Università degli studi di Parma
Facoltà di lettere e filosofia
Corso di laurea magistrale in arti letterarie e musicali dal medioevo all’età contemporanea
Relazione per l’esame di linguistica generale
I principi operativi di Dan I. Slobin
L’acquisizione linguistica e lo sviluppo cognitivo nel bambino attraverso strutture innate, modelli operativi e processi creativi per lo sviluppo della grammatica mentale.
Anno accademico 2009/2010
Scaccaglia Sara
Indice
- Linguistica e psicolinguistica: premesse teoriche e approccio interdisciplinare sull'acquisizione del linguaggio » 2
- Lo sviluppo linguistico del bambino: grammatica trasformazionale, creazione del linguaggio, requisiti cognitivi per lo sviluppo della grammatica » 4
- I principi operativi di Dan I. Slobin: stadi universali dello sviluppo cognitivo » 8
- Definitori universali del linguaggio, sviluppo cognitivo e intenzione comunicativa » 8
- I principi operativi » 11
- Conclusioni » 17
1. Linguistica e psicolinguistica: premesse teoriche e approccio interdisciplinare sull'acquisizione del linguaggio
La psicolinguistica riunisce gli strumenti teorici ed empirici della psicologia e della linguistica per studiare i processi mentali che sottostanno all’acquisizione e all’uso della lingua attraverso un approccio di tipo interdisciplinare. La linguistica ha come oggetto la descrizione formale della complessa struttura linguistica, mentre la psicologia si occupa di come il bambino riesca ad acquisire tale struttura e di come essa agisca sulla comprensione e produzione di significati. Gli psicolinguisti studiano la struttura linguistica presupponendo l’esistenza di un sistema di conoscenze e capacità soggiacenti per l’utilizzo del linguaggio.
Gli studi longitudinali, sia qualitativi che quantitativi, si sono basati sui comportamenti osservabili dei bambini durante le prime fasi di apprendimento e produzione linguistica. I risultati non si limitano a descrivere il fenomeno acquisizionale ma postulano teorie sui meccanismi e sulle strategie di acquisizione del bambino, innati e non.
Noam Chomsky, attraverso la sua grammatica trasformazionale, ha rivoluzionato la linguistica moderna e definisce i contributi potenziali del suo campo in termini di caratterizzazione dei sistemi cognitivi e delle caratteristiche generali dell’intelligenza umana. Il LAD, Language Acquisition Device, i principi e parametri della Grammatica Universale, le strutture profonde e superficiali sono le premesse teoriche che hanno permesso il superamento, intorno agli anni ’60, delle precedenti teorie behavioriste, che interpretavano il processo di apprendimento linguistico come risultato di un modello basato su stimolo-risposta-rinforzo, definito condizionamento, interamente incentrato sugli stimoli dell’ambiente esterno.
Chomsky, relativamente all’abilità linguistica, distingue tra competenza - ossia capacità che ogni parlante possiede di comprendere e produrre potenzialmente tutte le frasi di una lingua - ed esecuzione - ovvero di come questa capacità venga messa in uso negli effettivi comportamenti di produzione e comprensione. L’oggetto della linguistica è per Chomsky la competenza linguistica, ovvero lo studio della capacità, largamente inconscia, che rende possibili la comprensione e la produzione di enunciati. La grammatica diventa la descrizione sistematica ed esplicita di essa.
L’esecuzione, concetto opposto a quello di competenza, tende a coincidere con lo studio degli effettivi meccanismi percettivi e produttivi che rendono possibile l’uso della conoscenza linguistica descritta dal linguista. Dominio tipico della psicolinguistica diventa quindi l’esecuzione. Il linguista deve, secondo Chomsky, occuparsi di specificare com’è organizzata universalmente la competenza linguistica, al di là delle possibili differenze tra le lingue, e di come è strutturato un modello di acquisizione linguistica.
Il bambino che impara una lingua sicuramente sviluppa una rappresentazione interna di un sistema di regole che determina come e le frasi devono essere formate, usate e capite: è una grammatica generativa che il bambino costruisce, inventa, avendo a disposizione dati linguistici primari. Come precondizione per l’apprendimento linguistico il bambino deve possedere una teoria linguistica che specifichi la forma della grammatica di una lingua umana possibile, accompagnata da una strategia per scegliere una grammatica di forma appropriata e compatibile con i dati linguistici primari.
McNeill mette in evidenza il modo altamente sistematico in cui è strutturata la competenza linguistica infantile e ritiene che le frasette di due o tre parole che costituiscono il primo linguaggio, tra tutte le possibili combinazioni di parole, rappresentino le relazioni strutturali della grammatica profonda chomskiana. Di qui l’ipotesi che il bambino sia guidato nell’apprendere la lingua da una conoscenza implicita di tali relazioni grammaticali che vengono, in un primo periodo, direttamente manifestate nelle sue frasi. Lo sviluppo successivo riguarderebbe l’apprendimento delle trasformazioni appropriate a manifestare le strutture profonde della lingua in questione.
Ulteriori sviluppi della grammatica trasformazionale hanno portato all’individuazione di un modello a due livelli: quello della rappresentazione semantica della frase e quello della rappresentazione superficiale e un solo meccanismo di trasformazione dal livello semantico a quello trasformazionale. Il nuovo modello, conosciuto come semantica generativa, proposto da G. Lakoff e J. McCawley, rigetta l’ipotesi che il bambino abbia una conoscenza precostituita delle relazioni grammaticali definite sulla struttura profonda e si interroga su quali informazioni debba possedere per poter costruire la sua competenza sulla base dell’esposizione ai dati linguistici dell’ambiente in cui è immerso.
Dan I. Slobin ipotizza che il bambino disponga di complesse strategie universali di analisi che, operando su dati linguistici, consentono al bambino di estrarre l’informazione necessaria alla riorganizzazione della competenza. Il nuovo modello abbandona la grammatica trasformazionale a favore di un insieme specifico di strategie che consentano il processing della frase e che portano la ricerca a concentrarsi su quali strategie iniziali e, probabilmente innate, utilizzi il bambino per interpretare le frasi. Sono queste le premesse che hanno consentito prima la nascita della psicolinguistica evolutiva e successivamente della psicologia cognitivista, attenta a tutte le strategie che l’individuo pone in essere, in maniera attiva (anche se più o meno consapevole) per la scoperta e la costruzione del linguaggio.
2. Lo sviluppo linguistico del bambino: grammatica trasformazionale, creazione del linguaggio, requisiti cognitivi per lo sviluppo della grammatica
Le ricerche sull’acquisizione linguistica dei bambini hanno coinvolto differenti ambiti delle scienze umane e linguistiche, attraverso un approccio spesso integrato e interdisciplinare. I primi studi, sia di tipo quantitativo che qualitativo, sull’apprendimento e la produzione del linguaggio infantile dimostrano che il linguaggio viene acquisito in trenta mesi circa, per lo meno la parte che riguarda la sintassi. Occorre nuovamente distinguere le due strutture che si attivano durante il processo: quella profonda, soggetta a trasformazioni e contenente informazioni linguistiche astratte per la formazione delle frasi, e quella superficiale.
I bambini, secondo il modello proposto, sarebbero dotati di una capacità innata, con basi biologiche, per l’acquisizione del linguaggio. Chomsky e Katz hanno sostenuto, a tal proposito, che il contenuto specifico della capacità di un bambino per il linguaggio si manifesta in forma di universali linguistici che definiscono la forma generale del linguaggio umano e che appaiono in tutte le lingue naturali, senza riguardo all’ambiente fisico e naturale.
Il linguista, costruendo la grammatica, mira a ricostruire la competenza implicita posseduta dai parlanti di una lingua attraverso una valutazione chiamata “adeguatezza esplicativa”, la quale è ottenuta quando la teoria linguistica offre una base fondata su principi per accettare un certo modo di rappresentare la competenza dei parlanti di una lingua rispetto ad altri possibili modi. La teoria linguistica descrive la capacità innata del bambino per il linguaggio, che è rappresentata dall’insieme degli enunciati linguisticamente universali che sono organizzati nella teoria linguistica.
L’acquisizione del linguaggio può essere considerata come la scelta guidata, fondata su principi, di una grammatica, attraverso la capacità innata del bambino e coerente con il corpus linguistico fornito dai parlanti adulti cui il bambino è esposto. La mente del bambino sarebbe in qualche modo “predisposta” all’elaborazione dei tipi di strutture che caratterizzano la lingua umana, al fine di arrivare a qualcosa di simile ad una grammatica trasformazionale della sua lingua nativa.
Il sistema grammaticale non è, secondo questa ipotesi, innato ma innati sono gli strumenti per l’elaborazione di informazioni e la formazione di strutture interne atte allo sviluppo di una grammatica della lingua nativa. La prova indiretta a supporto di questa teoria è quella del cosiddetto “periodo critico”, biologicamente determinato, per l’acquisizione linguistica negli esseri umani durante il periodo infantile (è il famoso caso del ragazzo selvaggio, che dopo aver vissuto l’intera infanzia in assenza di stimoli linguistici provenienti da altri esseri umani, una volta “riaddestrato” al linguaggio riuscì a sviluppare delle competenze pari a quelle di un bambino piccolo).
Slobin, studiando lo sviluppo linguist...