Test di suscettibilità e resistenza agli antibiotici
L’abuso degli antibiotici e dei chemioterapici ha portato alla frequente comparsa di ceppi batterici antibiotico-resistenti e sulfamido-resistenti in specie microbiche un tempo sensibili. Il fenomeno sta assumendo proporzioni di notevole rilievo, in quanto i chemioantibiotici risultano efficaci per un tempo sempre più limitato.
Cause della resistenza agli antibiotici
La resistenza agli antibiotici è frutto delle mutazioni spontanee casuali che si verificano in tutte le specie batteriche, ma che viene evidenziata e fatta emergere dalla pressione selettiva esercitata dalla chemio-antibioticoterapia. Se la mutazione è cromosomica, il gene mutato può essere trasferito ad altri batteri della stessa specie per mezzo della coniugazione o per mezzo di fagi (trasduzione fagica). In questo modo si ha la trasmissione della resistenza verso un solo antibiotico. Se invece i geni responsabili dell’antibiotico-resistenza sono localizzati in sede extracromosomica (plasmidi) e vengono trasferiti per coniugazione (batteri Gram-negativi) o per mezzo di fagi (batteri Gram-positivi), si può verificare il trasferimento di plasmidi portatori di più caratteri di antibiotico-resistenza, che possono diffondersi inoltre anche ad altre specie batteriche.
Ciò è alla base dei frequenti insuccessi dell’antibioticoterapia e del sempre più frequente ricorso ai test di sensibilità ai farmaci antibatterici (antibiogramma).
Antibiogramma
L'antibiogramma è un test utile per determinare il grado di resistenza ai più comuni chemioantibiotici di una definita popolazione microbica isolata dal materiale patologico. Viene effettuato in terreno solido contenente un dischetto impregnato con gli antibiotici, nel quale viene inoculato il materiale patologico con i batteri (o i miceti) da saggiare. Dopo un periodo di incubazione in termostato a 37°C, si misurerà l’ampiezza degli aloni di assenza di crescita batterica e di colonie formatisi intorno ai pozzetti con depositati gli antibiotici: i diametri degli aloni saranno indicativi della capacità antimicrobica dei principi attivi saggiati.
Occorre tuttavia considerare che un antibiotico che presenta una buona inattività antibatterica riscontrata mediante antibiogramma in vitro, può non risultare parimenti efficace in vivo, perché possono entrare in gioco molti altri fattori in grado di condizionare l’efficacia del principio attivo nei confronti di una specifica specie batterica.