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usando terminologia basilare, il secondo è il Teacher’s Talking Time (TTT) , ossia quanto parla il

docente durante una lezione.

L’insegnante deve svolgere un compito fondamentale prima di iniziare le lezioni: la progettazione

del corso e delle attività.

Nella programmazione, esiste una teoria che stabilisce delle unità di acquisizione, ovvero delle

unità di lavoro che seguono il processo della fase globale, analitica e conclusiva; gli input vengono

percepiti, recepiti e se vi sono delle fondamenta, acquisiti. Vi sono delle strategie avere la prima

visione globale, come la ridondanza, ricerca di analogie con elementi già conosciuti, formare delle

ipotesi per poi verificarle, fino ad aver compreso globalmente l’input. A questo punto si analizzano

atti comunicativi, aspetti linguistici, culture e linguaggi non verbali. Più complessa, è l’unità

didattica, che si fonda su un tema situazionale o culturale che serve a collegare le varie unità di

acquisizione. Nei manuali sono già presenti delle sequenze possibili di tali unità, il modo più

semplice è seguirle, non fedelmente, bensì apportando qualche modifica quando necessario.

Infine si raggiunge la fase di verifica e di valutazione, che hanno due significati differenti. Nel primo

caso si guarda il raggiungimento degli obiettivi di una data unità d’acquisizione; il secondo termine

giudica il progresso di ogni studente tenendo conto del punti di partenza. È importante segnalare

che la valutazione risulta inutile se condotta dal docente, diventa utile quando vengono discussi gli

errori in classe assieme agli alunni. Nel caso in cui in una classe vi siano degli studenti che non

riescono a raggiungere un livello sufficiente, è necessario un rinforzo o un recupero. Esso diventa

più facile da preparare se è mirato su uno specifico argomento, diventa un problema se si hanno

lacune sulla lingua intera. In ogni caso, possono essere date delle attività da svolgere a

casa(sottolineando che non devono essere viste come punizione ma come supporto) o fare delle

attività estemporanee da fare con tutta la classe, cercando di inserire nella memoria stabile dello

studente quell’i+1 che gli manca. CAPITOLO V

LA COMPETENZA COMUNICATIVA

L’insegnamento dell’italiano (o di una lingua in generale) contribuisce al cosiddetto “pursuit of

happiness” se è in grado di garantire dei livelli di competenza comunicativa adeguati agli standard

che lo studente si è prefissato. Vi sono quindi delle mete educative: culturalizzazione(io, il mondo e

gli altri), socializzazione(io e i tu con cui convivo) e l’autopromozione (io con me stesso). Si è

arrivato a comprendere che il focus delle lezioni non debba più essere lo studio esclusivo di come

essa sia fatta, bensì a cosa serva, ossia a comunicare. La competenza comunicativa è una realtà

mentale che si verifica nel mondo in eventi comunicativi realizzati in contesti sociali dove si usa

l’italiano. Nella nostra mente ci sono tre nuclei di competenze che costituiscono il sapere la lingua:

competenza linguistica, extralinguistica, contestuale. Altre sono le competenze mentali che si

trasformano in azione comunicativa, nel saper fare lingua quando esse vengono utilizzate per

comprendere e produrre testi.

È molto importante anche la costruzione di un modello, per definire in maniera vera e non

approssimativa che cosa insegniamo quando spieghiamo italiano, è quindi una struttura

concettuale. CAPITOLO VI

LA COMPETENZA LINGUISTICA ED EXTRALINGUISTICA

La competenza comunicativa comprendere vari ambiti. il lessico ad esempio. Impararlo significa

collocare parole e locuzioni nella memoria semantica in modo tale da poterli poi recuperare,

insegnarlo è però molto più difficile. Si può accoppiare la memoria verbale con quella visiva,

cinestetica o musicale per rendere più facile la memorizzazione, oppure con delle mappe lessicali,

in quanto è più semplice ricordare per universi completi, non per singole parole. Bisogna tenere in

considerazione che è più importante la qualità del lessico rispetto alla quantità. È importante

iniziare sempre con una definizione semplice e poi crescere con la il livello di difficoltà,

aggiungendo definizioni. La traduzione non serve per l'acquisizione morfosintattica ed è inutile per

le verifiche e valutazioni in un livello di studenti principianti. Tuttavia a livelli alti, tradurre

dall'italiano alla lingua madre risulta utile per delle riflessioni sugli impliciti culturali presenti in ogni

discorso. Si deve tener conto che è meglio svolgere questo tipo di lavoro in gruppo in quanto lo

scopo non è tanto il risultato della traduzione, bensì analizzare in profondità il lessico dell'italiano e

la cultura che si può ricavare dal testo.

Si può suddividere quella che comunemente chiamiamo grammatica in diversi ambiti: fonologica,

grafemica, morfosintattica, testuale, sociolinguistica, pragmalinguistica e extralinguistica. La

fonologica e grafemica riguardano la pronuncia e l'ortografia; sapendo questo, bisogna spiegare

agli studenti adolescenti in poi che sarà quasi impossibile raggiungere un livello di madrelingua in

quanto a pronuncia. Per quanto riguarda la morfosintassi , si segue il percorso del LAD:

osservazione, ipotesi, verifica delle ipotesi, fissazione e sistematizzazione. Perché questo

avvenga, è importante eseguire esercizi strutturali per fissare questo tipo di grammatica. La

testuale tiene in considerazione che il testo sia un “tessuto”, costituito da trama, struttura logica,

sinonimi, pronomi. Si deve tener conto anche delle varietà della lingua italiana, tutte le varietà

sociali devono essere presentate allo studente in modo più o meno approfondito in base al livello

dell'alunno. La dimensione pragmalinguistica rappresenta i modi in cui si raggiungono gli scopi

sociali attraverso l'italiano. La grammatica extralinguistica infine è l'insieme dei codici non verbali; i

gesti, le espressioni, le distanze interpersonali. Tuttavia nei libri vengono considerati solo il

vestiario, cibi e altri oggetti, il che non fa ragionare lo studente su se stesso e come si relaziona

con gli altri. CAPITOLO VII

LA COMPETENZA COMUNICATIVA INTERCULTURALE

I modelli culturali sono risposte di una data cultura ai bisogni di natura. Ogni cultura ha i suoi

modelli per rispondere ai propri bisogni e conoscere la cultura quotidiana è indispensabile per

comunicare. La cultura si vede subito e si può insegnare, la civiltà va intuita e analizzata,

rappresentano l'essenza di un popolo. Nel momento in cui, però, le culture materne che

collaborano nello scambio comunicativo sono due si entra nella logica di intercultura. Se il docente

prepara i suoi studenti a interagire con italiani, riflettendo sugli stereotipi e sui modi di fare e dei

problemi legati alla lingua e ai codici non verbali che si possono incontrare.

CAPITOLO VIII

LO SVILUPPO DELLE ABILITÀ LINGUISTICHE

Le abilità sono realtà cognitive prima ancora delle linguistiche. L'insegnante si deve occupare di

sviluppare tali abilità dal punto di vista cognitivo (per quanto riguarda le scuole per bambini e

preadolescenti), che poi verranno date per scontate alle superiori. Varie sono le abilità; ricettive

che riguardano ascolto e lettura, produttive con monologo e scrittura, di interazione, quindi il

dialogo ed infine le abilità di trasformazione di testi.

CAPITOLO IX

DIDATTICA DELLA LETTERATURA IN CONTESTO ITALS

La letteratura è una opzione possibile, quindi non indispensabile in un corso per stranieri. È un

processo di formazione con finalità di mettere in relazione la persona con la cultura con cui si

scontra, impara le interazioni della società. La letteratura si pone quindi degli obiettivi, ovvero il 5

raggiungimento di conoscenze di storia culturale, politica, sociale e conoscenze teoriche e

tecniche proprie di un testo letterario. Leggere uno di questi testi, significa riuscire a cogliere il

significato estetico in quanto l’attenzione si concentra maggiormente sull’aspetto formale.

Le caratteristiche linguistiche di un testo letterario riescono a unire l’educazione letteraria e quella

linguistica.

Anche nell’ambito dell’insegnamento letterario è sempre importante organizzare contenuti e

obiettivi delle lezioni. La modularizzazione in Italia è storica, suddivisa poi in autori. Tali gruppi

possono essere basati a loro volta o su un movimento letterario (es. Umanesimo) o per autore di

grande spessore in un determinato periodo storico o per temi rilevanti per i giovani o su diversi

generi letterari. Dividere in moduli un programma rende possibile fornire delle basi allo studente

prima di iniziare ad analizzare un movimento o un autore, in modo tale da contestualizzarlo.

Come per la lingua, anche in letteratura esistono le unità didattiche, articolate in diverse unità di

acquisizione. È conveniente introdurre lo studente alla letteratura con delle fasi propedeutiche,

iniziando ad esempio con la narratologia, tenendo conto che non è facile gestire delle attività simili

con delle classi normali. Deve sempre esservi la fase motivazionale, attivabile attraverso

l’insegnamento della lettura di un testo letterario e sul bisogno della letteratura. Come per tutti gli

altri insegnamenti, è necessaria una verifica delle competenze acquisite.

Importante è in questo ambito il CLIL che incrementa l’uso dell’italiano da un punto di vista

comunicativo, usando un italiano autentico, causando lo spostamento del focus dalla forma

linguistica ai contenuti che essa veicola. Quindi non si apprende una lingua che forse verrà

applicata, bensì si perfeziona o si apprende un italiano che diventa strumento di lavoro che si basa

su significati veri CAPITOLO X

ITAL2 NELLA CLASSE GENERALE E NEL RAPPORTO DI “LABORATORIO DI

ITALIANO L2”

Il contesto di ITAL2 è importantissima e fondamentale in quanto gli studenti che l’insegnante di

italiano L2 si trova di fronte sono per lo più stranieri adulti. Esistono due rami di questo settori, uno

chiamato ItalStudio e l’altro ItalBase. Il primo è la competenza necessaria per comprendere la

lingua in una scuola, i testi disciplinari da studiare o da produrre; il secondo rappresenta le attività

comunicative di base per salutare, chiedere informazioni. Per affrontare questi due argomenti,

sono necessarie delle unità di acquisizione per individuare le caratteristiche principali della lingua

italiana.

La metodologia CLIL usata anche nella letteratura, viene riproposta nell’ambito di italiano come

lingua seconda, ovvero presentare allo studente in anticipo la scaletta della lezione, fornire l’input,

evidenziare i marcatori di ordine, causa effetto e cosí via, dei lavori di gruppo o di coppia

interrompendo le lezioni frontali ed infine intervenire sugli errori. Si può far uso dei laboratori

linguistici pomeridiani, che sono in grado di personalizzare la didattica, elemento che diventa

fondamentale in quanto vi sono studenti provenienti da culture differenti. La metodologia ludica

diventa essenziale assieme alla motivazione, per ricevere gli input esterni ed immagazzinarli nella

memoria a lungo termine.

COMMENTO PERSONALE:

Leggendo questo manuale sulla glottodidattica in particolare sull'insegnamento di italiano a

stranieri mi ha fatto riflettere su aspetti che non ho mai considerarti durante gli anni di scuola.

Avendo frequentato un liceo linguistico, ho avuto contatti stretti con più lingue straniere e con i loro

differenti metodi di insegnamento, i quali hanno portato all'acquisizione di esse in modo più o

meno efficace. Analizzando le diverse possibilità di spiegazione delle lingue, ho notato e collegato

il modo con cui i miei docenti mi hanno spiegato la loro materia con i metodi migliori per una

stabilizzazione proficua. Ho trovato molto utile lo scoprire le regole della lingua, senza che il

professore le spiegasse. In questo modo, gli alunni sono più stimolati e si sentono più partecipi alla

lezione. É fondamentale che lo studente sia il vero protagonista della lezione e che l'insegnante

faccia in modo di creare le situazioni in cui tutto ciò possa accadere. Le lezioni frontali, in cui é solo

il professore a parlare, porta l'alunno ad annoiarsi, a perdere la concentrazione e di conseguenza

a non acquisire in modo corretto. Questa modalità, purtroppo, é stata presente nella gran parte

della mia carriera scolastica. Lo studente delle medie e dei primi anni delle superiori non si rende

conto che queste condizioni non sono benefiche per la sua educazione, quindi deve subentrare

l'insegnante e riuscire a coinvolgere di più lo studente, fargli capire che la scuola non deve essere

un peso da portarsi sulle spalle ma che può essere allo stesso tempo divertente ed utile. Per fare

un esempio, con i bambini delle elementari ed i ragazzini delle medie, si possono usare delle

canzoni o delle filastrocche per aiutare la memorizzazione. Personalmente, a distanza di anni, mi

ricordo ancora delle piccole canzoncine in inglese che tuttora utilizzo per aiutarmi a ricordare. Alle

superiori invece, sempre basandomi sulla mia esperienza, ho spesso lavorato in gruppo.

Inizialmente non ci si accorge della grande importanza che hanno queste attività, vengono

sottovalutate. In realtà hanno una forte utilità, in quanto avvengono dei brainstorming in cui ogni

membro può esprimere la sua opinione. Attraverso questa modalità, ho lavorato su testi di

letteratura italiana e straniera e su compiti dati dal madrelingua, da esporre poi in classe. La

presentazione di un progetto o di una analisi di un testo ai propri compagni, risulta di certo

imbarazzante per chi lo espone, ma può essere un ottimo modo per prendere sicurezza di sé e

delle proprie capacità, il che porta a sostenere la motivazione per cui si studia una lingua straniera.

Ciò che é stato importante durante il periodo delle superiori é stata la presenza durante le lezioni di

lingua di un professore madrelingua, il quale, secondo la mia opinione, dovrebbe essere inserito

nel programma di studi da qualsiasi tipo di istituto di scuola superiore. Difatti, sui manuali di lingua

straniera puoi trovare regole, lessico e qualche pagina di cultura; la funzione del madrelingua sta

nel fornire informazioni sulla propria cultura, sulle differenze sul vestiario, dei gesti, dei modi di dire

e di relazionarsi con le altre persone in quanto questi fattori vengono spesso tralasciati dai

professori di lingua e che, nel momento in cui si entra in contatto con una persona straniera ,

possono causare dei momenti di difficoltà o di disagio. Inoltre, é un ottimo esempio di lingua "viva",

che non segue per filo e per segno le regole che vengono inserite nei libri, che cambia sempre. Da

qui si potrebbero e si dovrebbero intensificare i laboratori linguistici, dedicare un’ora alla settimana

a questo tipo di attività che può diventare fondamentale per una acquisizione produttiva. Il

computer è uno strumento utilissimo, è una grande fonte di esercizi per allenare la grammatica, il

lessico, l’ascolto, la comprensione di testi, di canzoni. Tuttavia, secondo la mia esperienza, viene 7


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elem956

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e civiltà moderne e contemporanee
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elem956 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottodidattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Balboni Paolo.

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