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Tesina Slobin

Elaborato che analizza i I principi operativi di Dan I. Slobin:
l’acquisizione linguistica e lo sviluppo cognitivo nel bambino attraverso strutture innate, modelli operativi e processi creativi per lo sviluppo della grammatica mentale. Contenuti utili anche per studenti di psicologia e scienze del linguaggio.

Esame di Linguistica generale docente Prof. D. Astori

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Sviluppo fonologico: in ogni lingua esistono delle classi di suono rappresentate dai

“fonemi”, unità fonetiche che appaiono come “psicologicamente reali” ai parlanti di una

lingua. Le classi di suono vengono individuate attraverso caratteri distintivi in una data lingua

(ad esempio, l’aspirazione). Jakobson analizzò a lungo questi caratteri distintivi arrivando a

definire degli universali linguistici: esiste una piccola serie di distinzioni usate da tutte le

lingue e il bambino deve imparare quali caratteri fonologici vengono usati nella sua lingua,

anche per produrre contrasti tra suoni.

Secondo gli studi di Brown e Jakobson, il bambino inizia con una distinzione semplice e

globale tra vocali e consonanti, non prestando attenzione alle differenze tra suoni di queste

due classi (ad esempio, molti bambini non distinguono tra suoni sonori e muti: “bad” viene

pronunciato “bat”, “cup” “bap”, “lamp” “dap” ecc.). Con lo sviluppo queste classi vengono

scisse e nuove differenziazioni entrano nel sistema. Di man in mano, il bambino usa il

principio universale di separazione tra classi di suoni (dai caratteri distintivi), ma impiega

alcuni anni per arrivare alla completa acquisizione dei caratteri impiegati in modo distintivo

dalla sua lingua nativa. 3.

I principi operativi di Dan I. Slobin: stadi universali dello sviluppo cognitivo

3.1. Definitori universali del linguaggio, sviluppo cognitivo e intenzione comunicativa

Al fine di poter costruire la grammatica della sua lingua, il bambino deve poter disporre di

capacità cognitive che gli consentano di concepire gli eventi fisici e sociali che vengono

codificati nel linguaggio e deve poter analizzare, organizzare, immagazzinare l’informazione

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linguistica. I requisiti cognitivi hanno quindi a che fare sia con il significato, sia con la forma

degli enunciati. Gli psicolinguisti evolutivi si sono mossi da un atteggiamento caratterizzato

dal particolarismo dello sviluppo linguistico verso uno sviluppo linguistico-cognitivo che

segua principi universali. La psicologia dello sviluppo cognitivo ha come obiettivo una teoria

universale dell’evolversi della mente, che si fondi su processi evolutivi comuni a tutte le

lingue, partendo dall’assunto secondo il quale per potersi verificare un processo universale di

sviluppo linguistico si richiede un modello di acquisizione indipendente dalle lingue

particolari. Ciò che si deve indagare è l’ordine di sviluppo dei vari meccanismi grammaticali e

le strategie adottate dal bambino nell’organizzare la lingua. L’interrogativo fondamentale è se

esista un ordine comune di acquisizione dei differenti tratti linguistici comune a tutte le

lingue. Gli psicolinguisti hanno ipotizzato l’esistenza di universali “definitori del linguaggio”:

− bambini e adulti hanno la stessa definizione generale della forma e della funzione

del linguaggio

− ovunque la lingua è formata da enunciati che esplicano un insieme universale di

funzioni comunicative (asserire, rifiutare, richiedere, ordinare…)

− le funzioni comunicative esprimono un insieme univerale di relazioni semantiche

sottostanti e usano un insieme universale di mezzi formali (come unità

combinabili di significato costituite da unità combinabili di suoni)

− la lingua è ovunque grammaticale.

David McNeill indica gli universali definitori come “universali linguistici forti” : essi

riflettono un’abilità linguistica precisa e possono non essere affatto il riflesso di un’abilità

cognitiva.

Il bambino inizia a utilizzare il linguaggio per esprimere la conoscenza che egli stesso ha

del mondo, fisico e sociale, che lo circonda e perciò il bambino non può iniziare ad utilizzare

una data forma linguistica dotata di significato finché non è in grado di capire cosa significa.

Si possono classificare le forme linguistiche in base alla complessità psicologica delle nozioni

che esprimono, attraverso una sequenza universale di sviluppo linguistico.

I primissimi indicatori che appaiono nel linguaggio infantile sembrano esprimere le

nozioni fondamentali accessibili alla mente del bambino. Una delle primissime relazioni

semantiche che viene marcata formalmente nel linguaggio infantile è quella di verbo-oggetto.

Segue una prima forma di negazione in cui la particella negativa viene annessa alla frase

semplice. Ordinare i meccanismi linguistici in base alla loro difficoltà di acquisizione è utile

per capire le strategie usate dal bambino per arrivare alla grammatica della sua lingua,

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tenendo sempre presente che durante le fasi iniziali le intenzioni semantiche sottostanti di un

bambino possono contenere più informazioni dell’enunciato superficiale e la sua intenzione

comunicativa può non essere espressa o deducibile mediante il contesto.

Lo sviluppo cognitivo e lo sviluppo linguistico non procedono, in ultima analisi,

all’unisono. Il bambino è costantemente alla ricerca di mezzi linguistici atti a esprimere le sue

intenzioni e questi mezzi possono essere facilmente accessibili o del tutto inaccessibili.

Ciò che determina la crescita linguistica è la crescita cognitiva del bambino, in contrasto

con l’idea di uno sviluppo linguistico autonomo che possa riflettersi nel pensiero. La tesi

secondo la quale il bambino esprime solo ciò che già conosce è convalidata da altre prove che

provengono da un esame dello sviluppo linguistico, sia formale che funzionale, e che si basa

sul seguente principio:

le nuove forme esprimono inizialmente vecchie funzioni e le nuove funzioni vengono

inizialmente espresse da vecchie forme. Werner e Kaplan, a riprova, aggiungono:

ovunque si verificano cambiamenti funzionali nel corso dello sviluppo, la nuova funzione viene prima

attuata attraverso vecchie forme già disponibili; prima o poi compare una spinta verso lo sviluppo di nuove

forme che abbiano un carattere funzionale più specifico, che si dimostrino quindi più utili rispetto alle

vecchie forme.

Roger Brown ha compiuto numerosi studi sulla comparsa delle flessioni nella lingua

inglese e ha scoperto che le flessioni verbali che compaiono per prime segnalano soltanto

quelle funzioni già implicite nell’uso del verbo allo stadio precedente, quando tutti i verbi

erano non marcati. Nella loro forma iniziale, semplice e non flessa, i verbi venivano utilizzati

per esprimere quattro significati:

I. nominare un’azione o uno stato con una certa durata temporale e vera nel

momento dell’enunciato

II. riferirsi all’immediato passato

III. un’affermazione di desiderio o d’intenzione immediata del bambino

IV. imperativo, ordine.

La seconda metà del principio, ovvero che le nuove funzioni vengono inizialmente

espresse da vecchie forme, trova riscontro negli studi di Richard Cromer. Prima dello

sviluppo del passato, i bambini aggiungevano “ora” e “ancora” negli enunciati riguardanti il

passsato, producendo enunciati che avevano la stessa funzione del passato: “Ora l’ho chiuso”,

“Non ho ancora fatto il letto” (“Now I closed it”, “I didn’t make the bed yet”). E’ chiaro come

lo sviluppo cognitivo abbia fatto sorgere le intenzioni semantiche per le quali devono essere

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forgiati i nuovi mezzi d’espressione. In realtà le nuove forme linguistiche infantili

estemporanee e idiosincratiche sono spesso dovute al fatto che lo sviluppo di nuove nozioni

ha suscitato la ricerca di nuovi mezzi di espressione, ossia lo sviluppo semantico del bambino

ha superato il suo sviluppo grammaticale formale.

Per acquisire il linguaggio il bambino deve, dunque, prestare attenzione sia al linguaggio

stesso, sia ai contesti in cui esso si attua, ovvero capire ciò che sente e cercare di esprimere le

intenzioni di cui è capace. Per far ciò, deve avere a disposizione procedure di scoperta,

linguistiche e cognitive, per formulare strutture interne che siano in grado di assimilare e

collegare dati sia linguistici che non linguistici e che siano in grado di realizzare determinate

intenzioni in forma di enunciati. La comparsa di nuove intenzioni comunicative deve portare

simultaneamente i mezzi per decodificare quelle intenzioni nel linguaggio che il bambino

ascolta e ciò gli consente di scoprire nuovi mezzi per esprimere tali intenzioni.

Cromer sostiene che:

una volta che alcune abilità cognitive si sono sviluppate, cominciamo a notare che il bambino usa forme,

utilizzate prima solo in maniera limitata, per esprimere e riferirsi a nuove idee. Inoltre notiamo anche

un’attiva ricerca verso l’acquisizione di nuove forme: improvvisamente forme e parole a cui il bambino è

stato esposto per anni entrano a far parte del suo linguaggio.

L’universalità riconosciuta agli stadi dello sviluppo cognitivo ha portato gli psicolinguisti

al seguente enunciato universale dello sviluppo: la sequenza e l’ordine di sviluppo delle

nozioni semantiche espresse dal linguaggio sono abbastanza costanti in tutte le lingue,

indipendentemente dai mezzi formali d’espressione impiegati. Gli strumenti di ricerca sono

principalmente due: tassonomie e schemi di codifica delle intenzioni linguistiche utilizzati al

fine di stabilire una sequenza sicura e universale delle intenzioni comunicative

prelinguistiche, definite grazie alla misurazione del ritardo tra la comparsa di un’intenzione

comunicativa e la padronanza della forma linguistica corrente che la lingua nativa offre per la

realizzazione di tale intenzione. Il ritardo varierà da lingua a lingua, è quindi la variabile in

gioco. 3.2. I principi operativi

Per poter costruire la struttura grammaticale della propria lingua, il bambino deve avere a

disposizione determinati requisiti, suddivisibili in tre classi distinte:

1. requisiti relativi alla semantica sottostante gli enunciati

2. requisiti relativi alla produzione e percezione del linguaggio in un tempo reale

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3. requisiti relativi all’organizzazione e immagazzinamento delle regole linguistiche

Braine specifica, rispetto al suo modello di acquisizione linguistica basato sulle “procedure di

scoperta” altri tre requisiti:

1. apprendimento del concetto

2. dispositivo di analisi

3. componente memoria

Questi requisiti sono definibili come variabili di organizzazione del linguaggio che

possono essere concettualizzate in termini di principi operativi; essi guidano il bambino

nello sviluppo di strategie per la produzione e interpretazione del linguaggio e nella

costruzione di sistemi di regole linguistiche. Dai principi operativi, che riguardano

principalmente il dispositivo di analisi e le procedure di interiorizzazione e memorizzazione,

si potranno dedurre degli “universali evolutivi”.

La gerarchia delle caratteristiche di una lingua, ovvero la sua “misura di semplicità”

(Chomsky), risulterà dall’applicazione dei principi operativi così come da un un eventuale

ordine preferenziale di applicazione di questi principi.

Occorre tenere presente le restrizioni che riguardano l’esecuzione linguistica: alcune

strutture linguistiche non si ritrovano nel linguaggio infantile perché superano l’ampiezza di

organizzazione del bambino, ampiezza che aumenta con l’età . Molti universali dello sviluppo

linguistico sono basati sulla possibilità di crescita temporale delle operazioni di

organizzazione (percezione e produzione linguistica).

− Principio operativo A: fai attenzione alle terminazioni delle parole.

Universale A: gli indicatori locativi post-verbali e post- nominali vengono acquisiti prima

degli indicatori locativi pre-verbali e pre-nominali.

Uno studio compito su bambini bilingui ungheresi serbo-croati ha dimostrato come

in costoro lo sviluppo delle espressioni locative in ungherese sia anticipato rispetto allo

sviluppo delle medesime espressioni in serbo-croato. Ciò avviene perché l’ungherese ha

una varietà di flessioni nominali che esprimono combinazioni di stato e moto: “hajòban”,

posto nella barca, “hajòtol”, barca che si allontana da vicino e così via. Il serbocroato

invece, come l’inglese, ha un certo numero di preposizioni di luogo: “in”, “on”, “from”,

“to”( codificano il moto). I bambini, facendo attenzione alla parte terminale delle parole,

apprenderanno con più facilità i termini ungheresi. Un altro dato interessante è quello

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relativo all’acquisizione dell’elemento negativo dei bambini francesi: nella coppia

“ne….pas” il primo elemento appreso è “pas”.

Universale A1: Per ogni data nozione semantica le realizzazioni grammaticali sotto forma

di suffissi o preposizioni verranno acquisite prima delle realizzazioni sotto forma di

prefissi o preposizioni.

− Principio operativo B: le forme fonologiche delle parole possono venire modificate

sistematicamente.

Numerosi osservatori parlano di un periodo, che precede la comparsa delle flessioni, in

cui il bambino modifica per gioco le parole. Questo fenomeno accade molto prima che il

bambino intuisca il ruolo dei cambiamenti di forma come meccanismi grammaticali, ma

nonostante questo egli intuisce che le forme dei vocaboli possono venir modificate per

esprimere qualche requisito di un evento o la reazione affettiva a questo stesso evento. I

bambini di madrelingua lettone, ad esempio, all’età di 1 anno e 6 mesi utilizzano le

flessioni -a/-e nominativo e -u/-i accusativo liberamente, come pronunce alternative dei

nomi. Le utilizzeranno correttamente intorno ai 20 mesi.

Spesso accade anche che utilizzino terminazioni plurali per nomi singolari o che

aggettivi maschili e femminili vengano utilizzati indiscriminatamente, senza accordo col

nome.

Bisogna sottolineare, però, che esistono notevoli differenze individuali tra i bambini

nella loro propensione a giocare con la forma quando non esprime nessun significato.

I seguenti principi operativi si riferiscono a specifiche strategie dell’organizzazione del

linguaggio e della comprensione (regole produttive e di proiezione) in accordo con le regole

linguistiche inizialmente prescelte dal bambino.

− Principio operativo C: fai attenzione all’ordine delle parole e dei morfemi.

Sembra che una delle aspettative fondamentali che il bambino ha nel corso dello sviluppo

grammaticale sia che l’ordine degli elementi in un enunciato può venir collegato alle

relazioni semantiche sottostanti. 13

Universale C1: L’ordine normale dei morfemi funtori nell’input linguistico viene

conservato nel linguaggio infantile.

Universale C2: l’ordine delle parole nel linguaggio infantile riflette l’ordine delle parole

nell’input linguistico.

L’ordine delle parole, secondo gli studi, sembra essere più coerente nelle lingue con un

ordine delle parole fisso (inglese) rispetto alle lingue in cui l’ordine è più libero (lingue

slave, tedesco, turco).

Universale C3: le frasi che deviano dal normale ordine delle parole verranno interpretate,

nei primi stadi di sviluppo, come se fossero esempi del normale ordine delle parole.

Un esempio deriva dagli studi di Brown. I bambini di madrelingua inglese interpretano

le frasi al passivo come se l’ordine degli elementi fosse soggetto-verbo-oggetto: “Maria è

spinta da Andrea” verrà interpretato come “Andrea spinge Maria. L’interpretazione dei

bambini è coerente con l’ordine delle parole precedentemente appreso ma stravolge il

significato.

− Principio operativo D: evita l’interruzione o il riordinamento delle unità linguistiche.

Universale D1: le strutture che richiedono permutazione di elementi compariranno prima

di una forma non permutata.

L’interruzione o il riordinamento creerebbero difficoltà di produzione e ricezione.

Il bambino inglese utilizzerà presumibilmente la forma interrogativa “ I can go?”

sprovvista dell’inversione soggetto-ausiliare.

Universale D2: Ogniqualvolta sia possibile, morfemi discontinui saranno ridotti o

sostituiti da morfemi continui.

La prima forma progressiva in inglese è la flessione verbale -ing sprovvista dell’ausiliare

pre-verbale (“I doing”, “you watching”..)

Universale D3: vi è una tendenza a conservare la struttura della frase come un’entità

chiusa che si riflette nello sviluppo della collocazione esterna alla frase di varie forme

linguistiche al loro spostamento all’interno della frase.

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Le prime forme negative in inglese, ad esempio, vengono unite alle frasi originarie.

Ecco una possibile sequenza: “No do This”→ “I no do this”→ “I can’t do this”.

Universale D4: maggiore è la separazione tra le parti di una frase in relazione tra loro,

maggiore è la tendenza a non organizzare adeguatamente la frase (nell’imitazione, nella

comprensione e nella produzione).

Ciò che risulta difficile non è la lunghezza di una frase in sé ma riguarda l’ordine degli

elementi in essa inseriti. Per un bambino inglese sarà più semplice comprendere “He

knows how to read becouse he goes to school” piuttosto che “ The man that fell down ran

away”.

− Principio operativo E: le relazioni semantiche sottostanti devono venir segnalate

manifestamente e con chiarezza.

Universale E1: un bambino comincerà a segnalare prima una nozione semantica se la sua

realizzazione morfologica è percettivamente più rilevante.

Universale E2: vi è una preferenza a non marcare una categoria semantica con morfema

Ø. Se una categoria è talvolta marcata da Ø e talvolta da qualche forma fonologica

manifesta, quest’ultima ad un certo punto sostituirà anche le Ø.

Il bambino russo, ad esempio, usava il maschile e femminile -ov per tutti i nomi al

genitivo plurale, sostituendo il genitivo plurale femminile Ø.

Universale E3: se in un sistema flessionale vi sono forme omonime, quelle forme non

tenderanno ad essere le primissime flessioni acquisite dal bambino, che preferisce forme

fono logicamente uniche.

Universale E4: quando un bambino comincia a controllare la forma completa di un’entità

linguistica che può venir sottoposta a contrazione o cancellazione, non tendono a

manifestarsi contrazioni o cancellazioni.

Il bambino inglese che deve imitare “I’ll” risponde “I will”.

Universale E5: è più facile capire una frase complessa in cui compare in forma completa il

materiale che potrebbe venir cancellato facoltativamente.

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I bambini hanno difficoltà a capire frasi incassate l’una dentro l’altra ma non hanno

difficoltà a comprendere frasi con una proposizione inserita.

− Principio operativo F: evita le interruzioni

Universale F1: si osservano normalmente i seguenti stadi della marca linguistica di

una nozione semantica:

1) non vi è marca

2) marca corretta in pochi casi

3) ipergeneralizzazione della marca (marca ridondante)

4) sistema adulto completo.

Universale F2: le regole applicabili alle classi più ampie si sviluppano prima delle

regole che riguardano le loro sottoclassi e le regole generali vengono apprese prima

delle regole relative a casi particolari.

− Principio operativo G: l’uso di indicatori grammaticali deve avere senso da un punto

di vista semantico.

Universale G1: quando la scelta di una flessione corretta tra un gruppo di flessioni che

hanno la stessa funzione semantica è determinata da criteri formali arbitrari, il

bambino inizialmente tende a usare un’unica forma in tutte le situazioni, trascurando

le restrizioni di scelta formale.

Ad esempio, nelle lingue che richiedono l’accordo tra l’aggettivo e il nome,

l’accordo con il caso o con il numero viene acquisito prima dell’accordo di genere.

Universale G2: errori nella scelta del funtore sono sempre all’interno di una data

classe e sottocategoria di funtori

Universale G3: regole grammaticali sistematiche da un punto di vista semantico

vengono acquisite prima e senza errori significativi.

E’ il caso, studiato da Brown, dei bambini inglesi che non estendono mai la forma in

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in filologia e letteratura italiana
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saretta84 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Astori Davide.

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