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Parte prima – Fasi di lavoro

1.1 Fasi di lavoro

Per “unità traduttiva” si intende l’unità minima su cui agisce il traduttore nel passaggio dal prototesto al metatesto. Es. There are easy to follow instructions on the larger self-service touch screen ticket machines: “instructions” è un’unità minima perché ci riporta nel nostro lessico alla parola corrispondente di “istruzioni”; mentre per tradurre “machines” va considerata insieme alla parola precedente, ovvero “ticket machines” (biglietteria automatica), perché da sé darebbe un significato diverso. Tuttavia il testo va considerato nel suo complesso, visto come “unità di pensiero” per poter arrivare alla riformulazione che lo costituisce. Inoltre si possono togliere e aggiungere parole che per lo straniero possono essere rilevanti rispetto ad altre della lingua originali: “easy to follow” può essere tradotto come “chiare e semplici”. Vi sono anche le “unità traduttive”, ovvero riformulare la frase in base alla grammatica della lingua e della sua sintassi, è una traduzione molto flessibile: es. all passengers (introduzione passivo + forma cortesia kindly), los senyores pasajeros (forma cortesia + no forma passiva).

Christiane Nord suddivide il processo traduttivo in 3 fasi fondamentali:

  • L’analisi del prototesto ai fini della codifica e della comprensione (esplora il prototesto a livello di lingua e nuclei informativi);
  • Il trasferimento mentale del messaggio, a livello di nuclei informativi;
  • La ristrutturazione del messaggio nella lingua del metatesto, in base ai destinatari a cui si rivolge.

Il processo di traduzione è ciclico o circolare: il traduttore legge e comprende (analisi del prototesto); isola gli elementi importanti per la traduzione e li trasferisce in un metatesto (trasferimento) che dovrebbe funzionare nella cultura d’arrivo così come il prototesto funzionava nella cultura in cui era nato (ristrutturazione).

L’analisi (prima)

Ogni lingua può essere secondo 5 fondamentali assi di variazione sociolinguistica:

  • La variazione diacronica (variabile tempo), che riguarda le trasformazioni che la lingua subisce nel corso del tempo;
  • La variazione diatopica (variabile spazio), che permette di distinguere i dialetti, le varietà regionali, ovvero il mutare della lingua a livello geografico;
  • La variazione diamesica (variabile canale comunicativo), che distingue linguisticamente i testi scritti, parlati e trasmessi attraverso altri canali (cellulare, tv, radio, ecc.);
  • La variazione diafasica (variabile situazione comunicativa), che dipende dai ruoli reciproci degli interlocutori, dall’argomento, dalle funzioni comunicative e distingue il registro aulico, formale, informale e trascurato, il linguaggio colloquiale, i linguaggi settoriali, il modo di parlare a stranieri (foreigner-talk) o a bambini (baby-talk);
  • La variazione diastratica (variabile caratteristiche del parlante), influenzata dallo strato sociale a cui appartiene il parlante, dalla sua cultura, dall’età, dalle competenze specialistiche sul tema del discorso, dalla volontà di manifestare l’appartenenza al gruppo (linguaggio popolare, gerghi, varietà giovanili).

Tutti questi assi definiscono lo spazio linguistico, cioè tutte le possibilità di espressione a disposizione della comunità dei parlanti di una determinata lingua e cultura.

L’analisi (seconda)

Un altro livello di analisi riguarda la tipologia testuale e il genere testuale a cui appartiene il prototesto: possiamo distinguere i testi narrativi, descrittivi, argomentativi, espositivi, regolativi. Questi tipi di testi si realizzano poi in una serie di generi testuali concreti. La capacità di interpretare o produrre un testo rappresenta la competenza testuale. Ogni testo deve collocarsi nel contesto situazionale in cui ha avuto origine: in quanto messaggio, viene infatti prodotto da un emittente che si rivolge a un destinatario e utilizza un determinato codice e un determinato canale (scritto, orale, trasmesso).

Vi sono 6 funzioni comunicative:

  • Funzione personale → emittente → presentarsi, parlare di sé;
  • Interpersonale → contatto fra emitt e dest → salutare, accettare/rifiutare;
  • Regolativo – strumentale → destinatario → dare/ricevere ordini, consigli;
  • Referenziale → contesto → dare/chiedere info, spiegare, descrivere;
  • Poetico – immaginativa → messaggio → descrivere mondi immaginabili;
  • Metalinguistica → codice → definire parole, chiedere chiarimenti.

Il modello di analisi funzionalista della Nord non passa dal prototesto al metatesto, bensì è ciclico: il traduttore deve calcolare continuamente le informazioni individuate, mettendole in relazione fra loro e valutandone la rilevanza per la realizzazione del metatesto: sia quelle che rappresentano indizi utili e certi, sia quelle che devono essere riguardati. Tale analisi parte dai fattori esterni (emittente, intenzioni, destinatari, canale, luogo, tempo, occasione, funzioni, fattori interni al testo) e arriva ai fattori interni (argomento, contenuto, pre-conoscenze, struttura, elementi non verbali, lessico, sintassi, tratti sopra-segmentati).

Dopo l’analisi fa seguito la fase di elaborazione mentale (trasferimento) del prototesto da parte del traduttore/interprete, prima che questo prenda forma nel metatesto. Durante il trasferimento si realizza, nella traduzione scritta, quella profonda compenetrazione del testo da parte del lettore/traduttore che va sotto il nome di “circolo ermeneutico”, attraverso un continuo rimando fra ipotesi interpretative e la ricerca nel testo di conferme o smentite a tali ipotesi.

La ristrutturazione è la fase in cui il metatesto prende corpo. Nella ristrutturazione si terrà conto delle informazioni ottenute dall’analisi sociolinguistica e dalla ricerca della dominante e delle sottodominanti del prototesto, e anche alle informazioni che derivano dal contesto.

1.2 Problematiche

Anisomorfismo: fenomeno per cui due lingue differenti danno forma linguistica diversa agli stessi concetti, es. house e home → casa; legno e bosco → wood. Tale caratteristica peculiare si perde nella traduzione italiana e spagnola. Altri casi interessanti riguardano il trattamento delle varietà regionali dei personaggi, come ad es. i Simpsons doppiati in italiano sono stati resi con una vasta gamma di varietà regionali italiane.

Neologismi. Il prototesto può contenere dei neologismi che il traduttore dovrà comunque interpretare e riprodurre nel metatesto. Quando il termine da tradurre è complicato si tende a tradurre indicando fra parentesi come glossa il termine originale (come in questo volume). Altre volte, si aggiunge il prefisso trans- o i suffissi –ismo, -izzare, -zione, -ità, la traduzione si limita ad un calco (es. transnazionalità). Nei testi tecnico-scientifici il neologismo, spesso in lingua inglese in quanto più diffusa, tende a essere mantenuto inalterato, es. download, chat, spread.

I neologismi nel linguaggio giovanile rappresentano un’altra sfida per i traduttori che devono trovare un’equivalente nel linguaggio giovanile in uso nella società dei propri destinatari; il traduttore è tenuto ad aggiornarsi costantemente.

Un caso particolare di neologismo è l’hapax, cioè la parola che compare un’unica volta nell’opera di un autore o in un singolo testo e non viene successivamente mai più attestata. Il traduttore di fronte a questi neologismi assoluti può decidere di ricrearli a sua volta nel metatesto oppure di tradurli con una parola già esistente. Es. Divina commedia tradotto in varie lingue e vi sono molti neologismi danteschi (hapax) come il verbo “accaffare” che viene tradotto in tanti modi diversi dai diversi traduttori (to do snatch in, to grab a graft, ecc).

Devianza linguistica → lip my stocking → rip my stockings → lappa le mie calze. Pronuncia infantile → riprodotta nella lingua di destinazione, es. ttelle, ttars, ttellas.

I giochi di parole (puns) rappresentano una sfida per il traduttore. Esso scaturisce nella mente del lettore o spettatore una ginnastica mentale che è costretto a fare. Del gioco di parole si ammira la creatività, lo sforzo di muoversi in più livelli semantici e aspettarsi parole inaspettate. Un esempio è nel teatro: Goldoni, Brighella usa la parola “budin, bodin” che è un incrocio tra budino e budellin (intestino) e la comicità sta nel vedersi servire nel piatto degli intestini. In inglese verrà tradotto con “trifle” che ha il doppio significato di pudding e piccola quantità. Altri hanno usato “spotted dick” giocando sull’omofonia di dick (pene).

Le macchie di colore locale → lo sporadico inserimento di parole in altre lingue (code-mixing) può avvenire allo scopo di creare delle “macchie di colore locale”, es. nel libro Bella Tuscany di una scrittrice newyorkese viene riportato più volte parole italiane, come ad es. “galleggiante”.

1.3 Strategie

Adottare una strategia comunicativa significa considerare la cooperazione fra traduttore, destinatario e autore. Il traduttore seleziona fra le strategie traduttive possibili quelle più adeguate in relazione alle coordinate del testo e alle esigenze dei nuovi destinatari. Perciò possiamo parlare di strategia traduttiva che il traduttore decide di applicare e si può dividere i…

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jaco1890 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecnica della traduzione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Siena o del prof Diadori Pierangela.
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