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Capitolo I: Italiano lingua materna, seconda, straniera, etnica

È importante segnalare quattro fondamentali terminologie per individuare delle sfumature di significato riguardanti l'insegnamento di una lingua, in particolare su quella italiana a stranieri. Essa può essere lingua Materna, lingua Seconda, Etnica o Straniera. Essi si differenziano in base al contesto sociale e linguistico che circonda la persona.

Lingua materna

Per “Lingua Materna” (L1) si intende la lingua che si parla dalla nascita e può essere più di una. In questo momento le "parole vuote", ovvero quelle prive di significato come articoli e preposizioni, vengono immagazzinate nel cervelletto, parte in cui vi sono grandi quantità di neuroni che permettono di stabilire gli input acquisiti. Dai tre anni in poi, le altre lingue apprese non possono essere collocate nel cervelletto, di conseguenza rimangono nella corteccia cerebrale, in superficie. Tutto ciò riesce a spiegare perché la lingua madre è già posseduta dal bambino prima che inizi un percorso di educazione e perché le lingue straniere o seconde non possono seguire lo stesso percorso della materna.

Lingua seconda

La Lingua Seconda (L2) non è necessariamente seconda nell’ordine di acquisizione. La maggior parte delle persone al mondo possiede almeno una L2, che può essere la lingua nazionale per chi è abituato a parlare il proprio dialetto, la lingua di istruzione o la lingua di prestigio, come può essere l’inglese per un ispanoamericano che vive negli Stati Uniti. La lingua Seconda viene appresa spontaneamente, a differenza della Lingua Straniera, in quanto è presente nell’ambiente che circonda la persona; è quindi un’acquisizione in un certo senso involontaria ma comunque necessaria.

Lingua etnica

La Lingua Etnica (LE) riguarda i discendenti diretti o no di italiani che hanno parenti che vivono ancora la cultura italiana, dove si parla la lingua d’origine. Tale situazione risulta difficile per l’insegnante di italiano, in quanto né gli studenti di LE né gli studenti di LS sono realmente a contatto con l’italiano corrente. Ad esempio in alcuni stati Latinoamericani come Brasile o Argentina, dove ci sono grandi comunità di italiani, la lingua che questi gruppi credono di parlare non è l’italiano moderno, bensì un dialetto ottocentesco. La figura dell’insegnante in questo caso tende a essere rifiutata dallo studente che crede di conoscere la lingua in quanto viene parlata in alcuni contesti a lui familiari, ma non riesce a capire che è ormai obsoleta.

Lingua straniera

La Lingua Straniera (LS) è la lingua che non è presente nell’ambiente frequentato dallo studente, che rimane in un ambiente circoscritto, come può esserlo l'inglese per uno studente italiano nelle ore di scuola.

Capitolo II: Approcci, metodi, metodologie

È necessario individuare varie nozioni specifiche della glottodidattiche e dei problemi della comunicazione a causa delle diverse interpretazioni che variano da cultura a cultura. Per il termine “glottodidattica” bisogna suddividere due blocchi di conoscenza: Approccio e Metodo, in cui la prima parola indica l’idea di lingua, mentre la seconda è la messa in atto dell’approccio. Esistono anche la Metodologia, ovvero percorsi per la realizzazione del metodo (ad esempio il CLIL), e le Tecniche, attività che mettono in pratica i punti spiegati sopra.

Esistono tre variabili che compongono il cosiddetto “spazio d’azione didattica”: l’oggetto dell’insegnamento, l’allievo e il docente. È inoltre molto importante mantenere l’equilibrio tra la necessità della lingua italiana, la realtà della cultura vista come insieme di culture e le necessità e le motivazioni dello studente. L’insegnante viene posto sullo sfondo, aiuta gli altri due blocchi (studente e lingua e cultura) ad interagire tra loro.

Ci sono soprattutto due importanti tipi di approccio che tutt’ora esistono nell’insegnamento. Il primo è di tipo formalistico, ossia ci si sofferma maggiormente sulla forma, grammatica e pronuncia, il lessico non viene inserito in un contesto. Si concentra di più sulla parte scritta e quindi sulla traduzione. La parte culturale non viene considerata, se non in piccola parte dalla letteratura. Il secondo tipo di approccio è quello strutturalista che abbraccia la teoria secondo cui l’apprendimento è il risultato di una serie intensiva di stimoli e risposte da parte dello studente, seguiti da correzione. Da qui derivano i cosiddetti pattern drill o esercizi strutturali, che sono ideali per la memorizzazione degli elementi minimi della comunicazione, grazie anche all’uso dei primi registratori e dei primi laboratori linguistici.

Dagli anni sessanta in poi, ci si focalizza di più sul saper fare con la lingua. La competenza comunicativa supera il concetto di competenza linguistica e diventa il concetto fondamentale per lo studio di una lingua. Alla base di questo studio ci sono due nature, una pragmatica e l’altra sociale, entrambe relative alla lingua. Mentre la prima si basa sull’idea che si parli per arrivare ad un determinato obiettivo, crea delle communicative function, ovvero tutte le espressioni comuni con cui ad esempio ci si saluta o ci si congeda nelle diverse culture, la seconda si concentra sul variare della lingua in base alla situazione.

Il manuale perfetto deve fondarsi sulla regola delle 3 P's: Presentation, Practice, Production. Presentazione data dalle immagini e dai titoletti che introducono l’attività, pratica dovuta alla grammatica e alla “forma” e produzione che viene messa in atto tramite una serie di esercizi strutturati. La cultura viene ristretta alla quotidianità ed il ruolo del computer in queste attività può assumere enorme importanza. Successivamente la dimensione psicologica diviene ancora più significativa nella glottodidattica, si dà importanza alle emozioni dello studente e alla diversità di percezione dei fatti esterni che ognuno ha.

Second Language Acquisition Theory di Krashen

La Second Language Acquisition Theory di Krashen è una delle integrazioni dell’approccio comunicativo e si basa su cinque ipotesi:

  • Acquisizione e apprendimento. Il primo è un processo inconscio e ciò che viene acquisito rimane stabilmente nella memoria a lungo termine. Il secondo è un processo razionale, quindi le cose apprese si fermano alla memoria a breve termine.
  • Monitor.
  • Input comprensibile. Per acquisire, lo studente deve soffermarsi sul significato dell’input. Il docente fornisce il LASS (Language Acquisition Support System) in modo che il LAD (Language Acquisition Device) venga messo in atto e avvenga l’acquisizione.
  • Ordine naturale e i+1 (zona di sviluppo potenziale). La “i” rappresenta tutto ciò che è già stato acquisito, il “+1” è la cosiddetta “Zona di sviluppo potenziale”, ovvero ciò che possiamo acquisire in seguito, avendo delle fondamenta solide su cui appoggiare i nuovi elementi acquisiti.
  • Filtro affettivo può essere considerata una “barriera” messa in atto dal cervello a causa di stati d’ansia e di stress da parte dello studente. Questi stati d’animo impediscono la completa acquisizione degli input, in quanto vengono bloccati da degli steroidi in neurotrasmettitori responsabili dell’attivazione della memorizzazione.

Ogni lingua ha la propria sequenza di acquisizione. Ogni elemento per stabilirsi nella memoria a lungo termine si appoggia su altri elementi già presenti. L’interlingua possiede delle basi nella grammatica universale, nella lingua materna che rappresenta un modello su cui basarsi, nella lingua che si sta apprendendo. Esse rendono più facile la comunicazione, anche se con la presenza di errori che sono necessari e naturali durante lo studio di una lingua straniera.

All’interno dello spazio di relazione tra docente e studente, l’insegnante ricerca vari strumenti per attivare l’acquisizione dell’alunno. Tre sono le metodologie di base. Una prima che si focalizza sulle relazioni tra studenti o tra studenti e docente; una seconda incentrata di più sulle attività, su cosa serva una lingua straniera all’alunno e una terza, in cui si guarda maggiormente il contenuto, come ad esempio nel CLIL (Content and Language Integrated Learning).

Capitolo III: Lo studente di italiano

Durante i primi anni della nostra vita, il cervelletto riesce ad immagazzinare molti elementi della lingua madre (o delle lingue madri) in modo da renderle incancellabili. Se lo studente straniero di italiano non ha interiorizzato la lingua prima dei quattro anni, essa si stabilizza nella corteccia cerebrale, più lenta nel processo di acquisizione.

Il cervello è diviso in emisfero destro ed emisfero sinistro, le quali percepiscono il mondo esterno in maniere differenti. Ciò sta a significare che entrambe le funzionalità (globale per la parte destra e analitica per la sinistra) sono coinvolte nella comunicazione e devono collaborare in modo tale da utilizzare tutti e due gli emisferi nel processo di acquisizione. Altro principio è quello della direzionalità del cervello, ovvero che il percorso di stabilizzazione degli input deve seguire una direzione ben precisa, dall’emisfero destro al sinistro, dalla globalità all’analisi.

Importante è anche il contributo della psicolinguistica, che stabilisce l’esistenza di una facoltà di linguaggio nella nostra specie ed è innata. I percorsi acquisizionali si possono applicare anche al di fuori della madrelingua in quanto esiste una grammatica universale, comuni a tutte le lingue. È necessario considerare sempre lo studente come soggetto attivo, predisposto all’acquisizione, dotato di LAD (Language Acquisition Device) che deve essere supportato e facilitato.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elem956 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Glottodidattica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Balboni Paolo.
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