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Turismo Culturale

Appunti di diritto del turismo sul turismo culturale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Sau dell’università degli Studi Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm, facoltà Comunicazione relazioni pubbliche e pubblicità. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto del turismo docente Prof. A. Sau

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La definizione di bene culturale ha 3 caratteristiche:

1. Materialità: sono beni culturali beni immobili (tutte le cose naturalmente e artificialmente legate

al terreno: suolo, sorgenti, edifici..) e mobili (tutte le altre cose) che si possono toccare con

mano.

2. Pluralità: non esiste un solo tipo di bene culturale ma più tipi che sono quelli individuati

nell’art 10.

3. Tipicità: dal punto di vista giuridico perché un bene culturale sia tale è necessario che esso sia

riconosciuto dalla legge o dall’amministrazione. Sono beni culturali solo quelli indicati come tali

dall’amministrazione.

Questi tre elementi permettono di capire ciò che non è bene culturale: sono esclusi tutti quei beni

privi di un substrato fisico (opere della musica, opere della scienza..); sono esclusi tutte quelle

espressioni artistiche che fanno parte del patrimonio popolare (balli popolari, canzoni popolari..).

Nell’art 7 bis il legislatore dice che se le espressioni del patrimonio popolare presentano

espressioni di materialità allora queste possono essere ascritte al patrimonio culturale.

Rimangono fuori dal codice anche le attività culturali: tutte quelle attività che sono indirizzate alla

diffusione della cultura (teatro, danza, musica..), la promozione di attività culturali è di potestà

concorrente.

Una stessa espressione culturale può essere considerata dall’ordinamento in maniera diversa e

oggetto di materie diverse, ad es. le rime del Petrarca (vedi esempio sul libro).

Le tipologie di beni culturali sono indicate nell’art 10 che contiene la categoria di beni culturali:

sono beni culturali tutti quei beni che sono soggetti ad ogni revisione di tutela che sono contenuti

nel codice, a tutti questi beni si applicano tutte le norme del codice.

Nell’art 11 sono indicati i beni considerati beni culturali solo ai fini dell’applicazione di specifiche

norme del codice (non di tutte le norme solo ad alcune)—>categoria speciale.

Art 10:

i beni culturali di proprietà pubblica indicati come tali direttamente dal codice, sono per legge

• beni culturali (comma 1) raccolte dei musei, raccolte dello stato..

i beni culturali di proprietà pubblica individuati come tali dall’amministrazione (comma 2)

• comma 3: i beni culturali privati possono essere individuati solo come tali dall’amministrazione;

• conflitto tra interesse culturale e interesse del privato che dispone del bene. Nel momento in cui

sono proprietario di un bene culturale sono tenuto a preservarlo e tutelarlo.

Presunzione di culturalità del bene culturale fino a quando non si accerta che non sia tale.

Le opere d’arte contemporanea (ultimo comma art 10) non sono considerate beni culturali. Le

opere di proprietà pubblica opera di un artista vivente o la cui esecuzione non risalga a 50 anni per

quelli mobili o 70 anni per quelli immobili, non sono considerate beni culturali.

Due ragioni per cui le opere contemporanee non sono beni culturali:

1. il legislatore ritiene di non dover accelerare il giudizio sul valore storico artistico dell’opera

2. per non intervenire sul mercato delle opere contemporanee

Procedimenti con i quali si accerta l’interesse storico-artistico di beni culturali pubblici e privati (se

un bene è un bene culturale o meno).

Il procedimento amministrativo è lo strumento con il quale la pubblica amministrazione esercita il

suo potere e adotta i suoi provvedimenti (serie consecutiva di atti attraverso il quale

l’amministrazione adotta i provvedimenti). L’ atto amministrativo produce i suoi effetti direttamente

nei confronti dei cittadini.

I beni vincolati sono stati individuati tali dall’amministrazione

il procedimento amministrativo si compone di 3 fasi:

1. L’avvio può avvenire o d’ufficio (l'amministrazione stessa avvia il procedimento) o su istanza di

parte (il privato chiede all’amministrazione di avviare il procedimento).

2. Fase istruttoria nella quale l’amministrazione acquisisce gli elementi di fatto e di diritto che

rilevano quel contesto e che le consentono poi di decidere (entro un termine di 30 gg). 2

3. Fase decisoria il procedimento si conclude con un provvedimento espresso; se

l’amministrazione non decide si verifica il silenzio in adempimento.

L’amministrazione che avvia il procedimento che accerta l’interesse storico del bene culturale ha

un termine di 120 gg. Fin quando l’amministrazione non decide vige un regime di inalienabilità

relativa del bene=il bene non può essere venduto.

Quando il procedimento si conclude:

se si accerta l’interesse storico del bene (provvedimento di vincolo, adottato dalla commissione

• regionale per il patrimonio culturale) viene comunicato alle sovrintendenze. Il provvedimento di

vincolo sarà trascritto nei registri immobiliari nei quali si trascrive la proprietà di determinati beni

a cui è necessario fare pubblicità per garantire la buona fede dei successivi acquirenti.

accertamento negativo dell’interesse del bene: quel bene non sarà più assoggettato alla

• disciplina di tutela prevista dal codice.

Il procedimento di verifica è diverso per i beni privati: l’amministrazione deve rilevare un interesse

particolare del privato per quel bene. La fase di avvio avviene quasi sempre su istanza

dell’amministrazione. L'amministrazione è tenuta a comunicare l’avvio del procedimento al

possessore del bene —> atto che si adotta in tutti procedimenti amministrativi al loro avvio; questo

atto serve ai possessori per permettere a questi di intervenire durante il corso del procedimento.

Cosa l’amministrazione deve comunicare al privato:

-il tipo di procedimento

-quale amministrazione sta procedendo

-il termine entro il quale si deve concludere

-gli strumenti che il privato può adottare nel caso in cui l’amministrazione non interviene

-l’ufficio

-il nome del responsabile del procedimento amministrativo (interlocutore del privato con riferimento

al procedimento amministrativo)

Al privato si concede un termine non inferiore a 30 gg entro il quale può presentare memorie,

documenti, osservazioni per la quale il bene non è un bene culturale.

Dal momento dell’avvio del procedimento il bene viene analizzato in materia di vigilanza ispezione

protezione e norme che riguardano la circolazione del bene in via nazionale.

Assetto delle competenze legislative e amministrative :

Funzione di tutela del patrimonio culturale

Dal punto di vista storico la funzione di tutela è stata la prima attività che ha interessato i soggetti

pubblici, il motivo ispiratore degli interventi legislativi del 1909 – 1912, anche la legge fascista

ruotava intorno alla tutela; essa è ancora il perno dell’attuale legislazione, come evidenziato dall’art

1. del codice dei beni culturali : le attività concernenti la valorizzazione, la fruizione devono essere

svolte in conformità con la tutela.

Sulla nozione di tutela l’art 3 sottolinea che consiste nell’esercizio delle funzioni e delle attività

dirette all’individuazione dei beni ascritti al patrimonio culturale, alla protezione e alla

valorizzazione per fini di pubblica fruizione, il principale strumento attraverso il quale viene

conformato il diritto di proprietà è il provvedimento di vincolo.

Il primo oggetto della tutela è l’individuazione dei beni : art 11-12-13-14 individuazione e

dichiarazione dell’interesse storico culturale. Il secondo è la protezione dei beni culturali: si

garantisce l’integrità fisica del bene da interventi dell’uomo.Il terzo è la conservazione : si

garantisce che non venga dispersa l’integrità culturale, del supporto materiale e quella giuridica,

sono ascrivibili quelle misure di studio, di manutenzione e di restauro sui beni culturali, che

potrebbero essere pregiudicati dal tempo che passa.

Lo scopo della tutela è preservare il valore del bene ,definito dalla Corte Costituzionale dopo la

riforma dell’art 5, tale scopo segna il confine tra la materia della valorizzazione (immagine del bene

come risorsa e servizio da rendere al cittadino) e quella della tutela (valore da proteggere). 3

Per fruizione si intende il pubblico accesso ai beni del patrimonio culturale da parte dell’utenza, è

garantita da alcuni istituti e luoghi di cultura : musei, archivi, biblioteche, parchi archeologici, aree

archeologiche, complessi monumentali; essi esercitano un vero e proprio pubblico servizio e si

contraddistinguono dagli istituti e luoghi di cultura privati, che non hanno un obbligo di utilità

sociale e non hanno le stesse regole; l’art 104 del codice ci dice che possono essere assoggettati

da visita da parte del pubblico per scopi culturali 2 tipologie di istituti privati: le collezioni private

dichiarate come tali e i beni privati immobili vincolati come beni culturali per il particolare legame

che hanno con la storia, con il contesto nel quale è stato inserito (vincolo relazionale ).

Vi è un ulteriore qualificazione del bene, maggiore interesse, accordo tra il proprietario del bene e

l’amministrazione. In un solo caso il privato è obbligato a far fruire il bene : se ha ricevuto

contribuiti economici per la conservazione del bene, le modalità d’accesso saranno concordate con

il privato.

La fruizione è riconducibile all’uso generale del bene, consentito a tutta la comunità, ma il bene

può essere soggetto anche ad un uso individuale, previo pagamento un canone concessorio, es :

concessione Palazzo Pitti per le sfilate; se il bene è nella disponibilità di un ente pubblico si deve

sentire il parere del Ministero. Questa concessione è diversa dalla concessione dell’attività di

valorizzazione.

L’attività di tutela è disciplinata negli articoli 20 e successivi, in cui vengono descritte le misure di

tutela del patrimonio culturale, quelle tipologie di autorizzazioni per consentire gli interventi del

patrimonio culturale, sono misure tipicizzate, non tutte le misure sono possibili, solo quelle

disciplinate dal Codice, questo ci rimanda al principio di legalità: misure adottate sempre e solo nei

casi previsti dalla legge, riguarda solo nei casi di tutela. L’art 117 ultimo comma, dice che si

ascrive la tutela nella potestà legislativa esclusiva statale; è lo stato che declina e definisce i

processi amministrativi.Ciò non ha escluso che le regioni potessero attribuire il valore storico

artistico (potestà esclusiva statale) ai fini della sua valorizzazione senza che ciò comportasse la

qualificazione come bene culturale, il legislatore regionale esercita la sua potestà concorrente

(valorizzazione), funzionale per ricevere incentivi finanziari, ai fini della valorizzazione.

PIANO AMMINISTRATIVO:

La tutela è l’esempio dell’esigenza unitaria delle funzioni amministrative, le attività di tutela sono

svolte dallo Stato, in particolare dal MIBACT e dai suoi organi, svolge le funzioni direttamente o le

può conferire alle regioni tramite forme di intesa e coordinamento (art 4 ),ci sono alcune funzioni

che sono state attribuite alle regioni dalla legge : funzioni di tutela dei beni librari , funzione di

tutela dei beni paesaggistici.Il ruolo più importante tra gli enti locali lo ha la Regione. La capillare

distribuzione dei beni culturali rende necessario un esercizio unitario, lo Stato ha anche la funzione

di vigilanza e controllo.

VALORIZZAZIONE:

è una funzione che segue logicamente la funzione di tutela, avviene dopo…..

L’art 6 ci dice che essa è l’esercizio delle funzioni e disciplina delle attività volte a promuovere la

conoscenza del bene, le migliori condizioni di utilizzazione del bene (anche per i disabili ) al fine di

promuovere lo sviluppo della cultura.La tutela e la valorizzazione condividono la stessa finalità: la

pubblica fruizione, si è discusso molto sulla funzione della fruizione; nel decreto del 1998 la

fruizione assumeva il rango di funzione, nella riforma dell’art 5 e nel codice scompare, la fruizione

non è una funzione amministrativa ma una finalità immediata, lo scopo dell’attività di tutela e

valorizzazione, la finalità ultima è promuovere lo sviluppo della cultura e elevare i singoli cittadini.

L’art 6 non ci dice quali sono le misure di valorizzazione, questo ci fa capire che si rinvia a tutte le

possibili soluzioni dell’amministrazione, funzione atipica, aperta, dinamica. Sicuramente fa parte

della valorizzazione il sostegno delle iniziative di conservazione del patrimonio culturale; un’altra

indicazione la troviamo nell’art 111: la valorizzazione ha un’attività organizzativa (organizzazione

4

stabile di risorse, reti) e un’attività operativa,(messa a disposizione di competenze economiche e

tecniche o strumentali finalizzate a promuovere la conoscenza del patrimonio), l’amministrazione

ha la possibilità di scegliere le misure (attività operativa) ma anche le soluzioni organizzative,

scelta della massima flessibilità, atipicità.

Valorizzazione=potestà legislativa concorrente (art 7 che riprende l’art 117)

Secondo comma art 102 (fruizione) e art 112 (valorizzazione) ci dicono che il legislatore regionale

è autorizzato a legiferare in ordine alle attività di fruizione e di valorizzazione nel rispetto dei

principi del Codice solo con riferimento ai beni, contenuti negli istituti e nei luoghi di cultura non

appartenenti allo stato o dei quali lo stato ha trasferito la disponibilità alle regioni o agli enti. Allo

stato non spetta solo una disciplina di cornice ma di dettaglio che riguardano quei luoghi che ha a

sua disposizione o sono di sua proprietà, esercita anche la potestà regolamentare, di solito

esercitata dalle regioni nelle materie concorrenti e residuali, lo stato esercita una deroga, perché lo

stato in quei beni esercita una potestà legislativa esclusiva.La disciplina di dettaglio delle regioni è

minima, sbilanciamento a favore dello stato.

FUNZIONI AMMINISTRATIVE :

Il codice adotta il criterio della proprietà, principio domenicale, lo stato valorizza i beni di sua

proprietà, le regioni lo stesso e anche gli enti locali. É contemperato dal principio di consensuale:

stato, province, regioni… possono stipulare accordi per l’esercizio delle funzioni amministrative, è

uno strumento privilegiato

Art 112 individua diversi accordi di valorizzazione: stato, regioni, enti concludono accordi per la

definizione di strategie e obiettivi comuni per la valorizzazione, sono gli accordi generali di

programma.

Accordi tra gli stessi soggetti (stato, regioni, enti.. ) per adottare piani strategici di sviluppo culturale

e gli accordi di programmazione di dimensione sub regionale o regionale, ambito però delimitato,

gli enti coinvolti sono tenuti a promuovere l’integrazione delle infrastrutture e delle attività

economiche di quel territorio, è grazie a questi piani strategici che può essere sfruttato il territorio

in chiave turistica, l’adozione dei piani è affidata all’organo periferico che coordina le attività di tutti i

luoghi di cultura (poli museali) Questi accordi possono coinvolgere anche i beni privati.

L’adozione di questi piani può essere affidata a soggetti ad hoc: possono partecipare il ministero, i

soggetti dei beni, soggetti privati no profit a cui lo statuto attribuisce funzioni, sulla loro natura non

si dice altro, quindi si può scegliere la soluzione organizzativa che si vuole. Di regola vengono

utilizzati i consorzi, ma anche società e lo strumento della fondazione.

Altri accordi per regolare l’esercizio comune di servizi strumentali per l’attività di valorizzazione e

promozione, sono accordi più specifici rispetto a quelli del quarto comma, di solito si fanno gli

accordi per coordinare le funzioni amministrative, ora è uno strumento per fare squadra per

valorizzare in chiave promozionale il territorio, integrazione, cooperazione tra settore pubblico e

privato. Nel 2008 è stata introdotta la possibilità di far partecipare le associazioni culturali.

Triplice organizzazione di tutti gli accordi :

Strategia, programmazione, gestione

La carenza di risorse impatta sulla valorizzazione, perché i fondi vengono indirizzati dapprima alle

attività di tutela poi alla valorizzazione, ecco perché sono importanti gli accordi, per attirare anche

le risorse dei privati, anche se nel nostro ordinamento ce ne sono pochi. L’ordinamento si affida

spesso alle fondazione di diritto bancario, partner privilegiato per gli accordi nei quali le fondazioni

investono le loro risorse.Queste fondazioni hanno un’origine antica: nascono nel centro Europa

sulle antiche casse di risparmio (beneficenza), le fondazioni sono la cassaforte delle banche,

hanno una partecipazione nelle banche, le fondazioni sono soggette al controllo del ministero del

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tesoro e dell’economia per evitare la dispersione del patrimonio. Hanno una natura giuridica

diversa dalle banche, sono degli enti privati senza scopo di lucro, dotate di autonomia gestionale,

organizzativa, statutaria con scopi di promozione sociale e sviluppo economico. Esse non sono

distribuite in modo omogeneo, la maggioranza sono nel centro Nord. Si era posto il problema se la

fondazione doveva aderire al codice dei contratti pubblici, la corte costituzionale 303 del 2003

affermò che non erano soggette al codice, sono soggetti privati.Concorrono allo sviluppo poiché

sono obbligate ad investire il 50 % del reddito netto prodotto dal loro patrimonio in specifici settori

(chiamati settori annessi negli statuti delle fondazioni ): famiglia, tutela della salute, assistenza…

ecc, le risorse vanno utilizzate solo in quei settori. Le attività e i beni culturali sono al primo posto

tra i settori. Le fondazioni bancarie usano come strumento per valorizzare le sponsorizzazioni,

anche se sono uno strumento attraverso il quale lo sponsor persegue un ritorno economico: ritorno

di immagine, le fondazioni sono senza fini di lucro, sono tenute per legge ad investire le risorse,

per questo preferiscono usare altri strumenti tipo le erogazioni liberali: mettere a disposizione delle

somme di denaro attraverso una forma scritta, rapporto contrattuale. Prima le fondazioni facevano

erogazioni a pioggia: coinvolgendo tutte le associazioni culturali, legate alla meritoriarietà della

attività ora fanno erogazioni a progetto: sostenendo dei progetti culturali strutturati, somma

vincolata al progetto si può utilizzare solo per quel progetto, le fondazioni stipulano delle

convenzioni, anche in questo caso erogazioni solo per quel progetto.

La fondazione emette dei bandi e individua il progetto = richiesta a progetto

A sportello (erogazioni a pioggia): richiesta del privato tipo associazioni

La fondazione non è obbligata a erogare soldi prima della fine del progetto, anche se nella pratica

ci sono larghi anticipi, se non vengono rispettati i termini la fondazione si riserva il diritto di

revocare i finanziamenti e di riottenere gli anticipi, vale solo per le erogazioni a progetto.

FUNZIONE DI TUTELA

sono ascrivibili alla tutela due attività:

I. Vigilanza = sorveglianza sui beni culturali.

II. Ispezione sui beni culturali = accesso al bene culturale finalizzato a verificare che esso ci sia.

Sono entrambe attività funzionali a garantire la tutela dei beni culturali.

Vigilanza + ispezione riguardano anche i beni per i quali non c’è ancora stata la verifica e

l’accertamento di interesse culturale (per via cautelare).

L’art. 20 e successivi—>singole misure di tutela e integrità del bene per tutelare il bene dall’azione

dell’uomo. I beni culturali non possono essere distrutti/danneggiati e utilizzati ad uso incompatibile

con l’interesse storico culturale (es chiostro di una chiesa utilizzato per un mercato).

L'attività di smembramento di archivi pubblici e privati è vietata (archivi = sono universalità di beni

mobili: insieme di beni culturali che appartengono alla stessa finalità, ad es le collezioni)

Può essere possibile solo previa autorizzazione dell’amministrazione.

L’attività di restauro rientra nell’attività di conservazione del bene: misure volte a preservare

l’integrità del bene da agenti esterni.

Con la riforma organizzativa del ministero alcuni settori hanno l’attività di studio del bene culturale

(tutelare, conservare il bene).

Distinzione tra PREVENZIONE(non viene svolta direttamente sul bene): insieme di attività volte a

limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale; e attività di MANUTENZIONE e

RESTAURO (svolte direttamente sul bene).

Manutenzione=natura periodica dell’intervento di manutenzione (fatta per salvaguardare il bene,

funzionalità preventiva).

Restauro=attività fatta quando il bene è danneggiato (per il recupero di un bene culturale); il

restauro è uno strumento per garantire il miglioramento strutturale del bene più strumento di studio

e conoscenza del patrimonio culturale. 6

FORME DI ATTIVITÀ DI GESTIONE DI BENI CULTURALI DI PROPRIETÀ PUBBLICA

art 111 dei beni culturali

L'esercizio delle attività di valorizzazione principio di cooperazione pubblica e privata precisa che

all’esercizio dell’attività di valorizzazione possono partecipare, concorrere anche i soggetti privati

(supera il dualismo tra interesse pubblico e privato)—> cooperazione per la valorizzazione del

patrimonio culturale.

Iniziativa delle attività di valorizzazione 2 ipotesi: art 111

iniziativa pubblica (riguarda beni culturali pubblici di proprietà dello stato o regioni..) e iniziativa

privata (beni culturali di proprietà privata).

Attività di valorizzazione di iniziativa privata: viene riconosciuta dal codice dei beni culturali come

socialmente utile e con finalità di solidarietà sociale.

Nella valorizzazione dei beni culturali privati i detentori possono chiedere un sostegno economico

pubblico (art 13) vengono poi anche pattuite le modalità di valorizzazione del bene.

Stato e Regioni possono concorre alla valorizzazione dei beni culturali assoggettati a un obbligo di

guida da parte del pubblico.

Valorizzazione ad iniziativa pubblica che riguarda i bei pubblici: attività di servizio pubblico (art 111)

le attività di valorizzazione ad iniziativa pubblica devono rispettare i principi di libertà di

partecipazione, pluralità dei soggetti, continuità di esercizio, parità di trattamento degli operatori,

economicità e trasparenza della gestione—>principi generali riconducibili alla categoria dei servizi

pubblici. Il servizio pubblico rientra nella categoria di funzione di prestazione.

Funzioni di regolazione e funzioni di prestazione (sono entrambe funzioni finali che coincidono con

gli interessi dell'amministrazione pubblica).

-Funzioni di regolazione: la pubblica amministrazione esercita un potere autoritativo, modifica la

sfera giuridica imponendo dei regolamenti che il pubblico o il privato dovrà adottare.

-Funzioni di prestazione: l’interesse pubblico è soddisfatto attraverso l’esercizio di attività

materiali con le quali sono erogate delle prestazioni in favore dei cittadini (es attività di servizio

pubblico). Essi soddisfano gli interessi generali dei cittadini che non sarebbero in grado di

soddisfare da soli.

Alle funzioni finali si accompagnano:

-Funzioni Strumentali: attraverso le quali le pubbliche amministrazioni si approvvigionano di beni,

servizi e personale per il raggiungimento delle funzioni finali.

-Funzioni Ausiliarie: consentono il miglior esercizio possibile delle funzioni finali; non hanno come

finalità i cittadini bensì le funzioni finali (sono funzioni di consulenza e funzioni di controllo

attraverso le quali altri organi amministrativi verificano la legittimità dell’attività amministrativa

finale)

L’insieme delle forme organizzative procedimentali e finanziarie attraverso le quali soggetti pubblici

e privati collaborano all’esercizio delle attività di valorizzazione di proprietà pubblica è trattato

dall’art 115 norma generale e norma di dettaglio distingue due forme di gestione di valorizzazione

di proprietà pubblica:

Gestione Diretta: quando la valorizzazione viene svolta direttamente dalle pubbliche

• amministrazioni (fatti dai singoli istituti museali); è la forma classica di intervento diretto delle

pubbliche amministrazioni delle attività di servizio pubblico. Ma negli anni 1990 essa entra in

crisi.

Gestione Indiretta: le attività di valorizzazione sono concesse dalle pubbliche amministrazioni a

• soggetti terzi che sono individuati attraverso lo svolgimento di procedura ad evidenza pubblica

sulla base di una valutazione comparativa tra specifici progetti culturali (la pubblica

amministrazione deve scegliere i soggetti a cui affidare lo svolgimento di attività rispettando i

principi di imparzialità e di buon andamento).

Il provvedimento attraverso il quale l’amministrazione concede ai terzi l’esercizio delle attività di

valorizzazione di beni culturali prende il nome di concessione di servizio pubblico.

La concessione di servizio publico prevede 2 soggetti: il concedente (le pubbliche amministrazioni

o i soggetti pubblici costituiti ai sensi dell’art 112 sesto comma per l’implementazione dei piani

strategici di sviluppo culturale perché essi sono proprietari di beni culturali ed il loro uso da

valorizzare) e il concessionario (è un soggetto diverso dell’amministrazione e non potrà mai essere

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f.cena

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in turismo, cultura e sviluppo del territorio
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher f.cena di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Sau Antonella.

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