Con la scoperta del Polo Sud, la carta geografica è
"completa". Come si trasforma allora la geografia?
La Geografia è una delle discipline più antiche del sapere umano, e con il tempo non ha perso
la propria utilità.
Nell’antichità il geografo era colui che si occupava della stesura della mappa del mondo, fino
a che, nel 1911, si arriva a conoscere l’ultima parte del mondo ancora inesplorata (il Polo sud)
e riempì definitivamente la carta geografica. Così, la geografia esaurisce la propria funzione
descrittiva, legata alla conoscenza e diviene la Scienza della realtà terrestre, che si occupa
della realtà terrestre (territorio) ma nei suoi aspetti legati alla presenza dell’uomo e, pertanto,
delle dinamiche uomo – natura.
Quali sono gli atti territorializzanti, e in cosa
consistono?
Per parlare di territorializzazione dobbiamo distinguere spazio e territorio: lo spazio è una
porzione di terra; il territorio è lo spazio su cui l’uomo ha esercitato la sua azione. Il territorio è
lo spazio organizzato, in cui l’azione del solo uomo riesce a trasformarlo e a plasmarlo.
L’azione che trasforma lo spazio in territorio è definito «processo di territorializzazione», cioè
l’azione umana sull’ambiente che avviene attraverso 3 passi, definiti «atti territorializzanti»:
• Denominazione: l’uomo dà un nome a ciò che ha intorno ed esercita sullo spazio un
controllo intellettuale, dunque la concettualizzazione dello spazio
• Reificazione: l’uomo esercita un controllo materiale sullo spazio e ne sfrutta le risorse,
plasmandolo non solo col pensiero ma anche con l’azione (Homo faber)
• Strutturazione: l’uomo crea sullo spazio delle norme sociali e stabilisce soggetti
decisionali (autorità). È il controllo dello spazio con la creazione di una organizzazione
sociale.
Cos'è la de-territorializzazione? Come avviene? Fare
qualche esempio
Il turismo è il settore economico veicolo del patrimonio culturale del territorio. Esso influenza
ed è influenzato dal territorio dal punto di vista sociale, culturale, economico e ambientale.
Oggi sta avvenendo un processo di de-territorializzazione, in cui l’offerta turistica insegue la
domanda ma in realtà non valorizza le risorse del territorio (piuttosto si slega da esse) e
impatta sull’ambiente in cui si muove.
Stanno infatti nascendo numerosi villaggi turistici che rappresentano una porzione di
territorio completamente sradicata dal contesto circostante donando un’esperienza artefatta
creata per compiacere il turista. Al di fuori dei villaggi turistici la vita reale stride con quella
vissuta al loro interno. Ne è esempio l’esperienza nel territorio in ritardo di sviluppo del Kenya.
Altro esempio è l’impianto coperto a Dubai in cui le persone possono fare sport invernali.
Osserva la carta geografica e scrivi i nomi degli Stati che
riconosci
Osserva la carta geografica e scrivi i nomi degli Stati che
riconosci
Osserva la carta geografica e scrivi i nomi degli Stati che
riconosci
In cartografia cosa intendiamo per "proiezioni"?
La cartografia è una delle attività umane più antiche che permette all’uomo di rappresentare
e fissare la conoscenza delle terre. Ricordiamo infatti che prima del 1911 la geografia si
occupava della conoscenza delle terre, rappresentando le terre che venivano conosciute
(l’ultima è stata il polo sud).
In questo periodo (XVI secolo – 1911) il cartografo è un artigiano-artista-filosofo.
Tuttavia è impossibile riprodurre la superficie terrestre (tonda e complessa) su un piano
senza provocare, inevitabilmente, delle deformazioni della posizione e della forma degli
oggetti geografici rappresentati. I tre elementi della rappresentazione, in particolare, sono le
distanze, le dimensioni, gli angoli.
È per questo che i geografi hanno creato le proiezioni geografiche: procedimenti geometrici
attraverso i quali si rappresentano le terre conosciute. Con esse i geografi determinano quale
elemento della carta mantenere proporzionato e quali dover – per necessità – deformare.
Abbiamo tre tipi di proiezioni geografiche:
1. Proiezioni equidistanti: rimane inalterato il valore delle distanze della scala, ma si
deformano angoli e dimensioni
2. Proiezioni equivalenti: rimane inalterato il rapporto della scala fra le dimensioni, ma si
deformano angoli e distanze
3. Proiezioni isogone: mantengono inalterati gli angoli che una retta fa con meridiani e
paralleli, ma si deformano distanze e dimensioni
I sistemi di proiezioni dipendono quindi dalle modalità di scelta e sono identificati da un
sistema di riferimento.
Quali sono le caratteristiche della proiezione di
Mercatore?
La cartografia è una delle attività umane più antiche che permette all’uomo di rappresentare
e fissare la conoscenza delle terre. Ricordiamo infatti che prima del 1911 la geografia si
occupava della conoscenza delle terre, rappresentando le terre che venivano conosciute
(l’ultima è stata il polo sud). In questo periodo (XVI secolo – 1911) il cartografo è un artigiano-
artista-filosofo.
Tuttavia è impossibile riprodurre la superficie terrestre (tonda e complessa) su un piano
senza provocare, inevitabilmente, delle deformazioni della posizione e della forma degli
oggetti geografici rappresentati. I tre elementi della rappresentazione, in particolare, sono le
distanze, le dimensioni, gli angoli.
È per questo che i geografi hanno creato le proiezioni geografiche: procedimenti geometrici
attraverso i quali si rappresentano le terre conosciute. Con esse i geografi determinano quale
elemento della carta mantenere proporzionato e quali dover – per necessità – deformare.
Uno dei più famosi cartografi fu Mercatore, che nel 1500 creò una carta che permettesse di
arrivare alla meta senza sbagliare rotta grazie al principio dell’isogonia: si può immaginare
come la Terra circondata da un cilindro che ha come linea di contatto l’Equatore. In essa sono
rispettati gli angoli che le linee sulla carta formano con i meridiani, anche se a discapito del
rispetto delle dimensioni e delle distanze (nella carta la realtà più vicina all’Equatore è
rappresentata in maniera proporzionata, mentre più ci si avvicina ai poli maggiore è la
deformazione). Essa però permette di avere il profilo delle coste e dei continenti conformi ai
reali.
Inoltre, grazie alla sua carta si ebbe il primo reticolo geografico: tutti i meridiani erano paralleli
tra di loro e i meridiani e i paralleli si intersecano ad angolo retto. Tuttavia, in questa
rappresentazione questi ultimi (i paralleli) sono paralleli ma si dilatano man mano che
dall’equatore si va verso i poli
La proiezione di Mercatore è stata scelta per il sistema UTM, un parametro universale di
cartografia in cui il globo è diviso in 60 fusi di 6 gradi di ampiezza ciascuno e un meridiano di
riferimento.
Cosa si intende quando si dice che una carta è ridotta,
approssimata e simbolica?
La carta geografica è una rappresentazione grafica in piano di un territorio. Essa è creata da
cartografi (artigiani-artisti-filosofi) che hanno rappresentato e fissato la conoscenza delle
Terre conosciute. Ricordiamo infatti che dal XVI secolo al 1911 la geografia si occupava della
conoscenza delle terre, rappresentando le terre che venivano conosciute (l’ultima è stata il
polo sud).
La carta geografica è:
1. Ricotta: le misure di un determinato lembo di territorio, per essere riportate su un
foglio di dimensioni limitate (come una tavola di un atlante) devono essere ridotte
molte volte e sono pertanto rappresentate in scale (ovvero in proporzioni tra le
distanze reali e quelle riprodotte)
2. Approssimata: è impossibile riprodurre su un piano una superficie sferica, frastagliata
e irregolare come quella terrestre, è dunque inevitabile l’uso di proiezioni:
procedimenti geometrici attraverso i quali si rappresentano le terre conosciute.
Facendolo si perdono però dei dettagli che il cartografo sceglie di trascurare. Egli infatti
deve scegliere fra angoli, distanze e dimensioni
3. Simbolica: il cartografo ricorre a simboli o segni convenzionali (ideogrammi, figure
geometriche, gradazioni di colore, leggere, isolinee) per rappresentare i vari elementi
geografici, fisici, antropici e politici del territorio (monti, fiumi, case, strade,
vegetazione, etc.). Pertanto, il cartografo inserisce una legenda che li spiega e
permette di leggere la carta più facilmente.
Cos'è un GIS e quale la sua utilità?
Anche il mondo della cartografia è stato sconvolto dalla rivoluzione digitale. Il GIS
(Geographic Information System) è una delle più importanti tecnologie in uso in ambito
geografico, che permette di unire l’informazione geografica con l’alfanumerica.
Il GIS (Geographic Information System) è una metodologia che usa un insieme di software e
hardware informatici che non dipende dai satelliti.
Con il GIS si acquisiscono, memorizzano, estraggono, trasformano e visualizzano una
quantità infinita di dati spaziali del mondo reale per analizzare le proprietà spaziali e le
potenziali relazioni tra oggetti ed eventi nel tempo e nello spazio e programmare le strategie.
il GIS raccoglie 2 tipi di dati:
01. i dati spaziali → specificano l’ubicazione di un particolare oggetto o evento;
02. i dati tematici → forniscono una dettagliata descrizione del fenomeno
Il GIS lavora con i Shapefile, che contengono informazioni lineari, puntuali o poligonari che
identificano un elemento sul terreno. Gli shapfile si sovrappongono come livelli, la cui somma
restituisce l’immagine completa.
Esso dunque unisce le operazioni dei comuni database con l’analisi geografica e la
visualizzazione cartografica.
Ad oggi si usa il GIS per accrescere il benessere e i servizi e gestire l’economia a livello globale
oltre che per analizzare il sovrappopolamento, l’inquinamento, la deforestazione, i disastri
naturali, la povertà, le epidemie e il reperimento di risorse naturali.
Qual è la differenza fra GIS e GPS?
Anche il mondo della cartografia è stato sconvolto dalla rivoluzione digitale. GIS e GPS sono
le più importanti tecnologie in uso in ambito geografico.
Il GPS (Global Position System) è un sistema di comunicazione composto da satelliti orbitanti
attorno alla Terra, invece il GIS (Geographic Information System) è un insieme di software
informatici che non dipende dai satelliti.
Con il GPS è possibile mettersi in comunicazione attraverso un apposito dispositivo e sapere
la posizione esatta del ricevitore.
Con il GIS si acquisiscono, memorizzano, estraggono, trasformano e visualizzano una
quantità infinita di dati spaziali del mondo reale per analizzare le proprietà spaziali e le
potenziali relazioni tra oggetti ed eventi nel tempo e nello spazio.
Cosa dimostra la curva di Kuznets
Alla base della teoria di Kuznets c’è il concetto di sviluppo. In particolare egli studiò e
comprese lo sviluppo economico e le disuguaglianze sociali.
Lo sviluppo economico, sostiene Kuznets, è un elemento fondamentale per il benessere
umano e per la tutela dell’ambiente.
Egli, mettendo su assi cartesiani la qualità dell’ambiente e la ricchezza (reddito pro-capite)
evidenziò che al crescere del reddito pro-capite lo stato dell’ambiente prima, per un certo
periodo, peggiora ma poi, grazie a dei “correttori” migliora radicalmente. Questi correttori
sono tendenze virtuose che si innescano solamente al crescere dello sviluppo.
Dunque, Kuznets risvolta il problema della crescita economica per lo sviluppo sostenibile
sostenendo che questa non sia il problema ma la soluzione del problema.
Ricordiamo che lo sviluppo sostenibile è stato definito dalla Commissione Mondiale
dell’ONU sull’ambiente e lo sviluppo, come ciò che è in grado di soddisfare, in termini di
risorse ambientali, economiche, sociali e culturali i bisogni della generazione presente senza
compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri bisogni.
Qual è la definizione Brundtland di Sviluppo sostenibile,
e cosa significa?
Brundtland, presidente della Commissione Mondiale dell’ONU sull’ambiente e lo sviluppo, ha
definito lo sviluppo sostenibile nel documento chiamato “Our Commin Future” e più
precisamente nel “Rapporto Brundtland”. Esso è ciò che è in grado di soddisfare, in termini di
risorse ambientali, economiche, sociali e culturali i bisogni della generazione presente senza
compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri bisogni.
Si tratta di una dichiarazione molto importante che introduce il principio di equità
intergenerazionale, cioè della parità di diritti fra generazioni esistenti e generazioni future
nell’uso delle risorse necessarie allo sviluppo.
Per fare ciò vi è bisogno di uno sviluppo economico che rispetta l’ambiente, con processi
produttivi e stili di vita compatibili con la capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle
attività umane.
Sviluppo sostenibile e Decrescita felice rappresentano
soluzioni alternative a uno stesso problema
Sviluppo sostenibile e decrescita felice rappresentano soluzioni alternative allo stesso
problema.
Lo sviluppo sostenibile è definito da Brundtland, presidente della Commissione Mondiale
dell’ONU sull’ambiente e lo sviluppo, nel documento chiamato “Our Commin Future” e più
precisamente nel “Rapporto Brundtland” come ciò che è in grado di soddisfare, in termini di
risorse ambientali, economiche, sociali e culturali i bisogni della generazione presente senza
compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri bisogni.
Dunque è sostenibile lo sviluppo che non consuma ciò che non può rigenerarsi e consuma
ciò che rigenera in proporzione al tempo necessario alla rigenerazione. Quindi non pregiudica
lo sviluppo anche alle generazioni future.
Tuttavia, come sostengono i sostenitori della “decrescita felice” tale stringente
interpretazione porta alla negazione della stessa idea di sviluppo. Secondo questa seconda
corrente il sistema economico attuale, basata sull’uso della crescita del PIL come indicatore
di sviluppo, è intrinsecamente insostenibile e non riuscirebbe a conservare le risorse. Il
bisogno di crescita continua dunque sarebbe da mettere in discussione, piuttosto sarebbe da
ricercare una serena “decrescita” economica fondata sui rapporti umani in un nuovo rapporto
con l’ambiente.
Le differenze fra sostenibilità ambientale debole e
sostenibilità ambientale forte
Lo sviluppo sostenibile è definito da Brundtland, presidente della Commissione Mondiale
dell’ONU sull’ambiente e lo sviluppo, nel documento chiamato “Our Commin Future” e più
precisamente nel “Rapporto Brundtland” come ciò che è in grado di soddisfare, in termini di
risorse ambientali, economiche, sociali e culturali i bisogni della generazione presente senza
compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri bisogni.
Dunque è sostenibile lo sviluppo che non consuma ciò che non può rigenerarsi e consuma
ciò che rigenera in proporzione al tempo necessario alla rigenerazione. Quindi non p
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