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Dialettologia italiana - ettura di una carta etnolinguistica Appunti scolastici Premium

Esercitazione di Dialettologia italiana per l'esame del professor Telmon sulla lettura di una carta etnolinguistica dell'ALEPO (atlante linguistico etnografico del piemonte occidentale) sull'equiseto dei campi. 17 pagine come esempio per l'esercizio richiesto da Telmon per l'esame di Dialettologia italiana.

Esame di Dialettologia italiana docente Prof. T. Telmon

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ESTRATTO DOCUMENTO

Elsa Viglione 323548 Corso di Dialettologia

Corso di laurea magistrale in Scienze linguistiche Prof. Tullio Telmon

Anno accademico 2012/2013

Ipotesi di lettura della carta EQUISETO DEI CAMPI

dell'atlante linguistico ALEPO

1. Introduzione

Nato nei primi anni 80', l'ALEPO è un atlante etnolinguistico di seconda generazione, un

atlante regionale, non più nazionale, che intende analizzare una sezione geografica ridotta e

particolare. In questo caso l'ALEPO indaga le parlate del Piemonte occidentale, vale a dire quella

fascia montana che dal confine francese arriva alle vallate pedemontane, fermandosi prima della

zona pianeggiante. Indicativamente, si tratta dell'arco alpino che va dal biellese fino al monregalese.

Le parlate pedemontane hanno creato particolari problemi all'interno della tradizionale

classificazione delle parlate romanze, poiché sembrano essere un livello ibrido tra galloromanzo e

1 2

galloitalico all'interno della regione Piemonte. Analizzando però alcune carte dell'AIS potremo,

infatti, notare un'ulteriore differenziazione. Si prenda, ad esempio, la carta II 378 dell'AIS, quella

per la denominazione di "neve": l'area montana porta il lessotipo "neve"/"né"/"neu" mentre la parte

1 Notiamo che già l'etichetta "galloitalico" è stata creata a sua volta per indicare il carattere ibridato dei dialetti

dell'Italia settentrionale, che dalla base celtica (comune con la Gallia) hanno poi mostrato propensione per i tratti

italici diffusi dai grandi centri culturali (Grassi-Sobrero-Telmon 2003, p. 23)

2 AIS = K.Jaberg, J.Jud, Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz, Neuden (Liechtenstein), Kraus, 1928-1940. 1

pianeggiante il lessotipo "fioca"/"fiocca". C'è dunque una "barriera" ideale che corre ad est di

Torino e che attraversa verticalmente la regione dividendo in due parti il Piemonte occidentale:

l'area orientale - quindi del monferrino, biellese, vercellese e alessandrino - e quella occidentale del

canavese, del saluzzese, della provincia torinese e cuneese occidentale. Queste due zone tendono a

condividere entrambe con il resto delle parlate galloitaliche i tratti fonetici, ma a differenziarsi dal

punto di vista lessicale. Le ragioni di questa differenziazione sono principalmente antropiche. La

vita delle comunità alpine è stata, soprattutto in passato, strettamente collegata alla pastorizia e a

una modesta economia di scambio e commercio. Entrambe queste attività si svolgevano

prevalentemente negli alpeggi estivi e nelle aree dei valichi, zone raggiungibili da entrambi i lati

della catena montuosa, ragion per cui vi si incontravano le popolazioni dei due versanti, francese e

italiano, che scambiano tra loro merci, ma anche abitudini e lessico. A queste ragioni, se ne

aggiungono altre storico-politiche, perché molte di queste vallate hanno fatto parte di aree

amministrative che oltrepassano la linea della Alpi, quali i Ducato di Savoia o il Delfinato. Se si

considera il caso delle cosiddette valli valdesi (val Chisone, val Germanasca e valle Pellice), le

motivazioni di una unità interna differente dalle parlate limitrofe possono essere anche religiose e

culturali. Sembra dunque necessario quindi suddividere ulteriormente il Piemonte occidentale in

occidentale "moderato" ed "estremo", cioè la zona più spiccatamente montana, ed è proprio

quest'ultimo che interessa all'ALEPO.

Le numerose carte dell'ALEPO sono divise nell'atlante secondo un ordine non alfabetico, ma

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tematico, così come fu deciso per l'AIS . Questa decisione rispecchia il carattere etnografico della

ricerca, non più interessata soltanto alla fonetica delle parole, ma anche, e maggiormente, alle

differenze lessicali ed alle ragioni che le hanno causate. L'obbiettivo è analizzare la «biologia del

linguaggio, ovvero quando si cercano e si spiegano i complessi e differenti procedimenti che si

mettono in atto all'interno di un sistema linguistico sottoposto all'uso della comunicazione

4

sociale» . A questo interesse, riassumibile con la formula di Schuchardt Wörter und Sachen (parole

e cose), corrispondono nell'ALEPO materiali aggiunti, quali le descrizioni dei vari punti indagati,

degli informatori e dei raccoglitori stessi, ma anche documenti iconografici (fotografie e disegni) e

note etnografiche sulla voce in questione. Si raccolgono inoltre brevi etnotesti (aneddoti, proverbi,

ricordi, precisazioni metalinguistiche), prodotti dagli informatori, che testimonino l'uso spontaneo

del dialetto e che al contempo aggiungano informazioni in merito alla voce indagata. Questo è

segnale evidente dello spostamento di focus che dal prodotto si concentra invece sull'intenzionalità,

sulla coscienza del parlante.

3 K.Jaberg, J.Jud, Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz, Neuden (Liechtenstein), Kraus, 1928-1940.

4 Canobbio-Telmon 1985, p. 15 (in corsivo nel testo). 2

Grazie a queste linee guida, l'ALEPO, ancora in elaborazione, ha raccolto un vero tesoro di

materiali eterogenei che vanno dalle carte già allestite e informatizzate, alle 1300 ore di

registrazione non ancora interamente trascritte, dalle risposte dei questionari, al ricco archivio

etnofotografico. Una mole di informazioni che contribuiscono, ognuna in modo diverso, alla

descrizione di un mondo rurale e montano che rischia di essere perduto.

2. La carta

La carta I-II-88 EQUISETO DEI CAMPI (Coda cavallina) è contenuta nella seconda

sezione del primo volume, dedicata al mondo vegetale e, in particolare, alle erbacee. Come ogni

tavola dell' ALEPO, anche questa raccoglie diverse componenti informative relative alla voce in

questione. L'Intestazione, in alto, riporta il Codice della Voce (ovvero l'indicazione tramite sequenza

alfanumerica del volume, del modulo e del numero progressivo interno abbinati alla voce, più una S

nel caso si tratti di una Voce Supplementare), l'Intitolazione italiana accompagnata dalla traduzione

francese, i rimandi bibliografici, i riferimenti alle domande inerenti alla voce (sia direttamente, sia

indirettamente, riscontrate in sede redazionale). In una banda in alto si aggiunge, se necessario, il

nome scientifico della specie vegetale o animale, e la sua famiglia di appartenenza. La Carta,

propriamente detta, rappresenta graficamente le risposte segnate come Principali nella

catalogazione, con l'aggiunta di simboli ad indicare informazioni aggiuntive (se la risposta manca,

se il referente è sconosciuto, la presenza di disegni, di fotografie o di note dell'Informatore o del

Redattore). Le località sono indicate con un punto grigio nella loro collocazione reale sul territorio,

ad esso è collegata la bandierina riportante il codice della località e la risposta Principale espressa in

alfabeto IPA. Il Listato sintetico ripropone le risposte ordinate per codice dei punti di inchiesta, in

modo da facilitarne il confronto. L'Iconografia comprende i materiali fotografici o i disegni

eventualmente mostrati nel corso dell'inchiesta o aggiunti in seguito durante la redazione a scopo

informativo per il fruitore. I Materiali Completi riportano tutte le informazioni raccolte durante

l'indagine, disposte in forma tabellare in ordine di codice delle località e precedute da una Nota

Redazionale Introduttiva. In questa tabella troviamo i Contenuti Primari, il Corredo Informativo

(estremi della collocazione archivistica), le Note degli Informatori (i materiali secondari, etnotesti

più o meno estesi, forniti dall'intervistato) e le Note Redazionali.

2.1 Descrizione della pianta

L'equiseto dei campi, o equisetum arvense (dal latino ARVUM, "campo") è una pianta

erbacea spontanea che appartiene al gruppo delle Equisetaceae, che conta una trentina di specie.

L'altezza varia dai 10 agli 80 cm. In Italia è presente su tutto il territorio, comprese le aree alpine

3

fino ai 2000 metri s.l.m., prevalentemente in luoghi sabbiosi e umidi, come fossi e scarpate. Durante

la durata vegetativa assume due diverse forme. Nel primo periodo, nel quale è fertile, ha forma

simile all'asparago, con un lungo fusto di colore biancastro, poiché privo di clorofilla, non

ramificato ma con nodi circondati da una piccola corona di foglie triangolari (microfille), e un

rigonfiamento apicale, chiamato strobilo, più scuro in cui si trovano le spore. La seconda fase

vegetativa è invece sterile. In questa fase la pianta può presentare varie tonalità di verde e, sul fusto,

in corrispondenza della corona di foglie, si dispongono a raggiera rametti aghiformi sempre di

colore verde. Gli stessi rametti sono segmentati da piccoli nodi, in modo simile al fusto. Tutto il

fusto e gli stessi rametti sono profondamente scanalati, ruvidi al tatto e notevolmente rigidi. A

livello chimico l'Equiseto contiene molte sostanze, tra cui l'acido silicico (responsabile della

ruvidità), acido ascorbico (vitamina C), alcune saponine (molecole che hanno funzione simile al

sapone, da cui prendono il nome) e altre sostanza minerali quali potassio, ferro e calcio.

L'Equiseto dei campi, noto anche come "coda cavallina", risulta essere ampiamente

conosciuto nella regione indagata. In alcuni casi, anche quando non sa o non ricorda il nome locale,

l'informatore afferma comunque di riconoscere tale pianta (si tratta dei punti 016 Valdellatorre, 350

Susa, 820 Limone Piemonte). La conoscenza diffusa può essere ricondotta facilmente ai molti usi

che si facevano di questa pianta spontanea. Se ne riscontra un uso vario terapeutico: come diuretico,

come depurativo del sangue, come remineralizzante, per fermare le emorragie, curare le ferite e per

calmare i dolori reumatici. Queste qualità fitocurative sono state confermate dalle successive

5

ricerche scientifiche . Ricca di silicio, perciò ruvida, e di saponine, veniva anche utilizzata, già in

tempi antichi, per pulire i contenitori metallici. Secondo l'Enciclopedia Italiana Treccani la polvere

6

di Equiseto serviva a falegnami e artigiani per levigare e pulire legno, avorio e alabastro . Sembra

inoltre conosciuto anche l'utilizzo come foraggio speciale per il bestiame, in particolare pare abbia

virtù digestive per i bovini, anche se nel materiale dell'ALEPO si osserva che a Boves questa è

ritenuta capace di effetti abortivi, sugli stessi animali. Grazie alle sue proprietà può essere utilizzata

macerata con l'ortica contro i parassiti delle piante, sostituendo i prodotti chimici, e come

fertilizzante per l'alta componente minerale.

2.2 Analisi dei lessotipi

Il lessotipo più diffuso pare senza dubbio essere quello che ricalca il nome latino EQUI

SETUM, ovvero "coda di cavallo" o "coda cavallina". Troviamo questo lessotipo ai punti: 015

Moncalieri, 380 Bardonecchia, 390 Chiomonte, 440 Villar Pellice, 630 Monterosso Grana, 710

Argentera, 720 Aisone e 910 Chiusa Pesio ("coda di cavallo") e al punto 530 Sampeyre (coda

5 Campanini 2004.

6 Treccani 1949. 4

cavallina). La ragione di questa definizione è da trovare nella somiglianza tra la forma a ciuffo della

pianta nel suo periodo sterile, quello in cui essa è verde e ricca di rametti sottili, e la coda di un

cavallo.

Le varianti interne a questo primo lessotipo sono prevalentemente di natura fonetica, ma si

possono notare, prima di tutto, anche differenze tra le varie denominazioni per il termine "coda".

Iniziamo dunque con l'elencare questi ultimi. Si trova come preminente il tipo derivato dal latino

CAUDA(M), a cui fanno capo le risposte "k'ua" (e il rispettivo plurale "k'ue"). Anche la risposta

"k'oda", ottenuta a Sampeyre, è da ricondurre all'etimo latino CAUDA(M), ma va osservato che

forse è stata influenzata dalla lingua nazionale. Sampeyre è infatti sita in territorio occitano, motivo

7

per cui ci si aspetterebbe in questo punto una risposta di tipo [k'uo] , [k'o]. Controllando però il

materiale di presentazione all'ALEPO, si scopre facilmente che Sampeyre, pur appartenente all'area

di cultura occitana, linguisticamente ha subìto una forte apertura nei confronti del dialetto

8

piemontese, risultando ad oggi «completamente piemontizzata» e dunque forse anche più sensibile

all'influenza della lingua nazionale. Leggiamo anche che Sampeyre è sede, in località Becetto, di un

importante santuario dedicato alla Natività di Maria, costruito nel Duecento e metà di pellegrinaggi,

e che in tempi moderni il paese è diventato meta anche turistica. Dunque non è una località di forte

isolamento, motivo per cui possiamo comprendere questo fenomeno di italianizzazione. Nella

sezione conclusiva del protocollo 530-Sampeyre, quella dedicata agli informatori, possiamo notare

anche che per la voce Equiseto, indagata nel 1994, ha risposto l'informatore 530. GRI-M-m-928. Di

questa persona, celata dietro una stringa alfanumerica per le normative sulla Privacy, possiamo

leggere che ha partecipato in modo marginale all'inchiesta (solo per il supplemento sulla flora

spontanea), che al momento dell'inizio dell'inchiesta aveva 66 anni ed era in possesso della licenza

media, ma soprattutto che svolgeva un'attività di raccolta di erbe per gli erboristi. Non sembra,

perciò, inopportuno immaginare che l'informatore avesse una conoscenza botanica specializzata che

lo spinse a dare una risposta conforme allo standard italiano. Questa ipotesi viene rinforzata dalla

riformulazione, ottenuta in seguito all'intervento della moglie dello stesso informatore, che si

sostituisce ad un lessotipo "merze" (lett. "i larici") molto diverso e forse ritenuto, in prima battuta,

meno corretto. Non va dimenticato, infatti, che «una qualsiasi risposta [...] non è mai da intendere in

senso assoluto. Essa è semplicemente la risposta che quell'informatore, appartenente a quella

9

generazione, a quel gruppo sociale, a quella categoria professionale» ha dato in quella specifica

occasione. Inoltre, considerando l'intero sintagma [k'oda kaval'ina] notiamo che, se "coda" ha una

schietta apparenza italiana, "cavalina" è invece un esito dialettale, riconoscibile dalla [l] scempia

7 "Cuo" viene riportato come prima traduzione del termine "coda" in Di Crosa 1982.

8 Canobbio-Telmon 2003, p. 295.

9 Canobbio-Telmon 1985, p. 31 (in corsivo nel testo). 5

10

che si contrappone alla geminata italiana . Potrebbe dunque trattarsi di un fenomeno di ibridazione,

11

nel senso discusso da Berruto nel suo contributo Tra italiano e dialetto , con materiale proveniente

dalla lingua nazionale e materiale (almeno fonologico) dialettale. Sempre tenendo conto che, come

12

sottolinea Berruto, «il punto cruciale è qui dato dai parlanti» che hanno tra loro competenze e

tendenze diverse e quindi possono creare autonomamente termini ibridi.

Al punto 390 Chiomonte troviamo la risposta [k'o], sempre nel significato di "coda" e

derivata dal latino CAUDA(M), ma di esito provenzale. É infatti presente nel Tresor, che lo indica

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come termine geograficamente diffuso, tipico delle parlate alpine, occitane, guasconi e limosine .

Altro tipo lessicale per il termine "coda" è "p'enu" (presente al punto 024 Bibiana come

"coda di topo") o "pn'a" (presente al punto 510 Oncino). L'etimologia latina condurrebbe al verbo

PENDEO "pendere giù", forse nel derivato PENDULA o nel participio presente PENDENS. Le

voci "pnà", "pnass" e "penass" compaiono nei dizionari piemontesi come varianti dal medesimo

14

significato di "coda" . La concordanza con il dialetto piemontese non stupisce sicuramente a

Bibiana, centro "fuori territorio" nella classificazione dell'ALEPO, dunque sito oltre i confini

dell'area del Piemonte Orientale considerata gallo-romanza. Nel protocollo dedicato leggiamo che

la parlata di Bibiana è di tipo pedemontano rustico e che i bibianesi stessi definiscano la loro parlata

non solo con un nome legato all'etnico ([bibjan'ɛ_ iz]), ma anche [pjemunt'ɛ_iz]. Va però notato che la

vocale finale [u] esula dalla norma piemontese ed è forse da ricondurre a quelle leggere influenze

15

occitane a cui si accenna nel protocollo . Per quanto riguarda, invece, la risposta di Oncino, è da

osservare che anche questa località, nonostante rientri a norma di legge nel territorio occitano, dagli

anni '70 risulta fortemente piemontizzata. Inoltre, l'informatore 510.RP1-M-s-948 è nato a Torino e

può dunque avere utilizzato materiale fonetico piemontese.

Ai punti 710 Argentera e 720 Aisone, due località relativamente vicine, entrambe lungo il

corso dello Stura, troviamo il tipo "como". Il Tresor attesta la natura provenzale del termine che fa

derivare direttamente dall'antico provenzale "coma" e infine dal latino COMA (mutuato a sua volta

κοµη) 16 17

dal greco . L'antico significato di "criniera", attestato già nella poesia trobadorica , pare

confermato nel valore semantico da un'altra delle risposte ottenute ad Argentera: appunto "criniero".

Sarà opportuno accennare qui al fatto che le risposte "como" e "criniero" ad Argentera sono state

tratte da altri materiali, dunque non sono la risposta principale, mentre ad Aisone "como" è riportata

10 Casi di "cavall", "cavallaria" e "cavallier" sono segnalati da Honnorat, ma come "vieux langage antérieur au XVI

siècle" (Honnorat 1971, p.447).

11 Holtus-Metzeltin-Pfister 1989

12 Holtus-Metzeltin-Pfister 1989, p. 113

13 Mistral 1966.

14 Sant'Albino 1859.

15 Canobbio-Telmon 2003, p. 164.

16 Mistral 1966, p. 578.

17 Levy 1973, alla voce «coma». 6

come rilievo linguistico-percezionale dell'informatore ("altrove in Valle si dice così"). C'è forse da

leggere in questa secondarietà delle risposte un possibile indebolimento della natura provenzale

nelle parlate della valle, per il quale l'informatore deve fare maggiore fatica a ritrovare il termine

primitivo. Effettivamente già nei cenni linguistico-culturali di Aisone il redattore fa riferimento a

18

un' «opera di sfaldamento a opera del piemontese e dell'italiano» .

Altro lessotipo importante è "erba cavallina", anche nella variante con l'aggettivo

sostantivato, "la cavallina". Per quanto riguarda la ragione di tale forma, possiamo escludere la

possibilità che sia da collegare a un effettivo uso per i cavalli. Gli unici riscontri di un uso per il

bestiame sono pertinenti ai soli bovini, come attestano anche le dichiarazioni degli informatori. Più

plausibile è un ragionamento di similitudine, sul tipo "erba simile alla coda di cavallo", che

accorciato della parte centrale, per comodità del parlante, avrebbe dato appunto "erba cavallina" o,

in forma ellittica, "la cavallina". Molto diffuso, lo troviamo complessivamente in undici punti: 011

Carema, 012 Traversella, 310 Novalesa, 340 Chianocco, 370 Coazze e 440 Villar Pellice ("erba

cavallina") e ai punti 230 Lemie, 360 Condove, 390 Chiomonte, 410 Pramollo e 430 Perrero

("cavallina"). La testa del composto, cioè il sostantivo "erba" < HĔRBA(M), resta foneticamente

invariato in ogni punto: ['ɛrba]. Curiosamente ciò sembra avvenire indipendentemente

dall'appartenenza linguistica dei punti in cui compare, siano essi franco-provenzali come

Chianocco, Carema, Coazze e Novalesa, piemontesi come Traversella o occitani come Villar

Pellice. "Herba" compare effettivamente come voce provenzale nel dizionario di Honnorat, mentre

Mistral indicherebbe come termine corretto "erbo". Notando che il dizionario piemontese-italiano

riporta "erba", possiamo forse ipotizzare che l'omogeneità sia dovuta ad influenza piemontese, se

non direttamente italiana. Probabilmente questo adattamento è abbastanza consolidato, se teniamo

conto della presenza di "herba" nel Dictionaire provençal-français e in ragione dell'epoca di

compilazione del lavoro di Mistral. Queste considerazioni devono però sottostare al problema

creato dalle diverse possibili grafie che si sono utilizzate nel tempo per la lingua provenzale.

Sappiamo che -a finale può essere pronunciata [ɔ], o [a] a seconda dei dialetti, quindi la presenza di

['ɛrba] non necessariamente va considerata un piemontesismo o un italianismo. Purtroppo un

confronto con la carta I-II-1/S Erba non può essere d'aiuto perché raccoglie le risposte di due soli

punti (025 Pamparato e 920 Frabosa Soprana), nessuno dei quali interessato dalla presenza di

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composti con "erba" nella carta che stiamo analizzando . Segnaliamo comunque che le pronunce

riscontrate nei due punti sono rispettivamente ['ɑɾba] a Pamparato e [ɛi_ ba] a Frabosa Soprana.

18 Canobbio-Telmon 2003, p. 324.

19 La carenza di risposte è spiegata dal fatto che la parola non è stata indagata direttamente, ma anzi la carta è costruita

su materiale supplementare fornito alle domande Q551 Quali sono le specie di erbe che riconosce nel campo il

falciatore? e Q5765 Erba cipollina. 7


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AUTORE

Rabano

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze linguistiche
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rabano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dialettologia italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Telmon Tullio.

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