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- ricostruzione verso l’alto: si esplorano direttamente le profondità, si nominano i contenuti e si

spiega la ragione per cui quel materiale è stato eliminato dall’esperienza di vita del soggetto. I

soggetti psicotici hanno infatti una grande confusione cognitiva, soprattutto rispetto alle emozioni

e alle fantasie (sono cresciuti in un ambiente in cui era usato un linguaggio emotivo

sconcertante), per questo hanno bisogno di un’informazione esplicita su cosa siano i

sentimenti, sul fatto che sono reazioni naturali e universali e non una parte distorta del loro

vissuto.

- normalizzazione: sollecitazione di tutte le preoccupazioni del soggetto e la loro riformulazione

come aspetti naturali dell’emotività umana (“unirsi alla specie umana”); interventi che

accolgono invece di stigmatizzare, importanti per non essere sopraffatti dal materiale del

processo primario e dalle angosce psicotiche.

▪ INTERPRETARE I SENTIMENTI E LE TENSIONI ESISTENZIALI (piuttosto che le difese):

confermare apparentemente le distorsioni del paziente, in caso ad es, di delirio paranoide

- allearsi con la resistenza: (anche le costruzioni più paranoidi contengono un elemento di verità):

il terapeuta non esprime accordo con le interpretazioni dei fatti date dal paziente, ma non ferisce

neppure il suo orgoglio rifiutandole. Il paziente è invitato ad uno scambio ulteriore. Dare prima

l’opportunità di “sfogarsi” per poi chiedere delle spiegazioni alternative; spesso alla fine della

seduta le distorsioni vengono sostituite da una comprensione più realistica dei fatti.

● Terapia psicoanalitica con pazienti borderline

Il trattamento elettivo è la psicoterapia espressiva, il cui scopo è lo sviluppo di un senso di

sé integrato, complesso, affidabile e della capacità di amare pienamente gli altri nonostante le

loro contraddizioni e i loro difetti. Questi soggetti infatti non possiedono un Io integrato e

capace di vedere le cose allo stesso modo del terapeuta, inoltre oscillano caoticamente tra diversi

stati dell’Io, senza potere mettere insieme atteggiamenti disparati. Rispetto all’alleanza

terapeutica occorrono molti anni perché si sviluppi, poiché tendono ad oscillare da un

attaccamento simbiotico a una separatezza ostile e isolata, tra la paura dell’inglobamento e quella

dell’abbandono.

▪ STABILIRE I CONFINI E CONDIZIONI COSTANTI DELLA TERAPIA: importanza di porre e

osservare e sanzionare all’occorrenza delle regole (non solo sul tempo e l’onorario), ma

soprattutto sui confini della relazione (telefonate a casa o altro). I pazienti potrebbero reagire

con rabbia, ma intanto vengono inviati 2 messaggi terapeutici: il terapeuta considera il

paziente come un adulto e ha fiducia nelle sue capacità di tollerare la frustrazione e il

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terapeuta, rifiutandosi di essere usato, fornisce un modello di rispetto di sé (i borderline si

aspettano di usare e poter essere usati).

È preferibile lavorare faccia a faccia (non c’è bisogno di alimentare ulteriori transfert) e una

frequenza non superiore a 3 sedute.

▪ PRESTARE ATTENZIONE AL MODO DI FORMULARE LE INTERPRETAZIONI: poiché non

presentano un Io osservante in grado di elaborare l’interpretazione come un’informazione

supplementare sul sé, occorre includere questa funzione all’interno dell’interpretazione stessa,

DANDO VOCE A STATI AFFETTIVI CONTRASTANTI.

▪ INTERPRETARE LE DIFESE PRIMITIVE: le difese sono totalizzanti; la difesa tipica è

l’identificazione proiettiva: il soggetto cerca di liberarsi del sentimento di un Sé cattivo e

dall’affetto ad es. di rabbia che vi è associato, ponendolo nel terapeuta, ma nonostante ciò il

paziente continua a conservare una qualche percezione dei sentimenti di cattiveria e collera →

distinzione: la persona psicotica quando proietta essendo priva di contatto con la realtà, non si

preoccupa se la proiezione “calza o meno”; il nevrotico, anche quando proietta conserva un Io

osservante che si rende conto della proiezione; invece i soggetti borderline quando proiettano

non riescono a liberarsi davvero dal sentimento proiettato, non possono assumere un

atteggiamento indifferente rispetto al carattere realistico o meno del materiale proiettato in

quanto hanno intatto l’esame di realtà, allo stesso tempo non possono relegarlo nella parte

inconscia dell’Io perché, a differenza dei nevrotici, non c’è differenziazione tra l’Io che vive

l’esperienza e l’Io osservante: continuano perciò a vivere il sentimento che proiettano insieme

al bisogno di renderlo congruente con la realtà. (il terapeuta riceve la collera del paziente e prova

una collera controtransferale perché il paziente cerca di rendere congrua la proiezione asserendo

che la ragione per cui è arrabbiato è l’ostilità del terapeuta).

In definitiva occorre quindi interpretare la situazione emotiva e le difese primitive messe in

atto nel qui e ora con il terapeuta: l’obiettivo è condurre il paziente da una psicologia

tutto/nulla, bianco/nero ad una in cui si riescano a coniugare aspetti del Sé buoni e cattivi in

un’identità globale.

▪ RICEVERE SUPERVISIONE DAL PAZIENTE: chiedere l’aiuto del paziente per risolvere

situazioni di stallo: in questo modo si riduce il disagio del terapeuta, si offre un modello di

accettazione dell’incertezza, si afferma la dignità e la creatività del paziente e si sottolinea la

natura cooperativa non giudicante della relazione.

▪ FAVORIERE L’INDIVIDUAZIONE E SCORAGGIARE LA REGRESSIONE: Masterson, problemi di

vicinanza e distanza: le madri di persone borderline sono state profondamente attaccate ai loro

figli nella prima infanzia e hanno scoraggiato l’individuazione normale fra i 18-36 mesi; il

risultato è che questi soggetti si sentono al sicuro solo quando si trovano in una relazione

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regressiva e di dipendenza, se sono sole soffrono dell’angoscia di abbandono; la vicinanza è

anch’essa di conforto, ma non manca di accompagnarsi a un senso di essere inghiottiti e

controllati→ il terapeuta deve agire in modo opposto a tali madri, scoraggiando i

comportamenti regressivi e autodistruttivi e l’attaccamento dipendente e incoraggiando

empaticamente le tendenze all’autonomia e alla competenza.

▪ INTERPRETARE DURANTE IL SILENZIO: le interpretazioni devono essere fornite nei momenti

di quiete emotiva durante i quali il soggetto è disposto a cercare di capire e trarre sollievo dai

suoi contenuti, cosa che non avverrebbe se le interpretazioni fossero fornite in condizioni di

intensa emotività in quanto verrebbero vissute come condanne.

▪ RISPETTARE I DATI CONTROTRANSFERALI: ruolo centrale della comprensione del transfert

da parte del terapeuta poiché i soggetti borderline comunicano soprattutto attraverso la

trasmissione di un’affettività intensa e non verbalizzabile per cui le risposte intuitive, affettive e

immaginali del terapeuta (noia, rabbia, immagini sessuali) danno informazioni sullo stato emotivo

del paziente. Attenzione a non confondere i propri stati emotivi con quelli del paziente, ma anche

a non sovrastimare il contributo del controtranafert.

I PROCESSI DIFENSIVI PRIMARI-PRIMITIVI

Le principali categorie diagnostiche usate per definire i tipi di personalità si riferiscono

implicitamente all’azione nell’individuo di una specifica difesa o costellazione di difese

(etichetta diagnostica indica il modello difensivo abituale di una persona).

Funzioni delle difese:

◦ Si manifestano come adattamenti sani e creativi e continuano ad operare in senso adattivo

per tutta la vita

◦ Servono ad evitare, a gestire un sentimento intenso e minaccioso, di solito l’angoscia

◦ Mantenimento dell’autostima.

Ricorso preferenziale e automatico a una particolare difesa: tutti noi abbiamo alcune difese

preferenziali come parte integrante di confronto con le situazioni problematiche; dipende da :

temperamento costituzionale, disagi nella prima infanzia, conseguenze sperimentate dall’uso di

una particolare difesa, difese presentate da altri significativi.

DIFESE PRIMARIE vs. DIFESE SECONDARIE

Difese SECONDARIE: implicano dei confini interni fra Es, Io e Super-Io o tra la parte

¾ che vive l’esperienza e quella osservante; operano trasformazioni specifiche del

pensiero, del sentimento, della sensazione, del comportamento e loro combinazioni;

Difese PRIMARIE o PRIMITIVE o DI ORDINE INFERIORE: implicano il confine tra

¾ il sé e il mondo esterno; operano in modo globale e indifferenziato in tutta la

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dimensione sensoriale della persona. Sono preverbali, prelogiche, totalizzanti,

immaginali e magiche; esse rappresentano i modi in cui immaginiamo che il bambino

piccolo percepisca il mondo; sono presenti in tutti noi e sono le fondamenta su cui si

costruisce la psicologia di ognuno in quanto per poter essere definite primarie devono:

essere associate alla fase preverbale dello sviluppo

- precedere il principio di realtà

- precedere la costanza dell’oggetto.

-

Costituiscono un problema solo in assenza di difese più mature è l’assenza di difese

mature e non la presenza di quelle primitive che definisce la struttura borderline o

psicotica.

1. Ritiro primitivo

2. diniego

3. controllo onnipotente

4. idealizzazione e svalutazione

5. proiezione, introiezione, identificazione proiettiva

6. scissione

7. dissociazione.

1. ● RITIRO PRIMITIVO

Persone cronicamente chiuse nel proprio mondo interiore, resistenti a lasciarsi coinvolgere sul

piano affettivo (questo si ripercuote sul trattamento in cui mostrano indifferenza nei confronti

dell’operatore che tenta di aiutarle), si sottraggono a situazioni sociali e interpersonali

sostituendo ad esse il proprio mondo fantastico interiore, si tratta perciò di una fuga dalla

realtà che implica il distaccarsi da essa e non una distorsione, anzi di solito questi soggetti

sono particolarmente percettivi (non esprimono i propri sentimenti, ma sono molto attenti a

quelli altrui).

Quando in un soggetto il ritiro diventa abituale e porta all’esclusione di altri modi di rispondere

all’angoscia, si parla di persona schizoide; mentre all’estremità più sana della scala schizoide

ci sono soggetti molto creativi (artisti, filosofi, mistici, ecc con attitudine speciale

all’osservazione).

Tra l’altro il ritiro in un diverso stato di coscienza è una risposta autoprotettiva automatica

osservabile nel piccolo dell’uomo: se sovrastimolato o preda di forti tensioni il bambino

semplicemente si addormenta.

2. ● DINIEGO

Il bambino affronta le esperienze spiacevoli anche rifiutando di accettare che accadono; il

diniego continua però ad operare in ciascuno di noi come prima reazione a qualunque

avvenimento catastrofico (“Oh, no!”). Esso è da considerarsi come l’espressione di un processo

arcaico radicato nell’egocentrismo del bambino, in cui c’è la convinzione prelogica “se non lo

riconosco non succede” (un processo meno sofisticato rispetto alla rimozione in cui bisogna

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prima riconoscere che qualcosa di spiacevole è avvenuto per poi relegarlo nell’inconsapevolezza).

La psicopatologia definita dall’uso del diniego è la maniacalità, soggetti ipomanicali,

ciclotimico: alternanza di emozioni, uso ripetitivo della negazione seguita dal suo inevitabile

collasso; vengono denegate le limitazioni fisiche, la necessità di dormire, le emergenze

finanziarie, persino la propria mortalità.

Il diniego viene anche usato da molti per rendere la vita meno sgradevole, anzi in situazioni

estreme (guerra) la capacità di negare emotivamente che la propria sopravvivenza è a rischio

può salvare la vita.

Ci sono anche altri esempi di soggetti in cui il diniego è la difesa fondamentale: soggetti del

tipo Pollyanna, pervasi da un inguaribile ottimismo; oppure madri che ignorano l’evidenza di

molestie subite dalle figlie, alcolisti che negano di avere problemi col bere, ecc.

3. ● CONTROLLO ONNIPOTENTE

Fase dell’egocentrismo primario di Piaget o del narcisismo primario di Freud; Ferenczi: nella

condizione infantile di onnipotenza primaria o grandiosità è normale avere la fantasia di

controllo sul mondo: il neonato pensa che la fonte di tutti gli eventi sia interna, non c’è ancora

consapevolezza di un centro di controllo esterno al sé; con la maturazione si arriva a una fase

di onnipotenza secondaria in cui l’onnipotenza è attribuita a figure primarie di accudimento; infine

si arriva al confronto diretto con la realtà che nessuno ha un controllo onnipotente, per arrivare

a tale consapevolezza però, per riconoscere cioè i confini del proprio potere, è necessario

aver vissuto in modo sufficientemente sicuro quella fase di onnipotenza della prima infanzia.

La sensazione di controllo onnipotente, di poter influenzare il mondo, è fondamentale per il

concetto di autostima, infatti alcuni residui del senso di onnipotenza infantile rimangono in tutti

noi contribuendo a farci sentire competenti ed efficaci. Avere potere sugli altri è il motivo centrale

degli individui che usano questa difesa: di solito si trovano impiegati in lavori che richiedono

astuzia, pericolo (politica, esercito, C.I.A., leader di culto…).

Quando invece la personalità si organizza proprio sull’ esercizio della propria onnipotenza al di

là di ogni preoccupazione morale si può parlare di personalità psicopatica (sociopatica e

antisociale, simile, ma non sovrapponibile).

4. ● IDEALIZZAZIONE e SVALUTAZIONE PRIMITIVA

I bambini piccoli sono convinti che i propri genitori siano capaci di azioni sovrumane, ed è un

loro forte bisogno sapere che sono in grado di proteggerli da tutti i pericoli della vita. 7

Tutti idealizzano: c’è un bisogno di attribuire un valore e un potere speciale alle persone da cui

si dipende emotivamente; l’idealizzazione normale è tra l’altro una componente essenziale

dell’amore maturo, come è altrettanto normale nel prosecco di separazione-individuazione la

graduale deidealizzazione o svalutazione delle figure con cui si sono avuti degli attaccamenti

infantili.

Tuttavia in alcuni soggetti il bisogno di idealizzazione sembra immodificato dall’infanzia: sforzi

disperati di combattere il terrore con la convinzione che esista qualcuno di onnipotente con cui

potersi attaccare per salvarsi, liberazione dalla vergogna, fede nella perfezione per cui è più

difficile tollerare le proprie di imperfezioni da qui la fusione con un oggetto idealizzato risulta

la soluzione migliore.

Maggiore è la dipendenza, maggiore è la tendenza all’idealizzazione.

Quando il soggetto vive cercando di classificare ogni aspetto della condizione umana secondo il

suo valore rispetto ad alternative meno favorevoli, ricerca continua della perfezione anche

attraverso la fusione con oggetti idealizzati, si è in presenza di una personalità narcisista: da

qui dipendono i bisogni tipici di rassicurazione sul proprio potere, fama, ecc e l’importanza per

gli altri. Continua ricerca della perfezione del sé e non accettazione.

La svalutazione primitiva è l’esatto opposto del bisogno di idealizzare; quanto più un

oggetto è idealizzato maggiore sarà la svalutazione cui andrà incontro. soggetti che

cambiano partner di continuo (cicli di idealizzazione e delusione), ma soprattutto relazioni

terapeutiche più spesso soggette a improvvise rotture.

5. ● PROIEZIONE, INTROIEZIONE, IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA

Periodo di indifferenziazione: il bambino non è capace di distinguere le esperienze che

provengono dall’interno e quelle provenienti dall’esterno; infatti la proiezione e l’introiezione

implicano una mancanza di confine psicologico tra il sé e il mondo.

Proiezione qualcosa di interno viene considerato proveniente dall’esterno; nelle sue forme

positive e mature è alla base dell’empatia, nelle sue forme più svantaggiose vengono

proiettate parti negative del sé sull’oggetto che distorcono gravemente l’oggetto stesso (di

solito accuse di essere giudicanti, persecutori, invidiosi). La proiezione è usata come modalità

principale in soggetti con un carattere paranoide.

Introiezione si considera proveniente dall’interno qualcosa che in realtà è esterno; nelle

sue forme benigne rappresenta un’identificazione benigna con le figure significative (bambino

piccolo che sembra “ingoiare” l’atteggiamento dei genitori); nella sua forma più distruttiva

implica il processo di identificazione con l’aggressore: in condizioni di paura o maltrattamento

le persone tentano di fronteggiare la paura assumendo le qualità del loro aggressore (“non

sono la vittima, ma il potente aggressore”). Questo processo si rintraccia in tutte le categorie

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diagnostiche, ma in particolare nelle disposizioni caratterologiche a sadismo, esplosività,

impulsività.

L’introiezione può sfociare in psicopatologia anche nei processi di lutto: quando amiamo una

persona le rappresentazioni della stessa diventano parte della nostra identità; la sua perdita

implica non solo il senso di vuoto per una mancanza “fisica”, ma anche una parte del nostro sé

sembra morta. Se l’individuo col tempo è incapace di separarsi interiormente dalla persona amata

e fare nuovi investimenti emotivi finirà per sentirsi vuoto e deprivato: la persona

caratteriologicamente depressa è quella che ricorre regolarmente all’introiezione per ridurre

l’angoscia e assicurare la continuità del sé, mantenendo legami psicologici con oggetti

appartenenti a periodi precedenti dell’esistenza.

Identificazione proiettiva il soggetto proietta oggetti interni e ottiene che la persona su

cui sono proiettati si comporti come quegli oggetti; fusione di meccanismi proiettivi e

introiettivi (Melanie Klein). È una difesa che mette a dura prova i terapeuti (capire dove finisce

la difesa del paziente e inizia la psicologia del terapeuta). Ha a che fare con gli stati psicotici e

l’organizzazione borderline, in particolare ai livelli borderline della personalità paranoide, per

via della massiccia proiezione.

6. ● SCISSIONE DELL’IO

Periodo preverbale in cui il bambino non è in grado di percepire che le figure di accudimento

hanno qualità sia buone che cattive, periodo anteriore alla costanza dell’oggetto in cui non si

percepisce l’ambivalenza.

Lo scopo della scissione è ridurre l’angoscia e mantenere l’autostima; è tipica dei soggetti

borderline i quali finiscono per creare scissioni non solo interiori, ma anche fra il personale a cui

sono affidati (alcuni provano forte simpatia, altri antipatia).

Nella vita di tutti i giorni la scissione è una modalità utile per fronteggiare esperienze complesse;

tra l’altro immagini scisse (Dio contro il diavolo, indiani contro cowboys) si rintracciano nel

folklore e nei principi organizzativi di ogni società.

7. ● DISSOCIAZIONE

Agisce in modo globale sulla personalità totale.

La dissociazione è una reazione “normale” a un trauma (ma il trauma non è evolutivamente

normale, perciò questa difesa differisce dalle altre difese primitive): se posto di fronte ad una

catastrofe che va oltre le sue capacità di elaborazione, chiunque può dissociare; tuttavia coloro

che da bambini subiscono ripetutamente delle violenze possono imparare a dissociarsi come

reazione abituale alle tensioni personalità multipla (o disturbo dissociativo del carattere):

il vantaggio di questa difesa è che il soggetto si distacca completamente dal dolore e dall’idea

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di una morte imminente, mentre la contropartita è che essa finisce per operare

automaticamente anche in condizioni di non rischio reale per la sopravvivenza, confusione con

situazioni di normale tensione. DIFESE PRIMITIVE

Ritiro primitivo Personalità schizoide

Diniego Maniacalità

Controllo onnipotente Psicopatico

Idealizzazione e svalutazione primitiva Narcisista

Proiezione Paranoide

Introiezione Sadismo impulsività esplosività; depresso

Identificazione proiettiva Stati psicotici e borderline paranoide

Scissione dell’Io Borderline

Dissociazione Personalità multipla

DIFESE SECONDARIE

1. rimozione

2. regressione

3. isolamento

4. intellettualizzazione

5. razionalizzazione

6. moralizzazione

7. compartimentalizzazione

8. annullamento

9. volgersi contro il Sé

10.spostamento

11.formazione reattiva

12.capovolgimento

13.identificazione

14.acting out

15.sessulizzazzione

16.sublimazione

1. ● RIMOZIONE

“Dimenticare o ignorare motivato”, espellere e tenere lontano qualcosa dalla coscienza: una

disposizione interna o una circostanza esterna (idea, emozione, percezione) possono essere

consegnate nell’inconscio, diventare inaccessibili a causa del loro potere disturbante. 10

Lo scopo della rimozione è di sopprimere automaticamente le innumerevoli angosce derivanti

dalla vita quotidiana, d’altronde se fossimo coscienti di tutta la gamma di impulsi, sentimenti,

ricordi, immagini e conflitti, verremmo sopraffatti natura adattiva del processo.

La rimozione è considerata lo strumento con cui il bambino gestisce impulsi evolutivamente

normali (come il desiderio di distruggere uno dei genitori) ma irrealizzabili e spaventosi; per

fare questo però è necessario che egli abbia acquisito un senso di totalità e continuità del sé, in

caso contrario i sentimenti disturbanti vengono fronteggiati con difese primitive (diniego,

scissione, proiezione, ecc.).

Un elemento di rimozione si rintraccia in tutte le difese di ordine superiore (es. formazione

reattiva, l’emozione originaria viene rimossa; isolamento, viene rimosso l’affetto connesso ad

un’idea..).

Un ricorso eccessivo alla rimozione è distintivo della personalità isterica.

Nella prima formulazione freudiana la rimozione di affetti e impulsi provocava l’angoscia e uno

stato cronico di tensione; in seguito Freud capovolge il paradigma: la rimozione e i meccanismi

di difesa sono una conseguenza e non la causa dell’angoscia, alla base del bisogno di dimenticare

ci sono paure irrazionali preesistenti.

2.● REGRESSIONE

Ricadere in comportamenti propri di uno stadio evolutivo precedente; riflette in qualche modo

la tendenza di tutti gli essere umani ad aggrapparsi a ciò che è familiare dopo aver raggiunto

qualche nuovo livello di competenza (avviene anche in seduta).

Alcuni soggetti usano la regressione più di altri, ad es. alcuni reagiscono alle tensioni della

crescita e del cambiamento ammalandosi persone ipocondriache che utilizzano

→somatizzazione,

la regressione al ruolo di malato come reazione primaria alla tensione emotiva, per affrontare gli

aspetti problematici dell’esistenza.

Quando la regressione è la strategia centrale dell’individuo si è in presenza di una personalità

infantile (personalità dipendente nel DSM).

3.● ISOLAMENTO

Viene isolato il sentimento dalla conoscenza: l’aspetto affettivo di un’esperienza o di un’idea viene

separato dalla sua dimensione cognitiva.

È a un livello più discriminativo della dissociazione, perché l’esperienza non è del tutto tagliata

dalla coscienza, solo il suo significato emotivo, e può attivarsi anche in assenza di trauma.

Spaccatura tra il livello emotivo e quello cognitivo. 11

Quando l’isolamento è la difesa primaria e il modello di vita riflette la sopravvalutazione del

pensiero e la sottovalutazione del sentimento, la struttura del carattere è di tipo ossessivo.

L’isolamento può essere importante in alcune situazioni, es: chirurgo che deve sollevarsi dalla

sofferenza del paziente o generale che altrimenti non potrebbe pianificare la strategia per la

battaglia.

L’isolamento può essere pensato come alla base di meccanismi come intellettualizzazione,

razionalizzazione e moralizzazione.

4. ● INTELLETTUALIZZAZIONE

Modo di trattare il sovraccarico emotivo in cui il soggetto riferisce di non provare sentimenti,

parla dei sentimenti in modo anaffettivo, casuale e distaccato; implica una notevole forza

dell’Io (per riuscire a pensare razionalmente in una situazione emotivamente carica).

Questi soggetti possono finire per eliminare dalla loro vita forme di gioco come l’umorismo, il

sesso e l’espressione artistica.

5. ● RAZIONALIZZAZIONE

Entra in gioco sia quando, non riuscendo ad ottenere qualcosa, si conclude retrospettivamente

che la cosa in questione non era poi così desiderabile (uva acerba) sia quando si decide che

l’avvenimento capitato non era poi così spiacevole (è stata comunque un’esperienza).

L’aspetto positivo della razionalizzazione è che consente di volgere al meglio le situazioni

difficili, tuttavia l’inconveniente è che praticamente tutto può essere soggetto a

razionalizzazione (raramente le persone ammettono di fare una cosa solo per il piacere di farlo,

riportano bensì tutta una serie di buone ragioni).

Le persone più intelligenti e creative sono più inclini alla razionalizzazione.

6. ● MORALIZZAZIONE

Variante evolutivamente più avanzata della scissione in quanto la tendenza a moralizzare è il

naturale sviluppo dell’inclinazione a distinguere grossolanamente fra bene e male. La

moralizzazione, con il ricorso alla legge morale, risolve sentimenti contrastanti che il Sé è in

grado di provare. Si deduce l’attività di un Super-Io rigido e punitivo. Quando il soggetto

moralizza trova le basi morali che è doveroso seguire, traduce ciò che egli desidera nella sfera di

ciò che è giustificato o moralmente obbligatorio.

La moralizzazione è la difesa prevalente nell’organizzazione del carattere in masochismo

orale, ma anche di alcune persone ossessive.

7. ● COMPARTIMENTALIZZAZIONE

Si colloca, come l’isolamento dell’affetto, sul lato più primitivo. 12

Il suo scopo è quello di permettere che 2 condizioni in conflitto possano coesistere senza provare

senso di colpa, vergogna, angoscia sul piano cosciente. Spaccatura tra dimensioni cognitive

incompatibili.

Quando tale difesa è in atto l’individuo abbraccia 2 o più idee, atteggiamenti o comportamenti

che sono per definizione in conflitto, senza coglierne la contraddizione (apparente ipocrisia: es.

soggetto che si batte contro la pornografia e viene trovato con del materiale pornografico). Messa

di fronte alla realtà del suo comportamento il soggetto cercherà di eliminare le contraddizioni

con la razionalizzazione.

8. ● ANNULLAMENTO

Versione più evoluta della scissione, sviluppo del controllo onnipotente, implica una

componente magica.

L’annullamento rappresenta lo sforzo inconscio di controbilanciare un affetto, di solito il senso

di colpa o la vergogna, con un atteggiamento o comportamento che magicamente lo cancelli.

Es. gioco dei bambini che nell’età in cui sono in grado di afferrare il concetto di morte saltano

superstiziosamente sulle mattonelle dei marciapiedi perché credono che così facendo non

capiterà nulla di male alla propria mamma: in realtà si tratta di un annullamento dei desideri

inconsci di morte nei confronti della madre; paziente che regalava fiori alla terapeuta dopo

ogni seduta in cui si era sentita arrabbiata con lei (fiori per la tomba).

Quando l’annullamento è la difesa principale e quando atti che hanno il significato inconscio di

espiazione di crimini passati compromettono il principale sostegno dell’autostima, si ha a che

fare con una personalità compulsiva.

9. ● VOLGERSI CONTRO IL SE’

Spostare da un oggetto esterno verso il Sé un affetto o un atteggiamento negativo; per quanto

l’autocritica sia spiacevole, è emotivamente preferibile al riconoscimento di una minaccia reale

per la propria sopravvivenza in situazioni in cui non si può cambiare lo stato delle cose: es. i

bambini non possono scegliere dove vivere né offendere la figura genitoriale, così rivolgono verso

la propria persona i sentimenti negativi piuttosto che accettare la realtà di dipendere da un adulto

inaffidabile.

Molti dei soggetti più sani conservano questa tendenza a rivolgere contro di sé atteggiamenti

negativi, forse perché essendo consapevoli delle proprie qualità spiacevoli resistono alla

proiezione e alla negazione preferendo pensare che sia colpa propria.

L’uso automatico e compulsivo del volgersi contro il sé si evidenzia nelle personalità depressive

e nel masochismo caratteriologico. 13

10. ● SPOSTAMENTO

Una pulsione, un’emozione, una preoccupazione o comportamento viene diretto dal suo

oggetto iniziale o naturale verso un altro, perché la direzione originaria per qualche motivo

provoca ansia. (es. coppie in cui un partner è infedele l’altro dirige il proprio odio non sul

compagno, ma sull’altro/a).

Fenomeni di spostamento possono essere: - i feticci, nuovo orientamento dell’interesse erotico

per i genitali, spostamento della sensualità; - fobia: la persona sposta la propria angoscia da

qualche area ad un oggetto specifico che simbolizza il fenomeno temuto; se la persona ha una

serie di preoccupazioni e paure spostate su diversi aspetti della propria vita si parla di

carattere fobico; - ulteriore elemento di spostamento si rintraccia in tendenze culturali come il

razzismo, il sessismo e la generale attribuzione di responsabilità dei problemi sociali a

minoranze prive di diritti civili; - fenomeno della ricerca di un capro espiatorio; - distorsioni

paratassiche del transfert: elemento di spostamento di sensazioni verso oggetti primari

importanti e proiezione di aspetti interni del Sé.

Forme benigne di spostamento possono riguardare ad es. la trasformazione dell’energia

aggressiva in un’attività creativa.

11. ● FORMAZIONE REATTIVA

Conversione di un affetto negativo in positivo e viceversa (odio in amore, invidia in

attrazione…); lo scopo è negare l’ambivalenza: la persona si persuade di provare una sola polarità

di una risposta emotiva complessa (in realtà non c’è nessun sentimento totalmente puro).

In fase precoce il processo è visibile alla nascita di un fratello fra i 3-4 anni: il bambino

gestisce la propria rabbia e gelosia trasformandola in amore; però qualcosa dell’affetto

trasformato può penetrare nella difesa: stringere con forza il neonato, cantare le canzoncine a

voce alta…

La formazione reattiva è la difesa centrale nelle patologie in cui predominano sentimenti ostili e

impulsi aggressivi di cui la persona teme di perdere il controllo: soggetti paranoici (credono di

provare solo odio e sospetto e non anche desiderio e dipendenza) e ossessive e compulsive

(credono di provare solo rispetto per le autorità e non anche risentimento.

12. ● CAPOVOLGIMENTO

Consiste nel creare uno scenario nel quale la propria posizione passa da soggetto a oggetto e

viceversa.

Gioco con le bambole; si spostano le dimensioni del potere in un’interazione, in modo da

trovarsi nel ruolo di chi prende l’iniziativa invece che in quello di chi risponde, trasformazione

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della passività in attività. (Es soggetto che a 2 anni perde la madre e viene adottato da una

governante che da adulto è impegnato nelle adozioni di bambini difficili: da bambino indifeso che

era da piccolo ora è lui il salvatore).

Se si percepisce come vergognoso il desiderio di dipendere da qualcun altro si può soddisfare

in modo vicario questo desiderio occupandosi di un’altra persona e identificandosi con la sua

gratificazione.

13. ● IDENTIFICAZIONE

Operazione deliberata, ma parzialmente inconscia di diventare come un’altra persona; capacità

che evolve dalle primissime forme di introiezione (quasi un inghiottimento totale dell’altro) a

processi più maturi di assunzione selettiva; il potenziale identificatorio si evolve e si modifica

nel corso di tutta la vita.

Freud aveva distinto tra – identificazione anaclitica: desiderio immediato di essere simili a una

persona di cui si apprezzano le qualità (“mamma è generosa e io voglio essere come lei”) e –

identificazione con l’aggressore: soluzione automatica, ma di tipo difensivo dal problema di

sentirsi minacciato dal potere di un’altra persona (“ho paura che la mamma mi punisca: se

divento come lei il suo potere sarà dentro di me”). Secondo Freud il prototipo

dell’identificazione con l’aggressore è la situazione edipica quando il bambino risolve l’angoscia

connessa alle fantasie di uccisione del padre attraverso l’identificazione con esso (“non posso

sbarazzarmi di lui, ma posso diventare simile a lui per crescere e trovare qualcuno simile a mia

madre come partner esclusivo”).

In generale si può affermare che l’identificazione viene usata come difesa nelle condizioni di

tensione emotiva; in modo globale però essa è da considerarsi come un processo intrinsecamente

neutrale, può cioè avere effetti positivi o negativi a seconda di chi sia l’oggetto dell’identificazione.

Tra l’altro il processo terapeutico consiste per lo più nel rivedere vecchie identificazioni diventate

problematiche che, insorte automaticamente, rappresentarono in un certo periodo la soluzione

di un conflitto infantile, ma che ora provocano un conflitto nell’adulto

la capacità di identificarsi con nuovi oggetti d’amore è lo strumento principale di guarigione

dalla sofferenza emotiva di ogni psicoterapia. (attenzione a non porsi come salvatori, tabù dell’uso

narcisistico del desiderio del paziente di identificarsi).

14. ● ACTING OUT

Processo attraverso cui un certo atteggiamento, all’interno o fuori del trattamento, può essere

scaricato nell’azione con il proposito inconscio di dominare le paure che vi sono associate;

mettendo in atto scenari spaventosi la persona inconsciamente angosciata converte la

15

passività in attività, trasformando un senso di impotenza e vulnerabilità in un’esperienza di azione

e potere.

L’acting out di per sé non ha connotazione negativa, esistono infatti anche degli acting out positivi

di cui si parla meno però perché fanno meno scalpore.

Rientrano nella categoria dell’acting out: esibizionismo, voyeurismo, masochismo, perversione,

controfobia, controdipendenza, controostilità.

L’acting out si può osservare in molte situazioni cliniche contrastanti:- le persone con

organizzazione isterica di solito mettono in atto scenari sessuali inconsci; - le persone con

dipendenze mettono in atto di continuo il proprio rapporto con la sostanza preferita; - le persone

compulsive compiono acting out quando cedono alla pressione interna a impegnarsi nelle proprie

compulsioni.

15 ● SESSUALIZZAZIONE (ISTINTUALIZZAZIONE)

Istintualizzazione: le persone possono sessulizzare qualunque esperienza con l’intento

inconscio di convertire il terrore o la sofferenza o ogni altro tipo di vissuto soverchiante in

eccitazione; l’eccitazione sessuale infatti è un mezzo per sentirsi vivi: la paura di morire ( per

abbandono, violenze, ecc) può essere padroneggiata trasformando una situazione traumatica

in un’attiva sessualizzazione, in un’opportunità di affermazione vitale.

Dunque l’attività e le fantasie sessuali vengono usate difensivamente per padroneggiare

l’angoscia, per recuperare l’autostima, per sottrarsi a una sensazione di morte interiore…

C’è una tendenza nelle persone a erotizzare le reazioni nei confronti di chi ha maggior potere

(figure politiche, celebrità).

16 ● SUBLIMAZIONE

Freud: sublimazione come l’espressione in una forma socialmente accettata di impulsi di

origine biologica ( in particolare mordere, succhiare, sporcare, lottare, copulare..): alcune di

queste pulsioni assumono, per circostanze particolari dell’infanzia, una rilevanza speciale e

possono essere creativamente dirette in attività utili, viene scaricato l’impulso, anziché

sprecare una notevole quantità di energia.

Sublimazione considerata come il culmine dello sviluppo dell’Io.

Rimozione Personalità isterica

Regressione Personalità infantile

Isolamento Carattere ossessivo

Moralizzazione Masochismo orale 16

Carattere ossessivo

Annullamento Personalità compulsiva

Volgersi contro il Sé Personalità depressive

Masochismo caratteriologico

2 ASSI:

Dimensione EVOLUTIVA della personalità

¾ livello SANITA’/NEVROSI

- livello BORDERLINE

- livello PSICOTICO

- Dimensione TIPOLOGICA della personalità

¾ Psicopatica

- Narcisistica

- Schizoide

- Paranoide

- Depressiva

- Masochistica

- Ossessivo-compulsiva

- Isterica

- Dissociativa.

-

Le configurazioni di personalità sull’asse tipologico rappresentano l’impiego abituale di una

difesa o di un gruppo di difese (tuttavia capita spesso che una persona con un elevato grado

di sviluppo dell’Io e integrazione dell’identità gestisca molte angosce con una difesa primitiva).

TIPI DI ORGANIZZAZIONE DEL CARATTERE

La valutazione della struttura di carattere (anche in assenza di un disturbo della personalità)

consente al terapeuta di farsi un’idea di quali tipi di intervento saranno assimilabili dal cliente e

quale stile di relazione lo renderà più ricettivo ai tentativi di aiutarlo (nessuno corrisponde a

una categoria ben precisa, tuttavia si può avere un certo orientamento).

- Un soggetto presenta un carattere patologico o un disturbo della personalità quando le sue

difese sono talmente stereotipate da impedire lo sviluppo psicologico e l’adattamento. 17

La personalità può essere MODIFICATA, ma non trasformata.

Le persone conservano il proprio nucleo interiore di modelli, conflitti, aspettative e difese, tuttavia

possono espandere la propria autonomia e autostima grazie alla conoscenza delle componenti

della propria personalità di base; scelta di un comportamento che prima era automatico;

accettazione di sé. PERSONALITA’ PSICOPATICA (ANTISOCIALE)

Il criterio per diagnosticare la psicopatia è che il principio organizzativo della persona sia

basato sul manipolare coscientemente gli altri e sull’avere potere su.

Da livelli estremi di psicosi, disorganizzazione, sadismo e impulsività, alla tendenza verso la

direzione borderline fino a soggetti che mostrano un’integrazione dell’identità, un buon esame

di realtà e una capacità di usare difese più mature, tali da considerarli appartenenti alla sfera

nevrotica anche se il loro modo di agire mostra una sensibilità antisociale.

Non ha nulla a che vedere con la vera e propria criminalità, che è spinta da una motivazione

interna.

PULSIONE, AFFETTIVITA’ E TEMPERAMENTO

◦ Maggiore aggressività di base;

◦ azione di un fattore genetico che, sebbene non determinante, costituisce il terreno su cui si

inseriscono altri fattori predisponenti;

◦ minore reattività del sistema nervoso autonomo che spiega la tendenza innata all’aggressività

e una soglia più alta della media per l’eccitazione, hanno cioè bisogno di un’esperienza molto

più intensa e improvvisa; di solito però questi soggetti tendono a diventare dei cittadini onesti

dopo la mezza età (spettro della finitezza umana unita ai cambiamenti ormonali che riducono

le spinte all’azione);

◦ incapacità ad apprendere dall’esperienza;

◦ incapacità ad esprimere emozioni: agiscono invece di parlare, massiccio blocco affettivo; di

solito provano per lo più rabbia o allegria maniacale.

PROCESSI DIFENSIVI E PROCESSI ADATTIVI

◦ Controllo onnipotente: operazione difensiva primaria in questi soggetti, bisogno di

esercitare potere che difende dalla vergogna. Il valore degli altri è dato solo dalla loro utilità

nel permettere allo psicopatico di dimostrare potere (si vantano dei loro loschi affari,

confessano con facilità atti orribili, ma non reati minori perché sintomi di debolezza). Mancanza

18

di una coscienza morale, Super-Io difettoso e mancanza di attaccamenti primari reciproci con

altre persone. Grandiosità maligna unita alla manipolazione: tentativo deliberato e sintonico

di usare gli altri (diversa dalla manipolazione isterica o borderline che, sebbene faccia

comunque sentire gli altri usati, è inconsapevole di uno specifico intento manipolativo).

◦ Acting out: elemento che definisce la psicopatia: hanno uno stimolo interno ad agire quando

sono turbate o eccitate non unito all’aumento dell’autostima che deriva dal controllo dell’impulso;

provano angoscia dalla quale tentano di liberarsi passando rapidamente all’azione.

◦ Identificazione proiettiva: è una conseguenza dell’incapacità di esprimere verbalmente le

emozioni, cioè l’unico modo di far capire agli altri ciò che provano è evocare in loro quel

sentimento.

◦ Processi dissociativi: dissociazione della responsabilità personale; da casi banali di

minimizzazione fino all’amnesia totale di un crimine violento. (difficile stabilire se si tratta di

una reale esperienza dissociativa o di una fuga manipolatoria dalla responsabilità: frequenti

storie di violenze nelle personalità psicopatiche alla violenza spesso si associa la dissociazione).

RELAZIONI OGGETTUALI

◦ Instabilità, finzione, fraintendimento emotivo, sfruttamento, brutalità.

◦ Retroterra infantile caratterizzato da insicurezza e caos, amalgama confusivo di estrema

severità ed eccessi di indulgenza.

◦ Abbandoni, perdite e rotture della famiglia; madri deboli, depresse o masochiste, padri

collerici, assenti o sadici; alcolismo o abuso di altre sostanze non può svilupparsi in modo

normale la fiducia nei propri sentimenti primari di onnipotenza: la mancanza di un senso di potere

nei momenti evolutivi appropriati induce questi bambini a passare il resto della vita alla ricerca

di conferme della propria onnipotenza.

◦ Fallimento dell’interiorizzazione: il soggetto antisociale non si è mai attaccato

psicologicamente, non ha incorporato né si è identificato con le figure di accudimento;

l’identificazione può essersi invece realizzata con un oggetto-sé estraneo,predatorio.

◦ Blocco affettivo che li rende incapaci di usare il linguaggio per esprimere le emozioni: mancando

di una base interiorizzata per capire altri possibili usi del parlare e di qualcuno che potesse aiutarli

a tradurre in linguaggio le esperienze emotive, utilizzano le parole a scopo manipolativo.

◦ Soggetti materialmente viziati ed emotivamente deprivati. 19

IL SE’ PSICOPATICO

◦ Sforzi grandiosi per evitare il senso di debolezza e invidia.

◦ Invidia primitiva: desiderio di distruggere ciò che più si desidera (uccidere una famiglia per

l’unica ragione che era proprio una famiglia felice invidiata).

◦ Dato il fallimento degli oggetti esterni, l’unico oggetto da investire è il sé e il suo potere; le

rappresentazioni di sé vanno perciò dall’onnipotenza personale alla temuta debolezza. Gli atti

aggressivi e sadici servono proprio a stabilizzare il senso di sé e l’autostima e a ridurre gli stati

spiacevoli di eccitazione.

◦ La grandiosità è frutto di un’educazione priva di una coerente disciplina: quando l’ambiente

familiare è caotico e privo di figure genitoriali adeguate il bambino non incontrerà limiti

concreti e non prenderà sul serio le conseguenze delle proprie azioni impulsive. Il fatto di avere

più energia dei genitori legittima a fare qualunque cosa si voglia al momento, ignorando le

esigenze altrui e gestendo le conseguenze negative dissimulando, sfuggendo o seducendo.

TRANSFERT E CONTROTRANSFERT

◦ Il transfert di uno psicopatico è una proiezione del suo bisogno predatorio interiore: l’idea che

il clinico intenda usare il paziente per scopi egoistici; infatti non avendo avuto alcuna

esperienza dell’amore e dell’empatia il soggetto non è in grado di scorgere aspetti generosi

nell’interesse del terapeuta, così cercherà di svelare le sue mire.

◦ La risposta controtransferale è una violenta emozione mista alla resistenza a pensare che la

propria volontà di prestare aiuto venga negata; non cedere alla tentazione inutile di dimostrare

le proprie intenzioni positive. Reazioni controtransferali di tipo complementare: timore

inquietante (occhi freddi) e misteriosi presagi: il clinico deve sopportare tali reazioni disturbanti

senza tentare di negarle o minimizzarle (cosa che potrebbe indurre il soggetto a dare una

dimostrazione del suo potere distruttivo) e anche l’odio esplicito che gli viene dimostrato

(difesa contro l’invidia) che se pur rudimentale è comunque una forma di attaccamento.

IMPLICAZIONI TERAPEUTICHE

◦ Attenta valutazione per stabilire se il paziente sociopatico sia trattabile o no. Attenzione a non

cadere nel “nichilismo terapeutico”: tutti gli psicopatici non sono trattabili, frutto in realtà di un

atteggiamento collettivo di ritorsione, fare a loro ciò che loro stessi hanno fatto agli altri.

◦ Incorruttibililità: del terapeuta, del setting e delle condizioni: in caso contrario ogni

modificazione verrà intesa come un segnale di debolezza. Questi soggetti non capiscono

l’empatia, ma usano le persone perciò proveranno un senso sadico di trionfo e non di

apprezzamento se il terapeuta si discosterà dai confini del contratto. 20

◦ Mostrare un atteggiamento rigoroso, esigente e rispettoso, nonché un atteggiamento di forza

che rasenti l’indifferenza: non si può fare un investimento emotivo sul cambiamento, ma

occorre richiamare l’attenzione sulla propria volontà di operare in modo competente e

comunicando che spetta al paziente trarre vantaggio o meno dalla terapia.

◦ Onestà, parlare chiaro, mantenere le promesse, ma anche riconoscere gli intensi sentimenti

negativi che il terapeuta prova nei confronti del paziente nonché entrare in contatto con le proprie

tendenze antisociali per non sentirsi del tutto estraneo al mondo emotivo del suo cliente.

No alla moralizzazione, sono privi di Super-Io perciò non recepiscono la malvagità dei loro atti,

commessi allo scopo di sentirsi buoni-onnipotenti o non cattivi-deboli.

◦ Porsi come oggetto coerente, non punitivo e non manipolabile.

◦ I tentativi di sviluppare una coscienza morale, un Super-Io, possono dirsi proficui quando si

inizia a notare il passaggio da un uso manipolativo ad uno espressivo delle parole o quando il

soggetto inizia a riconoscere il senso di orgoglio dato dall’inibizione dell’impulso,

dall’autocontrollo.

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

◦ Personalità Paranoide: entrambe interessate a questioni di potere, ma i paranoici provano

profondi sensi di colpa;

◦ personalità Dissociativa: valutare se si tratta di una persona psicopatica che usa alcune difese

dissociative o se si ha a che fare con una personalità multipla con una o più personalità antisociali:

nel primo caso la prognosi è riservata, nel secondo gli esiti sono più favorevoli (distinzione

comunque molto difficile). Entrambe sono caratterizzate dalla sfiducia negli altri, in un caso però

data dal trionfo onnipotente e nell’altro dalla paura della violenza.

◦ personalità Narcisista: entrambi i tipi di carattere riflettono un mondo interno

soggettivamente vuoto e una dipendenza dagli eventi esterni per l’autostima (alcuni collocano

la psicopatia all’estremo patologico del continuum narcisistico). I narcisisti però non dipendono

dal controllo onnipotente e sono confortati dal rispecchiamento emotivo.

PERSONALITA’ NARCISISTICHE

Personalità organizzate intorno al mantenimento della propria autostima tramite le

conferme provenienti dall’esterno, grado sproporzionato di preoccupazione per sé;

soggetti preoccupati di come appaiono agli altri; sembrano mancare di qualcosa (patologia non

del tutto spiegabile tramite il modello del conflitto, piuttosto tramite quello del deficit).

Sono accomunati da un senso di inadeguatezza, vergogna, debolezza, inferiorità; si

sentono spesso soggettivamente vuoti, temono di non essere adeguati, rimuginano in

21

continuazione su risorse visibili (fama, ricchezza) (la Persona di Jung- la parte di sé che si mostra

al mondo- diventa più reale ed autentica dell’essere).

Freud: narcisismo primario, il bambino investe su se stesso prima che sugli altri; idea rimessa

in discussione dalle ricerche successive che hanno offerto un nuovo modo di studiare tali

personalità per le delusioni precoci nella sfera relazionale, disturbo del Sé.

→compensazione

PULSIONE, AFFETTIVITA’ E TEMPERAMENTO

Scarse ricerche condotte sul tema poiché l’organizzazione narcisistica sembra creare meno

problemi a livello manifesto nella società (a differenza ad es della psicopatia); inoltre le

persone narcisistiche possono avere anche successo nella vita ed essere apprezzate per

questo; la tendenza allo sfruttamento degli altri è valutata come competitività.

◦ Materiale derivato da osservazioni cliniche degli ultimi 30 anni in cui poco però è emerso rispetto

ai fattori temperamentali.

◦ Vergogna e invidia come emozioni principali; vergogna connotazioni di debolezza,

bruttezza, impotenza, è il sentimento di essere considerato cattivo o trasgressivo; il giudice è

al di fuori del Sé (diversa dal senso di colpa con cui molti analisti in passato l’avevano confusa:

il senso di colpa è infatti la convinzione di essere cattivo o di aver fatto una trasgressione; implica

un genitore interno critico, Super-Io e si accompagna al sentimento di una potenzialità a fare il

male); invidia soggetti convinti di mancare in qualcosa e persi nel timore di venire scoperti

nelle proprie debolezze che induce a invidiare quelli che sembrano soddisfatti o che possiedono

le risorse per colmare le loro lacune; a ciò si collega anche l’atteggiamento giudicante: se mi

sento carente e percepisco che all’altro non manca nulla cerco di distruggere ciò che l’altro ha

criticandolo.

Miller: soggetti costituzionalmente più sensibili ai messaggi emotivi non verbalizzati; bambini

dotati, più intelligenti che vengono inconsciamente usati dai genitori per mantenere la loro

autostima.

Kernberg: forte pulsione aggressiva congenita o mancanza costituzionale di tolleranza

dell’angoscia suscitata dagli impulsi aggressivi.

PROCESSI DIFENSIVI E PROCESSI ADATTIVI

▪ Idealizzazione e svalutazione come difese principali (complementari: quando il sé è

idealizzato gli altri sono svalutati e viceversa.

Kohut: Sé grandioso, per indicare il senso di ingigantimento e superiorità.

▪ Processo di classificazione per affrontare ogni questione di vita; 22

▪ Perfezionismo, perseguono ideali irrealistici e si convincono di averli raggiunti (esito

grandioso) o rispondono al fallimento con esito depressivo, non accettando i normali limiti.

Questo atteggiamento è destinato comunque a fallire: gli ideali per compensare difetti nel

senso di Sé percepiti con disprezzo risultano sempre irrealistici (e comunque nessuno è perfetto).

▪ Atteggiamento critico verso di sé o verso gli altri (espressione dell’ideale di perfezione) a

seconda che il Sé svalutato sia proiettato o meno;

▪ Spesso questi soggetti risolvono il loro problema di autostima considerando perfetto qualcun

altro (amante, maestro..) e identificandosi con quella persona.

RELAZIONI OGGETTUALI

▪ Incapacità di amare: OGGETTO-SE’, persone che alimentano il senso di identità tramite

ammirazione, conferma, approvazione e contribuiscono in modo determinante alla definizione

del Sé e al mantenimento dell’autostima; tutti ne hanno bisogno, altrimenti sarebbero pervasi

da un senso di vuoto; ma anche gli oggetti-sé hanno i loro bisogni: la persona narcisista invece

necessita talmente degli oggetti-sé che trascura tutti gli altri elementi del rapporto, è come se

investissero tutta la loro energia nel considerarli come estensioni narcisistiche che li rassicurino

nel proprio valore (messaggi ambigui: profondo bisogno dell’altro ma amore superficiale).

▪ Moli analisti affermano che questi soggetti si comportano così perché a loro volta sono stati

usati come appendici narcisistiche (Miller), cosa che ha condotto alla formazione di un Falso Sé

(Winnicott): soggetti importanti per i genitori non per ciò che erano veramente, ma per la

funzione che svolgevano, genitore che vede nel bambino il soggetto che realizzerà tutte le sue

ambizioni fallite e lo ricoprirà di una gloria riflessa.

▪ Atmosfera familiare di continua valutazione: se sul figlio vengono riposte aspettative vitali

per l’autostima del genitore, qualora fallisca verrà (direttamente o indirettamente) criticato. I

bisogni narcisistici dei genitori nei confronti del figlio creano l’incapacità dello stesso di

distinguere tra i propri sentimenti e gli sforzi di compiacere e impressionare gli altri.

▪ In terapia occorre aiutare questi pazienti ad accettare gli altri senza giudicarli né sfruttarli e

ad esprimere sentimenti sinceri senza vergognarsi.

IL SE’ NARCISISTICO

▪ Senso di falsità, vergogna, invidia, vuoto o incompletezza, bruttezza, inferiorità e le loro

controparti compensatorie quali ipocrisia, orgoglio, disprezzo,autosufficienza difensiva, vanità,

superiorità. - Kernberg: stati dell’Io opposti, definizioni di Sé grandiose – totalmente buono- e

immagini di vuoto – totalmente cattivo. 23

▪ Timore della frammentazione del sé interiore: paura di essere messi da parte, di

perdere improvvisamente l’autostima o la coesione del Sé, percezione di avere un’identità troppo

debole per tenerla insieme e tollerare le tensioni; spesso questo timore è spostato su una

preoccupazione per la salute fisica, da qui pensieri ipocondriaci e paura di morire.

▪ Diniego di rimorso e gratitudine: conseguenza del perfezionismo, il rimorso per un’azione

commessa implica l’ammissione di un difetto, così come la gratitudine per un aiuto ricevuto

significa riconoscere il bisogno e quindi la propria limitatezza e fallibilità; perciò scuse e

ringraziamenti vengono banditi con notevoli ripercussioni sulle relazioni sociali.

TRANSFERT E CONTROTRANSFERT

▪ T. Fenomeni oggetto-sé.

Forti reazioni nei confronti del terapeuta, transfert svalutativi o idealizzanti molto intensi

ed egosintonici (il soggetto è convinto di idealizzare il terapeuta in quanto realmente

meraviglioso, come allo stesso modo lo svaluta perché crede sia sul serio di poca rilevanza).

Queste reazioni però provocano poco interesse nei pazienti, non capiscono perché il clinico vi

presti attenzione.

▪ C. Effetto disumanizzante, sensazione di essere usati, sminuiti, il terapeuta si sente

ignorato come persona reale; mancanza di contatto, noia, sonnolenza, irritabilità,

sensazione di non essere presenti nella stanza.

Tutte queste reazioni sono frutto del particolare tipo di transfert suscitato dai soggetti

narcisisti: invece di proiettare sul terapeuta uno specifico oggetto interno (es un genitore,

terapeuta come padre o madre, ecc.) esteriorizzano un aspetto del proprio Sé,

proiettano la parte grandiosa o svalutata del proprio Sé; in questo modo il terapeuta

diventa il contenitore del processo interno di mantenimento dell’autostima, diventa

un oggetto-sé e non una persona separata percepita come una figura del passato.

IMPLICAZIONI TERAPEUTICHE

▪ Pazienza (tollerare le reazioni controtransferali di noia e demoralizzazione; inoltre non si può

cambiare rapidamente la psicologia dei pazienti narcisisti); e accettazione delle imperfezioni

umane il che implica ammettere gli errori da parte dello stesso terapeuta che è di beneficio in

quanto fornisce un modello di come si possa mantenere l’autostima anche ammettendo le proprie

imperfezioni (mentre questi pazienti non ammettono i propri errori e cercano anzi di

nasconderli a chi potrebbe scoprirli). 24

▪ Formulare in modo sensibile gli interventi in quanto la relazione con questi soggetti è sempre

molto delicata poichè non tollerano di trovarsi in situazioni in cui la loro autostima sia minacciata.

▪ Rieducare all’interdipendenza umana promuovendo l’espressione dei propri bisogni: per

questi soggetti risulta impossibile chiedere aiuto perché significherebbe mostrare una

debolezza, gli altri però non riescono a capire intuitivamente i loro bisogni, ragione per cui si

persuadono che le persone che li circondano siano solo insensibili.

▪ In realtà tuttavia la tecnica appropriata per questi pazienti risulta incerta (disputa Kohut-

Kernberg).

DIAGNOSI DIFFERENZIALE

◦ Reazioni narcisistiche: non rappresentano modelli automatici indipendenti dalla situazione

concreta, si tratta bensì di modi di far fronte a situazioni che mettono in crisi il senso di

identità e minacciano l’autostima, derivano cioè da fattori situazionali.

◦ Personalità psicopatica: vedi cap. precedente e pag. 208

◦ Personalità depressiva: le persone caratteriologicamente depresse sono “piene” di

interiorizzazioni critiche e rabbiose, percepiscono la realtà del proprio Sé come cattivo; invece

le persone narcisisticamente depresse sono soggettivamente vuote, si sentono prive di un Sé

sostanziale.

◦ Personalità ossessivo-compulsiva: la ricerca della perfezione del narcisista lo induce a porre

molta attenzione ai particolari, elemento che lo accomuna con l’ossessivo-compulsivo.

◦ Personalità isterica: le persone con organizzazione isterica usano difese narcisistiche, hanno

un comportamento marcatamente esibizionistico e nelle relazioni passano dall’idealizzazione

alla svalutazione; tuttavia sono capaci di amore e le preoccupazioni per il Sé sono legata

all’angoscia e non alla vergogna. Infine traggono beneficio dai transfert oggettuali (e non

fenomeni oggetto-sé). PERSONALITA’ SCHIZOIDE

Vasta gamma: dal paziente ospedalizzato al genio creativo (molti analisti continuano ancora a

considerare la diagnosi di personalità schizoide e schizotipica come versioni non psicotiche del

carattere schizoide e quelle di schizofrenia, disturbo schizoaffettivo e schizofreniforme come

livelli psicotici del funzionamento schizoide).

PULSIONE, AFFETTIVITA’ E TEMPERAMENTO

▪ Soggetti iperattivi e facilmente sovrastimolabili, forte sensibilità innata e

→ipersensibilità

conseguente evitamento degli stimoli. 25

▪ Bambini che si ritraggono e si irrigidiscono all’abbraccio dei genitori, ma anche scarsa

corrispondenza dei genitori.

▪ Problemi di livello orale: paura di essere inglobati, assorbiti, ingoiati.

▪ Il mondo esterno appare pieno di minacce di distruzione e distorsione contro la propria

individualità e sicurezza ritiro, ricerca di soddisfazioni nella fantasia, rifiuto del

mondo corporeo. Provano angoscia per la loro sicurezza di base e così si nascondono,

fuggono nell’immaginazione.

▪ Mancanza di difese comuni, contatto immediato con molte reazioni emotive che sembrano la

causa dell’alienazione: non ricevono cioè conferma delle loro capacità emotive, intuitive e

sensoriali, capacità di percepire ciò che altri ignorano, gli altri non vedono ciò che la persona

schizoide vede. Spettatori, osservatori esterni, outsiders.

▪ Scissione tra Sé – mondo esterno e fra Sé percepito – desiderio.

PROCESSI DIFENSIVI E PROCESSI ADATTIVI

▪ Ritiro di tipo autistico nel mondo interiore dell’immaginazione, della fantasia; ma

anche proiezione, introiezione, idealizzazione e svalutazione e altre difese che si originano in

fasi in cui il Sé e l’altro non sono ancora differenziati psicologicamente; tra le difese più mature

c’è l’intellettualizzazione.

▪ Creatività come capacità adattiva:gli schizoidi più sani trasformano le proprie risorse in

opere d’arte, innovazioni, ecc. (per essere “artisti” occorre essere fuori dalle convenzioni),

mentre i più disturbati restano imprigionati nel terrore e nell’alienazione.

Obiettivo primario della terapia: sublimazione della chiusura autistica in attività

creativa.

RELAZIONI OGGETTUALI

▪ Ambivalenza circa l’attaccamento, dilemma cronico “dentro-fuori”: soggetto che

desidera l’intimità ma sente costantemente la minaccia di essere inghiottito dagli altri, cerca la

distanza per garantire la sua sicurezza e separatezza, ma allo stesso tempo si lamenta della

propria alienazione e solitudine.

▪ Influenza del tipo di educazione, contenuto e grado del coinvolgimento genitoriale:

genitori invadenti, troppo coinvolti e presenti; madre seduttiva o trasgressiva e padre critico o

impaziente; - comunicazioni contraddittorie e ambigue, doppio legame con messaggi

emotivamente equivoci: il bambino ricorre al ritiro per proteggere il Sé da livelli di confusione,

rabbia e disperazione; frequenti anche storie di deprivazione precoce, infanzia caratterizzata

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher paulweston di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Strumenti di Valutazione della Personalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Parolin Laura.

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