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Villa Torlonia a Roma, Storia dell'architettura antica e moderna Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia dell'architettura antica e moderna per l'esame della professoressa Marandola. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Villa Torlonia a Roma, Destinazione originaria dell’edificio, localizzazione, Altri soggetti in relazione con il progetto.

Esame di Storia dell'architettura antica e moderna dal corso del docente Prof. M. Marandola

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ulteriore tassello alla storia della Villa.

Ciò che è esposto ci dà un’idea precisa di come la famiglia Torlonia, in particolare

Giovanni (1756-1829) e suo figlio Alessandro (1800-1880), riuscì, per quasi un secolo, ad

essere protagonista indiscussa di quella tradizione di collezionismo che ha origine almeno

nel XV secolo, quando le residenze delle illustri famiglie romane cominciarono ad

arricchirsi di pregiati arredi.

La provenienza delle opere esposte non è omogenea: sono in parte legate alla produzione

di Bartolomeo Cavaceppi, il noto scultore, restauratore, antiquario settecentesco, a seguito

dell’acquisto, effettuato da Giovanni Torlonia nel 1800 di tutte le opere conservate nel suo

studio; in parte provengono da scavi nelle tenute della famiglia; in parte sono arredi della

Villa, sopravvissuti alle spoliazioni.

A questo nucleo di opere se ne sono aggiunte altre, frutto di un clamoroso ritrovamento

nel 1997, nei sotterranei dell’edificio del Teatro, dove sono riemerse alcune opere collocate,

in origine, nel Palazzo principale, poi scomparse in epoca e per motivi imprecisati.

Si tratta di tre grandi rilievi in gesso di Antonio Canova, di una testa femminile di stampo

michelangiolesco, di alcuni arredi della demolita Cappella della Villa e di un prezioso

frontone in marmo proveniente dalla tomba di Claudia Semne, sull’Appia Antica.

Completa il percorso museale la ricostruzione della Camera da letto di Giovanni Torlonia

(1872-1938), con i mobili che vennero poi utilizzati da Benito Mussolini, all’epoca della sua

permanenza nella Villa stessa, dal 1925 al 1943.

Nell’originaria semplice facciata ideata da Valadier fu addossato un maestoso pronao,

porticato al piano terreno, aperto in una loggia al piano primo, concluso da un frontone

triangolare.

La parte inferiore dell’avancorpo ha un basamento bugnato a conci lisci imitanti il

travertino e forma un atrio coperto che consentiva il transito delle carrozze.

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Immette nel palazzo un vano di forma ellittica, scandito da 12 colonne in marmo bianco.

La volta presenta un’articolata partizione a stucco al cui interno sono raffigurati gli stemmi

della famiglia Torlonia affiancati dalle figure allegoriche della Fama, mentre le pareti sono

rivestite da una pregevole marmoridea che imita il marmo fior di pesco.

I pavimenti in marmo bianco di Carrara e bardiglio hanno una elaborata partizione che

rispecchia il disegno degli scomparti del soffitto.

Al lato sinistro dell’ingresso vi è una sala di grande semplicità, tutta rivestita a

marmoridea imitante la breccia corallina, con soffitti cassettonati interamente decorati da

pregevoli stucchi in parte dorati, con putti, rosoncini e girali.

Vi sono state collocate alcune sculture provenienti dalla Collezione Torlonia e

fortunatamente rimaste nella Villa.

Il Bagno, chiaramente ispirato alle “stufe” rinascimentali sia nella disposizione spaziale,

sia nelle decorazioni ideate da Giovan Battista Caretti, con grottesche su fondo rosso

interrotte da riquadri con storie mitologiche su temi erotici o acquatici eseguite dal pittore

bellunese Pietro Paoletti.

Si susseguono le storie di Leda con il Cigno, del Ratto di Europa, di Pan e Siringa, della

Nascita di Venere, di Diana e Callisto, di Ila rapito dalle ninfe ed altre storie.

Le scene sono dipinte con l’inconsueta tecnica dell’olio su muro ad eccezione, sulla parete

di fondo, di un mezzo fresco che raffigura il soggetto raffaellesco della Galatea, opera

sempre di Paoletti.

Biblioteca Stanza a “Berceau”

La Biblioteca che conserva solo le decorazioni del soffitto con un riquadro di Pietro

Paoletti raffigurante Dante guidato nel limbo da Virgilio ad incontrare i grandi poeti

dell’antichità.

La Stanza a “Berceau” è così chiamata per il motivo decorativo dipinto nella volta che

finge un pergolato.

Al centro era un riquadro, oggi perduto, con putti svolazzanti attorno allo stemma

Torlonia, opera di Domenico Del Frate.

Sulle pareti vi erano vedute di Giovan Battista Caretti oggi completamente perdute.

Funge da congiunzione tra le due ali del Palazzo e risale al primo progetto di Giuseppe

Valadier; scandito da colonne tuscaniche in travertino e chiuso da ampie porte vetrate.

Le due stanze speculari ai lati del Portico sono prive di decorazioni e dedicate alle sale

video e documentazione.

Di fronte alla Stanza a “Berceau” è la Camera di Psiche, così detta per le pitture di Pietro

Paoletti eseguite nella volta, che raccontano la “Storia di Psiche “.

Il ciclo è ispirato agli affreschi raffaelleschi della Farnesina, così come spesso si ritrova in

vari palazzi nobiliari.

Le scene rappresentate sono: Amore che incorona Psiche, Psiche e Giove, Psiche davanti a

Venere, Psiche e Amore dormiente, Amore e Giove e, nel centro della volta, Mercurio che

introduce Psiche al cospetto di Giove.

Camera dei poeti Sala_di_bacco_large

La Camera dei poeti e degli artisti italiani è così denominata per i 32 ritratti, dipinti da

Pietro Paoletti, inseriti all’interno di una articolata architettura dipinta in stile gotico, un

tempo anche arricchita da vedute, vetri colorati alle finestre.

I ritratti sono eseguiti nel consueto e generico stile neo-rinascimentale: accanto a Dante,

Petrarca, Leonardo, Michelangelo e vari altri compare anche Carlo Torlonia, che sostituì il

ritratto di Giorgio Vasari.

La sala adiacente l’ingresso, simmetrica rispetto all’altra posta sul lato sinistro e molto

simile nell’aspetto, è rivestita a marmoridea, imitante il giallo antico ed ha il soffitto a

cassettoni decorati da stucchi con rosette e foglie d’acanto.

Nucleo dell’intera struttura del Casino è la Sala da Ballo, che in altezza comprende due

piani. Caretti conservò l’impianto architettonico dato da Valadier ma inserì due orchestre

laterali e ricoprì ogni parte del salone con dipinti, stucchi, dorature e marmi.

Nella volta sono rappresentate le storie di Amore, affrescate da Domenico Toietti e

Leonardo Massabò mentre nelle lunette sono dipinti il Volo delle Dodici Ore, il Volo delle

tre Grazie, sempre di Massabò e il Parnaso di Francesco Coghetti.

Al piano nobile si accede attraverso una ingegnosa scalinata, ricavata da Caretti in uno

spazio ridotto, con gradini e ripiani in marmo ed una ringhiera a balaustri in bronzo

cesellato, opera di Filippo Ghirlanda.

La scala immette in una anticamera aperta sulla grandiosa loggia del pronao, con soffitti

decorati da Decio Trabalza che rappresentano l’Aurora, il Giorno e la Notte.

La Sala di Bacco è interamente affrescata con le Storie del mito di Bacco, le Stagioni e i tre

Continenti da Francesco Podesti entro una struttura decorativa a grottesche con maschere

e minuti paesaggi, dipinta da Caretti; nella parte centrale del soffitto, crollata in tempi

recenti ma oggi ricostruita e decorata solo riproponendo la spartizione geometrica della

decorazione originale, vi era rappresentato Bacco che ritrova Arianna a Creta.

Il pavimento è a mosaico policromo con Ercole bambino che strozza i serpenti.

La Camera gotica è stata interamente decorata da Giovan Battista Caretti come una loggia

gotica scandita da finte vetrate, con due tondi nel soffitto dipinti da Pietro Paoletti con

episodi della “Gerusalemme Liberata”: l’Erminia tra i pastori e Armida rapisce Rinaldo

addormentato.

Notevole è anche il pavimento in marmo con decori nello stesso stile gotico.

l Gabinetto di Venere è un piccolo ambiente con il soffitto dipinto a cassettoni, nel cui

centro è posto un riquadro che raffigura La Toletta di Venere attribuito a Luigi Coghetti.

A conclusione dei due lati erano le camere da letto dipinte con panneggi imitanti le cortine

di un letto a baldacchino e al centro della volta i riquadri con rispettivamente La Toletta di

Venere e Psiche portata dai venti opera di Pietro Paoletti.

Il piccolo ambiente era usato durante la residenza di Mussolini come budoir e rivestito di

carta da parati.

Durante il restauro del Casino, sotto la carta lungo l’imposta del soffitto è riemerso un

fregio con piccole pregevoli decorazioni ad affresco che richiamano alcuni elementi della

Sala di Bacco.

Attigua alla Sala di Alessandro si apre la Camera Egizia interamente ricoperta da

decorazioni ispirate all’antico Egitto.

All’interno del partito decorativo dipinto da Caretti sono inseriti riquadri di Luigi Fioroni

con Storie di Cleopatra: Incontro di Antonio e Cleopatra, Incoronazione di Antonio e

Cleopatra, Cleopatra inginocchiata davanti ad Antonio.

I riquadri sono inseriti in una complessa decorazione a geroglifici, con colonne e finte

architetture ad imitazione del basalto.

Il pavimento è a fasce di marmo bianco e bardiglio, con al centro due riquadri in mosaico

sempre con scene dedicate alla Storia di Antonio e Cleopatra.

Speculare alla Sala di Bacco è la Sala di Alessandro, un tempo utilizzata come sala da

pranzo, come testimoniano i mobili a mensola lungo le pareti, completamente decorata

con affreschi, fregi a stucco e statue in marmo che raccontano le gesta di Alessandro il

Macedone, la cui iconografia è un’evidente allusione encomiastica al committente:

Alessandro Torlonia. Il parco


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria edile-architettura (a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilenia.gargano1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura antica e moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Marandola Marzia.

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