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Antichità greche - tesina Santa Maria del Casale Appunti scolastici Premium

La presente tesina per l'esame di Antichità greche del professor Pagliara tratta la storia della famosissima chiesa di Santa Maria del Casale di Brindisi, unico centro (insieme a Bari) del sud Italia che ha visto processare per inquisizione alcuni esponenti di spicco del 1200. Il lavoro è composto da una parte storica che racconta la nascita, le vicessitudini e i vari aspetti artistico-architettonici... Vedi di più

Esame di Antichità greche docente Prof. C. Pagliara

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1. LE VICENDE STORICHE

La città di Brindisi affonda le sue radici già nel tardo XVI sec. a.C., quando le prime

testimonianze archeologiche ci confermano l’importanza di una città che ha fondato e

poi sviluppato la sua cultura sulla presenza di un porto naturale, ponte indispensabile

non solo per i traffici commerciali con l’Oriente.

Fondata dai messapi intorno al VII sec. a.C., divenuta poi colonia romana tra il 246 e

il 243 a.C., Brindisi ha ricoperto da sempre un ruolo fondamentale nel sistema viario

pugliese; ruolo comprovato anche dalla presenza della famosa Via Appia al quale, in

un secondo momento, andò ad affiancarsi la Via Traiana. L’esigenza di raggiungere

una meta così importante aumentò durante il Medioevo, quando la visita ai luoghi di

culto dell’Oriente e, in primis, alla chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme,

divenne per i pellegrini un obbligo morale.

Figura 1.1 – La chiesa di S. Maria del Casale in una cartolina di Brindisi del 1901.

2

L’itinerario ideale di un devoto prevedeva, infatti, che, partendo da Roma, si

arrivasse al porto brindisino con l’intento di imbarcarsi in direzione della Terrasanta.

Ciò comportava una sosta obbligata a Brindisi sia nel viaggio di andata, sia in quello

del ritorno; sosta che veniva allietata da continue preghiere, utili soprattutto a

chiedere una sorta di protezione divina dalle minacce di un tragitto tanto lungo e

articolato.

Ed è proprio per venire incontro a queste esigenze che, soprattutto tra il X e il XV

sec., iniziano a sorgere a Brindisi innumerevoli luoghi di preghiera che, ancora oggi,

è possibile ammirare in tutto il loro splendore. Tra tutti questi luoghi, un interesse

particolare dal punto di vista storico – archeologico – monumentale è stato ricoperto

da alcune chiese, come ad esempio il tempio di San Giovanni a Sepolcro o la chiesa

di Santa Maria del Casale. Quest’ultima s’impone prepotentemente su tutte le altre

per bellezza e importanza, nonostante un paradosso culturale, determinato in parte da

una scomoda ubicazione, l’abbia relegata nei secoli ai margini della memoria e della

conoscenza storica locale e nazionale.

1.1. TRA LEGGENDA E FONTI UFFICIALI

L’eccezionale interesse storico – artistico della chiesa di Santa Maria del Casale

risiede, in parte, nella fitta nebbia che circonda ancora oggi l’anno e le vicende della

sua costruzione.

La storia della fondazione, come spesso accade in questi casi, si scontra con le

leggende che, soprattutto in epoca medioevale, riempiono quei vuoti storici altrimenti

ingiustificabili. Il tutto ruota intorno ad una primitiva piccola cappella, probabilmente

un’edicoletta, raffigurante l’immagine della Vergine Maria, sulla quale però, ad oggi,

3

non sono state ancora rintracciate prove documentarie che ne confermino l’esistenza,

1

la cui datazione si aggira verso la fine del ‘200 .

Figura 1.2 – La Chiesa di S. Maria del Casale.

La leggenda narra che San Francesco d’Assisi, reduce da un viaggio a Gerusalemme,

sostò a Brindisi dove, per un giorno intero, girovagò tra le vie e le piazze della città

predicando ed esortando la gente al bene. Al calar della sera, dovendo trovare un

luogo per riposare, decise di rifugiarsi nella penisoletta a destra del porto dove,

intorno ad un’edicoletta con l’immagine della Madonna, era sorta una borgata che

1 P. Coco, Taranto, 1930, vol. I, p. 113. Nella sua opera, lo storico locale,

I Francescani nel Salento,

parlando della piccola cappella, fa riferimento a un documento dell’Archivio Vaticano (Rationes

codice ms., n. 165, fol. 55) non indicando però la data.

Collectoriae Regni Neapol., 4

ancora oggi conserva il suo toponimo originario, il Casale. Al suo risveglio, il Santo

notò con sorpresa che la tela di un ragno aveva completamente occultato l’effige della

Vergine, impedendone la vista. Con umiltà, allora, il frate ammonì il ragno che aveva

2

«ardito la quale, per tutta risposta, rimangiò i

velare la fronte della Madre di Dio»

fili della sua tela liberando così l’immagine sacra.

Fin qui la leggenda che racconta, quindi, di una sacra immagine e di una cappelletta

che sarebbe stata alla base della fondazione della chiesa di Santa Maria del Casale,

ma che continua comunque a non rivelare da un punto di vista prettamente storico –

archeologico, l’anno e gli avvenimenti relativi alla nascita della chiesa.

Le più antiche notizie documentate su quest’argomento risalgono, invece, all’opera

del medico e storico locale brindisino Giovanni Moricino, “Antiquità e vicissitudini

3 , utilizzate poi dal Padre

della città di Brindisi dalle di lei origini sino all’anno 1604” 4 .

Carmelitano Andrea Della Monaca per una sua opera, la “Memoria historica”

In un brano in cui il Della Monaca elogia il re e i principi angioini per le iniziative

prese a favore della città di Brindisi, scrive:

«Haveva il Rè due anni pima cominciato à fabricare in Brindisi il gran

nel mille trè cento, e venti due

Tempio di S. Paolo, e in quest’anno, cioè 5

[…] » .

fu ridotto all’ultima perfettione

e continua ancora il Della Monaca:

«Emuli del Re [Roberto] in honorare la Città d’un altro Tempio simile, furo il

principe di Taranto Filippo, fratello di esso Re, e la Moglie di Lui Caterina figlia di

2 P.D. Bacci, Brindisi, 1925, pp 27-30.

S. Francesco di Assisi nelle leggende pugliesi,

3 Ms. conservato presso la Biblioteca Arcivescovile “De Leo” di Brindisi.

4 “Memoria del Rev. Padre Maestro Andrea Della

historica dell’antichissima e fedelissima città di Brindisi”,

Monaca, carmelitano della città di Brindisi. Raccolta da diversi Manuscritti Brundisini e d’altri Autori Esteri,

Lecce, 1674.

5 A. Della Monaca, op. cit., p. 456. 5

Balduino Conte di Fiandra, e Imperator di Costantinopoli, per la quale anch’egli

s’intitolava Imperator di Costantinopoli. Questi Prencipi, tornati da Grecia in

Brindisi edificarono in honore della Vergine Madre di Dio il nobilissimo Tempio di

[…]

Santa Maria del Casale, edificio in vero meraviglioso, e Reale fuori dalla Città

6 .

poco più di un miglio sopra il destro corno del Porto»

Nonostante il Della Monaca non si sia pronunciato circa l’anno di costruzione del

tempio, il fatto che Santa Maria del Casale sia stata ricordata immediatamente dopo

la chiesa di S. Paolo, ha indotto tutta la letteratura locale successiva ha interpretare

ciò come un implicito riferimento alla contemporaneità delle due chiese.

Precisa la “Memoria sulla costruzione di Santa Maria del Casale:

historica”

«Eravi allora una picciola Cappella con l’Imagine di nostra Signora, per mezzo della

quale si compiaceva Iddio mostrar molti miracoli, la fama de’ quali mossi quei

[Filippo e Caterina]

pietosi Signori di edificarvi un Tempio che racchiudesse la

picciola Cappella nel mezzo, circondandola per maggior riverenza d’una grossa rete

di ferro, benchè hoggi sia stata tolta l’Imagine con tutto il muro in cui era dipinta, e

portata all’Altare maggiore per darli luogo più nobile e più adorno. Vi si celebra

ogn’anno la festività della Natività della gloriosa Vergine con universal concorso de’

popoli salentini. Questa devozione è stata da principio della detta chiesa, come

dimostrano le diverse insegne, e arme de’ prencipi, che per voto, o per segno d’haver

7

.

visitato quel santo tempio vi lasciarono dipinte su le mura con i loro nomi»

I “pietosi signori” di cui si parla sono, quindi, il principe di Taranto Filippo I d’Angiò

e sua moglie Caterina di Courtenay che altre fonti, quali ad esempio quella che fa

8 , Minore Osservante Riformista di San Francesco,

riferimento a Padre De Lama

6 A. Della Monaca, op. cit., p. 479

.

Ibidem.

7

8 P.B. Da Lama, “Cronaca Lecce, 1724.

dei Minori Osservanti Riformati nella Provincia di S. Nicolò”,

6

indicano aver fondato la chiesa a cavallo tra il XIII e XIV sec. come soluzione del

voto fatto alla Vergine per avere un figlio.

Ma già ai primi del ‘300, e quindi ben prima degli atti di munificenza legati ai

principi di Taranto, la chiesa era stata sede estiva dei vescovi brindisini, come si può

intuire ancora una volta dalla “Memoria historica”:

[…] [1674]

si vede sin’ad hoggi in quella chiesa in luogo sublime sopra un palco la

statua della predetta Caterina imperatrice moglie di Filippo fondatore di essa, e la

principal cappella è da loro detta imperiale. Fu data da principio da quei devoti

Signori la giurisdittione di questa lor Chiesa a l’Arcivescovi Brundusini, i quali

continuamente, fin’a tempi nostri l’han posseduta, e possedono. E hoggi servita da’

9 .

[…] »

Padri Riformati di San Francesco, chi vi hanno un nobilissimo Monasterio

La data del 1322 citata dal Della Monaca è stata, per molto tempo, intesa come anno

di costruzione della chiesa e tenuta in considerazione dalla gran maggioranza degli

storici locali, e non solo. Quest’errore interpretativo è stato a lungo perpetuato,

nonostante numerosi altre fonti abbiano smentito in maniera incontrovertibile

10

l’abbaglio. È il caso, ad esempio, dello storico e ricercatore Giovanni Guerrieri , che

già ai primi del ‘900 respingeva la datazione tradizione sulla scorta di documenti

provenienti dall’Archivio Vaticano e relativi al processo contro i Cavalieri Templari

del Regno di Sicilia: tale processo, infatti, ebbe luogo il 15 Maggio del 1310 a

Brindisi e proprio nella chiesa di Santa Maria del Casale. È ragionevole pensare che

per compiere un processo di tali proporzioni, rimasto come uno degli avvenimenti

che hanno segnato in maniera indelebile la storia della chiesa, il luogo fosse già nel

1310 riconosciuto dalla stessa Chiesa come uno dei centri più importanti dell’Italia

9 Ibidem.

10 G. Guerrieri, “I Trani, 1910; Id., “Un

Cavalieri Templari del Regno di Sicilia”, processo famoso a Brindisi

in Corriere Meridionale, 9 Giugno 1910.

nel 1310”, 7

Meridionale, e che la sua erezione sia conseguentemente avvenuta ben prima di

quello stesso anno. Figura 1.3 – Il chiostro di S. Maria del Casale. 11

Da un altro documento, questa volta angioino, citato da Vito Guerrieri , del 1300

circa, si apprende come Andrea Pandone, vescovo di Brindisi dal 1296, fu agevolato

da Carlo II a trasferirsi dal distretto di Santa Maria del Casale a quello di Capua,

liberando quindi il posto al futuro arcivescovo di Brindisi, Bartolomeo:

11 V. Guerrieri, “Articolo Napoli, 1846, p. 67: dal

storico su’ Vescovi della chiesa metropolitana di Brindisi”,

Registro del re Carlo dell’anno 1300, lettera A, fol. 244.

8

«Persistendo la vacante sede brindisina sotto l’amministrazione del Patriarca

gerosolimitano fra’ Ridolfo di Granvilla, dell’Ordine dei Predicatori alle cui

dipendenza passò l’arcivescovado di Brindisi, quando l’arcivescovo Andrea fu

traslato all’arcivescovado di Capua, sua patria, il Capitolo rinnovò al Pontefice le

sue postulazioni pel decano di Capua, per nome Bartolomeo, che fu eletto

[…] nel convento della

arcivescovo di Brindisi. Trovando egli piacevole la dimora,

Madonna del Casale, era solito starsene colà, e quindi ottenne l’indulgenza di un

chiunque visitava quel tempio

anno e di una quarantena per nel giorno della sua

dedicazione; e perciò dalle carte capitolari si vedono spediti da lui molti negozi da

(1306 - 1319)

quella sede»

Un vescovo non poteva certo rinunciare a un palazzo e ad una chiesa cattedrale

quando, per necessità, veniva trasferito da un ministero ad un altro; tanto più in un

epoca in cui il potere della chiesa era rappresentato anche dalla sfarzosità e dalla

ricchezza che essa stessa riusciva a mettere in mostra. È per questo che si parla di un

12

convento e di un tempio e non, ad esempio, di una semplice “picciola In

cappella”.

altre parole, quella che poi sarebbe diventata la dimora estiva dell’arcivescovo, non

poteva non essere all’altezza del suo ruolo.

Ancora nel 1306, il portolano di Brindisi Tomaso Pisconerio, su ordine di re Carlo, in

cambio di altri possedimenti cede:

«quendam ortum suum coniunctum ecclesiae S. Joannis prope ecclesiam S. Mariae

13

[…] […]»

de Casali Brundusino archiepiscopo pro facienda curti

12 In realtà il Guerrieri incorre in un errore ponendo la dimora di Bartolomeo nel “convento” di S. Maria del

Casale; oggi sappiamo che il convento fu aggiunto alla chiesa soltanto nella seconda metà del ‘500, quando

gli arcivescovi brindisini concessero ai Minori Osservanti la chiesa con le annesse case e giardini. Ciò non

toglie comunque credito alle affermazioni sopra citate.

13 L. G. De Simone (Ermanno Aar), “Gli studi storici di Terra d’Otranto. Frammenti estratti in gran parte

dall’Archivio Storico Italiano”, Firenze, 1888, p. 57. 9

«un certo suo giardino collegato alla chiesa di S. Giovanni vicino alla chiesa di S.

14

Maria del Casale […] l’arcivescovo di Brindisi fece fare una dimora rurale […]»

Un’altra fonte che avvalora la tesi della datazione posteriore al 1310 è una

disposizione dell’autorità ecclesiastica del 7 luglio 1311, con la quale papa Clemente

V concede un anno e quaranta giorni d’indulgenza:

«omnibus vere paenitentibus et confessis, qui ad ecclesiam S. Mariae de Casali

Brundisini in die dedicationis ipsius ecclesiae, devotionis causa annuatim

15

.

accesserint»

«tutti veramente pentiti e confessati, si recavano annualmente fino alla chiesa di S.

Maria del Casale di Brindisi nel giorno della consacrazione della chiesa stessa, a

causa della loro devozione»

Anche in questo caso, l’espressione «in «nel giorno della

die dedicationis»,

consacrazione», rafforza e pone come teminus ante quem l’anno 1310, in quanto di

una cappellina non si poteva certo commemorare la consacrazione.

Notizie successive si continuano ad avere attraverso due lettere raccolte nel Codice

Diplomatico Brindisino, datate una 9 Maggio e l’altra 6 agosto 1314 dell’arcivescovo

16

Bartolomeo il quale, durante una sosta a S. Maria del Casale, ci conferma

l’esistenza di una sua residenza proprio nel suddetto borgo (il Casale appunto).

Il complesso dei documenti sin qui esaminati non fa menzione di colui che, per

tradizione storiografica, verrà successivamente designato come fondatore della

chiesa, ovvero il principe di Taranto Filippo I d’Angiò.

14 Tutte le traduzioni dal latino presenti in questo testo possono essere, in parte, inesatte.

15 (da Bonifacio VIII a Clemente V), a cura di D. Vendola, Trani,

Documenti tratti dai Registri Vaticani

1963, p.143, doc. n. 127, Reg. Vat. 58, f. 204 v, n. 803.

16 vol. II, a cura di M. Pastore Doria, Trani, 1964, doc. n. 9, p. 29 e doc. n.

Codice Diplomatico Brindisino,

10, p. 43 10 17

Il nome di Filippo appare per la prima volta in un documento datato 2 febbraio

1319, con il quale, così come accennato anche precedentemente, vengono concessi

alcuni privilegi come soluzione del voto fatto nei confronti della Vergine Maria per

avere un figlio.

Da questo momento in poi, le fonti storiche che cercheranno di raccontare o quanto

meno ricostruire le origini della fondazione della chiesa vedranno, nella figura di

Filippo I, l’unico vero e proprio fondatore.

In un contratto del 29 aprile 1568, conservato nell’Archivio Capitolare di Brindisi,

apprendiamo che l’arcivescovo di Brindisi e Oria, Giovanni Carlo Bovio, s’impegna

a cedere a Fra Lorenzo da Tricase, ministro provinciale della Provincia di S. Nicola

dell’ordine dei Frati Minori Osservanti, la chiesa di S. Maria del Casale, i terreni, le

case e i giardini ad esso adiacenti.

Trent’anni dopo, nel 1598, i Minori Osservanti furono sostituiti dai Minori Osservanti

Riformati di San Francesco, i quali diedero vita a tutta una serie di interventi che

rimaneggiarono non poco la chiesa: furono addossate alle pareti nuovi altari che

occultarono e danneggiarono alcuni affreschi, tamponarono le monofore e ridussero il

presbiterio, decorarono l’interno con nuovi fregi e affreschi, portarono a termine, tra

il 1635 e il 1638, la costruzione del convento precedentemente iniziata dai Minori

Osservanti.

La presenza dei Padri Riformati durò fino al 1811, quando l’ordine fu soppresso dal

governo murattiano e la chiesa fu utilizzata come Caserma per le truppe di passaggio.

Qualche anno dopo, e precisamente nel 1824, i Francescani si riappropriarono della

chiesa e cercarono di riparare i gravissimi danni che questa aveva subito a causa del

suo sconsiderato utilizzo. Il 7 luglio 1866, si decretò una nuova soppressione

dell’ordine e, solo due anni dopo, il terreno con tutti i suoi edifici passo al Demanio

che, grazie ad un opera di umanità, fece rimanere come cappellano un cappuccino.

Quest’ultimo però, abbandonò definitivamente la chiesa l’11 Gennaio 1870, mente

17 vol. II, doc. n.17, p. 57.

Codice Diplomatico Brindisino, 11

nel 1875 la chiesa di Santa Maria del Casale ottenne finalmente il meritato

riconoscimento storico, venne cioè dichiarata Monumento Nazionale.

1.2. LE VICENDE MODERNE

Un primo restauro della chiesa si ebbe, nel 1910, a cura della Soprintendenza ai

Monumenti della Puglia e del Molise.

Subito ritornata in stato di abbandono, durante la Seconda Guerra Mondiale la chiesa

fu adibita a deposito militare e, vista la sua ubicazione nell’ambito dell’aeroporto,

subì numerosi altri danni; nell’immediato dopoguerra i locali del convento furono

anche utilizzati come alloggio di fortuna per gli sfollati.

Nel 1954 il Genio Civile di Brindisi si preoccupò di riparare i danni bellici mentre,

tra il 1969 e il 1975, la Sovrintendenza ai Monumenti e alle Gallerie per la Puglia e la

Lucania, attraverso un cospicuo finanziamento della Cassa del Mezzogiorno, diede

vita ad un’ampia stagione di restauri, protrattasi in realtà fino al 1987. In

quest’occasione fu rifatto il soffitto a capriate, il pavimento in cotto fiorentino

bicolore e molte altre opere che interessarono sia l’interno sia l’esterno della chiesa,

oltre al chiostro.

Con delibera del 18 luglio 1969, perfezionata con atto notarile dal dott. Vincenzo

Loiacono il 27 luglio 1973, il Comune di Brindisi cedette, inoltre, a titolo gratuito alla

Mensa vescovile della città, il complesso immobiliare denominato poi “Ex-convento

di S. Maria del Casale”, adiacente al Tempio omonimo.

È del 21 luglio 1970, invece, la firma concernente la convenzione tra l’arcivescovo di

Brindisi e l’Istituto Missioni della Consolata di Torino, con i quali questi ultimi si

impegnavano ad officiare la Chiesa e ad usare i locali ad essa contigui a fini

esclusivamente pastorali – missionari. La permanenza dei Padri della Consolata durò

fino al 20 gennaio 1988, giorno in cui furono sostituiti dai sacerdoti della Fraternità

“Don Grittani”. 12

Gli ultimi restauri a cura dell’Ufficio dei Beni Culturali Diocesani, sono avvenuti in

occasione del Giubileo del 2000 e poi di nuovo nel 2003, e hanno interessato anche

l’intero complesso degli affreschi.

La chiesa appartiene oggi alla Curia brindisina, Arcidiocesi di Brindisi e Ostuni.

13

2. L’ARCHITETTURA DI S. MARIA DEL CASALE

La chiesa di Santa Maria del Casale è contraddistinta da una presenza elegante ed

originale, tutta giocata sull’armonia delle linee architettoniche e sulla dicromia delle

sfumature grigie e dorate offerta della pietra arenaria. Di puro stile romano – gotico,

essa s’impone in maniera quasi incongruente con l’ambiente circostante; un effetto

questo, cui la Puglia non è abituata a vedere, al contrario di altre aree geografiche

quali la Toscana, le Marche o la Sicilia.

Figura 2.1 – particolare del protiro d’ingresso.

14

Il prospetto è caratterizzato da una superficie a capanna, divisa in cinque zone

delimitate da quattro fini pseudo lesene che donano alla chiesa un grande slancio

verso l’alto; esse si coniugano bene con le fasce orizzontali a settori, ottenute dalla

composizione dei conci di pietra bianca di Carovigno e da quelle in pietra dorata del

“carparo” locale. Ogni settore è poi reso più elegante dallo sdoppiarsi in alto di due

archetti pensili.

Sulla facciata monocuspidata del tempio si apre l’unico portale, arricchito da un

protiro aggettante, con dei gradini degradanti verso il basso e gli archetti pensili che

donano un senso di leggerezza e di movimento all’insieme. Sulla facciata si

susseguono delle fasce orizzontali sempre ottenute con la dicromia dei materiali

utilizzati e disposti a scacchiera, a onde, a romboidi e a denti di sega (Fig. 2.1).

Figura 2.2 – Veduta prospettica centrale della navata.

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DESCRIZIONE ESERCITAZIONE

La presente tesina per l'esame di Antichità greche del professor Pagliara tratta la storia della famosissima chiesa di Santa Maria del Casale di Brindisi, unico centro (insieme a Bari) del sud Italia che ha visto processare per inquisizione alcuni esponenti di spicco del 1200. Il lavoro è composto da una parte storica che racconta la nascita, le vicessitudini e i vari aspetti artistico-architettonici della Chiesa, ed una parte incentrata sulla tutela e valorizzazione della Chiesa, con l'aggiunta di interviste e progetti circa la sua rivalutazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in archeologia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gianluca210983 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antichità greche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Pagliara Cosimo.

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