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Testimonianze Diritto Commerciale II Appunti scolastici Premium

Appunti delle testimonianze intervenute durante il corso di Diritto commerciale II del Prof. Cerrato (AA 2014/2015). Gli argomenti trattati sono i seguenti: Avvocato Fissore (procedure concorsuali), pericolo della revocatoria, Accordo di ristrutturazione dei debiti.

Esame di Diritto commerciale II docente Prof. S. Cerrato

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ESTRATTO DOCUMENTO

Tornando agli elementi della domanda di concordato: la domanda di concordato presuppone

questi elementi: relazione aggiornata sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria

dell’impresa, uno stato analitico ed estimativo delle attività e l’elenco nominativo dei creditori,

l’elenco dei titolari dei diritti reali o personali su beni di proprietà o in possesso del debitore, il

valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili, modi e

tempi per l’adempimento della proposta.

Non bisogna pensare che questi elementi presentino documenti diversi. In realtà il ricorso è uno,

sono documenti lunghi in cui confluiscono tutti i contenuti.

Abbiamo la relazione del professionista (anche qui) che attesta la veridicità dei dati aziendali e la

fattibilità del piano medesimo.

Questi sono i contenuti della domanda di concordato piena (ossia la domanda come andrebbe

fatta). Un concordato ci vuole 4 o 5 mesi per prepararlo.

E’ stata introdotta una modifica: per evitare che l’imprenditore che sta predisponendo un

concordato preventivo venga attaccato dai creditori, c’è la possibilità di presentare un snellissimo

documento (domanda di concordato) con i bilanci relativi agli ultimi 3 anni e l’elenco dei creditori

con l’indicazione dei relativi crediti questa domanda il giorno successivo cui viene depositata

viene iscritta al registro delle imprese e determina l’Impossibilità per l’impresa di fallire (vengono

congelate eventuali istanze di fallimento, vengono congelate procedure esecutive, ecc).

Da questo momento in poi si apre una fase in cui il tribunale nomina il pre-commissario che è

normalmente un commercialista o avvocato che deve vigilare sul concordato. La gestione continua

a avvenire sotto il controllo dell’imprenditore, sotto regia de tribunale nella figura del commissario

giudiziario. AL momento della apertura viene dato un termine all’impresa che va dai 60 ai 120 giorni

ulteriormente prorogabili entro cui depositare la domanda completa.

Dal momento del deposito della domanda in bianco o della domanda piena abbiamo una gestione

dell’impresa fatta fra commissari e imprenditore: l’imprenditore può continuare a amministrare

l’impresa per quanto riguarda l’ordinaria amministrazione (cioè l’ordinaria gestione della società),

per tutto quello che concerne la straordinaria amministrazione (affitto d’aziende, cessioni aziendali,

transazioni, ecc) ci deve essere l’autorizzazione del tribunale.

Se compie un atto di straordinaria amministrazione non autorizzato c’è rischio di fallimento.

Sinteticamente per distinguere ordinaria e straordinaria amministrazione possiamo dire che la

straordinaria amministrazione è tutto ciò che va a cambiare il mio asset attivo di un azienda (tutto

ciò che fa si che ci siano uscite, ossia una diminuzione di patrimonio del debitore a garanzia di

creditori). L’ordinaria amministrazione è tutto il resto.

Abbiamo quindi per ora: eventuale deposito della domanda in bianco, deposito della domanda

piena, a questo punto il tribunale nomina il pre-commissario a far depositare delle somme per

gestire i costi della procedura, a questo punto viene fissata l’adunanza dei creditori: vengono

informati tutti i creditori, essi dovranno presentarsi dopo aver letto il ricorso e 10 giorni prima

dell’adunanza il commissario giudiziario presenterà la dichiarazione in cui evidenzia eventuali falle,

punti non particolarmente chiari, oppure illustra la bellezza del piano (raramente).

Al momento dell’adunanza dei creditori c’è la votazione della proposta del concordato. IL

concordato deve raggiungere la maggioranza dei creditori. Non vengono ammessi al voto tutti i

creditori privilegiati: i creditori che sono soddisfatti al 100% non possono votare a meno che non

rinuncino alla loro causa di prelazione (non avviene mai). La ratio sta nel fatto che questi creditori

non hanno alcun vantaggio o svantaggio dal concordato preventivo, anzi hanno solo vantaggi perché

comunque loro vengono sempre soddisfatti al 100%. Chi ha il bisogno di porre un freno alla

procedura concordataria è quel creditore chirografario che si vede soddisfatto al 10% o meno

(massimo 20%).

Come si soddisfa il ceto creditorio? si soddisfa attraverso la vendita degli asset, attraverso gi introiti

che derivano dalla continuazione dell’attività aziendale. Ma questo attivo può anche essere fatto da

degli interventi che esistono in realtà quali: i soci possono decidere di mettere a disposizione un

immobile personale di proprietà che nell’attivo della società no esiste, possono decidere di

rinunciare al TFR aziendale, o mettere a disposizione più somme → tutti questi sono finanziamenti

che non vengono disciplinati perché non hanno conseguenze negative (a differenza dei

finanziamenti veri e propri), che provengono da soggetti esterni.

I creditori votano e se il concordato passa si apre la fase del giudizio di omologa che è un rito

giudiziario in cui il commissario fa un ulteriore relazione, il debitore si costituisce normalmente, c’è

un udienza in cui vengono sentiti le parti, e alla fine della quale (se va tutto bene) il concordato è

omologato.

Una volta che è omologato si apre la fase esecutiva del concordato: nel caso di un concordato

liquidatorio è la cessazione di asset aziendali, in concordato in continuità o misti si ha una fase in cui

vengono liquidato gli asset non core, si fa la discussione dei crediti che la società ha nei confronti

delle società terze e si inizia a pagare i creditori nelle percentuali stabilite dal piano. Dopo questo si

raccolgono tutte le pezze giustificative, si depositano in tribunale e la procedura si conclude.

In realtà in caso di concordato in continuità aziendale all’udienza di omologa il giudice delegato ha

detto che chiude la procedura perché c’è la nomina di un commissario che guarda alla finestra.

C’è stato un aumento dei concordati preventivi rispetto ai fallimenti (elemento positivo).

Riassumiamo: al di la del fallimento vero e proprio che è procedura diretta a una liquidazione gestita

del patrimonio per soddisfare tutti. Di recente nell’ottica di far si che ci sia una ripresa di attività per

conservare posti di lavoro, evitare le ricadute sul territorio o quelle sistemiche, la nostra normativa ha

introdotto, a fianco di quelli che c’erano già (concordato), una serie di strumenti vari:

 Piano attestato: non è una procedura in senso tecnico ma è un accordo che viene

raggiunto nel quale l’imprenditore che si trova in crisi elabora una strategia aziendale di

superamento di questa crisi. Occorre un attestazione ossia una dichiarazione dell’attestatore che

conferma che c’è un carattere di fattibilità

 Accordo di ristrutturazione del debito (art. 182 bis): alternativa più strutturata; è un

accordo/piano/programma di ristrutturazione della situazione debitoria, però è più strutturato

rispetto al piano attestato. Il piano dell’accordo di ristrutturazione è soggetto a omologa ossia a

controllo da parte del tribunale

 Concordato preventivo: è il top rispetto alla difficoltà procedurale e di struttura. E’ molto

utilizzato, molto di più rispetto al passato dove portava al fallimento in molti casi. Il concordato

può assumere diverse forme, non ha una fisionomia del tutto definita perché può essere diretto

a liquidare e quindi far si che ci sia la cessione dell’insieme dell’azienda, può essere diretto a

continuare l’attività di impresa anche durante la procedura (la fase di crisi è una parentesi ma poi

io voglio continuare l’attività → apro la procedura solo per mettere un po’ di ordine e sistemare

la situazione) oppure può essere misto.

A livello di procedura non entriamo nel merito di cosa detto ma segnaliamo che l’eventualità nel

tempo durante il quale l’impresa elabora la proposta di concordato possa andare tutto in fumo perché i

creditori si stufano di attendere i pagamento del credito. Per evitare questo rischio di mandare all’aria gli

sforzi per arrivare al concordato, è stata introdotta la possibilità del concordato in bianco o pre concordato:

cioè io vado dal giudice e dico che sono intenzionato a fare un concordato e dico che ho bisogno di tempo.

Il tribunale mediante questo passaggio procedurale garantisce un arco di tempo in cui l’imprenditore non

subirà iniziative individuali come pignoramento, sottoporre a fallimento. Questo sempre nell’ottica di

agevolare la possibilità di trovare la soluzione alla crisi.

Poi bisogna capire quando nell’ambito di un accordo o un concordato può l’imprenditore riuscire a

ottenere finanziamenti e quindi rassicurare chi può erogare questa finanza e garantirgli che non sta

mettendo a rischio il finanziamento che sta a erogare.

Riprendiamo (visto che abbiamo trascurato) il concetto della par condicio creditorum: è il principio

basilare. Al momento di un apertura di un fallimento o di una procedura concordataria c’è i principio della

par condicio cioè tutto ciò che è pagamento, ossia è debito, deve essere accertato, verificato e pagato in

sede fallimentare o concordataria. Ciò vuol dire, in caso di concordato preventivo, che non si pagano i debiti

pregressi: dal momento del deposito in tribunale della domanda in bianco o piena ciò che è debito ante non

si paga nel mentre della procedura, ma troverà soddisfazione nei modi e tempi previsti dal piano

concordatario, ciò per evitare che i debitori che si trovino nelle stesse condizioni in parte vengano soddisfati

integralmente e in parte no. Questo concetto è molto importante. Ci possono essere delle eccezioni: per

esempio nel caso di concordato con continuità aziendale l’imprenditore può chiedere di essere autorizzato a

pagare dei debiti antecedenti qualora provengano da fornitori strategici o senza i quali non si riesce a

portare avanti l’attività aziendale (esempio: pagamento bollette della luce, o vettori, o benzinaio per

imprese di trasporto).

Un altro aspetto importante riguarda le relazioni informative: al momento del decreto di apertura

della procedura di concordato, oltre alla nomina del giudice e del commissario e il deposito delle somme

(fondo su cui confluiscono le spese per pagare i consulenti della procedura), vengono stabiliti degli obblighi

informativi di solito con cadenza mensile che vanno dal momento dell’apertura con deposito della domanda

in bianco fino al deposito della domanda piena, in cui si da una vera e propria analisi non solo dello stato

della procedura ma anche un analisi di ciò che accade nell’impresa (esempio: se vengono fatti dei

pagamenti di crediti). La relazione informativa diventa di fondamentale importanza anche nei confronti dei

terzi perché ogni creditore può in tutti i momenti verificare a che punto è la procedura perché la relazione

viene depositata e pubblicata presso il registro delle imprese. Se il tribunale rileva che dalle relazioni

informative emerge un peggioramento sul passivo della procedura si può dichiarare il fallimento.

Passiamo ai FINANZIAMENTI che possono essere fatti. Già prima abbiamo fatto cenno a

finanziamenti a fondo perduto. Altra tipologia di finanziamento non convenzionale è quello della figura

dell’assuntore cioè il concordato può anche prevede un piano che presupponga la figura di un assuntore

cioè un soggetto che assumendo le attività del concordato si accolla anche il pagamento dei relativi debiti.

Normalmente vengono fatti dalla proprietà dell’impresa soprattutto se famigliari di forti tradizioni gli

imprenditori preferiscono accollarsi tutto il passivo, pur di tenere in piedi l’azienda di famiglia. Il capitalismo

italiano è a carattere famigliare molto spesso.

Sussistono varie tipologie di finanziamento: noi le guardiamo in ordine temporale:

 Finanziamenti ponte : art. 182 quater secondo comma: un finanziamento ponte sono quei

finanziamenti erogati prima del deposito della domanda di accordo di ristrutturazione del debito o

di concordato preventivo e che consentono l’accesso alla procedura. Sono procedure molto

costose (soprattutto il concordato) perché abbiamo la nomina di un professionista che redige il

piano, nomina dell’attestatore che attesta il piano, abbiamo spesso la nomina di periti che devono

periziare gli asset attivi (relazione che attesti veridicità del valore delle attività). Sono

finanziamenti che devono essere indicati nel piano e la prededuzione deve essere espressamente

prevista o nel decreto di omologia oppure nel decreto di ammissione alla procedura

concordataria. Dovremmo stupirci della prededucibilità: perché questi finanziamenti sono erogati

prima della domanda quindi sarebbero finanziamenti che senza questa disposizione di legge,

sarebbero chirografari e quindi soddisfatti solo in una percentuale. Spesso l’impresa in crisi non ha

i fondi per pagare i propri dipendenti, figuriamoci se ci siano i soldi per pagare i professionisti che

presentano i piani questa norma fa si che ci sia la possibilità che una banca/un finanziatore si

senta tranquillo di elargire la finanza necessaria per presentare il piano. Quindi è veramente

importante questa disciplina.

 Finanziamenti interinali: art. 182 quinquies: sono quei finanziamenti che sono contratti

dal momento del deposito della domanda fino al momento di ammissione del concordato

preventivo o l’omologa dell’accordo di ristrutturazione del debito. Sono finanziamenti interinali

che sono strumentali al conseguimento dell’obiettivo del piano, cioè nuova finanza che entra

proprio dopo il deposito della domanda. Qui abbiamo oneri maggiori in termini di presentazione

di questi finanziamenti, prima di tutto perché se i finanziamenti ponte di cui sopra la

prededucibilità è stabilita in via automatica, nel 182 quinquies abbiamo bisogno di un

autorizzazione specifica del tribunale. Il tribunale può anche assumere delle informazioni per

capire la reale funzione di questi finanziamenti. In più, di nuovo, il professionista attentatore che

deve verificare il fabbisogno finanziario dell’impresa fino all’omologa e poi la funzionalità di tali

finanziamenti alla miglior soddisfazione dei creditori cioè vuol dire che con un finanziamento

interinale io non posso andare a pagare debiti pregressi, non posso andare a soddisfare ciò che

c’era prima, ma questa funzionalità alla miglior soddisfazione dei creditori si traduce in una

percentuale superiore di soddisfazione, cioè significa che con questo finanziamento invece di

garantire ai chirografari il 5%, garantisco il 7%, ad esempio.

Il tribunale può addirittura concedere pegni e ipoteche a garanzia di questi finanziamenti.

 Nell’ambito del concordato preventivo c’è la possibilità di avere dei finanziamenti in corso

di procedura cioè dal decreto di ammissione fino all’omologa. Vengono disciplinati all’art. 167 al

secondo comma: i mutui compiuti senza l’autorizzazione scritta del giudice delegato sono

inefficaci rispetto ai creditori anteriori al concordato ciò significa che si da la possibilità di

ottenere dei mutui e si ha la possibilità di averli sono in caso di autorizzazione da parte del giudice

delegato.

 Gli ultimi in ordine temporale sono i finanziamenti previsti all’art. 182 quater primo

comma ossia i finanziamenti in esecuzione del concordato: cioè sono quei finanziamenti che

vengono erogati successivamente all’omologa del concordato preventivo, sono funzionali da un

lato a dare attuazione alla proposta di concordato preventivo, dall’altra parte a garantire il rilancio

dell’impresa dopo la procedura. L’art. 182 quater presuppone che i crediti derivanti dai

finanziamenti in qualunque forma effettuati in esecuzione di un concordato preventivo ovvero di

un accordo di ristrutturazione sono prede deducibili.

Oltre alla prededucibilità abbiamo un elemento in più: abbiamo l’esenzione dalla revocatoria.

Riassumiamo: quindi in sostanza abbiamo i finanziamenti ponte che sono i finanziamenti che sono

previsti dal secondo comma del 182 quater: sono erogati prima dell’inizio della procedura e danno la

possibilità di avere dei finanziamenti per proporre una procedura (quindi pagare i professionisti).

Abbiamo poi i finanziamenti interinali previsti al 182 quinquies: necessita di una attestazione di un

professionista che individui il fabbisogno finanziario fino all’omologa e il fatto che i finanziamenti siano

funzionali alla miglior soddisfazione dei creditori cioè siano funzionali a garantire una percentuale

superiore. Quindi non possono essere usati per soddisfare debiti antecedenti.

Abbiamo poi i finanziamenti in corso di procedura all’art. 167: cioè i finanziamenti che vengono

erogati solo per il concordato preventivo, dal decreto di ammissione fino all’omologa. Sono funzionali alla

realizzazione del piano concordatario e molto spesso nel momento in cui l’imprenditore fa un istanza per

essere autorizzato, il tribunale chiede il parere del commissario giudiziale sull’argomento.

Infine abbiamo i finanziamenti in esecuzione cioè quei finanziamenti che vengono erogati successivamente

all’omologa. Sono disciplinati all’art. 182 quater primo comma. La prededuzione deve essere espressamente

predisposta nel provvedimento con cui il tribunale accoglie la domanda di ammissione al concordato

preventivo, ovvero l’accordo subomologato.

La prededucibilità viene prevista nel decreto di omologa nel caso di accordo di ristrutturazione o nel

decreto di apertura della procedura di concordato.

Quindi abbiamo poi 2 elementi che contraddistinguono i diversi finanziamenti: i finanziamenti ponte viene

garantita la prededucibilità automatica al ricorrere dei requisiti previsti dalla normativa, per i casi del 167

dobbiamo avere un autorizzazione del giudice delegato, e per i casi del 182 quinquies deve esserci un

autorizzazione.

Chiarisco il concetto di prededucibilità: sostanzialmente partiamo dal discorso fatto prima cioè che

le procedure concorsuali vivono sulla regola della par condicio cioè nel momento in cui entri in procedura

l’imprenditore non può più pagare man mano che si presentano i creditori staccando l’assegno e pagandoli,

perché se sei in crisi vuol dire che non c’è una torta abbastanza grande e quindi qualcuno resta senza fetta.

Allora il concetto è che quando sei in quella situazione, la legge stessa, per tutela di tutti, dice

all’imprenditore di mettersi tutti seduti in torno a un tavolo e tutti prendono una fetta, non

necessariamente tutti uguali perché c’è qualcuno che ha un privilegio → il concetto è che però ci deve

essere una procedura volta a garantire che tutti possano, a parità di condizione, soddisfarsi.

Tuttavia la gestione di una procedura è qualcosa che ha dei costi elevati e quindi per far si che coloro che

sono coinvolti nella procedura (curatori, avvocati, commissari, ecc → non sono creditori) vengano

remunerati per l’attività che svolgono, è stato introdotto il concetto della prededuzione cioè

sostanzialmente una serie di crediti che nascono durante la procedure non sono soggetti alle regole della

concorsualità e quindi vengono pagati prima. Allora il concetto della prededuzione nasce nell’ottica di

tutelare i soggetti che lavorano per la procedura.

Poi tuttavia considerato che c’è questa necessità di favorire finanziamenti ossia far si che l’impresa


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in business administration
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Diletta.Macario di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cerrato Stefano.

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