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Teoria e tecnica della traduzione

I proverbi

I proverbi e le forme proverbiali sono diffusi in tutto il mondo e, spesso, quando un parlante nativo li utilizza in una conversazione, diventa più difficile per lo straniero comprendere il significato che si cela dietro di essi. I proverbi sono molto diffusi anche in Italia ma non sono conosciuti e compresi da tutti. Da qui nasce l'importanza culturale dei proverbi. I proverbi sono elementi che pongono anche tante difficoltà in traduzione: ci possono essere dei corrispondenti in un'altra lingua, possono non esserci o possono esserci con riferimenti diversi, quindi la traduzione automatica che si basa sul rapporto diretto tra parole che esula dall'interpretazione, in questo caso mostra tutti i suoi limiti. Una traduzione, inoltre, va sempre ancorata al contesto in cui deve inserirsi e non è possibile una traduzione univoca di una stessa parola. Non posso tradurre se non so a chi è rivolta la mia traduzione e in quale contesto si inserirà.

Proverbi italiani

  • Una rondine non fa primavera.
  • L'abito non fa il monaco.
  • Chi si accontenta gode.
  • Chi di spada perisce, di spada perisce.
  • Chi dorme non piglia pesci.
  • Chi ruba poco, ruba assai.
  • Del senno di poi son piene le fosse.

Proverbi comuni

  • Batti il ferro finché è caldo.
  • A caval donato non si guarda in bocca.
  • Tutto è bene quel che finisce bene.
  • Non tutto è oro quel che luccica.
  • Meglio tardi che mai.
  • Il tempo è denaro.
  • Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
  • Chiodo schiaccia chiodo.

Molte espressioni proverbiali hanno delle rime o perdono la vocale finale perché hanno forme che non sono tipiche dell'italiano ma sono più simili in poesia. Spesso i proverbi rimandano a una cultura contadina o del passato, come il numero 1 che rimanda all'arte del fabbro di lavorare il ferro. Numero 6 invece rimanda alla cultura occidentale che dà molta importanza al tempo.

Bilinguismo

Bilingualism, Bilinguisme, Zweisprachigkeit, Bilingvism, Dwujęzyczny, Bilinguismo. In tutte queste lingue, la parola "bilinguismo" è composta da "2+lingue". Nel 1933 Leonard Bloomfield ha definito questo concetto come "controllo nativo di due lingue", quindi era una persona che conosceva entrambe le lingue da nativo ed una situazione abbastanza rara nascere in una famiglia in cui i genitori parlano due lingue diverse.

Dopo Bloomfield ci sono state altre teorie, come Einar Haugen che nel 1953 definiva il bilinguismo come l'attitudine a produrre in un'altra lingua degli enunciati corretti portatori di significato, quindi la definizione si sposta sulla capacità di produrre e non per forza la persona deve essere madrelingua in entrambe le lingue. La svolta ce la dà Uriel Weinreich nel 1953 perché si sposta su un altro piano: infatti definisce il bilinguismo come l'attitudine ad usare correttamente due lingue (o la stessa lingua in differenti varietà); ci si sposta sul piano comunicativo quindi della funzione delle lingue e non ci si riferisce alle sole lingue ma anche alle differenti varietà.

Nel caso dell'italiano non si può parlare dei dialetti perché non sono varietà dell'italiano, ma sono lingue con una storia diversa da quella dell'italiano; mentre le varietà geografiche sono varietà dell'italiano. Viene quindi introdotta la dimensione sociolinguistica che non c'era nelle definizioni precedenti. Un altro grande cambiamento si ha con John Macnamara (1967) che definisce il bilinguismo come una competenza, anche parziale, della seconda lingua e parla di "continuum" cioè non c'è una divisione netta tra competenza nativa o non nativa ma c'è un continuo. Con tale definizione sono definite bilingue molte più persone.

Nel 1986 Beardsmore torna sulla dimensione sociolinguistica e parla del bilinguismo come un doppio mezzo, necessario o opzionale, di comunicazione efficace fra due o più mondi che usano due sistemi linguistici. Parliamo di un contesto in cui sono presenti più lingue e non riguarda il singolo individuo; riguarda realtà in cui le lingue devono essere usate per forza entrambe come succede in Trentino o Svizzera.

Il bilinguismo può essere:

  • Bilinguismo individuale
  • Bilinguismo sociale

Bilinguismo individuale

Si parla di ciò che succede nella singola persona, per cui è la competenza, nella mente di un singolo individuo, di almeno due lingue, con un diverso grado di competenza e acquisite con diverse modalità. Queste lingue non sono per forza lingue native, anche perché molto spesso un bambino che parla due lingue dalla nascita, probabilmente, crescendo una la perderà o comunque si avrà un prevalere di una lingua sull'altra.

Bilinguismo sociale

È la compresenza di almeno due lingue, con pari o diverso grado di uso funzionale, all'interno di una comunità di persone. Esistono società bilingui nelle nostre regioni a statuto speciale. Per esempio, in Alto Adige esistono società bilingui e le persone parlano ladino, italiano e tedesco, però se notiamo con più attenzione l'uso del ladino è molto più ridotto rispetto alle altre due lingue. La stessa cosa accade anche in regioni dialettofone, per esempio in Veneto si parla italiano e dialetto ma non è che si può parlare sempre il dialetto, ma ciò varia dal contesto e quindi si avrà un uso funzionale diverso. In questo caso il concetto di bilinguismo viene sostituito con quello di diglossia, che ha lo stesso significato, quindi due lingue, però esprimere una situazione di bilinguismo sociale con scelte che riguardano il "vestito" delle due lingue o alla funzione svolta. Nelle regioni bilingue tutto deve essere tradotto.

Tipi di bilinguismo (riguarda il bilinguismo individuale)

Si ha a che fare col tempo in cui si è stati esposti alla L2.

  • L2 -> lingua appresa nel nostro paese, è la seconda lingua appresa.
  • LS (Lingua Straniera) -> lingua appresa fuori dal paese nativo, quindi direttamente appresa nello stato in cui quella lingua si parla.

Si parla quindi di:

  • Bilinguismo precoce
  • Bilinguismo tardivo

Ci sono alcuni periodi in cui si è maggiormente predisposti all'apprendimento delle lingue come l'infanzia. Il secondo momento cruciale è invece l'adolescenza, il terzo periodo è quello dell'età adulta anche se si hanno caratteristiche diverse. Ognuna di queste fasi corrisponde a capacità diverse di acquisizione di una lingua.

Con bilinguismo precoce si intende l'esposizione alla lingua seconda prima dell'ingresso alla scuola primaria. In questa fase della vita imparare 1-2-3 lingue è molto semplice, perché il bambino ha un cervello così plastico che non è una scatola chiusa e ha una capacità di memoria e acquisizione formidabile, e per un bambino non esistono suoni impossibili, lui li sente, li riconosce e li imita. Tutti gli altri sono definiti tardivi. Iniziare ad imparare una lingua da piccoli ha molti più vantaggi, anche perché i due emisferi cerebrali sono più uguali ed anche se il bambino ha un trauma all'emisfero sinistro (quello specializzato nel linguaggio) impara ad usare il destro, se questi danni accadono ad un adulto molto probabilmente i danni al linguaggio rimangono. I vantaggi di imparare una lingua da piccoli sono:

  • Plasticità cerebrale ed equilibrio tra i due emisferi
  • Imitazione e automatizzazione verbale
  • Contatti sociali
  • Empatia

Modalità di apprendimento

Riguarda il modo in cui imparo le lingue, cioè:

  • Bilinguismo primario
  • Bilinguismo secondario

Se imparo una lingua in famiglia o comunque in un contesto affettivo, si tratta di bilinguismo primario, perché non si studia in modo formale la lingua, cosa che invece accade nel bilinguismo secondario. Se subiamo un trauma la lingua imparata in modo secondario non si ricorda più ma rimane solo la lingua primaria.

Jim Cummins, uno studioso canadese, nel 1984, ha fatto uno studio sull'educazione bilingue e ha elaborato due concetti utili: il concetto di BICS (Basic International Communicative Skills) cioè le abilità comunicative interpersonali di base; e il concetto di CALP (Cognitive Academic Language Proficiency) cioè la competenza linguistica per lo studio di tipo cognitivo, tipo saper riassumere.

Livelli di competenza

  • Bilinguismo subordinato quando conosciamo una lingua meglio delle altre
  • Bilinguismo bilanciato (o equilibrato) quando conosciamo due lingue, non materne o una materna e una no, allo stesso modo
  • Bilinguismo discendente (o sottrattivo) quando la lingua nativa viene presa in quanto si apprende la lingua del luogo in cui si vive.

Un altro modo per classificare il bilinguismo è quello di guardare alle abilità. I livelli di abilità sono:

  • Ricettivo
  • Produttivo
  • Con doppia alfabetizzazione cioè studiando una lingua impariamo sia a scrivere che a parlare

Acculturazione

La cultura è legata alla lingua ma non necessariamente, posso imparare una lingua senza apprendere la cultura o avendo l'impossibilità di viaggiare e conoscere quel dato paese.

Quindi si può avere:

  • Con acculturazione e biculturalità -> quando studiamo la lingua nel dato paese e apprendiamo anche la cultura
  • Con scarsa acculturazione -> quando si studia la lingua senza saper nulla sulla cultura
  • Funzionale con scarsa alfabetizzazione ma forte acculturazione -> è il caso degli immigrati che magari non conoscono la lingua ma capiscono quando si fa dell'ironia.

Concettualizzazione

  • Bilinguismo integrato o compatto: quando il soggetto ha appreso 2 lingue contemporaneamente nella prima infanzia, di solito nell'ambito del contesto familiare (un genitore/una lingua)
  • Bilinguismo coordinato: quando la seconda lingua è appresa prima della pubertà, ma in un ambiente che non è quello familiare

Proverbi comuni

  • Prendere 2 piccioni con una fava. (Inglese = To kill two birds with one stone)
  • Chi tace, acconsente
  • Chi la fa, l'aspetti
  • Chi troppo vuole nulla stringe
  • A ognuno il suo destino
  • La notte porta consiglio
  • L'erba del vicino è sempre più verde

Il cervello bilingue

Teoria della dominanza emisferica

Sulla teoria del linguaggio e le nozioni del cervello ci sono discipline come: neurologia, neurolinguistica, psicolinguistica. Come funziona il linguaggio è del tutto uno studio, perché è solo all'inizio dell'800 che iniziano degli studi su questo argomento e su ambiti specifici legati all'ambito medico.

Una delle prime teorie, quella di Franz Joseph Gall (1758-1828), affermava che il linguaggio e l'intelligenza fossero concentrati nei lobi frontali. Una persona con la fronte alta era più intelligente, anche se sappiamo adesso che non è vero. Questi studi sono continuati nell'800 e hanno portato a delle scoperte molto importanti che ancora oggi sono valide. Le due scoperte sono legate a due nomi di medici: Pierre Paul Broca e Karl Wernicke; il primo francese (1824-1880) e il secondo tedesco (1848-1905). Entrambi hanno scoperto a poca distanza due fenomeni dovuti a patologie di linguaggio legati a due specifiche aree cerebrali che hanno preso il loro nome. Broca, che viveva e lavorava a Parigi, ebbe la fortuna di seguire un paziente che non riusciva ad esprimersi anche se non aveva problemi di sillabazione, però capitava ma non sapeva articolare un discorso. Quando morì, non essendoci la TAC, Broca gli fece un'autopsia e scoprì che aveva una lesione sulla corteccia cerebrale in un punto ben preciso; questo punto era la terza circonvoluzione del lobo frontale dell'emisfero sinistro. Questa scoperta finì su giornali per... (continua).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale_13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecnica della traduzione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Siena o del prof Diadori Pierangela.
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