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Da Grotowski a Motus, rapporto spettatore attore, Storia dei generi teatrali Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia dei generi teatrali popolari per l'esame del professor Cuppone. Nella vita reale ognuno di noi è chiamato a recitare una parte. Come sosteneva Goffman, nella quotidianità ogni persona si troverà in una precisa ambientazione, attraverso una precisa facciata a dover sostenere una rappresentazione, o viceversa a trovarsi nei panni del pubblico e a dovere quindi assistervi. Siamo dunque... Vedi di più

Esame di Storia dei generi teatrali popolari docente Prof. R. Cuppone

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Giulia Canella, 820727 TARS 5 CFU

DA GROTOWSKI A MOTUS: IL RAPPORTO SPETTATORE ATTORE

GROTOWSKI TRA ATTORI E SPETTATORI

Nella vita reale ognuno di noi è chiamato a recitare una parte. Come sosteneva Goffman, nella

quotidianità ogni persona si troverà in una precisa ambientazione, attraverso una precisa facciata a

dover sostenere una rappresentazione, o viceversa a trovarsi nei panni del pubblico e a dovere

quindi assistervi. Siamo dunque tutti in un grande teatro e stiamo tutti in qualche modo recitando.

Proprio nel Novecento, un grande regista teorizzerà e metterà in pratica, la maniera per coinvolgere

lo spettatore anche nei luoghi propriamente adibiti per la recitazione, in cui si è soliti avere una

rappresentazione, e quindi un confronto tra commedianti e pubblico, piuttosto frontale. Saranno

proprio tali luoghi a venir sconvolti e a rivoluzionare il rapporto tra spettatore e attore.

Non si tratta forse di un caso quindi che Per un teatro povero venga pubblicato nel 1968: in un

periodo di così profondo cambiamento, il libro di Jerzy Grotoswi si inserisce come una sorta di

manifesto delle sue rivoluzionarie tecniche teatrali ideate, le quali avrebbero a breve rimodernato il

teatro stesso.

Con l’avvento del cinema e della televisione, nuovi mass media che in breve condizioneranno a

tempo pieno la vita umana, Grotowski trova lo spirito del teatro di quegli anni notevolmente

impoverito, proprio a causa del tentativo di introdurre tecniche proprie dei mezzi multimediali

all’interno dello spazio scenico, con lo scopo di ottenere una maggiore produttività e attirare più

audience. Grotowski sembra essere dell’opinione che il risultato sia decisamente fallimentare, in

quanto l’introduzione di tecniche appartenenti al cinema e al mondo della televisione hanno ridotto

il teatro ad una sorta di brutta copia delle altre tipologie di spettacolo.

Secondo il regista polacco, inoltre, il teatro non sarebbe mai

potuto entrare in competizione con il cinema, in quanto

quest’ultimo offriva un'esperienza totalmente diversa e basata

su altri principi, ad esempio il bisogno di evasione dalla realtà.

Le nuove forme di spettacolo come il cinema e la televisione

sono comunque fondate sull’immagine. Grotowski desiderava

quindi rinnovare il teatro facendo in modo che generasse un

confronto costruttivo, lo spettatore si rendesse conto

dell’esperienza che era chiamato a vivere e il principio base

fosse la presenza dell’attore.

Partendo proprio dalla nozione che per Grotowski il teatro deve essere costituito da soli due

elementi principali, ovvero attore e spettatore, si può definire il concetto chiave di tutto il suo

lavoro: il teatro povero. Con questa espressione si intende un teatro concentrato sul rapporto

dell'attore con il pubblico, lasciando perciò in secondo piano l'allestimento scenico, i costumi, le

luci o gli effetti speciali, in quanto questi rappresentano soltanto delle trappole non necessarie a

veicolare il messaggio di cui lo spettacolo è portatore. “Povero” significa quindi togliere, eliminare

tutto ciò che non è considerato necessario e lasciare l'attore 'spogliato' e vulnerabile, davanti al suo

pubblico.

Si può forse considerare questa scelta come una sorta di ritorno al teatro delle origini, quando

questo non era altro se non un rituale in cui esistevano solo attore e spettatore. Questi due elementi

non possono essere eliminati, perché sono il cuore del teatro: non si può parlare di spettacolo se non

c’è qualcuno, lo spettatore, che guarda qualcosa, l’attore.

Come lavora dunque il regista? Non può sicuramente lavorare sul pubblico, perché non è in grado

di costruirlo a proprio piacimento. Grotowski concentra dunque la sua attenzione sull’elemento

attore, il cui corpo e la cui voce creano l’unica forma di spettacolarità in questo tipo di teatro.

Il Training dell’attore diventa dunque una fase obbligatoria e fondamentale, un momento di duro

esercizio per assumere il controllo totale del proprio corpo.

Lo spettatore negli spettacoli di Grotowski viene messo duramente alla prova: non è più passivo di

fronte agli attori che recitano, ma diventa esso stesso parte del dramma. Il rapporto tra attore e

spettatore diventa dunque sempre più stretto e il livello di esperienza non si limita ad una semplice

riflessione, bensì ci si trova costretti in una sorta di tacita recitazione e ci si sente allo stesso tempo

fruitori, responsabili e contribuenti alla realizzazione dello spettacolo stesso. Per il regista polacco

era essenziale che ci fosse un genuino, profondo e sano confronto tra attore e spettatore:

«Ci interessa quello spettatore che nutre autentiche

esigenze spirituali e che desideri realmente auto-

analizzarsi, per mezzo di un confronto diretto con la

rappresentazione. Ci interessa quello spettatore che non

si arresta ad uno stadio elementare di integrazione

psichica, pago della sua angusta, geometrica stabilità

spirituale, che sa esattamente ciò che è bene e ciò che è

male e ignora il dubbio»

Grotowski si rese conto però che costringere il pubblico a partecipare poteva produrre una

partecipazione (e quindi un’esperienza) artificiosa e inautentica. Negli spettacoli successivi (Il

Principe Costante e Apokalypsis cum figuris) lo spettatore è messo nella condizione di diventare il

testimone responsabile dell’atto sacrificale compiuto dall’attore, che si trasforma in una sorta di

santo. Tutto ciò porterà la sua produzione ai limiti del teatro stesso.

LE OPERE E GLI SPAZI

Per il regista polacco il testo è semplicemente un pretesto, un bisturi che permette di andare oltre, di

scoprire gli aspetti celati in se stessi. L’attore diventa un musicista, il testo una partitura ricomposta

con suoni, gesti e variazioni proprie dell’attore. Il teatro è per Grotowski un incontro tra attori e

spettatori, che si traduce in un incontro tra uomini che cercano e si aprono con fiducia ad altri

uomini.

Nella storia esotica Sakuntala gli spettatori, posti di fronte agli attori, si tramutano in monache o

cortigiane e vengono fatti ‘partecipare’ tramite l’utilizzo di luci che si alternano nell’illuminazione

di scena e platea.

In Dziady, Grotowski tenta per la prima volta di integrare in uno

spazio unico attori e spettatori, abolendo il palcoscenico

convenzionale. Gli spettatori sono seduti su sedie disposte “a

caso”nella sala teatrale.

Kordian fa degli spettatori i pazienti dell’ospedale psichiatrico,

facendoli sedere fra i letti e sui letti della corsia, insieme agli


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DESCRIZIONE ESERCITAZIONE

Appunti di Storia dei generi teatrali popolari per l'esame del professor Cuppone. Nella vita reale ognuno di noi è chiamato a recitare una parte. Come sosteneva Goffman, nella quotidianità ogni persona si troverà in una precisa ambientazione, attraverso una precisa facciata a dover sostenere una rappresentazione, o viceversa a trovarsi nei panni del pubblico e a dovere quindi assistervi. Siamo dunque tutti in un grande teatro e stiamo tutti in qualche modo recitando.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Tecniche artistiche e dello spettacolo
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.canella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei generi teatrali popolari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Cuppone Roberto.

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