Lezione 2
05. Si espongano i significati principali del termine etica
In Occidente, fin dall’antichità, la riflessione filosofica che si rivolge ai nostri atti, al nostro agire, ai
nostri atteggiamenti, viene chiamata Etica. Il termine etica non indica solo la riflessione filosofica, ma
anche, e soprattutto, il complesso dei criteri che guidano l’azione, i principî e le consuetudini che
regolano i comportamenti del singolo o di una comunità, sia in generale che in un determinato periodo
storico. Il termine etica deriva dal greco éthos , che significa in generale «comportamento»,
«consuetudine», «costume», sia per quanto riguarda la prassi e il costume individuali, sia per quanto
concerne l’intimo legame di ogni comportamento alla dimensione della dimora e della comunità.
Lezione 3
06. Si espongano le principali domande dell'etica Domande analoghe si ritrovano
L’attività filosofica ha sempre preso le mosse da un interrogativo.
anche nel campo dell’etica. Riguardo all’agire ci si può chiedere, ad esempio, che cos’è
quello che stiamo facendo e come un certo atto si configura. Le domande principali dell’etica
suonano: Che cosa sto facendo? Come lo sto facendo? Per quale motivo ? Per quale scopo
?
Che cosa debbo fare? Perché lo faccio o lo debbo fare? Che senso ha il mio agire? Queste
domande, che abbiamo posto in prima persona singolare, presupponendo come soggetto un
singolo io , vengono poi estese da un singolo atto concreto all’agire in generale, dall’azione di
un singolo u omo a un’attitudine che si ritiene condivisa da ogni uomo.
Lezione 5
06. Si esponga nelle sue linee essenziali la concezione aristotelica dell'etica
Nell’etica di Aristotele, egli cerca di dare una definizione e sauriente dell’agire dell’uomo e di
descriverne i processi, ricollegando la riflessione etica alla concezione che egli sviluppa del bene in
generale e al rapporto che l’agire ha con il bene. Secondo Aristotele, il bene è il fine , lo scopo
dell’azione umana. Ogni uomo tende per natura a raggiungere il bene, si tratta quindi di una tendenza
naturale dell’uomo, di un comportamento che corrisponde alla specifica natura dell’uomo in quanto
animale razionale e sociale. Il vero bene da perseguire, precisa Aristotele, è invece il bene supremo
, al
quale ogni essere razionale per sua propria natura tende. Nell’ultima fase della sua riflessione etica,
Aristotele pone al centro del suo interesse il problema della felicità dell’uomo: la felicità è, infatti, il
sommo bene, il fine ultimo, al quale tendono tutte le azioni dell’uomo. Il massimo della felicità umana
consiste, secondo Aristotele, nell’esercizio della ragione, che è la caratteristica specifica dell’uomo:
dunque non il piacere, non le ricchezze, non l’onore, ma la contemplazione, la vita speculativa, e cioè
la filosofia, è al tempo stesso il massimo di virtù e di felicità, ciò che più avvicina l’uomo a Dio, al
«pensiero di pensiero».
07. Si esponga nelle sue linee essenziali la concezione aristotelica della natura umana
Secondo Aristotele, il bene è il fine , lo scopo dell’azione umana. Ogni uomo tende per natura a
raggiungere il bene, si tratta quindi di una tendenza naturale dell’uomo, di un comportamento che
corrisponde alla specifica natura dell’uomo in quanto animale razionale e sociale. Alla base della teoria
etica elaborata da Aristotele vi sono i seguenti presupposti : che sia possibile definire la natura umana
in maniera fissa, univoca e immutabile.
Lezione 6
07. Si esponga nelle sue linee essenziali la concezione ebraico-cristiana dell'etica Nell’ambito della
tradizione ebraico-cristiana emerge un’altra concezione dell’etica, alla cui base si colloca una radicale
distinzione tra ciò che l’uomo è
, può o vuole f are e ciò che l’uomo deve fare.
Nella tradizione ebraico-cristiana l’etica è fondata sulla religione
, ossia su quel particolare legame che
l’essere uomo può instaurare con l’essere divino. In tale contesto ciò che Dio richiede all’uomo risulta
.
essere in contrasto c on quello che l’uomo sarebbe portato per sua natura a fare e a perseguire
Si delinea una scissione interna all’uomo stesso, una divaricazione tra ciò che egli è portato per sua
natura a realizzare e ciò che, indotto e condotto da Dio, ritiene invece di dovere fare. È, infatti, Dio e
‒
non la natura o la ragione umana a stabilire che cosa è bene fare e cosa si deve fare per realizzare il
‒
bene. A differenza dall’etica aristotelica, che mirava a definire la natura umana in maniera fissa,
univoca e immutabile, nella tradizione ebraico-cristiana emerge una concezione non più statica, bensì
.
dinamica d ell’essere umano e delle sue azioni Al centro dell’etica ebraico-cristiana si trova inoltre una
particolare concezione della libertà d ell’agente: la libertà dell’uomo di decidere n ella sua condotta di
vita se ubbidire o meno ai comandi divini, la libertà di optare per una vita virtuosa o per una vita
peccaminosa, con tutte le relative conseguenze (libero arbitrio).
08. Si esponga nelle sue linee essenziali la differenza tra la concezione aristotelica dell'etica e la
concezione ebraico-cristiana dell'etica
Mentre per Aristotele l’etica si basa sulla natura dell’uomo, nella tradizione ebraico-cristiana l’etica è
fondata sulla religione; a differenza dall ’etica aristotelica, che cercava di instaurare un equilibrio
interno al singolo uomo e anche fra tutti gli uomini, nella tradizione ebraico-cristiana si delinea una
scissione i nterna all’uomo stesso, una divaricazione tra ciò che egli è portato per sua natura a realizzare
e ciò che, indotto e condotto da Dio, ritiene invece di dovere fare. A differenza dall’etica aristotelica,
che mirava a definire la natura umana in maniera fissa, univoca e immutabile, nella tradizione
ebraico-cristiana emerge una concezione non più statica, bensì dinamica dell’essere umano e delle sue
azioni. Mentre l’etica descrittiva a ristotelica era un’etica della virtù , l’etica prescrittiva della tradizione
ebraico-cristiana si caratterizza come etica del dovere , in cui l’azione è considerata come la risposta
libera a un comando divino
Lezione 7
02. Si esponga nelle sue linee essenziali la concezione agostiniana del male
Dalle sue esperienze con il manicheismo Agostino sapeva bene che questa religione aveva introdotto il
male a compromettere irrimediabilmente la bontà divina del piano della creazione. Al manicheismo
Agostino risponde sostenendo che il male in sé non esiste, che esso, a ben vedere, è il negativo delle
l male metafisico
, inteso come la costitutiva imperfezione che inerisce tutti gli esseri
cose, i
creati, dunque, non esiste, in quanto non è altro che un mero non essere (perfetto), ovvero è
un bene d i ordine inferiore. Anche il male fisico (il dolore e la morte) non è propriamente un
male, perché, nella misura in cui rientra nei piani provvidenziali e salvifici di Dio, si rivela
essere un bene, in quanto rende la persona afflitta meritevole della grazia e della salvezza
divina. Il male morale (peccato) è quel tipo di male che è il risultato della volontà malvagia,
della volontà ribelle al comando di Dio e all’ordine della sua provvidenza.
03. Si esponga nelle sue linee essenziali la concezione agostiniana del libero arbitrio
Incapacità dell’uomo di volere il bene supremo (Dio) deriva da un cattivo uso della libertà di
scelta di cui è dotato. La volontà dell’uomo è libera di scegliere se volgersi al bene supremo o
a un bene di ordine inferiore: se essa sceglie di volgersi verso Dio, allora è buona; se, invece,
sceglie di allontanarsi da Dio in vista di un bene di ordine inferiore, allora è malvagia.
Agostino passa poi a conciliare il problema della libertà di scelta dell’uomo con la prescienza
divina: Agostino risolve il problema sostenendo che senza la libertà di scelta l’uomo non
potrebbe agire moralmente (ovvero in modo virtuoso o peccaminoso), e che se è pur vero
che Dio prevede la nostra volontà, egli la prevede e la conosce appunto come la nostra
volontà, vale a dire che Dio sa che tale scelta è in nostro potere e che non sarebbe in nostro
potere se noi non fossimo liberi, per cui la prescienza divina non toglie all’uomo la sua libertà
di scelta e di azione.
Lezione 9
04. Si esponga nelle sue linee essenziali la concezione kantiana dell'etica
Un esempio tipico di etica “secolarizzata” del dovere è rappresentato dalla riflessione etica del filosofo
tedesco Immanuel Kant, contenuta nella sua Critica della ragion pratica . È il dovere stesso che si
presenta e si impone alla coscienza morale dell’uomo come principio regolativo , come legge morale
del suo agire. Anche in Kant il dovere morale trova espressione nella forma di un comando, di un
imperativo categorico, che si impone in modo assoluto alla coscienza dell’uomo. L’imperativo
categorico kantiano non prescrive un contenuto determinato, ma svolge una funzione regolativa delle
azioni, in quanto stabilisce il criterio (la forma universale) che consente di riconoscere la moralità o
meno di ciò che induce a compiere una determinata azione.
05. Si esponga nelle sue linee essenziali la differenza tra la concezione ebraico-cristiana dell'etica
e la concezione kantiana dell'etica
A differenza dalla tradizione ebraico-cristiana, nell’etica kantiana il principio del dovere non si basa
sulla rivelazione divina, è al contrario l’esistenza stessa di Dio che viene presupposta (postulata) come
garanzia p er l’uomo della possibilità di raggiungere il sommo bene nel caso di una vita condotta
secondo i dettami della sua coscienza morale. A differenza dalla tradizione ebraico-cristiana, che
fondava la morale sulla religione, nell’etica kantiana è la morale che diventa il fondamento della
religione, ovvero è mediante la riflessione morale che si giunge a presupporre necessariamente
l’esistenza di un essere divino.
Lezione 11
09. Si esponga nelle sue linee essenziali la concezione nietzschiana della morte di Dio
La morte di Dio coincide con la fine di tutte le verità assolute e di tutte le consolanti certezze
dell’umanità, vale a dire con la fine di tutte le credenze metafisiche e religiose elaborate dall’umanità
nel corso della sua plurimillenaria storia per cercare di dare un senso e un ordine rassicurante a ciò che,
per sua natura, è privo di senso, di ordine e di armonia: la vita. Dichiarando ad alta voce la morte di
Dio, Nietzsche nega ogni f orma di fuga da questo mondo per affermare fieramente l’accettazione
dionisiaca della vita, vale a dire del puro ed eterno caos creativo.
Nella nuova prospettiva nietzscheana, critica e demistificante, la morte di Dio coincide con l’atto di
nascita del superuomo/oltreuomo. La morte di Dio corrisponde, secondo Nietzsche, anche al tramonto
definitivo del platonismo, che egli intende come la metafisica per eccellenza del pensiero occidentale,
anzi, lo stesso Cristianesimo, per Nietzsche, non è nient’altro che «platonismo per il popolo».
10. Si esponga nelle sue linee essenziali il metodo genealogico di F. Nietzsche
Il metodo storico-genealogico assume la forma concreta di una «chimica delle idee e dei sentimenti»
morali, estetici e religiosi, al fine di mettere a nudo le matrici umane, troppo umane , dei cosiddetti
valori eterni ed universali. Nietzsche intraprende un’analisi genealogica della morale, al fine di
scoprire la sua effettiva genesi psicologica, che egli rinviene nella proiezione di determinate tendenze
di dominio umane, troppo umane , nella costituzione dei valori morali.
11. Si esponga nelle sue linee essenziali la concezione nietzschiana dell’etica
Nietzsche assume come punto di partenza della sua analisi l’idea che l’uomo europeo si è infiacchito,
vale a dire che non è più capace di affermare valori vitali ma, piuttosto, soggiace in una condizione di
pigra costernazione rispetto allo svolgersi dell’accadimento del mondo. La volontà dell’uomo europeo
gira a vuoto giacché essa desidera il nulla: essa è ricaduta nel nichilismo. Il nichilismo non è una
condizione auspicata da Nietzsche ma l’essenza stessa del presente morale europeo. La parola chiave di
molta letteratura successiva a Nietzsche e ossessivamente presente oggi, cioè nichilismo, è l’emblema
di tutto ciò che il filosofo considerava aberrante e da combattere.
Lezione 12
08. Si esponga nelle sue linee essenziali la diversa posizione della filosofia continentale e della
filosofia analitica rispetto al problema del senso dell'agire
La filosofia continentale
, influente soprattutto sul “continente” europeo, ha giustificato la possibilità
della ricerca di un senso dell’agire, anche se non più nei modi dell’imposizione (divina o umana), ma
secondo le modalità del coinvolgimento degli agenti, cercando di elaborare una vera e propria “logica
del senso” che regola il nostro agire e il nostro pensare La filosofia analitica
, influente soprattutto
nell’area culturale anglo-americana, ha preferito rinunciare alla ricerca di un senso (metafisico)
complessivo dell’agire umano, per dedicarsi a un’analisi dei diversi modi in cui l’agire umano trova la
propria concreta esplicazione. La filosofia analitica ha dedicato una particolare attenzione all’analisi
delle forme linguistiche i n cui vengono espresse le azioni morali e dei processi mentali che sono alla
base sia delle parole che delle azioni.
Lezione 13
03. Si esponga nelle sue linee essenziali la situazione dell'etica nell'età della tecnica
L’enorme sviluppo tecnologico degli ultimi decenni non ha modificato solo la vita materiale degli
uomini, ma ha trasformato anche i modi in cui le loro azioni vengono compiute e i criteri in base a cui
possono essere pensate. L’enorme sviluppo delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione
ci permette di “abitare” meglio il mondo in cui viviamo e di sentirci dovunque a “casa”. L’enorme
sviluppo tecnologico che caratterizza l’epoca in cui viviamo presenta quindi un duplice volto: da un
lato, ci permette di “abitare” il mondo in modi sempre più comodi e funzionali; dall’altro, ha provato
più volte di essere in grado di modificare, distruggere e annientare questo mondo stesso che tende a
rendere più agevolmente abitabile (vedi conflitti mondiali).Nel tentativo di dare una risposta ai
problemi etici specifici posti dalla tecnica, si è reso sempre più necessario procedere a un allargamento,
a una trasformazione e a una applicazione dell’etica generale, che ha finito con il dare vita a diverse
etiche applicate .
Lezione 14
05. Si esponga nelle sue linee principali il rapporto tra l'etica generale e le etiche applicate
Di fronte ai problemi posti dallo sviluppo incessante della tecnica i modelli etici elaborati nel passato
non sono più adeguati e sufficienti. Non c’è infatti più spazio per un’etica fondata sulla “natura”
dell’uomo. Nel corso del Novecento sono nate discipline specifiche allo scopo di approfondire e di
valutare l’impatto delle nuove tecnologie sui vari ambiti della nostra vita: la bioetica, l’etica sociale,
l’etica della comunicazione, l’etica del giornalismo, ecc. Nel caso delle diverse etiche applicate non si
ha dunque a che fare con l’applicazione meccanica di criteri generali di comportamento (etica generale)
a settori specifici della vita dell’uomo (giornalismo, televisione, internet ecc.). Al contrario, nel caso
delle diverse etiche applicate si agisce essendo costantemente consapevoli che solo su un terreno
particolare di applicazione (giornalismo, televisione, internet ecc.) possono emergere questioni e
problemi in grado di mettere in discussione, se non addirittura in crisi, i principi etici universalmente
validi elaborati dall’etica generale.
Lezione 16
02. Si esponga nelle sue linee essenziali la situazione in cui nel mondo contemporaneo nasce il
"bisogno" di un'etica della comunicazione
La condizione in cui si trovano ad agire gli operatori della comunicazione, ma nella quale anche noi
stessi quotidianame
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