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solo per il rapporto con i molteplici linguaggi della comunicazione che al suo interno si

vengono a realizzare, ma soprattutto perché, essendo trasversale alle discipline, sposta il

baricentro dell’azione educativa dall’apprendere, al fare concreto e pratico, rendendo gli

alunni consapevoli dei loro percorsi di apprendimento. Il laboratorio diventa, in questo

modo, l’ambiente ideale nel quale gli studenti si sperimentano, mettendo alla prova ciò

che stanno imparando. In questa ottica il legame tra espressione e soggettività diventa

un riferimento anche per riaprire un confronto sia sul sapere che l’allievo sta

accumulando a scuola, sia sugli obiettivi disciplinari e interdisciplinari. Si

deve/dovrebbe, puntare sulla ricerca di una unità metodologica capace di coniugare

l’idea di obiettivi comuni, che tutti i ragazzi devono raggiungere (essenziale per garantire a

ciascuno lo stesso grado di istruzione), con quella di potenziamento delle competenze e

degli stili personali importantissimi per offrire a ogni allievo la possibilità di valorizzare le

proprie aree di eccellenza.

Nell’ambito delle attività espressive, ad esempio, la soggettività è valore

contenuto dell’espressione, quindi appartiene alla sfera degli obiettivi personali, e allo

stesso tempo la capacità di manifestarla è una competenza acquisibile, concernente la

sfera degli obiettivi comuni. Il principale problema è quello di articolare

l’organizzazione del laboratorio in contesti diversi, alcuni dei quali pensati per ospitare e

valorizzare le iniziative e le scelte dei ragazzi attraverso le quali far progredire

l’esperienza. Un’idea capace di diventare metodo mediante la scelta del laboratorio,

come ambiente educativo, al cui interno non solo esprimersi, ma anche provare a

cimentar3 sul versante pratico quanto appreso nella teoria. A scuola occorre innanzi

tutto creare le condizioni migliori per incontrare l’espressione e ospitare la soggettività

degli allievi. La programmazione dovrebbe aiutare, noi futuri insegnanti, ad andare

3

verso i sentimenti, i pensieri, l’urgenza espressiva, l’elaborazione creativa; e non a

omologare questi segni dell’individualità, contenuto imprescindibile dell’espressione, ai

modelli stereotipati che spesso si nascondono nelle richieste e nei traguardi previsti dai

programmi scolastici. Lo strumento più adeguato per coniugare le dimensioni del

“sapere, saper essere, saper fare” è il laboratorio, inteso come una metodologia

dell’operatività: uno spazio privilegiato per studenti e insegnanti in cui condividere, da

protagonisti nella relazione, le esperienze personali. Operatività intesa come la forma

che assume il coinvolgimento nel processo cognitivo, e non solo come prassi limitata

alle azioni concrete o, peggio ancora, alla sola manualità. La metodologia operativa deve

essere funzionale allo sviluppo delle competenze perché rappresenta un elemento di

continuità verticale, intesa come rapporto tra evoluzione personale e curricolo

scolastico, e di continuità trasversale, intesa come osmosi di esperienze tra vari ambiti

dell’apprendimento, scolastici e non. La metodologia operativa materializza l’idea di

laboratorio, nelle sue varie dimensioni, di contesto attivo per favorire le iniziative

individuali e coltivare le inclinazioni personali, come spazio per le esperienze personali

significative, attraverso l’esplorazione e la sperimentazione, l'organizzazione del

contesto operativo e ambientale, nel quale, ovviamente, fondamentale risulta essere il

ruolo dell’insegnante e le sue modalità di conduzione, nell’ambito di una situazione

naturalmente interdisciplinare: “L’Apprendimento è un processo

continuo che non conosce soste o

fratture”. 4

Il contesto laboratoriale si fonda sull’idea di proposta didattica, più che su quella di

attività, che segna la situazione operativa in cui sono coinvolti, da protagonisti, i ragazzi.

Semplificando, potremmo individuare alcune differenze principali tra proposta e

attività: proposta intesa come contesto mirato a favorire l’esperienza individuale in cui i

ragazzi sono stimolati a prendere iniziative personali – pervenendo a risultati riferibili a

processi individuali; attività intesa come situazione mirante al raggiungimento di un

risultato prestabilito, nella quale i ragazzi sono i destinatari di una richiesta di

prestazione specifica secondo una procedura determinata.

Il laboratorio, come scelta metodologica che si traduce in una proposta

organizzata, è uno strumento molto efficace per il potenziamento delle competenze

attraverso l’esperienza diretta, che vede il ragazzo al centro dei processi cognitivi ed

espressivi:

“Il grande problema dell’educazione risiede nel rispetto della personalità del bambino e nel lasciarne

libera l’attività spontanea anziché reprimerla e dominarla.”

(Maria Montessori)

“Il laboratorio è luogo di ricezione e produzione di saperi e testi culturali. E’ anche luogo di

elaborazione-costruzione delle identità personali dei protagonisti.”

(Marco Dallari)

“Il soggetto conoscente costruisce l'oggetto della propria conoscenza mentre al tempo stesso costruisce i

propri strumenti cognitivi.”

(Alberto Munari) Conoscere per scegliere

Il laboratorio, come ambiente educativo può attuarsi sia dentro la scuola, laddove

è possibile agire e sperimentarsi, sia al di fuori dalla scuola, ovunque, cioè, è possibile

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interagire con nuovi ambienti. Affinché un laboratorio costituisca un terreno di ricerca, al cui

interno problematizzare contenuti (E. Frauenfelder) è necessario, infatti, che si crei un contesto

particolarmente motivante e coinvolgente, anche per lo stesso docente, un contesto

fatto di ricerca, osservazione, contatto diretto con la realtà e l’ambiente che coinvolge la

percezione, il pensiero, i ricordi, l’immaginazione, l’interpretazione in un unico processo

di apprendimento e di elaborazione, al fine di creare una dimensione dell’esperienza

cognitiva, cioè una conoscenza attraverso la ricerca di senso.

Fuori dalla scuola può essere inteso anche come in altri luoghi, ciascuno con le proprie

caratteristiche; fra questo, ad esempio, il museo oppure le visite guidate presso resti

archeologici, particolarmente importanti per la formazione culturale dei ragazzi.

Luoghi di incontri, di relazione partecipata con le opere d’arte che coinvolgono le

emozioni, i sentimenti, la percezione, l’elaborazione razionale in un unico processo: è la

dimensione dell’esperienza estetica, cioè della conoscenza attraverso i sensi (Dallari).

Il concetto di educazione, materializzato nella possibilità di coltivare l’esperienza estetica,

offre ai ragazzi un potente stimolo ad esplorare per conoscere. L’incontro con l’opera

d’arte vera, ad esempio, è di per sé una scoperta che sollecita la curiosità verso l’arte e

l’interesse per il suoi linguaggi, osservati e studiata in aula e - in laboratorio – visti, e

magari applicati, in maniera concreta. 6


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in programmazione e gestione dei servizi educativi e formativi
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Menzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica multimediale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Sarracino Fernando.

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