Relazione su “Degenerazione e malarazza”
Corso di Scienza dell’Amministrazione a cura del Prof. Giuseppe Gangemi
A.A. 2017/2018
Bibliografia
- “Degenerazione” di Max Nordau;
- “I vantaggi della degenerazione” di Gina Lombroso;
- “Intelligenza e pregiudizio” di Stephen Jay Gould;
- “La degenerazione del processo penale in Italia” di Agostino Viviani;
A cura di: Letizia Toè
Matricola n° 1125720
Indice
- Cesare Lombroso;
- “Degenerazione” di Max Nordau;
- Il concetto di “Fin de Siclè” per Max Nordau;
- “I vantaggi della Degenerazione” di Gina Lombroso;
- “Intelligenza e pregiudizio” Stephen Jay Gould;
- Contenuto del saggio di Stephen Jay Gould;
- “La degenerazione del processo penale in Italia” di Agostino Viviani;
- Confronto tra Cesare Lombroso, Max Nordau e Gina Lombroso;
- Confronto tra Cesare Lombroso, Stephen Jay Gould e Agostino Viviani;
- Conclusioni personali;
Cesare Lombroso
Cesare Lombroso nasce a Verona nel 1835, è stato un medico, antropologo e sociologo italiano. È riconosciuto come il padre della moderna criminologia.
È stato esponente del Positivismo, ed il pioniere degli studi sulla criminalità. I suoi lavori sono stati influenzati dalla Fisiognomica, disciplina pseudo-scientifica che attraverso la fisonomia del volto pretende di dedurre i caratteri psicologici e morali di un individuo, dal Darwinismo sociale e dalla Frenologia, disciplina pseudo-scientifica che attraverso l’osservazione del cranio e di alcuni suoi aspetti, come le bozze, pretende di giungere alle qualità psichiche dell’individuo.
Cesare Lombroso in giovane età resta colpito dall’opera di un medico che si intitolava “Monumenti storici rilavati dalle parole”, l’opera cercava di spiegare l’evoluzione dell’uomo attraverso la storia glottogonica, cioè attraverso la storia della genesi delle parole.
L’intuizione che ha Lombroso è che i segni della lingua, che successivamente lui allarga verso i segni dell’aspetto fisico, siano la documentazione di una storia evolutiva. Nel 1872 pubblica una delle sue opere più importanti, “Genio e Follia”, in cui cerca di indagare la mente del deviante attraverso l’analisi di persone afflitte da malattie mentali e criminali. A suo parere il “mattoide” costituiva l’anello intermedio tra “genio” e “follia”. Per Lombroso anche la “genialità” costituiva un particolare tipo di devianza, caratterizzato da uno squilibrio eccessivo dell’attività celebrale e della sensibilità, che poteva portare l’individuo alla follia.
La sociologia di stampo positivista e l’esigenza di concretezza ed oggettività spingono Lombroso a studiare i “delinquenti” anziché il crimine. Analizzando un cranio appare a lui risolto il problema della natura del delinquente, il quale riproduceva i caratteri dell’uomo primitivo. Si trattava del cranio del brigante Villella, sul quale lo studioso aveva individuato una fossetta occipitale mediana anomala, che non era presente negli uomini normali.
Lombroso ritiene che nel criminale e talvolta anche nel folle appaiono dei caratteri che sono scomparsi nell’uomo moderno, da questo aspetto verrà sviluppata la teoria sull’atavismo. Secondo tale teoria il criminale appare come un ritorno ad una condizione primitiva dell’uomo e ad una involuzione del genere umano. Successivamente studiando il caso del serial killer di Bergamo, Lombroso concretizza maggiormente la sua teoria sull’atavismo, affermando che tale uomo presentava i caratteri fisici del “delinquente nato”.
Altra opera importante di Cesare Lombroso è “L’uomo delinquente” in cui ripercorre le teorie sull’atavismo ed offre anche un atlante in cui vengono delineati i tratti caratteristici dei criminali, fronte stretta, mandibola e zigomi enormi, fossetta del cranio. Lombroso ritiene, con quest’opera, di aver dimostrato l’esistenza del “tipo criminale”.
Nello sviluppo del suo pensiero Lombroso sottolinea che il “delinquente nato” non dovrebbe essere punito, ma se non vi è speranza di correggerlo deve essere eliminato fisicamente con la pena di morte. Come una malattia organica anche la criminalità può essere studiata ed analizzata, in questo caso, attraverso il cranio.
Un altro segno distintivo del criminale, secondo Lombroso, erano i tatuaggi. Affermava che gli individui tatuati appartenevano a classi sociali disagiate, il tatuaggio costituisce dunque un fattore di criminalità. Le critiche a lui mosse lo portarono, poi, verso un’analisi sociale del “delitto”, sostenendo che nuovi reati, come la truffa, crescevano man mano che la civiltà avanzava.
È giusto sottolineare che tali pseudo-teorie si sono sviluppate in un contesto politico e sociale preciso. L’insicurezza sociale negli anni dello sviluppo industriale e demografico era aumentata, nasce dunque il bisogno di addossare la colpa nei confronti di una minoranza sociale.
Cesare Lombroso ritiene che l’unico approccio possibile nei confronti dei criminali è quello clinico-terapeutico.
“Degenerazione” di Max Nordau
Max Nordau è nato in Ungheria nel 1849, è stato un sociologo, medico e giornalista.
È uno scrittore che si colloca nella vasta letteratura di indirizzo scientifico di fine 1800, che diede vita all’età della criminologia ed antropologia criminale. Accanto alla figura di Nordau nelle neuroscienze troviamo anche quella di Cesare Lombroso.
“Degenerazione” è il saggio più conosciuto di Nordau, nel quale utilizza un linguaggio prettamente specialistico e usa una suddivisione ippocratica dei capitoli, nel senso che quest’ultimi vengono intitolati con concetti medico-analitici. In questo saggio Nordau si propone di offrire una vera e propria ricerca scientifica su ciò che l’autore definisce “Fin de Siclè”, ossia il processo degenerativo della cultura occidentale.
“Fin de Siclè”
Lo scopo di Nordau è quello di fare una critica nei confronti di tutta una serie di comportamenti degenerati. La critica non si riferisce ad uno specifico ambito, ma a tutta la cultura moderna post-industriale.
Il termine “Fin de Siclè” è francese e viene coniato per rappresentare un sentimento di insofferenza proprio dell’uomo che vive in questa particolare epoca. Una caratteristica della “Fin de Siclè” è un forte senso mistico che è dettato da un’emotività assoluta, che porta il “degenerato” ad una condizione malinconica di isolamento sociale.
Nordau afferma che il numero di malati mentali, rispetto alle epoche precedenti, è aumentato a dismisura. Il fattore che ha innescato tale situazione è da attribuire al fatto che l’uomo, che vive in un ambiente soggetto a profonde mutazioni e ricco di innovazioni, non ha la capacità di adattarsi ed è costretto all’ipocondria, atteggiamento psichico caratterizzato da una costante apprensione.
Gli individui deboli sono la vittima prediletta della “Fin de Siclè”. Secondo questa analisi queste persone deboli creano, per auto-influenza all’interno del gruppo sociale, un gran numero di individui degenerati. Nordau sottolinea il rischio che questo cambiamento di morale porti alla formazione di una nuova cultura dominante, che si esprime nelle arti, nei costumi sessuali, nelle abitudini alimentari bizzarre e nelle tendenze prive di pudore. Nordau immagina un’ipotetica società moderna degenerata.
Ma quali sono, dunque, le cause che scatenano tale degenerazione?
L’analisi che viene proposta è quella di un’intossicazione, nel senso che le origini dell’isterismo e della nevrastenia sono dovute ad una straordinaria eccitabilità degli individui. Tale eccitabilità è causata da un consumo sempre maggiore di sostanze narcotiche, trattasi di alcool, tabacco, oppio, hashish, che inevitabilmente hanno agito sulla discendenza, formando delle de-generazioni.
Nordau non fornisce alcuna terapia, si limita ad ammettere che tali individui sono semplicemente “matti”, e che per la loro natura non sono compatibili con il vitalismo organico che una società sana deve esprimere. Nordau, in sostanza, cede ad un puro darwinismo, affermando che l’unica soluzione a questo problema è fornita dalla natura stessa, la quale non permetterà a tali individui di riprodursi, al fine di mantenere sana la specie.
“I vantaggi della degenerazione” di Gina Lombroso
Gina Lombroso nasce a Pavia nel 1872. Svolge i suoi studi a Torino conseguendo una prima laurea in Lettere e Filosofia ed una seconda laurea in Medici e Chirurgia nel 1901 con la tesi “I vantaggi della degenerazione”.
La collaborazione con il padre, Cesare Lombroso, in qualità di assistente volontaria della clinica psichiatrica, la porterà a pubblicare innumerevoli contributi scientifici sulla rivista “Archivio di psichiatria” fondata dal padre.
Successivamente sposa Guglielmo Ferrero, collaboratore del padre, ed abbandona la carriera medica per dedicarsi alla famiglia. Nel 1907 accompagna il marito in America latina e qui visita le istituzioni carcerarie e manicomiali la cui organizzazione, soprattutto in Argentina, aveva subito un certo influsso da parte del pensiero lombrosiano. Determinante per l’impegno sociale di Gina Lombroso