Estratto del documento

Urbanistica

Corso tenuto dalla professoressa Francesca Leder – A.A. 2021-22

Appunti presi da Federica Moscatelli

Indice

  • Lezione 1 – Introduzione del corso
  • Lezione 2
  • Conferenza con Francesco Erbani
  • Lezione 3
  • Lezione 4
  • Lezione 5
  • Lezione 6
  • Lezione 7
  • Lezione 8
  • Conferenza del professore G. Franz
  • Lezione 9 – Londra
  • Lezione 10 – Parigi
  • Lezione 11 – Vienna
  • Lezione 12 – Amsterdam
  • Lezione 13 – Barcellona
  • Lezione 14 – Berlino
  • Lezione 15 – Copenaghen e Stoccolma
  • Lezione 16 – La nuova frontiera urbana nell’America del New Deal

Lezione 2 - 9 marzo 2022

Bernard Rudofsky: accenni biografici e stilistici

Bernard Rudofsky sostiene che l’architettura esiste anche senza architetti. Chi è Bernard Rudofsky? Eccentrico viaggiatore, cittadino del mondo, architetto. Usò molto la fotografia. Vive nell’Impero austro-ungarico, quindi in un clima ricchissimo di stimoli culturali e artistici. Fece il groundtour (viaggio che gli intellettuali dell’epoca facevano a scopo formativo; lui però segue un itinerario originale, non convenzionale; va ad indagare l’architettura “non firmata”, l’architettura senza architetti, l’architettura su cui non ci si sofferma di solito, l’architettura capace di trasmettere qualcosa anche se non c’è stato qualcuno che “ci ha ragionato”). È una figura estremamente moderna nonostante sia nato all’inizio del 900. Persona che viene dal nord, dall’Austria, che ha sempre sentito una sorta di fascino di attrazione nei confronti del Mediterraneo.

Rudofsky (così come altri architetti, tipo Giovanni Michelucci o L. Quaroni) va alla ricerca di architetture più sconosciute. Nel '38, con l’avvento delle leggi razziali, emigra in America latina e lascia l’Italia. Non ci sono architetture standardizzate che vanno bene per tutti i luoghi; l’architettura deve tener bene conto del contesto. Non fece tanti progetti perché non aveva il titolo ufficiale di architetto e quindi doveva lavorare un po' nelle retrovie. Nell’ultima parte della sua vita starà a New York, dove morirà.

Opere

  • Casa Oro (con L. Cosenza, Napoli, 1934-1937)
  • Albergo a Capri (con G. Ponti, 1937): Si tratta di un albergo con struttura diffusa, quindi una struttura piuttosto moderna, molto integrata con il contesto e con la natura circostante. Trasforma spazi esterni in spazi interni. Edifici a corte, la corte esterna funge da una ulteriore stanza dell’edificio, una sorta di stanza a cielo aperto.
  • Mostra fotografica al MoMa intitolata “architetture senza architetti” in cui parla di architetture usando la fotografia. Mette insieme punti di contatto assolutamente disparati, ad esempio costruire villaggi in contesti molto complicati dal punto di vista orografico, tipo alta collina; oppure le così dette città barca, le città sull’acqua. Mettere insieme immagini diverse per dire che la costruzione delle città sono molto più vicine di quanto noi pensiamo; noi siamo abituati a parlare di architettura italiana, architettura spagnola, ecc. ma Rudofsky vuole scardinare proprio questa visione, questa tendenza a separare e classificare poiché in realtà tutta questa differenza non c’è.

Cities without planner?

Ma allora è altrettanto possibile affermare che le città vivono senza urbanisti?

Libri

  • “Ordine e disordine nella città contemporanea” di Francesco Indovina.

Un pianificatore urbano (o “urban designer”) ≠ urbanista. Il planner è un urbanista che si occupa di pianificazione, organizza il territorio, ragiona sui servizi. Punto di vista più ampio dell’urbanista.

Ordine

L’urbanistica si occupa di organizzare lo spazio, ovvero capire come e dove è possibile realizzare un qualche cambiamento; organizzare lo spazio significa dettare un ordine diverso dal preesistente. Non si tratta di un ordine fisico, ma anche sociale, culturale e politico: dunque una combinazione di un ordine concreto (materiale) e di un ordine simbolico (immateriale). Ne è un esempio Mileto “pianificata” da Ippodamo, il primo in assoluto a teorizzare la necessità di costruire la città secondo schemi planimetrici regolari. Ippodamo capovolge il modo di approcciarsi all’edificazione urbana in uso all’epoca: prima si progettano le strade e poi gli edifici. Lo scopo non è solo di avere città più ordinate e quindi meglio governabili, ma anche una più precisa suddivisione sociale, politica e religiosa. La città è anche lo specchio dell’organizzazione sociale, dei ruoli e delle gerarchie.

→ Esempio di città pianificata: Torino, Barcellona, New York. Parliamo di città organizzate strutturalmente e funzionalmente secondo il principio dell’ordine in epoche varie. Osservando Torino possiamo riconoscere il perimetro della città romana che fu il nucleo, la matrice da cui poi nascerà la città com’è oggi. Di Barcellona vediamo il piano progettato da Cerdà, mentre di New York vediamo Midtown Manhattan. Oppure possiamo parlare di Palmanova in epoca rinascimentale. Oppure anche di Ferrara (dopo l’ampliamento erculeo ad opera di Biagio Rossetti) o Lisbona (terremoto, maremoto, incendio e poi ricostruzione del 1851).

Esempi di città pianificata, i modelli

  • La città giardino pensata da E. Howard. Tentativo di costruire delle città satellite che costruissero una sorta di cintura verde attorno alla città vera e propria; delle piccole città satellite più lontane dal centro, immerse nel verde. La città giardino in realtà ha un grande successo ad oggi, ma si parla di un modello in parte diverso da quello che immaginava Howard.
  • La città lineare pensata da Arturo Soya I Mata. Egli progetta la città lineare guardando a Madrid. La strada come generatore di sviluppo; lungo la strada si crea una sorta di insediamento che compone la città vera e propria. Dall’alto sembra un impianto piuttosto organico perché ricorda quasi un millepiedi.
  • La città industriale di Tony Garnier. Garnier è un artista, studia pittura e dopo architettura. Si dedica a rimettere in ordine la sua città, ovvero Lione.
  • La città razionalista di Le Corbusier. L’idea è quella di concentrare il costruito in alcuni punti, decidere con molta precisione dove vanno le strade e dove va il costruito per lasciare più spazio libero possibile.
  • La Brodeacre city di F. L. Wright. Richiamano un po’ la città giardino di Howard. La città come ordine, organizzata sulla misura dell’acro secondo la maglia ortogonale ma anche secondo l’idea delle diagonali che permettono di organizzare lo spazio anche visivo in maniera diversa dalla rigida maglia ortogonale. L’organizzazione si adatta al paesaggio.
  • La velotopia di Steve Fleming. Città piuttosto schematica. Città a misura di spostamenti in bicicletta. Una città che si organizza per parti, che si basa principalmente sull’uso del mezzo pubblico, del car-sharing, sulla riduzione del numero di automobili. Una città che segue questo modello è sicuramente Barcellona.
  • Le città con una serie di quartieri anonimi come New York. L’idea di arterie autostradali che attraversano la città che obbligano la demolizione di parti di città e di paesaggio per poter fare spazio a queste grandi strade. Città che demoliscono tutto ciò che intralcia, non si adattano al territorio. Robert Moses è un po' l’ideatore della pianificazione urbana di New York. Le strade sono viste come direttrici per nuovi sviluppi urbanistici, per nuove costruzioni. Il progetto della Lower Manhattan Expressway.
  • Jane Jacobs si scontrò con questo modello, criticherà molto R. Moses in quanto lei è contro la demolizione. Grove Street nel West Village era una di quelle strade che avrebbero dovuto essere demolite e sparire. La High Line invece doveva essere una grande strada e invece tutti sappiamo cos’è oggi (un grande corridoio verde in mezzo ad un ambiento in cui tutto è cemento, tutto è industria. È un luogo pubblico, aperto a tutti.)
  • La città non pianificata, Matera fine anni '40. Organizzata secondo il principio dell’ordine non codificato. Spazi della socializzazione aperti, case piccole e anguste; la casa esce dal suo elemento fisico e sfrutta gli spazi collettivi esterni.

→ Libri “Città dei ricchi e la città dei poveri” di Bernardo Secchi, che ci parla delle “gated community” (tipo Rio De Janeiro o Città del Messico).

Lezione 3 – 16 marzo 2022

Imparare l’urbanistica

L’urbanistica come frutto di dialettica tra diverse discipline: economiche, giuridiche, sociali, ecologiche e ambientali, storico-culturali. Non esiste una definizione unica.

→ Giovanni Astengo (1915-1990) definisce l’urbanistica come una “disciplina che studia i fenomeni urbani” con un fine “progettuale” legato allo sviluppo di quelle stesse discipline da cui nasce. La “pianificazione passa attraverso l’interpretazione, il riordino e il risanamento di aggregati urbani già esistenti mediante la disciplina della loro crescita sia attraverso l’eventuale progettazione di nuovi aggregati, sia attraverso la riforma e la riorganizzazione ex novo. Nel 1970 istituisce il primo corso di laurea in Italia di urbanistica. La pianificazione è principalmente economica che si trasforma poi in pianificazione territoriale, che arriva solo in seguito. Urbanistica può mantenersi su un livello più tecnico ma porta anche a risvolti pratici di riqualificazione urbana.

→ Francoise Choay (1925) è stanca dell’urbanistica che lei definisce come “avvento di una nuova relazione tra l’uomo occidentale e l’organizzazione delle due città”. Ciascuna cultura europea ha una caratterizzazione particolare nel modo di concepire l’urbanistica.

→ Leonardo Benevolo (1923-2017), architetto di formazione con forte interesse verso le indagini sociali per un progetto per rigenerazione di Paesi abruzzesi danneggiati dalla guerra (linea Gustav). Interventi estremamente isolati; distruzione di edifici e vie di comunicazione. “Urbanistica moderna non nasce contemporaneamente di processi teorici ed economici, ma si forma in un tempo successivo, quando gli effetti quantitativi delle trasformazioni in corso sono divenuti evidenti ed entrano in conflitto tra loro. Questa è una critica all’urbanistica in Italia: al contrario delle altre città europee molto spesso si occupa dei problemi solo dopo averne visto gli effetti.

L'evoluzione dell'insegnamento e delle strutture dedicate

  • → 1907: Primo seminario di progettazione urbana a Berlino. La città stava pensando ad un progetto di rivoluzione urbana. Si ragiona per dare della città un nuovo perimetro. Ridefinizione degli spazi del centro storico e delle periferie con la conseguente riorganizzazione delle vie di comunicazione.
  • → 1909: Primo corso di Civic Design a Liverpool.
  • → 1923: Primo corso di city planning ad Hannover.
  • → 1970: Primo corso di laurea di urbanistica alla IUAV.

Inaugurazione del dipartimento di civic design voluto da Charles Relly con l’aiuto economico dell’industriale filantropo W.H. Dever.

→ William Hesnth Lever imprenditrice di grandissima fama che apre con i fratelli un’azienda internazionale di saponi chiamata “Lever Brothers”, oggi “Unilever”. Nel 1888 costruisce la Port Sunlight, una città giardino per circa 3500 persone costruita in una zona limitrofa alla sua industria; villaggio operaio che si presenta come una città borghese per le sue operazioni progettuali. La Lever presenta il suo progetto come parte di una proprietà condivisa: buona pratica d’intervento sul tema delle città giardino. Oltre al benessere architettonico dato dalla presenza di soluzioni come palestre, piscine all’aperto, sale concerti, alle donne di famiglie viene offerto di insegnare lavori di servizio ecc. affinché possano prendere parte di lavoro nell’industria.

→ Primo Department of Civic Design al mondo con cattedre direttamente pagate da Lever (Lever Chair). Lo stesso pagherà anche la pubblicazione della rivista disponibile ancora oggi “Town Planning Review”.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FediM181 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Ferrara o del prof Leder Francesca.
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