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Tutela consumatore telematico, Diritto dell'informatica Appunti scolastici Premium

Appunti vertenti sulla tutela del consumatore telematico che integrano le letture e le spiegazioni fornite al corso di Diritto dell'informatica tenuto dalla docente Perlingieri con ricerche personali, con parallelo richiamo alle norme del codice del consumo.

Esame di Diritto dell'informatica docente Prof. C. Perlingieri

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ESTRATTO DOCUMENTO

l’

- Con riferimento, poi, alla disciplina riservata ai contratti del commercio elettronico,

art 12 del d. lgs. 70/2003 stabilisce che il prestatore, oltre agli obblighi stabiliti dal codice

del consumo in tema di contratti a distanza (art 52 cod. cons.), deve fornire in modo chiaro,

comprensibile ed inequivocabile, prima dell’ inoltro dell’ ordine da parte del destinatario del

servizio (consumatore e non), le informazioni riguardanti:

a) le varie tecniche da seguire per la conclusione del contratto;

b) il modo in cui il contratto sarà archiviato e le relative modalità d’ accesso;

c) i mezzi tecnici a disposizione del destinatario per individuare e correggere gli errori di

inserimento dei dati prima dell’ inoltro dell’ ordine;

d) gli eventuali codici di condotta cui il prestatore aderisce;

e) le lingue a disposizione per concludere il contratto;

f) gli strumenti di composizione delle controversie.

Tale norma è inderogabile solo se il contratto è concluso con un consumatore; se invece è

stipulato tra due imprenditori, è possibile derogarvi con specifico accordo.

Tale norma non si applica ai contratti conclusi esclusivamente mediante scambio di mail.

l’ art 13 del d. lgs.

- Con riferimento, infine, alla conclusione del contratto telematico,

“le

70/2003 stabilisce, al co1, che norme sulla conclusione dei contratti si applicano anche

nei casi in cui il destinatario di un bene o di un servizio della società d’ informazione inoltri

il proprio ordine per via telematica”; in altre parole, per la disciplina del contratto telematico

si richiamano le norme del codice civile in materia di contratto tra assenti.

La norma poi aggiunge, al co2, che “salvo differente accordo tra parti diverse dai

consumatori, il prestatore deve, senza ingiustificato ritardo e per via telematica, accusare

ricevuta dell'ordine del destinatario contenente un riepilogo delle condizioni generali e

particolari applicabili al contratto, le informazioni relative alle caratteristiche essenziali del

bene o del servizio e l'indicazione dettagliata del prezzo, dei mezzi di pagamento, del

recesso, dei costi di consegna e dei tributi applicabili”.

Con riferimento a tale norma, ci si è posti in dottrina il problema di stabilire la natura dell’

ordine e della ricevuta: alcuni sostengono che l’ ordine costituirebbe una proposta e la

ricevuta rappresenterebbe l’ accettazione della stessa; altri invece, ritengono che lo schema

contrattuale ricorrente in tali ipotesi sia quello dell’ offerta al pubblico per cui l’ ordine

corrisponderebbe ad accettazione (ex art 1336 cc) e la ricevuta sarebbe un mero atto post

negoziale.

Al co 3 si prevede che “l'ordine e la ricevuta si considerano pervenuti quando le parti alle

quali sono indirizzati hanno la possibilità di accedervi”.

Infine, il co 4 chiarisce che le disposizioni di cui ai commi 3 e 4 non si applicano ai contratti

conclusi mediante lo scambio di mail.

La disciplina appena delineata sulla tutela del cyberconsumatore, deve però oggi rileggesi alla luce

di una nuova direttiva comunitaria, la n. 83/2011,sui contratti conclusi fuori dai locali commerciali

e sui contratti a distanza, la quale dovrà essere recepita entro il 13 dicembre 2013.

Inoltre, è bene sottolineare che bolle in pentola una proposta di regolamento sulla vendita, anch’

essa destinata, qualora dovesse essere approvata, a riformare profondamente questa normativa.

Qual’ è la ragione ispiratrice della direttiva?

Sicuramente, l’ intervento del legislatore comunitario cerca di migliorare il sistema e il livello di

tutela del cyberconsumatore, in considerazione delle insidie cui egli è esposto nella contrattazione

on line.

Se questo è l’ obiettivo, v’ è da dire che in realtà la direttiva risulta frutto di un compromesso tra la

categoria dei consumatori e quella dei professionisti e non soddisfa appieno nessuna delle due.

Quali sono le novità contenute nella direttiva? 6

A) Innanzitutto, si prevede una maggiore trasparenza dei prezzi nella fase di conclusione del

rispetto alle cd “trappole costo” (cioè l’

contratto rispetto ai costi nascosti). Infatti, art 6

stabilisce che:

“Prima che il consumatore sia vincolato da un contratto a distanza o negoziato fuori dei

locali commerciali o da una corrispondente offerta, il professionista fornisce al consumatore

le informazioni seguenti, in maniera chiara e comprensibile: …

e) il prezzo totale dei beni o dei servizi, comprensivo delle imposte o, se la natura dei beni o

servizi comporta l’impossibilità di calcolare ragionevolmente il prezzo in anticipo, le

modalità di calcolo del prezzo e, se del caso, tutte le spese aggiuntive di spedizione,

consegna o postali e ogni altro costo oppure, qualora tali spese non possano

ragionevolmente essere calcolate in anticipo, l’indicazione che tali spese potranno essere

… se

addebitate al consumatore i costi totali non possono essere ragionevolmente calcolati

in anticipo devono essere fornite le modalità di calcolo del prezzo;

i) se applicabile, l’informazione che il consumatore dovrà sostenere il costo della

restituzione dei beni in caso di recesso e in caso di contratti a distanza qualora i beni per loro

natura non possano essere normalmente restituiti a mezzo posta; …

q) se applicabili, l’esistenza e le condizioni di depositi o altre garanzie finanziarie che il

consumatore è tenuto a pagare o fornire su richiesta del professionista; … ”.

Inoltre, l’ stabilisce che “se un contratto a distanza che deve essere concluso con

art 8.2

mezzi elettronici impone al consumatore l’obbligo di pagare, il professionista gli comunica

in modo chiaro ed evidente le informazioni di cui all’articolo 6, paragrafo 1, lettere a), e), o)

e p), direttamente prima che il consumatore inoltri l’ordine. … Se il professionista non

osserva il presente comma, il consumatore non è vincolato dal contratto o dall’ordine”.

conseguenze previste per l’ ipotesi di inosservanza

Importanti sono le di questi obblighi (e

l’onere della prova relativo all’adempimento di questi obblighi di

considera che

informazione incombe sul professionista). In particolare, la violazione dell’ obbligo d’

informazione:

con riferimento ai costi di cui all’ art 6, comporta che questi vadano a carico dell’

-

imprenditore (art 6.6 “se il professionista non adempie agli obblighi di informazione sulle

spese aggiuntive o gli altri costi di cui al paragrafo 1, lettera e), o sui costi della restituzione

dei beni di cui al paragrafo 1, lettera i), il consumatore non deve sostenere tali spese o costi

aggiuntivi”);

con riferimento all’ avviso cui il professionista è tenuto ai sensi dell’ art 8, comporta

-

addirittura che il vincolo contrattuale non sorga affatto (che è poi la reale tutela per il

consumatore);

altre parole, si stabilisce che la violazione dell’ obbligo d’ informazione circa il prezzo

In

totale del prodotto impedisce di ritenere sorto il vincolo contrattuale, di modo che l’

acquirente-consumatore che non sia stato adeguatamente informato, non sarà vincolato al

contratto telematico. dell’ esecuzione del contratto informatico, l’

B) Spostandoci alla fase art 18 della direttiva

(norma corrispondente all’ art 54 cod. cons.) stabilisce, che “salvo

al paragrafo 1, che le

parti abbiano concordato altrimenti in merito al termine di consegna, il professionista

consegna i beni mediante il trasferimento del possesso dei beni al consumatore senza

indebito ritardo e comunque non oltre trenta giorni dalla conclusione del contratto” (= si

accorciano i tempi rispetto all’ per l’

art 54 cod. cons., il quale prevedeva come termine

adempimento quello dei trenta giorni dal giorno successivo all’ inoltro dell’ ordine da parte

del consumatore).

Per l’ ipotesi di inosservanza di tale obbligo, poi, il paragrafo 2 prevede che “se il

professionista non adempie all’obbligo di consegna dei beni entro il termine di cui al

paragrafo 1, il consumatore lo invita ad effettuare la consegna entro un termine

supplementare appropriato alle circostanze. Se il professionista non consegna i beni entro 7

diritto di risolvere il contratto” (= si prevede

detto termine supplementare, il consumatore ha

un meccanismo comportante la risoluzione di diritto per l’ ipotesi d’ inadempimento del

professionista).

Infine, si prevede che il meccanismo di cui al paragrafo 2 non si applica ai contratti di

vendita qualora il professionista abbia rifiutato di consegnare i beni o qualora la consegna

entro il periodo di consegna convenuto sia essenziale; in questi casi, se il professionista

omette di consegnare i beni al momento concordato con il consumatore o entro il termine di

cui al paragrafo 1, il consumatore ha diritto alla risoluzione del contratto ipso iure.

C) Inoltre, la direttiva precisa il momento del passaggio del rischio, argomento su cui la

l’

precedente normativa taceva: art 20 della direttiva, infatti, precisa che nei contratti in cui

il professionista spedisce i beni al consumatore, il rischio di perdita o danneggiamento dei

beni è trasferito al consumatore quando quest’ultimo ( o un terzo da lui designato)

acquisisce il possesso fisico dei beni. In realtà, non era fondamentale inserire una simile

previsione perché, in assenza di una specifica disciplina, si sarebbe comunque continuata ad

applicare la regola codicistica del passaggio del rischio al momento della conclusione del

all’ art 20 il pregio di migliorare la tutela del

contratto. Tuttavia, va riconosciuto

consumatore sotto il profilo probatorio in quanto l’ onere di provare l’ avvenuta consegna

del bene finisce per gravare sul professionista.

Con riferimento all’

D) esercizio del diritto di recesso, poi, gli artt 9 e ss. della direttiva,

rispetto alle corrispondenti norme del codice del consumo (artt 59 e 64 e ss. cod. cons.),

prevedono che:

1) il consumatore che decide di esercitare il diritto di recesso è tenuto a sostenere solo il

costo diretto della restituzione dei beni, purché il professionista non abbia concordato di

sostenerlo o abbia omesso di informare il consumatore che tale costo è a carico del

consumatore (art 14);

il termine per l’ esercizio del diritto di recesso è di 14 giorni a partire: in caso di contratti

2)

di servizi, dal giorno della conclusione del contratto; in caso di contratti di vendita, dal

giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico dei beni ovvero, in caso di beni

multipli ordinati dal consumatore con un solo ordine e consegnati separatamente, dal giorno

in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico dell’ultimo bene (art 9).

NB: pur trattandosi di un termine più lungo di quello previsto dal codice del consumo (nel

quale era di 10 gg), tale previsione normativa è stata comunque oggetto di critiche poiché di

fatto non migliora la tutela dato che aumenta il termine di soli 4 giorni.

3) per i contratti di fornitura di contenuto digitale non fornito su un supporto materiale, il

termine per il recesso è di 14 giorni a partire dal giorno di conclusione del contratto (art 9.2

Questa norma è importante in quanto è la prima ad occuparsi dei “contenuti digitali”.

lett c). agli acquisti di contenuto digitale è necessario leggere l’ art 9 in

Ebbene, con riferimento

combinato disposto con l’ art 16, lett. m) il quale sembra escludere la possibilità di recedere

dai contratti a distanza relativi alla fornitura di contenuto digitale mediante un supporto non

l’esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e con la

materiale (“se sua

sul contenuto di tale norma c’

accettazione del fatto che avrebbe perso il diritto di recesso”);

è dibattito in dottrina: fondandosi su di un’ interpretazione letterale

- Da un lato, il professore tedesco Lemann,

dell’ art 16, lett m, sostiene che comunque, anche in caso di acquisto di contenuti digitali

senza supporto materiale (es: downloading), sarebbe configurabile un diritto di recesso; tale

diritto sarebbe infatti escluso solo nel caso in cui sussistano cumulativamente due condizioni

e cioè (1) la circostanza che l’ esecuzione sia iniziata con accordo espresso del consumatore

e (2) l’ accettazione, da parte del consumatore (= Lemann legge “sua” come “del

consumatore” mentre per la prof.ssa va letto come “dell’ esecuzione”), del fatto che abbia

perso il diritto di recesso. 8

Dall’ altro, la professoressa Perlingieri sostiene che non sia affatto configurabile, in caso di

-

acquisto di contenuto digitale senza supporto materiale, un diritto di recesso, semplicemente

per il fatto che esso è materialmente impossibile data l’ inesistenza di meccanismi inversi al

inoltre, a ben vedere, l’ acquisto di contenuto digitale rende

downloading; impossibile

scindere la fase della conclusione da quella dell’ esecuzione del contratto (= il contratto si

conclude direttamente e proprio scaricando il file). I rimedi codicistici (recesso; risoluzione;

ecc) si dimostrano obsoleti rispetto alle nuove tecnologie e, come tali, non invocabili; per

questo motivo, la professoressa auspica che vengano presto ricercati nuovi strumenti di

tutela per il consumatore, adeguati stavolta ai meccanismi di acquisto del contenuto digitale.

Solo in questo modo, infatti, la tutela tecnologica potrebbe stare al passo con la tutela

codicistica.

Altro problema sui contenuti digitali è costituito dalla natura dei contratti che li hanno ad

oggetto, problema evidente già dalle norme in esame, dove il legislatore comunitario parla

indistintamente di vendita e fornitura:

- Lemann sostiene si tratti di vendita;

- la professoressa ritiene sia meglio parlare di contratti di fornitura, in modo da rende

applicabile anche la tutela della proprietà intellettuale.

4) in caso di violazione degli obblighi informativi sul diritto di recesso, il termine per

recedere è prorogato di 12 mesi (“ il periodo di recesso scade dodici mesi dopo la fine del

periodo di recesso iniziale”, art 10) mentre l’ art 65, co 3, cod. cons prevedeva un

prolungamento solo di 60 o 90 gg.

5) in caso di recesso, il professionista è tenuto a rimborsare tutti i pagamenti ricevuti dal

consumatore senza indebito ritardo e comunque non oltre 14 gg (mentre l’ art 64 cod. cons.

parlava di 30 gg) dal giorno in cui è stato informato della decisione del consumatore di

recedere (art 13); il consumatore, dal canto suo, è tenuto a restituire i beni senza indebito

ritardo e in ogni caso entro 14 gg (mentre l’ art 67 cod. cons. parlava di 10 gg) dal giorno in

cui ha comunicato al professionista la sua decisione di recedere dal contratto (art 14).

A chi possono rivolgersi i consumatori in caso di violazione delle norme poste a loro tutela?

Possono rivolgersi all’ Autorità garante della concorrenza e del mercato (cd Antitrust).

Si tratta di un’istituzione indipendente, che prende le sue decisioni sulla base della legge, senza

possibilità di ingerenze da parte del Governo né di altri organi della rappresentanza politica.

Essa ha i compiti di :

a) garantire il rispetto delle regole che vietano intese anticoncorrenziali tra imprese, abusi di

posizione dominante e concentrazioni in grado di creare o rafforzare posizioni dominanti

dannose per la concorrenza.

b) (dal 2007) tutelare i consumatori (e dal 2012 anche le microimprese) dalle pratiche

commerciali scorrette esercitate dalle imprese e dalla pubblicità ingannevole, inibendone la

continuazione ed eliminandone gli effetti.

Con riferimento a quest’ ultimo aspetto, che è quello che ora più ci interessa, è importante

realtà i poteri sanzionatori attribuiti all’ Autorità si siano rivelati

sottolineare come nella

insufficienti a realizzare una effettiva tutela dei consumatori. Possiamo a tal proposito considerare,

a titolo esemplificativo, una sentenza della stessa Autorità del 28 marzo 2012: era accaduto che il

sito privateoutlet.com non avesse corrisposto a diversi utenti, i rimborsi relativi a merce non

recapitata; ebbene, l’ Autorità aveva quindi disposto l’ oscuramento del sito; a questo punto, i legali

della società, che nel frattempo aveva avviato le pratiche di rimborso, chiesero e ottennero la revoca

di tale provvedimento cautelare; tuttavia, l’ Autorità nell’ accordare il ripristino dei siti, aveva

home page l’ avvertenza

ritenuto opportuno obbligare gli stessi a inserire nella propria del

provvedimento cautelare emesso nei loro confronti, obbligo che è stato poi puntualmente disatteso.

Ciò è accaduto proprio perché l’ art 27 cod. cons. prevede, per l’ ipotesi di inottemperanza a quanto

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AUTORE

giusyci

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giusyci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'informatica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Perlingieri Carolina.

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