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Test psicologici

I test si usano per valutare quantitativamente e qualitativamente condizioni momentanee o durevoli di funzionamento psichico (normale o patologico) o singole funzioni per rilevare stati, tratti predittivi anche di comportamenti e sintomi futuri.

Classificazione dei test

I test si classificano come:

  • Oggettivi: Sono strumenti nei quali gli stimoli sono costituiti da aggettivi, proposizioni o domande. Il soggetto deve dire in che misura questi item descrivono la sua personalità usando opzioni a scelta multipla (Sì/no, V/F, livelli di gravità come scala Likert). Al testista non è lasciata libertà di interpretazione, deve essere oggettivo al 100%. Sono utilizzati per lo più nella ricerca, seguono infatti un approccio psicometrico.
  • Proiettivi: Gli stimoli sono meno strutturati e i compiti sono interpretativi. Compiti o attività che richiedono la generazione di risposte che siano elicitate dal materiale stimolo e il meno possibile dal somministratore, cioè il paziente, a partire da stimoli ambigui, deve fornire una risposta dalla quale si potranno ricavare elementi e caratteristiche di personalità. Il paziente fornisce risposte aperte che poi vanno interpretate. Le variabili in gioco sono molte. Esistono 3 sottocategorie: Test Narrativi (TAT), Test Strutturali (Rorschach) e Test Grafici (Disegno della famiglia). Si usano in ambito clinico, seguono l’approccio clinico.

Attenzione: Oggettivo non significa più valido e affidabile. Questi test hanno differenti punti di forza e debolezza dal punto di vista empirico. Dal punto di vista clinico hanno specificità diverse e diversa utilità clinica. Nessuno dei test è assolutamente meglio di un altro. C'è un dibattito su quale sia lo strumento migliore e in grado di fornire più informazioni. È stato dimostrato che test differenti colgono aspetti diversi dei costrutti che indagano mettendo in luce aspetti difficilmente ricavabili da un solo strumento. Una valutazione completa e corretta non può basarsi su dati ricavati da un solo strumento, ma deve integrare informazioni da più fonti (multi-method assessment).

Strumenti per la valutazione

Due tipi di strumenti: strumenti creati per l’assessment e utilizzati nella ricerca in psicoterapia e strumenti specifici per la valutazione del processo e dell’outcome. Gli strumenti per valutare il percorso terapeutico sono molti, le variabili sono molte e alcuni sono più indicati per lo studio del processo, altri per l’outcome. È importante saperli scegliere e combinare.

Diagnosi

Il processo diagnostico serve non per attribuire un’etichetta, ma per formulare un caso, comprendere una persona. Si divide in tre fasi:

  • Apertura: Primi colloqui
  • Fase centrale: Utilizzo di strumenti come test d’intelligenza, test proiettivi e questionari di personalità/scale sintomatiche
  • Fase finale: Colloqui di restituzione

Psicoterapia

Termine ampio che comprende molti significati. Katzin nel 1986 identifica più di 400 tipi di psicoterapia. Per classificare le varie tipologie bisogna prendere in considerazione delle variabili:

  • Teoria di base
  • Metodologia d’intervento che comprende il setting
  • Aspetto formale delle sedute (frequenza, durata)
  • Modalità di lavoro (struttura della relazione)
  • Tipologia di intervento da parte del terapeuta
  • Tipologia di partecipazione richiesta al paziente

La narrazione in psicologia clinica

Uno degli ambiti più interessanti della ricerca in psicologia clinica coinvolge l’analisi della narrazione tra clinico e paziente o tra intervistatore/ricercatore e soggetto/paziente. Il tema della narrazione riveste una notevole rilevanza nella vita quotidiana. Bruner sottolinea la necessità di raccontarci per poter chiarire cosa intendiamo parlando di noi. Schaffer concettualizza il sé come una costruzione narrativa in continuo divenire. L’individuo è narratore di sé più che un contenitore di sé.

La narrazione è il punto di osservazione privilegiato dell’analisi empirica. L’assunto di base è che lo studio degli scambi verbali tra paziente e clinico permette di individuare le peculiarità della personalità. L’oggetto di studio, a questo punto, sono le parole considerate un riflesso dello stato del paziente al momento di pronunciarle e quindi un modo per studiare i processi cognitivi ed emotivi sottostanti. La ricerca, quindi, si focalizza, sull’analisi del testo che può essere analitico-conversazionale (qualitativo) o linguistico-computazionale (quantitativo).

In psicologia clinica la narrazione trova “espressione” nel colloquio clinico che costituisce lo strumento per eccellenza. Il colloquio si fonda sull’interazione verbale. Lo scambio verbale durante il colloquio è una forma specializzata di comunicazione orientata alla conoscenza dell’altro. Esistono diversi tipi di colloquio nell’area clinica: Primo colloquio, colloquio di restituzione, colloquio di ricerca, colloquio anamnestico, colloquio terapeutico e colloquio ammissione/dimissione strutture.

La ricerca in psicoterapia

Process

Le ricerche sul process studiano l’andamento delle variabili caratterizzanti il processo terapeutico e l’intervento psicosociale e possono essere condotte sia sul gruppo che sul caso singolo. L’obiettivo è classificare, descrivere e misurare ciò che fanno paziente e terapeuta. La ricerca valuta la relazione tra paziente e terapeuta attraverso l’osservazione dell’aspetto del processo, cioè i comportamenti, i contenuti tematici e gli aspetti qualitativi. I fondamenti teorici su cui si basa sono: psicodinamico, cognitivo, comportamentale. L’unità di studio della valutazione sono i microprocessi e i macroprocessi. Il tipo di misurazione è a intervalli. Può essere inferenziale o meno. Per il giudizio è richiesta la partecipazione diretta o indiretta tramite trascrizione o videoregistrazione.

Outcome

Gli studi sull’outcome del processo diagnostico si occupano dei risultati della psicoterapia (La terapia è efficace?). Da un punto di vista psicoanalitico la psicoterapia dovrebbe condurre a un tipo di cambiamento che riguarda la struttura di personalità, per questo l’attenzione è rivolta verso le dimensioni intrapsichiche. Non c’è accordo su cosa sia il cambiamento strutturale, ma Rogers ha proposto che esso includa una maggiore integrazione, una diminuzione del conflitto interno, maggiore quantità di energia utilizzabile per riuscire a vivere in modo adattivo.

Orlinski: sarebbe vantaggioso uno studio mirato a conciliare process e outcome, così si potrebbe collegare il problema del come avviene un cambiamento alla questione del se avviene un cambiamento. Quindi per raccontare il percorso che paziente e terapeuta affrontano insieme si fa ricorso alla metafora del viaggio: prima di mettersi in viaggio un viaggiatore ha un suo bagaglio di caratteristiche, esperienze. Lo studio che prende in considerazione quello che accade durante il viaggio in relazione alla sua destinazione si chiama process-outcome.

Rapporto clinica-ricerca

Safran: la ricerca empirica ha minor effetto sulla pratica clinica di molti altri fattori (supervisioni cliniche, lavoro coi pazienti, articoli clinico-teorici). Le ricerche producono dati artificiosi perché “spesso i pazienti dei campioni non somigliano ai pazienti veri”. C’è il problema delle false credenze che molti clinici hanno nei confronti delle metodologie d’indagine empirica. Il rischio è che privilegiando la correttezza statistico metodologica finiamo per indagare cose semplici e scoprire cose note, mentre se privilegiamo la complessità clinica finiamo per comprometterci con una metodologia impura e imprecisa. Comunque non è vero che la clinica è impermeabile alla ricerca, infatti alcuni strumenti (valutazione degli interventi del terapeuta per esempio) generano delle categorie mentali che permettono un confronto con la pratica clinica.

Perché la ricerca? Per un clinico esperto serve a confrontarsi con aspetti già conosciuti ma non sufficientemente pensati, per i clinici in formazione è utile per comprendere cosa succede nelle stanze di consultazione riuscendo a mettere a fuoco alcuni elementi centrali. Il rapporto tra psicoanalisi e ricerca empirica è difficile.

Green: Il dato clinico e il dato della ricerca appartengono a due contesti concettuali e operativi diversi che devono essere tenuti separati: non tenere conto di queste distinzioni porta a confusioni di strumenti e metodi e a una banalizzazione della psicoanalisi da parte dell’infant research.

Fonagy: non bisogna vedere una linea evolutiva tra ricerca concettuale (genera le ipotesi) e ricerca empirica (valuta le ipotesi), si deve vedere la loro complementarietà.

Capitolo 1: La diagnosi psicologica: principi, caratteristiche, obiettivi

Nel lavoro diagnostico confluiscono diverse informazioni sul funzionamento psicologico del paziente: problemi, preoccupazioni, punti di forza e debolezza, struttura difensiva, stile di relazione. Scandellari, 2005: la diagnosi è la spiegazione del caso clinico. Il quesito diagnostico si pone in termini di probabilità e la spiegazione avviene attraverso l’impiego di ipotesi. La diagnosi come approccio mentale permette di:

  • Capire quello che l’altro sta dicendo
  • Comprendere l’altro senza valutarlo
  • Raccogliere dati
  • Generare ipotesi e verificarle

Prima di tutto bisogna comprendere la richiesta di aiuto (es. Sono sempre agitato, non riesco a stare tranquillo). Il termine diagnosi ha 2 significati:

  • Il processo per mezzo del quale il clinico comprende il funzionamento psichico del soggetto
  • Il prodotto di tale processo cioè la denominazione che attribuiamo al funzionamento psichico.

La diagnosi è la mappatura del funzionamento psichico che si traduce in una descrizione narrativa e il più possibile sistematica (formulazione del caso). Deve rispondere a quesiti di specificità (caratteristiche di un individuo) e di generalizzabilità (cosa ha in comune l’individuo con altri). Per questo non potrà mai coincidere completamente con le caratteristiche e il funzionamento reale di una persona.

Presupposti di base

  1. Formulazione implicita della diagnosi del funzionamento dell’altro anche quando non ne struttura una formulazione specifica. È inevitabile in tutte le relazioni. Non possiamo relazionarci in modo stabile con un altro senza elaborare una teoria e un modello del suo funzionamento e del suo modo di rapportarsi agli altri soprattutto nel caso di professioni psicologiche. Quello che cambia nei contesti sono: informatori, livello di esplicitazione, funzioni e dimensioni psichiche prese in considerazione, livello di inferenzialità concesso, strumenti di raccolta delle info. Professionista della salute mentale: deve esplicitare strumenti, informazioni, inferenze e teorie base. Trasparenza e esplicitazione permettono verificabilità delle ipotesi perché consentono il controllo delle operazioni e dei risultati. Esplicitata è scientifica e verificabile.

  2. La diagnosi deve tenere conto sia di ricerche (solidità empirica degli strumenti) sia della letteratura clinica e applicativa (dimostra utilità e contesti di applicazione degli strumenti). È luogo di elezione per il dialogo tra ricerca empirica e sapere clinico.

  3. Quasi tutte le diagnosi cambiano nel tempo. La vita psichica presenta dei processi strutturali che sono molto lenti (Rappaport, 1959) ma anche delle modificazioni ed evoluzioni/involuzioni legate alle esperienze di vita e ai processi maturativi. Gli strumenti devo essere stabili, ma anche flessibili perché i risultati non devono essere influenzati da altro che non sia il funzionamento valutato. La diagnosi è un’ipotesi aperta alla verifica e alla possibilità di cambiamento.

  4. La diagnosi cade nel contesto di una relazione che ne è la base e la influenza. Il processo diagnostico è possibile solo in presenza di una buona alleanza diagnostica che è la base per una buona alleanza terapeutica.

  5. La diagnosi è un’entità complessa. Deve tenere conto dei molteplici fattori che entrano in gioco nel momento della formulazione diagnostica e le dimensioni psichiche possono essere consce o inconsce, esplicite o implicite, sane o patologiche. Motivazioni, stili cognitivi, tratti di personalità, regolazione emotiva, intelligenza, autostima, sé e l’altro, le relazioni e le capacità metacognitive. Per questo è multidimensionale e multi-strumentale. McWilliams: per molti lo strumento di elezione è il colloquio clinico.

  6. Non può prescindere dalle attribuzioni di senso del soggetto. Senso soggettivo conscio e inconscio che una persona attribuisce alle proprie condizioni psichiche. La diagnosi è anche la comprensione di questo senso.

  7. Conoscenza Idiografica vs. Nomotetica:

    • Idiografico: conoscenza concentrata sulle peculiarità individuali, specificità e irripetibilità. Solo idiografico: la psicologia diventerebbe un sapere idiosincratico, non scientifico, non verificabile.
    • Nomotetico: cerca di individuare e stabilire leggi, ricorrenze che accomunano il funzionamento delle persone. Solo nomotetico: pensare che una persona può essere studiata come un oggetto. La capacità di tradurre leggi generali nelle loro declinazioni particolari e di elaborare ipotesi generali a partire da casi particolari è tipica del sapere psicologico.

Tipologie di diagnosi

Descrittiva vs. Strutturale

  • Diagnosi descrittiva: Si basa sulle informazioni che i diretti interessati sono in grado di riferire esplicitamente, o su informazioni che sono direttamente osservabili. È una classificazione ateoretico, utilizzabile da professionisti di formazione e orientamento teorico diversi. La scelta di questi criteri autoriferiti e direttamente osservabili prescinde, quindi, da qualunque modello teorico. Un modello teorico risulta infatti necessario quando si intenda considerare processi impliciti e inferenziali. La diagnosi nosografico-descrittiva (DSM) si avvale di un sistema di classificazione che suddivide le malattie in categorie discrete. Modello ideale classificatorio: Mayr: le classificazioni sono necessarie quando si ha a che fare con la diversità. Le categorie devono essere mutualmente escludentisi ed esaustive. I membri con le stesse caratteristiche devono rientrare nella stessa categoria. Tutti i sistemi di classificazione si discostano dal modello ideale perché sono sistemi politetici. Nosografie descrittive sono DSM e ICD: classificano sintomi e segni di tipo categoriale, usano strutture multiassiali e seguono un assunto di ateoreticità.
  • Diagnosi strutturale: Di matrice psicoanalitica. Diagnosi psicologica come un processo che va oltre il selezionare, differenziare e raggruppare gli individui su base nosografica. Diagnosi ≠ Classificazione nosografica perché non è solo esercizio di classificazione ma un processo che consente di specificare il problema del paziente comprendendone la dimensione soggettiva, infatti l’obiettivo non è valutare quanto un individuo sia malato o normale inserendolo in una categoria ma capire qual è la particolarità della sua sofferenza e la forza della sua struttura. Vantaggi: maggiore inferenzialità e arbitrarietà; Vantaggi: sinteticità, maggiori potenzialità esplicative (Es. Diagnosi strutturale secondo il modello di Kernberg).

Funzione vs. Contenuto

  • Diagnosi di contenuto: predilige la valutazione dei contenuti psichici (Object Relations Technique ORT).
  • Diagnosi funzionale: predilige la valutazione dei processi e delle funzioni psichiche. Dal 1950 predilezione per funzionale. Condivide con l’approccio strutturale l’idea che gli individui abbiano delle costanti funzionali nel modo di percepire la realtà, regolare gli affetti e articolare i pensieri o relazionarsi agli altri. Indica come funziona un individuo da un punto di vista cognitivo, affettivo e comportamentale in presenza di determinate condizioni importanti per l’adattamento psicologico e sociale. La SWAP individua 4 domini funzionali la cui indagine è necessaria per la diagnosi (Westen):
    • Motivazioni, bisogni, valori morali e ideali, coi relativi conflitti;
    • Risorse psicologiche e caratteristiche affettive e cognitive;
    • Esperienza del sé, degli altri e delle relazioni tra sé e gli altri (relazioni oggettuali);
    • Esperienze evolutive che hanno influito sulla vita psichica.
    Una diagnosi così pensata associata a una concezione condizionale e dimensionale dei tratti di personalità, per la quale i tratti sono tendenze più o meno intense a reagire in modo specifico a condizioni interne o esterne date, sembra anche un ponte ideale tra diagnosi intesa come etichetta e formulazione del caso.

Spetta al clinico scegliere tra descrittiva e strutturale, e funzionale e contenuti o per un’integrazione.

Informatori e format di raccolta delle informazioni

La scelta degli informatori è connessa a quella tra descrittiva e strutturale. Gli informatori sono le persone in grado di dare informazioni necessarie per elaborare la diagnosi. Possono essere: il paziente stesso (self-report), il clinico (clinician-report), altre persone (informant-report). Il format è la tipologia di strumenti (questionari, interviste, checklist…). Per diagnosi descrittiva meglio self-report o checklist da osservatore esterno. Per strutturale meglio clinician-report. È comunque da preferire una valutazione più globale, utilizzando informatori diversi.

Categoriale vs. Dimensionale

Scelte teoriche di fondo che determinano la scelta: Si può pensare a una persona che presenta o non presenta una certa caratteristica di personalità (narcisismo/masochismo) oppure un certo stile cognitivo (pensiero analitico). Oppure si potrebbe pensare che tutti possono essere descritti facendo riferimento alle stesse dimensioni psichiche di base, e che una persona tenda a differenziarsi da un’altra perché...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sax.francy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Strumenti di Valutazione della Personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Parolin Laura.
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