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Il periodo vittoriano e le sue contraddizioni

Il periodo vittoriano, meglio noto come l'epoca dell'età vittoriana, si riferisce al periodo storico compreso tra il 1837 e il 1901, ovvero gli anni del regno della regina Vittoria d'Inghilterra. Wilkie Collins, scrittore e amico di Charles Dickens, definì questo periodo come "the age of periodical". Nella prima metà del 1800, lo sviluppo della stampa e l'aumento dell'alfabetizzazione incoraggiarono nuovi generi di pubblicazioni, destinate a un pubblico più ampio, caratterizzato da capacità di lettura e possibilità economiche inferiori.

Esempi di questo tipo di letture erano i Penny Dreadfuls o Penny Bloods, pubblicazioni periodiche dal costo di un penny, che raccontavano storie di avventura, horror e, talvolta, episodi di cronaca legati alla criminalità. Un elemento essenziale dei Penny Dreadfuls era lo stile, legato alle illustrazioni. Vignette e caricature erano centrali nel settimanale satirico Punch o London Charivari, fondato a Londra da Henry Mayhew nel 1841.

Il ruolo della stampa e i cambiamenti sociali

L'incremento del numero di case e la varietà di forme legate alle frequenze di pubblicazione (settimanali, mensili) provocarono enormi cambiamenti nella modalità e nei tempi di divulgazione delle idee. I caffè divennero infatti il luogo per la discussione di affari, arte e politica con le discussioni importanti come quelle dei leader politici, ecclesiastici, filosofi, poeti, scienziati o scrittori. Grazie a questa nuova modalità di informazione, la velocità di trasmissione delle idee era di gran lunga maggiore rispetto all'utilizzo dei libri, e la diffusione più vasta. I caffè riflettevano la situazione contemporanea, trattando anche argomenti esclusi dalla letteratura. Le idee espresse al loro interno ricalcavano quelle della carta, influenzando così la parte di popolazione meno istruita.

Trasformazioni sociali e contraddizioni dell'epoca vittoriana

A causa degli innumerevoli e rapidi cambiamenti e delle scoperte negli ambiti scientifici, medici, psicologici, la Vittoriana fu anche un momento di profonda instabilità: alla Chiesa e alle sue istituzioni, fino a quel momento accettate, vennero contrapposti i nuovi paradigmi della scienza; l'aristocrazia, come accadde anche al di fuori del Regno Unito, con la caduta dell'Ancien Régime in seguito alla Rivoluzione Francese, perse il suo prestigio, lasciando il posto alla borghesia. Emerse un nuovo insieme di problemi, legati alla Rivoluzione Industriale, come lo sfruttamento infantile, le condizioni dei lavoratori, il sovraffollamento delle città e l'aumento dei problemi sociali, come la criminalità e l'alcolismo.

In questo contesto, a fine secolo nacquero le Trade Unions (sindacati) e il socialismo, incentrati sulla relazione tra padroni e operai. A questi problemi di carattere generale se ne affiancavano altri relativi alla sfera domestica e in particolare alla condizione subordinata della donna all'interno del nucleo familiare. Se l'idea di moglie sottomessa al marito non corrispondeva alla realtà molto più articolata dell'epoca, essa rifletteva un riferimento ideale per la cultura vittoriana; ciò si evidenzia da un punto di vista legislativo, poiché uomo e donna non erano considerati eguali.

La condizione femminile e le contraddizioni sociali

Nel 1854 venne pubblicato il componimento poetico di Coventry Patmore, "The Angel in the House", dove viene descritta la donna ideale, devota al marito e alla famiglia; vengono inoltre esaltate la figura della donna come "angelo del focolare" secondo la concezione dell'epoca, dove la divisione dei compiti, distinti e complementari tra loro, a moglie e marito. La prima era, dove occuparsi della sfera privata, cioè dei lavori domestici o della loro organizzazione, così come della cura dei figli, mentre il secondo aveva solo i suoi compiti nella sfera pubblica.

Nella società ideale di donna angelicata venne progressivamente rigidamente organizzato, ammettendo l'esistenza di pulsioni sessuali anche nella figlia femminile. Questo riconoscimento venne sia in modo positivo, ad esempio nella raccolta di racconti "Keynotes" (1893) di George Egerton, dove sono presenti personaggi femminili indipendenti e le istituzioni patriarcali vengono aspramente criticate, sia in modo negativo, dipingendo l'emancipazione della donna come pericolosa, come avviene in "Dracula" (1897) di Bram Stoker, dove il personaggio di Lucy viene punito per avere desiderato più uomini.

Le contraddizioni sessuali

È evidente, anche in ambito letterario, come il vittorianesimo sia un'epoca di contrasti e delle contraddizioni: come afferma Steven Marcus nel saggio "The Other Victorians: A Study of Sexuality and Pornography in Mid-Nineteenth-Century England", pubblicato nel 1966, in essa nasce una dicotomia: la rispettabilità pubblica e la vita personale nascondevano interessi privati come la pornografia e la prostituzione. Nella sfera familiare, alla figura del padre, dominatore e sessuato, si accostava la donna posta come punto centrale della sfera domestica e idealizzata in quanto angelo protettore del focolare. Al contrario, una donna che, cedendo alla seduzione, conduceva una vita nel peccato era considerata una "fallen woman".

Occorre precisare che, al di là dei progressivi cambiamenti sociali, culturali e letterari avvenuti dai primi anni del vittorianesimo, essi entrarono in crisi negli ultimi decenni dell'Ottocento, ovvero il periodo tardo-vittoriano, attraverso il modo di negare gradualmente una critica e contestazione dei modelli prima generalmente condivisi, specialmente per quanto riguarda concezioni come corpo, genere e sessualità. Gli ultimi anni del vittorianesimo portarono in primo piano esigenze sociali, battaglie politiche e nuovi gradi alla vita oggi moderna, evidenti nella letteratura illustrata.

La forza centripeta del moralismo esercitò i suoi campi, in particolare alla sfera sessuale, stimolando un'opposizione almeno all'inizio degli studi scientifici e sociologici relativi a questo ambito, influenzata anche dai dibattiti culturali e operai. L'urgenza dell'analisi di questi temi, affrontata anche dalla legislazione dell'epoca, era legata alle specifiche condizioni sociali e antropologiche conseguenti alla Rivoluzione Industriale: il sovraffollamento delle città e la creazione di una consistente classe popolare avevano portato ad accesi dibattiti sulla salute pubblica, sulla trasmissione di malattie veneree, sulla prostituzione e il controllo delle nascite, operato però soprattutto per analogia dai ceti sociali meno abbienti.

Evoluzione della percezione della sessualità

Per quanto riguarda il tema della sessualità, negli ultimi 30 anni dell'Ottocento vennero condotti i primi studi scientifici sulle malattie sessuali e vennero coniati termini come "omosessuale" ed "eterosessuale", con l'intento di classificare scientificamente le varianti sessuali, proprio quelle che si discostavano dalla visione eterosessuale concepita come monolitica ed universale nella cultura occidentale. A partire dalla fine dell'Ottocento la sessualità cominciò ad essere considerata un segno di identità individuale, come in parte lo è ora. La maggior parte degli studi sulla sessualità condotti in questo periodo contribuirono a dibattiti e la percezione immaginifica della donna anche da un punto di vista psicologico, fisico e sessuale.

Lo Stato e la Chiesa anglicana di certo appoggiavano il dominio maschile, ma se presentata la virilità essa era considerata un interesse della società, lo stesso non avveniva per quanto riguarda il riconoscimento della sessualità femminile. L'ignoranza in questo campo, persino in ambito medico, promosse una narrazione ai limiti della demonizzazione sessuale della donna: il ciclo mestruale era visto ad esempio come una malattia, che confermava come la donna fosse per natura debole e non avesse una dignità sessuale, tanto da essere esistente, non solo nella mente ma anche nel corpo.

Essi erano certi che molte donne cedessero della loro sessualità. Il medico William Acton condusse degli studi che raccolse in "The Functions and Disorders of the Reproductive Organs" (1857), sostenendo il mancato impulso della sessualità femminile, il cui unico scopo era il compiacimento del marito e il raggiungimento della maternità. La chirurgia dell'epoca dimostrava la freddezza con cui l'apparato genitale femminile veniva trattato, anche attraverso pratiche come la clitoridectomia e l'ovariotomia. Questi trattamenti erano utilizzati per curare le malattie nervose, come l'epilessia e l'isteria, di solito associate generalmente al genere femminile, considerato predisposto per natura a tale malattia a causa della fisiologia della sua apparato ipotetico.

Riconoscimento e cambiamento nelle percezioni

Il sessuologo e psicologo Havelock Ellis (uno degli esponenti progressisti di fine secolo) citava, con ironia, un esempio perfetto dell'ignoranza nelle conoscenze sessuali dell'epoca: una donna sposata, ignara della sua carne, e che praticava da anni ingenuamente l'autoerotismo leggendo dei pamphlet che condannavano tale pratica e a cadere in preda alla disperazione, temendo di essere commesso un peccato morale. E' evidente come dare nomi e classificare, secondo la morale, una pratica sessuale, possa cambiare radicalmente la percezione.

William Acton, nel saggio citato sopra, sottolineava come la masturbazione, specialmente quella maschile, fosse un fenomeno da scoraggiare in ogni modo, poiché il segreto minaccia la virilità maschile. Nonostante queste posizioni, in questo periodo i rapporti tra uomo e donna e la definizione dei loro ruoli sessuali iniziano a prendere una forma che si avvicina progressivamente a quella odierna.

Il matrimonio e le relazioni familiari

Nell'opera "Making Sex: Body and Gender from the Greeks to Freud" (1990) Thomas Laqueur, storico e sessuologo americano contemporaneo, esamina la costruzione del corpo e del sesso nella storia e afferma che, nella concezione biologica che dagli antichi arriva al diciottesimo secolo, la cultura occidentale ha sempre concepito un unico modello di corpo e sesso, quello maschile, rispetto al quale il sesso femminile era come una versione inferiore ed incompleta del primo. Solo nel diciottesimo secolo iniziò a presentarsi una distinzione dei due sessi distinti, collegati per natura, ma confinati in fisiologia e leggi di genere, complementari e opposte allo stesso tempo. Cominciarono così a definirsi i concetti di maschilità, femminilità, insieme poi a quelli di eterosessualità e omosessualità.

Esaminare concretamente la sessualità maschile e femminile comporta l'analisi della dimensione domestica dei matrimoni in epoca vittoriana. Ciò che caratterizzava il matrimonio è la sua intimità e una forte e radicata ansia, soprattutto maschile. Essa era dovuta alla cerca di solidi giri, legata alla posizione che egli stesso doveva avere nella società. Acton definiva la virilità come "much more developed in man than in [ ] maternity in women": la virilità nell'uomo era importante quanto la capacità per una donna e gli dava il senso di dignità e potere che un capo doveva avere. Ironicamente essa appariva, e sociali generavano anche ansia, e il marito era sia impattato dal confronto con la sessualità femminile, specialmente se l'intimità sessuale era con una donna della propria classe sociale.

I club maschili e la sessualità

Un rifugio da questa paura e da queste pressioni sociali dei club per soli uomini, che nel diciannovesimo secolo ebbero un forte sviluppo e che privilegiarono la formazione di comunità sociali e circoli altamente maschili. I giovani della classe erano proiettati in una situazione di homo sociali già nella public school, in cui ragazzi, lontani dalla famiglia, erano sottoposti a rigida disciplina. I rapporti sociali tra uomini erano centrali per la società nel suo complesso, ma il timore che, esaminando i rapporti sociali, l'homo sociali sfociava in omosessualità, diveniva pericolosa per la virilità maschile. Questa paura si presentò, qualche decennio dopo, durante la Prima guerra mondiale, caratterizzata dall'isolamento delle trincee, nella quale i soldati condividevano dolore, morte e bisogno sessuale.

Il ruolo delle donne nella società

A causa dell'ansia maschile intorno alla sessualità, l'intimità del matrimonio era però dominata dall'ignoranza e dalla timidezza che inibivano il piacere dei rapporti tra marito e moglie. Questa situazione creava una vera e propria paura di inadeguatezza e caratterizzava la parola impotenza di un significato sessuale, ma anche sociale.

La sessualità femminile era un argomento affrontato in modo vario e contraddittorio, ma generalmente l'idea canonica dell'epoca vittoriana negava l'esistenza della sessualità femminile. Le parole di Acton al riguardo sono: "The best mothers, wives and managers of households know little or nothing of sexual indulgence". La donna era limitata da convenzioni sociali e religiose, dalla parata delle malattie veneree, dall'ignoranza sessuale, ed era oscurata dalla potenza della virilità maschile. La sessualità femminile era concepita come subordinata a quella maschile, non autonoma. Le donne erano unite emotivamente dalla condivisione di momenti sessuali legati alla sfera femminile, dalla frequenza dei parti, all'allattamento, alla cura della famiglia.

Il punto di vista scientifico e le rivendicazioni femminili

La divisione delle sfere pubblica e privata significava anche che la donna era considerata legata alla natura, mentre l'uomo apparteneva alla cultura: la sessualità maschile era definita e separata importante per una società e una cultura di stampo maschile. Una visione più positiva e moderna rispetto alla sessualità femminile era quella della rivista scientifica "Lancet" di Mary Carleton che nel 1862 rivendicava la partecipazione attiva della donna nella sfera della passione sessuale. Altri esempi di una visione nuova della donna sono Jacob Bright, politico definito radicale e all'avanguardia, poiché condusse le prime campagne per il voto femminile, anche grazie all'impegno della sorella Priscilla, un'attivista femminista che lottava per i diritti delle donne.

Una visione della sessualità femminile completamente opposta a quella vittoriana era anche quella di Richard Carlile, secondo la quale le donne hanno un desiderio sessuale espropriato a causa degli standard sociali. Elizabeth Blackwell, medico britannico e prima donna laureata in Medicina negli Stati Uniti, andando apertamente contro Acton definì la sessualità femminile come una forza più vitale di attrazione, un impulso verso la maternità, secondo la legge di natura. L'idea di autonomia femminile cominciò ad essere presente nel diciottesimo e sempre di più nel diciannovesimo secolo, ma, come nota Helen Cook, storica delle emozioni e della sessualità, le donne dovevano realizzare la loro autonomia visibili all'interno dei canoni della femminilità, soprattutto nella sfera sessuale, provocando, di conseguenza, una diminuzione del piacere sessuale.

Le leggi sull'emancipazione femminile

Nel corso degli ultimi decenni del secolo XIX, con leggi come le leggi per il divorzio, per la custodia dei bambini dopo la separazione, o per il diritto di proprietà dei beni, che in precedenza appartevano automaticamente al marito, (Matrimonial Causes Act) permisero alla donna una lenta ascesa dalla dipendenza patriarcale. Di conseguenza, le donne partecipavano sempre più alla vita e alle decisioni familiari, benché ciò fosse limitato alle donne della classe media. Non si può indipendentemente dalla condizione della donna senza considerare i grandi cambiamenti avvenuti in questo periodo mantenendo presenti le differenze tra le classi sociali, il che rende difficile fare generalizzazioni.

D'altro canto, le differenze da un punto di vista legislativo avvisano molteplici: nella condotta sessuale maschile venivano tollerati sia l'adulterio, che se commesso dal marito non era severo né veniva considerato bigamia, incesto o violenza, non dava accesso al divorzio da parte della moglie (Matrimonial Causes Act, 1857), sia lo sfruttamento della prostituzione. Nel 1864 venne approvato il Contagious Diseases Act in seguito all'aumento della diffusione delle malattie veneree. Gli studi medici in questo campo non erano ancora sviluppati da un punto di vista diagnostico (si pensava che la causa centrale fosse il vizio e la promiscuità sessuale e che la sifilide fosse una sorta di punizione divina), né come terapia, tanto che nel trattamento di questa patologia venivano utilizzati il mercurio, molto dannoso.

Il ruolo della prostituzione e le critiche sociali

Questa legge non colpiva però i clienti, considerati "vittime", ma le prostitute stesse, viste come veicolo di contagio. I procedimenti per la lotta alla prostituzione, che comunemente al tempo non era considerata reato, potevano portare, insieme a controlli medici obbligatori, all'arresto nel caso in cui una prostituta fosse risultata infetta. Questo provocò indignazione da parte delle donne della classe media, tanto che il Contagious Diseases Act venne considerato un simbolo dell'oppressione femminile, caratterizzata da quello che la società considerava il diritto maschile a una sessualità promiscua.

Guidato da Josephine Butler, venne creato un vero e proprio movimento, denominato movimento per l'abolizione. Al suo interno una fazione credeva nella necessità di regolare da un punto di vista legislativo la moralità sessuale, mentre l'altra, sostenuta dalla Butler, credeva che le leggi dovessero difendere i diritti della parte più vulnerabile della popolazione, lasciando alla libertà di ognuno la scelta di esercitare o meno la morale: si accettava così la prostituzione volontaria, anche se però essa pratica era legata alla necessità di donne non potevano o vedove di mantenersi.

Il movimento guidato da Josephine Butler attaccava così il braccio della sessualità vittoriana: la sessualità maschile era considerata, da una parte, e l'ideale di purezza e castità femminile dall'altra. Nel 1897 la critica e saggista Mona Caird nella raccolta di saggi "The Morality of Marriage and Other Essays on the Status and Destiny of Women" criticò il matrimonio borghese e in particolare la condizione della donna come proprietà esclusiva del marito. La Caird sottolineava come i matrimoni, però combinati su motivi socialmente, portassero però alla infelicità dei rispettivi coniugi. Proponendo così un matrimonio libero, basato sull'amore, la fiducia e l'amicizia anziché l'interesse, incoraggiando di fatto l'indipendenza economica della donna.

Con il primo movimento di emancipazione delle donne, una parte dell'opinione pubblica e degli studiosi riteneva teorie repressive nei confronti dell'indipendenza femminile e in particolare contro il pericolo di diseguaglianza e alla frizione della cultura. Venne pubblicato nella rivista "Fortnightly Review" un articolo dello psichiatra...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _byce27_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Piemonte Orientale Amedeo Avogadro - Unipmn o del prof Pustianaz Marco.
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