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COSTI DIRETTI COSTI INDIRETTI

COSTI VARIABILI Molti costi variabili sono Costi variabili trattati come

costi diretti (MP, lavorazioni indiretti perché non si

esterne provigioni di vendita) misurano i volumi fisici

effettivi d’impiego (filo per i

jeans, energia FM)

COSTI FISSI Alcuni costi fissi sono anche Molti costi fissi sono costi

diretti, perché sostenuti per indiretti (affitto,

un PF (pubblicità specifica, ammortamento, fabbricato,

macchinario dedicato) riscaldamento)

32  Qual è l’andamento della curva di costo totale/complessivo unitario di breve periodo e

perché?

Ha l’andamento di un ramo di iperbole equilatera in quanto la funzione è espressa così:

= + = +

Dove: = costo totale pieno unitario, = costo fisso unitario, = costo variabile unitario,

= costo fisso totale, = volume.

93  Cosa si intende per economie di scala e a cosa sono dovute?

A parità di tecnologia di prodotto e processo e di prezzi dei fattori produttivi, il minimo (non

punto di minimo) della funzione ct=ct(V) diminuisce all’aumentare della scala (cioè della

capacità produttiva ) del sistema produttivo, questo perché il costo fisso totale CF cresce

meno che proporzionalmente con la capacità produttiva .

 Cosa s’intende per punto di pareggio e quali assunti abbiamo fatto per determinarlo?

Toke

ZIONE

L Sh E’ il punto in cui i ricavi totali sono uguali ai costi totali e quindi il risultato economico

Cs ap of

- d’esercizio è pari a zero. In termini di quantità fisiche vendute ossia volume di pareggio ( ).

= = +

t.c.

∙ = + ∙

t.c.

= > <

con e

(−)

Bisogna però assumere che:

- L’azienda sia monoprodotto

- Volume di produzione e vendita coincidano (V)

- Capacità produttiva data e non modificabile

- Costi o variabili o fissi (NO misti variabili a gradini)

- Solo ricavi di vendita del prodotto, direttamente proporzionali a V

- Costi variabili totali lineari < )

- Costo variabile unitario inferiore al prezzo (

≤ ( − ) ∙

-

39  A cosa serve l’analisi costi-volumi-profitti e sotto quali assunti è fatta?

Considerando gli assunti di prima, l’analisi costi-volumi-profitti, mette in relazione i costi con i

volumi e i profitti, più in generale il risultato economico d’esercizio al variare del volume di

vendita.

 Cosa s’intende per leva operativa e per grado di leva operativa?

Il grado di leva operativa esprime l’elasticità del risultato economico d’esercizio al volume di

vendita: ⁄

0

)

( =

0 ⁄

0 ⁄

Mentre la leva operativa è il volume di produzione/vendita a cui opero (∆ ), questa

0

variabile dipende sia da fattori interni che da fattori interni.

 Quale formula esprime il grado di leva operativa sotto gli assunti dell’analisi costi-volumi-

profitti? ⁄

∆ 1

0

)

( = = ≠

per

0 0

0 1−

0

 Quando una certa variazione percentuale del volume di vendita porta un’identica variazione

percentuale del risultato d’esercizio?

Ciò accade solo nel caso in cui i costi fissi siano nulli, in questo modo il GdLO è uguale a uno e

quindi la variazione percentuale del volume di vendita è uguale alla variazione percentuale del

risultato d’esercizio e ciò lo si nota anche dalla formula

⁄ ⁄

∆ = 1 ∙ ∆

0 0

 Che analogia esiste tra grado di leva operativa ed elasticità della domanda rispetto al

prezzo?

L’analogia è che essendo entrambi due indicatori di elasticità misurano entrambi una

variazione percentuale, nel caso del GdLO misura la variazione del risultato economico

d’esercizio al variare dei volumi di produzione, mentre l’elasticità della domanda rispetto al

prezzo misura la sensibilità di variazione della domanda del mercato per un determinato

prodotto al variare del prezzo del prodotto.

 Cosa s’intende per struttura di costo? Quando è più rigida/elastica?

Il concetto di struttura di costo descrive come i costi totali di un’azienda a un volume normale

di produzione/vendita si distribuiscono fra costi fissi e variabili. E’ più rigida quando il grado di

leva operativa è più alto, quindi i costi fissi sono più alti, mentre è più elastica quando si tende

a diminuire i costi fissi in favore dei costi variabili, quindi il grado di leva operativa è più basso.

 Qual è il legame tra struttura di costo e grado di leva operativa? Fare almeno un esempio di

cambiamento della struttura di costo che fa diminuire il grado di leva operativa.

Il legame tra struttura di costo e grado di leva operativa è che all’aumentare dei costi fissi il

GdLO aumenta, mentre al diminuire dei costi fissi il GdLO diminuisce, ciò avviene modificando

il grado di integrazione verticale, quindi per esempio se acquisto delle componenti del mio

prodotto finito da un fornitore esterno al posto di produrle alleggerisco i costi fissi dell’azienda

facendoli diventare variabili, con questo cambiamento della struttura di costo diminuisce il

GdLO.

 Collegare il grado di leva operativa e grado di integrazione verticale.

All’aumentare del grado di integrazione verticale aumenta il GdLO in quanto svolgere più

attività possibili all’interno dell’azienda significa avere dei costi fissi che rendono più rigida la

struttura di costo, mentre diminuire il grado di integrazione verticale comporta una

diminuzione del GdLO in quanto affidare attività a terze parti significa aumentare i costi

variabili a discapito di quelli fissi redendo più flessibile la struttura di costo.

 Il margine di contribuzione semplice di un prodotto cosa rappresenta?

Il margine di contribuzione semplice rappresenta la differenza fra i ricavi totali di un prodotto x

e i suoi costi variabili totali.

= −

 Qual è la differenza tra margine di contribuzione semplice e margine di sicurezza?

Il margine di sicurezza per una impresa in utile rappresenta la riduzione percentuale di

fatturato che si può sopportare prima di andare in perdita, mentre il margine di contribuzione

esprime il contributo che ogni unità del prodotto x venduta dà alla copertura dei costi fissi

totali dell’azienda.

 Che relazione esiste fra margine di contribuzione semplice e volume di pareggio in

un’azienda monoprodotto?

La relazione è data dal fatto che il volume di pareggio è il rapporto tra costi fissi totali e

margine di contribuzione semplice.

=

 Cos’è e a cosa può servire il margine di contribuzione semplice percentuale?

Il margine di contribuzione semplice percentuale è l’incidenza del margine di contribuzione

semplice sui ricavi, esprime quindi il contributo che ogni euro ricavato dalla vendita del

prodotto x dà alla copertura dei costi fissi totali dell’azienda. Può servire per determinare il

prezzo di vendita che, dato un certo costo variabile unitario, consente di ottenere il margine di

contribuzione semplice percentuale desiderato.

 Qual è la differenza fra decisioni di gestione corrente e decisioni di investimento?

Le differenze sono che le decisioni di gestione corrente riguardano come utilizzare una certa

capacità produttiva, quindi sono attuabili nel breve periodo e sono reversibili, mentre le

decisioni di investimento riguardano la modifica della capacità produttiva, quindi non è

attuabile nel breve periodo e non è immediatamente reversibile.

 Cosa si intende per costi e ricavi differenziali nelle decisioni di gestione corrente?

Per ricavi e costi differenziali si intende la differenza tra ricavi e costi dell’alternativa di

cambiamento e ricavi e costi dell’alternativa base. In una scelta di make or buy si andranno

quindi a calcolare i ricavi e i costi correnti (alternativa base) e poi quelli di un’ipotetica

alternativa (alternativa di cambiamento) e facendo la differenza.

Costi diff. : altern. di cambiamento – altern. di base

Ricavi diff. : analogo

Si valuta poi l’alternativa più conveniente.

 Cosa s’intende per costi fissi di capacità a costi fissi discrezionali? Fare degli esempi.

- COSTI FISSI DI CAPACITA’: sono sempre irrilevanti per una decisione di gestione corrente,

perché non possono essere eliminati/attivati se voglio mantenere inalterata la capacità

produttiva. (es: costi manodopera diretta, costi del capo reparto, costo del direttore di

produzione)

- COSTI FISSI DISCREZIIONALI: sono potenzialmente, ma non necessariamente, rilevanti per

una decisione di gestione corrente, perché possono essere eliminati/attivati senza

eliminare la capacità produttiva. (es: costo della pubblicità del prodotto finito)

 Come sono definite e come si usano i costi cessanti e sorgenti per la presa di decisioni di

make or buy di breve periodo? Cosa cambia fra caso di capacità produttiva abbondante e

quello di capacità produttiva scarsa?

- COSTI CESSANTI: ammontare dei costi che l’azienda smette di sostenere se cambia lo

status quo

- COSTI SORGENTI: ammontare dei costi che l’azienda inizia a sostenere se cambia lo status

quo >

Se sorgenti cessanti, conviene mantenere lo status quo

<

Se sorgenti cessanti, conviene cambiare lo status quo

Tra caso di capacità produttiva abbondante e quello di capacità produttiva scarsa cambia il

fatto che nel caso di capacità produttiva scarsa considero di comprare un semilavorato x da un

fornitore esterno in modo da concentrare la capacità produttiva dell’azienda nel prodotto y in

modo da allineare le vendite con la richiesta del mercato, dovrò quindi considerare non solo i

costi differenziali ma anche i ricavi differenziali, che nel caso di capacità produttiva

abbondante non si consideravano in quanto i ricavi rimanevano invariati.

Nel caso di capacità produttiva scarsa i costi cessanti e so

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A.A. 2023-2024
27 pagine
SSD Scienze economiche e statistiche SECS-P/10 Organizzazione aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maruuu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia ed organizzazione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Trentin Alessio.