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1. Dominio dei contenuti delle discipline di insegnamento e dei loro fondamenti

epistemologici, come individuati dalle Indicazioni nazionali e dalle Linee guida vigenti,

al fine di realizzare un’efficace mediazione metodologico-didattica, una solida

progettazione curricolare e interdisciplinare e di adottare opportuni

strumenti di osservazione, verifica e valutazione degli alunni, nonché

idonee strategie per il miglioramento continuo dei percorsi messi

in atto;

OSSERVAZIONE

Nella letteratura pedagogica l’attività osservativa si configura come osservazione

evolutiva.

Si può distinguere l’osservazione in:

- osservazione diretta: non prevede l’uso di strumenti specifici che diano la possibilità

di una visione differita dell’attività. Si può ulteriormente dividere in osservazione

diretta partecipata (l’osservatore fa parte della situazione) e in osservazione

diretta non partecipata (l’osservatore non entra nella situazione).

- osservazione indiretta (o distaccata): prevede l’uso di strumenti di registrazione in

grado di dare una visione differita della realtà, con il vantaggio di poter essere

utilizzata insieme ad altri metodi osservativi. L’osservazione distaccata è rivolta

alla rilevazione del comportamento.

- L’osservazione mirata o intenzionale: permette di cogliere in modo specifico e

dettagliato un aspetto importante della vita scolastica del soggetto. Il suo campo

di interesse si definisce “osservazione intenzionale”.

- L’osservazione guidata: permette di cogliere l’evoluzione dell’alunno nel tempo.

In ambito educativo il metodo di osservazione migliore è quello partecipante→ la

partecipazione è una modalità di agire, attraverso la quale si fanno cose con gli altri e

si osservano elementi che dall’esterno non si vedono. Strumento dell’osservazione=

personalità dell’osservatore + specifici strumenti come: il diario= rappresenta i dati

così come vengono visti da chi scrive; le annotazioni vengono fatte temporalmente il

più vicino possibile al verificarsi dell’episodio interessato; la scheda o griglia di

osservazione; le registrazioni audio e video: danno informazioni sul contesto verbale e

non verbale delle relazioni; il questionario: con quesiti aperti o chiusi; l’intervista: può

essere libera (non ci sono domande predeterminate), strutturata (si predispone prima

un protocollo di domande), semistrutturata (modello più flessibile); test: possono

essere strutturati (misurano tratti della personalità) e test proiettivi (evidenziano

aspetti della personalità latenti).

METODI E TECNICHE PER L’INSEGNAMENTO

Didattica: teoria e pratica dell’insegnamento e ha per oggetto di studio i metodi e le tecniche di

insegnamento.

Metodo: insieme strutturato di procedure, che definiscono il modo di operare in classe. Il metodo di

insegnamento presuppone l’esistenza di precise finalità educative e obiettivi di apprendimento, fornisce

indicazioni operative chiare, utilizza una o più tecniche, precisa gli strumenti didattici a cui ricorrere,

divide il percorso di apprendimento in sequenze temporali, cadenzate da attività e obiettivi chiari.

Metodologie: studio dei metodi oppure un insieme strutturato di procedure didattiche. Il secondo

significato, lo rende assimilabile a quello di metodo, ma vi sono differenze:

metodo-> modo specifico di implementare l’apprendimento

metodologia-> insieme più complesso di procedure didattiche facenti capo a principi filosofici,

modelli educativi e teorie fondanti specifiche.

Tecnica: modo di procedere per giungere alla realizzazione finale di un prodotto. Nell’insegnamento, per

tecnica si intende ogni espediente che l’insegnante mette in opera per raggiungere un certo obiettivo.

Pratiche didattiche: procedure didattiche concrete messe in atto dagli insegnanti, che sono il risultato

non soltanto dell’applicazione di competenze acquisite teoricamente, dello scambio comunicativo

condiviso con gli altri insegnanti, ma anche della propria capacità intuitiva di calibrare la teoria alle

esigenze concrete, reali, estemporanee degli alunni e al contesto particolare in cui si opera. Le

pratiche educative e didattiche sono ciò che avviene realmente nella routine scolastica, in maniera

intenzionale, programmata, ma anche flessibile.

Curricolo: percorso di apprendimento flessibile e programmato. Fissati obiettivi, finalità educative,

tempi, luoghi e modalità, l’insegnante attiva il percorso di apprendimento adeguandolo di volta in volta

alle esigenze reali di tutti e di ciascuno. Esso è scomponibile in tanti modelli, a loro volta scomponibili in

tante unità didattiche, a loro volta scomponibili in lezioni.

LA DIDATTICA MODERNA

Nasce come conseguenza di individuare metodi e tecniche per rendere l’apprendimento più gradevole

e meno faticoso. Il primo che parlò di tale esigenza fu nel Seicento con Giovanni Comenio→ propose di

preparare i maestri attraverso lo studio

della didattica e l’uso di libri di testo illustrati con precisi percorsi di apprendimento. Nel Settecento:

necessità di accordare l’insegnamento ai ritmi naturali di sviluppo del fanciullo→ Jean Jacques

Rousseau (sviluppo che segue stadi ben definiti). Comenio e Rousseau avevano evidenziato

l’importanza di conoscere la realtà anche attraverso l’uso dei sensi, stimolando il contatto concreto

con fatti e fenomeni tramite l’osservazione e la manipolazione. Dagli anni 50 agli anni 80 del '900:

Didattica dal taglio oggettivistico – organizzazione curricolare scientifico-razionale; struttura

sequenziale delle lezioni; valutazione oggettiva di apprendimento; idea che l'intelligenza è unica e il

suo apice è rappresentato dal pensiero logico-deduttivo. Nasce dall'idea che la conoscenza è il

rispecchiamento della realtà e può essere articolata in sotto conoscenze. Dagli anni 80: Didattica del

l'intelligenza

costruttivismo – Si fonda su 3 idee cardine: è il prodotto di una costruzione attiva del

conoscenza

soggetto; la ha carattere situato, ovvero è ancorata al contesto in cui avviene; la

collaborazione negoziazione sociale.

conoscenza si svolge attraverso particolari forme di e Inoltre, nasce

dalle nuove teorie sull'intelligenza.

LA DIDATTICA GENERALE CONTEMPORANEA

La didattica generale contemporanea è una disciplina pratico- teorica che si realizza come riflessione

volta all’individuazione delle pratiche didattiche necessarie al perseguimento di determinate finalità

educative e di determinati obiettivi di apprendimento. Si parla di contesto formativo “determinato e

specifico” perché ogni modello operativo viene elaborato tenendo conto dei soggetti

dell’apprendimento, delle conoscenze e delle competenze che si vogliono raggiungere, ma anche del

contesto in cui avviene l’apprendimento. L’elaborazione di un determinato modello didattico è il

risultato di un’attenta analisi degli esiti della ricerca in campo psico- pedagogico e delle modalità di

organizzazione e azione della scuola in un determinato Paese, ma il risultato del confronto tra i modelli

formativi esistenti in diversi Paesi, tra i diversi contesti formativi appartenenti ad una stessa società,

cioè i contesti formali (scuole e università), i contesti informali (le organizzazioni sociali,

sindacali, lavorative, i contesti lavorativi, i mass media) e i contesti non formali (enti locali,

associazioni culturali), ancora il risultato del confronto tra l’azione delle agenzie formative primarie

(famiglie) e secondarie (scuola, gruppi di pari, chiesa, enti, associazioni, ecc.).

I QUATTRO PILASTRI DI UNO SVILUPPO SOSTENIBILE:

Secondo la commissione dell’UNESCO, la condizione imprescindibile per compiere un cambiamento

concreto è che le nuove generazioni sviluppino le seguenti competenze:

- imparare a conoscere= conoscere il mondo con una visione più ampia;

- imparare a fare= per sviluppare competenze per dare il proprio contributo in qualsiasi situazione;

- imparare a vivere insieme= sviluppare comprensione degli altri in uno spirito di rispetto delle

differenze;

- imparare a essere= sviluppare consapevolezza di sé.

La ricerca-azione si fonda sul metodo euristico, che si caratterizza per la circolarità del processo

“osservazione-valutazione- azione”, in cui le tre attività si avvicendano in una ciclicità continua e

sempre arricchita di nuovi elementi. Nasce negli anni Sessanta del Novecento in Inghilterra e viene

accolta in Italia dagli anni Ottanta. È una forma di indagine critica e autoriflessiva sulla pratica che

parte da un problema e lo indaga per cercare delle soluzioni. In questa pratica di ricerca ci si muove

sulla base dell’individuazione di un problema, di un disagio e si tenta di comprenderne la natura e

trovarvi una soluzione, sperimentando piccoli cambiamenti. In questa forma di ricerca, il ricercatore

coincide con l’insegnante, che sperimenta in prima persona sul campo, cioè in classe, l’efficacia o meno

delle strategie didattiche ed educative che ha elaborato prima. Diverso è il caso della ricerca

sperimentale, in cui il ricercatore è posto al di fuori del fenomeno naturale che studia. L’obiettivo della

ricerca-azione è costruire forme di conoscenza contestualizzate e finalizzate a produrre cambiamenti

attraverso pratiche formative.

Alla fine, si giunge a strategie d’intervento che sono:

● Intenzionali: è finalizzata al perseguimento di un certo obiettivo

● Programmate: rientra in un contesto programmatico di insegnamento/ apprendimento

● Sistemiche: fanno parte del sistema dell’educazione

● Sistematiche: vengono presentate ogni qualvolta si ripresentano quel contesto formativo e

quelle esigenze formative.

I NUOVI CONTESTI DI APPRENDIMENTO

Società contemporanea= società che si basa sulla velocità dei cambiamenti→ impone alla ricerca

didattica di trovare efficaci strategie di intervento non più focalizzate solo sui contenuti, ma anche sui

metodi dell’apprendimento→ si richiede duttilità mentale e pone la questione dell’insegnamento-

apprendimento in un percorso senza fine, che dura tutto il corso della vita (lifelong learning). Il

sistema educativo dovrebbe avere l’obiettivo di trasmettere:

Contenuti (know-what): appartengono all’ambito cognitivo dell’apprendimento

 Valori in cui credere e a cui tendere (know why): appartengono alla sfera morale

 dell’agire umano

competenze o abilità (know how): saper mettere in pratica in maniera cosciente, efficace e

 creativa le conoscenze.

Gregory Bateson ha introdotto il concetto di deutero-apprendimento= processo contestuale a quello

dell’imparare, attraverso cui si “impara ad imparare”. Concetto con analogie con quello della

metacognizione.

Conoscenze= sapere che costituisce il patrimonio di una cultura: un insieme di informazioni, nozioni,

dati, principi, regole di comportamento, teorie. Si distinguono tre tipi di conoscenze:

dichiarative:

- espressioni linguistiche o simboliche che ci danno una definizione formale di un concetto,

oggetto o evento.

condizionali:

- espressioni linguistiche o simboliche che ci danno delle informazioni precise sulle

condizioni di un oggetto, evento

procedurali:

- espressioni linguistiche o simboliche che ciindicano una procedura da seguire per ottenere

un risultato

Abilità= il saper fare che una cultura reputa importante trasmettere alle nuove generazioni

Competenze= l’agire personale di ciascuno, basato sulle conoscenze e abilità acquisite, adeguato, in un

determinato contesto,

in modo soddisfacente e socialmente riconosciuto. Ve ne sono di tre tipi:

- sequenziali (o ricorsive): sequenza di azioni memorizzate

- trasformative: trasformazioni di un certo dato all’interno di uno stesso ordine di riferimento (es.

l’abilità di ridurre un

disegno in scala)

- traspositive: trasposizione di un certo dato da un codice all’altro (es abilità di fare un grafico partendo

da dei dati).

STRATEGIE DIDATTICHE PER L’APPRENDIMENTO

Apprendimento= processo psichico che consente una modificazione durevole del

comportamento per effetto

dell’esperienza. Due tipi di apprendimento:

apprendimento associativo=

● fondato sulla relazione stimolo- risposta

apprendimento cognitivo

● (detto complesso) = coinvolge funzioni psichiche superiori come la

percezione, l’intelligenza e in generale i processi cognitivi propri dell’uomo ed in modo molto

limitato per alcuni mammiferi superiori. Ve ne sono di due tipi: nel primo tipo il soggetto acquisisce

dei contenuti mentali e l’esperienza non va a modificare direttamente il comportamento; il secondo tipo

di apprendimento cognitivo è dato dall’insight (intuito) → Galimberti afferma che il soggetto elabora

attivamente conoscenze che già possiede fino a costruirne di nuove. L’esperienza passata è

importante perché fornisce i dati su cui lavorare, mentre ciò che si è appena appreso funge da stimolo

per l’elaborazione.

Prompting= strategia comportamentale che consiste nel fornire alla persona uno o più stimoli sotto

forma di prompt, cioè aiuti/stimoli, in modo che questi rendano possibile il verificarsi di un

comportamento desiderato. Possono essere:

verbali:

● indicazioni date oralmente per facilitare la comprensione del

compito

gestuali:

● gesti fatti per indicare, mimare

fisici:

● aiuto dato fisicamente

dimostrativi:

● stimoli forniti mostrando come si svolge un compito, ponendosi come modello da

imitare.

Fading (“dissolvenza”) = strategia comportamentale che consiste nella graduale attenuazione di uno

stimolo, cioè di un prompt, fino alla sua completa eliminazione.

MODALITÀ E STRATEGIE PER UN’EDUCAZIONE INTERCULTURALE

Educazione interculturale= processo multidimensionale in cui la scuola deve agire nell’ottica di una società

globale e quindi multiculturale; deve appropriarsi di strumenti volti al cambiamento e all’integrazione di

più culture mantenendo il suo obiettivo primario di sviluppo e benessere attraverso l’educazione.

Tra le vie principali per attuare questo processo vi è:

la narrazione: permette di raccontarsi e di venire ascoltati e attraverso l’ascolto si manifesta

-l’interculturalità

-il gioco

-la cittadinanza attiva, che può comprendere l’adozione a distanza, l’invito a scuola di persone che

possono raccontare la loro storia e cultura

STILI COGNITIVI E STILI DI

APPRENDIMENTO STILE COGNITIVO

● modalità di elaborazione dell’informazione che la persona adotta in modo prevalente, che permane

nel tempo e si Intelligenze e differenze individuali (1981)

generalizza a compiti diversi→ definizione di Pietro Boscolo in

● una tendenza a utilizzare una determinata classe di strategie che si generalizza a compiti diversi e

ha ricadute su tutti i processi cognitivi, tra cui anche quello di apprendimento→ definizione di Robert J.

Sternberg.

Stile cognitivo ≠ stile di apprendimento→ due concetti diversi, seppur legati: nel processo di

insegnamento, saper riconoscere lo stile cognitivo dello studente che si ha di fronte è un passo

fondamentale per comprendere quale sia il suo stile di apprendimento.

Teoria dell’autogoverno mentale:

Sternberg propone una classificazione degli stili cognitivi nella sua

individua 13 stili cognitivi che metaforicamente rappresentano delle forme di governo esistenti nel

mondo, che sarebbero il riflesso esterno di quanto accade nella mente delle persone. Gli stili cognitivi

non si oppongono uno all’altro e in ognuno di noi non ce n’è uno solo. Gli stili sono lo stile

legislativo, esecutivo, giudiziario, monarchico, gerarchico, oligarchico. anarchico, globale,

analitici, interno, esterno, radicale, conservatore.

George A. Miller→ suddivide l’attività cognitiva globale in tre processi: la percezione, la memoria e il

pensiero, all’interno dei quali identifica dei sottoprocessi, interpretabili come stili cognitivi e che

definisce attraverso la contrapposizione di due modalità da intendersi come i poli estremi di un

continuum.

Stile analitico vs globale→ riguarda la modalità che si preferisce nel compiere un’analisi: la

 persona con uno stile analitico preferisce partire dai dettagli per poi allargare lo sguardo alla

visione d’insieme; la persona globale preferisce invece partire dal quadro generale per poi

scendere nel dettaglio.

Stile sistematico vs intuitivo→ riguarda la preferenza nella formulazione e la classificazione di

 ipotesi: la persona prevalentemente sistematica preferisce partire dall’esame graduale delle

singole variabili di una situazione; la persona con uno stile intuitivo preferisce procedere per

ipotesi e strategie che la confermano.

Stile verbale vs visivo→ riguarda la modalità che di preferenza si mette in campo per compiere

 analisi e immagazzinare informazioni.

Stile impulsivo vs riflessivo→ riguarda la preferenza nei processi decisionali: la persona con uno

 stile impulsivo ha in genere tempi di risposta rapidi, che la possono portare a dare risposte non

ottimali; la persona più riflessiva preferisce pianificare e ha tempi decisionali più lunghi.

Stile convergente vs divergente→ riguarda la preferenza della modalità di risoluzione del

 problema: la persona con uno stile convergente parte dalle informazioni disponibili e, utilizzando la

logica, converge verso l’unica soluzione che considera possibile; la persona divergente preferisce

creare percorsi autonomi, in modo creativo, diverge quindi su più soluzioni.

Stile dipendente vs indipendente dal campo→ riguarda la posizione adottata rispetto al contesto:

 la persona con uno stile dipendente è fortemente influenzata dal modo in cui il contesto è

organizzato (es struttura di un libro); la persona

con uno stile indipendente si lascia influenzare poco dal contesto e adotta strategie più autonome.

stile di apprendimento=

James W. Keefe, 1979→ caratteristici comportamenti cognitivi, affettivi e

fisiologici che funzionano come indicatori relativamente stabili di come i discenti percepiscono

l’ambiente di apprendimento, interagiscono con esso e vi reagiscono. Keefe individua 4 stili di

apprendimento, mettendo l’accento sui differenti canali sensoriali attraverso i quali le persone

percepiscono gli stimoli dall’esterno e che ciascuno stile di apprendimento preferisce:

lo stile di apprendimento visivo-verbale: proprio di persone che preferiscono apprendere leggendo

 o scrivendo, quindi con

attività che coinvolgono l’uso del linguaggio.

lo stile di apprendimento visivo-non verbale: stile che predilige le immagini ed è proprio di

persone che apprendono con immagini e mappe concettuali.

lo stile di apprendimento uditivo: stile che predilige l’ascolto è proprio di chi preferisce apprendere

 ascoltando.

lo stile di apprendimento cinestetico: predilige il movimento ed è proprio di chi preferisce

imparare svolgendo attività concrete ed esperienze dirette.

David Kolb introduce il concetto di apprendimento esperienziale= processo dove la conoscenza è creata

attraverso l’osservazione e la trasformazione dell’esperienza. Kolb intende l’apprendimento come una

riflessione sulle azioni: in questo caso la conoscenza è ottenuta attraverso l’osservazione di esperienze

concrete o attraverso la comprensione di concettualizzazioni astratte→ è un ciclo con 4 stadi, ognuno dei

quali si sostiene a vicenda e nessuno è efficace preso singolarmente. Secondo Kolb, ogni soggetto

privilegia una fase rispetto a un’altra:

- le esperienze concrete (EC) → chi la preferisce, enfatizza l’importanza della percezione

rispetto a un approccio scientifico.

- l’osservazione riflessiva (OR) → si focalizza sulla comprensione del significato di idee e situazioni.

- la concettualizzazione astratta (CA) → si focalizza sull’uso della logica, delle idee e dei concetti.

- la sperimentazione attiva (SA) → enfatizzano le applicazioni pratiche.

Per apprendere, secondo Kolb, le persone dovrebbero coinvolgersi in nuove esperienze, riflettere e

osservare queste esperienze da diverse prospettive, creare concetti che integrino le loro

osservazioni all’interno di teorie e infine usare queste teorie per prendere delle decisioni e risolvere

problemi. Secondo Kolb, ciascuno di noi è caratterizzato dalla combinazione di queste 4 modalità e le

scale ECCA (concreto- astratto) e SA-OR (attivo- riflessivo) indicano il grado in cui un individuo enfatizza

rispettivamente la concretezza piuttosto che l’astrattezza e l’orientamento all’azione piuttosto che

l’orientamento alla riflessione→ si delineano 4 stili di apprendimento che corrispondono a 4 tipologie di

soggetti:

- astratto + attivo= stile convergente→ il tipo convergente è interessato alla sperimentazione attiva,

affronta i problemi in base a un ragionamento ipoteticodeduttivo e privilegia le materie

scientifiche.

- concreto + attivo= stile accomodatore→ il tipo accomodatore predilige l’esperienza concreta, è abile

nella sperimentazione.

- riflessivo + astratto= stile assimilatore→ il tipo assimilatore tende ad essere concettualizzatore

astratto e osservatore riflessivo.

- concreto + riflessivo= stile divergente→ il tipo divergente preferisce l’esperienza concreta e

l’osservazione riflessiva e vede

i problemi da più punti di vista.

Anthony F. Gregorc e i modelli preferenziali

➔ Per Gregorc: stile di apprendimento= comportamenti specifici e osservabili che costituiscono una

chiave per capire

come funziona la mente dell’individuo e come si relaziona con il mondo esterno (1974).

➔ Elabora teoria che misura i modelli preferenziali nell’apprendimento attraverso le due variabili della

percezione e della

modalità di elaborazione delle informazioni in entrata, individuando 4 possibili stili di apprendimento:

concreto-sequenziale: prediligono l’ordine, la praticità e la stabilità; amano ricercare le

 informazioni attraverso

esperienze personali;

concreto-casuale: tendono a mettere in atto dei

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bestappuntiepanieri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universita telematica "Pegaso" di Napoli o del prof Sorrentino Marco.
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