Estetica della comunicazione
Prof.: Martino Feyles
CFU: 12
LEZIONE 2: Che cos’è l’estetica?
In che modo e possibile definire l'estetica e di quali problemi si occupa tale
disciplina?
L’estetica può essere definita come una disciplina filosofica che si concentra
sull’ambito dell’esperienza del sensibile, della bellezza e dell’arte.
A questo proposito, i problemi che vengono maggiormente affrontati, all’interno
degli studi che riguardano l’estetica, emergono nel momento in cui si avviano
ricerche filosofiche relative alla sensibilità, all’arte e alla bellezza; si trovano inoltre
problemi dovuti al progresso ed ai cambiamenti epocali.
Nell'interpretazione proposta dal prof. Feyles come puo essere suddivisa la storia
dell'estetica?
La storia dell’estetica può essere suddivisa in quattro fasi:
- Età antica (dall’VIII a.C. fino al III d.C): in cui nascono le prime riflessioni
nell’ambito filosofico della sensibilità, dell’arte e della bellezza;
- Età medievale (III d.C. ed il XIV d.C): gli stessi temi vengono affrontati da un
punto di vista maggiormente cristiano;
- Età moderna (dal XV d.C. al XX d.C.): si afferma l’estetica come disciplina
filosofica;
- Età contemporanea (dal XX d.C fino ai giorni d’oggi): si assiste ad una
progressiva crisi dell’estetica moderna. pag. 2
ESTETICA ANTICA
PLATONE:
LEZIONE 3, Platone: Arte e verità nella "Repubblica"
Perche per Platone l'arte e tre volte lontana dal vero?
Platone vuole precisare che l’arte rappresenta ed imita qualcos’altro, quindi,
essendo l’arte imitazione della realtà, ed essendo quest’ultima imitazione delle idee,
l’arte si trova tre volte lontana dall’essere.
Che rapporto c'e tra arte e verità in Platone?
Per Platone, l’arte è un qualcosa di rappresentativo, perciò significa che imita
qualcosa.
Essendo l’arte definita come mimesis, e quindi imitazione, si può dedurre che essa
sia lontana dalle idee, e quindi dalla verità.
A tal proposito con Platone si rivela che l’arte è imitazione dell’imitazione, vale a
dire che essa imita la realtà e quest’ultima imita la verità, le idee.
LEZIONE 4, Platone: Arte e morale nella "Repubblica"
Perche Platone critica Omero e i tragici del suo tempo?
Platone critica Omero ed i tragici del suo tempo perché ritiene che, nelle loro opere
d’arte, le divinità vengano rappresentate in maniera sbagliata, e quindi non giusta.
Per Platone, sono proprio la filosofia e la politica che devono regolare i contenuti
delle opere artistiche in modo tale che gli uomini non compiano azioni immorali.
Che rapporto c'è tra arte e morale in Platone?
Platone contesta l’immoralità di alcune arti, sostenendo che l’arte debba essere
innanzitutto regolatrice della giustizia, in modo tale da poter raggiungere lo stato
ideale da lui immaginato.
Quindi, il compito dell’arte è quello di guidare la moralità degli uomini, in maniera
tale che essi agiscano consapevolmente senza creare ingiustizie e aumentare
l’irrazionalità. pag. 3
Perché Platone critica la visione omerica dell’aldilà?
L’immagine dell’aldilà proposta da Omero è l’immagine di un modo estremamente
triste che l’uomo deve tentare in ogni modo fuggire.
A questa immagine poetica Platone risponde con un’altra immagine poetica, in cui
ciò che viene sottolineato è la responsabilità morale dell’uomo.
In un certo senso si può dire che il mito di Er (uno tra i più alti e grandiosi di tutta
l’antichità greca: il racconto di una ascesi nell’aldilà compiuta da un soldato che,
creduto morto in battaglia, è condotto dal demone nell’oltretomba e, una volta
tornato tra i viventi, è in grado di raccontare l’invisibile) ne è una testimonianza di
quell’arte poetica moralmente orientata che è la sola che Platone ritiene
politicamente ed eticamente utile.
LEZIONE 5, Platone: Arte ed educazione nella "Repubblica"
Che rapporto c'e tra la concezione antropologica di Platone e la sua concezione
delle arti?
La concezione antropologica di Platone fa riferimento alla sua concezione
dell’uomo.
Tale pensiero è rappresentato dal mito del carro alato, in cui si fa riferimento anche
alla sua concezione delle arti.
Platone, tramite questo mito, paragona l’anima dell’individuo ad un carro trainato
da un cavallo nero, che rappresenta la parte irrazionale dell’anima, e un cavallo
bianco, che riflette la razionalità dell’uomo e quindi quella parte dell’anima che si
può controllare.
L’auriga del carro, invece, raffigura la ragione dell’uomo; ciò significa che, per
Platone, la vita è un percorso difficile in cui, tramite la ragione, bisogna saper
tenere a bada la propria irrazionalità facendo prevalere la propria razionalità.
Spiega quale rapporto c'e per Platone tra arte ed educazione
Secondo Platone, l’arte induce ad un cattivo portamento dei cittadini, motivo per
cui la descrive come diseducativa.
Pertanto, l’arte è diseducativa perché fa emergere l’irrazionalità degli individui
alimentando la parte emotiva, in particolare l’egoismo. pag. 4
Dal punto di vista del contenuto e della forma, che caratteristiche devono avere,
per Platone, i racconti utili dal punto di vista morale
Il racconto, attraverso miti narrati di fantasia, veniva utilizzato da Platone per
trasferire le proprie idee e la propria filosofia.
Egli lo utilizzava come strumento di semplificazione per trasferire concetti molto
complessi ed attraverso il mito, voleva rendere accessibile ed intuitivo una
determinata idea filosofica molto astratta e lontana dalla realtà come noi la
vediamo, per questo non poteva avere un esempio concreto tangibile ma astratto
(come i miti sopracitati), per spiegarla.
Il mito è parte integrante della filosofia di Platone, ha come centro la problematica
della malignità degli dei. Problematica che viene risolta attraverso il celebre mito
della caverna: in questo mito la condizione umana è protagonista del paragone,
l’idea del bene è presentata in modo simbolico come il sole grazie alla cui luce è
possibile conoscere ogni altro ente.
In una visione di questo genere, in cui il divino e il bene vengono quasi a coincidere,
un’arte che raffigura gli dei come origine del male è del tutto inaccettabile.
Il divino è causa solo del bene; per il male che c’è nella realtà bisogna cercare
un’altra causa.
LEZIONE 6, Platone le arti: un giudizio complesso
Fino a che punto e lecito pensare che Platone fosse un "nemico delle arti"?
Platone si rivela un ‘’nemico delle arti’’ solo per quanto riguarda il modo in cui si fa
arte: questo significa che egli non esclude tutta l’arte, ma critica solo quella che
mira a rappresentare e imitare la realtà.
Infatti, Platone appoggia solo l’arte che mira all’ideale perché questa è possibile,
mentre esclude completamente quella che tende al reale, che si rivela invece
impossibile dal punto di vista platonico. pag. 5
Che differenza c’è tra mimesis icastica e mimesis fantastica per Platone? E perché
questa distinzione è importante?
La poesia viene condannata nel libro della Repubblica, sia nel II che nel X, ma nel X
è ribadito a partire dalla svalutazione che si ha di essa e della pittura, ormai
considerate “arti imitative” delle scienze educative (matematica, scienze,
astronomia…) che non rispettano il primato dell’idea portando disordine e
disarmonia nell’animo umano.
L’imitazione prende il nome di mimesis, suddivisibile in:
- La mimesis icastica, che produce un’immagine fedele al proprio modello;
- La mimesis fantastica, invece, che produce un tipo di immagine che si
distacca dal modello di riferimento.
Per Platone questa distinzione è molto importante perché si può cadere in
un’imitazione ingannevole, un’imitazione dell’imitazione.
LEZIONE 7, Platone: arte e tecnica
in che modo Platone concepisce la bellezza nell’Ippia maggiore?
Nell’Ippia Maggiore assistiamo ad un dialogo tra ippia e Socrate (figura letteraria
creata da Platone stesso presentando la sua indagine), attraverso cui Platone ci fa
comprendere la sua concezione di bellezza.
- Alla domanda “Cos’è il bello?”, Ippia non sa cosa sia con esattezza, ci prova e
ci riprova, ma Socrate non è soddisfatto delle sue risposte.
Dopo i vari tentativi di Ippia, Socrate prova a dare una sua definizione: “il
bello è conveniente”, “il bello è utile”, “il bello é il piacere prodotto dalla vista
e dall'udito” ma nemmeno lui stesso sembra esserne soddisfatto.
Per Platone la risposta a questa domanda consiste nel rintracciare l'idea in
questione (per esempio l'idea di bellezza, di giustizia...).
L'idea è dunque un "universale”: ciò significa che i molteplici oggetti sensibili, dei
quali l'idea si predica, dicendoli per esempio belli o giusti, sono casi o esempi
particolari rispetto all’idea: es. una bella persona o una bella pentola sono casi
particolari di bellezza, non sono la bellezza. pag. 6
In che modo Platone concepisce la poesia nello Ione?
Lo Ione è un dialogo piuttosto lineare dal punto di vista tematico: Platone vuol
mettere in discussione l’autorità della poesia e per farlo mette in scena un incontro
tra Socrate e Ione.
Il dialogo comincia con un problema: Ione ammette di essere capace di cantare e
recitare in modo convincente solo i poemi (omerici) che lo entusiasmano, e
riconosce di essere sostanzialmente indifferente, invece, quando si tratta di altri
poeti/canti.
Per Platone la confessione di Ione è il segno inequivocabile di un difetto strutturale
della poesia.
Il talento di Ione non è veramente un talento «artistico».
L’arte per Platone è un saper fare guidato da regole ben determinate.
Se il talento poetico fosse veramente un’arte, Ione dovrebbe essere capace di
eseguire tutti i canti e tutti i poeti di qualsiasi autore.
Per Platone sono arti tutte le pratiche di qualsiasi genere che implicano una
produzione regolata da un sapere determinato (es. la capacità del calzolaio di
produrre una scarpa).
Per Platone, la poesia, essendo il frutto di un talento irrazionale, è decisamente
inferiore rispetto alla tecnica che è invece razionale.
Perché è importante il mito sull'origine della tecnica presente nel Protagora?
Il mito di Prometeo ed Epimeteo è utile per spiegare l’origine delle arti e delle
tecniche.
“Epimeteo ha come incarico quello di distribuire equamente risorse per la
sopravvivenza di tutti gli esseri viventi, questi esseri viventi quindi posseggono degli
strumenti naturali (es. la capacità di respirare sott’acqua o avere le corna per
difendersi).
Per gli esseri umani c’ha pensato Prometeo che affida a loro il sapere tecnico
precedentemente rubato da Atena ed Efesto.”
Il mito raccontato da Protagora è importante perché implica la massima
generalizzazione della nozione di τέχνη(tecnica), data la distinzione delle due
tecniche: • da una parte le tecniche produttive, che sono le tecniche del produrre
artigianale;
• dall’altra parte le tecniche politiche, che comprendono l’arte di
organizzare la vita comune.
In questo modo l’intero orizzonte e dell’agire umano viene riassorbito nell’orizzonte
della τέχνη.
Insomma, L’uomo immaginato da Protagora è un animale che si distingue da tutti
gli altri non tanto perché è razionale, quanto piuttosto perché è un animale tecnico.
pag. 7
LEZIONE 8, Platone: metafisica della bellezza
In che modo il problema della bellezza viene affrontato nel Timeo?
Partendo dal presupposto che il Timeo affronta temi legati a problemi fisici e
cosmologici, si può dire che questi problemi sono legati anche alla bellezza: questo
deriva dalla concezione greca del termine ‘kosmos’ che significa sia ordine che
universo.
A tal proposito, Platone eredita dai greci questa riflessione secondo cui il cosmo,
inteso come mondo, è bellezza ed ordine.
Perche si puo dire che Platone ha una concezione metafisica della bellezza?
La concezione della bellezza di Platone ha un significato metafisico perché la
bellezza induce a pensare a qualcosa che è al di sopra del sensibile, nonostante la
bellezza stessa sia un’esperienza sensibile.
Infatti, Platone ritiene che tramite essa si possa pensare al divino e al
soprannaturale, motivo per cui la sua concezione di bellezza è puramente
metafisica, alla perdizione spirituale.
LEZIONE 9: Platone, bellezza ed eros
In che modo Platone concepisce il rapporto tra amore e bellezza?
Platone concepisce l’amore come attrazione verso qualcosa o qualcuno,
un’attrazione che dipende dal grado di bellezza secondo cui questa cosa o persona ci
attrae.
Il concetto di bellezza, infatti, assume il significato di una lunga strada in salita che
porta al soprasensibile, e ogni livello costituisce un grado di bellezza sempre
maggiore man mano che si sale. pag. 8
ARISTOTELE:
LEZIONE 10, Aristotele: l’arte poetica e la mimesis
In che modo Aristotele concepisce la mimesis?
Secondo il pensiero aristotelico, la mimesis è concepita come qualcosa che al
verosimile: non si tratta, perciò, di imitazione o rappresentazione della realtà e del
vero oppure di un qualcosa esclusivamente inventato o fantastico, quanto più si fa
riferimento al verosimile legato all’essenza dell’agire pratico.
Che differenze ci sono tra la concezione aristotelica della mimesis e quella
platonica?
La principale differenza tra le due concezioni riguarda la veridicità che viene tratta
dall’arte, in particolare dalla poesia: la concezione aristotelica fa riferimento ad una
poesia che implica l’imitazione, che a sua volta implica una forma di conoscenza,
dandole in questo modo un valore conoscitivo; Platone invece, nella Repubblica,
critica fortemente la poesia perché risulta essere non veritiera proprio in quanto
imitazione e quindi lontana dall’idea.
Che rapporto c’è tra il possibile e il verosimile per Aristotele?
La capacità della poesia di rivolgersi alla dimensione del possibile e del verosimile
(eikos), articolando in forma di racconto, esprime quindi una concezione
dell’imitazione aperta alle potenzialità espressive della verosomiglianza, purché
ciò che viene rappresentato abbia un valore universale e tipico. pag. 9
LEZIONE 11 Aristotele: catarsi e racconto
Cos'è la catarsi per Aristotele?
La catarsi, nel pensiero aristotelico, assume un valore educativo.
La catarsi è di difficile interpretazione, la parola deriva da un aggettivo: catharos,
che significa puro.
- La catarsi quindi è una forma di purificazione.
Vi sono 3 interpretazioni e difronte ad emozioni e sentimenti, come pietà e paura,
si manifestano:
- Un’interpretazione ascetica: interpretazione che invoca la catarsi come una
liberazione dalle passioni. L’arte quindi ci insegnerebbe a superarle;
- Un’interpretazione medico rituale: qui essa sarebbe legata alla necessita di
espellere il male fuori dalla comunità;
- Un’interpretazione paideutico-pratica: pietà e paura sarebbe visti come
sentimenti, non da sopprimere, ma da educare. Aristotele espone quindi una
concezione positiva dei sentimenti e delle emozioni.
Che giudizio da Aristotele sull’episodio della ferita sul parnaso raccontato da
Omero e perché questo giudizio è importante?
Nella sua analisi del racconto, Aristotele porta l’esempio del poeta (Omero) per far
intendere che non è possibile raccontare tutti i fatti occorsi a una persona
dall’inizio di una azione fino alle sue conseguenze perché alcuni fatti che accadono
saranno incidentali e non connessi con l’azione che si intende raccontare.
- Omero, componendo l’Odissea, infatti, non rappresentò tutto quel che a lui
accadde, per esempio che fu ferito sul Parnaso.
Come avviene nelle altre arti mimetiche così bisogna che anche il racconto,
poiché è mimesi d'azione, lo sia di un'unica azione e completa.
Il giudizio di Aristotele è importante perché la vera mimesis non consiste
nell’imitazione di tutto il reale, si tratta invece di un’operazione complessa che
richiede di scegliere le azioni significative, che raccontano il senso vero della vita;
richiede di espungere tutte quelle azioni quotidiane e casuali che riempiono il tempo
che passa tra un’azione e le sue dirette conseguenze. pag. 10
LEZIONE 12, Aristotele: racconto storico e racconto tragico
Quali sono per Aristotele gli elementi fondamentali di una tragedia ben composta?
Aristotele individua due elementi fondamentali che non dovrebbero mai mancare
in una tragedia ben composta: il rovesciamento e il riconoscimento.
- Il rovesciamento è il colpo di scena che fa scaturire la tragicità;
- Il riconoscimento, l’elemento che avviene successivamente, che consiste nella
presa di coscienza dell’eroe in seguito all’evento tragico precedentemente
successogli.
Aristotele individua, inoltre, le caratteristiche del personaggio tragico, definendolo
come un uomo di tipo intermedio, che cado in sventura per un errore da lui
commesso.
In che modo Aristotele concepisce il racconto?
Il rac
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