Nencioni Leandro a.a. 2019/2020 – Corso di Turbomacchine
4) Pompe centrifughe:
Introduzione:
Le pompe come turbomacchine possono essere assiali, a flusso misto
oppure centrifughe e comprendono una vasta classe di
turbomacchine che hanno lo scopo di pompare un liquido o generare
un incremento di pressione statica mediante l’azione di una o più
giranti. La progettazione delle pompe è simile a quella dei
compressori centrifughi, assiali o a flusso misto e le principali differenze, sono legate alla natura
del fluido che in questo caso risulta incomprimibile.
Le differenze consistono pertanto nel fatto che a parità di energia di pressione impressa al flusso
∆
⁄
= poiché la densità è più elevata per un liquido, il salto di pressione che ne consegue è
molto più alto rispetto a quello che si può ottenere per un gas.
Questo però comporta anche delle spinte assiali maggiori rispetto ad un compressore centrifugo
ed inoltre un’altra particolarità è legata al fatto che quando la pressione statica all’interno della
pompa scende al disotto della pressione di vaporizzazione alla temperatura d’esercizio, all’interno
del liquido iniziano a formarsi delle bolle di vapore che con il tempo vanno a danneggiare la
girante. Questo fenomeno noto come Cavitazione è caratteristico solamente di questa tipologia di
macchine. Le differenze nella progettazione sono essenzialmente dovute alle differenti
applicazioni ed anche ai requisiti meccanici, che variano rispetto ad altre tipologie di macchine.
Generalmente ogni tipologia di pompa è costituita da una serie di componenti principali, ovvero
un Impeller o girante, che fornisce lavoro al liquido e che risulta montata su apposito albero dal
quale riceve il moto e la coppia da un motore esterno, e tutti quelli che sono i componenti statici,
come il casing esterno che indirizza il liquido all’aspirazione e che successivamente lo indirizza alla
mandata una volta che ne è stata incrementata la pressione.
In generale pertanto le pompe possono essere classificate in funzione della loro architettura ed in
particolare una delle metodologie di classificazione più impiegate è quella basata sull’andamento
del flusso nel piano meridiano, che consente di distinguere tra:
a) Pompe assiali;
b) Pompe a flusso misto, con ingresso assiale ed
un’uscita caratterizzata sia da una componente
assiale che da una radiale;
c) Pompe centrifughe con ingresso assiale ed uscita
puramente radiale;
Un’altra metodologia di classificazione particolarmente utilizzata è quella basata sul Casing che
consente di classificarle in funzione della geometria degli elementi statici e permette di
individuare:
a) Pompe con volute a spirale;
b) Pompa con diffusore;
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Si possono inoltre distinguere architetture differenti in funzione dell’aspirazione e pertanto si
possano per esempio avere un singolo ingresso o un doppio imbocco in cui le giranti sono montate
contrapposte e presentano la mandata in comune.
Infine le pompe possono essere distinte in funzione del numero di stadi che le contraddistinguono
e si possono infatti avere pompe a singolo stadio o pompe multistadio in cui le giranti sono tutte
montate sullo stesso albero contrapposte in modo da ridurre il carico assiale sui cuscinetti.
I parametri caratteristici per studiare le prestazioni di una pompa sono rappresentati da:
1) La Prevalenza Totale a Totale che presenta a numeratore la differenza tra la pressione
totale di mandata e la pressione totale all’aspirazione ed a denominatore il termine che
rende questo parametro espresso in m, ovvero:
∆ℎ ∆ −
0 0 02 01
= = =
2) La Prevalenza statica definita in maniera analoga a quella Totale a Totale ma che fa
riferimento alle pressioni statiche anziché a quelle totali, ovvero:
∆ −
2 1
= =
3) L’Efficienza Totale a Totale data dal rapporto tra la potenza effettivamente fornita al fluido
sulla potenza meccanica fornita all’albero della macchina, ovvero:
=
4) Il Coefficiente di Flusso, analogo a quello definito nel caso del compressore e dato dal
rapporto tra la velocità meridiana e la velocità di trascinamento, ovvero:
=
5) Il Coefficiente di Carico definito come il rapporto tra due volte la prevalenza Totale a Totale
per l’accelerazione di gravità e la velocità di trascinamento al quadrato, ovvero:
2
= 2
In particolare risulta interessante andare a vedere quelle che sono le informazioni ricavabili a
seguito dell’applicazione della teoria della similitudine alle macchine che lavorano con un flusso
incomprimibile. Possiamo per esempio partire dai gruppi adimensionali che rappresentano il
Coefficiente di Flusso e di Carico appena introdotti, ovvero:
→→→ 2
2
→→→ 3
(in realtà si potrebbe osservare che il primo gruppo adimensionale non è effettivamente
adimensionale perché considerando le unità di misura possiamo vedere che è esprimibile come
= 2
1
2
2 2
Questo vuol dire che per renderlo effettivamente adimensionale dovrei moltiplicare il numeratore
per l’accelerazione di gravità, ma poiché questa è uguale per qualunque tipologia di macchine la
posso semplificare ed ottenere quel gruppo adimensionale)
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Se andiamo pertanto a questo punto a considerare due macchine simili è possibile osservare che
entrambe avranno lo stesso gruppo adimensionale e pertanto potremo andare a comparare il
coefficiente della macchina simile (sinistra dell’uguale) con il coefficiente della macchina che
vogliamo analizzare (desta dell’uguale), ottenendo pertanto che:
=
2 2 2
2
=
3 3
A partire da queste due uguaglianze possiamo ricavare che:
2 2
( ) =( )∙( )
3
( ) =
3
⁄
Elevando il primo ed il secondo membro della prima relazione alla si ricava che:
2
3
⁄
3 3
2
( ) =( ) ∙( )
3
( ) =
Eguagliando a questo punto le due relazioni si ottiene che:
3
⁄ 3
2
=( ) ∙( )
Da cui posso ricavare il termine , ovvero il numero di giri della macchina simile, che risulterà
essere pari a: 1 3
⁄
⁄
2 4
( ) ( )
= ∙ ∙
Supponendo a questo punto che la macchina simile abbia dei parametri di riferimento come una
3
⁄
= 1 = 1
prevalenza ed una portata volumetrica di si ricava un’espressione
semplificata di questo tipo: 1
⁄
2
= ∙
3
⁄
4
Questo parametro è in poche parole il numero di giri della pompa che è in
grado di fornire una prevalenza ed una portata volumetrica corrispondenti
alle quantità introdotte in precedenza. Dal teorema di Buckingham derivano
poi una serie di relazioni importanti per la scalatura delle pompe che
partono dalle relazioni elencate a fianco. Queste in particolare sono
ottenute dai gruppi adimensionali per pompe simili (ovvero nello stesso
modo con cui abbiamo ricavato la precedente relazione di ) e consentono
di determinare rispettivamente la portata volumetrica, la prevalenza e la
potenza di una pompa a, partendo dai parametri di una pompa b.
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Assumendo come parametro di similitudine anche il numero di Reynold, definendo un fattore di
=
scalatura geometrico ed assumendo che la densità del liquido di lavoro sia la stessa per
entrambe le pompe, possiamo ottenere la scalatura di una pompa a in modo tale che questa abbia
la stessa prevalenza della generica pompa b, ricavando pertanto:
2 2
∙ ∙ ∙
( ) ( )
= →→→ 1 = →→→ = 1 →→→ =
∙ ∙ ∙
3 2
∙ ∙ ∙
2
= = ( ) →→→ = 1 →→→ = ∙
3 2
∙ ∙
∙
3 5 3 2
∙ ∙ ∙
2
( )
= = ( ) →→→ = 1 →→→ = ∙
2
3 5 ∙ ∙
∙
Se vogliamo invece effettuare una scalatura diretta mantenendo il diametro e cambiano il numero
di giri le relazioni su cui dobbiamo far riferimento sono le seguenti:
2 2
∙
( ) ( )
= →→→ = →→→ =
∙
3
∙
= →→→ = →→→ =
3
∙
3 5 3
∙
( )
= →→→ = →→→ =
3 5
∙
Infine se vogliamo effettuare una scalatura diretta ma con differente prevalenza tra le due
macchine, le relazioni che si ricavano sono le seguenti: 1
⁄
2
1 ( )
2 2 ⁄
∙ ∙
2
( ) =( ) =( )
= →→→ →→→ →→→ =
∙ ∙
1
⁄
2
1
( )
3 3 ⁄
∙ 2
2
( )
= = →→→ =
3 3
∙
3
⁄
2
3
( ) ⁄
3 5 3 5
∙ 2
5 2
( ) ( ) ( )
= = = →→→ =
3 5 3
∙
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Dalla teoria della similitudine possiamo poi definire anche una cosiddetta Taglia Idrodinamica,
ovvero un coefficiente dato dal rapporto tra la portata volumetrica e la prevalenza sotto radice,
ovvero:
= 1
⁄
2
Questo è funzione del numero di giri specifico ed in particolare tracciando l’andamento della taglia
idrodinamica in funzione del numero di giri specifico stesso, si vede come al crescere di
quest’ultimo si abbia anche una conseguente crescita di Z e dell’efficienza della pompa, come si
vede nell’immagine a fianco.
Il parametro di similitudine per le macchine che elaborano un fluido incomprimibile, come
abbiamo visto è il cosiddetto numero di giri specifico, esprimibile come:
1
⁄
2
=
3
⁄
4
Questo in particolare ha un significato fisico, infatti rappresenta il numero di giri al minuto
necessario per produrre una prevalenza di 1 metro con una portata volumetrica di 1 metro cubo al
secondo mediante l’impiego di una pompa simile rispetto a quella che stiamo considerando, ma
con una taglia differente. Per esprimere il numero di giri specifico in letteratura si utilizzano due
,
sistemi, ovvero quello internazionale per il quale si esprime la prevalenza in la portata
3
⁄
volumetrica in ed il numero di giri n in giri al minuto, ovvero ed il sistema americano in
cui la portata volumetrica viene espressa in Galloni al minuto, la prevalenza in piedi ed il numero di
.
giri ancora in La conversione da numero di giri specifico valutato nel sistema internazionale
con quello americano richiede la moltiplicazione del numero di giri specifico espresso nel sistema
internazionale per un coefficiente pari a 51,65 al fine di ricavare lo stesso numero di giri specifico
ma valutato nel sistema di riferimento americano. Essendo il numero di giri specifico direttamente
correlato con la portata e la prevalenza si può comprendere come questo abbia un impatto diretto
sulla geometrica dell’impeller. Osservando la figura sotto riportata possiamo per esempio notare
che per valori del numero di giri specifico contenuti la girante viene generalmente detta “lenta” e
questa tipologia è utilizzata per elaborare portate basse ed elevate prevalenze.
Questa inoltre presenta dei diametri in uscita molto grandi ed un’altezza del canale meridiano in
uscita ridotta. Spostandosi invece verso numeri di giri specifici medi si vede in modo chiaro
2
come si riduce il diametro in uscita e cresce invece l’altezza del canale meridiano, mentre infine
muovendosi verso numeri di giri ancora maggiori, ovvero nel caso delle cosiddette giranti “veloci”
si hanno giranti adatte per elevate portate e basse prevalenza ed in questo caso il diametro di
uscita si è ridotto molto, tanto da poter essere paragonato con quello in ingresso (e pertanto si ha
a cha fare con un’architettura assiale della macchina) mentre invece la larghezza del canale
meridiano in uscita risulta fortemente incrementata.
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Il numero di giri specifico inoltre ha un impatto molto importante sulla forma delle curve
caratteristiche, in particolare infatti se facciamo riferimento alla caratteristica della prevalenza
possiamo notare che la pendenza della curva diviene via via più ripida all’aumentare del numero di
giri specifico (ovvero spostandosi da sinistra verso destra).
Possiamo inoltre osservare che la potenza specifica ha un andamento crescente per bassi valori
del numero di giri specifico con un minimo in corrispondenza di una portata volumetrica nulla, ed
invece presenta un andamento decrescente per macchine veloci, ovvero con un elevato numero di
giri specifico, con un massimo che si trova ancora in corrispondenza della portata nulla.
Per quanto riguarda invece l’efficienza, possiamo notare che il range in cui l’efficienza si mantiene
a valori costanti e prossimi al valore massimo tende a ridursi al crescere del numero di giri
specifico. Osservando le immagini sotto riportate possiamo poi notare come, per quanto riguarda
l’angolo del metallo, in uscita le giranti possono presentare delle pale rivolte all’indietro, radiali o
in avanti rispetto alla direzione di rotazione della girante stessa e l’effetto sulle curve è quello
descritto nel diagramma in cui si riporta l’andamento della prevalenza in funzione della portata
volumetrica. Come si vede, quando l’angolo del metallo in uscita è inferiore ai 90°, ovvero si hanno
pale rivolte all’indietro la pendenza della curva caratteristica è negativa su tutto il campo di
funzionamento, se l’uscita è radiale si ha una curva caratteristica neutra rispetto alla portata ed
infine se l’uscita presenta un angolo di metallo maggiore di 90° la caratteristica presenta una
pendenza positiva e la prevalenza cresce con la portata volumetrica.
Sulla base delle considerazioni fatte, possiamo osservare come la prevalenza della pompa sia
esprimibile in funzione del Work Input come: ∆ℎ
0
= =
Sostituendo la definizione del Work Input ottenuta a seguito dell’applicazione dell’equazione di
Eulero nel caso delle turbomacchine possiamo esprimere la prevalenza come:
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∆ℎ −
0 2 2 1 1
= =
L’ingresso nella pompa può però essere considerato puramente assiale e pertanto la componente
≈ 0
di velocità tangenziale può essere considerata nulla pertanto si ricava che:
1
2 2
=
Sappiamo inoltre, dai triangoli di velocità della
pompa, che la componente tangenziale della velocità
assoluta in uscita dalla girante sarà data dalla
differenza tra la velocità di trascinamento e la
2
componente tangenziale della velocità rela
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