Storia dei generi teatrali popolari
Crionic Chants
Crionic Chants, compagnia Raffaelo Sanzio, compagnia di ricerca. A sinistra c’è Scott Gibbons, compositore delle musiche, è in scena e campiona le melodie dal vivo, al centro c’è uno schermo in cui compare l’immagine di un capro nero che cammina su un tappeto (origini del dramma), a destra ci sono quattro donne che cantano.
Genesi dello spettacolo: capro che cammina compone, si ferma sulle lettere che vuole, donne cantano ciò che il capro indica. Da un lato le musiche sono composte e generate da un rumore ed dall’altro un analogo della canzoni, apparentemente composte a caso. Musica: il musicista compone i brani musicali partendo da una campionatura di suoni prodotti dal capro che successivamente diventano melodie sulle quali cantano le donne. Testo musicale: parole della canzone sembrano prodotte in maniera casuale e no dal capro, le donne poi cantano queste parole.
Inquadrature rubate delle immagini del capro, immagini che ricordano la classicità, lettere sul tappeto legato in una rete, una specie di scarabeo il tutto impostato con effetti di video default (per tarare i colori), ha tempi del biologico, della pulsazione, effetto di ripetizione di un gesto del capro come di scrittura, lettere si susseguono velocemente, video shock [il suono subisce lo stesso percorso]. Ogni tanto compaiono figure. Poi video con spermatozoi, che passa da negativo a positivo, musica diventa da ascolto, quasi canto new age. Non sono immagini documentarie, ma immagini che lavorano sulla soglia di percezione. Dettagli del capro quasi pornografici: corna, bocca. Si chiude con uno sguardo inquietante del capro poi si rivela il gioco di combinazione e composizione dell’animale. Non si distingue più il primo piano dallo sfondo, il rumore dalla melodia.
Crisi di credibilità del Novecento
Crisi di credibilità del Novecento: ricerca di verità a partire dalle origini del teatro. Compagnia Raffaelo Sanzio riflette proprio sull’agire della tragedia, da TRAGOS=CAPRO, 1) capro che veniva dato in premio al vincitore o 2) associato al culto di Dioniso i cui seguaci sono solitamente rappresentati come satiri.
Belare in greco comincia poi a significare “trasformare la voce” origini della tragedia, capro veniva sacrificato in onore di Dioniso. Esistono due miti greci che raccontano il processo di origine del teatro:
- Icario; a nordest della Grecia, nella parte più influenzata dal medio oriente, si origina il culto di Dioniso; il dio travestito da sconosciuto e mendicante chiede di essere ospitato ma tutti lo ripudiano, l’unico che lo accoglie è Icario, Dioniso (tratti simili con Cristo) per premiarlo si rivela e gli insegna a coltivare la vite, da cui tratte l’uva, dalla quale trarre il vino, da cui deriva l’ebbrezza trasmette culto del vino; da quel momento Icario deve diffondere tale mito tra la gente [origine della commedia è invece associata a Demetra e al pane]. Nasce il culto della danza, delle musiche e del vino rito di Dioniso si fonda sull’ebbrezza, finisce però tragicamente perché gli amici di Icario pensano che li abbia voluti ubriacare per sottrarre loro il denaro, si scagliano quindi contro il giovane [ebbrezza è sensazione meravigliosa tra il paradisiaco e l’infernale]. Sono tutti vestiti di pelle di capra e stanno sacrificando a Dioniso l’animale di qui si stabilisce l’origine del teatro, che non è ancora tale, ma si tratta della celebrazione di un rito dal quale il teatro si evolve;
- Tespi; la leggenda si spiega come avviene passaggio dal RITO a RAPPRESENTAZIONE; Tespi, forse lontano parente di Icario, potrebbe essere esistito veramente, contadino che ogni autunno è incaricato di organizzare la festa di Icaria per celebrare il rito dionisiaco, festa a cui tutti partecipano. Tespi cantava con tutti gli altri ma era probabilmente il più bravo, danza e musica sono tramandati oralmente; decide di alterare la voce per cantare come se fosse il soggetto in questione (DIO, ANIMALE) inventa il PERSONAGGIO e la sua CARATTERIZZAZIONE, si stacca dal coro. Nasce l’HIPOCRYTES l’attore. Attraverso l’individuazione del personaggio che si stacca dal coro nasce l’hipocrytes, colui che dà voce a ciò che sta sotto, che dà voce a ciò che voce non ha (dio). Inizia il concetto di MIMESIS, effetto rivoluzionario, cominciano a staccarsi dei ruoli dalla partecipazione collettiva. Nasce la possibilità dell’inganno, in questa ambiguità nasce il teatro. Ipocrita ora significa colui che nasconde ciò che sta dietro, non quello che svela; allo stesso modo la Skené era la tenda dove si nascondevano gli attori per cambiarsi, ora significa “scena”, luogo dove gli attori si mostrano. Quando la fama di Tespi cresce, la gente accorre da altri paesi si aggiunge quindi un terzo livello di partecipazione, cioè il pubblico. Ora il coro non c’è più si perde il senso dell’origine rituale del teatro, ora è solo scambio di verità tra attore e pubblico, sorta di narcisismo e voyeurismo. Tespi va allora ad Atene per farsi vedere ed esporta questa innovazione spettacolare del personaggio SCATTO, LAICIZZAZIONE ulteriore del rito [ciò che prima era legato alla campagna e alle stagioni, e quindi allo scorrere inesorabile del tempo, attraverso cui la comunità si esprimeva ora si stempera, da RITO RELIGIOSO a RITO LAICO, da CONTADINO a CITTADINO, da OGGETTIVO/ECCEZIONALE a MOLTEPLICE].
Sacrificio e teatro
Sacrificio è testimone, è martire della verità di ciò che sta succedendo, è testimone con l’irreversibilità della sua morte, qualcosa si è consumato quindi è vero. CAPRO=CRISTO. Ci rimangono solo 33 tragedie greche in tutto Sofocle, Eschilo e Euripide ne hanno scritte più di 400.
Identità del coro non è conosciuta, ciò che faceva non si sa, non si hanno musiche o coreografie; coro utilizza la prima persona, anche se erano 15/20 persone.
Rumore è qualcosa di indefinibile, casuale, non interpretabile, campionandolo e ripetendolo, manipolandolo lo si porta a diventare suono, armonia, si approda alla musica e al canto in questo processo si percepisce lo scatto da rito a teatro, dal non senso al senso, dall’oggettivo al soggettivo [è inavvertibile, è tragico, più tragico di questo non ce n’è]. Teatro scritto è parzialità rispetto alla possibilità effettiva del teatro come rito parola è chiusura perché esclude tutto ciò che non è se stessa, quindi è senza senso. Teatro del Novecento si sente soffocare, deve tornare al corpo e fare sacrificio di se stesso.
Tragedia ammare
Tragedia ammare: Alfonso Santagata, rappresentata per la prima volta a Rimini davanti al Grandhotel, testo improvvisato e scritto dagli attori.
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