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Dalla mimesis greca al teatro artodiano

Cap 1 Il teatro e la filosofia

1.1 Teatro e filosofia

Il teatro e la filosofia sono due discipline che, pur apparendo lontane, hanno un legame profondo, che si traduce nel chiasmo della figura dell’attore, che pur rimanendo se stesso deve vestirsi dei panni degli altri: egli ad ogni rappresentazione deve tener conto della propria soggettività e contemporaneamente della condizione esistenziale del personaggio che interpreta.

Il teatro è un mezzo di comunicazione immediato, in grado di destare stupore, curiosità. Parlando di teatro e filosofia si deve considerare il concetto di mimesis, che affonda le sue radici nella concezione tradizionale della poesia greca, producendo una conoscenza più ampia di quella della storia, poiché le tragedie, rappresentando azioni e personaggi specifici, evidenziavano quanto in essi vi è di universale, tale cioè da poter valere per tutti ed in ogni situazione.

La mimesis, che sinteticamente significa imitazione, nel contesto delle creazioni sceniche con tale definizione si definisce solo un aspetto di essa, cioè come la raffigurazione di un mondo e di un modo di vivere, dove lo spettatore si può immedesimare. I due grandi filosofi greci Platone e Aristotele, li declinarono con una diversa concezione.

1.2 Mimesis ed arte: da Platone ad Aristotele

La mimesi tragica mette lo spettatore a contatto con l'universalità di ciò che è possibile e verosimile. Platone fa una riflessione critica sulla mimesis: l'arte non può che essere una copia (un'imitazione) del sensibile, che a sua volta è una copia delle idee. L'arte riproduce la realtà teoricamente, ed imitandola non permette di cogliere la veridicità delle cose, ma ne descrive l’apparenza suscitando emozioni che ostacolano l’anima, allontanandola dal mondo delle idee.

Platone condanna tutti quegli artisti che danno vita a opere d'arte di ogni genere, perché esse non sono altro che una 'copia della copia'. L’unica opera d’arte riuscita è quella realizzata dal Demiurgo del mondo sensibile, come imitazione del mondo delle idee. Lui, come un abile e talentuoso artista, è riuscito a dare senso alla sua creazione, anche se è solo un flebile riflesso della realtà.

Per questo le opere d’arte, qualsiasi esse siano, sono da lui considerate diseducative, perché colpevoli di creare ancora più confusione nel cervello umano, facendogli provare emozioni per cose che non dovrebbero esistere, sviando l'uomo dalla ricerca della reale verità. Aristotele, passa ad un’altra definizione del concetto di imitazione, più alto. È con lui che abbiamo una prima piena riflessione sull'arte.

Per lui l'imitare è insito nell’uomo, è opportunità di soddisfazione intellettuale, perché tutti traggono piacere dalle imitazioni, che si tratti di simulazione, dove è sottinteso l’inganno, sia che si intenda come spettacolo, dove è implicita la riproduzione di un qualcosa vicino al modello, ma senza che ci sia la volontà di eguagliare l’originale. Le produzioni artistiche si differenziano da quelle della natura perché prodotte dall’animo dell’artista, non sono una semplice opera pratica, l’artista può rappresentare le persone, le cose, gli avvenimenti in tre modi diversi: come furono o sono, come si crede o si dice siano, o come dovrebbero essere.

Cap 2 La Poetica di Aristotele

2.1 La tragedia

Aristotele in questo libro, afferma che l’argomento principe sar…

Cap 3 Il teatro di Antonin Artaud

3.1 Il teatro nei primi anni del '900

3.2 Antonin Artaud

3.3 La danza balinese

3.4 Il teatro della crudeltà

3.5 Il concetto di “doppio” di Artaud

Cap 4 Il Living Theatre e Beck

4.1 Il Living Theatre

4.2 L’effetto artodiano

4.3 Il teatro e l’utopia rivoluzionaria

«Alcune cose che la natura non sa fare l'arte le fa, altre invece le imita.» (Aristotele, Poetica)

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

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