scopo, ma comunità come condizione

basica della vita in comune, implicitamente legata a un territorio. Un gruppo di persone

che stanno insieme per perseguire le condizioni basiche della vita quotidiana. Segno distintivo

è che una vita può essere vissuta completamente al suo interno con tutte le proprie relazioni

sociali (mentre un’associazione è sempre un’organizzazione per fini parziali).

• Zimmermann, dice che la comunità deve avere una base geografica definita per definirsi

tale e distingue due tipi di comunità:

- localistica = rapporti con comunità così stretti che soggetto pensa a questa come «al mio

gruppo», i legami sono faccia-faccia, si ragiona in termini di amicizia, solidarietà, in genere

chiusa, isolata, poco incline al cambiamento;

- cosmopolita = privilegiata individualità, amicizia e rapporti deboli, tradizioni scarse, valori

materialistici, cambiamento visto positivamente;

• Redfield, analizza fasi passaggio da culture agricole primitive a culture miste, a quelle

urbane. Esamina 4 insediamenti: villaggio tribale maya, isolato, agricolo; villaggio simile ma

non isolato; comune a metà tra frontiera contadina e urbana, città di Merida con tutte le

caratteristiche di un nucleo moderno; 3 processi centrali nella transizione: 11

1. disorganizzazione culturale, norme sociali si fanno complesse, si perdono tradizioni, e le

alternative si aprono provocando conflitti;

2. secolarizzazione di usi, costumi, modi di vita, espressioni che hanno un significato e si

laicizzano.

crescita individualismo, libertà del singolo nei confronti famiglia e gruppo con scelta

3. partner, lavoro ecc.

• Hillery, sulla base distinzione tra organizzazioni formali (con fini specifici) e

organizzazioni comunali (formati da gente che vive insieme essendo nata in quel

territorio), esamina 10 villaggi, 5 città, 2 prigioni, 3 manicomi. Villaggi/città sono diverse

forme di comunità, ciò che le rende simili sono il fatto di essere dei sistemi localizzati

integrati per mezzo delle famiglie e della cooperazione.

Riassuntino: Abbiamo visto quindi come il concetto di comunità è stato creato per esprimere

il senso di una vita collettiva organizzata, ma libera da relazioni fredde e utilitaristiche,

basata su rapporti spontanei, senso di appartenenza e solidarietà. Abbiamo visto come

Tonnies la vede in modo così differente che la contrappone alla società; Weber invece la vede

in modo più realistico, come un luogo anche di scontro-confronto. La nozione di comunità

concretizza l’idea di un soggetto attivo che crea, modifica, pensa un mondo sociale che

è luogo di conflitti ma anche di legami per realizzare progetti comuni. Abbiamo visto come il

pragmatismo di Dewey e James sia una buona base di ricerca scientifica nella quale

l’individualismo democratico confluisce nella concezione di una comunità fondata sulla

partecipazione. La scuola di Chicago analizzando problemi umani nella quotidianità,

concretizza l’idea di una comunità locale come luogo geografico e umano. Il fatto che un

sistema sociale sia delimitato da uno specifico territorio rende unica quella comunità rispetto

alle altre: ciò non significa che un sistema sociale abbia bisogno per forza di una collocazione

territoriale, ma un sistema scollegato da un territorio difficilmente assume le caratteristiche

di una comunità (anche se non è sufficiente a definirla).

Comunità locale oggi > sistema sociale organizzato anche a livello politico-amministrativo,

collocato dentro un sistema più ampio come lo stato. Una regione quindi, un comune,

possono essere delle comunità, definite da confini non solo geografici ma umani (cultura,

dialetto, cucina, condotte, luoghi e modi di vita, lavoro, scambi ecc). Tali politiche di

decentramento politico-amministrativo cercano di avvicinare il cittadino alle istituzioni,

perché possano avere una gestione migliore delle risorse > tale dimensione oggi è ancora

più importante perché conserva il tessuto sociale anche attraverso momenti di crisi, guerre,

calamità naturali, in quanto favorisce azioni di solidarietà e cooperazione > importante è la

dimensione della partecipazione, che conduce a dialogo come strumento per costruire

insieme, ed è essenziale per la conservazione del gruppo e il suo sviluppo; la condizione

dell’essere umano non è né fusione con la collettività né isolamento, ma partecipazione.

MacIntyre e Taylor, communitarians / comunità morale > vedono individuo come non

isolato e la società non solo come mero strumento di mediazione! Puntano su valorizzazione

comunità, come depositaria in sé di un bene comune, essenziale per lo sviluppo di una vita

collettiva con relazioni più umane e solidali. Critica a individualismo che promuove

utilitarismo, invece fini e valori solidali si possono realizzare quanto più individuo partecipa

alla comunità. 12

CAPITOLO 4 - Il soggetto e il sociale in psicologia di comunità

Idea di umano come soggetto attivo, porta sulla scena la dimensione attiva della

conoscenza, pensiero, parole, azione, sia su sfera mentale/materiale, sia in bene e in male,

che convergono insieme nella presa di responsabilità. Tale soggetto si costituisce nel suo

rapporto con il mondo: vi sono quindi individui unici e irripetibili con determinate possibilità

in base alle loro competenze, influenzate anche da vincoli della vita materiale e sociale.

Uomo è soggetto attivo, fortemente interconnesso al mondo sociale/ambiente che pone

anche limiti materiali permettendo determinate traiettorie di sviluppo: la psicologia di

comunità tende a studiare contesti sociali, per intervenire e aumentare possibilità per l’uomo

di sviluppare propria potenzialità.

Nella psicologia il soggetto attivo non è stato considerato: è stata l’attività mentale a

essere valorizzata. Solo il comportamentismo assumeva come oggetto di studio l’attività

umana, tuttavia escludendo dall’analisi però importanti processi di coscienza, stati mentali,

immaginazione e quel fare creativo tipico dell’essere umano. Il cognitivismo cambierà il

modo di considerare l’individuo anche se darà poco spazio alla parte pratica dell’essere

umano; anche la psicologia sociale avrà come centro il concetto di comportamento ma

lontano dalla concezione di un soggetto attivo > bisogna uscire dalla contrapposizione

tra ottica individualistica e ottica socio-costruzionista!

Soggetto attivo sul piano mentale definitivamente inserito nel cognitivismo. Mente diventa

un sistema organizzato e gerarchizzato di strutture, meccanismi, processi che elaborano i

dati interni/esterni e li trasformano, li valutano, li collegano, li immagazzinano. Si concretizza

il concetto di schema come struttura e processo attraverso cui si organizzano in modo

funzionale dati da esperienza > sono un processo di ricostruzione della realtà compiuta in

modo attivo dalla mente. Essi raccolgono la nostra esperienza e la guidano attraverso

procedimenti (schema-driven). Tuttavia, in questo modo, vi sono una serie di operazioni che

distorcono la realtà: la selezione degli schemi che vengono usati poggia su aspetti non

controllabili dal soggetto.

Nisbett e Ross > stimoli esterni tendono ad attivare schemi in base a 3 caratteristiche:

1. vivezza (interesse emozionale che lo stimolo risveglia, capacità di suscitare immagini

concrete, prossimità nel tempo e nello spazio)

2. salienza rispetto al contesto (titoli più grossi su giornale)

accessibilità (quanto più uno stimolo è rapportabile in modo diretto a uno schema che il

3. soggetto ha in mente, più viene recepito)

La nostra percezione del mondo è influenzata da fattori su cui non abbiamo controllo!

Caratteristiche stimolo, meccanismi di priming (attivati schemi in automatico in base a

frequenza uso) ecc. ciò è funzionale per la rapidità con cui la mente deve lavorare > mente che

tende a opporsi al cambiamento = conservatorismo mentale; la mente inoltre usa delle

scorciatoie del pensiero definite euristiche, fondate su presupposizioni, immagini

rappresentative, schemi e non sulla logica, che possono indurre in errori di valutazione

(bias) > alimentano tendenza a raggruppare eventi e persone in categorie prototipiche,

portando a nascita pregiudizi. Ma tutto ciò è parte del normale funzionamento dell’essere

umano quando NON è impegnato nel corso di specifiche azioni. Il soggetto infatti diviene più

capace di ragionare quando viene messa in campo la responsabilità personale, collegato con le

13

sue motivazioni reali in situazioni concrete (vi è interesse delle persone per i risultati proprio

giudizio, giudizio altrui, valutazione loro capacità, interazione con altre persone ecc).

Distinzione di Windelband tra punto di vista nomotetico (ricerca di leggi generali su

fenomeni - teorie generali), punto di vista idiografico (studio caso particolare, conoscenza

ricavata da analisi situazioni e individui definiti nel tempo, spazio, culture ecc - teorie locali)

> entrambi metodi sono importanti.

Ricerca-azione: differenza tra quella classica e lewiniana?

In generale ricerca psicologica è proceduta essenzialmente in base all’ottica nomotetica,

studiando processi della cognizione, motivazione, vita affettiva, senza specifici riferimenti agli

individui singoli. Il soggetto della psicologia è in genere un’entità innominata, prototipica.

Ottica tradizione psicologia guarda il soggetto senza considerare la dimensione sociale come

dato che partecipa intrinsecamente ai processi psicologici (visione naturalistica), considera

l’attività in modo puramente esterno prima del suo aspetto intenzionale (visione

oggettivistica), e analizza gli accadimenti della vita psichica in funzione di stimoli, variabili

ecc. senza tener conto del ritorno che l’attività del soggetto ha su di essi (visione

causalistica), è a-storica e non esperenziale.

Ciò non significa che l’ottica generalizzante debba essere rigettata: è attraverso di essa che si

può passare dall’esperienza a modelli teorici che permettano di guardare alla realtà umana e

sociale alla luce di formulazioni razionali in qualche modo verificabili e condivisibili.

Ricerca-azione di Lewin > una ricerca che entra nel vivo della pratica sociale, sopratutto sul

problema del cambiamento [modo di concepire la ricerca che si pone l'obiettivo non tanto di

approfondire determinate conoscenze teoriche, ma di analizzare una pratica relativa ad un

campo di esperienza (ad esempio, la pratica educativa) da parte di un attore sociale con lo

scopo di introdurre, nella pratica stessa, dei cambiamenti migliorativi] + ricorda T-group ed

esperimento

Ottica ecologica > ricorda che prima di Lewin c’è stato Barker!

Lewin (1890-1947) introduce:

concetto di relazione tra oggetto di studio e l’ambiente in cui tale oggetto è posto:

1. essenziale non è solo le caratteristiche che l’oggetto ha ma la situazione globale in cui

esso si trova.

2. attenzione per la concretezza del caso individuale e della situazione specifica. Solo così si

può giungere alla possibilità di trovare leggi generali.

Come collegare i due punti di vista nomotetico e idiografico?

centrare analisi su situazioni concrete della vita reale

1.

2. non considerarle fini a se stesse ma inserirle in un contesto più ampio di strutture e

processi

analizzare problemi specifici di dipendenza da situazioni specifiche

3.

4. passare via via alla formulazione di leggi sempre più generali

Tipi di situazione: bambino ce impara a padroneggiare mondo oggetti; gruppo che realizza

un obiettivo, conflitto in una menage familiare; 14

Tipi di problemi di primo grado: quali tipi di contesto provocano certe modalità di

valutazione e di scelta? Quali tipi diversi di condotta sono generati da diversi climi di gruppo?

Tipi di problemi di ordine generale: quali sono i processi che concorrono nella

determinazione degli scopo e delle mete?

Il concetto di intenzione > rimanda al concetto di volontà e di intenzionalità intesa come

«il riferimento di qualsiasi atto umano a un oggetto fuori di sé», caratteristica essenziale di

fenomeni psicologici, che sono qualificati dagli atti con cui il soggetto si riporta all’oggetto:

rappresentazione, giudizio, sentimento > per Lewin intenzione è espressione di una

costante forma di interazione col mondo, è la risultante di un processo soggettivo di

intervento sul mondo esterno che è attivato da qualcosa che sta nel mondo e non solo nel

soggetto > il soggetto non ha bisogno di essere attivato, perché è costantemente attivo

grazio allo stato di tensione: compito dell’intenzione è modulare la tensione e

dirigerla verso una direzione > intenzione si qualifica rispetto a oggetti che sono esterni

alla persona, che possiedono una carica attrattiva tale da far insorgere dei quasi-bisogni.

La valenza di una meta (GV) è funzione di t (tensione in quel momento) e di G (capacità di

attrazione in quanto possibile meta): VG = f (t,G) > la forza complessiva di una certa

motivazione direzionata a una certa meta (f), è data da valenza della stessa meta e dalla

distanza psicologica che esiste tra persona e oggetto-meta > tale distanza esprime la

possibilità più o meno consistente di raggiungere l’oggetto e un certo grado di concretezza

relativamente all’oggetto del desiderio, entrambe connesse con situazione complessiva del

soggetto. Distanza dipende quindi da fattori oggettivi (età, condizione economica ecc) e

soggettivi (percezione e rappresentazione oggetto, insieme valutazioni che oggetto compie).

Teoria del campo (field theory)

Campo = totalità dei fatti coesistenti nella loro interdipendenza ad un momento dato.

3 tipi di fatti:

mondo personale di percezioni, emozioni, rappresentazioni, progetti ovvero ciò che

1. costituisce l’attività psichica del soggetto > fatti che rappresentano lo spazio di vita in cui

anche gli aspetti ambientali sono filtrati da processi psicologici e influenzano direttamente

individuo

2. fatti che si collocano tra spazio di vita e ambiente esterno, in una zona di frontiera >

processi di percezione, rappresentazione e azione che mettono in interscambio continuo il

mondo soggettivo e fisico-sociale.

3. fatti che pur essendo presenti nella situazione, non entrano nel campo in quanto non sono

assunti direttamente in quel momento dall’attività mentale della persona

Tale campo viene rappresentato secondo una geometria topologica sul piano grafico. Il

campo è diviso in regioni separate da frontiere di diverse.

Le regioni variano insieme al campo: possono cambiare di estensione, posizione,

strutturazione interna, scomparire ecc. Regioni non sono spazi concreti ma rappresentazioni

concettuali di oggetti, stati psicologici, attività mentali ecc. Le regioni più centrali del campo

costituiscono una regione particolare che è la persona. La persona è formata quindi da varie

regioni che possono essere più o meno numerose, coesistere o no, ridursi/ampliarsi a seconda

delle situazioni. Alcune sono regioni più periferiche. Esiste una frontiera poi tra regioni centrali

15

e periferiche della persona, nonché un’altra frontiera tra queste e una zona ancora più

periferica definita zona percettivo-motoria (zona attraverso cui l’ambiente si estende fino a

soggetto), la cui frontiera separa tutto dall’ambiente psicologico (che attraverso un’altra

frontiera entra in contatto con l’ambiente esterno).

Questo quadro è da leggere in modo dinamico, a seconda delle situazioni in cui l’individuo si

trova inserito (attività/stati mentali). Le frontiere possono diventare più rigide o permeabili

così come le regioni possono compattarsi o viceversa, a seconda delle forze e delle valenze che

si creano nel campo.

La valenza è il valore positivo o negativo che una regione acquista in un certo momento,

determinando quindi uno spostamento (locomozione) dell’attività mentale/fisica verso/lontano

quella regione. La forza è la risultante dei sistemi di forza che agiscono in quel momento nella

regione del campo da cui inizia la locomozione (vista come un vettore).

Polemiche:

- Non chiarezza o problema della contemporaneità, in base alla quale tutto avviene in un

campo considerato in un dato momento, ma senza tener conto dell’influenza della dimensione

storica, a cui Lewin risponde che il passato e il futuro vengono invece tenuti in considerazione

come incidenza della situazione presente: entrano nel campo solo aspetti del passato/futuro

che hanno un peso nel determinare la situazione in atto - il passato e il futuro sono parti

simultanee del campo psicologico esistente in un dato momento.

- Visione di Lewin è stata ridotta a visione della condizione dell’uomo come funzione del mondo

interno/esterno. In realtà, la vera caratteristica del campo è l’interdipendenza dei fatti: le

proprietà di ogni fatto derivano dalla relazione con tutti gli altri fatti presenti, quindi ogni fatto

trova la sua spiegazione e la sua funzione all’interno della dinamica di un sistema (mondo

progetti, desideri, giudizi non è personale, ma si specifica nell’ambito di singole situazioni in un

mondo ambientale costituito di oggetti, norme, valori, altre persone).

Il concetto di azione di Lewin, presuppone un’ottica non deterministica ma costruttivistica:

l’azione del soggetto attivo modifica la situazione sia in senso sociale/materiale. È un

processo circolare: la percezione dell’individuo è connessa al modo in cui la situazione viene

mutata dall’azione; il risultato di tale interpretazione influenza a sua volta l’azione o la guida.

La ricerca azione per Lewin

Il gruppo è più che la somma delle sue parti, è un’unità che la psicologia può assumere nel suo

insieme. Lewin guarda al gruppo come luogo di partecipazione e gestione democratica.

Esperimento Lewin, Lippit e White su gruppi bimbi dieci anni, uguali per sesso, età, livello

socioeconomico con fine di fabbricare maschere. Risultati analizzati sotto profilo rendimento e

socio-emotivo. Lewin sottolineò la funzionalità della democrazia, allargandola dal mondo

educazione alla vita sociale.

- Gruppo democratico: viva collaborazione, soddisfazione, creatività.

- Gruppo autocratico: seppure producevano di più, emersero fenomeni di aggressività, con

capri espiatori, quando tensione veniva superata vi erano anche fenomeni di apatia.

- Gruppo permissivo: risultati poco soddisfacenti sotto tutti i profili. 16

Ricerca-azione > una ricerca che entra nel vivo della pratica sociale, sopratutto sul problema

del cambiamento [modo di concepire la ricerca che si pone l'obiettivo non tanto di approfondire

determinate conoscenze teoriche, ma di analizzare una pratica relativa ad un campo di

esperienza (ad esempio, la pratica educativa) da parte di un attore sociale con lo scopo di

introdurre, nella pratica stessa, dei cambiamenti migliorativi]

Gruppo di formazione (T-group o training group) > strumento di riflessione sui

fenomeni che avvengono in un gruppo, ma non a livello di attività di lavoro, ma a livello delle

dinamiche interazionali che insorgono tra i partecipanti. Nel T-group interazione e analisi

vennero unificate in un’unità di lavoro, le cui finalità divennero quelle di produrre materiale

per l’analisi. Il gruppo di base autocentrato era una sfida perché metteva al suo centro

l’interazione pure staccata da qualsiasi fine pratico. Questo significa stare unicamente di

fronte al senso della relazione con se stessi e l’altro. Al centro vi era il concetto di

partecipazione come modo di relazionarsi; si fondava sulla ricerca come strumento per

analizzare i problemi umani e sociali; si realizzava in gruppo nei quali erano garantiti tutti i

canali di comunicazione, uguali posizioni strutturali, risorse, possibilità di avere voce >

Gruppo diventa unità su cui fare la ricerca-azione.

L’azione è un processo socio-cognitivo che collega in modo attivo la dimensione

psicologica e quella oggettiva: pur essendo innescata e parzialmente controllata da fattori

psicologici (rappresentazione, valutazioni, intenzioni ecc), necessita anche di fattori oggettivi

(risorse e abilità) che solo in parte possono essere controllate. L’azione è un diverso rapporto

con il mondo, rispetto alla cognizione: non è indipendente da risorse e abilità (che devono

essere però riconosciute) e ha sempre un effetto sull’esterno dell’individuo (può produrre/

impedire cambiamento).

* Studio su processi psicologici implicati nella pianificazione ed esecuzione azione > Miller,

Galanter, Pribram e il modello TOTE > è un’unita operativa che collega azione-controllo-

progettazione. Prima fase (test) viene condotta un’ispezione per vedere se la situazione

risponde a ciò che si è progettato; se non è così viene emessa un’altra azione (operate) per

modificare la situazione. Si ricontrolla nuovamente (test) e se la modificazione è avvenuta la

sequenza viene abbandonata (exit). In realtà un’azione con uno scopo è composta da più

operazioni che possono intendersi come un concatenarsi di unità TOTE nell’ambito di un piano

(insieme gerarchizzato di istruzioni che può controllare ordine di sequenza operazioni).

* Schema del livello di aspirazione di Lewin > schema per studiare la dinamica che si

produce tra i seguenti elementi: aspirazioni soggetto, reali capacità di prestazione, percezione

e valutazione dei risultati dell’azione (con conseguente aggiustamento delle aspirazioni e

attività successive).

mettere soggetto in compito familiare che può essere valutato in termini quantitativi,

1. ma non molto usuale per lasciare incertezza nelle previsioni;

chiedere di formulare prima previsione relativa alla prestazione, sotto forma di

2. aspirazione, facendo in modo con opportune penalizzazioni che l’aspirazione rispecchi una

reale percezione del compito, della situazione, dell’abilità richiesta;

a prestazione avvenuta chiedere al soggetto un giudizio sul risultato ottenuto e

3. fornire informazione esatta su tale risultato;

chiedere di formulare una nuova aspirazione per la prossima prova che sarà uguale e

4. così via per una serie di 8-10 prove; 17

Questo permette di valutare il formarsi di un’aspirazione verificando il livello di realtà a cui il

soggetto riesce a situarsi, le sue possibilità di proiettarsi su un’altra possibile realtà producibile

con l’azione.

* Amerio ha evidenziato:

1. operazioni di scelta e stabilizzazione intenzione sono regolate da valenza della meta, dalla

sua distanza psicologica, ma anche da una valutazione del sé e delle risorse disponibili;

2. l’intenzione sotto forma di meta ha un effetto guida nel mantenimento dell’azione: la meta

persiste al di là degli effetti di retroazione dei risultati;

c’è una specifica sensibilità all’insuccesso: da un lato provoca un adeguamento cognitivo ai

3. dati di realtà (sintonizza aspirazioni su risultati) e conduce ad atteggiamento difensivo

(compromette costruzione mete).

Pianificazione > Come avviene il controllo dell’azione? Ci sono processi discendenti (top

down) e processi ascendenti (bottom up), che trasmettono info derivante da

cambiamenti/no azione che modificano non solo i procedimenti concretamente messi in atto,

ma i piani stessi da cui derivano quei procedimenti e anche ciò che sta a monte dei piani.

L’azione è basata su una conoscenza solo dichiarativa (esplicita, consapevole,

verbalizzabile), ma anche procedurale (automatica, tacita, colta nel fare).

Pianificare vuol dire anticipare e nell’anticipazione la conoscenza specifica è importante: gli

esperti di una particolare attività sono avvantaggiati perché riescono a prospettarsi uno

schema (anche se possono anche fidarsi troppo dei loro schemi, non riuscendo ad avere una

visione più ampia magari). Uno schema può guidare poco l’azione se è globale o essere messo

in discussione continuamente se è troppo dettagliato. Un piano deve poter essere flessibile,

coniugare sia conoscenze dichiarative che procedurali; può anche non essere un piano d’azione

ma un’ipotesi di lavoro verso un obiettivo, e necessità però di specificazioni, riadattamenti ecc.

Nella vita quotidiana l’azione non è un processo, ma abbiamo un sistema di scopi e

sottoscopi e di azioni e sottoazioni, in vista di uno scopo generale. Molti scopi sono quindi solo

un mezzo per un sovrascopo che si riconosce per il fatto che più azioni hanno uno scopo in

comune. Nel mondo reale le nostre azioni oscillano tra volontario/involontario, sono guidate da

motivazioni diverse che possono entrare in conflitto. Possono esserci conflitti espliciti

(persona in mezzo alle esigenze di due ruoli diversi e non ha risorse) o impliciti (persone si

impegna poco nel fare qualcosa), che portano ansie e depressione. Nel mondo reale le risorse

possono essere scarse, ma anche le conoscenze che guidano l’azione possono essere

imperfette. Questo porta le persone a procedere con flessibilità talvolta costruendo piani

attraverso l’azione stessa.

Lindeberg: Cosa significa essere razionali? > imparare a essere inventivi, fare delle

scelte di fronte alle limitazioni risorse, valutare situazione e prospettarsi eventi possibili

futuro, puntare a risultati positivi quando si agisce.

La razionalità è un elemento di creatività, consente di intervenire su formulazione problemi.

Ovviamente nell’uomo è limitata, ma è l’azione ad ampliare le conoscenza la dove la

cognizione non arriva (fare è un conoscere). L’azione in una certa misura è sottoposta al

controllo di processi automatici, ma l’intenzione richiede comunque una certa presa di

coscienza per tradursi in attività. Piaget ci ha mostrano come dall’azione si può giungere a

una rappresentazione cosciente di fini, mezzi, regole con un processo di concettualizzazione

che trasforma operazioni formali in concrete > il soggetto può riflettere sul proprio

18

funzionamento cognitivo e formarsene una conoscenza: meta-cognizione. Wellman ne

coglie gli aspetti di fondo:

1. esistenza: sappiamo che esistono pensieri e stati mentali e che sono diversi da atti o

eventi esterni;

distinzione: sappiamo se facciamo fantasie o se stiamo ricordando qualcosa;

2.

3. integrazione: sappiamo che ci sono diversi atti mentali, stati, processi interni, ma questi

si integrano in un insieme che chiamiamo mente;

4. variabili: sappiamo che diverse variabili incidono sulle nostre prestazioni mentali (lista

corta si ricorda meglio, se le cose sono organizzate in un certo modo ricordo)

controllo cognitivo: sappiamo quando sappiamo qualcosa e quando no, quando

5. comprendiamo e quando no ecc.

Le emozioni

William James > l’emozione è un fatto periferico, è la percezione dell’arousal (orso -

1. tremo - sono spaventato), delle modificazioni motorie/psicologiche a procurare

l’esperienza emotiva. Lange la riprende nominandola teoria periferica dell’emozione.

2. Cannon > teoria centrale dell’emozione: tali arousal si possono presentare sia per

emozione molto diverse che in stati non emotivi; l’emozione è vista come un evento cui

concorrono già con l’attivazione autonomica anche le strutture del sistema nervoso

centrale.

Mandler > sostiene indipendenza tra arousal e valutazione cognitiva; sono due fenomeni

3. di ordine differente: arousal responsabile dell’intensità emozione, la valutazione

cognitiva della sua qualità. Non esistono emozioni di base. Questi due elementi possono

avere però una comune origine nelle interruzioni che avvengono quando un’azione ben

organizzata e abituale fallisce. Le interruzioni producono stati di eccitazione somatica che

si traducono in stati emozionali quando i processi cognitivi non possono essere completati.

Il tipo di emozione non dipende dall’interruzione, ma dal tipo di valutazione cognitiva che

l’accompagna.

Johnson-Laird e Oadey > 5 emozioni di base (felicità, tristezza, paura, rabbia, disgusto)

4. hanno funzione adattiva: veicolano messaggi e permettono comunicazione tra differenti

parti del sistema, e all’interno di un gruppo sociale fanno comunicare i membri. Vi è anche

un ruolo negativo nelle emozioni: distolgono attenzione da monitoraggio azione, incidono

nella formulazione piani, nella valutazione delle risorse disponibili, valutazioni poco

realistiche situazioni ecc.

5. Lazarus > l’emozione ha 3 componenti: appraisal cognitivo (valutazione immediata del

significato positivo/negativo situazione), cambiamento fisiologico, azioni aventi

caratteristiche strumentali e espressive. L’emozione è espressione della continua

transazione tra individuo e ambiente, per questo continua a mutare. L’appraisal è

determinato da stimoli ambientali, caratteristiche personali: è una valutazione personale

del significato che quello stimolo assume per l’individuo. È lui a determinare quantità e

qualità emozione, che ha quindi una valenza relazionale dato che viene valutata in base

ambiente. L’appraisal non precede emozione, è parte di essa.

6. Frijda > considera soggetto in costante interazione con il mondo sociale; emozione è ciò

che accomuna l’uomo all’animale: lo studio delle emozioni dell’uomo può trarre profitto

dallo studio delle emozioni negli animali. Le emozioni sono fenomeni biologici che servono

alla sopravvivenza specie (ha un aspetto funzionale: ci fanno prendere consapevolezza

dell’urgenza situazioni, preparano all’azione). Esse però sono anche connesse a valori,

norme, modalità di interazione e non sono qualcosa che l’uomo subisce passivamente:

19

l’individuo vi fa fronte attraverso meccanismi di regolazione (coping). Emozioni nascono da

controllo su eventi per vedere se questi promettono soddisfazione interesse o meno.

Ricerche influenza stati emotivi su attività mentale e azione > stati d’animo positivi portano a

giudizi positivi su salute, cose, eventi, aumentano creatività, cooperazione, aiuto del prossimo

e sono provocati da eventi anche modesti. Altre ricerche dicono che anche stati d’animo

negativi possono portare all’aiuto del prossimo ma solo quando il soggetto si sente

responsabile, quando non si sente bersagliato da sfortuna o oggetto di persecuzione altrui.

Il fare dell’individuo > fare è uno strumento per i compiti di sviluppo e per i compiti di

vita. Il soggetto reale è portatore di progetti, aspirazioni, speranze, inserito in un contesto di

problemi connessi alla sopravvivenza, anche relazioni, a processi identificazione/

differenziazione ecc. Una parte del nostro fare è guidata dalle norme della cultura e della

società in cui cresciamo che assimiliamo attraverso codici generali di pensiero/azione da

pratiche allevamento, educazione ecc. L’azione del soggetto concreto è interazione modulata

dal linguaggio.

* Interazionismo simbolico ‘50 di Herbert Blumer > uomini agiscono in base a significati

che le situazioni hanno per loro, e tali significati sono determinati da una continua reciproca

interpretazione di quello che si pensa essere l’agire altrui. Anche i fenomeni patologici sono

prodotti dell’interazioni più che dell’individuo. Fondamentale è il contributo allo studio delle

devianze: mostra come varie patologie di ordine tradizionalmente caratteriale siano in realtà

socialmente costruite dall’agire che gli altri manifestano nei confronti delle persone portatrici di

certi comportamenti > label thoery (teoria dell’etichettamento di Becker). Critica perché il

sociale non può essere ristretto all’interazione (o come una co-costruzione soggettiva) e dove

emerge un attore che non ha consistenza psicologica, non è un soggetto attivo, perché tutto è

visto come costruito dalla situazione.

* Goffman e la teoria drammaturgica > la vita sociale è un luogo in cui gli esseri umani

sono impegnati a presentarsi, dare impressioni positive di sé, sintonizzarsi con la recita del loro

ruolo, quindi noi siamo plasmati dalla drammaturgia rituale attraverso cui incontriamo gli altri

e affrontiamo situazioni. Interazioni sono rituali prescritti da una scena.

Etnometodologia > insieme dei metodi di cui i membri di un gruppo etnico si servono per

comprendere la loro stessa attività;

* Schutz (fenomenologia) > gli uomini sono interpreti della realtà sociale, che non è

un’essenza oggettiva, ma dipende dal rapporto che l’essere umano instaura con tale contesto:

la realtà sociale è una costruzione umana, una comune esperienza vissuta dagli

individui.

* Garfinkel (fondatore etnometodologia) > realtà sociale è una costruzione umana e non vi

sono dati intersoggettivi: il mondo sociale esiste perché tutti noi non ne mettiamo in

discussione l’esistenza, perché ne diamo descrizioni nelle nostre pratiche quotidiane, anzi sono

tali pratiche a costruire quella che chiamiamo realtà sociale. Tra gli etno-metodi più importanti

per spiegarci e costruire il mondo vi è la conversazione che produce significati, trasforma

l’ordine delle cose, costruisce situazioni e esseri umani (transessuale Agnese che attraverso le

pratiche linguistiche trova la nuova identità). 20

La conversazione è uno strumento prezioso per l’analisi psicosociale; è una forma di

comunicazione interattiva, che permette di relazionarsi, costruire significati anche con gli altri,

portare nell’interazione sociale anche progetti che il contesto può concorrere a plasmare, o

permette di creare nuovi progetti su cui lavorare in comune. Prendiamo in analisi la

costruzione di significati con cui l’uomo cerca di mettere in ordine il mondo: parlare è fare.

Ogni atto linguistico porta in sé un’allocuzione (il senso di ciò che si dice) ma anche

un’illocuzione (intenzione del parlante). Atti linguistici sono espressioni di un significato ma

anche di un azione, quindi sono per natura atti sociali che si realizzano per mezzo del

linguaggio. La capacità illocutoria di un atto linguistico dipende però dalle condizioni

psicosociali in cui si trova il soggetto (ruoli sociali incanalano la possibilità della parola).

Azione può essere vista come autodeterminazione. Il cambiamento è un processo che persone

e gruppi possono promuovere e gestire, ma non tutti nella stessa misura, perché le risorse

non sono disponili in egual misura: importante è lottare per ridare voce alle competenze

dell’uomo. La risorsa non solo deve essere presente, ma anche valutata come tale. Risorse e

strumenti possono venire sovrastimati, sottostimati, non percepiti.

CAPITOLO 5 - Elementi per una teoria della pratica

Levine e Perkins sostengono che il vivere situazioni critiche è una norma; ciò è vero perché

tutta la vita umana può essere letta come un percorso di situazioni critiche che affrontiamo

fino alla morte. Queste ‘crisi’ sono espressione del rapporto che ci lega all’ambiente, della

transazione > nozione di coping (Arnold e poi Lazarus), esprime molto bene questo

rapporto dal punto di vista di procedimenti messi in atto dall’uomo per affrontare tali

situazioni (è un ulteriore modo per guardare alla dimensione attiva del soggetto). Ma tale

tesi è anche un po’ esagerata perché il vivere umano non si riduce solo all’adattamento, ad

affrontare tali situazioni critiche! Bisogna distinguere quindi tra eventi che fanno parte del

normale percorso essere umano ed eventi che tendono a superare le risorse disponibili

dell’individuo: ma quando una situazione critica diventa un problema? Ad esempio la

povertà è sempre stata considerata una situazione penosa e tormentosa, non solo da quanti

la vivevano, ma diventa un problema nella misura in cui (con la nascita delle comunità

urbane e dei primi governi politicamente gestiti), i poveri divengono un pericolo per l’ordine

sociale. Le situazioni critiche divengono un problema (Boas) quando si trasformano

nella coscienza di una deviazione dalla norma. Per questo i problemi umani sono anche

sociali, perché si sono realizzati nell’ambito della convivenza umana. Problemi umani, avendo

dimensioni diverse, divengono oggetto di approcci diversi: si può a gire sul microsistema

(individuo - psicologia) o sul macrosistema (sociale - scienze sociopolitiche). La psicologia di

comunità cerca di tenere connesse la sfera individuale e sociale con due obiettivi:

lavoro di ricerca per far emergere cerniere empiricamente analizzabili tra le due sfere, in

1. cui far convergere ottiche multidisciplinari, per suscitare forme attive di analisi e

gestione problemi;

operare concretamente sull’articolazione tra psichico e sociale: individuare situazioni

2. concrete (Lewin) su cui operare, connetterle con altre via via più generali per

costruire sentieri empiricamente fondati, collaudati da esperienza. 21

Korchin dice che il clinico è sempre concentrato sulla persona in particolare, sulla sua

unicità. Dagli anni ’70 a oggi la psicologia clinica è cambiata: appare sempre più evidente

che i fattori psicosociali sono implicati in tutte le malattie; ciò però non significa che

l’approccio clinico non resti fedele alla sua visione di base, concentrandosi sull’individualità

del caso anche quando quest’ultimo è rappresentato da un soggetto collettivo/gruppo (è su

tale basi che il clinico porta la sua ricerca a livello nomotetico). La psicologia di comunità,

pur conservando delle caratteristiche base cliniche (atteggiamento di aiuto rivolto al

cambiamento e attenzione specifica al caso particolare), se ne differenzia perché ha una

diversa concezione di fondo del soggetto e dei problemi umani:

vede la persona come espressione di un soggetto attivo in costante transazione

1. con il mondo: soggetto storicamente, culturalmente e socialmente situato, le cui

competenze trovano possibilità nelle risorse/vincoli posti dal sociale (considerato nell’intero

corso storia personale, non solo qui e ora).

2. i problemi umani vengono focalizzati non solo nella dimensione personale-

soggettiva, ma anche nella loro dimensione oggettiva-sociale, dove ci sono

risorse, vincoli. Si affrontano problemi come situazioni globali (con la ricerca-intervento)

e non necessariamente come disturbi psichici in senso stretto (costrizioni che inibiscono

sviluppo persone impedendo attivazione competenze).

Da tale ottica vi sono 3 conseguenze:

1. situazioni critiche affrontate non solo nella fase finale, ma anche in una ottica di

prevenzione;

2. questo concetto di sociale così forte, che contribuisce al costruirsi del disagio, rinforza il

concetto di prevenzione e impone la messa in atto di approcci specifici come l’uso delle

reti sociali, l’empowerment dentro ai gruppi, le dinamiche auto-aiuto ecc.

3. psicologia comunità non solo clinica, estende il suo campo di ricerca e intervento,

rivolgendosi non solo ai problemi della salute mentale ma a quelli più

ampiamente sociali: immigrazione, comunità minoranze etniche e religiose, lavoro

(trovarlo, disoccupazione), risanamento umano-sociale delle aree degrado, organizzazione

servizi, scuola ecc.

Punti procedurali della psicologia di comunità:

1. caso particolare è costituito da persona, sue relazioni ma anche situazione globale

ambiente;

2. si rivolge a dimensioni soggettive, ma anche dimensioni oggettive e dinamiche sociali;

vede la situazione critica in atto non come evento che emerge da dati problematici

3. persona, ma come una condizione transitoria dalla quale la persona può uscire nella

misura in cui reperisca risorse idonee;

punta all’attivazione risorse personali e sociali;

4.

5. considera il sociale come elemento che contribuisce in modo forte > particolare

attenzione al recupero risorse sociali;

6. analisi ampia delle relazioni materiali e simboliche: aspetti geografici, umano-sociali,

rapporti potere, valori dominanti, forme solidarietà;

cerca collaborazioni multidisciplinari + collaborazione diretta con persone coinvolte

7. nella situazione;

essendo il soggetto considerato attivo verrà sollecitato ad un’azione concreta

8. sopratutto a livello sociale;

9. intervento richiama costantemente a quanto si costruisce nell’interfaccia tra individuale

e sociale; 22

Elementi per costruzione del modello:

Crisi = ogni rapido cambiamento che richiede un adattamento mettendo alla prova le risorse

(materiali, fisiche o psichiche) dell’individuo. Inoltre il nuovo problema può risvegliare vecchi

problemi; il concetto di CRISI è in stretta relazione con quello di STRESS, di origine

psicofisiologica.

- Teorie dello stress (* concetto di stress psicologico). Il termine stress dalla seconda

metà 1700 sarà usato per intendere senso di una forza esterna che agisce su oggetto.

Selye e la sua ottica relazionale > nel 1956 lo stress è stato di attivazione del sistema

nervoso vegetativo e del sistema endocrino esibito dall’individuo quando deve affrontare

un’esigenza o adattarsi a una novità: distinzione tra stress (risposta fisiologica) e stressors

(causa esterna fonte di stress) > stress come una reazione psicologica adattiva, che può

assumere un significato patogenetico quando è prodotta in modo troppo intenso e/o per lunghi

periodi di tempo e/o non si accompagna a risposte sufficientemente efficaci.

Sindrome generale di adattamento (GAS) di Selye >

Allarme = shock di fronte all’evento stressante e successiva mobilitazione dei meccanismi

1. corporei di difesa (attacco o fuga). Questi meccanismi di allarme e di difesa contribuiscono

a mantenere l’omeostasi (vedi Cannon, 1929) dell’organismo.

2. Resistenza = tentativi di ristabilire un un nuovo equilibrio e un nuovo adattamento a) o

perchè lo stressor diminuisce la sua azione perturbatrice; b) o perchè la risposta

comportamentale del soggetto consente di adottare misure efficaci nei confronti dello

stressor.

Esaurimento = il soggetto non è più in grado di reagire con meccanismi di allarme (questi

3. non possono essere permanentemente attivi). In questa fase aumenta il rischio di

contrarre una malattia.

Selye userà poi il termine stress per indicare sia agente stressante che lo stato da questo

provocato all’interno di una situazione interattiva organismo-ambiente (1976); stress sarà

quindi espressione della costante interazione tra uomo e ambiente, e quindi potrà avere vari

livelli di attivazione assumendo un significato negativo (distress), ma anche positivo

(eustress). Per Selye non è rilevante che l’agente stressante sia piacevole o spiacevole: conta

solo l’intensità del bisogno di adattamento o riadattamento.

Agenti causali dello stress possono essere eventi normativi, non normativi, esterni o interni.

A prescindere dall’evento, tutti gli eventi scatenanti prefigurano un cambiamento, una fase

di passaggio da una condizione esistenziale a un’altra. Sono stati fatti studi sullo stimolo

(stressors), studi sulle risposte (conseguenze), o nei modelli transazionali (Lazarus), lo stress è

visto come transizione tra soggetto e ambiente.

Lazarus e modello cognitivo-transazionale dello stress / *Lazarus e la valutazione /

il modello transazionale > stress è espressione di un essere pensante in grado di valutare le

situazioni, le risorse, in continua transazione con il mondo che lo circonda. Stress e emozione

sono abbastanza connessi nel modello c.t. in cui vi sono 3 fattori che entrano nella transazione

uomo-ambiente:

1. la richiesta imposta all’individuo

la costrizione che ne deriva

2. 23

3. le risorse disponibili

Mediati dall’appraisal iniziale, e poi da successive valutazioni di sé e della situazione;

Infatti secondo elemento mediatore è il coping = non è un tratto di personalità ma insieme dei

processi psicologici e delle attività pratiche con cui la persona affronta un evento

particolarmente impegnativo, cercando di risolvere il problema (espressione idea soggetto

attivo). Tale processo procede nel tempo e varia: dopo l’appraisal (prima valutazione

connessa a percezione evento), si produce uno sforzo per far fronte al problema e si rivaluta la

situazione, procedendo ad un’ulteriore attività di coping. Secondo questo modello viene quindi

data rilevanza alla valutazione (primaria: valutazione della situazione; secondaria: valutazione

delle risorse; terziaria: verificare l’efficacia dei risultati).

Le risorse per il coping sono di ordine materiale e sociale (economiche, servizi, reti) e

ordine personale (stato di salute che permette una certa energia con cui reagire, insieme

capacità cognitive come elementi base per valutare, analizzare, risolvere, livello personale di

autostima, percezione nel padroneggiare situazioni).

Bisogna però considerare anche gli aspetti contestuali e situazionali!

Barbara Dohrenwend e il modello di stress psicosociale (1978) > uno degli obiettivi

della PdC è ridurre (o eliminare) i processi attraverso cui lo stress genera psicopatologia;

l’obiettivo dell’intervento è: ridurre i fattori di rischio, aumentare i fattori protettivi,

sviluppare empowerment.

Fattori psicologici e sociali hanno uguale importanza; quando si presenta un evento stressante

questo genera una serie di sintomi transitori, quello che succede in seguito dipende dalla

mediazione tra fattori psicologici e situazionali che insieme definiscono la situazione.

Tra i mediatori situazionali vi sono supporti di ordine materiali (risorse finanziarie, materiali,

supporto sociale), tra i mediatori psicologici (insieme valori, aspirazioni, capacità coping). In

base a come questi mediatori interagiscono dipende definizione situazione che può essere

risolta, riportando individuo a condizione primitiva, o producendo cambiamento positivo, o

produrre esiti psicopatologici. Elementi interessanti: in tale tesi il contesto sociale contribusce

in maniera forte a dare forza reale all’evento in atto; il senso temporale della sequenza

attraverso cui agiscono situazioni stressanti > permette situare interventi prima esito finale

prenda corpo.

- Lavori ordine epidemiologico su componenti sociali delle turbe psichiche (anni ’60

studi stimulus-based) come quello di Holmes e Rahe (1967) che hanno individuato

repertorio di eventi stressanti. Collegamento tra condizioni di vita e disturbi psichici è una

costante di tali studi. Si pensi alle nuove povertà provocate dalla disoccupazione su cui è

assai più proficuo intervenire sul contesto. Rimane utile effettuare un’analisi sul tipo di

evento: una tipologia ricorrente è relativa alla durata (eventi pungenti ma limitati nel tempo,

eventi con durata maggiore, eventi intermittenti per lunghi periodi, eventi cronici). Un

ulteriore distinzione viene fatta tra eventi improvvisi ed eventi previsti sui quali può essere

portato un coping proattivo, per prevenzione.

- Lavori sui processi di coping non solo nell’ambito emozioni ma in situazioni

problematiche. In Lazarus troviamo l’idea di fondo che il coping si può esercitare sia verso

il problema in sé (problema concreto di ordine pratico) che aspetto più propriamente

psicologico della situazione di stress - che per Lazarus è emozionale - che assume un senso

24

difensivo teso a contrastare il disagio psichico e può interferire in varia misura con il coping

indirizzato al problema concreto che invece è attivo e può richiedere un’ulteriore attivazione

dell’organismo.

Lineamenti del modello (VEDI MAPPA).

1. Modello suppone un evento problematico in un contesto che agisce in una persona su

una situazione. Il contesto che contribuisce a spiegare il senso umano e sociale

(significato) e a fornire coordinate per ridurre/amplificare portata (indicazioni per

risolverlo).

2. L’evento (situazione determinata o di più lunga durata) provoca un’azione sulla persona,

definendo quest’ultima come persona/e in situazione A. La persona è sempre inserita

in una situazione, una serie di fatti, ruoli, azioni, che definiscono la persona/e e la

situazione stessa.

3. La situazione ha aspetti oggettivi (sociali e materiali) e aspetti soggettivi (filtrati da

percezioni, valutazioni individui). Abbiamo evidenziato come l’evento problematico ha

un duplice impatto nel: a) produrre cambiamenti a livello materiale/sociale b) incidere

sulla persona all’interno della fase di appraisal, che dà un significato umano e sociale alla

situazione.

4. Dopo la fase di appraisal troviamo la persona in situazione B (la situazione è

cambiata perché è stata elaborata una prima volta), e da qui promana il processo di

coping in atto sia sul piano pratico (diretto ad aspetti pratici, sociali, oggettivi) sia a

livello psichico. Il coping diretto alla sfera pratica è poco automatico, impegna il

soggetto in un’azione razionale, impegnativa, di un individuo che cerca di trovare mezzi

adeguati ai fini. Ricordare che coping è processo complesso in cui attività psicologica è

accompagnata da attività fisiologica su cui soggetto ha scarso controllo.

Nel coping si distinguono le risorse personali psicologiche e le risorse materiali e sociali.

5.

Risorse personali psicologiche: derivano dalla persona e la sua storia, dalle sue qualità

innate o acquisite, dai modi di agire che ha maturato. Tra le più importanti la self-efficacy di

Bandura, a cui concorrono processi attribuzione, autostima e prefigurazione futuro. Una

persona con maggior autoefficacia > produzione azioni di coping più facilmente.

Risorse materiali/sociali: ciò che offre il contesto: relazioni sociali o meglio la rete sociale

come elemento essenziale di supporto. La rete comprende persone più vicine e anche parenti,

amici e conoscenze superficiali e salutari che possono essere comunque molto utili nel coping,

perché capaci di aprirci varchi su altri mondi. La rete sociale è il collegamento tra le

risorse personali e quelle sociali-oggettive (materiali/simboliche).

Una distinzione importante è tra:

- risorse del contesto che agiscono indipendentemente dalla percezione, valutazione ecc.

su dimensione oggettiva;

- risorse presenti sul territorio ma che devono essere in qualche modo utilizzate;

6. Il coping può avere esito positivo su entrambi i versanti o solo un polo. L’esito positivo del

coping alla situazione pratica può mettere fine alla sequenza stressante. Le cose vanno

25

diversamente se questo esito positivo è raggiunto solo sul versante psichico: il

problema resta comunque a livello pratico e può continuare a rappresentare occasione di

stress.

Il coping può anche non riuscire (ciò che non riesce non è un singolo momento, perché il

7. coping è un lungo processo e possono sorgere depressioni o ansia che diventa elemento

bloccante). Si passa così a una serie di processi di reappraisal e altri coping.

8. Tale nuova fase di valutazioni può avere un esito positivo (può esserci anche oltre alla

soluzione positiva, un senso di crescita psicologica dovuta all’allargamento di prospettiva

che l’azione ha promosso); in caso di esito negativo si può arrivare a esiti fisici o

psicofisici patologici. Con questo non si intende solo patologie cliniche, ma anche situazioni

umane di apatia, scarsa fiducia in sé, chiusura affettiva e sociale, emarginazione (persona

disempowered).

9. Questo è un percorso senza interventi programmati! Ma la psicologia di comunità si

approccia ai casi prima del concretizzarsi di esiti finali negativi + interviene sul

sistema oggettivo relazionale e sociale > supporta interventi non centrati solo su

soggettività, ma anche su relazioni sociali (fornire informazioni, training formativi, ingresso

gruppi, servizi). Gli interventi si distinguono in non psicologici (procurare risorse ordine

materiale, economico, culturale > servizi, comunità di solidarietà, volontariato) o interventi

di ordine psicologico o empowerment. Tali interventi si collocano tra primo appraisal e

coping.

Prevenzione (Caplan) > psicologia comunità progetta interventi a monte delle situazioni

critiche; prevenzione è insieme di interventi diretti sull’essere umano e sull’ambiente per

evitare insorgenza malattie o almeno la loro progressione. Le pratiche sono condotte a tre

livelli:

1. prevenzione primaria: mira a ridurre le possibilità di contrarre una malattia in una

popolazione considerata a rischio. È il caso ad esempio delle vaccinazioni, compresa quella

antiinfluenzale. Modalità di intervento prefigurata dalla psicologia di comunità. Gli

interventi preventivi dovrebbero ridurre l’impatto dei fattori ambientali di stress

privilegiando l’intervento sui gruppi, sulle organizzazioni e sulle reti informali. La

prevenzione primaria può essere distinta, a sua volta, in prevenzione primaria proattiva,

cioè che si propone di migliorare la qualità di vita nell’ambiente, e la prevenzione primaria

reattiva, che si propone di incrementare le competenze dei singoli.

La prevenzione secondaria: si propone di ridurre gli effetti della malattia sia sul singolo,

2. ad esempio riducendo la durata della malattia stessa, sia sulla collettività, ad esempio

eliminando o riducendo il rischio di contagio. A questo livello è importante la diagnosi

precoce, che non impedisce l’insorgenza della malattia, ma ne limita le sue conseguenze.

Un esempio di prevenzione secondaria che esula dal contesto della medicina è dato dagli

interventi di riduzione del danno da assunzione di sostanze attive (ecstasy, cocaina,

eroina). Ad esempio la somministrazione gratuita di siringhe sterili ha lo scopo di evitare

che alla tossicodipendenza si aggiungano altri problemi tra cui epatite e HIV, causate dallo

scambio di siringhe infette. Oppure ancora possono essere considerati interventi di

prevenzione secondaria interventi di educativa territoriale rivolti ad adolescenti che vivono

situazioni di marginalità cercando di evitare che a questa si associno altri comportamenti

26

quali assunzioni di droghe pesanti o comportamenti devianti che, se reiterati, possono

condurre il soggetto alla detenzione.

3. La prevenzione terziaria: interviene nelle situazioni in cui la malattia si è manifestata

cercando di attenuarne le conseguenze (ad esempio una operazione chirurgica). E’ quella

che comunemente si intende per cura vera e propria, sia nell’ambito della malattia sia

nell’ambito di altre situazioni: tossicodipendenza, malattia mentale, devianza, ecc. La

distinzione tra un livello e l’altro non è sempre così netta, specialmente quando ci si

riferisce alle situazioni sociali. Ad esempio i gruppi di autoaiuto per alcoolisti si possono

collocare a cavallo tra la prevenzione terziaria e la prevenzione secondaria, poiché

intervengono e agiscono sia con una finalità curativa (smettere di bere), ma anche

riabilitativa e risocializzante (riappropriarsi dell’autogestione della propria vita quotidiana e

riallacciare relazioni sociali).

L’idea di prevenzione rivoluzione il concetto stesso di malattia, che non viene più

considerata come un inevitabile prodotto della natura umana, contro cui ci si può solo

difendere, ma come effetto di cause seconde (sociali!), come la miseria, l’ignoranza,

l’ineguaglianza! Pasteur definirà come vaccinazione l’inoculazione preventiva > prevenzione

che ebbe significato sociale forte, perché i più colpiti da tetano, rosolia, difterite erano i poveri,

i lavoratori che vivevano in condizioni precarie, e lavoravano in ambienti malsani. Si fa strada

quindi un’idea di prevenzione che non mira solo all’ambiente fisico, ma chiama in causa

l’ambiente umano-sociale. Anche quando Basaglia farà chiudere i manicomi (legge 180 del

1978) saranno ancora i poveri ad uscirne, con gravi situazioni di emarginazione e povertà

culturale e materiale. Tale legge vieta nuovi ricoveri negli ospedali psichiatrici che devono

essere smantellati; pone il controllo giudiziario sul ricovero forzato dei malati di mente;

istituisce strutture specialistiche per cure necessarie (palesemente insufficienti).

CAPITOLO 6 - Individuo, territorio, comunità

Le caratteristiche ambientali di un territorio determinano le condizioni-limite della vita

dell’individuo e incidono profondamente sulla sua cultura, società, politica, psicologia >

importanza di analizzare il territorio > Lewin chiamava questa fase ecologia psicologica

(vedeva il rapporto tra persone e ambiente come un insieme di relazioni circolari nel

quale ambiente incide su relazioni umani (con vincoli/risorse) e l’agire umano influenza

l’ambiente fisico e sociale > importanza vedere che problemi umani si sviluppano

nell’articolazione tra sfera soggettiva e ambientale).

Scuola Chicago ha fatto del dato ambientale e territoriale una delle dimensioni fondanti del

concetto di comunità > infatti avrà al centro dei suoi studi le comunità territoriali (luoghi

in cui relazioni umane, strutture di potere, stratificazione, devianza assumono forme

specifiche), che cercherà di spiegare come nascono ed evolvono e studierà nell’intersezione

tra dati comportamentali e ambientali > è vero che una comunità intesa a livello relazionale

non necessariamente abbisogna di un radicamento territoriale (oggi reti sociali con internet si

estendono al di là confini territorio), ma è vero che una comunità concreta si radica in un

territorio che è uno degli strumenti attraverso cui si attualizza vita quotidiana persone, che

oltre a determinare confini geografici, socio-economici, influisce su lavoro, tempo libero,

pratiche sociali ecc, donando specifici vincoli e risorse (pensa a bimbo nato in occidente e

27

nel Terzo Mondo; discorso vale anche a livello più ridotto: diverse province, quartieri, isolati

hanno diversi stimoli e problemi).

Ma quali risorse e quali vincoli vi sono nel territorio? Dipende da tre ambiti:

sfera oggettiva (ciò che è effettivamente presente sul territorio, a livello materiale come

1. vincoli/risorse)

sfera soggettiva (modo in cui persone percepiscono territorio che abitano, come lo

2. esperiscono, valutano)

3. ambito di interazione tra queste due sfere (norme e valori sociali, insieme

rappresentazioni collettiva dove le persone hanno possibilità di agire > questo è il luogo

d’azione degli psicologi di comunità).

Analisi del territorio > deve tener conto di aspetti economici, geografici, urbanistici,

culturali, ma anche caratteristiche sociali, psicologiche delle persone e il loro modo di

percepire il territorio, rappresentarlo, comunicalo, valutare sforzi che fanno per modificarlo:

interazione di questi fattori produce il senso globale del territorio, imprimendogli quelle

caratteristiche che lo distinguono da altri territori > è un fattore da valutare quando si

vogliono capire individui perché «nessuno nasce solo e neppure fuori da un territorio» > sono

territori le corsie d’ospedale, le università, le caserme, le prigioni, le industrie, ma come

studiarle? > necessità strumenti per rilevare conformazione fisica dei luoghi, ma anche il

significato che assumono per persone (attività produttive, cultura, qualità e quantità risorse,

conoscenza che persone hanno delle risorse e modi in cui le vedono, rappresentazioni,

norme, questioni della collettività) > emerge l’importanza del concetto di partecipazione

che si attualizza in questa prima fase di approccio alla comunità > fondarsi su un approccio

multidisciplinare sia dal punto di vista teorico che pratico (sociologia, antropologia culturale,

psicologia sociale, ambientale, architettura ecc). Strategia utile è quella di fondare la ricerca

territoriale su questioni che rappresentino problematiche specifiche del territorio, quindi su

quei problemi che consentono di concentrare l’analisi su un numero limitato di aspetti che

devono poi essere integrati in un quadro di insieme.

Human ecology / ecologia umana

* L’origine dell’analisi del territorio ha le sue radici in Gran Bretagna, al tramonto dell’era

vittoriana in cui vi è uno stridente contrasto tra splendore esteriore e diffusione di gravi

problemi sociali, di degrado e povertà. Qui prende origine il social survey, quell’indagine

scientifica della realtà sociale e dei bisogni sociali di una comunità, condotta allo scopo di

intervenire per modificarla, presentando un programma costruttivo di progresso sociale. Il

primo social survey importante è di Booth, che indaga la distribuzione della povertà nelle

diverse zone di Londra attraverso analisi condizioni di vita dei diversi strati sociali, usando

dati statistici delle autorità scolastiche, l’osservazione partecipante, interviste, colloqui,

questionari. Il social survey troverà una grande espansione negli Stati Uniti, soprattutto nel

corso anni ’30 con la nascita della Scuola di Chicago. Chicago è meta di imponenti flussi

migratori e raddoppia la sua popolazione in soli dieci anni. Nel 1920 sono presenti 35 diversi

gruppi etnici tra i quali esistono profonde diseguaglianze (Park vede la città come uno stato

psichico, prodotto sociale). La Scuola di Chicago si propone di analizzare tale laboratorio

sociale dal punto di vista fisico e sociale: scopo ultimo è la conoscenza sociale per la

risoluzione di tensioni, conflitti e squilibri che derivano dalle trasformazioni sociali.

28

La Scuola applica il paradigma teorico dell’ecologia umana (studio rapporti tra organismi e

mondo esterno) allo studio delle modalità di sviluppo delle comunità, che secondo loro segue

i principi dell’ecologia; ovvero la società segue le leggi della natura, la selezione naturale,

l’adattamento > al centro studi vi è la selezione degli individui e dei gruppi, il loro

adattamento all’ambiente e la competizione per le risorse limitate: infatti l’organizzazione

economica della società, in quanto effetto della libera competizione, è un’organizzazione

ecologica.

Park

Una comunità umana è un insieme di unità che vivono simbioticamente e ha 3

caratteristiche essenziali: 1. una popolazione organizzata su un territorio 2. che è in modo

più o meno forte radicata sul territorio che occupa 3. è in tale territorio che le unità

individuali vivono in relazione di dipendenza simbiotica, cioè sono mutuamente

interdipendenti;

La città come una comunità biologica: è vista cioè come un insieme interrelato di unità

che vivono simbioticamente nello stesso habitat, come le piante e gli animali. Secondo Park

le comunità sarebbero caratterizzate da 4 processi: la competizione (presiede in modo

darwiniano all’adattamento), il conflitto (processo umano: il rivale viene identificato come

nemico), l’accordo o accomodamento (le leggi e i costumi riescono a definire e a controllare

le distribuzioni di status e di potere), l’assimilazione (individui e gruppi entrano a far parte di

una cultura comune)

La competizione è il fattore centrale della vita collettiva, e ha effetti su organizzazioni

economiche, culturali, politiche della comunità. La competizione è la forma elementare,

universale, fondamentale di interazione che avviene senza contatto sociale: la vita

umana al di là di ciò che desideriamo, sentiamo, si organizza secondo principi di una

competizione oggettiva. Nelle comunità umane ad essa di associano altre tre forme di

interazione: il conflitto, l’accomodamento, l’assimilazione che invece dipendono dai

contatti sociali.

Competizione: si può osservare questo processo in una comunità di piante che vivono in un

rapporto di mutua interdipendenza, che non è però biologico perché possono essere di specie

diverse. Ma si adattano reciprocamente e non vi è conflitto tra loro poiché non sono

consapevoli di tale competizione. La competizione è inconsapevole, continua, impersonale.

Conflitto: quando la competizione diventa consapevole nasce il conflitto, che è sempre

consapevole, intermittente e personale. I competitori diventano nemici. Lo status

dell’individuo/gruppo è determinato dalla rivalità/guerra/forme più sottili di conflitto.

Accomodamento: il conflitto può cessare con l’accomodamento, che è un processo di

adattamento, un’organizzazione di relazioni e atteggiamenti sociali che hanno la funzione di

tenere sotto controllo le spinte della competizione e garantire una base di garanzia

nell’organizzazione comunità in modo da permettere che persone/gruppi divergenti svolgano

insieme attività. L’accomodamento è una cessazione del conflitto e accade quando leggi e

costumi riescono a controllare, almeno temporaneamente, gruppi/persone divergenti.

Assimilazione: solo con l’assimilazione può avvenire fusione, attraverso cui individui/gruppi

fanno propri ricordi, sentimenti, atteggiamenti degli altri, condividendo storie e esperienze

29

fondano una cultura comune. Ciò non implica l’eliminazione di differenze individuali, né il venir

meno della competizione o conflitto: nasce un’unità di esperienze e una concordanza di

orientamenti simbolici.

Park non dimentica però la complessità delle società umane e il fatto che l’uomo è un soggetto

attivo, e distingue due ordini di interazione. Ordine biotico (regolato dai ciechi

meccanismi della competizione, entro cui individui rispondono in modo simile a situazioni

simili) da cui deriva l’ordine sociale, regolato dalla comunicazione, consenso, socializzazione

che rende possibile azione collettiva > originata da ideali e tradizioni comuni, legami affettivi,

scopi condivisi, capacità disciplinare impulsi > le forze che danno forma a una comunità

sarebbero un prodotto di processi di cui l’uomo non è consapevole; è infatti la lotta per

l’esistenza che determina gli schemi dell’organizzazione spaziale urbana.

Concetto di area naturale = prodotto non pianificato della crescita della città; dal punto di

vista geografico rappresenta la più piccola unità territoriale dotata di significato che si può

trovare in città, delimitata da elementi naturali/artificiali; dal punto di vista socio-culturale è

una zona omogenea entro un più ampio contesto eterogeneo. A causa della competizione, i

gruppi sociali si impadroniscono di certe aree naturali, piuttosto che di altre, rendendo la città

un complesso mosaico.

Elementi deboli di tale visione > manca teorizzazione sistematica su fenomeni studiati,

eccessivo determinismo ambientali (analogia uomo-pianta, ordine biotico eccessivo). Trascura

ruolo che giocano dinamiche sociali, storiche, economiche e culturali nel determinare una

comunità.

Scuola di Chicago va ricordata anche per gran numero ricerche su comunità locali, che si

sono allontanate da paradigma ecologico (studi su gruppi sociali specifici, spesso devianti,

marginali).

Da ricordare ricerca su «Il contadino polacco in Europa e America» di Thomas e

1. Znaniecki: fornire un quadro delle esperienze e problemi di vita dei contadini polacchi che

lasciavano il loro mondo (situazione relativa di stabilità) per immigrare nel mondo

americano di industrie e città. Contadino che si trova immerso in una cultura diversa, dove

valori tradizionali sono travolti da individualismo, edonismo e ricerca del successo > gravi

problemi disorganizzazione sociale > lavoro importante perché mostra attenzione tra

interazione valori sociali e atteggiamenti individuali nello spiegare la condotta umana! > a

determinare i comportamenti devianti non è la disorganizzazione dei quartieri più

poveri ma l’esperienza soggettiva che tali gruppi fanno dell’indebolimento dei

vincoli normativi (degrado proviene da un nuovo mondo in cui crollano i valori) > da

riconoscere è anche aspetto metodologico con uno massicio dell’analisi di documenti

personali (diari, lettere, autobiografie ecc).

2. Studi dei Lynd > si trasferiscono a Muncie divenendo parte della comunità, osservandola

nella maniera meno intrusiva possibile, esplicitando il loro ruolo di studiosi. Partecipano alla

vita, frequentano chiese, scuole, tribunali, sedi di partito, circoli religiosi ecc. (osservazione

partecipante) a cui affiancano altri metodi di ricerca: analisi sistematica corpus materiale

documenti (storia dello stato, contea, città, dati censimenti, spese pubbliche, elenchi

telefonici), analisi dati statistici su aspetti economici (salari, incidenti lavoro, mobilità

occupazionale), sulla cultura e tempo libero (circoli culturali, partecipazioni a teatro,

30


PAGINE

53

PESO

506.49 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti utili per l'esame di "Metodi di intervento in psicologia di comunità" con N. De Piccoli. Rielaborazione di appunti basati sullo studio autonomo del libro consigliato: "Psicologia di comunità" di Piero Amerio.

Attenzione! Sono contenuti solo appunti che si basano su questi capitoli (sufficienti per sostenere l'esame dall'anno 2016/2017): 1,2,3,4,5,6 (solo paragrafi 1 e 2), 7 (solo p. 1 e 2), 8 (solo p. 1 e 4), 9, 12.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica e di comunità
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mad_Cupcake di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche d’intervento in psicologia di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof De Piccoli Norma.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Metodi e tecniche d’intervento in psicologia di comunità

Domande esame "Metodi di intervento in psicologia di comunità", prof. De Piccoli
Esercitazione
Riassunto esame "Metodi di intervento in psicologia di comunità", prof. N. De Piccoli, libro consigliato "Salute e qualità della vita nella società del benessere" di N. De Piccoli
Appunto
Riassunto esame Psicopatologia, prof. Zennaro, libro consigliato Lo sviluppo della Psicopatologia, Zennaro
Appunto
Domande esame "Metodi di intervento in psicologia di comunità", prof. De Piccoli
Esercitazione