La legge urbanistica del 1865
1865: 1° legge urbanistica: legge 2359 del 1865. Prevede il Piano Regolatore, pur nascendo per regolamentare le espropriazioni per pubblica utilità. Riconosce il necessario approccio pubblico al tema della pianificazione urbanistica, attraverso la previsione di vincoli all’uso privato del territorio o anche totale esclusione del privato (per opere pubbliche). In questo secondo caso, prevede lo strumento dell’espropriazione con indennizzo.
Prevede anche gli strumenti di Piani Regolatori edilizi (per le aree già urbanizzate) e i Piani di Ampliamento (per la trasformazione ad uso urbano di aree esterne al nucleo già urbanizzato) affidati ai Comuni; durata di 25 anni, carattere esecutivo (contenuto dettagliato anche a livello tipologico/planovolumetrico) in realtà, sono assimilabili agli attuali piani attuativi o esecutivi.
Obbiettivi di tali piani (unicamente pubblici): risanamento delle città, ampliamento della rete viaria e sanitario; manchevoli però di un indirizzo di assetto finale e sfruttamento razionale del suolo (accettabile all’epoca, ma non oggi quando è necessario preoccuparsi dello sfruttamento delle risorse).
La legge urbanistica del 1942
1942: legge urbanistica 1150/42; promossa da Calza Bini (corporazione degli architetti fascisti, che vedono la possibilità di impiego pubblico moltiplicarsi) e Gorla; prevede i nuovi strumenti urbanistici ma non i contenuti.
Piano Regolatore Generale (PRG)
Strumento di pianificazione di livello comunale (anche se in teoria prevedeva un Piano Territoriale di Coordinamento tra i Piani Regolatori Generali dei Comunali, mai attuato fino al '75); progetto di assetto pubblico della città e del territorio urbano: è generale in quanto riguarda l’intero territorio comunale e perché si limita alle caratteristiche di massima (quote, altezze, tipologie).
Iter di approvazione
- Proposto dalla corporazione di tecnici
- Adottato dal Consiglio Comunale (organismo più collettivamente rappresentativo della società locale)
- È pubblicato per 30 giorni e nei 30 giorni successivi sono raccolte le osservazioni delle corporazioni sociali (oggi anche i singoli privati, non è garantito il carattere d’interesse generale e pubblico dell’osservazione).
- Valutate le osservazioni (accolte o respinte), il Consiglio Comunale approva il PRG e lo invia all’approvazione dei Lavori pubblici.
Nota bene: Una volta approvato il PRG vige a tempo indeterminato, sia nei vincoli di uso pubblico (quali parti del territorio comunale devono essere destinati ad uso pubblico) sia nei vicoli quantitativi e funzionali all’uso privato.
Piano Particolareggiato di esecuzione (PPe)
Seconda fase, sempre di iniziativa pubblica, consiste nel progetto del disegno urbano. Sempre pubblicato e sottoposto alle osservazioni delle corporazioni sociali e in più alle opposizioni delle proprietà interessate. Ha validità decennale per la sua esecuzione (ovvero attraverso la facoltà espropriativa), ma a tempo indeterminato quanto all’obbligo dei privati di realizzare i propri edifici seguendo le prescrizioni progettuali del piano.
Piano di Fabbricazione (PdF)
Possibilità per i comuni di minore importanza di allegare al Regolamento edilizio (già previsto dalla legge 2359 del 1865) un allegato grafico (PdF) in cui venga indicato in quali parti del territorio si applichino le disposizioni del Regolamento Edilizio stesso. Il PdF ha un iter di approvazione più esile (solo approvazione Consiglio Comunale e pubblicazione sull’albo Pretorio, no osservazioni e controdeduzioni) nel corso degli anni '50 e '60 i Comuni non obbligati ad approvare un PRG preferirono utilizzare questo strumento, ma indicando all’interno del PdF le aree ad uso pubblico e quindi non edificabili, procedura riconosciuta come legittima in un’epoca, poi nuovamente limitata.
Commissione edilizia
Istituita e disciplinata dal Regolamento edilizio, è un organo tecnico consultivo, con il compito di esprimere un parere tecnico ma non vincolante sulla conformità dei piani urbanistici e dei progetti edilizi al PRG e ai Regolamenti edilizio stesso. Ulteriore volontà di affidare la pianificazione urbanistica ai tecnici (quindi all’epoca alle corporazioni); obbligatoria fino a dopo Tangentopoli, quando la sua istituzione diviene facoltativa (fatta eccezioni per alcuni ambiti es. paesaggio, barriere architettoniche).
Il dopoguerra
Dopo la fine della guerra, la necessità di ricostruire velocemente le città distrutte dai bombardamenti rese impossibile l’applicazione della legge 1150/42 (per i tempi troppo lunghi e la complessità delle procedure per l’approvazione degli strumenti urbanistici), si ricorse invece a strumenti di emergenza per la ricostruzione. A partire dagli anni '50 e '60 le trasformazioni urbane in corso, determinate dalla ripresa economica, furono affrontate attraverso la prassi delle convenzioni, accordi diretti tra enti pubblici e privati proprietari, in assenza di qualunque progetto complessivo di assetto della città. Il comune vincolava quindi l’emissione di licenze edilizie alla realizzazione da parte del privato di opere di...
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