I pinakes di Locri Epizefiri
Analisi iconografica
Veronica Martini | Archeologia della Magna Grecia | 2017/2018
I pinakes sono tavolette votive in terracotta con rilievi votivi che venivano offerte a Persefone presso il Santuario a lei dedicato in contrada Mannella. Furono ritrovati all'interno di un'edicola in blocchi di calcare, interpretato da Paolo Orsi come un thesauros, ossia un edificio che conteneva ex-voto di particolare pregio. Il deposito è stato datato attraverso l'analisi dei materiali dalla metà del VII alla seconda metà del V secolo a.C., mentre il thesauros viene datato dall'Orsi alla seconda metà del V secolo a.C.
Sono più di cinquemila i frammenti ritrovati da Paolo Orsi, che verranno poi classificati da Paola Zancani Montuoro nei suoi studi, soprattutto tra il 1930 e il 1960, ma senza abbandonarli fino alla sua morte avvenuta nel 1987. Queste tavolette sono state prodotte tra il 490 e il 460 a.C., età più fiorente per l'arte della Magna Grecia, soppiantando le altre offerte coroplastiche e affermandosi in modo quasi esclusivo.
Analisi iconografica
Secondo diversi studi, è possibile affermare con sicurezza che le scene rappresentate sui pinakes siano una rievocazione delle nozze e di tutte le implicazioni ideologiche, rituali, mitiche e simboliche connesse con il passaggio da kore a donna e moglie. Dell'analisi iconografica presente sulle tavolette si è occupata soprattutto la studiosa Paola Zancani Montuoro, inserendo le immagini in un grande ciclo mitologico sulla vita di Persefone, con scene che rappresentano il ratto della fanciulla da parte di Hades, dio degli inferi, l'arrivo nel mondo sotterraneo, la preparazione delle nozze e la festa con l'arrivo degli ospiti con i doni.
A Locri Epizefiri il ruolo di Persefone è molto diverso da quello del Santuario greco di Eleusi, dove la dea è rappresentata come kore, ossia figlia della divinità principale, Demetra; il ruolo locrese prevede la totale mancanza della figura di Demetra nel Persephoneion della Mannella e la centralità della figura di Persefone come divinità ctonia protettrice delle nozze e della fertilità.
Sono stati ritrovati in numero nettamente minore altri pinakes negli scavi di altre poleis della Magna Grecia e della Sicilia. V.R. Schenal Pileggi, 2005, pp. 246,247. La fossa sotto al pavimento doveva essere una sorta di cassaforte. Per quel che riguarda l'alzato, che è andato distrutto, l'Orsi propone un'edicola decorata con un anthemio, di cui rinvenne dei frammenti durante i suoi scavi, e con alcune antefisse a testa femminile (due delle quali possono essere osservate presso l'Antiquarium). Costamagna, Sabbione, 1990, pag. 283.
Analisi del rito
Paola Zancani Montuoro ha organizzato le immagini raffigurate sui pinakes basandosi su quello che poteva essere il vero rituale matrimoniale nella comunità di Locri Epizefiri. Le immagini sono state divise in 7 gruppi che rappresentano le scene di ratto, i sacrifici e l'allestimento del rito, la raccolta della frutta, la preparazione, il trasporto e la consegna del peplo nuziale, della corona gamelia e della frutta, la kosmesis, la theogamia, l'anakalypteria e la cista mistica.
Scene di ratto
Tra le scene di ratto, quello che le caratterizza è la presenza del carro e dei due personaggi principali, Persefone e il suo rapitore, che solitamente sono rappresentati soli e a volte anche di dimensioni più grandi rispetto ai cavalli, probabilmente per sottolineare la loro importanza. La presenza del carro nelle varie scene di ratto rende immediatamente percepibile la scena, infatti il carro viene ricordato nel famosissimo Inno omerico a Demetra proprio nella scena di rapimento.
Questo tema specifico non era molto rappresentato nell'arte greca arcaica; nella prima metà del V secolo a.C., gli esempi che possiamo citare sono quelli derivanti dalla ceramica attica e dalla figura di fanciulla che fugge di fronte al rapimento di Persefone da parte di Ade che oggi si trova al museo di Eleusi.
Nell'arte greca della prima metà del V secolo a.C. il rapimento di Persefone viene inteso come semplice inseguimento, per cui nella scena ritroviamo solo i due personaggi principali e l'assenza del carro o di personaggi secondari.
Il tema del rapimento avrà lungo seguito nelle rappresentazioni sulla ceramica italiota del IV secolo a.C.: possiamo citare a questo proposito una lekythos attribuita al Pittore degli Inferi datata circa al 350 a.C. dove oltre a Persefone e Ade è rappresentato un terzo personaggio, un auriga d'aspetto giovanile che può essere paragonato al rapitore imberbe che ritroviamo sui pinakes, dove ha però un ruolo da protagonista.
A questa suddivisione bisogna aggiungere il gruppo 1 nel quale sono raffigurati animali, mobili e arredi di culto senza personaggi, e il gruppo 10 dove sono inseriti i pinakes con immagini varie non riferibili ad altri gruppi. Vedi Pinakes di Locri Epizefiri 1996-1999.
Inno a Demetra, versi 16-21. Nei frammenti di ceramica attica rinvenuti alla Mannella nessuno rappresenta immagini del rapimento di Kore. Charbonneaux, 1978, vedi pag. 108, fig. N. 112.
Nelle scene di ratto presenti sui pinakes di Locri Epizefiri troviamo come protagonista maschile un personaggio adulto con barba da identificare sicuramente con Ade, dio degli inferi, oppure una figura dall'aspetto più giovane privo di barba, che secondo la studiosa può essere riconosciuto come uno dei Dioscuri, e più precisamente Polluce, che nei pinakes locresi è distinto per la corona di mirto che ritroviamo come attributo del rapitore imberbe nel tipo 2/30.
La protagonista femminile invece è sicuramente Persefone, vittima del ratto, che viene rappresentata in diversi atteggiamenti: come possiamo notare analizzando i pinakes, essa è rappresentata nella maggior parte dei casi in braccio al rapitore in posizione seduta, con braccia entrambe aperte e alzate al cielo, o con un braccio alzato e l'altra mano che stringe un attributo. Se analizziamo la tavoletta 2/4 potremo leggere la drammaticità della scena che rappresenta la paura e la ribellione della fanciulla nei confronti del suo rapitore, testimoniata anche dal rovesciamento del kalathos e dalla fuga della fanciulla verso la direzione opposta.
Nella tavoletta 2/12 invece, la fanciulla sembra quasi felice della situazione che si è venuta a creare, mantiene il braccio sinistro alzato con un gesto di commiato e non di paura, mentre con il braccio destro stringe il kalathos ricco di fiori e frutti. Questo genere di scena può quindi rappresentare un ratto "consenziente".
Oltre al binomio Kore-rapitore, sono raffigurati anche altri personaggi tra cui, nel 2/18 un Eros in volo in alto al centro della scena, che poggia una corona di fiori sul capo di Kore, accentuando quindi la valenza nuziale della scena. Non mancano comunque personaggi femminili interpretabili come le fanciulle amiche di Kore descritte nell'Inno di Omero a Demetra, e la presenza di Hermes nel tipo 2/28 purtroppo molto lacunosa, riconoscibile grazie ai calzari alati.
Sacrifici e allestimento del rito
Paola Zancani Montuoro riunisce in questo gruppo tutte le scene che possono essere collegate alla preparazione o al compimento di riti sacrificali; sono rappresentate figure umane che si muovono in uno spazio definito sacro dalla presenza di arredi di culto quali il louterion, la kibotòs, l'altare, il thymiaterion, oppure il prospetto architettonico di un tempio. Per facilitare la comprensione, gli schemi iconografici saranno divisi in quattro nuclei.
A) Sacrificio e offerta davanti al tempio
Questo nucleo comprende le tavolette 3/5 e 3/6 dove possiamo riconoscere i protagonisti all'interno di un tempio. Nella tavoletta 3/6 la figura femminile posta a sinistra della scena e in primo piano, porta verso l'alto la mano destra in segno di adorazione e supplica verso le statue degli dei, mentre la mano sinistra è chiusa in un pugno. Accanto a lei, un uomo compie una libagione spegnendo il fuoco della pira usato per il sacrificio di un' oinochoe. Sicuramente qui viene rappresentata una cerimonia solenne svolta pubblicamente al cospetto della coppia divina che scorgiamo all'interno del tempio, al centro della scena. Gli dei rappresentati sono considerati dalla Zancani Montuoro Persefone e Ade, mentre altri studiosi, come ad esempio Mario Torelli, li identificano con la coppia Afrodite ed Hermes, ai quali collegano la scena erotica riprodotta sull'altare, che rappresenta un sileno che si accoppia con una cerva.
Nella tavoletta 3/5 invece sono rappresentate due donne durante un sacrificio, collocate davanti ad un tempio, nel cui frontone sono poste due colombe. La figura femminile a sinistra solleva una coppa piena di fiori o frutti e rivolge lo sguardo verso il thymiaterion posto a centro della scena. Non sappiamo se sta bruciando grani di incenso.
-
Tesi di laurea triennale I pinakes di Locri Epizefiri
-
Archeozoologia - tesina
-
Tesina Psicopedagogia
-
Tesina sull'acciaio